La società dell’immagine e il disorientamento dei giovani


    Orizzonte giovani /3

    Domenico Cravero 

    (NPG 2013-03-03)


    Nello scorso mese di gennaio è stato presentato alla Camera dei Deputati un rapporto sull’uso del web e sul cyberbullismo degli adolescenti italiani, realizzato da Telefono Azzurro e dall’istituto Eurispes. 
    Computer, tablet, smartphone, cellulari sono i personal media costantemente a portata di mano degli adolescenti. Separarsi da essi è sempre più difficile. 
    Il telefonino è diffuso anche tra i bambini. Lo possiede prima dei nove anni quasi il 50% di loro e il 25% lo usa per entrare nella rete. 
    Il 64% dei bambini usa il computer tutti i giorni e il 60,6% degli adolescenti si collega a internet fino due ore al giorno. Il 10% vi rimane più di quattro ore. 
    Entrare in rete significa per i ragazzi sentirsi connessi con gli amici e quindi non essere tagliati fuori da ciò che accade nel mondo (dei pari). Si diffonde però anche un uso spregiudicato del web, sia sul versante dell’immaginario sessuale sia degli atteggiamenti violenti.
    Circa il 25% del campione afferma di aver trovato in rete proprie foto imbarazzanti, il 12% ammette di inviare o ricevere sms o mms a sfondo sessuale e il 25,9% di averli ricevuti. 
    Sono due le novità di questo atteggiamento nei confronti della sessualità. Il primo è che questo fenomeno riguarda in modo paritario i maschi e le femmine. Il secondo è che il 50% del campione ritiene che scattarsi una foto erotica per inviarla ad altri o riceverne altrettante, non sia altro che un gioco, che non comporti, quindi, nulla di male (dà fastidio solo al 20% delle ragazze). Quasi il 25% delle ragazze dice di farlo perché esplicitamente invitate dal proprio ragazzo. 
    È molto scarsa quindi la consapevolezza delle conseguenze di queste azioni sia dal punto di vista legale (scambio di materiale pedopornografico) sia per la vita delle persone (il possibile abuso di questo materiale da parte di spregiudicati) sia per la propria reputazione e senso di dignità.
    Altri dati del rapporto citato indicano un certo imbarbarimento dei costumi soprattutto nel diffondersi dei comportamenti violenti. Il 23,6% degli adolescenti intervistati dichiara di aver trovato online indiscrezioni o falsità sul proprio conto. Il bullismo, esercitato sia dai ragazzi sia dalle ragazze, si manifesta prevalentemente a scuola, senza differenze tra i generi, per quanto riguarda le offese, le provocazioni, i furti e gli episodi di esclusione dal gruppo. Prevalgono di poco i comportamenti maschili a proposito degli agiti aggressivi (minacce e percosse) e degli episodi di danneggiamento.
    Chi è rimasto vittima sostiene per lo più di non reagire. Chi vi ha assistito ha provato, secondo numerose testimonianze, rabbia e paura. Una parte del campione intervistato, tuttavia, ammette di esibire comportamenti che, direttamente o indirettamente, esprimono complicità con il bullo. Anche gli adulti presenti sembrano, nelle osservazioni degli adolescenti, non reagire sempre con determinazione e prontezza.
    Un tipo di violenza, particolarmente preoccupante si sta diffondendo tra adolescenti e riguarda la violenza fisica o psicologica nei rapporti di coppia (dating violence). Essa inizia normalmente con l’«urlare e insultarsi». A un adolescente su quattro è capitato sentirsi urlare dalla propria ragazza e uno su cinque dice di aver ricevuto insulti. La denuncia di questo comportamento aggressivo nell’esperienza di coppia riguarda il 35% del campione. Molti adolescenti picchiati sarebbero anche minacciati dal partner di diffondere online immagini private. Passando dalle violenze verbali a quelle fisiche, si ricava dall’inchiesta che oltre il 15% dichiara di avere amici picchiati dal partner. Con il crescere dell’età questa percentuale arriva fino al 21,3% dei giovani tra i sedici e i diciotto anni. 
    Lo scambio delle fotografie in internet assume un significato particolare per gli adolescenti. Sappiamo che l’immagine, nelle relazioni umane, è per eccellenza un modo per esercitare la padronanza su quello che sfugge al controllo. La sessualità diventa ostentazione a causa del turbamento che l’accompagna. La si banalizza per poterla dominare, la si traduce in immagine per farne un gioco e in qualche modo «addomesticarla». In questo modo però la si distrugge: si smarrisce il suo piacere, si perde l’opportunità di trasformarla in simbolo. Simbolo dell’incontro con l’Altro, desiderio di dono reciproco. 
    La qualità inafferrabile e perturbante della sessualità ha sempre costituito problema, preoccupazione e minaccia sia per gli individui, sia per le società. La sessualità è l’esperienza più intima e personale, eppure è, al tempo stesso, la più direttamente corresponsabile nel rinnovamento della società, garanzia della felicità delle persone e del benessere della collettività. Il significato della sessualità umana, infatti, è l’amore. Anche quando sembra ridursi a gioco o a mera pulsione, persino quando diventa mercenaria, la sessualità contiene sempre una domanda d’amore. 
    La banalizzazione della sessualità s’intreccia così con l’espandersi dei comportamenti aggressivi. La violenza è la più evidente negazione della persona.
    L’adolescente di oggi, privato dal riconoscimento sociale della società degli adulti, senza alcuna pratica intergenerazionale e rituale d’iniziazione, vive in una società dove il disorientamento etico e la crisi della politica svuotano il futuro di speranza e di progettualità. 
    È costretto allora a «forgiarsi un proprio mito personale» (R. Cahn). La mitomania dell’Io, l’ostentazione della sessualità allo scopo di rendersi desiderabili, le tecniche estetiche, la ricerca della notorietà, il sogno del successo, la competizione impietosa propongono i nuovi «riti» dell’amore liquido (Bauman), della morte del prossimo (Zoja). Rimane la sensazione sgradevole di vuoto e desolazione, a causa della solitudine profonda che si produce. Sull’altare dei legami consumati rimane la cenere delle «passioni tristi», fonte di un cumulo crescente di disturbi e sintomi (demotivazione, noia, depressione, perdita di controllo…).
    Questi comportamenti costituiscono i nuovi segni dei tempi che interpellano le comunità. 
    Gli oratori, in modo particolare possono diventare veri e propri «laboratori sociali» in cui si prepara il cittadino che sa dire «no» all’alienazione della società dell’immagine e «sì» a un sano protagonismo nello studio, nel lavoro, nell’azione sociale. Con ogni evidenza non basta la famiglia affettiva, considerata dagli adolescenti l’ultimo baluardo delle rassicurazioni «materne» e delle certezze economiche. Di fronte alla minaccia di un futuro dai contorni indeterminati e precari serve l’educazione familiare e il riconoscimento sociale.