IL CATECHISMO

DEI GIOVANI 

NELLA PASTORALE

GIOVANILE

(Parte terza di: Ufficio Catechistico Nazionale

La Catechesi e il catechismo dei giovani.

Orientamenti e proposte, 1999)

 

A. Il significato pastorale del catechismo dei giovani

26. Scopo principale dell’educazione alla fede degli adolescenti e dei giovani è l’integrazione tra fede e vita mediante un incontro vivo e autentico con Gesù Cristo, realizzato in una comunità viva di credenti, per aiutare a far fiorire dal proprio vissuto una risposta concreta alla propria vocazione di cristiano. Il CdG contribuisce direttamente in maniera significativa al raggiungimento di questo obiettivo: «In questo cammino di scoperta del volto di Cristo – accanto all’accostamento diretto ai Vangeli e a tutta la Bibbia e come strumento di lettura di essa nella fede – abbiamo oggi riferimenti importanti, che tutti devono valorizzare: il primo e il secondo volume del catechismo dei giovani, Io ho scelto voi e Venite e vedrete».[27]

27. Il CdG è chiamato quindi a diventare uno strumento di progettualità per tutta la pastorale giovanile, in quanto è tutta la pastorale ad essere tesa verso tale meta. In esso non è difficile ritrovare infatti gli elementi di base sui quali costruire itinerari di fede condivisi e coordinati. Tale attenzione porta ogni comunità ecclesiale e ogni proposta pastorale a chiedersi insieme innanzi tutto: quale figura di giovane credente sogniamo? che rapporto vivo con Cristo proponiamo? quale esperienza di comunità? che progetto di vita?
Inoltre, tutto ciò spinge ad affermare che non è più possibile oggi, in Italia, fare pastorale giovanile senza applicarsi a una precisa educazione alla fede e cioè senza impegnarsi seriamente nella coordinazione di contenuti, soggetti e obiettivi, evitando di scegliere pericolose scorciatoie sulla base di scelte sensazionalistiche.
Nello stesso tempo però è lo stesso catechismo ad avvertirci di un pericolo contrapposto: fermarsi ad una catechesi giovanile senza i giovani, cioè senza il loro mondo e senza una lettura attenta che una illuminata ed organica pastorale giovanile è in grado di fare per realizzare anche oggi l’incontro dei giovani con il vangelo di Gesù.

28. Se qui si insiste su questo duplice aspetto è perché spesso non viene messo in evidenza che l’educazione alla fede è il cuore della pastorale giovanile e che la catechesi è fondamentale per raggiungere tale obiettivo.
Da una parte assistiamo ad iniziative generose di comunicazione della fede ai giovani ma prive di quella mediazione indispensabile capace di realizzare l’incontro tra il Vangelo e i giovani, mediazione che invece è possibile dentro il contesto più ampio in cui si muove la pastorale giovanile. Senza tale contesto, lo strumento pastorale del catechismo finisce fatalmente emarginato, perché sentito estraneo dai giovani e dai loro educatori, privo di incidenza formativa, con il risultato ancora più grave di nutrire dubbi sul senso e sulla possibilità di una catechesi giovanile come tale.
Dall’altra parte capita di assistere a sforzi notevoli di animazione pastorale dei giovani, in cui però la componente dell’annuncio evangelizzante appare come sfuocata, non compresa nella sua necessità e non svolta nella sua autonomia attuativa (tutto diventa «catechesi»!) oppure c’è annuncio, ma non lo si accompagna con un cammino metodico di crescita nella fede. Le ragioni di questa tendenza possono essere diverse: la condizione di debolezza di fede dei soggetti che chiede cammini graduali di avvicinamento alla fede; l’intrinseca difficoltà di fare una proposta organica, definita, oggettiva, per persone che non hanno mai ricevuto o hanno dimenticato l’annuncio; la sottovalutazione della possibilità formativa inerente ad una proposta diretta di Gesù Cristo anche a mondi giovanili apparentemente lontani. Qui il rischio è che il CdG, così come ogni altro autorevole sussidio organico e, più in generale, l’intero progetto catechistico italiano stesso, siano messi da parte o troppo facilmente sostituiti con proposte diverse, più o meno catechisticamente elaborate. In realtà, anche se a volte può non sembrare, il mondo giovanile chiede ed ha urgente bisogno di un annuncio coraggioso e diretto di Gesù Cristo e del messaggio evangelico, sia pur nel rispetto di una gradualità che ogni serio itinerario alla fede deve saper prevedere.
Diventa allora necessario ricollocare la centralità dell’educazione alla fede e della catechesi nella pastorale giovanile, anche attraverso lo strumento del CdG, per realizzare una sinergia capace di orientare una formazione dei giovani in cui l’annuncio e l’approfondimento della fede sia una componente costante, organica, condivisa nei comuni orientamenti proposti dalla Chiesa italiana, chiaramente attuata nel quadro di una ben definita pastorale giovanile.

29. Il CdG non è però una «rapsodia» di contenuti religiosi da trasmettere come si vuole. I due testi – come abbiamo mostrato in precedenza - propongono invece itinerari strutturati, in cui sono riconoscibili precisi obiettivi, scelte contenutistiche e stimoli pedagogico-didattici, anche se questi, spesso, appaiono piuttosto come spunti germinali da sviluppare ulteriormente in una catechesi viva che tiene sempre presenti le persone concrete che ha dinanzi.
Una prima esigenza che il CdG avanza verso chi è chiamato a farne uso è quella di conoscere il testo nel suo impianto materiale, nella sua logica interna, nelle articolazioni dei capitoli e all’interno di ogni capitolo, nelle pagine fuori testo o nelle schede, nelle illustrazioni, nelle pagine conclusive.
La conoscenza del testo richiede tuttavia una previa accoglienza del catechismo stesso, come strumento ecclesiale di educazione della fede. Qui subentrano motivazioni che hanno «naturalmente» forza morale e che aiutano ulteriormente a comprendere e valorizzare le risorse del sussidio. Una prima motivazione fa riferimento al valore del testo catechistico, come strumento di comunione ecclesiale in quanto ogni catechismo è testo approvato dai nostri Vescovi con atto collegiale e riconosciuto dalla Santa Sede. Da ciò consegue il richiamo ad un altro livello di comunione, talora disattesa: quella culturale. La comunicazione della fede è tale se genera nel popolo di Dio (nel nostro caso dentro il mondo giovanile) un linguaggio e concetti, rappresentazioni, informazioni, argomentazioni comuni e condivisi, favorendo una sorta di «alfabetizzazione» religiosa comune, ispirata appunto dal servizio di un catechismo comune. È un modo non irrilevante di attuare «il progetto culturale orientato in senso cristiano».
Come ogni catechismo debitamente approvato, anche questo catechismo serve la comunione di fede e di cultura perché propone la fede della Chiesa, in forma sintetica, secondo i tratti che caratterizzano ogni valida comunicazione di essa: l’autenticità dei contenuti, la sistematicità e organicità dell’esposizione, la capacità di significatività ed esistenzialità.
Crediamo di poter concludere questo primo aspetto con le parole del Direttorio Generale per la Catechesi perché in esse ritroviamo nel nostro catechismo una piena sintonia: «Nei catechismi locali, la Chiesa comunica il Vangelo in maniera accessibile alla natura umana, affinché questa possa realmente percepirlo come buona notizia di salvezza. I catechismi locali si convertono, così, in espressione palpabile dell’ammirabile condiscendenza (DV 13) di Dio e del suo amore ineffabile per il mondo» (n. 131).

B. Il servizio della pastorale giovanile per la catechesi dei giovani e per l’accoglienza e l’uso del CdG

30. «Non si deve dimenticare che riesce proficua quella catechesi [giovanile] che può svolgersi all’interno di una più ampia pastorale [dei giovani]» . Qui ci limitiamo a ricordare, più che altro sotto forma di proposizioni, quello che una intelligente pastorale giovanile è chiamata a fare.

Importanza del CdG nella formazione dei giovani. Anzitutto la pastorale giovanile è chiamata a dare piena ospitalità alla proposta di catechesi ai giovani avanzata dal CdG, sapendo collocare i due momenti della crescita giovanile, la fase adolescenziale e la fase giovanile più avanzata, in continuità con le fasi della vita precedenti e successive: «ci vuole più unità di percorsi tra pastorale della fanciullezza e della preadolescenza, pastorale giovanile, pastorale familiare». Un servizio fondamentale è perciò quello di accogliere e inquadrare il catechismo (e prima ancora la catechesi e il catechista dei giovani) nel contesto di un progetto educativo globale della persona, entro un triplice orizzonte di idee, di relazioni e di esperienze, a livello umano e cristiano. La pastorale giovanile con le persone che vi operano e le attività che persegue diventa quindi l’ambiente vitale di formazione di cui il catechismo può divenire finalmente «codice scritto» autorevole.

Catechesi giovanile vocazionale. Una nuova sfida della pastorale giovanile è quella di essere capace di aiutare il giovane a vivere il Vangelo nella concretezza della sua situazione personale: è solo da questo impegno di vita quotidiana evangelica che fiorisce poco a poco la propria specifica vocazione, il proprio ruolo unico, speciale e insostituibile nel mondo. La dimensione vocazionale è perciò sempre presente in ogni parte del CdG, in maniera trasversale e graduale, fino ad arrivare alla proposta esplicita del matrimonio religioso o della vita consacrata. Anche le esperienze di volontariato e di servizio più svariate, se non si vuole che vengano vanificate in un qualcosa di slegato dalla propria storia e dalla costruzione della propria identità, vanno collocate sempre in questa prospettiva vocazionale.

Spazi di ascolto. Proprio della pastorale giovanile è creare spazi di ascolto vero dei giovani. Non sono sufficienti le inchieste e i sondaggi per conoscere i giovani: i risultati di queste sia pur utili risorse non riescono sempre a valorizzare ogni singola persona. Occorre immergersi perciò di più nella storia di ciascuno per cercarvi assieme il senso. Tutto questo esige, come è stato ribadito nel Convegno Ecclesiale di Palermo, che la comunità cristiana non coniughi soltanto il verbo «venire», ma soprattutto il verbo «andare». Ciò significa che il CdG deve stimolare verso una pastorale giovanile aperta alla complessa vita dei giovani, ai loro percorsi del tempo dell’impegno e del tempo libero, ai loro spazi d’incontro, alle loro aspirazioni. È questo il senso delle parti iniziali di ogni capitolo del CdG, pensate appositamente per far emergere e illuminare evangelicamente il vissuto dei giovani.

Una risposta alla domanda religiosa e di spiritualità. Non manca tra i giovani la domanda religiosa e di spiritualità. La necessità di entrare nei nuovi areopaghi dei giovani (dalle tifoserie sportive ai fruitori dei programmi televisivi, dai giovani nel loro interesse musicale ai navigatori di internet, dai gruppi sui motorini ai giovani della notte), ci spinge a creare con coraggio l’unità e non la separazione tra educazione ed evange-lizzazione. Il CdG, nella sua ricchezza di spunti e contenuti, può offrire una spiritualità vera alla domanda religiosa odierna dei giovani.

Una relazione capace di fare unità tra fede e vita. La richiesta che viene dai vari ambienti giovanili è sempre quella della «relazione»: il mondo odierno offre infatti ben pochi spazi e tempi «umanizzati» capaci di favorire incontri autentici tra le persone. I giovani chiedono, direttamente o indirettamente, di mettersi in relazione, ma non sempre le nostre strutture e i nostri ruoli riescono a gestire o per lo meno ad offrire spazio per questa relazione. Forte inoltre è il rischio di ridurre tutto a relazione «orizzontale», senza una prospettiva alta, aperta sull’assoluto: il CdG aiuta a scongiurare tale già troppo diffusa percezione troppo «orizzontale» della fede proponendo continuamente un rapporto con Dio come «relazione» viva e quotidiana, fonte di ricchezza sorprendente per le stesse relazioni umane.

Rinnovata missionarietà e rapporto con il territorio. Occorre una rinnovata missionarietà nella formazione, ma anche nella struttura ecclesiale. La missione non è un «di più» o un «poi» rispetto all’essere della Chiesa. Una capacità attuata di «estroversione», che è connaturale all’uomo, contribuisce alla crescita umana e di fede di ciascuno, in quanto ci si costruisce nell’incontro con l’altro e nel sapersi rendere dono d’amore. Tale missionarietà non può mai essere, inoltre, un’abilità individuale dei singoli, ma richiede l’unità di cuore e anima di tutti: nessuno oggi nella società è autosufficiente nei confronti dei giovani, e neppure la comunità cristiana lo è nel suo lavoro di educare alla fede. La comunità, il gruppo, l’associazione, il movimento, devono aprirsi al confronto e alla collaborazione: è per questo che recentemente si è cominciato a parlare della necessità che tutti gli educatori dei giovani lavorino «in rete».
La struttura parrocchiale o di oratorio, soprattutto per alcune diocesi, rischia perciò di diventare stretta quando assume la connotazione di esclusivo «ambiente obbligato» che circoscrive tutta la pastorale giovanile. Le strutture ecclesiali non sono il solo luogo in cui fare entrare tutti i giovani perché vengano educati alla fede e accolgano il Vangelo. Le nostre strutture devono diventare invece il crocevia necessario perché la comunità si possa aprire in maniera progettuale nei confronti del territorio per creare in esso interventi sempre meno occasionali e sempre più coordinati e duraturi. Anche per la pastorale giovanile vale infatti quanto auspicato da Giovanni Paolo II con l’affermazione: «la parrocchia realizza se stessa fuori di se stessa». Anche l’appartenenza ad associazioni, movimenti o gruppi, pur essendo una mediazione educativa necessaria, non può non aprirsi attorno a sé in termini di reciproca conoscenza, arricchimento e collaborazione.
In tutto questo, il CdG assume il ruolo di «codice» unificante di ogni proposta pastorale giovanile, per permettere in questa «rete» di interventi che uniscono in collaborazione forze ecclesiali e realtà del territorio quell’unità culturale necessaria ad un’autentica educazione della fede incarnata nel vissuto odierno.

Un nuovo animatore-guida. Non è possibile parlare oggi di catechesi ai giovani pensando soltanto al tradizionale catechista o animatore di gruppo. Appare sempre più necessaria, come diremo più ampiamente nella parte finale di questa Nota, una nuova figura di educatore-animatore-catechista, che sappia porre come primo contesto della sua azione educativa il territorio dentro cui vive la comunità cristiana.

Nuovi linguaggi. Un altro campo in cui si deve esprimere la missionarietà è quello dei nuovi linguaggi odierni, non con l’intento didattico di avere a disposizione molti più strumenti, ma con la passione di chi dall’interno di essi vuol sprigionare stili nuovi di essere, di comunicare ed educare. È necessario saper dialogare con i giovani conoscendo i loro linguaggi, non tanto per perdere la propria identità e quindi la propria capacità educativa, quanto invece per innestare il messaggio del Vangelo all’interno di un quadro simbolico di riferimenti comprensibile e significativo che trascende il linguaggio stesso perché porta, in definitiva, a un incontro con una Persona. I contenuti del CdG, che già di per sé cercano di esprimersi in maniera non estranea ai giovani, si prestano facilmente, con un po’ di sana iniziativa, ad essere veicolati anche attraverso i nuovi linguaggi e mezzi odierni.

Pastorale «quotidiana» e di «frontiera». Esistono oggi due interventi speculari nel mondo giovanile: da una parte il lavoro educativo di parrocchie, associazioni, movimenti, oratori; dall’altra quello delle comunità di recupero, delle comunità di accoglienza, dei centri di aggregazione per ragazzi a rischio, ecc. Queste due modalità di intervento vanno certamente sempre più consolidate, nella costante attenzione a non creare una frattura tra di esse, ma va ricordato che tali proposte accostano spesso solo una piccola percentuale di giovani, così che la stragrande maggioranza sembra non avere qualcuno che avanzi proposte. Esiste infatti una grossa fascia di giovani che non partecipano ad iniziative ecclesiali, né sono oggetto di interventi particolari per il fatto che non manifestano nessuna eclatante sofferenza, eppure anche per essi è necessario sperimentare l’incontro col Vangelo e con Gesù Cristo, senza il quale nessuna vita ha pienamente senso. Occorre pertanto un maggior coordinamento perché ci si possa aiutare ad essere al servizio di tutti i giovani.
Il CdG è il «codice» di riferimento per l’educazione alla fede di tutto il mondo giovanile italiano. In questo senso, risulta riduttivo concepire lo strumento del CdG come qualcosa di «conveniente» per i giovani vicini alle realtà ecclesiali e «sconveniente» per tutti gli altri: ciò equivarrebbe a pensare che non c’è bisogno per tutti di un cammino di integrazione tra vita e fede, sia pur nel rispetto della possibilità di itinerari e metodologie differenziate.

Rinnovata progettualità comune tra varie realtà ecclesiali. In questi ultimi tempi, il clima tra gruppi, movimenti e associazioni appare sereno. Ciò fa sperare di poter rinnovare, come abbiamo più volte già affermato, l’impegno verso una progettualità comune e realizzare così esperienze di catechesi condivise da associazioni, gruppi e realtà parrocchiali. Tutto questo sarà tanto più facilitato quanto più ci sarà un’intesa attorno ai contenuti della fede proposta ai giovani (CdG) e alla centralità della comunità cristiana come luogo d’incontro e crocevia di iniziative coordinate.

C. I catechisti e gli animatori dei giovani

31. Si è già accennato alla necessità di figure educative rinnovate per i giovani. I termini che comunemente ne definiscono il ruolo sembrano insufficienti, da soli, a descrivere i compiti richiesti («animatore», «catechista», «educatore»), ma una cosa è certa: l’impegno educativo con i giovani richiede formatori capaci di correlare tre livelli irrinunciabili: la proposta di fede, l’animazione di gruppo e la personalizzazione del rapporto educativo.
La proposta di fede trova nel CdG la sua espressione contenutistica e metodologica, da programmare e differenziare in itinerari specifici a seconda delle situazioni concrete; l’animazione di gruppo permette di incarnare nel vivo delle relazioni umane - nella crescita personale degli individui e nel camminare assieme del gruppo - il messaggio del Vangelo e l’incontro autentico con Dio; la personalizzazione del rapporto educativo è, infine, un’esigenza irrinunciabile se si vuole favorire la maturazione della fede di ciascun soggetto, nel rispetto dei suoi ritmi e dei suoi tempi.
Ciò comporta o il rimando a competenze specifiche nell’unico educatore o, meglio, la compresenza di molteplici figure di formatori, capaci di lavorare assieme a favore dell’unico soggetto.

32. Requisito essenziale di ogni educatore della fede è una particolare maturità umana e di fede. Oltre a questo, poiché non ci si improvvisa «educatori», è necessaria anche una base assodata di competenze sia dal punto di vista teologico-biblico che da quello pedagogico.
Più in particolare, ogni catechista e animatore dei giovani deve cercare di coltivare e consolidare le seguenti caratteristiche:

a) Amore appassionato per la vita e le persone, per tutti i giovani, non solo per quelli che gli sono specificamente affidati. L’essere catechista-educatore non è un impegno relegato a un singolo frammento spazio-temporale della sua esistenza, ma è il suo modo stesso d’essere. Si è catechisti-animatori a tempo pieno, in qualunque ambiente, sapendo cogliere da ogni aspetto della vita le sfide alle quali dare risposta. Il momento prettamente catechistico diventa quindi il crocevia nel quale far emergere e convergere la complessità di una vita che riceve dalla parola di Dio l’illuminazione necessaria per essere compresa in pienezza e per costruire nella verità del Vangelo il proprio presente e futuro.

b) Autorevolezza e credibilità, date dall’esempio offerto ai giovani della propria stessa esistenza, vissuta con entusiasmo e generosità alla sequela di Gesù Cristo. È dalla propria convinzione, testimoniata mediante una fattiva capacità di accoglienza e amore, che maggiormente si può dinanzi ai giovani d’oggi «rendere ragione della speranza che è in noi» (cf. 1Pt 3,15).

c) Capacità di ascolto e comunicazione, avvicinandosi ai sempre nuovi linguaggi giovanili senza perdere la propria identità e senza cadere in atteggiamenti giovanilistici accondiscendenti e sterili. Il catechista-animatore è una persona capace di migliorare la qualità delle comunicazioni e delle relazioni interpersonali, dentro e fuori il gruppo, e sa provocare e scatenare processi di crescita positivi. È in grado di proporre e condurre le persone attraverso varie esperienze vissute, spingendo poi ciascuno anche alla capacità di riappropriarsi interiormente di quanto ha sperimentato.

d) Responsabilità e competenza, curando e arricchendo costantemente la propria formazione permanente e sapendosi verificare, assieme alla comunità, mediante un processo di continua verifica. Il catechista-animatore non agisce improvvisando, ma segue un progetto condiviso, pur essendo capace di elasticità e di accoglienza del diverso e dell’imprevisto. Si mantiene in stretto contatto con i pastori della propria comunità e si aggiorna per quanto riguarda l’offerta di nuove proposte e direttive ecclesiali a livello locale e nazionale.

e) Capacità di collaborazione. Non è più tempo, oggi, di un modello educativo della fede incentrato attorno all’azione «solistica» di un singolo individuo. Collaborare «in rete» è diventata una necessità irrinunciabile non solo all’interno delle varie realtà ecclesiali, ma anche nei confronti del territorio in cui si è inseriti. Il catechista-animatore non si scoraggia, quindi, dinanzi al fenomeno di un’appartenenza ecclesiale e catechistica «a bassa soglia», ma cerca di instaurare una fiduciosa collaborazione con gli altri educatori che vengono a contatto quotidianamente con gli stessi giovani, nella costante verifica di non perdere la propria identità di catechista educatore della fede.

f) Spiritualità. Tutto quanto si compie e si è perde il suo senso se non è capace di lanciare ai giovani in ogni istante il messaggio gioioso e incoraggiante della presenza d’amore e di luce del Padre. Il catechista-animatore è perciò una persona allenata ad aprire dinanzi agli occhi dei giovani gli «squarci» della presenza trascendente di un Dio che abita ogni frammento della storia del singolo e del mondo, nella convinzione spe-rimentata di un piano di amore e di salvezza che non esclude niente e nessuno, ma si propone continuamente a tutti.

33. Posto nelle mani di tali catechisti e animatori dei giovani, ci auguriamo che il CdG divenga uno strumento efficace, capace di offrire ad una già ricca proposta pastorale esistente non solo un tessuto connettivo sul piano dei contenuti della fede, ma anche un punto di incontro per quanto riguarda la proposta di alcune categorie centrali e indicazioni metodologiche alle quali attingere per la programmazione di vari itinerari differenziati che possano quindi risultare condivisi, coordinati e complementari.

[27] Presidenza CEI, Educare i giovani alla fede, n.2. 

 

NB. Il documento è così composto

Prima parte
IDENTITÀ E COMPITI DELLA CATECHESI DEI GIOVANI

Seconda Parte
IL CATECHISMO DEI GIOVANITerza Parte

Terza Parte
IL CATECHISMO DEI GIOVANI NELLA PASTORALE GIOVANILE