Verso percorsi educativi e celebrativi

Inserito in NPG annata 1995.


Laboratori a cura di Guido Novella

(NPG 1995-07-40)


LA NOSTRA VITA DIVENTA EUCARESTIA

Il rispetto alle due fedeltà, a Dio e all'uomo, come ricordato in RdC 160, è il presupposto fondamentale per una efficace azione educativa. Se l'Eucaristia è il centro e il culmine verso cui tende tutta l'azione della Chiesa, è necessario presentare l'Eucaristia nel significato salvifico che essa ha per la vita quotidiana dell'uomo d'oggi. Essa è azione di Cristo e del popolo di Dio. Cristo sempre ripropone la propria offerta di salvezza. All'uomo richiede disponibilità, accoglienza, risposta al dono, sempre fedele, di Cristo redentore. Una risposta che deve essere immersa nella vita e scaturire dalla vita. Educare all'Eucaristia non significa essere presi dall'unica preoccupazione di spiegare che cosa si va a fare, chi si va a ricevere, come si svolge il rito. Preoccupazione fondamentale deve essere quella di abilitare noi stessi e i giovani a trasformare la nostra vita in Eucaristia, in culto spirituale, in sacrificio gradito a Dio. L'Eucaristia ci stimola a vivere all'insegna dell'apertura continua a Dio e ai fratelli, ad assumere la logica del dono, del perdersi per amore, del darsi senza calcoli, ricatti, pentimenti, fino alle estreme conseguenze, come ha fatto Cristo. «Egli era come Dio, ma non pensò di dover conservare gelosamente il fatto di essere uguale a Dio. Rinunziò a tutto, scelse di essere come servo e diventò uomo fra gli uomini. Tanto che essi lo riconobbero come uno di loro. Abbassò se stesso e fu obbediente a Dio sino alla morte, alla morte di croce» (Fil 2, 68). Nell'ultima Cena Gesù riassume ciò che è stata la sua vita: un dono d'amore che si concluderà nell'atto finale della sua esistenza: l'offerta suprema di tutto se stesso al Padre e agli uomini. È questa sua esistenza che, agli occhi del Padre, è culto perfetto, sacrificio totale, sacerdozio santo. Anche il cristiano, inserito in Cristo in forza del Battesimo, diventa un altro Cristo, assume come propria la vita di Cristo, fa propria la logica del dono totale. Diventa, come Gesù, culto perfetto, sacerdozio santo, sacrificio vero. È la vita, dunque, che deve diventare eucaristia, come lo fu la vita di Gesù. Nella Messa il cristiano fa memoria del dono d'amore di Gesù e risponde con tutto se stesso, con la propria vita trasformata in dono totale a Dio e ai fratelli. Questo, fondamentalmente, significa educare all'Eucaristia. Altrimenti la Messa rischia di essere vissuta in forma magica, con una religiosità immatura, infantile, o in modo puramente rituale operando un distacco tra Messa e vita.

Educare gli atteggiamenti fondamentali

Il Direttorio per le Messe con la partecipazione dei fanciulli indica che l'obiettivo specifico e costante a cui deve tendere la formazione eucaristica delle persone è «portarle a fare della loro vita quotidiana una risposta sempre più autentica al Vangelo» (Dir 15). È dunque nel tessuto della quotidianità che deve essere vissuto e preparato il momento rituale dell'espressione di fede. «Coloro pertanto che rivestono un compito educativo, dovranno concordemente ed efficacemente adoperarsi perché i fanciulli, i quali hanno già innato un certo qual senso di Dio e delle cose divine, facciano anche... l'esperienza concreta di quei valori umani che sono sottesi alla celebrazione eucaristica, quali gli atti comunitari, il saluto, la capacità di ascoltare, quella di chiedere e accordare il perdono, il ringraziamento, l'esperienza di azioni simboliche, il clima di un banchetto tra amici, una celebrazione festiva» (Dir 9). Nella celebrazione i gesti e i riti saranno significativi se già si sono incarnati negli atteggiamenti corrispondenti sul piano umano e della comunicazione interpersonale. Gli atteggiamenti eucaristici fondamentali (qui esplicitati per i fanciulli) li possiamo riassumere nei seguenti.
- Incontro: aiutare i fanciulli a scoprire che l'incontro con una persona è sempre un momento importante che arricchisce. Aiutarli ad assaporare la meraviglia, la gioia dell'incontro con persone conosciute e alle quali si è già legati da affetto. Renderci disponibili all'incontro con l'altro, anche quando è conosciuto, superando la diffidenza che la nostra società butta addosso al fanciullo.
- Trovarsi insieme: riscoprire la ricchezza e la gioia della comunione interpersonale. La vera gioia sta nel volersi bene, nell'accettarsi, nel comprendersi. Ciò che ci costruisce e ci realizza come persone è l'entrare in comunione con gli altri, portare reciprocamente i pesi delle sofferenze della vita, condividere i momenti brutti e quelli lieti. Per restare assieme, occorre sempre rinunciare a qualcosa di noi stessi per far posto all'altro. L'Eucaristia è convocazione: Dio che chiama con sé e con i fratelli.
- Pasto condiviso in famiglia: l'Eucaristia è mensa comune, un cibo condiviso, una cena d'intimità. Occorre riscoprire il valore e il senso della convivialità: mangiare insieme vuol dire entrare in comunione di vita con i commensali, significa spartire molto più del cibo: l'esistenza.
- Presenza di Gesù: oltre che nell'Eucaristia, Gesù si fa presente nel Pane, nella Parola, nei fratelli. Bisogna educare a scoprire questa molteplice presenza di Cristo. Egli è il Dio-con-noi, l'amico sempre disponibile, il compagno di strada, la luce che ci guida, la sicurezza che consola, la forza che ci anima. A poco servirebbe concentrare tutta l'attenzione sulla presenza di Gesù nel pane e nel vino se non ci educassimo alla presenza totale di Cristo.
- Festa: Gesù presente in mezzo a noi, la fraternità raccolta nell'amore, la percezione che il Padre ci libera e ci salva: tutto questo fa nascere la festa. Il fanciullo è particolarmente sensibile a questo elemento. Le cose importanti, gli incontri che contano sono situati in una cornice di festa. L'Eucaristia è un incontro importante, il momento più significativo, un banchetto di festa.
- Ascolto-preghiera: ogni incontro d'amore si nutre di dialogo. Gesù ci parla: dobbiamo educarci all'ascolto. Gesù ci invita a rispondere: ci educhiamo alla preghiera. L'iniziazione alla preghiera non passa attraverso la spiegazione, quanto attraverso l'acquisizione di atteggiamenti come: l'adorazione, il rendimento di grazie, la conversione, il colloquio interiore, la familiarità con i segni che rivelano la presenza di Dio. Per questo va collocata in quel contesto che abbraccia tutta la vita del catechizzando, e ha bisogno di essere sostenuta e nutrita dalla testimonianza della famiglia e della comunità.
- Dono: è capacità di donare gratuitamente. Occorre suscitare nei fanciulli questa capacità, aprendoli alla gratuità. Aiutarli a donare non solo le cose, ma se stessi: l'attenzione, il tempo, la disponibilità; renderli sensibili alle necessità altrui perché sappiamo dare una risposta compatibile alla loro capacità.
- Perdono: non c'è amore vero se non c'è perdono reciproco. Continuamente dobbiamo perdonarci gli uni gli altri i nostri egoismi, le nostre cattiverie, le mancanze di generosità e di sensibilità. Chiedere perdono significa prendere coscienza dei nostri limiti, vivere nella verità e nell'umiltà. Solo quando uno si riconosce povero diventa capace di ricevere la ricchezza dell'altro. Per invocare il perdono di Dio bisogna essere disponibili al perdono nei confronti del fratello.
- Servizio: il servizio non è altro che l'amore quando si fa concreto, operativo, dinamico. Il fanciullo è più sensibile all'amore che riceve piuttosto che all'amore da donare. È incapace di oblatività. Educarlo al servizio significa aiutarlo a superare la posizione egocentrica, per avviarsi alla fase altruistica. Celebra l'Eucaristia con verità colui che lava i piedi ai fratelli.
- Sacrificio: il sacrificio è funzionale all'amore. Amare è sempre uscir fuori da me stesso, rinunciare a me stesso per far posto all'altro. Amare vuol dire morire a me stesso. Educare al sacrificio significa allora educare a saper andare al di là del bisogno immediato, del capriccio, delle pretese, del tornaconto personale.

INVITO ALLA CONVERSIONE

Per quanto riguarda il sacramento della Riconciliazione, pensiamo di dover sottolineare le seguenti attenzioni educative.

Tener vivo nella comunità il dinamismo della conversione
La Chiesa è santa e peccatrice ad un tempo. Santa perché racchiude il mistero di Dio che opera salvezza. Peccatrice perché infedele a causa della fragilità e del peccato di ciascuno. Per questo è sempre in atteggiamento di con versione. Da quali elementi è costituita la dinamica della conversione?

Attenzione alla vita
La vita è l'intreccio delle parole gesti d'amore di Dio su di noi e delle nostre risposte affermative e negative. Saper leggere questa trama è molto importante, perché ci consente di scoprire chi siamo, chi siamo stati e chi possiamo essere. Bisogna però sapersi fermare, ascoltare, riflettere, interrogare. Leggendo in profondità la vita scopriremo che il passato-presente sono storia di salvezza che predispongono il futuro nuovo che Dio ci propone; e ci sentiremo invitati ad accogliere questo dono abbandonando alle spalle la terra della nostra schiavitù.

Disponibilità alla verifica
Se leggo la vita prigioniero dei miei schemi, avvelenato dai pregiudizi o attaccato ai miei comportamenti, difficilmente saprò aprirmi alla novità per una rinascita. Occorre essere disponibili, cioè poveri, gente in ricerca, consapevoli di non aver mai pienamente raggiunto i traguardi dell'amore. Lo sguardo sulla vita può essere tradito da lenti deformanti che falsano le prospettive. Ci si deve perciò aiutare a rendere limpido lo sguardo e disponibile il cuore.

Ascolto della Parola di Dio
Attenzione e disponibilità non bastano; per leggere la vita occorrono chiavi di lettura che consentano di cogliere le parole-segni di Dio per noi, oggi. Altrimenti la storia altro non è se non uno specchio che rinvia la nostra stessa immagine; mentre lì dentro possiamo trovare il progetto d'uomo che siamo chiamati ad essere. Questa chiave di lettura è la Bibbia. In essa trovo l'invito al dialogo con Dio, la sua risposta ai miei problemi più veri, l'indicazione delle sue e non delle mie esigenze. La vita si lascia decifrare in profondità solo alla luce che promana dalle pagine bibliche, là dove sono raccolte le esperienze di Israele e della Chiesa primitiva, indicative del come e del dove Dio si lascia incontrare per la nostra salvezza.

Inserimento nella comunità
Il cammino della conversione è possibile là dove si è deciso di vivere in fraternità, là dove il fratello diventa lo specchio di fronte al quale scopro me stesso e ciò che ancora debbo diventare, cosicché tutti si è educatori ed educati, salvatori e salvati, padri e figli nella fede, allo stesso tempo poveri e ricchi, donatori e beneficati, ascoltatori e ascoltati. Vengono meno allora le scorie del peccato, perché cadono presunzioni e pregiudizi, si indebolisce la logica del potere a favore della gratuità, si scrostano le maschere di falsità mentre si ricupera la gioia e il coraggio di guardarsi dritti in volto; davvero si scopre che convertirsi è possibile all'interno d'un cammino comune, perché il dono di Dio passa attraverso la mediazione dei fratelli. Suscitare e alimentare questa tensione è possibile mediante esperienze che tocca anche noi educatori promuovere e sostenere. Ne citiamo alcune: veglie bibliche, incontri di preghiera, gruppi della Parola, gruppi di preparazione alla liturgia domenicale, revisione di vita, assemblee comunitarie, celebrazioni penitenziali, correzione fraterna, giornate di spiritualità, riflessione di fede su alcuni avvenimenti che provocano la comunità...

Educare gli atteggiamenti penitenziali

Riprendiamo un principio noto: la celebrazione del sacramento dev'essere l'espressione culminante d'un abituale modo di essere. L'accento va posto quindi sulla penitenza come virtù, come quotidiana disposizione al ricupero dell'amore, come stile di vita pasquale. Senza vita penitenziale, il gesto sacramentale rischia di esprimere ben poco e di avere scarsa o nessuna incidenza sull'esistenza. Questa disposizione abituale di penitenza è fatta di tanti atteggiamenti che è necessario proporre ed educare. Li enumeriamo: l'ascolto della Parola, la preghiera, la revisione della propria giornata, l'immediata richiesta di perdono a Dio dopo una mancanza, la generosa riconciliazione con i fratelli, e cioè il richiedere scusa, l'espressione di simpatia, l'oblio d'un torto, un gesto di pace, di incontro, di accoglienza o di servizio... Così pure il saper dire di no ad una situazione pericolosa, l'esercizio del dominio della propria sensibilità. E inoltre tutto ciò che riguarda le opere di carità e di misericordia verso gli ultimi e i piccoli. È importante prospettare questo ampio ventaglio di possibilità di bene. È buona pedagogia, inoltre, più che insistere sull'orrore del peccato, porre l'accento sul bene da compiere. Poiché è alla luce del bene che è possibile cogliere gli atteggiamenti di infedeltà, assieme alle possibilità di vita nuova che Dio ci spalanca dinanzi. Ogni gesto d'amore, poiché dice rottura con il peccato, è già atto di riconciliazione con Dio e con i fratelli. Una riconciliazione che celebriamo nel quotidiano. Così facciamo penetrare nella vita il mistero di morte-risurrezione del Signore, quel mistero che giunge al massimo di espressione e di efficacia nel sacramento della misericordia e della rigenerazione a vita nuova.

Favorire la maturazione della coscienza morale

Indichiamo tre linee di sviluppo.

Dal senso di colpa al senso cristiano del peccato
Il senso di colpa lascia l'uomo prigioniero di se stesso. Sono io che riconosco di non essere stato all'altezza dell'immagine che avevo di me stesso (io avrei dovuto... io avrei potuto... io non ce l'ho fatta...) e dunque mi ripiego, mi condanno e mi punisco. C'è qui un pericoloso meccanismo che può frenare la crescita: proprio perché la persona cresce nella misura in cui rompe la solitudine dell'io e instaura relazioni d'amore con un tu dal quale si sente amata e verso il quale prova amore. È come se l'uomo si guardasse allo specchio, e scorgendovi la propria immagine abbruttita, si sentisse frustrato o inorridito, e giungesse a detestarsi. Il senso cristiano del peccato offre una possibilità diversa: colgo la mia situazione negativa, ma all'interno di un rapporto d'amore, nel confronto con un tu che mi ama. Alla luce cioè dell'infinito amore di Dio, che mi vuole bene in modo incondizionato ed eternamente fedele! L'attenzione non rimane prigioniera dell'errore; si lascia piuttosto avvincere da questo amore che ricupera, ricostruisce, ricrea, trasforma e chiama a nuova crescita. Allora scopro che se Dio mi ama così, non c'è motivo per cui io debba detestarmi. Le energie, anziché venir ripiegate, si dispiegano verso la possibilità di vita nuova che mi si apre dinanzi: quale risposta d'amore all'Amore incontrato.

Da una morale materiale a una morale intenzionale
Nella prospettiva materiale, l'atto peccaminoso viene colto nella sua oggettività. È grave aver fatto questo per il fatto che ciò, in se stesso, è grave. Indipendentemente dalle intenzioni del soggetto che ha posto l'atto. Ma la morale cristiana è di tipo intenzionale, poiché è dal cuore dell'uomo che escono le espressioni di male. È dunque importante invitare i giovani a cogliere le intenzioni vere e profonde e a giudicare se stessi sulle indicazioni che vengono dal «cuore» quando si apre a verità.

Da una morale eteronoma a una morale autonoma
È dipendente colui che deriva la norma di comportamento dall'esterno (eteronomia): debbo fare o evitare questo o quest'altro perché mi è stato detto così. È invece libero e responsabile colui che obbedisce non a una legge dall'esterno, ma a una legge dall'interno. Favorire la maturazione della coscienza morale Come coltivare questa legge interiore? Proponendo, facendo scoprire e gustare i valori autentici. Interiorizzati, essi diventeranno norma, cioè criteri di scelta e di giudizio, linee di orientamento per le fondamentali scelte di vita e per l'agire quotidiano. Più che insistere sul «tu devi — tu non devi», è importante offrire valori calati dentro modelli di comportamento e sorretti da un ambiente educativo che aiuti a percepirli e a viverli con coerenza. E ovvio che tutto ciò non si ottiene di colpo: si tratta di un processo lento e faticoso.

COSTRUIRE ITINERARI

Dopo la presentazione di una serie di atteggiamenti fondamentali e di attenzioni educative in riferimento ai due sacramenti che stiamo esaminando, è possibile offrire all'animatore una specie di schema-griglia per un possibile lavoro di «attualizzazione» per i suoi concreti destinatari. È importante infatti per gli educatori imparare a costruire celebrazioni dei sacramenti significative per i giovani d'oggi, in modo che esse siano «parlanti» per la vita quotidiana del soggetto, capaci di trasformarla accogliendo il dono della «comunione» e «riconciliazione». Lo schema che presentiamo è puramente indicativo, ma offre delle linee guida secondo il criterio degli itinerari di educazione alla fede, nella stessa logica. Essi in particolare si collocano all'interno della terza area, dell'appartenenza ecclesiale, anche se non è impossibile pensare a degli itinerari specifici per qualche fascia particolare di età (per riscoprire tali sacramenti) o in particolari momenti (liturgici o di vita dei giovani stessi). L'educatore dovrà allora preoccuparsi di tenere in mente l'unità del processo degli itinerari, per evitare la frammentazione dei cammini, e per trovare la possibilità di celebrare adeguatamente e di far festa nelle singole tappe dell'itinerario. In particolare, quattro sono i criteri a cui attenersi nella costruzione di itinerari di riscoperta dei sacramenti dell'eucaristia e della riconciliazione:
- superamento della frammentazione attraverso una riunificazione attorno alla logica degli itinerari, al profondo collegamento tra i due sacramenti (non di tipo funzionale!), agli atteggiamenti che indicano l'unità interiore della persona;
- rispetto della verità dell'evento: il che significa anzitutto riconoscere i segni di una presenza di amore gratuito da svelare, vivere, diffondere, un dono gratuito ma esigente; - l'analisi della condizione di bisogno di vita in cui viviamo: il sacramento è un dono di cui scopriamo le tracce sulla misura dei segni di morte;
- la riformulazione di un linguaggio che permetta di dialogare con tutte le età e con persone con esperienze diverse. È possibile allora procedere in un duplice modo. Schematicamente:
- Percorsi educativi e celebrativi:
* Evidenziazione (biblica, teologica) degli elementi di fondo del mistero dell'eucaristia e della riconciliazione: si tratta di porre in risalto i dati di fede essenziali, i nuclei di fondo (per non perdersi in minuzie o su elementi secondari). A questo possono servire gli articoli precedenti (soprattutto di C. Di Sante o le eventuali «schede storico-teologiche» che seguono).
* Atteggiamenti «collegati» o in sintonia con il mistero celebrato: il mistero dono ha lo scopo di incontrare la vita, diventare vita abbondante nelle persone. La vita infatti esprime l'incontro con Dio nell'eucaristia e nella riconciliazione attraverso gli atteggiamenti.
^ Esperienze da proporre: per far assumere gli atteggiamenti è necessario proporre esperienze adeguate che li incarnano, attraverso cui essi possono «passare», essere interiorizzati e poi verificati. Occorre quindi proporre esperienze capaci di far compiere tale passaggio verso gli atteggiamenti.
^ Celebrazione: la vita che accoglie il dono di Dio si esprime in atteggiamenti, e si sente il bisogno di momenti insieme per celebrare quanto si vive. Per rendere la celebrazione più vicina alle sue modalità liturgiche (ed umane) di tipo simbolico e rituale, e alla sensibilità delle persone che la attuano, occorre costruirla anche attraverso oggetti e gesti (segni) in grado di esprimerla.

- Itinerari:
È possibile poi passare alla costruzione di un itinerario specifico per la riscoperta dei due sacramenti, mettendo in ordine, secondo la modalità e la logica dell'itinerario, gli elementi di cui sopra. Devono essere esplicitati i seguenti punti:
^ Destinatari
^ Meta finale
^ Tappe
^ Obiettivi intermedi (esplicitazione di atteggiamenti a cui abilitare ed esperienze congruenti attraverso cui apprenderli e imparare a viverli)
^ Modalità celebrative (oggetti, gesti simbolici).

Alcune avvertenze

La costruzione di itinerari per la riscoperta dei sacramenti della vita quotidiana è un passo importante e delicato perché è la metodologia educativa corretta che risponde alla duplice fedeltà a Dio e all'uomo tipica della legge dell'Incarnazione (all'uomo giovane concreto che vive all'interno di un clima di morte e vuole vita, e al dono di Dio che vuole dare vita). Ma è anche un passaggio delicato perché esige competenza teologica ed educativa, e corre facilmente il rischio di essere una costruzione a tavolino, più attenta alla completezza che alla concretezza. Per questo motivo l'attenzione più grande è da riservare agli atteggiamenti. quelli più vicini alla sensibilità espressa dai sacramenti dell'eucaristia e della riconciliazione, e capaci di «ristrutturare» la mentalità delle persone, in modo da vivere «rinnovati». Allora tutta l'elaborazione potrà sfociare in una celebrazione che sia davvero dono di quella vita di cui il mistero-evento è ricolmo. Data la preminenza da accordare nell'itinerario agli atteggiamenti (da suscitare e rivolgere attraverso esperienze significative), pensiamo utile riproporre quegli atteggiamenti-stili di vita che, nel corso degli scambi tra educatori avvenuti all'interno del convegno, sono risultati i più urgenti e significativi, quelli su cui educativamente puntare. Sono atteggiamenti che sono sia esigenze di vita per una vita più piena, sia «dono» per la qualità di vita nuova offerta dai sacramenti. Su questi l'educazione può puntare, su questi verificarsi:
- Capacità di fare memoria, da ricostruire nel tessuto della vita. Per non guardare all'indietro in modo utilitaristico, ma per scoprire che il passato ha qualcosa di importante da dire se lo si legge dal mistero che si porta dentro: diventa così un passaggio che spinge alla speranza.
- Festa/gioia: ma una festa in cui si scopre che la ragione della festa non siamo noi, ma una presenza più grande che ci convoca, ci invita, e invita alla festa quelli che di solito ne sono privati.
- Eucaristia e riconciliazione sono il confronto con Gesù di Nazaret che ha donato la sua vita per far passare tutti dalla morte alla vita. La salvezza viene non dalla potenza o astuzia ma dall'amore fino a dar la vita.
- L'esperienza di Zaccheo: quello cioè di tornar a vivere riconciliati con se stessi: Dio ci restituisce il diritto di essere felici di quello che noi siamo. La relazione educativa, la relazione d'amore non possono che andare in questa direzione: permettere all'altro di scoprire che è enormemente più grande di quello che è, e la possibilità di vivere «felici» in compagnia di se stessi.