Nicodemo uno dei molti

Inserito in NPG annata 1987.

Una meditazione per animatori

a cura di Antonio Martinelli

(NPG 1987-10-50)


È un personaggio singolare del van- gelo di Giovanni. Personalità complessa e contraddittoria, non è facilmente definibile con il ricorso ad una sola categoria interpretativa.
Anche se ha un nome, è nel piú profondo della sua esperienza un anonimo; pur ponendo gesti definiti e circostanziati nel tempo è uno di noi oggi, uno dei molti di noi.
Rientra nella storia di Gesù di Nazareth piú per contrasto che per condivisione di ideali; piú come uno che appartiene ad un'epoca tramontata che non come un araldo della novità di vita portata dal Messia. Non riempie di sé la scena evangelica, ma lo ritroviamo in momenti significativi, perché la sua è una presenza simbolica.
Ci rappresenta, preannunzia le nostre reazioni, pone gli interrogativi che silenziosamente ci fanno compagnia.

UN PROTAGONISMO MAI COMPIUTAMENTE ESPRESSO

Esce nella notte per andare incontro alla luce. Ma non si lascerà completamente illuminare. Conoscitore intellettuale della legge, del modo di comportarsi di Dio con gli uomini, del suo agire all'interno della vicenda umana, resta chiuso nel teorema della logica e si affida all'ideologia religiosa anziché accettare la nascita dall'alto, dall'acqua e dallo Spirito: questa è la prima presentazione che fa Giovanni del capo dei Giudei di nome Nicodemo (cf Gv 3,1-21).
Uomo del sistema, credeva nella sua efficacia. E veniva ripagato dallo stesso sistema con stima e fiducia. Quando interviene ed esprime il suo punto di vista, gli altri lo stanno ad ascoltare. Può non essere condiviso, ma non accusato di infedeltà alla tradizione. Parla come un maestro in Israele (cf Gv 7,48-52). E si presenta come un partigiano dell'ideologia e della legge.
Tutta la sapienza e la preparazione di Nicodemo scadono in ignoranza e incapacità di fronte a Gesù che parla di Dio come uno che lo ha visto; uno in grado di parlarne con convinzione e con entusiasmo.
Fiducioso nella legge, Nicodemo non aveva ancora trovato le ragioni della sua identità di credente nell'amore e nel compimento della volontà di Dio. Credeva che gli bastassero le sue forze.
L'invito ad accedere all'acqua, allo Spirito, alla nascita nuova, alla croce del Messia non ha avuto esito favorevole. La legge lo domina e chiede che la legge domini. Cosí impedisce che si realizzi pienamente il disegno divino. Sembra che siano rivolte a Nicodemo le parole pronunciate da Gesù: «Anche tra i capi, molti credettero in lui, ma non lo riconoscevano apertamente a causa dei farisei,per non essere espulsi dalla sinagoga; preferivano la gloria che viene dagli uomini alla gloria che viene da Dio» (Gv 12,42-43).
Un ultimo episodio lo vede presente, sempre in secondo piano, come figura accanto non protagonista: la sepoltura di Gesù (cf Gv 19,38-40).
Seppellisce Gesù... con tanti aromi. L'uomo amante della giustizia vuole perpetuare la memoria dell'ingiustamente condannato.
Da tutto l'insieme Nicodemo è un personaggio singolare. Ma la sua figura conta poco.
Parla al plurale fin dal primo momento: «Rabbi, sappiamo chi sei...» (Gv 3,2).
Rappresenta la gente di Gerusalemme che assiste ai miracoli compiuti da Gesù di Nazareth.
Gente che crede, ma la loro fede ha poca radice nel cuore. È tutta lí, nel potere straordinario e taumaturgico nel nuovo Messia.

IL PRIMO DIFFICILE ESAME NON SUPERATO

Si trovano di fronte due persone molto diverse tra loro; due intelligenze diversamente orientate nella ricerca del Signore della vita; due programmi i cui contenuti non coincidono.
E il dialogo entra subito in un vicolo cieco (cf Gv 3,1-21). L'uomo Nicodemo si trova di fronte alle cose dette dal Maestro come colui che tenta una disperata difesa della propria scelta, della vita che conduce, dell'impossibilità di scambiare le cose, anche con riguardo al proprio piccolo mondo interiore. L'unico interrogativo che, un po' retoricamente, pone a Gesù e che lo definisce nella sua reale situazione è riportato da Giovanni con le seguenti parole: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare nel grembo di sua madre e rinascere?» (Gv 3,4). Se si trattasse dell'esame di un allievo circa una delle molte discipline scolastiche l'interrogativo sarebbe comprensibile. Un vuoto di memoria o la non sufficiente applicazione nello studio spiegherebbero situazioni del genere.
Ci troviamo invece di fronte a uno riconosciuto «maestro in Israele» (Gv 3,10) e perciò interessato alla vita e alla vita nuova, ma non abbastanza capace di rinnovarsi, perché insiste nel suo interrogativo: «Come può accadere questo?» (Gv 3,9).
Non si può negare che Nicodemo sia una persona religiosa; ma con tutti i difetti tipici della categoria. Ne elenco tre, principalmente.
È sottoposto continuamente alla tentazione, se pur inconsapevole, di difendersi da Dio e dal cambiamento che la sua esperienza provoca. Ama non muoversi troppo.
È nel pericolo in verità molto prossimo di fare della Parola di Dio una biblioteca di libri antichi, da studiare e ristudiare per vedere il modo migliore per svuotarli delle loro esigenze. Dal momento che conosciamo già ciò che Dio ci chiede proprio attraverso l'accostamento a quanto è già scritto nella bibbia, perché affannarsi per cercare Dio negli avvenimenti quotidiani della vita?
Infine, l'uomo religioso cosciente confida molto nel risultato possibile e legato allo sforzo personale e meno al dono del Signore e all'accettazione dei suoi criteri. Gesù e Nicodemo si trovano come due interlocutori che si pongono su piani diversi, vivono due mondi differenti, hanno linguaggi materialmente comuni ma con contenuti distanti.
Il risultato dell'incontro doveva essere una «rinascita» secondo la parola di Gesù. Una nascita che non comportava un puro uscire ancora o rientrare nel seno materno, quanto piuttosto un entrare in contatto con Dio e con la volontà attraverso la persona di Gesù. Ma Nicodemo non è maturo: non sa scoprire nella presenza del Signore il dono di una vita nuova.

PASSATO E FUTURO A CONFRONTO

Nicodemo si presenta come l'uomo del passato. Vive ed agisce legato solo ad una storia tutta compiuta nel tempo trascorso e senza prospettive di avvenire. Gesú invece è la novità senza precedenti, richiede una rinascita e una ricreazione della propria esistenza, spinge ed apre ciascuno verso l'accettazione del dono dello Spirito, principio nuovo di vita nuova.
Nicodemo usa le parole di sempre, di tutta l'esperienza d'Israele, senza rendersi conto dell'evoluzione/rivoluzione verificatasi con la venuta del Messia.
L'uomo «vecchio stampo» stenta ad entrare nelle esigenze che l'orizzonte del tempo futuro immette prepotentemente nella vita.

Regno, Spirito, luce

Gesù continua ad usare, per esempio, le espressioni che si trovano anche sulla bocca di Nicodemo: «Regno di Dio», «acqua e Spirito», «luce».
I vecchi simboli sono però arricchiti di significati che si radicano nel presente, nella storia e nella persona del Signore e si proiettano nel futuro.
Si è posti cosí di fronte ad un dilemma: restare arroccati nella visione di sempre oppure accettare il cambiamento richiesto dalla nuova alleanza. Il rinnovamento ci incalza con i suoi principi e diritti o con il quotidiano che muta il segno. Non si può restare né indifferenti né equidistanti. Una scelta s'impone.
La realtà del Regno di Dio percorre tutto l'Antico Testamento. È un regno atteso nella vita sociale e politica del popolo. È un regno invocato nella preghiera incessante che si rivolge a Dio. È un regno sognato nella linea delle esigenze che i tempi diversi fanno emergere. Nasce attorno al Regno una speranza, forte e ambigua, che la presenza di Gesù definisce nella sua persona. Nell'accoglienza dell'evangelo, che è il seme della vita nuova, e nell'assunzione della causa che fu il motivo dominante dell'esperienza di Gesù Salvatore, l'uomo e la sua salvezza, la vita e il dono della vita a tutti in modo abbondante, è il nuovo Regno di Dio.
Ma Nicodemo, abituato alle vecchie categorie, non comprende e resta legato al suo passato, glorioso certamente ma ora infecondo. Gesù gli dice della necessità di rinascere, di andare cioè oltre la storia già fatta per iniziare un'esperienza di vita inedita. Nicodemo si smarrisce.
Anche i simboli dell'acqua e dello Spirito hanno radici veterotestamentarie. L'acqua, per esempio, di volta in volta vivificatrice o terribile, sempre purificatrice, è intimamente mescolata alla vita umana e alla storia del popolo: dalle acque primordiali all'acqua viva dell'apocalisse. Sulla bocca di Gesù l'acqua, come lo Spirito, non è più un «bene spirituale» al quale si può accedere attraverso delle pratiche religiose. È la fonte d'una pratica nuova che è direttamente collegata al corpo di Gesù crocefisso. Giovanni insiste su questa prospettiva e la presenta in piú occasioni, nel dialogo con Nicodemo (Gv 3), nel grande discorso sull'acqua viva e zampillante nell'interiorità del credente (Gv 7), nel momento della morte del Signore in croce (Gv 19). Il passato è importante per comprendere lo spostamento di accento; ma è il futuro che interessa in primo piano. Solo accettando la nuova prospettiva si rinasce, si è ricreati.
Il simbolo della luce, infine, nel discorso di Gesù si arricchisce di un nuovo elemento determinante. Non solo la luce pervade tutta la rivelazione biblica, ma è Gesù-Luce la definitiva manifestazione di Dio. Luce non è solo la «sapienza» che abita nell'uomo religioso, ma è un uomo storico, una persona concreta: è Gesù di Nazareth.
Nicodemo, come ogni giudeo onesto e timorato di Dio, era abituato a pensare la luce condensata nella legge. Da li ogni illuminazione. Dall'osservanza della legge la certezza della salvezza. Dalla conoscenza dell'indicazione contenuta nella legge l'uomo poteva ritrovare, con l'impegno della sua volontà, la strada della salvezza. Le poche battute di Gesù rivoluzionano questo modo di pensare e di agire Gesù è il sacramento dell'amore del Padre: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16). Di fronte alla parola di Gesù che rinnova, di fronte allo Spirito che soffia prepotentemente cercando spazio nel cuore del credente, non ci possono essere difese né sicurezze. L'unico atteggiamento che risulta fecondo di vita è l'accoglienza incondizionata. Rinnovarsi, svestire l'uomo vecchio, iniziare un esodo non programmato fanno paura. Ma sono la condizione per incontrare Gesù: non nelle tenebre ma nella trasparenza della vita.

LE CONDIZIONI PER LA NOVITÀ OFFERTA DAL CRISTO

Il contesto in cui si colloca la presentazione di Nicodemo non tiene conto dello sviluppo cronologico della storia di Gesù, ma dell'intenzione che sottostà al progetto del vangelo giovanneo. Dopo le nozze di Cana e la purificazione del Tempio, Giovanni continua lo sviluppo del tema della fede. Tra la fede dei discepoli (Cana) e non fede dei giudei (purificazione dt1 Tempio) Nicodemo rappresenta un credente a metà strada che si fonda solo sui «segni» che vede. Continuerà presentando la fede dei samaritani e del funzionario regio, poggiata unicamente sulla «parola».
Perché Nicodemo si ferma a metà strada del suo cammino incontro al Messia e Salvatore? Non pretendo di entrare nel cuore di Nicodemo. Gesù solo può dire di sé che «conosceva quello che c'era in ogni uomo» (Gv 2,25). Ma ciascuno di noi conosce se stesso e può cosí intendere quali difficoltà nascono quando si è chiamati al rinnovamento.

Il segno della croce

La resistenza a credere non proviene tanto dall'ignoranza. Nicodemo è un esempio vivo ed efficace. Non sono i nostri ragionamenti da persone di cultura a non voler accettare la parola di Dio e la chiamata alla conversione. Non sono le ragioni della mente ad ostacolare la luce perché invada la vita; sono invece le ragioni del cuore, che si fa presagio del peso e dell'impegno che vengono richiesti e nel timore che sopraggiunge si piega su se stesso.
Nel dialogo con Nicodemo c'è un passaggio, espresso con piú formule, che non va sottaciuto. «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv 3,3). «Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, cosí bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,15). Giovanni parla con il suo vangelo attraverso allusioni e simboli. Sembra evidente nei testi riferiti il richiamo alla croce che lo attende. Non si tratta di anticiparla, ma di erigerla all'orizzonte, di porla come sfondo della rivelazione dell'amore del Padre che è venuto a compiere. Qui le ragioni del cuore si smarriscono. Il peso diventa insopportabile. La preoccupazione vince il protagonismo. Come non aveva compreso il gesto del Tempio (cf Gv 2,12) come gesto messianico in chiave d'amore, così. ora Nicodemo non comprende l'indicazione del cammino, il senso unico obbligatorio. E rimane nell'ambito delle tenebre.
Noi oggi stentiamo a capire la parola e il segno della croce. E restiamo piccoli nella fede, nell'indecisione della scelta, avviluppati dalle nostre ideologie capaci di scusare l'incoerenza e di dare importanza alla paura. Stenta a nascere così l'uomo nuovo per i nuovi tempi.
Non può essere testimone e annunciare una vita nuova chi personalmente non rinasce. Chi si fa unicamente custode della morte di un uomo non può proclamare la vita che è venuto a portare. Contribuendo con la presenza, con gli aromi, con l'aiuto materiale alla sepoltura del Cristo, Nicodemo chiude la sua partita giocata con il Messia. Non compare piú nelle pagine dell'evangelo: non è presente tra coloro che sono mandati nel mondo intero ad evangelizzare.
La vita nasce dalla vita. La vita nuova cerca uomini nuovi.

NICODEMO UNO DEI MOLTI

Traccia di lavoro per gruppi di animatori

Giovanni Ghiglione

Offriamo agli animatori una traccia di riflessione e di lavoro per facilitare il processo di assimilazione dei ricchi contenuti della meditazione di A. Martinelli.
Può essere utilizzata in una giornata di ritiro, previa esposizione-lettura del testo.

1. Comprensione.
Il gruppo degli animatori si divide in vari sottogruppi (4/5 persone per ogni sottogruppo) che cercano di riflettere sulle seguenti piste indicative:
- Rileggere i brani del Vangelo di Giovanni in cui appare il personaggio Nicodemo. Ognuno di questi passi è un flash sulla sua personalità. Riportare su un cartellone ('identikit di Nicodemo. Al termine di tutto sarà oggetto di confronto con gli altri sottogruppi.
- Giovanni presenta all'inizio del suo Vangelo alcuni «candidati alla fede»: i discepoli, gli invitati a Cana, la Samaritana, il funzionario del Re: in cosa Nicodemo si distingue dagli altri?
- Appaiono nel brano evangelico termini, quali Regno di Dio, luce, acqua, Spirito. Qual è la novità di cui Giovanni li arricchisce rispetto all'Antico Testamento e alla comprensione che Nicodemo ne ha? Li coglie come segni di futuro o solo come simboli storici, del passato? - Il serpente nel deserto: occorrerà rileggere il brano dei Numeri (21,4-9) per comprendere il simbolismo in pienezza.

2. Attualizzazione.
La comprensione seria e approfondita di un brano o di un personaggio evangelico non ha mai finalità puramente culturali (le ragioni della mente), ma punta a renderlo «eloquente» per l'oggi. La Parola in sé diventa Parola per me, per la mia vita, la mia storia.
Questo tipo di lavoro va svolto prima a livello individuale (mezz'ora di riflessione) e poi in gruppo.
Provo a porre qualche domanda, con l'unica pretesa di avviare il discorso.
- Chi sono, secondo te, i «Nicodemo» di oggi?
- Ci sono anche dei gruppi alla «Nicodemo»: quali caratteristiche presentano? Martinelli elenca tre difetti tipici della categoria di Nicodemo. Vale la pena di riprenderli come punti di partenza per una verifica della religiosità del tuo gruppo, della tua vita, della comunità cristiana, della Chiesa:
- Il pericolo di difendersi da Dio e dalla novità capovolgente che provoca (la sua volontà!).
- La tentazione di ridurre la Parola di Dio a cultura, erudizione, studio che nulla incide sulla vita quotidiana. È una forma sottile di sterilizzazione della sua Parola.
- Il difetto di confidare piú sui propri sforzi e sulle proprie possibilità (quasi che la salvezza sia opera dell'uomo) che sull'aiuto e sul dono che Dio offre.

3. Preghiera.
Tutta la meditazione sul capitolo 3 di Giovanni è dominata dalla frase di Gesù «... rinascere dall'alto», che esige una mentalità nuova, un nuovo modo di rapportarsi e di vedere Dio. «Il tuo volto, Signore, io cerco».
Su questa immagine (cercare il volto di Dio) si può trasformare in preghiera (di lode, di domanda, di ringraziamento) quanto è emerso nel lavoro a gruppi, nella riflessione e nel confronto.