Juan E. Vecchi, «ANDATE OLTRE». Temi di spiritualità giovanile, Elledici 2002

 

 

 

L’ESITO


1. La vita come vocazione e servizio

Nel Messaggio di don Vecchi ai giovani del Forum internazionale del MGS, radunati al Colle Don Bosco nell’agosto dell’anno 2000, c’è l’indicazione chiara di vivere un’esistenza come risposta ad una vocazione e come impegno generoso nel servizio. Nel successivo dialogo con loro, ad una precisa domanda sulla vocazione, don Vecchi risponde ai giovani invitandoli ad approfondire maggiormente questo tema, con coraggio e senza paura.

1.1. Vivete la vostra vita come vocazione e come servizio

«Ogni giovane deve trovare nel MGS l’ambito dove scoprire e maturare la sua vocazione umana e cristiana, soprattutto la sua vocazione a seguire Gesù nel servizio dei giovani secondo lo stile di Don Bosco, particolarmente nei diversi gruppi della Famiglia Salesiana.
Per questo abbiate cura della vostra interiorità: la preghiera, la Parola di Dio, i Sacramenti; siate generosi e costanti nel servizio, ricordandovi sempre che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”; abbiate cura anche della vostra crescita affettiva, scegliendo sempre l’autenticità e la pienezza dell’amore. Impegnatevi a conoscere le varie e molteplici vocazioni nella Famiglia Salesiana e nella Chiesa; sappiate individuare e scegliere con coraggio il progetto che Dio ha pensato per ciascuno di voi, facendovi aiutare e accompagnare nel vostro cammino di discernimento.
Soprattutto voi, educatori e animatori del MGS, considerate il vostro servizio come un vero e proprio servizio vocazionale; non agite “in proprio”, ma sentitevi sempre collaboratori dello Spirito di Gesù, che vi chiama ad educare ed evangelizzare altri giovani. Vivete questo servizio vocazionale come atteggiamento fondamentale della vostra vita, non solo in forma saltuaria e temporanea, ma in maniera costante e continuativa».
(FORUM, Dal Messaggio)

1.2. Riguardo alla tematica vocazionale, che cosa ci suggerisce?

«Voi sapete che nella SGS c’è un aspetto che riguarda proprio il progetto di vita e l’appello vocazionale. Quando poi si pensa al volontariato, si auspica che l’impegno temporaneo potrebbe e dovrebbe fiorire in un impegno definitivo e totale. Chi incomincia a gustare la generosità e il lavoro per gli altri, è possibile che ad un certo punta voglia dedicare loro più tempo o addirittura tutta la vita! Sottolineiamo innanzitutto un dato positivo: il MGS è un terreno fecondo per la maturazione di vocazioni ecclesiali, religiose e sacerdotali; e questo diventa ancor più vero se si rafforza la formazione spirituale e la vita di preghiera. Qualcuno teme che il nostro Movimento sia un pochino “allegro” e spensierato: molta festa e allegria… ma l’interiorità? Io non temo questo pericolo, però vi raccomando molto la cura dell’interiorità. Un altro rilievo: potrebbe darsi che nel MGS la tematica vocazionale non sia stato presa in sufficiente considerazione; la riflessione attorno alla vita come chiamata e risposta, come vocazione e missione, forse non è sempre sviluppata adeguatamente nell’accompagnamento di animatori e animatrici, di giovani ed adolescenti. Anche se dobbiamo riconoscere che dal MGS sono maturate vocazioni per la vita religiosa, consacrata, maschile e femminile, e per la vita sacerdotale. Comunque resta un impegno per tutti questo continuo approfondimento nell’ambito della SGS».
(FORUM, Dialogo con i giovani)

2. La vita come pienezza e santità

Nel Messaggio al MGS del 31 gennaio 2000, don Vecchi – riprendendo alcune espressioni del Papa – indica ai giovani la santità come meta possibile e ideale praticabile. Nel dialogo poi con i giovani del Forum internazionale del MGS (agosto 2000), don Vecchi ha modo di parlare loro di santità, sollecitato da due domande degli stessi giovani. Nella risposta che egli dà, indica un itinerario educativo verso la santità, intesa come un cammino verso la pienezza umana e cristiana, secondo il passo di ciascuno.

2.1. “Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio!”

«All'inizio dell'anno giubilare si apre una porta e siamo invitati ad attraversarla: è un segno che contiene un messaggio. Varcando la porta entriamo nel Tempio, lo spazio dove si sente più chiaramente la presenza di Dio. Entriamo anche nell'assemblea della comunità cristiana che celebra insieme le meraviglie compiute da Dio, ne loda la grandezza, ringrazia per la sua misericordia, da Lui prende energia per donarsi a servizio dell'uomo.
La porta ha anche un significato più personale, che interessa ciascuno di voi: è il varco attraverso il quale Dio e i fratelli possono entrare nel nostro cuore, nei nostri progetti, nei nostri beni.
Può essere aperta la nostra porta, come quella di Maria: che accolse l’invito del Signore e disse “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38); che si lasciò commuovere dalla necessità della cugina Elisabetta, per la quale “si mise in viaggio e raggiunse in fretta un villaggio” lontano (Lc 1,39); che si mostrò attenta a Cana, mobilitandosi perché la festa continuasse (Gv 2,3.5); che presso la croce diede la sua disponibilità materna per ricevere da Gesù l’affidamento di tutti noi: “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26).
La porta può anche rimanere chiusa, perché ci si attacca ai beni (cf Lc 18,22-23), perché il disordine regna nella propria vita (cf Lc 12,29), perché la distrazione e il rumore rendono difficile “capire cosa accade attorno a noi" (Lc 12,56), perché l’ambizione impedisce di fare spazio a progetti generosi (cf Lc 14,7-14).
Da questo Colle, dove Giovanni Bosco ha fatto il sogno-guida della sua vita, egli vi dice: “Aprite la vostra vita al grande sogno che Dio ha su ciascuno di voi: la santità!”
È il traguardo a cui vi richiama il Papa per la prossima Giornata mondiale della gioventù: “Cari giovani…di ogni continente, non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio! Siate contemplativi ed amanti della preghiera; coerenti con la vostra fede e generosi nel servizio ai fratelli, membra attive della Chiesa ed artefici di pace.”
Non prendete una mira più bassa!
Abbiate fiducia nella grazia di Dio, nella felicità che la sua proposta vi darà e nello Spirito che dimora in voi. Non siete i primi a lasciarvi attirare dal desiderio della santità: è questa infatti una caratteristica del Movimento a cui appartenete. Esso sin dalle origini è vissuto grazie a quel senso di Dio ed a quella carità senza misura che spirava da don Bosco e da Madre Mazzarello. Dietro di loro i giovani hanno saputo intrecciare stupendamente vitalità giovanile e risposta generosa a Dio.
Questo luogo racchiude ancora le immagini di quella giornata luminosa in cui Giovanni Paolo II proclamò la santità di Laura Vicuña tra i canti e gli applausi dei giovani».
(M2000, brani scelti)

2.2. “Nel 2000, come dobbiamo fare per diventare santi e per proporre questo ideale ai ragazzi e ai giovani di oggi?”

«Riguardo alla santità, se leggete bene la vita di don Bosco e dei suoi ragazzi, vedrete che lui è un pedagogo e un maestro. Parla chiaramente ed esplicitamente di santità a Domenico Savio, che era già capace di comprendere questo discorso. Se invece leggete la storia di Michele Magone, la proposta che fa don Bosco è un’altra, adatta a lui e alla sua personale situazione: “Senti, vieni all’oratorio, lì potrai studiare, lì potrai giocare, lì troverai compagni e amici…” Tutto questo significa che è importante per un animatore e un educatore avere la coscienza di questo cammino di santità da intraprendere e da vivere. E poi, saper proporre a ciascun ragazzo del nostro ambiente educativo o incontrato sulla strada, questo stesso cammino evangelico in maniera differenziata e con le parole opportune. Può darsi così che in un gruppo oratoriano io possa parlare esplicitamente di santità; ma se mi trovo in un gruppo diverso, che ignora lo stesso concetto di santità è necessario un approccio diverso, raccontando magari qualche fatto evangelico; e se anche non utilizzo il termine santità, il cammino è già iniziato. Vi comunico una personale esperienza legata ad una Casa per ritiri spirituali. Ebbene, ad alcuni gruppi potevamo parlare chiaramente di vita spirituale e di vocazione; per altri gruppi invece, come prima cosa, dovevamo “destrutturare” un certo tipo di mentalità, falsata e condizionata negativamente; solo in un secondo tempo potevamo costruire in positivo. Certamente, lo ribadisco, è importante che un animatore o un educatore abbia in mente l’ideale della santità e lo persegua egli stesso. Nel rapporto con i ragazzi invece, occorre valutare il cammino possibile e graduale per ciascuno. Don Bosco diceva ai ragazzi che incontrava: “Vuoi venire con me?”, e quando passava per i cantieri: “Vieni la domenica in oratorio, ti divertirai con molti compagni”: questo era il primo invito per un cammino di gioia e di santità! È importante dunque che animatori ed educatori abbiano la chiara consapevolezza che Dio chiama tutti alla santità, cioè ad una risposta gioiosa alla sua proposta di salvezza e di vita piena; dovranno poi vedere e programmare i passi concreti che ogni ragazzo potrà fare in questo itinerario. In questo senso, il MGS ha una grande esperienza: a volte infatti si opera in ambienti oratoriani normali; altre volte invece ci si occupa di ragazzi poveri o di ragazzi di strada».
(FORUM, Dialogo con i giovani)

2.3. Noi come possiamo fare a diventare santi?

«È la domanda di Domenico Savio a don Bosco, e don Bosco gli ha dato alcuni consigli: “Con gioia, con altruismo e vivendo con fedeltà i tuoi doveri”. Sei studente? Studia con piacere, impara com’è fatto questo mondo e la società in cui vivi, comportati bene con i tuoi maestri e professori e con i tuoi compagni. Comincia da qui! A voi animatori e animatrici poi aggiungerei una cosa importante: la preghiera! È indispensabile. Non si può infatti camminare sulla strada del Signore se non si custodisce ogni giorno l’amicizia e la comunione con Lui! Anche don Bosco indicava le “pratiche di pietà” come elemento indispensabile per la vita cristiana di un giovane. Il nostro rapporto con Dio deve essere mantenuto vivo, specialmente oggi, contro il pericolo di essere distratti da tante cose… Infine vorrei dire ancora una cosa, a voi giovani impegnati nel MGS: fate in modo che la vostra vita sia un dono per gli altri; formatevi a questo, affinché il vostro dono sia sempre più pieno e autentico! E così la santità – impresa difficile – passo dopo passo, si realizzerà anche nella vostra vita!»
(FORUM, Dialogo con i giovani)