Lavoro dei gruppi

Sistema preventivo e

cammino di Iniziazione Cristiana

 


Lavoro dei gruppi: sistema preventivo e cammino di Iniziazione Cristiana


Gruppi 1-2

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: La catechesi: passione salesiana allo stato nascente
Traccia
Don Bosco ha trasmesso ai salesiani anzitutto la sua passione per la salvezza dei giovani, passione che concretamente si è espressa nell’impegno costante di una catechesi semplice, essenziale, adattata alla condizione, all’età e alla cultura dei giovani, legata alle altre proposte educative e ricreative dell’oratorio: “Questa Società nel suo principio era un semplice catechismo” (MB IX, 61). Nello stile salesiano questo significa che la catechesi è lo strumento principale per l’educazione integrale di ogni giovane. Essa quindi non arriva alla fine di un percorso propedeutico, ma costituisce il cuore, almeno implicito, dei primi incontri e, esplicito, dell’intera proposta formativa. Don Bosco non distingueva primo annuncio e catechesi, come facciamo noi oggi, con una certa fatica, ma per lui incontrare un ragazzo significava invitarlo subito, direttamente o indirettamente, ad un cammino di vita cristiana. Lo stile salesiano richiede la condivisione di questa passione di don Bosco. Se c’è poi da fare una scelta preferenziale, la catechesi in stile oratoriano è di tipo esperienziale più che kerigmatico in quanto, imitando “la pazienza di Dio” incontra “i giovani al punto in cui si trova la loro libertà” (Costituzioni, 38).

Analisi critica e proposte sul modo di intendere e realizzare l’IC nei nostri ambienti
Esperienze significative e punti di forza attuali (20’)
Carenze che dipendono da noi e problemi incontrati (20’)
Linee di azione per una IC in via di rinnovamento (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: Il linguaggio e i linguaggi
Traccia
L’educatore di stile salesiano impara i linguaggi che i ragazzi usano e li sa usare anch’egli, non solo per comprendere la loro vita e la loro cultura particolare, ma anche per entrare in dialogo su un terreno per loro familiare. Nella comunicazione è abituato a usare un linguaggio semplice e facile da comprendere, anche il dialetto locale, verificando costantemente quanto delle sue espressioni, non soltanto verbali, riesca a far passare in forma sufficientemente comprensibile.

Analisi critica e proposte sulla comunicazione in atto con i nostri destinatari

Le carenze più vistose e i problemi che incontriamo nella nostra comunicazione con i destinatari nella catechesi, nella liturgia e nei contatti personali e di gruppo (25’)
I linguaggi usati dai ragazzi e dai giovani che richiedono di essere appresi da noi (25’)
Linee di azione per una comunicazione efficace nella catechesi e nella vita oratoriana (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 3-4

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: La persona al centro con tutta la sua realtà personale, civile e relazionale
Traccia
A don Bosco interessava ogni ragazzo. In quanto prete, aveva a cuore la “salvezza dell’anima”, come si diceva ai suoi tempi. Ma come educatore si rendeva conto che doveva prendersi cura di tutta la vita del ragazzo dal vestito e dal cibo, al lavoro, allo studio e alla preparazione ai sacramenti. Per questo si è impegnato ad offrire ai ragazzi una casa e una famiglia. Lo stile salesiano di educazione e catechesi richiede di mettere al centro dell’opera educativa la persona di ogni ragazzo, i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue aspirazioni per il futuro. Il ragazzo viene aiutato così a diventare una persona libera, responsabile, matura, capace di amore e di relazioni positive nella società e nella comunità ecclesiale. Educare il “buon cristiano e onesto cittadino” richiede quindi che l’intera proposta educativa e le singole tappe di ogni itinerario abbiano come orizzonte di senso e di azione tutte le dimensioni della persona del ragazzo: cognitiva, affettiva, psicomotoria.

Analisi critica e proposte sul modo di prenderci cura di tutto il ragazzo
Esperienze significative di IC che manifestano che ci prendiamo cura di tutta la realtà dei ragazzi che ci sono affidati (20’)
Carenze che dipendono da noi e problemi incontrati (20’)
Linee di azione per un cammino formativo integrale (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: La quotidianità e la festa
Traccia
Se il catechista-educatore ha a cuore tutta la persona e la vita del ragazzo, allora la sua azione tende a divenire ‘quotidiana’. Questo diventa normale in un ambiente di tipo oratoriano, che il ragazzo frequenta spontaneamente e volentieri. La struttura dell’incontro quotidiano è data dal gioco, dall’incontro con gli educatori e dalla preghiera personale e comunitaria, facilitata dalla vicinanza di una ‘cappella’ a disposizione dei ragazzi.
La festa, soprattutto nel giorno del Signore che scandisce l’anno liturgico, si esprime anzitutto nella partecipazione gioiosa all’Eucaristia (pensata e organizzata per i ragazzi, nella quale essi sono protagonisti, in particolare con il servizio all’altare e con il canto), nella facilità di accostarsi alla Riconciliazione (magari il sabato sera) e nel gioco particolarmente curato.

Analisi critica e proposte formative nella quotidianità e nella festa
Esperienze positive di cura della quotidianità e della festa nel percorso di IC (25’)
Carenze che dipendono da noi (25’)
Linee di azione per la valorizzazione del quotidiano e della festa (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 5-6

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: La cura degli interessi dei ragazzi
Traccia
Amare ciò che amano i giovani è la strada perché i giovani imparino ad amare ciò che è importante per gli educatori (cf Lettera da Roma, MB XVII, 107-114). È questo un principio metodologico che Don Bosco riteneva fondamentale nella sua prassi educativa. Apprezzare e condividere gli interessi dei ragazzi è indispensabile per creare un canale di comunicazione che favorisca la stima e la confidenza verso gli educatori, e questo apre la strada alla scoperta e alla condivisione dei valori umani e cristiani e al senso di appartenenza alla comunità. Ai catechisti-animatori tocca non imitare i ragazzi, ma offrire loro gli spazi e gli strumenti, affinché essi possano esprimersi nei loro interessi, e nello stesso tempo partecipare alla vita dei giovani nei limiti del loro ruolo e delle loro possibilità. L’asimmetria educativa è indispensabile e va salvata. I giochi, le collezioni, le gare sportive, la musica, il teatro, il canto, la lettura, la scoperta della natura, le gite, le feste… tutto ciò che piace ai ragazzi, senza essere nocivo, ha diritto di cittadinanza nell’oratorio e può diventare luogo educativo e pastorale nel cammino di IC. Questo richiede spazi, tempi e soprattutto educatori diversi con diverse competenze che lavorano insieme e coordinatamente per un progetto complessivo di maturazione umana e cristiana. Se la catechesi non si integra con tutta la vita dei ragazzi, rimane staccata e incomprensibile, tanto da essere in fondo subita e in futuro abbandonata.

Analisi critica e proposte sulla cura degli interessi dei ragazzi
Raccolta di esperienze significative dei nostri ambienti (20’)
Problemi e carenze strutturali e personali di cui si ha esperienza (20’)
Linee di azione per la cura degli interessi nel percorso di IC (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: La missionarietà
Traccia
Le polemiche sul proselitismo in qualche caso possono condizionare i rapporti e le iniziative con i fedeli di altre chiese e altre religioni. Ma la comunità cristiana ha l’impegno dell’evangelizzazione e della missionarietà che anzitutto tocca i battezzati che frequentano poco o niente, e si allarga poi a tutti. Il rispetto della cultura e della religione altrui va coltivato insieme all’impegno apostolico di portare il vangelo a ogni creatura. Per questo la comunità ha bisogno di individuare persone e prepararle a questo compito specifico. Non ci si può accontentare di avere un’unica figura di catechista che lavora all’interno della comunità. C’è bisogno di animatori-catechisti capaci di incontrare nei posti più diversi e di accompagnare verso la comunità i ragazzi e i giovani che non la conoscono o hanno qualche difficoltà ad avvicinarla. Nella prassi di don Bosco i ragazzi erano stimolati ad essere apostoli in mezzo ai loro coetanei all’interno e all’esterno dell’oratorio.

Analisi critica e proposte sulla missionarietà
Esperienze significative di missionarietà locale e di formazione ad hoc per i catechisti e gli animatori (25’)
Problemi e carenze nei propri ambienti (25’)
Linee di azione per far crescere la missionarietà nel percorso di IC (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 7-8

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: L’inserimento in una comunità giovanile e in un ambiente educativo organizzato
Traccia
Il cammino di IC è personale ma parte da una comunità, la Chiesa, e conduce, oltre che alla sequela di Cristo, all’inserimento attivo nella comunità cristiana locale. Se questo è vero per tutti, è ancora più vero per i ragazzi che per la loro crescita naturalmente hanno bisogno, oltre che della famiglia e della grande comunità civile e religiosa, di un gruppo di coetanei in cui trovare aiuto, solidarietà, confronto, scontro, amicizia, ricerca, svago… La comunità cristiana dunque ha il compito di offrire ai ragazzi la possibilità di appartenere ad una comunità giovanile, in stretto collegamento con la grande comunità, ma con spazi, orari e regole proprie, strutturato per le esigenze dei ragazzi e per il loro protagonismo, con una identità precisa e un progetto educativo e pastorale adeguato. In questa maniera è possibile stabilire con i ragazzi e con le loro famiglie quel ‘patto educativo’, libero e consapevole, indispensabile per il raggiungimento dei fini che la comunità stessa si propone e che propone chiaramente ai suoi destinatari. Luogo educativo e pastorale di assoluta importanza per il protagonismo dei giovani sono le associazioni, che nella tradizione salesiana sono viste come “opera dei giovani”, promosse ma non dirette dagli educatori (cf MB VII, 526) e si presentano come concreta iniziazione all'impegno comunitario, civile ed ecclesiale come un utile ed efficace cammino di crescita personale nella responsabilità creativa e nella ricerca vocazionale.

Analisi critica e proposte sulla qualità educativa e pastorale dei nostri ambienti
Esperienze significative sulla vitalità dei gruppi e sull’organizzazione degli ambienti (20’)
Carenze e problemi dei propri ambienti (20’)
Linee di azione per i gruppi e l’organizzazione educativa e pastorale dei nostri ambienti (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: La cura degli immigrati
Traccia
È un’esigenza civile, culturale e cristiana prendersi cura degli immigrati e la Chiesa italiana è da sempre su questa lunghezza d’onda. Lo stile salesiano si riconosce in pieno in quest’impegno anche perché don Bosco a Torino ha avuto tra i suoi destinatari privilegiati i giovani immigrati del tempo, provenienti dalle montagne e dalle campagne e i primi salesiani missionari hanno avuto come compito quello di curare in Argentina proprio gli immigrati. Un ambiente di stile oratoriano ha molte risorse culturali e cristiane per curare l’integrazione degli immigrati cristiani nella comunità; le stesse risorse possono servire anche, nei modi che la carità riesce a trovare e anche a creare, per prendersi cura degli immigrati non cristiani.

Analisi critica e proposte per la cura degli immigrati e la loro integrazione
Esperienze significative sperimentate o conosciute con gli immigrati (25’)
Carenze e problemi personali e strutturali in questo campo (25’)
Linee di azione per la cura degli immigrati da parte nostra in particolare nel cammino di IC (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 9-10

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: Adulti a servizio del giovane con motivazione pastorale
Traccia
Perno attorno al quale ruota tutta la comunità educativa sono i formatori. Essi sono adulti e giovani (non troppo giovani!) che hanno scoperto di essere chiamati dal Signore a servire i più piccoli per educarli, sono stati invitati dalla comunità a prestare questo servizio, che don Bosco definiva ‘divino’, e si sono preparati sufficientemente. Essi sono consapevoli di lavorare per il Regno di Dio, gratuitamente (le eccezioni devono essere motivate, regolamentate e condivise dalla comunità), condividono il progetto educativo-pastorale della comunità, lavorano insieme, favorendo l’integrazione dei diversi compiti e competenze. Si impegnano in un cammino spirituale e formativo permanente e attorno al parroco promuovono l’unità di intenti e di azione di tutto l’ambiente. Questo richiede la presenza fisica dell’animatore nello stile di quella che don Bosco chiamava ‘assistenza’, intesa come accompagnamento, vicinanza animatrice, attenzione vigile a tutto ciò che avviene, possibilità di intervento tempestivo e anche esempio. Tutti cercano di creare un clima di famiglia, necessario per il compito educativo. In questo è indispensabile l’apporto costante e discreto dei genitori, che restano i primi responsabili della formazione dei figli e, mentre assicurano la loro collaborazione, si rendono consapevoli dell’importanza che l’ambiente giovanile abbia una sua autonomia.

Analisi critica e proposte sulla formazione degli educatori nei nostri ambienti
Esperienze significative di formazione iniziale e permanente degli educatori (20’)
Carenze e problemi circa le competenze e la spiritualità degli educatori (20’)
Linee di azione per la formazione degli animatori e dei catechisti dell’IC (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: Il trinomio ragione, religione, amorevolezza in dialogo con sanità, scienza, santità
Traccia
Il trinomio ragione, religione, amorevolezza, articolazione della carità pastorale, anima del Sistema Preventivo, non dice solo gli strumenti fondamentali che l’educatore deve utilizzare, ma rivela anche gli atteggiamenti di fondo e la spiritualità educativa che ogni catechista-animatore scopre, vive, rinnova continuamente nella relazione educativo-pastorale con ogni ragazzo e con i gruppi che gli sono affidati. Gli obiettivi che i ragazzi devono essere aiutati a perseguire e raggiungere, nella misura possibile a ciascuno, sono invece espressi nel trinomio sanità, scienza, santità. È facile vedere come don Bosco abbia sintetizzato in questa formula felice la cura del corpo in tutte le sue caratteristiche, quella della mente, che richiama la crescita culturale, psicologica, affettiva, relazionale, e quella dello spirito, che fa riferimento alla vita spirituale di un cristiano, che ha come vocazione battesimale la santità. Per don Bosco è quest’ultimo l’aspetto che ingloba e finalizza gli altri due senza strumentalizzarli o sminuirli, anzi valorizzandoli al massimo. È in questa prospettiva che troviamo quanto mai opportuno l’invito di Giovanni Paolo II alla “pedagogia della santità”: “È ora di riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria…”. (Novo Millennio Ineunte, n 31).

Analisi critica e proposte sulla dimensione metodologica e spirituale del sistema preventivo
Esperienze significative di studio e di pratica del sistema preventivo come metodo e spiritualità (25’)
Carenze e problemi personali e di ambiente per lo studio e l’attuazione rinnovata del sistema preventivo e per la proposta di santità ai ragazzi (25’)
Linee di azione per vivere la spiritualità del sistema preventivo e per proporre la santità ai ragazzi nel percorso di IC (che cosa e chi – 40’)

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: La catechesi: passione salesiana allo stato nascente
Traccia
Don Bosco ha trasmesso ai salesiani anzitutto la sua passione per la salvezza dei giovani, passione che concretamente si è espressa nell’impegno costante di una catechesi semplice, essenziale, adattata alla condizione, all’età e alla cultura dei giovani, legata alle altre proposte educative e ricreative dell’oratorio: “Questa Società nel suo principio era un semplice catechismo” (MB IX, 61). Nello stile salesiano questo significa che la catechesi è lo strumento principale per l’educazione integrale di ogni giovane. Essa quindi non arriva alla fine di un percorso propedeutico, ma costituisce il cuore, almeno implicito, dei primi incontri e, esplicito, dell’intera proposta formativa. Don Bosco non distingueva primo annuncio e catechesi, come facciamo noi oggi, con una certa fatica, ma per lui incontrare un ragazzo significava invitarlo subito, direttamente o indirettamente, ad un cammino di vita cristiana. Lo stile salesiano richiede la condivisione di questa passione di don Bosco. Se c’è poi da fare una scelta preferenziale, la catechesi in stile oratoriano è di tipo esperienziale più che kerigmatico in quanto, imitando “la pazienza di Dio” incontra “i giovani al punto in cui si trova la loro libertà” (Costituzioni, 38).

Analisi critica e proposte sul modo di intendere e realizzare l’IC nei nostri ambienti
Esperienze significative e punti di forza attuali (20’)
Carenze che dipendono da noi e problemi incontrati (20’)
Linee di azione per una IC in via di rinnovamento (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: Il linguaggio e i linguaggi
Traccia
L’educatore di stile salesiano impara i linguaggi che i ragazzi usano e li sa usare anch’egli, non solo per comprendere la loro vita e la loro cultura particolare, ma anche per entrare in dialogo su un terreno per loro familiare. Nella comunicazione è abituato a usare un linguaggio semplice e facile da comprendere, anche il dialetto locale, verificando costantemente quanto delle sue espressioni, non soltanto verbali, riesca a far passare in forma sufficientemente comprensibile.

Analisi critica e proposte sulla comunicazione in atto con i nostri destinatari

Le carenze più vistose e i problemi che incontriamo nella nostra comunicazione con i destinatari nella catechesi, nella liturgia e nei contatti personali e di gruppo (25’)
I linguaggi usati dai ragazzi e dai giovani che richiedono di essere appresi da noi (25’)
Linee di azione per una comunicazione efficace nella catechesi e nella vita oratoriana (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 3-4

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: La persona al centro con tutta la sua realtà personale, civile e relazionale
Traccia
A don Bosco interessava ogni ragazzo. In quanto prete, aveva a cuore la “salvezza dell’anima”, come si diceva ai suoi tempi. Ma come educatore si rendeva conto che doveva prendersi cura di tutta la vita del ragazzo dal vestito e dal cibo, al lavoro, allo studio e alla preparazione ai sacramenti. Per questo si è impegnato ad offrire ai ragazzi una casa e una famiglia. Lo stile salesiano di educazione e catechesi richiede di mettere al centro dell’opera educativa la persona di ogni ragazzo, i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue aspirazioni per il futuro. Il ragazzo viene aiutato così a diventare una persona libera, responsabile, matura, capace di amore e di relazioni positive nella società e nella comunità ecclesiale. Educare il “buon cristiano e onesto cittadino” richiede quindi che l’intera proposta educativa e le singole tappe di ogni itinerario abbiano come orizzonte di senso e di azione tutte le dimensioni della persona del ragazzo: cognitiva, affettiva, psicomotoria.

Analisi critica e proposte sul modo di prenderci cura di tutto il ragazzo
Esperienze significative di IC che manifestano che ci prendiamo cura di tutta la realtà dei ragazzi che ci sono affidati (20’)
Carenze che dipendono da noi e problemi incontrati (20’)
Linee di azione per un cammino formativo integrale (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: La quotidianità e la festa
Traccia
Se il catechista-educatore ha a cuore tutta la persona e la vita del ragazzo, allora la sua azione tende a divenire ‘quotidiana’. Questo diventa normale in un ambiente di tipo oratoriano, che il ragazzo frequenta spontaneamente e volentieri. La struttura dell’incontro quotidiano è data dal gioco, dall’incontro con gli educatori e dalla preghiera personale e comunitaria, facilitata dalla vicinanza di una ‘cappella’ a disposizione dei ragazzi.
La festa, soprattutto nel giorno del Signore che scandisce l’anno liturgico, si esprime anzitutto nella partecipazione gioiosa all’Eucaristia (pensata e organizzata per i ragazzi, nella quale essi sono protagonisti, in particolare con il servizio all’altare e con il canto), nella facilità di accostarsi alla Riconciliazione (magari il sabato sera) e nel gioco particolarmente curato.

Analisi critica e proposte formative nella quotidianità e nella festa
Esperienze positive di cura della quotidianità e della festa nel percorso di IC (25’)
Carenze che dipendono da noi (25’)
Linee di azione per la valorizzazione del quotidiano e della festa (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 5-6

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: La cura degli interessi dei ragazzi
Traccia
Amare ciò che amano i giovani è la strada perché i giovani imparino ad amare ciò che è importante per gli educatori (cf Lettera da Roma, MB XVII, 107-114). È questo un principio metodologico che Don Bosco riteneva fondamentale nella sua prassi educativa. Apprezzare e condividere gli interessi dei ragazzi è indispensabile per creare un canale di comunicazione che favorisca la stima e la confidenza verso gli educatori, e questo apre la strada alla scoperta e alla condivisione dei valori umani e cristiani e al senso di appartenenza alla comunità. Ai catechisti-animatori tocca non imitare i ragazzi, ma offrire loro gli spazi e gli strumenti, affinché essi possano esprimersi nei loro interessi, e nello stesso tempo partecipare alla vita dei giovani nei limiti del loro ruolo e delle loro possibilità. L’asimmetria educativa è indispensabile e va salvata. I giochi, le collezioni, le gare sportive, la musica, il teatro, il canto, la lettura, la scoperta della natura, le gite, le feste… tutto ciò che piace ai ragazzi, senza essere nocivo, ha diritto di cittadinanza nell’oratorio e può diventare luogo educativo e pastorale nel cammino di IC. Questo richiede spazi, tempi e soprattutto educatori diversi con diverse competenze che lavorano insieme e coordinatamente per un progetto complessivo di maturazione umana e cristiana. Se la catechesi non si integra con tutta la vita dei ragazzi, rimane staccata e incomprensibile, tanto da essere in fondo subita e in futuro abbandonata.

Analisi critica e proposte sulla cura degli interessi dei ragazzi
Raccolta di esperienze significative dei nostri ambienti (20’)
Problemi e carenze strutturali e personali di cui si ha esperienza (20’)
Linee di azione per la cura degli interessi nel percorso di IC (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: La missionarietà
Traccia
Le polemiche sul proselitismo in qualche caso possono condizionare i rapporti e le iniziative con i fedeli di altre chiese e altre religioni. Ma la comunità cristiana ha l’impegno dell’evangelizzazione e della missionarietà che anzitutto tocca i battezzati che frequentano poco o niente, e si allarga poi a tutti. Il rispetto della cultura e della religione altrui va coltivato insieme all’impegno apostolico di portare il vangelo a ogni creatura. Per questo la comunità ha bisogno di individuare persone e prepararle a questo compito specifico. Non ci si può accontentare di avere un’unica figura di catechista che lavora all’interno della comunità. C’è bisogno di animatori-catechisti capaci di incontrare nei posti più diversi e di accompagnare verso la comunità i ragazzi e i giovani che non la conoscono o hanno qualche difficoltà ad avvicinarla. Nella prassi di don Bosco i ragazzi erano stimolati ad essere apostoli in mezzo ai loro coetanei all’interno e all’esterno dell’oratorio.

Analisi critica e proposte sulla missionarietà
Esperienze significative di missionarietà locale e di formazione ad hoc per i catechisti e gli animatori (25’)
Problemi e carenze nei propri ambienti (25’)
Linee di azione per far crescere la missionarietà nel percorso di IC (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 7-8

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: L’inserimento in una comunità giovanile e in un ambiente educativo organizzato
Traccia
Il cammino di IC è personale ma parte da una comunità, la Chiesa, e conduce, oltre che alla sequela di Cristo, all’inserimento attivo nella comunità cristiana locale. Se questo è vero per tutti, è ancora più vero per i ragazzi che per la loro crescita naturalmente hanno bisogno, oltre che della famiglia e della grande comunità civile e religiosa, di un gruppo di coetanei in cui trovare aiuto, solidarietà, confronto, scontro, amicizia, ricerca, svago… La comunità cristiana dunque ha il compito di offrire ai ragazzi la possibilità di appartenere ad una comunità giovanile, in stretto collegamento con la grande comunità, ma con spazi, orari e regole proprie, strutturato per le esigenze dei ragazzi e per il loro protagonismo, con una identità precisa e un progetto educativo e pastorale adeguato. In questa maniera è possibile stabilire con i ragazzi e con le loro famiglie quel ‘patto educativo’, libero e consapevole, indispensabile per il raggiungimento dei fini che la comunità stessa si propone e che propone chiaramente ai suoi destinatari. Luogo educativo e pastorale di assoluta importanza per il protagonismo dei giovani sono le associazioni, che nella tradizione salesiana sono viste come “opera dei giovani”, promosse ma non dirette dagli educatori (cf MB VII, 526) e si presentano come concreta iniziazione all'impegno comunitario, civile ed ecclesiale come un utile ed efficace cammino di crescita personale nella responsabilità creativa e nella ricerca vocazionale.

Analisi critica e proposte sulla qualità educativa e pastorale dei nostri ambienti
Esperienze significative sulla vitalità dei gruppi e sull’organizzazione degli ambienti (20’)
Carenze e problemi dei propri ambienti (20’)
Linee di azione per i gruppi e l’organizzazione educativa e pastorale dei nostri ambienti (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: La cura degli immigrati
Traccia
È un’esigenza civile, culturale e cristiana prendersi cura degli immigrati e la Chiesa italiana è da sempre su questa lunghezza d’onda. Lo stile salesiano si riconosce in pieno in quest’impegno anche perché don Bosco a Torino ha avuto tra i suoi destinatari privilegiati i giovani immigrati del tempo, provenienti dalle montagne e dalle campagne e i primi salesiani missionari hanno avuto come compito quello di curare in Argentina proprio gli immigrati. Un ambiente di stile oratoriano ha molte risorse culturali e cristiane per curare l’integrazione degli immigrati cristiani nella comunità; le stesse risorse possono servire anche, nei modi che la carità riesce a trovare e anche a creare, per prendersi cura degli immigrati non cristiani.

Analisi critica e proposte per la cura degli immigrati e la loro integrazione
Esperienze significative sperimentate o conosciute con gli immigrati (25’)
Carenze e problemi personali e strutturali in questo campo (25’)
Linee di azione per la cura degli immigrati da parte nostra in particolare nel cammino di IC (che cosa e chi – 40’)

Gruppi 9-10

Il gruppo ha un coordinatore e si dà un segretario che prende appunti e con il coordinatore prepara la relazione da presentare in assemblea e da consegnare scritta o su file alla segreteria prima della fine del convegno.

1. Brainstorming
Per contribuire a rinnovare il Sistema Preventivo nell’ambito dell’IC cosa servirebbe
all’Ispettoria
alle comunità
a me
(15’, non si fa discussione, si raccolgono solo le proposte per iscritto; in assemblea si riportano solo le 2 ritenute più significative e più pratiche da realizzare in tempi brevi e verificabili fra due anni).

2. Laboratorio

Mattino: Adulti a servizio del giovane con motivazione pastorale
Traccia
Perno attorno al quale ruota tutta la comunità educativa sono i formatori. Essi sono adulti e giovani (non troppo giovani!) che hanno scoperto di essere chiamati dal Signore a servire i più piccoli per educarli, sono stati invitati dalla comunità a prestare questo servizio, che don Bosco definiva ‘divino’, e si sono preparati sufficientemente. Essi sono consapevoli di lavorare per il Regno di Dio, gratuitamente (le eccezioni devono essere motivate, regolamentate e condivise dalla comunità), condividono il progetto educativo-pastorale della comunità, lavorano insieme, favorendo l’integrazione dei diversi compiti e competenze. Si impegnano in un cammino spirituale e formativo permanente e attorno al parroco promuovono l’unità di intenti e di azione di tutto l’ambiente. Questo richiede la presenza fisica dell’animatore nello stile di quella che don Bosco chiamava ‘assistenza’, intesa come accompagnamento, vicinanza animatrice, attenzione vigile a tutto ciò che avviene, possibilità di intervento tempestivo e anche esempio. Tutti cercano di creare un clima di famiglia, necessario per il compito educativo. In questo è indispensabile l’apporto costante e discreto dei genitori, che restano i primi responsabili della formazione dei figli e, mentre assicurano la loro collaborazione, si rendono consapevoli dell’importanza che l’ambiente giovanile abbia una sua autonomia.

Analisi critica e proposte sulla formazione degli educatori nei nostri ambienti
Esperienze significative di formazione iniziale e permanente degli educatori (20’)
Carenze e problemi circa le competenze e la spiritualità degli educatori (20’)
Linee di azione per la formazione degli animatori e dei catechisti dell’IC (che cosa e chi – 35’)

Pomeriggio: Il trinomio ragione, religione, amorevolezza in dialogo con sanità, scienza, santità
Traccia
Il trinomio ragione, religione, amorevolezza, articolazione della carità pastorale, anima del Sistema Preventivo, non dice solo gli strumenti fondamentali che l’educatore deve utilizzare, ma rivela anche gli atteggiamenti di fondo e la spiritualità educativa che ogni catechista-animatore scopre, vive, rinnova continuamente nella relazione educativo-pastorale con ogni ragazzo e con i gruppi che gli sono affidati. Gli obiettivi che i ragazzi devono essere aiutati a perseguire e raggiungere, nella misura possibile a ciascuno, sono invece espressi nel trinomio sanità, scienza, santità. È facile vedere come don Bosco abbia sintetizzato in questa formula felice la cura del corpo in tutte le sue caratteristiche, quella della mente, che richiama la crescita culturale, psicologica, affettiva, relazionale, e quella dello spirito, che fa riferimento alla vita spirituale di un cristiano, che ha come vocazione battesimale la santità. Per don Bosco è quest’ultimo l’aspetto che ingloba e finalizza gli altri due senza strumentalizzarli o sminuirli, anzi valorizzandoli al massimo. È in questa prospettiva che troviamo quanto mai opportuno l’invito di Giovanni Paolo II alla “pedagogia della santità”: “È ora di riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria…”. (Novo Millennio Ineunte, n 31).

Analisi critica e proposte sulla dimensione metodologica e spirituale del sistema preventivo
Esperienze significative di studio e di pratica del sistema preventivo come metodo e spiritualità (25’)
Carenze e problemi personali e di ambiente per lo studio e l’attuazione rinnovata del sistema preventivo e per la proposta di santità ai ragazzi (25’)
Linee di azione per vivere la spiritualità del sistema preventivo e per proporre la santità ai ragazzi nel percorso di IC (che cosa e chi – 40’)