La «via pulchritudinis» /1

 

«Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui. Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello e grande, perché in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo».
(Benedetto XVI, Omelia durante la S .Messa per l’inizio del Pontificato, 24 aprile 2005)


INTRODUZIONE

Il tema scelto per l’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, che si è tenuta dal 27 al 28 marzo 2006, è in continuità con le precedenti assemblee, e in armonia con la missione del Dicastero che è quella di aiutare la Chiesa a trasmettere la fede in Cristo mediante una pastorale che risponda alle sfide della cultura contemporanea, specialmente all’indifferenza religiosa e alla non credenza (Motu proprio Inde a Pontificatus). Con progetti e proposte concrete, questo Consiglio desidera aiutare i pastori, seguendo la via pulchritudinis, come cammino di evangelizzazione delle culture e di dialogo con i non credenti, a condurre a Cristo, che è «la Via, la verità e la vita» (Gv 14, 6).

I. UNA SFIDA CRUCIALE

La Plenaria del 2002 sul tema «Trasmettere la fede nel cuore delle culture, novo millennio ineunte»[1], e quella del 2004 su «La fede cristiana all’alba del nuovo millennio e la sfida della non credenza e dell’indifferenza religiosa»[2] hanno sottolineato l’urgenza di un nuovo slancio apostolico della Chiesa per evangelizzare le culture, attraverso una inculturazione effettiva del Vangelo.
1. La cultura segnata da una visione materialistica e atea caratteristica delle società secolarizzate, suscita un vero e proprio allontanamento, e talvolta una messa sotto accusa della religione, in particolare del cristianesimo e soprattutto un nuovo anti-cattolicesimo[3]. Molti vivono come se Dio non esistesse (Etsi Deus non daretur), come se la sua presenza e la sua parola non potessero influenzare in alcun modo la vita concreta delle persone e delle società. Essi hanno difficoltà ad affermare chiaramente la loro appartenenza religiosa: quest’ultima rientrerebbe esclusivamente nell’ambito della vita privata. L’esperienza religiosa, di conseguenza, è dissociata spesso da una chiara appartenenza ad una istituzione ecclesiale: alcuni credono senza appartenere, mentre altri appartengono senza dare segni visibili del loro credere.
2. Il fenomeno della nuova religiosità e le spiritualità emergenti, che si diffondono nel mondo, si ergono come una grande sfida per la nuova evangelizzazione: esse pretendono di rispondere meglio della Chiesa – o, comunque, meglio delle forme religiose tradizionali – alle attese spirituali, emotive e psicologiche dei nostri contemporanei e, attraverso riti sincretistici e pratiche esoteriche, esse toccano nel vivo l’emotività delle persone in una dinamica comunitaria pseudo-religiosa che, spesso, le soffoca, privandole addirittura della loro libertà e della loro dignità[4].
3. Se in alcuni paesi storicamente cristiani i praticanti non costituiscono più, come in un recente passato, la maggioranza della popolazione, essi rimangono una forza viva capace di testimoniare, con discernimento e coraggio, nel cuore di una cultura neopagana. Le Giornate mondiali della Gioventù, i grandi raduni in occasione dei Congressi eucaristici nonché nei santuari mariani, il proliferare dei luoghi di risveglio spirituale e il bisogno sempre più forte di soggiorni silenziosi nelle foresterie dei monasteri, la riscoperta delle antiche vie di pellegrinaggio e il fiorire di una moltitudine di nuovi movimenti religiosi che raggiungono giovani e adulti, le folle immense che si sono accalcate a Roma alla morte di Giovanni Paolo II e all’elezione di Benedetto XVI, sono altrettanti segni di speranza: «Sì, la Chiesa è viva - testimoniava il Santo Padre nella sua omelia per la messa d’inizio del Pontificato -questa è la meravigliosa esperienza di questi giorni. Proprio nei tristi giorni della malattia e della morte del Papa [Giovanni Paolo II] questo si è manifestato in modo meraviglioso ai nostri occhi: che la Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane. Essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro. La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi»[5].

 

NOTE  

[1] Cf. Culture e fede Città del Vaticano, n° 2, 2002. 

[2] Cf. il Documento Dov’è il tuo Dio?, pubblicato in diverse lingue: PAUL POUPARD – PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA, Dov’è il tuo Dio? Fede cristiana, non credenza e indifferenza religiosa, in « Religioni e sette nel mondo », 26, 2003-2004; Où est-il ton Dieu ? La foi chrétienne au défi de l’indifférence religieuse, Salvator, Paris 2004 ; Where Is Your God? Responding to the Challenge of Unbelief and Religious Indifference Today – Dónde está tu Dios? La fe cristiana ante la increencia religiosa, Chicago 2004; Dónde está tu Dios? La fe cristiana ante la increencia religiosa, Valencia 2005;  Gdje je tvoj Bog? Kršćanska vjera pred izazovom vjerske ravnodušnosti, Sarajevo 2005. 

[3] Cf. R. REMOND, Le Christianisme en accusation, Paris 2000 ; Le nouvel antichristianisme, ibid, 2005. 

[4] Oltre ai testi della Plenaria 2004, cf. il Documento Gesù Cristo portatore dell’acqua viva. Una riflessione cristiana sul «New Age», Città del Vaticano 2003; Jésus, porteur d’eau vive. Une réflexion chrétienne sur le « Nouvel  Age»; Jesus Christ the Bearer of the Water of Life. A Christian reflection on the «New Age»; Jesucristo portador del agua de la vida. Una reflexión cristiana sobre la “Nueva Era”; Jesus Christus des Spender lebendigen Wassers. Überlegungen zu New Age aus christlicher Sicht. 

[5] BENEDETTO XVI Omelia durante la S. Messa di inizio del Pontificato, 24 aprile 2005.