«Festa e servizio» nella spiritualità giovanile

Inserito in NPG annata 1987.

Un'esperienza proposta dei gruppi giovanili salesiani d'Italia

A cura di Antonio Martinelli

(NPG 1987-08-33)


Ci permettiamo di offrire a tutti i lettori della rivista un materiale prezioso, elaborato dai «gruppi giovanili salesiani», in Italia, ma utile per tutti i gruppi alla ricerca di una spiritualità in questo nostro tempo.
L'offerta che facciamo ha, fra l'altro, un motivo caro a quanti lavorano a «Note di pastorale giovanile».
Il 1988 è l'anno centenario della morte di D. Bosco, un'occasione certamente decisiva per ripensare/rilanciare il carisma che rende il santo torinese l'educatore («padre e maestro») dei giovani. Salesiani e suore salesiane, insieme coi giovani loro collaboratori nella missione educativa ed evangelizzatrice, intendono fare di questa occasione (e non solo nelle «celebrazioni» ufficiali) il momento centrale di un ripensamento della proposta di spiritualità giovanile, che ha visto impegnate le realtà di base e i vertici istituzionali (almeno in Italia) negli ultimi sette anni. Dunque un cammino che ha una storia e che rilancia una proposta che ha visto una convergenza di vedute sempre piú ampia e coinvolgente, capace anche di suscitare imprese nuove negli ambiti dell'impegno sociale ed ecclesiale.
Questo è il racconto di un'esperienza e la prosentazione di materiali di una proposta. L'esperienza si è svolta a Torino nel maggio 1987, in un incontro di giovani, salesiani e suore salesiane, come momento di confronto e di ricerca su un binomio «festa-servizio», considerato come portante dell'intero progetto di spiritualità salesiana.
Certamente, è stato detto, questo binomio non dice il tutto della spiritualità giovanile salesiana, ma è il modo giovanile (di oggi) per entrarci. E forse è la strada piú promettente, se almeno la preoccupazione iniziale non è di quello che manca, ma del ricco e vitale che si vive e si sperimenta.


IL PERCHÉ DI UN'ESPERIENZA

L'e«sperienza-proposta «Festa e servizio», a cui hanno partecipato un centinaio tra Salesiani, Suore salesiane e giovani di tutta Italia (Torino, 8-10 maggio 1987), ha una storia con radici remote (se cosí si può dire un cammino di sette anni) e prossime.
Essa raccoglie e rilancia innanzitutto un cammino che Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice hanno fatto in questi anni nella pastorale giovanile: un cammino ricco di idee, di realizzazioni, di prospettive. Esso si esprime essenzialmente nel lavoro fatto nelle singole realtà di base nelle varie ispettorie - regioni d'Italia (sia a livello di piccoli gruppi e comunità, sia di feste collettive cittadine e regionali), sul tema generatore della «spiritualità giovanile salesiana» (SGS), che è stato come il filo conduttore e fecondo di tante iniziative e che sta alla base di un vasto movimento convergente di idee e di attività che cominciano a prendere forma anche piú organizzata e socialmente riconosciuta.

Radici remote e recenti

Le tappe di avvicinamento e approfondimento, da parte dei Salesiani, sono state i convegni nazionali (o solo tra educatori, o con i giovani) che qui elenchiamo:
- 1980 e 1981: spiritualità giovanile salesiana (cf il «Manifesto», in NPG1/82);
- 1982 e 1983: animazione culturale e giovani;
- 1984: itinerario di educazione dei giovani alla fede;
- 1985: la chiesa, comunità e servizio;
- 1986: nel territorio con il carisma di don Bosco.
Ricordiamo anche i convegni «ufficiali» sugli ambienti educativi (1982: pastorale nel mondo del lavoro; 1983: scuola salesiana; 1984: parrocchia salesiana; 1986: emarginazione); e il progressivo avvicinamento con un lavoro di programmazione comune con le Suore salesiane.
D'altra parte anche le Figlie di Maria Ausiliatrice, nei loro rispettivi ambiti, a partire soprattutto dall'occasione dell'anno centenario della morte della loro fondatrice, madre Mazzarello, hanno ripensato la proposta perché il centenario fosse trasformato in un'esperienza significativa per tutta la comunità educante.
Ne sono nati i convegni che hanno segnato i cammini delle singole realtà locali e regionali, e che sono stati espressi annualmente con i seguenti slogans:
- 1980/81: «Sí alla vita con stile salesiano»;
- 1981/82: «Insieme in modo nuovo»;
- 1982/83: «Una casa per il mondo»;
- 1983/84: «Riconciliazione è festa»;
- 1984/85: «E allora diranno: beati...»;
- 1985/86: «Grido vita con cuore di pace»;
- 1986/87: «Con la gente... protagonisti in novità».
A livello «ufficiale» poi le nuove tematiche e proposte sono state sistematizzate nei documenti sull'associazionismo («Dalla realtà educativa del gruppo alla spiritualità giovanile salesiana») e sulla pastorale giovanile («Progetto di pastorale giovanile unitaria»).
Le radici piú prossime dell'incontro si ritrovano nell'ambito delle celebrazioni del prossimo centenario della Morte di don Bosco, che vede tutte le forze dell'ambito salesiano (SDB - FMA - giovani) unite nella condivisione del progetto e del carisma, come momento forte di «Famiglia Salesiana» e in un confronto piú approfondito con don Bosco, con i giovani, con la storia, nella chiesa per proiettarsi verso il futuro.
Anche perché la presenza dei Salesiani e dei giovani d'Italia nell'ambito del «Confronto D. Bosco 88», l'insieme delle celebrazioni per l'anno centenario, vuole sottolineare ancora una volta la fonte di ispirazione del proprio progetto, che è la spiritualità giovanile.

«Festa e servizio», una scelta motivata

La consapevolezza che è importante coinvolgere a livello ispettoriale tutti i giovani, soprattutto i piú lontani, attraverso un cammino capace di suscitare interesse, una vita credente nello stile salesiano ha fatto optare per il discorso sulla spiritualità giovanile salesiana sui due aspetti «festa e servizio» perché:
- don Bosco è considerato da tutti «il patriarca della gioia di vivere»;
- incontrarsi con la gioia è, in definitiva, riferirsi alla Risurrezione di Gesú. Da qui si comprende anche l'urgenza e il significato del dolore;
- la festa non è un argomento da trattare, non è una circostanza da utilizzare, non è un fatto esterno da governare, ma è una scommessa educativa che, conseguentemente, si fa clima, impegno, dovere;
- quando l'ambiente si pone al servizio della vita dei giovani, è capace di provocare la costituzione di gruppi;
- quando i gruppi sono educativi, cioè accolgono le domande dei giovani e le orientano nel loro sviluppo, sono capaci di aprirsi alla comunione piú ampia;
- quando la comunione è profonda e non solo superficiale, si trasforma per necessità in servizio;
- il modello di chiesa che sottostà al servizio, che vogliamo risvegliare, è quello di una comunità missionaria che accoglie, integra, offre e sviluppa.

Obiettivi e metodologia

L'obiettivo dell'incontro di Torino si è cosí precitato: «Riformulare» la spiritualità giovanile salesiana riconsiderando il senso e la forza profetica contenuti nella festa e nel servizio.
Due indicazioni determinano in modo piú dettagliato l'obiettivo: non si tratta di ripetere le cose già dette nei documenti esistenti, ma di procedere oltre. In consonanza con l'obiettivo e con le indicazioni che lo precisano, il lavoro da farsi nell'incontro di Torino è stato pensato secondo una triplice articolazione.
* L'approfondimento intellettuale. Approfondire un tema richiede di rendersi conto della complessità di un fenomeno. In riferimento al tema «festa», ad esempio, da una parte comporta riferirsi a tutta una serie di termini affini presenti nell'ambito religioso: come rito, celebrazione, liturgia, tempo, calendario sacro... Un termine che cammina verso il «festivo». Dall'altra esige di collegarsi con termini non provenienti dall'ambito religioso: come gioco, tempo libero, spettacolo. Un cammino verso il «festoso».
ripensamento dell'esistente. È necessario rompere un certo circolo «vizioso» (ripetizione di atteggiamenti e di cose ormai diventati stereotipate), per farlo diventare un circolo «virtuoso» (imparare dall'esperienza riflettendoci sopra, per arricchirla ulteriormente).
Applicando questo discorso al tema «festa» si comprende l'importanza di partire dall'esistente, da tutto ciò che abitualmente chiamiamo «festa» e di vagliare, con alcuni criteri, l'esperienza in atto per non creare confusione con le parole e non tradire i contenuti reali.
* La riespressione in novità (riformulazione). La riformulazione dovrebbe offrire cose nuove, modelli nuovi, simboli nuovi della vita e degli impegni che in essa si intendono sviluppare, giorno dopo giorno, con i giovani.
Per questo il convegno di Torino è il momento in cui individuare in termini di proposta pastorale quanto si è approfondito sui due temi. Occorre, infatti, che nella ricerca e nel confronto, si ritrovino quelle condizioni, quelle tappe, quegli strumenti che rendono il discorso sulla spiritualità accessibile a tutti i giovani.

IL PUNTO SULLA REALTÀ DA DIVERSE STRADE UN'UNICA PROPOSTA

Per la prima volta SDB, FMA e giovani si sono trovati insieme a riflettere e a fare il punto del cammino percorso nelle varie ispettorie circa l'approfondimento della spiritualità giovanile salesiana. Conoscersi e condividere diventò un momento indispensabile. Perché al di là delle apparenze, c'è stato in questi anni lo sforzo di convergere, di ritrovare punti comuni.
La traccia, utilizzata per raccogliere la ricchezza della vita delle Ispettorie, è stata la seguente.
* Ripensare a livello di riflessione e di esperienza:
- Quali aspetti della SGS sono stati approfonditi di piú, riformulati o ritradotti a livello di animatori e di giovani?
- Quali aspetti risultano piú deboli, parziali, meno chiari?
- Quali elementi di novità ha portato la riflessione sulla SGS nel cammino di pastorale giovanile dell'ispettoria?
- Quali cambi si sono realizzati a livello di idee e di esperienze sia negli animatori che nei giovani?
- Quali modalità hanno favorito la presa di coscienza dei valori della SGS da parte degli animatori e dei giovani?
- Quali valori della SGS i nostri giovani ci chiedono di approfondire? Perché?
- Quali prospettive si intravvedono per continuare il cammino sia a livello di animatori che di giovani?

Le risposte dei gruppi

Per guardare avanti, per continuare il lavoro sulla spiritualità giovanile, è necessario tener presente le seguenti aree.
* La responsabilità degli educatori. Alcune constatazioni:
- gli adulti Salesiani siano presenti in mezzo ai giovani, non solo materialmente, ma anche culturalmente. Devono essere capaci di accogliere le domande dei giovani, le loro espressioni di vita. Sembra, a qualcuno, che gli educatori siano talvolta 'latitanti' e che manchi troppo la comunità in quanto tale. L'educazione ad una spiritualità non è lavoro di alcuni che ci credono, ma si realizza nel clima e con l'impegno dell'intera comunità degli educatori adulti e salesiani;
- il lavoro di approfondimento sia graduale e continuo. Non si può iniziare e poi interrompere per riprendere successivamente. Ci si deve rendere piú esperti nell'accogliere le reali esigenze dei giovani e in particolare le loro domande di formazione;
- la spiritualità giovanile sia sentita «cosa propria». Non sempre si avverte che giovani e salesiani vivono un'unica spiritualità, cosí come era a Valdocco. La ricchezza di famiglia è, spesso, un tesoro nascosto alla maggioranza dei salesiani.
* La vita con le sue luci e le sue ombre. Sono state evidenziate alcune costanti positive:
- l'importanza e l'efficacia della «convocazione» giovanile. Il ritrovarsi insieme è, per molti giovani, un punto di partenza che apre un cammino. Le esperienze e le realizzazione delle ispettorie sono molte e diverse;
- la collaborazione tra Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice. Resta ancora tanto da fare. Tuttavia molte ispettorie riconoscono che ci sono le premesse per un lavoro unitario e condiviso;
- l'apertura della comunità salesiana all'ambiente. Si sottolinea in modo esplicito, la maggior attenzione alla comunità cristiana, al territorio con le sue istituzioni, alle nuove forme di presenza del carisma salesiano nella vita sociale (volontariato...);
- l'approfondimento, con modalità diverse, di alcune tematiche: il quotidiano, luogo dell'incontro con Dio che in Gesú di Nazareth si è fatto vicino all'uomo; il servizio, espressione di una chiamata a vivere dentro la storia da credenti; l'accoglienza, la comunione per esprimere mistero della Chiesa; la festa...
Guardando la prassi era inevitabile mettere a fuoco anche le difficoltà che si incontrano e che potrebbero essere cosi sintetizzate:
- poca efficacia della proposta nella vita concreta e quotidiana. Non si riesce a individuare con chiarezza le cause, ma si rileva che molti giovani fanno fatica a compiere il passo dell'accettazione di una vita coerentemente impegnata. Ci si chiede se mancano stimoli adeguati, se è carente l'aiuto...;
- troppo «debole» la proposta di temi religiosi: la preghiera, gli atteggiamenti di Maria, i sacramenti.
* Gli orizzonti.
Avere delle prospettive è necessario per continuare un cammino. Se ne intravedono alcune, già radicate nella vita di qualche comunità, ma da seguire con maggior attenzione:
- il volontariato. È un ambito di servizio verso cui orientare le energie di una nuova sensibilità giovanile;
- l'inserimento nel territorio. È necessario sentirlo come ambiente di vita e di cultura in cui attivare processi di comunicazione e di scambio.
Per concretizzare queste prospettive vanno utilizzati, in modo piú continuato e piú educativo, alcuni strumenti che leispettorie conoscono: scuole per animatori, in particolare, e feste giovanili.
Sono queste le occasioni a portata di mano da trasformare, o meglio, da impregnare di spiritualità salesiana.
Infatti alle prime partecipano giovani sensibili e impegnati, capaci di essere «portavoce» di una proposta che giunga a tutti.
Alle feste giunge chi vuole.
Per molti diventa il primo incontro con altri giovani che cercano il senso della vita. È, per il nostro tempo, quella dinamica tra massa ed élite che caratterizzava anche l'ambiente dell'Oratorio di don Bosco e il suo stile educativo.

FESTA E SERVIZIO: IL LAVORO DEI GRUPPI

Il tempo piú lungo durante il convegno è stato dedicato alla ricerca sui temi della festa e del servizio. Due tracce hanno guidato il lavoro dei gruppi, chiamati a confrontarsi con i bisogni e le esigenze dei giovani e il quadro di spiritualità entro cui collocare la riflessione.
La ricerca ha portato alla luce intuizioni feconde e alcune perplessità. Ci si è resi conto, cercando di scavare dentro le parole, che la spiritualità salesiana, sotto espressioni semplici, custodisce una proposta che ha la sua «radicalità», pur rimanendo accessibile anche ai giovani piú poveri, i cosiddetti «lontani».
Riportiamo a parte le tracce che hanno orientato la ricerca e avviato l'approfondimento e il lavoro dei gruppi che, in questo modo, hanno arricchito il convegno anche nei suoi contenuti.
Le due tracce per i lavori di gruppo vengono date nelle pagine seguenti.

Le tracce

Le schede che hanno guidato il lavoro sono state formulate attorno a quattro nuclei:
- i fatti e l'esperienza. A partire dalla concretezza dell'esistenza è necessario rendersi conto, in modo piú esplicito, della situazione in cui si è chiamati a vivere;
- le motivazioni che sottostanno all'agire e al comportamento concreto. Ritrovare le grandi linee che orientano le scelte operative e le prospettive di intervento è indispensabile per saper dare le ragioni che ci guidano nella prassi;
- la riformulazione. Comprendere piú a fondo il tema è un passo determinante per poter «andar oltre» nella ricerca;
- le prospettive. Individuare le cose che bisognerebbe fare per essere coerenti ed efficaci con la proposta, è la conseguenza logica che traduce i progetti in realtà.

Perché la festa sia vera

* Festa, come?
Ci sono alcuni elementi, nel parlare di festa, che lasciano intravedere alcuni interrogativi, o meglio, che interpellano gli educatori a rivedere le esperienze fatte:
- la festa è, spesso, un momento staccato dal cammino educativo.
È importante che sia «celebrazione», momento-culmine;
- la festa è, a volte, evasione dal quotidiano.
Non basta proporre momenti di festa, ma uno stile di vita nella festa;
- la festa è, forse, piú consumata che vissuta dai giovani.
Occorre che essi siano protagonisti della festa per non cercare solo emozioni che passano;
- la festa, se non è per tutti e di tutti, non è tale.
È necessaria la condivisione, l'apertura, l'accoglienza;
- la festa è un girotondo sempre piú grande.
Bisogna radicare nella storia, nella cultura e nella tradizione ogni festa, anche popolare, perché ci siano orizzonti sempre piú vasti.

* Festa, perché?
Ci sono moltissime ragioni per riaffermare, oggi, la scelta della dimensione-festa. Alcune sono quelle di sempre. Altre sono tipiche della nostra cultura:
- il mistero della Pasqua ci richiama sempre alla festa della vita;
- la costruzione del Regno di Dio si realizza suscitando vita;
- la tradizione salesiana fa consistere la santità nello «stare allegri», nell'affidarsi all'amore provvidente di Dio, nel donare gratuitamente, nell'accogliere senza distinzioni, nel fare «nuove» le cose...;
- la missione salesiana è un impegno per i giovani piú poveri, per gli ultimi. Questo comporta saper dare semi di vita, motivi di vita, speranza per la vita;
- la scelta carismatica dei giovani richiede di saperli aiutare a riappropriarsi della vita, a trovarne il senso e la bellezza;
- la nostra cultura ha tanti segni di morte che toccano i giovani. Bisogna ridare ragioni e segni di vita;
- lo stile di vita a cui si aspira spesso in modo inconsapevole è uno «stile da riconciliati».
* Festa, cos'è?
Riportare tutte le riformulazioni trovate dai gruppi è impossibile, ma è ricco ascoltarne la voce viva.
Festa è... gioia di vivere; ricreazione della vita nel significato; via pedagogica per vivere la gioia, l'ottimismo, la speranza; realtà che continua, contro la logica del provvisorio; momento culmine di un cammino; punto di convergenza per tutti i giovani, anche gli indifferenti e i lontani; esperienza per tutti e di tutti: non si può fare festa da soli; riconciliarsicon la vita, riappropriarsi del proprio essere, in ogni età della vita; riscoprire il senso dell'essere vivi, le potenzialità che abbiamo dentro; condividere con piú gente possibile giorno per giorno la gioia di vivere; ridare significato a ogni gesto che crea dialogo-incontro; uscire dal proprio guscio per contagiare cerchi sempre piú grandi di giovani; essere solidali con tutti per immettere nella nostra cultura una logica di speranza e di vita; fare esperienza di festa in ambienti concreti, tra gente che rende credibile la gioia di vivere; riconoscere il dono di ogni giorno; assumere il senso della gratuità; assumere la logica del mistero pasquale in cui croce e risurrezione sono elementi inscindibili.
Tutte queste indicazioni possono essere raccolte attorno a quattro nuclei fondamentali:
- convocazione. È importante per i giovani ritrovarsi insieme. Non «le feste» per sprecare e disperdere il senso della festa.
Questo richiede di interrogarsi su quali giovani sono «convocati» e perché sono convocati;
- condivisione. È necessario che i giovani trovino nella festa un'occasione di reale protagonismo. Di conseguenza bisogna riesaminare il «che cosa condividere» (obiettivi e contenuti della festa) e «il come condividere» (modalità con cui far festa);
- celebrazione. Fare della festa una «celebrazione» significa porre al centro della vita, il quotidiano, il Regno di Dio, la speranza tipica della vita che si apre e che attende, l'impegno di crescita personale e comunitaria;
- ri-creazione. La festa scatena ed evidenzia un dinamismo che porta ad una nuova nascita di forze e di prospettive.
Si ricreano le motivazioni della vita, delle scelte concrete, della disponibilità a riprendere e a migliorare.
* Festa: da oggi in poi.
Sul piano operativo i gruppi hanno offerto indicazioni che possono diventare impegno condiviso dalle varie comunità giovanili salesiane:
- preparare soprattutto animatori perché, della festa, sono responsabili in prima linea;
- puntare, in forma piú decisa, sui giovani «lontani» perché i piú vicini diano ragioni al loro servizio;
- inserirsi, in maniera piú efficace e adeguata, nei diversi contesti geografici apportando un contributo di «festa»;
- saper riempire di significato la convocazione giovanile, offrendo contenuti e obiettivi che danno senso di «festa»;
- valorizzare la vita quotidiana come il «luogo» della festa, ma anche come suo «contenuto» primo;
- dare spazio e senso alle cose piccole, semplici e ordinarie, che sono accessibili a tutti, come «semi» di festa;
- esprimere in modo creativo nuovi simboli della festa, sia sul piano festivo-religioso, che sul piano festoso-ludico.

1987-08-39

Perché non ci sia festa senza servizio

I gruppi hanno offerto un contributo piú ricco nell'analisi dei fatti, delle esperienze, mentre la riformulazione del contenuto è rimasta a livello globale. Cercare le parole per dire le proprie intuizioni è, tuttavia, un modo per chiarire anche a se stessi quello che ancora non è a fuoco.
* Impegno: una parola difficile?
Sembra che parlare di impegno oggi sia difficile per vari motivi e a livelli differenti. I gruppi hanno indicato quattro diverse angolature da cui guardare il problema.
- La cultura in cui viviamo, procedendo per affermazioni rapide e perciò, forse, bisognose di esplicitazioni, è segnata dalla caduta delle utopie, delle speranze; si è tentati dall'indifferenza e dal disimpegno; ci si rifugia nell'anonimato o si è ridotti alla marginalità.
Tutti questi elementi non portano i giovani all'impegno e al servizio.
- Il rapporto educativo non offre ai giovani una presenza adulta capace di testimonianza. Gli educatori adulti troppo spesso non sanno accompagnare le esperienze giovanili, soprattutto nel campo sociale, civile e politico; presentarsi come modelli a cui guardare in questo ambito dell'impegno e del servizio; offrire abitualmente una testimonianza chiara ed esplicita di una disponibilità al servizio;sostenere quei giovani che potrebbero o intenderebbero lavorare nel campo sociale e politico: sia per la difficoltà oggettiva che riveste questo ambito di presenza, sia per la non sufficiente preparazione e formazione, sia per un isolamento difensivo in cui vengono abbandonati.
- Alcuni atteggiamenti dei giovani sembrano contrari all'orientamento verso l'impegno/servizio.
Senza voler essere assoluti nelle affermazioni, i gruppi sottolineano però alcuni aspetti problematici del comportamento giovanile: attivismo piú che desiderio di servizio; egoismo e individualismo in molte scelte di vita; ricerca della gratificazione immediata del proprio lavoro a scapito della gratuità; incostanza nel portare avanti e a termine gli impegni diversi della giornata; attenzione rivolta, maggiormente, ai tempi «festaioli» che ai richiami al servizio e all'impegno; difficoltà reale a vivere in unità la crescita della propria persona e il servizio verso gli altri.
- L'organizzazione delle forze presenti nella comunità educante e/o nel territorio è, infine, piuttosto carente. I gruppi rilevano che i laici non sono sufficientemente o stimolati o accolti nella specificità del loro servizio ed impegno (a volte sono un po' emarginati); il coordinamento delle diverse e molteplici iniziative viene spesso a mancare, a scapito del reale servizio che si potrebbe rendere nei territori che si abitano; il senso della presenza, dell'attività e del servizio è ulterioremente ridotto da una superficiale lettura delle situazioni concrete; gli interventi delle nostre comunità sono spesso insignificanti e senza incisività per un senso di frustrazione e di stanchezza che sembra bloccare gli slanci e la fantasia.
* Impegno: tanti buoni motivi. La sintesi offre le motivazioni ricercate dai gruppi a partire da quelle piú esteriori, per passare a quelle umanitarie e focalizzare, infine, quelle religiose.
Sostengono e giustificano la scelta del servizio: il desiderio di riuscire negli impegni che ci si assume; la volontà di essere protagonisti nel proprio ambiente; l'urgenza di dare agli altri, che da parte loro in molti modi chiedono un intervento e un sostegno; la responsabilizzazione che bisogna far crescere e diffondere; la passione per l'uomo, come segno della presenza di Dio-amore; la solidarietà verso tutti e particolarmente verso coloro che hanno di meno; la voglia di dare voce a coloro che non hanno voce; l'esigenza di «compromettere» la propria vita con i grandi ideali; l'incarnazione del Signore Gesú che è l'espressione piú viva del servizio all'uomo; lo stile della missionarietà che impegna per la giustizia, la vita, il regno , l'amore; la spiritualità del servizio che sostiene nella donazione di sé agli altri; la convinzione che la famiglia salesiana e il movimento giovanile salesiano si riconosceranno dalla capacità di servizio che sapranno esprimere.
Impegno vuol dire...
- Le esplicitazioni dei gruppi sulla realtà impegno/servizio sono state globali.
Si sono riaffermati e sottolineati alcuni riferimenti di fondo: riscoprire il senso dell'educazione nella vita di un giovane e in funzione del compimento della vocazione salesiana; lavorare nello stile dell'animazione significa ritrovare la dimensione comunitaria, culturale e innovativa della nostra missione, anche sul piano delle strutture di vita e dell'impegno educativo; aiutare i giovani a comprendere che la vita è tutta vocazione per rispondere ai doni ricevuti e ai bisogni che si manifestano di continuo attorno a ciascuno. Le esigenze degli altri costituiscono una continua chiamata.
- In modo piú esplicito si è affermato che il reale servizio si realizza: nella valorizzazione delle diverse presenze che coesistono e convivono nello stesso ambiente; nell'accettazione del pluralismo lega-to alle originalità di ciascuna persona che viene sempre stimolata ad offrire un proprio contributo al gruppo/comunità; nel volontariato: una parola piú volte risuonata durante il convegno, evocativa di diverse realtà esistenti nelle esperienze ispettorali e capace di richiamo per i giovani.
* Impegno/servizio: strade che si aprono.
I gruppi, nella ricerca di «cose da fare» per un impegno/servizio piú efficace, hanno pensato a tre aree specifiche.
- Gli educatori devono impegnarsi per primi a qualificarsi come educatori; preparare a prepararsi come animatori; coltivare il senso di responsabilità e di testimonianza.
- Le iniziative da provuovere potrebbero, inizialmente, essere: potenziare le strutture di servizio e crearne altre per una nuova e piú efficace presenza; operarare non solo all'interno dei nostri ambienti, ma anche al di fuori, nelle strutture civili e sociali, sviluppando intensamente la collaborazione; inserirsi, possibilmente, nel mondo del lavoro.
- Il compito della comunità educativa salesiana dovrebbe consistere nel preparare per i gruppi giovanili delle nostre case sbocchi multipli per impegni dentro la comunità stessa, ma anche per impegni esterni; recuperare lo spazio culturale come caratteristica della pastorale salesiana oggi; predisporre itinerari di educazione al civile e al sociale, al pre-politico e al politico; sviluppare una maggior collaborazione tra Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, e tra questi e il territorio perché l'apporto del nostro carisma è un dono da condividere con tutti.

1987-08-41
PER DIRE OGGI FESTA E SERVIZIO

La ricerca, a volte faticosa, dei gruppi ha avuto un momento importante nel contributo di riflessione offerto. (Il testo della relazione «Tra festa e croce: una spiritualità della gioia di vivere o una spiritualità della vita dura?», almeno nelle sue linee fondamentali, può essere ritrovato in R.Tonelli, Una spiritualità della vita quotidiana, LDC 1987, cap. 8). La relazione organica non ha lasciato cadere i frammenti raccolti dai partecipanti, ma li ha ricompresi, ricollocati in un unico quadro di riferimento in cui sono stati evidenziati i «perché» che ci guidano nel proporre ai giovani del nostro tempo una spiritualità in cui festa e servizio si integrano. Le stimolazioni hanno cercato di motivare la spiritualità salesiana da questa angolatura, hanno chiarito che è possibile, anche oggi, proporre un cammino di santità a tutti i credenti.
Su queste suggestioni i gruppi sono stati chiamati ad esprimersi ulteriormente per condividere e progettare.
Sono emersi cosí alcuni nodi problematici, ma anche alcune convergenze che ci permettono di dire che guardiamo a don Bosco, assumendo il suo progetto di vita, vivendo con il suo stile, facendo crescere il Regno di Dio amando la terra.

Nodi problematici emersi dall'incontro

La riflessione dei gruppi su «festa -servizio», oltre ai momenti di ricerca, ha riservato un tempo particolare al confronto in assemblea dove si sono espressi e messi in discussione i nodi che fanno problema o i punti relativi ai temi su cui non si è d'accordo.
Li riportiamo, sintetizzandoli attorno ai due temi «festa e servizio».
* In tema di festa.
Gli interrogativi possono essere raccolti attorno ai tre nodi seguenti.
- Il termine.
Non è chiaro né univoco. Come risolvere questa ambigudà?
Nell'esperienza quotidiana ci sono altri termini piú immediati per indicare la realtà «festa». Perché non utilizzare queste espressioni?
Nella tradizione salesiana ci sono parole come gioia, allegria, gioia di vivere. Quale privilegiare?
- La festa: come? perché?
Con quale diritto essere gente «di festa» se tanti accanto a noi soffrono?
La festa non è, in fondo, un privilegio di pochi?
- Spiritualità della festa.
Come si può parlare di festa in termini di spiritualità?
Spiritualità non ha connotazioni di altro livello e ambito rispetto a festa?
Non si impoverisce la spiritualità salesiana, riducendola a «festa e servizio»?
* In tema di servizio.
I nodi emersi si possono raccogliere attorno agli aspetti che qualificano il servizio che, come Salesiani, siamo chiamati a dare.
- Il nostro è sempre un servizio educativo. Quali conseguenze concrete per il nostro tema?
- Intendiamo operare nello stile dell'animazione. Che cosa comporta in pratica «servire» in linea con l'animazione?
- Ci preoccupiamo del giovane nella sua globalità. Come questa scelta condiziona e orienta il nostro servizio ai giovani?
* Qualche indicazione di risposta. Nel tentantivo di rispondere a questi problemi, a questi interrogativi sono stati messi a fuoco molti elementi e sono state puntualizzate le esigenze di fondo che attraversano tutti i «nodi problematici». In particolare si sono sottolineati alcuni aspetti che possono rendere la nostra presenza piú efficace perché coerente con la nostra identità.
In tema di festa si è sottolineata la necessità di ricomprendere il significato di spiritualità come ricerca, fondazione e consolidamento della qualità della vita:
- una vita che trova nel Signore Gesú e nella sua causa, che è quella di una vita «abbondante» e per tutti, il fulcro fondamentale;
- una spiritualità della vita che trova perciò nella festa-servizio il suo simbolo piú eloquente. Dire «festa» è dire in modo simbolico gioia di vivere, dono della vita. È un simbolo a due facce: con una dimensione celebrativa e un'altra operativa;
- una vita spirituale che, per essere in sintonia con le intuizioni di don Bosco, non teme di scegliere la prospettiva della festa da cui ricomprendere anche il valore imprescindibile del servizio e della croce, dell'impegno e della vita dura.
Ci si rende conto cosí che la parola festa, nonostante le sue ambiguità (ogni parola del resto ne ha) è evocativa di molte cose. Noi scegliamo l'impegno della festa. Una festa verso tutti. A partire dagli ultimi. Per contagiare piú giovani possibile e allargare cosí il girotondo della vita.
In tema di servizio si è rafforzata:
- la sollecitudine ad una maggior apertura al territorio;
- la ricerca di confronto con quanti operano a vantaggio dei giovani;
- l'urgenza di renderci capaci di fare compagnia a tutti i giovani;
- la necessità di un coordinamento unitario e convergente degli interventi incontinuità tra «il dentro» e «il fuori».
Si è sottolineato, ancora una volta, che è il servizio «festoso» che ci caratterizza come Salesiani. Che Don Bosco ha educato i suoi ragazzi al servizio nel territorio e nella chiesa, ma a partire dalla gioia e finendo con la celebrazione della gioia. Per questo noi riaffermiamo il binomio «festa-servizio».

LE CONVERGENZE DEL CONVEGNO

La ricchezza di informazioni e di stimoli offerti hanno avuto bisogno di un ulteriore momento di confronto, dal quale scaturisce un programma di lavoro condiviso tra Salesiani e Suore, e che è presentato alle comunità educanti come riferimento per il cammino da farsi in vista della celebrazione del «Confronto Don Bosco 88». Sono fondamentalmente otto i punti condivisi e di lavoro pastorale futuro.

Un modo «nostro» di parlare della spiritualità

Nel significato tradizionale e nell'uso spontaneo di molti cristiani, la spiritualità riguarda particolari pratiche religiose e suggerisce precisi atteggiamenti da assumere. Interessa conseguentemente alcuni fortunati, piú sensibili di altri nei confronti delle esigenze radicali della vita cristiana. Bisogna scommettere sulla universale vocazione alla santità e sulla reale possibilità di vivere una piena spiritualità anche nella situazione giovanile.
Un giovane è «uomo spirituale» quando ricomprende e riorganizza la sua vita a partire dalla decisione per Gesú Cristo e per la sua causa. La spiritualità non è quindi un aspetto marginale dell'esistenza cristiana: è stile di vita e consapevolezza cosciente di questo stile.

Assumere la causa del Regno di Dio

L'incontro con Dio non è prima di tutto un rapporto affettivo.
Non è neppure la consegna totale di sé a lui. È soprattutto la condivisione di una causa.
Della sua causa Gesú ha parlato spesso con toni diversi. Quando voleva esprimerla in modo concreto e lapidario, utilizzava la formula originale di «Regno di Dio» (Lc 4,43).
L'incontro con Dio è misurato quindi sulla condivisione appassionata del Regno di Dio. Condividere la sua passione, per rispondere alla chiamata di Dio, connota la promozione della vita e il consolidamento della speranza per ogni uomo, nel nome e per la «gloria» di Dio.

Assumere noi oggi la causa di Don Bosco

Don Bosco può essere celebrato o vissuto. Ci sono, oggi particolarmente in vista del centenario della morte di Don Bosco, molti modi di celebrarlo nella Congregazione, nella Famiglia Salesiana e nella chiesa.
Noi scegliamo un modo particolare, che ci sembra essere il modo piú efficace, piú ricco e piú in sintonia con la sua storia, esteriore ed interiore: assumiamo la sua causa, facendola anche nostra.
Scegliamo di vivere Don Bosco nel dono della sua vita ai giovani.

Festa e servizio

riesprimono la spiritualità nello stile di Don Bosco
Di sicuro ogni spiritualità supera le parole che si possono dire attorno ad essa.
Cosí nessuna parola, da sè sola considerata, è capace di riesprimere la ricchezza di vita di una persona.
Festa e servizio non raccolgono tutta la spiritualità nello stile di Don Bosco, ma esprimono il modo giovanile serio per entrare nello stile di Don Bosco.
Quindi da qui si può ricomprendere tutta la spiritualità.
Festa e servizio rappresentano i simboli piú immediati della gioia di vivere e dell'assunzione della causa del Signore Gesú per il Regno di Dio.

La festa non va confusa con le feste

Siamo gente di festa non è uno slogan per gente festaiola.
Il convegno ha molto insistito su questo aspetto.
È possibile trovare un'altra parola che esprima i medesimi contenuti, ricchi in verità, rintracciabili nei lavori di gruppo e riportati nelle pagine precedenti, per evitare l'ambiguità del termine?
Il problema non è quello di trovare una parola non ambigua, perché è una fatica senza risultato.
Ogni parola è carica di ambivalenza. Il reale problema è dare contenuto alle parole.
Il discorso si fa subito concreto quando ci si riferisce a quelle realtà che abitualmente denominiamo «festa o feste» dei giovani.
Contengono quanto abbiamo affermato nel convegno?

Servizio è l'altra faccia della festa

La preoccupazione prima non può essere rivolta al termine.
Nel convegno si è parlato indifferentemente di servizio e di impegno, in modo cosciente. Ciò che si vuole evocare è la risposta personale ad un dono, la dimensione comunitaria del proprio intervento, la ricerca di un'efficacia di presenza. Cosí come parlando di festa, non ci si trova di fronte ad un elemento psicologico, nel senso di una rispondenza alla storia dei giovani; oppure solo metodologico, perché ci riporta ad una strategia che ha mordente nell'esperienza giovanile.
Ci troviamo di fronte ad una prospettiva da cui rileggere la vita, e ad un contenuto-obiettivo per la formazione del giovane.

L'esperienza di festa è il nostro punto di partenza

I due termini non vanno accostati tra loro in modo puramente materiale.
Cosí non è indifferente prendere le mosse dall'uno o dall'altro.
Una scelta s'impone.
Noi scegliamo di partire dall'esperienza della festa.
Che cosa significa?
Innanzitutto, scegliere la prospettiva che coinvolge il piú ampio numero di persone, di giovani.
In secondo luogo, mettersi dalla parte della ricchezza, si direbbe oggi, «antropologica» della festa: come riscoperta della vita, ritrovamento del suo orientamento e del suo senso, riconferma della positività delle ragioni che militano per la vita.
Infine, ripensare dalla prospettiva della festa gli elementi irrinunciabili della «vita dura» che sperimentano tutti, anche i giovani. Facciamo una scommessa sulla vita, cosí come ce la fa intendere il suo simbolo che è la festa.
Un rapporto da rifondare tra festa e servizio
Partire dall'esperienza di festa non è ignorare l'altro termine, il servizio.
Il problema reale lo si riscontrerà nella vita concreta.
Quando la festa si farà impegno?
Quando l'impegno si farà festa?
Quando festa e servizio non riusciranno ad esprimersi che come attesa e silenzio?
Un elemento di concretezza è stato ritrovato, durante tutto il convegno, nell'indicazione del «volontariato» come manifestazione di festa e servizio.
Le situazioni locali diranno piú precisamente gli ambiti e le modalità tipiche del volontariato.

IN-FESTIAMO LA VITA: SPUNTI PER UN ITINERARIO EDUCATIVO

Si offrono alcune semplici annotazioni che vorrebbero aiutare nel lavoro di ritraduzione di ciò che si è vissuto ed è emerso nel convegno.
Sarà questo il cammino che orienta le nostre comunità e il contributo che, a livello italiano, saremo chiamati a portare nel «Confronto D. Bosco 88».
Si potrebbe procedere a:
- realizzare un approfondimento serio dei nuclei di contenuto che fondano la proposta di una spiritualità attorno a «festa - servizio».
Gli otto punti offrono un materiale utile attorno al quale allargare la condivisione di tutta la comunità educante.
Ogni comunità, tenendo presente la realtà locale, può programmare la sua riflessione a partire da ciò che ritiene piú urgente chiarificare e approfondire per motivare la proposta;
- ricercare insieme, giovani ed educatori, le linee per un itinerario educativo che aiuti ad assimilare i contenuti e vivere i valori proposti in stile salesiano. Presentiamo un'ipotesi in quattro nuclei; che però devono essere ripensati ulteriormente per adeguare il cammino educativo alle necessità dei giovani, alla fisionomia dei vari ambienti e alle diverse realtà in cui operiamo.

Quattro nuclei per un cammino

* In principio la vita...
Uno slogan: Non ci può essere festa là dove non c'è vita.
Pista di ricerca:
- la vita che i giovani amano, le loro espressioni di vita sono segnate da...;
- la vita: accoglierla, suscitarla, farla crescere comporta...;
- la gioia, nel piccolo del quotidiano, per essere scoperta ha bisogno di...;
- i germi di festa nella nostra storia personale e nella nostra cultura sono...;
- decidersi per la festa di tutti, allargando il girotondo della vita vuol dire...;

* Ed è cosa buona...
Uno slogan: La festa c'è: scoprirla nella ferialità è un impegno.
Piste di ricerca:
- i tanti motivi della festa quotidiana...;
- tutto ciò che è vita ci tocca e ci interpella...;
- diffondere la notizia che la festa c'è, basta scoprirla, è far crescere nel mondo...;
- all'inizio Uno, nel tempo tanti hanno seminato «cose buone»: saperlo suscita...;
- la vita, quando è croce, dove ancorarla, come farla rinascere?..;
- la vita, quando è piena, come celebrarla, perché?..;
* Da condividere con tutti...
Uno slogan: Non si può far festa da soli: gratuitamente l'avete ricevuta, gratuitamente date.
Piste di ricerca:
- essere legati agli altri: delusione o felicità?...;
- muri da scavalcare e ponti da costruire per incontrare gli altri e far crescere la festa...;
- gli altri, incontrati ogni giorno, ci chiamano continuamente a...;
- i tanti volti del nostro servizio quotidiano...;
- c'è chi, per servire i giovani, non si è tirato indietro...;
- dal servizio festoso vi riconosceranno come ;

* Perché la festa continui.
Uno slogan: Non c'è amore piú grande... Perché abbiano la vita.
Piste di ricerca:
- ricreare continuamente la vita: una sfida. Perché, come?...;
- il coraggio di «sognare» nonostante la vita dura è di chi...;
- la voglia di dare tutto nasce quando...;
- la festa, sempre e di tutti, richiede un servizio...;
- i costruttori del Regno saranno beati se...;
- una comunità celebra il servizio: tempi privilegiati...;

Condizioni educative

* Accogliere incondizionatamente. Tutte le persone, indistintamente, e particolarmente la vita di ogni giovane. Attuare l'accoglienza è saper essere «festosi» anche di fronte alla fatica di aiutare a crescere, di discernere il cammino; anche davanti all'indifferenza e al rifiuto.
* Rendersi capaci di far compagnia, di essere presenti. È la riespressione, e allo stesso tempo il richiamo, a recuperare le esigenze dell'assistenza salesiana. Alla radice di questa presenza educativa c'è una grande scelta: decidersi a condividere un cammino di maturazione, attuando la finalità e gli obiettivi propri dell'animazione.
* Dar voce al bisogno di gioia che è presente in tutti i giovani. Ciò implica lo sforzo di conoscere in profondità la condizione giovanile, essere capaci di cogliere quel desiderio di felicità che abita ogni giovane e che, a volte, i giovani non riescono ad esprimere perché affogati dal non senso della propria vita.
* Risvegliare l'attenzione. È l'abilità di lasciarsi sorprendere «festosamente» da tutto ciò che ci circonda. È la capacità di accorgersi della «vita abbondante» che cresce attorno alla propria esistenza: quella che vibra nella natura e quella espressa nei mille gesti di coloro che condividono l'avventura della vita.
* Riconoscere ciò che sta dentro. È guardare a ciò che abita dentro di noi per avere la capacità di svelare e rivelare i valori che riempiono di significato la vita. In questo si gioca l'identità, la competenza, lo stile educativo di ogni animatore e di ogni comunità educante.
* Liberare dall'insignificanza. Riscattare la vita dal non senso significa incentivare il protagonismo, aiutare ogni giovane ad essere costruttore della propria storia, liberandosi dai condizionamenti che porta in sé o da quelli dentro cui si trova. In definitiva è mettere in movimento le esigenze intrinseche dell'animazione.
* Condividere la gioia della vita nuova. È l'impegno di con-celebrare, nei Sacramenti, il sí dato alla causa del Regno che continuamente rinnova la vita.
Cosí la festa non finisce mai.