Per una presenza civica

della scuola cattolica

dentro la laicità

André Fossion 

In Francia dalle leggi Debré del 1959, in Belgio dal patto scolastico dello stesso 1959, la scuola cattolica 1 è stata associata, per contratto, all'opera dell'Éducation nationale. All'epoca, si trattava soprattutto di concedere il diritto ai genitori cattolici di poter educare i figli secondo le loro convinzioni. Dopo, le cose sono molto cambiate. Attualmente, la scuola cattolica è aperta a tutti e ha assunto le caratteristiche di un servizio pubblico. E, come ogni istituzione scolastica, deve far fronte alle nuove sfide che il compito educativo si trova davanti in un mondo che cambia. La violenza a scuola, l'abbandono scolastico, le pari opportunità, l'inadeguatezza dei programmi in riferimento alle nuove professioni, l'incertezza nel dibattito sul senso e sui valori civici da vivere sono tutte questioni che toccano direttamente l'intera istituzione scolastica. La questione si pone per tutti. Quale insegnamento vogliamo per i nostri giovani in un mondo che mette al primo posto l'individuo, che si globalizza consegnandosi alla competitività economica? Quale educazione vogliamo in un mondo che non riesce a ridurre la povertà dei più poveri, che sperimenta un'accelerazione dei fenomeni migratori, che sempre più dovrà confrontarsi con altre civiltà, col dialogo delle religioni e ora con una sfida ecologica senza precedenti? Di fronte a tutte queste sfide, in che modo la scuola cattolica può svolgere a pieno il suo ruolo di servizio alla collettività, nel rispetto integrale della società laica e, nello stesso tempo, nella fedeltà al vangelo? 

«La gloria di Dio è l'uomo vivente» (sant'Ireneo).
L'umanizzazione, un fine in sé

Per cominciare la riflessione, mi rifaccio alla sentenza molto nota di sant'Ireneo, vescovo di Lione: «La gloria di Dio è l'uomo vivente»? La scuola cattolica può fare sua questa affermazione teologica; essa può anche ispirarle un modo di essere dentro la società. Nella sua fedeltà a Dio, la missione principale è di contribuire a rendere vivente l'uomo, perché si sviluppi, individualmente e collettivamente, in tutte le sue virtualità. Da questo punto di vista, la scuola cattolica è, prima di tutto e soprattutto, un servizio di umanizzazione a vantaggio delle persone e dell'intera società. Divenire umano, uscire dalla violenza, edificare la convivialità sociale è un compito né dato né tracciato in anticipo. Richiede tempo e lavoro. E l'istituzione scolastica, al riguardo, è un luogo privilegiato dove, secondo l'espressione tradizionale, «si costruisce la propria umanità». Un recente documento del Segretariato generale dell'educazione cattolica per determinare il suo progetto scrive citando Giovanni Paolo II: «L'uomo è la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione; egli è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell'incarnazione e della redenzione».3 Il lavoro di umanizzazione di tutti e di ciascuno risponde alla vocazione diaconale della comunità cristiana. È un servizio gratuito all'umanità animato dalla fede in Dio, ma che ha la sua consistenza propria a cui si può partecipare, di cui si può beneficiare, che si sia credenti o non credenti. Si tratta qui, semplicemente e prioritariamente, di far crescere la dignità umana. E questo servizio, per il cristiano, è già un fine in sé.
La scuola cattolica, mettendo a disposizione dell'umanità la propria tradizione spirituale e pedagogica, contribuisce al compito di umanizzazione. Presento quattro convinzioni che le sono essenziali. Da non considerare però esclusive; anche la scuola pubblica può possederle. Ma la scuola cattolica le realizza col punto di vista specifico del vangelo.
La prima convinzione consiste nell'importanza e nella serietà da attribuire agli studi. Gli studi in sé, le attività di apprendimento, sono infatti il luogo in cui si effettua l'educazione del giovane, dove si forma la sua umanità. Esercitandosi nello studio, il giovane apprende le competenze di base che costruiscono la sua umanità: la capacità lavorativa, il rigore intellettuale, l'organizzazione del suo tempo, la curiosità, lo spirito critico, la costanza, la collaborazione, la capacità comunicativa, l'autostima, ecc. Con gli studi, il giovane impara a conoscersi sperimentando i suoi talenti, i suoi gusti e i suoi desideri. Si costruisce anche un'identità e si proietta nel futuro. Con gli studi, il giovane conosce anche il mondo. Gli studi, al riguardo, sono chiamati a giocare un triplice ruolo: di coscientizzazione e di risveglio del desiderio («voler fare»), di responsabilizzazione («dover fare») e di abilitazione («saper fare»). Infatti, si tratta di rendere l'allievo sensibile alle sfide del mondo, di responsabilizzarlo e di renderlo capace di assumersi la responsabilità o, in ogni caso, di prepararsi ad assumerla. Così, è con gli studi, con l'apprendimento delle conoscenze e delle tecniche che il giovane prende gusto alla vita, dà senso al mondo e dà a se stesso progetti di vita. Così, valorizzando gli studi, la scuola cattolica evita, di fatto, ogni atteggiamento di proselitismo religioso. Il suo obiettivo è di lottare, attraverso gli studi, per l'intelligenza contro tutti gli oscurantismi, per la libertà contro tutti gli autoritarismi, per la giustizia contro tutte le disuguaglianze. Per questo la sua principale esigenza, in nome della fede stessa, consiste nel garantire il rigore degli apprendimenti, adoperandosi con ogni mezzo, sul piano pedagogico, perché i giovani meno dotati, i meno fortunati, vi possano accedere.
Una seconda convinzione che mi pare sollecitare la scuola cattolica è che non si impara dal nulla, a partire dalla sola soggettività e spontaneità. Si è sempre circondati da una cultura, da saperi, da saper-fare, da saper-essere che ci precedono, di cui possiamo appropriarci non semplicemente ripetendoli, ma ricreandoli di nuovo. L'autorità della tradizione, come d'altronde quella dei professori e dell'istituzione docente, non sussistono per schiacciare e soffocare nella ripetizione delle stesse cose, ma, al contrario, per «far crescere». La parola «autorità», ricordiamolo, viene dal latino augere che significa «far crescere». L'autorità della tradizione, degli insegnanti e del mondo scolastico esiste proprio per permettere, per «autorizzare», cioè, letteralmente, per «rendere autore l'altro», «attore» della propria esistenza a partire dagli elementi che gli vengono offerti nell'atto di apprendimento. Che l'essere umano diventi così un creatore libero e responsabile della propria esistenza significa, per la scuola cattolica, inscriversi nel progetto stesso di Dio.
Una terza convinzione della scuola cattolica è che la «ragione strumentale» - che non miri alle sole competenze tecniche e all'efficacia - non basta per garantire la dignità dell'uomo. «Non di solo pane vive l'uomo», 4 dice il vangelo. Non basta, infatti, per l'uomo essere un buon consumatore o produttore. È necessaria anche una cultura generale, bisogna aprirsi alle domande di senso, serve sensibilità alle esigenze etiche e ai valori civici, è necessaria un'iniziazione alle tradizioni filosofiche, spirituali e religiose dell'umanità. Affinché i giovani di oggi possano affrontare le sfide del mondo contemporaneo, hanno bisogno imperativamente di una «ragione ampia» aperta alla ricerca di senso e al senso di responsabilità. È necessario, a questo riguardo, mostrare loro che tutte le scienze sono umane perché sono fatte dagli uomini e per gli uomini. Da ciò, l'importanza oggi di guardare alle scienze in una prospettiva critica quanto all'uso che se ne può fare per costruire l'umanità di domani.
Infine, una quarta fondamentale convinzione che mi pare interessi la scuola cattolica è che l'istituzione scolastica non è soltanto un luogo di studio, ma anche, per ciò stesso, un luogo di vita dove si pratica, si trasmette e si apprende un insieme di atteggiamenti e di valori. La scuola cattolica è un ambiente di vita, in cui ci sono dei regolamenti, dei modi di funzionamento, dei modi di concertazione, di partecipazione, di decisione, ecc. Al riguardo, la scuola cattolica nel suo clima relazionale, quanto nel suo funzionamento istituzionale, si sforza di mettere in campo un insieme di valori tipici delle beatitudini evangeliche: l'accoglienza, l'ascolto, il dialogo, la condivisione, la solidarietà, la tolleranza, la sete di giustizia e di pace: «Beati voi, uomini e donne poveri ìn spirito, miti, misericordiosi, assetati di giustizia, costruttori di pace, perché di voi è il regno dei cieli».5 La sfida del progetto educativo della scuola cattolica consiste dunque nel promuovere un'umanità che si lascia ispirare dai consigli evangelici.6 Le beatitudini sono intese qui in senso largo come consigli che si rivolgono a tutti, e non nel senso stretto che assumono nelle congregazioni religiose. Questi consigli evangelici, in senso largo, riguardano, in successione, il rapporto con i beni, il rapporto con gli altri e il rapporto con se stessi. Lo spirito di povertà riguarda, infatti, il rapporto con le cose. Educare alla povertà evangelica vuol dire coltivare la preoccupazione per i più poveri, impegnarsi per la giustizia e per il bene comune, saper vivere in una giusta sobrietà e semplicità ansiosa di relazione, invece che darsi come fine il massimo di profitto e di accumulo per sé di beni di consumo. Lo spirito di castità non vuol dire qui astinenza sessuale, ma, in tutti i campi, compreso quello affettivo, indica la virtù della non-violenza, della discrezione, del rispetto dell'altro nella sua singolarità, nella sua libertà e nel suo mistero. Quanto allo spirito di obbedienza, indica un rapporto con se stessi che non è quello del self made man. Il termine «obbedire» viene dalla parola latina oboedire che significa, nella sua radice, «ascoltare, sentire». L'obbedienza cristiana è, da questo punto di vista, la capacità di ascoltare gli appelli del mondo, i richiami degli altri che, precisamente, spiazzano. La vocazione non è proprio ciò che, al di fuori di noi, ci chiama, ci fa uscire da noi stessi e plasma la nostra identità? L'obbedienza cristiana è, da questo punto di vista, un modo di comportarsi nella vita e di diventare se stessi, lasciandosi toccare e raggiungere dagli appelli del mondo e degli altri e, tramite essi, di Dio stesso.
Tutti questi valori evangelici non sono, beninteso, esclusivi dei cristiani. Per questo possono essere vissuti nella società come nell'istituzione scolastica con tutti gli uomini e con tutte le donne indipendentemente dalla fede. Se qui si parla del regno di Dio, è nella promozione dell'umano che esso consiste anzitutto. 

«La vita dell'uomo è la visione di Dio» (sant'Ireneo).
La proposta della fede in sovrappiù

Ma se per la scuola cattolica l'umanizzazione è già un fine in sé, esso non è l'unico. Perché, in più, sulla strada dell'umanizzazione, la scuola cattolica intende aprire uno spazio propositivo di accompagnamento e di maturazione della fede cristiana. La massima di Ire- neo citata prima ha una seconda parte: «La gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio». Questa seconda parte della frase non significa che la fede in Dio è necessaria alla vita dell'uomo, ma che l'uomo vivente, messo o rimesso in piedi, è «capace di Dio», cioè capace di riconoscerlo liberamente e capace di riceverne un sovrappiù di vita. La convinzione della scuola cattolica, al riguardo, consiste nel fatto che riconoscere Dio, se non è necessario per vivere, può tuttavia essere effettivamente vivificante per l'uomo, per farlo crescere ancora di più nella sua umanità. Così, nella scuola cattolica, al progetto educativo ispirato dal vangelo si aggiunge un progetto di animazione pastorale.
In che cosa consiste questo progetto di animazione pastorale? Non consiste soltanto nell'avviare i giovani al fatto religioso. Lo fanno anche le istituzioni scolastiche pubbliche. Ciò fa parte del lavoro di umanizzazione di cui si è parlato prima. Ma, pienamente impegnata nel campo dell'umanizzazione, oltre all'apertura al fatto religioso la scuola cattolica intende in sovrappiù annunciare e proporre esplicitamente la fede cristiana alla quale si riferisce. L'espressione «in sovrappiù» non significa che questa proposta sia secondaria o aggiuntiva. Essa è intrinsecamente legata alla finalità della scuola cattolica, ma in un modo che la inscrive istituzionalmente in uno spazio di gratuità e di libertà. «La libertà si esercita in risposta a una parola rivolta, a un invito ricevuto. L'annuncio del vangelo fa nascere le libertà».7 In altre parole la scuola cattolica, seguendo la scia del lavoro di umanizzazione degli allievi, intende offrire loro anche le condizioni che rendano la fede liberamente possibile, comprensibile e desiderabile.
La teologia fondamentale di questo progetto potrebbe esprimersi in questo modo: se Dio non si è reso necessario all'uomo per vivere una vita piena di senso e felice, riconoscere Dio, però, eleva la dignità dell'uomo e lo apre a una speranza insospettata che non avrebbe mai potuto darsi da se stesso. Questa prospettiva si fonda su una teologia della grazia di Dio che, per definizione, è eccessiva. Che Dio, senza rendersi necessario, ci abbia dato una vita da sviluppare, è una prima grazia. Che egli poi si lasci riconoscere nella libertà dall'uomo vivente come un Padre benevolo, è una seconda grazia. Che, alla luce di Gesù Cristo, si possa essere condotti a riconoscere che il dono della nostra prima creazione non si chiude su se stesso, ma ricomincia e si espande in una nuova creazione che non avrà fine, è ancora una grazia supplementare che riflette l'annuncio evangelico. Così, come dice san Giovanni, tutti abbiamo ricevuto «grazia su grazia» (Gv 1,16). È in questa logica di gratuità e di libertà che l'insegnamento cattolico intende proporre la fede cristiana seguendo la scia della sua totale dedizione al servizio dell'uomo.
La proposta di fede all'interno delle istituzioni cattoliche ha bisogno di un'organizzazione concertata, cioè di una vera pastorale scolastica chiamata a svilupparsi secondo diversi aspetti. Si tratterà, prima di tutto, di conservare una cultura religiosa e, in particolare, la memoria della tradizione cristiana. In questo aspetto culturale si può distinguere «ciò che deriva dal farsi carico del fatto religioso, ciò che deriva dalla cultura cristiana, ciò che deriva dalla scoperta delle altre tradizioni religiose».8 La cultura cristiana, beninteso, sarà alimentata in modo privilegiato e con diversi mezzi: nelle stesse attività di insegnamento, in occasione di feste liturgiche, con simboli o opere d'arte disseminati nell'edificio scolastico, ecc. Ma non basta alimentare la memoria cristiana; bisogna, anche, spiegarne il contenuto, sollecitare la domanda e suscitare il dibattito. L'insegnamento cattolico, al riguardo, è chiamato a giocare il ruolo fondamentale di far incontrare la fede e la ragione, di pensare Dio e nello stesso tempo la creazione e la condizione umana. «Le istituzioni scolastiche cattoliche per l'insegnamento, poiché sono scuole, hanno oggi più che mai una forte responsabilità per collaborare al dialogo tra la cultura e la fede. La formazione della ragione e gli interrogativi aperti dalle discipline scolastiche contribuiscono a una solida intelligenza della fede».9 Se la fede è oltre la ragione, essa però non è senza ragione; essa al contrario la sollecita in un modo sempre più profondo. La sfida, oggi, è far emergere un linguaggio della fede che possa renderne conto, in modo semplice ma mai semplicistico, per renderla in questo modo intelligibile e desiderabile nel campo della razionalità e delle domande di felicità dei nostri contemporanei. Ciò implica che, nelle istituzioni cattoliche, i giovani abbiano l'occasione di esercitare in modo critico le loro rappresentazioni10 di Dio al fine di superare le immagini mutilate o addirittura alienanti che sbarrano l'accesso alla fede in Dio. Questo lavoro della ragione nel campo della fede è, oggi, evidentemente fondamentale per lottare contro gli autoritarismi, gli integralismi e gli oscurantismi di ogni specie, ivi compreso all'interno del cristianesimo.
Un secondo aspetto della pastorale scolastica consiste nell'invitare a riconoscere Dio nell'esercizio della fraternità. Consiste nel fare in modo che l'istituzione cattolica faccia sperimentare concretamente i legami di fraternità e di solidarietà intergenerazionale, che hanno la loro consistenza proprio sul piano umano ma possono anche rappresentare il messaggio evangelico e renderlo desiderabile. Il terreno fertile dove Dio si lascia riconoscere è quello del reciproco riconoscimento, che permette agli uni e agli altri di esistere in dignità agli occhi dell'altro e della stessa istituzione scolastica. La scuola cattolica invita a vivere nella fraternità e, in più, a riconoscere liberamente in questa fraternità lo Spirito di Dio che fa vivere.
La celebrazione della vita e l'impegno in nome del vangelo costituiscono un terzo campo della pastorale scolastica. Esso si concretizza nell'offrire ai giovani, con la loro collaborazione, momenti e spazi di celebrazione e di impegno che siano portatori di senso, sul piano umano prima di tutto e anche, in sovrappiù, in nome del vangelo, per quelli e per quelle che lo vorranno Per quanto riguarda la dimensione liturgica, è necessario che rimanga aperta per quanto possibile a tutti e si proponga in modo variato: «Il progetto di animazione pastorale deve dimostrarsi creativo e proporre diversi tipi di celebrazioni per permettere al maggior numero di persone di parteciparvi dimostrando come la comunità ha o non ha l'abitudine a riunirsi per tempi di condivisione e di convivialità».11 Si tratta, in questa prospettiva, di coltivare dentro le istituzioni scolastiche l'arte di celebrare la vita e, su questa scia, di dare spazio a celebrazioni cristiane offerte a tutti, che siano comprensibili da tutti, alle quali gli uni e gli altri sono invitati a partecipare nella diversità del loro itinerario personale. Quanto alla dimensione diaconale, le istituzioni della scuola cattolica si dovranno anche preoccupare di proporre e organizzare attività di solidarietà, che hanno un loro significato umano in se stesse, ma che possono anche essere vissute esplicitamente in nome del vangelo.
Un quarto aspetto ancora della pastorale scolastica consiste nel vigilare perché l'istituzione sia come un intermediario, un trampolino che apre i giovani al mondo ecclesiale nella sua diversità e nella sua ricchezza: alle comunità parrocchiali locali, ma anche alle diverse reti, movimenti, associazioni e servizi esistenti nella società, ispirati al messaggio del vangelo. L'obiettivo, al riguardo, è che i giovani possano, al di fuori dell'istituzione scolastica ma grazie a essa, trovare spazi di incontro, di condivisione, di celebrazione o di impegno che permettano loro di perseguire liberamente dei progressi che rappresenteranno la loro maturazione e contribuire, come cristiani, all'avvento di una società più umana. La pastorale scolastica è così chiamata a giocare un ruolo di interfaccia tra la scuola e la comunità cristiana nel mondo attuale.  

Per un civismo cristiano

Marcel Gauchet definisce il possibile apporto delle istituzioni cattoliche nella società laica nel modo seguente: «Proporre una versione del complesso sociale conforme ai valori religiosi, ma che sia rispettosa, nel medesimo tempo, del carattere non religioso di questo complesso. Il compito richiesto, in altre parole, è di definire un civismo cristiano».12 Le prospettive proposte qui si inscrivono in questa linea. Esse sono integralmente rispettose della società laica, della sua pluralità di convinzioni e delle sue esigenze democratiche. Nel rispetto della laicità, le istituzioni cattoliche di insegnamento intendono apportare, riferendosi al vangelo, il loro contributo al compito di umanizzazione tanto più urgente oggi quanto più le sfide del mondo sono pressanti. Collaborando con chi non condivide la stessa fede, ma che può orientarsi sugli stessi valori, questa umanizzazione diventa un fine in sé. Ha una sua propria consistenza, proprio a cominciare da un punto di vista teologico. Inoltre, senza chiedere alcun privilegio, in nome stesso del diritto che la laicità attribuisce alla pluralità delle convinzioni, l'insegnamento cattolico intende anche giocare pienamente il suo ruolo di proposta della fede nello spazio pubblico. Le istituzioni cattoliche di insegnamento 13 hanno il diritto di proporla e i giovani hanno il diritto di ascoltarla, purché, conformemente alle esigenze della laicità come della stessa fede, ciò avvenga in uno spazio di libertà, di gratuità e di ragione critica.

André Fossion. Il Dio desiderabile, EDB 2011, pp. 143-151

 

NOTE

1 Questo capitolo è la riproduzione completata e ampliata di una conferenza tenuta all'incontro di augurio del nuovo anno della Scuola cattolica dell'Aube e dell'Alta Marna, a Troyes, il 18 gennaio 2008, e poi alla sessione dei direttori diocesani della Scuola cattolica in Francia, a Bouvines (Lille), il 28 gennaio 2008. Il testo della conferenza è stato pubblicato nella rivista Lumen vitae 63(2008), 369-376.
2 Cf. SANT'IRENEO (ca. 130-200), Adversus haereses IV,20,7.
3 GIOVANNI PAOLO II, Redemptor hominis (1979), 14: EV 6/1209. Testo citato dal documento del SECRETARIAT GENERAL DE L'ENSEIGNEMENT CATHOLIQUE, Annonce explicite dans les établissements catholiques d'enseignement, 2009.
4 Lc 4,4.
5 Cf. Mt 5,1-10.
6 Cf., su questo tema, un'interessante riflessione in un articolo di M. LENA, «Défill éducatifs contemporains et vie consacrée», in C. DAGENS (ed.), Pour l'éducation et pota l'école des catholiques s'engagent, Odile Jacob, Paris 2007, 109-123.
7 SECRETARIAT GENERAL DE L'ENSEIGNEMENT CATHOLIQUE, Annonce explicite, 5.
8 SECRETARIAT GENERAL DE L'ENSEIGNEMENT CATHOLIQUE, Annonce explicite, 9.
9 SECRETARIAT GENERAL DE L'ENSEIGNEMENT CATHOLIQUE, Annonce explicite, 6.
10 A questo proposito cf. il capitolo «Le travail des représentations» nel mio libro Dieu toujours recommencé. Essai sur la catéchèse contemporaine (Théologies pratiques), Lumen vitae-Cerf-Novalis, Bruxelles-Paris-Montréal 2007,120-138.
11 SECRETARIAT GENERAL DE L'ENSEIGNEMENT CATHOLIQUE, Annonce explicite,10.
12 M. GAUCHET, Un monde désenchanté?, Éd. de l'Atelier, Paris 2004, 243.
13 Per proseguire la riflessione ci si potrà riferire alla risoluzione delle giornate nazionali delle riunioni della scuola cattolica: http://enseignement-catholique.fr/content/ view/17860. Si veda soprattutto l'intervento di Paul Malarte del 2007. Il sito del comitato europeo della scuola cattolica: http://enseignementcatholique94.org/ddec94/spip/ IMG/doc/texte_Assises_pour_site.doc; il sito del Comitato europeo dell'insegnamento cattolico: http://www.ceeec.be/activites.htm; cf. DAGENS (ed.), Pour l'éducation et pour l'école; J.-M. VANDERMEER (ed.), Pour «une nouvelle présence» de l'Enseignement catholique au sein de la lacité, Éd. de l'Atelier-Lumen vitae, Paris-Bruxelles 2007; A. Joix LAMBERT (ed.), Enseignement de la religion et expérience spirituelle (Haubans 2), Lumen vitae, Bruxelles 2007.