2. Evangelizzare la Parola: Lectio divina

 

Giovanni Fedrigotti, NUOVA EVANGELIZZAZIONE CON LO STILE DI DON BOSCO, Inedito 1999


Capitolo 2
EVANGELIZZARE LA PAROLA DI VITA: LA LECTIO DIVINA


"Abbiano quotidianamente fra le mani la Sacra Scrittura.,

affinché dalla lettura e dalla meditazione dei Libri Sacri
imparino la sovraeminente scienza di Cristo" (PC 6).

Accoglienza della Parola

All’inizio del Vangelo di Marco (4,1-9), il Signore Gesù racconta la parabola del seme, che è la chiave per decifrare tutte le altre parabole: “Non capite questa parabola? Come potrete allora capire tutte le altre parabole?” (4,13) Il v.13 ci avverte, dunque, che questa parabola fa da “battistrada” a tutte le altre, radiografando i nostri atteggiamenti nei confronti della Parola.
Ne viene, per tutti noi, un interrogativo fondamentale, dato che la fede nasce dall’ascolto, di cui la parola è feconda sorgente.
Il seminatore è Cristo che semina la sua Parola. Il Verbo cerca di nuovo di farsi “carne”, attraverso l’ascolto, nel mistero della nostra vita cristiana.
Ci sono quattro tipi di persone o, se preferiamo, quattro “disposizioni del cuore”, che si misurano con la Parola: cuore arido e insensibile, cuore generoso e incostante, cuore oppresso dagli affanni, cuore pronto e fedele.
Nella spiegazione di Gesù non più di “semi” si parla, ma di uomini vivi: di noi. Che “subito siamo scandalizzati dalla croce”. Quasi a dire che l’interiore “consistenza dell’uomo” si misura col suo grado di accoglienza della Parola e di... resistenza nel portare la croce.
Come è il nostro cuore adesso?
È un cuore battuto dal viavai quotidiano come l’asfalto? Come la borsa di Wall Street, ove le grida di tutti soffocano il mormorio sommesso di una parola detta nel profondo...? O come la piazza del mercato ove domina il “si dice”, il “così fan tutti”, che mette alla porta la scomoda novità del Vangelo?
O, forse, si tratta di un cuore pronto a ricevere la Parola, per uno o pochi giorni, e poi altrettanto svelto nel mandare tutto a monte? La Parola suggerisce una emozione passeggera o un progetto capace di durare? Che cosa abita nella profondità del cuore, che potrebbe togliere spazio vitale alla Parola?
E come resistere a quel calore bruciante (persecuzione, tentazione, incomprensione, croce personale o comunitaria...) che rischia di incenerire ogni cosa? Come viene custodita la Parola: come un vaso di sempreverdi rinfrescati dentro casa, o come l’erba dei tetti, destinata a inaridire al sole?
Quei cuori, ahimé, dice il Vangelo, obbediscono alla legge dell’attimo fuggente.
La Parola ha bisogno di tempo per fare il suo nido fecondo dentro il nostro cuore. Ma noi quanto tempo le diamo? Come funziona la nostra meditazione della Parola? “Procuriamo alla nostra mente questo cibo, che, triturato e reso farinoso da una lunga meditazione, dia forza al cuore dell’uomo come la manna celeste: cibo che non abbiamo ricevuto già triturato e farinoso, senza aver fatto fatica” (S. Ambrogio).
Un altro tipo di cuore è tutto preso da tre malanni: la preoccupazione angosciosa (sembra un cuore depresso), la voglia di autogratificazione continua (cuore narcisista), l’inquietudine cronica, che salta continuamente da una cosa all’altra, senza concluderne alcuna (è un cuore inquieto, in perpetuo stato di prova, in attesa di una scelta che non viene mai).
Il seme soffre per questa “corona di spine”, che lo dissangua e lo uccide. Poiché è Cristo, che viene seminato. E quelle spine son proprio la pianta di quelle che verranno conficcate nel suo capo.
Ma dove cade bene, dove il cuore è un grembo accogliente e fiducioso, per fortuna il seme è così forte che (invece dei 7-8 normali, o degli 11-12 ottimali) dà il 30, il 60, il 100 per uno!
La forza dei numeri riaccende la speranza e ci fa comprendere che, alla fine, la vera vincitrice è la Parola. Un grembo che l’accoglie davvero - con la totale arrendevolezza e disponibilità dei santi e dei buoni cristiani - compenserà, in parte, anche per coloro il cui grembo è rimasto dolorosamente sterile, o incapace di vera fecondità.

Don Bosco narratore della storia di salvezza

Nella introduzione alla Storia Sacra, scritta nel 1847, don Bosco si presenta come un educatore-narratore di storia sacra. “Narrai - egli scrive - ad un numero di giovani di ogni grado tutti ad uno ad uno i fatti della Sacra Bibbia, notando minutamente quale impressione faceva in loro il racconto e quale effetto produceva di poi”. Non viene da pensare al seminatore, che non solo getta il suo seme ma continua a preoccuparsi della qualità del terreno, e di come vien accolto e cresce e fruttifica nei cuori?
E prosegue spiegando: “In ogni pagina ebbi sempre fisso quel principio: illuminare la mente per rendere buono il cuore, e (come si esprime un valente maestro) di popolarizzare quanto si può la scienza della Sacra Bibbia, che è il fondamento della nostra santa religione”. Nell’edizione del 1853, don Bosco corregge la prefazione, orientando con maggior chiarezza la storia dell’Antico Testamento verso Cristo. Annunciando la parola - non senza i molti limiti propri del suo tempo e della sua chiesa - don Bosco ha, comunque, chiari alcuni elementi:
- c’è un principio di Verità, che nutre la mente dell’uomo;
- c’è una chiave cristologica, che rischiara ogni cosa;
- c’è uno stile educativo e comunicativo nell’annuncio della Parola di Dio;
- c’è un principio di praticità operosa, che tende ad investire la vita.
Don Bosco offriva alla parola di Dio il primo posto fra gli strumenti di perfezione anche se la pensava operativamente integrata nella dottrina e magistero della chiesa. Non sorprende che di S. Domenico Savio, don Bosco possa scrivere: "Aveva radicato nel cuore che la parola di Dio è la guida dell'uomo per la strada del cielo...".
Pur coi limiti dell’epoca sua, egli si era sempre posto in ascolto della Parola di Dio, che, nel corso della sua esistenza, si presenta spesso intrecciata a sogni misteriosi. Al termine della sua vita, poteva esclamare: “Fra tutte le congregazioni e ordini religiosi, forse la nostra fu quella che ebbe più parola di Dio”.
Per essere illuminati dalla persona di Cristo e dal suo Vangelo, prendiamo "quotidianamente in mano la SS, come Maria accogliamo la parola e la meditiamo nel nostro cuore, per farla fruttificare e annunziarla con zelo".

Parola di Dio, vita della Chiesa

La Parola di Dio luogo di comunione col Padre, il Figlio, lo Spirito
Ogni tipo di meditazione cristiana è chiamata a partire dalla Parola di Dio - la sola che vale la spesa ascoltare, perché è sapienza e forza di Dio - o, almeno, a condurre all’ascolto di essa, come naturale approdo e massima ambizione.
Nessuna parola d’uomo può frapporsi o sostituirsi alla Parola di Dio. "Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio", suggerisce S.Gregorio Magno.
Attraverso la Parola di Dio il Padre si comunica all'uomo, narrandogli una straordinaria storia di amore: quella del Padre Figlio e Spirito che vanno in cerca dell'uomo, per introdurlo nella Divina Famiglia.
Essa è dimora dello Spirito Santo, che scende sulla Parola come nella "epiclesi scende sul pane" (Evdokimov). "Come dalla fredda pietra percossa dal martello scaturiscono scintille ardenti, così dalla lectio della parola divina, per ispirazione dello Spirito Santo, si sprigiona il fuoco" (S. Gregorio Magno).
La progressiva padronanza dello Spirito sulla vita del cristiano, che Gli si è consegnato, fa crescere in lui la stima e la gioia della Sacra Scrittura, che gli si rivela sempre più "vicina" e "connaturale": "Quando lo Spirito entra nell'anima, essa riceve il sole. Il suo occhio diventa ‘eliomorfo’ e vede ciò che gli è connaturale, cioè il Sole" (Riccardo di S.Vittore).
Questo ci spiega le "liete sorprese" e le "inattese novità", che scopriamo leggendo la Scrittura, la quale davvero cresce insieme a colui che la legge con assiduità e diligenza..
Lo Spirito è sempre "Spirito del Figlio", cosicché l'uomo portatore di Spirito Santo diventa portatore di Cristo (Evdokimov). Come i fiumi corrono al mare, così ogni pagina della scrittura conduce a Cristo.
La massima "concentrazione" cristologica la troviamo in Cristo che si fa esegeta ( cf Mt 19, 16-22 (il giovane ricco); Lc 4,16-22 (Nazareth); 24,25-27 (Emmaus); Gv 5,39; Ap 5,7). "Cristo è il libro che apre se stesso" (S.Bernardo). Egli è “il libro dei libri”: "libro sommo è il Figlio Incarnato!", dice Garnier di Clairvaux (sec. XII).
Origene parla delle due "somatizzazioni (quasi incarnazioni)" del Logos, che si è fatto "Libro" nella Bibbia, e si è fatto "Gesù" in Maria. Questa antica e fondamentale intuizione teologica è stata raccolta da alcune tradizioni monastiche, che tengono due "lampade" accese: una davanti al Santissimo e l’altra davanti alla Sacra Scrittura. Il Concilio parla di “due mense”, offerte alla fame del popolo cristiano.
C’è stato chi si è interrogato sul successo - spirituale ed editoriale - degli esercizi spirituali e dei commenti biblici, offerti dal card. Martini. Si è trovata la risposta in quattro elementi fondamentali:
- diaconia della Parola: per cui gli esercizi spirituali sono un viaggio attraverso la parola di Dio (S. Scrittura);
- docilità allo Spirito, che fa splendere nella nostra vita la luce della parola (= silenzio);
- immersione nella storia del mondo (la nostra "terra" e il nostro "tempo"), riletta alla luce dello Spirito;
- immersione nella propria storia (anche in quella dell’educatore, che ha bisogno di rileggere continuamente il senso del ministero che gli è affidato).
La meditazione è una forma abbreviata - ma quotidiana, e quindi assai fruttuosa - di tale esperienza spirituale, che ci aiuta a camminare con Dio, ogni giorno della nostra vita.

La "lectio divina": "il segreto più fascinoso della spiritualità degli antichi" (M. Magrassi)
Per far gustare la Parola, il Card. Martini - e, dietro a lui, schiere di Vescovi e pastori - ha riproposto l’antico metodo della “lectio divina”, che, gelosamente custodito nella vita monastica, si sta oggi diffondendo anche fra i laici, incoraggiati da insistenti inviti della Chiesa. Ne indico alcune tappe significative, che aiutano a comprenderla meglio.
* Lectio: Lettura in contesto biblico, patristico, ecclesiale-liturgico, esegetico, vitale. Essa è preparata dalla veglia e dal digiuno, dalla lettura "corsiva" della Bibbia, la quale permette di "spiegare la bibbia con la bibbia", ambizione ultima degli esegeti più maturi. È lo sforzo di comprendere ciò che il testo ispirato ha voluto dire.
* Meditatio: La "lectio" cerca, la "meditatio" trova. È la scoperta del "tesoro nascosto" nel testo. Si parla anche di "sinassi": raccolta-vendemmia; di "ruminatio-masticazione (la "lectio" prepara il cibo, la "meditatio" lo porta alla bocca e lo "gusta"). È la ricerca tesa ad applicare alla mia esistenza e nell’oggi concreto della Chiesa la Parola, che è stata approfondita.
* Collatio: la Scrittura si illumina nel dialogo fraterno, che fugge la disputa, ed è connotato dalla disponibilità ad imparare. In un clima di famiglia (confabulatio), vi si esprime la testimonianza personale (confessio) e anche l'apertura culturale (collocutio). "So, per esperienza, che molte cose della Parola di Dio, che non avevo potuto comprendere da solo, ho potuto comprenderle stando davanti ai fratelli. Spesso ascolto con voi quello che dico a voi" (S. Gregorio Magno).
* Oratio: "Quando leggi, lo sposo ti parla: quando preghi, lo sposo ti ascolta" (S. Girolamo). La Parola ricevuta viene "restituita" al cielo, nel dialogo credente e amoroso (cf il Magnificat e il Benedictus...).
Si veste di molte "forme": pentimento (cf Is 6,5; At 2,37); domanda (cf Lc 11,9-13; Gv 3,34); ringraziamento (cf salmo 135: "Eterno il suo amore..."); lode (cf Trasfigurazione).
* Contemplatio: è profondamente personale; è preghiera di semplice "sguardo" e di "presenza". È più dono che sforzo e "se il vento non gonfia le vele, occorre riprendere i remi della meditatio" (Fénélon).
* Actio/operatio: l’ultima, indispensabile tappa è l'"obbedienza della fede" (Rom 16,26; 2 Cor 10,5-6), per evitare il fariseismo che "dice", "prega", è "osservante", ma non "fa" (Mt 23,3; Gc 1,23-24). "Con la mia vita, io interpreto la Scrittura" (S. Nilo).

Sacra Scrittura e giovani educatori
Qual è il posto della SS nella nostra vita e preghiera? E nella nostra pedagogia? E nel nostro studio?
Le domande sono fondamentali e meritano una meditata risposta. La Scrittura ci garantisce la fecondità, la tenuta, l’intima forza operosa della Parola.
Ma dove, come accoglierla?
* Il luogo più proprio per l’annuncio e l’ascolto della Parola è l’assemblea ecclesiale. Scritta sulle ginocchia della Chiesa, la Parola va ascoltata stando in braccio alla Chiesa. Solo questo ci rende certi della presenza attuale del medesimo Spirito, che ieri ha ispirato la sacra Scrittura. È questa una delle ragioni che sempre ha spinto la chiesa a chiedere ai fedeli la partecipazione alla messa domenicale - e non dopo la predica, ma a partire dalla liturgia delle letture - perché lì si annuncia una Parola viva, detta nella chiesa e detta per noi, oggi. È volontà della Chiesa mantenere strettamente congiunte le “due mense”: quella della Parola e quella del Pane di vita, incoraggiano la celebrazione e l’assimilazione personale dell’una e dell’altro.
* Una seconda strada, percorsa da molti, è la partecipazione a “gruppi del Vangelo” o “gruppi biblici”, o “gruppi di preghiera” fortemente centrati sulla Parola. Essi possono essere arricchiti da una forte esperienza di comunicazione spirituale, di scambio personalizzato, di narrazione di esperienze di vita, di legami di fraternità, meno anonimi e più continuati.
* Una terza strada è quella della lettura personale della Bibbia. È indispensabile un buon commento. Spesso è utile accompagnarla con un commento dei Padri della Chiesa: il che ci permette di gustare contemporaneamente sia la bellezza della Scrittura che la fragranza della Chiesa primitiva, che di Scrittura principalmente si nutriva. Va sottolineata l’utilità della lettura continua e “corsiva” della Bibbia (di tutta la Bibbia!), presupposto di quella comprensione globale capace di evitare parzialità, contrapposizioni, fraintendimenti, perché se ne coglie la radicazione nell’unica Verità che salva.
L’essenziale è che - a partire dalla messa, o dal gruppo, o dalla lettura personale - portiamo con noi una “Parola di vita”, da “masticare” lungo la giornata e la settimana, da trasformare in preghiera davanti a Gesù nella Eucaristia, da mettere a supporto di un esame di coscienza - semplice ed essenziale quanto si vuole - che ci aiuti a metterci “sotto il Sole della Parola”, per fruttificare in Cristo.

Canto della Parola
“Parla, o Signore, il tuo servo ti ascolta”

Parola di Dio,
che generi il fecondo
ascolto dell’uomo.

Tuono dal cielo,
che mai non resti
senza eco sulla terra.

Seme fecondo,
che plasmi paziente
il grembo che ti riceve.

Roveto ardente,
ove, senza calzari,
l’Uomo si accende.

Parola di Vita,
cui tende insidie
un nemico già vinto.

Luce del mondo,
che dissipi l’ombra,
che ancora resiste.

Voce dell’angelo,
che sveli il Mistero
proposto a Maria.

Sposo che vieni,
e parlando sostieni
la vergine Sposa.

Vieni, o Parola!
Io qui ti aspetto,
la lampada accesa.