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    La bibbia nel quotidiano


    Cesare Bissoli

    (NPG 2002-09-34)



    Leggere la Bibbia nel quotidiano è la meta finale di ogni incontro con la Parola di Dio, che questa cioè penetri, illumini, si incarni nell’unica area che le spetta di diritto: la vita nella sua continuità e realtà concreta: il quotidiano. Lì infatti nel feriale approda l’uomo della domenica, l’esperienza dell’atto solenne e raro della festa. Vi è da aspettarsi che una finalizzazione così elevata richieda una riflessione che non può essere ingenua, rapida, scontata, e quindi deve essere piuttosto approfondita, organica, aperta al perfezionamento. Di qui il discorso articolato che propongo.

    Convincimenti-premesse

    Convincimento ontologico o fondativo.
    Il fatto che Dio parli in linguaggio umano, come dice la Bibbia, l’essersi anzi il suo Verbo fatto carne, determina la ragione, anzi per la fede ci offre la grazia di comprendere il quotidiano attingendo oltre di esso, nel mistero stesso di Dio, ultimamente nel mistero del Regno di Dio annunciato da Cristo. A noi il senso del quotidiano giunge ultimamente per rivelazione e percorso dalla dinamica del Regno.

    Convincimento ermeneutico o interpretativo.
    La scienza esegetica e teologica ci ha portati al convincimento che non possiamo porre la Bibbia in una data situazione che non è la sua, confrontarla cioè con mondi culturali ad essa lontani, come i nostri, se non perché nella Bibbia è presente ed è condivisa in qualche modo, ma realmente, la nostra situazione, anzi fa da matrice unificante mondi pur tanto diversi. Per questo non possiamo parlare della Bibbia nel quotidiano (globalmente nella vita dell’uomo) se non parlando prima del quotidiano che è nella Bibbia.

    Convincimento storico-analitico.
    Quello che collega noi e la Bibbia è il nostro mestiere di uomo alla ricerca di un senso per ciò che siamo e che facciamo. L’uomo che esiste nella storia è dunque l’asse che unifica Bibbia e situazione, vista l’una e l’altra evidentemente per qualche aspetto. Non tutto l’uomo, ma sempre qualcosa concernente l’uomo. A livello umano andrà dunque esaminata ogni questione che ci interessa. Extra hominem nullum verbum, quia verbum factum est homo. Nel caso nostro del “quotidiano”, esso va compresa come una categoria non primariamente cronologica, ma antropologica. Esaminarci sul quotidiano dell’uomo di oggi è darci la possibilità per una risposta del quotidiano vissuto dall’uomo biblico e codificato come Parola di Dio nel Libro Sacro.

    Analisi fenomenologica

    Precisamente in una sommaria analisi fenomenologica si possono cogliere alcuni tratti distintivi del quotidiano umano: come è facile avvertire, esso richiama insieme il tempo e la vita in esso, il tempo della vita, la vita nel tempo. Può essere significativo che il termine quotidiano nell’espressione più celebre (pane quotidiano) sia tradotto con il termine epiousion, che può riguardare il tempo o giorno che viene, o ciò che riguarda la sostanza della vita. Ma sfogliamo il binomio.
    Il quotidiano è ciò che di noi si manifesta ogni giorno, è l’abitualità, la continuità dell’esserci; tale abitualità è più avvertita per quanto è vitale, che per questo si rende abituale: il respiro, il cibo, la ricerca di felicità, il nostro io che continua con le sue istanze di vivere, ora tra i gemiti, ora tra le soddisfazioni. Il quotidiano è l’involucro cronologico, ritmato della quotidianità della nostra esistenza. Il quotidiano marca il vivo! Tale quotidiano è fatto di tempo, del divenire, vive quindi nel chiaroscuro del previsto/imprevisto, del frammento e mai della totalità, dell’opportunità (kairòs) o del nulla di nuovo all’orizzonte, del gioito o sofferto, artigliato dalla memoria e sospinto dall’attesa. Ha il valore di un anello di una catena che fa la vita, il giorno dopo giorno. Lo posso vedere all’inizio ed è la nascita, il momento originario, lo posso vedere alla fine ed è il quotidiano all’ultimo atto. Lo posso sempre riportare all’inizio e alla fine (mattino e sera) mediante una pausa riflessiva, che in certo modo lo blocca, lo contempla e lo analizza. Come tutti i nodi vitali, il quotidiano porta con sé una gamma di sentimenti e comportamenti: il più celebre è la cura (preoccupazione, la Sorge), fino all’angoscia, ma anche il gusto fino all’ebbrezza, porta con sé l’apprensione dell’attimo fuggente, spesso è sentito come routine, con la noia del ripetitivo, ma anche come attesa per un dato evento (una data che ci è cara...). Il quotidiano nella tradizione è legato al feriale, ma tende al festivo. Sembra che il quotidiano non si giustifichi in se stesso, ma come un anello rimanda all’inizio e alla fine della catena, eppure è vero che esso – come ogni anello – è fondamentale perché l’inizio continui e maturi e la fine venga raggiunta. La vita dell’uomo o è quotidiana o non c’è. Anche se non può esistere giustificata solo dal quotidiano, dagli accadimenti del qui ed ora, ogni giustificazione filosofica o religiosa si poggia e fa sentire la sua forza nel qui ed ora. Il quotidiano ha le sue tentazioni: quella di installarsi (“godi, anima mia”, “quant’è bella giovinezza, che sen fugge tuttavia, chi vuoi esser lieto sia, di doman non v’è certezza”...) o di evadere, di scappare (sogni dell’illusione, la prigionia della depressione). Un ultimo tratto: noi necessariamente viviamo il quotidiano e di quotidiano, esso è inevitabile, ma in esso lottiamo come in gabbia, ci sembra o troppo stretto, troppo lontano, troppo poco appagante... Anzi il quotidiano è quella che cosa che in fondo non esiste mai, se non nella voglia di continuità delle mie intenzioni. Per molti il quotidiano è ieri (nostalgia), per altri è domani (desiderio o speranza); concentrazioni fenomeniche di quotidianità sono il lavoro (o non lavoro), i pasti, il riposo, le relazioni, impastate di amore, di sofferenza, di preoccupazioni, di attesa...

    Il quotidiano nella Bibbia

    L’uomo biblico, come ha vissuto il quotidiano, questo amalgama umano, umanissimo, fatto di azioni, di sentimenti, di significati e dunque di stile di vita, alla luce evidentemente della sua fede? Non tento una teologia biblica del quotidiano, ma sollecito l’attenzione su alcune testimonianze cruciali assunte a modo di icone.

    Le origini dell’uomo (Gen 1-3)

    È la rivelazione del quotidiano secondo il progetto di Dio e lo stravolgimento.
    – La quotidianità appare come segno e contenuto dell’esistenza, per questo sotto il sigillo della benedizione. Vi ritroviamo evocati i tratti fondamentali del nostro quotidiano: il motivo del lavoro scandito giornalmente (Dio per primo, come architetto e vasaio e l’uomo a sua immagine, lavoro creativo e fecondo), il motivo della abitazione (dentro e fuori il giardino), il motivo delle relazioni (armoniche e lacerate), del tempo e delle sue ripercussioni (come gioia di esserci e paura di esserci, fino all’esclusione, alla morte...). Veramente l’uomo biblico comincia con un quotidiano vitale abituale in cui ci ritroviamo un po’ tutti...
    – Ma vi è la seconda traccia per cui il quotidiano dell’uomo non è all’altezza dell’uomo. O perché appare drammaticamente inadempiente per Giobbe, o ironicamente fragile, fatuo per Qohelet.
    – Una terza traccia non sarà tanto la negazione della quotidianità, ma la ricerca di una migliore: quando la saggezza umana si apre con il timore di Dio alla saggezza stessa di Dio, e trova nella sua Legge la via della vita. È la tesi del Siracide, della Sapienza, del Sal 119, dove ogni momento è fatto per riconoscere e obbedire alla Torah... Occorre dare nel quotidiano ospitalità ad una visione ulteriore, scoprirla nella rivelazione di Dio. Ripetiamolo, non per abbandonarlo, ma per riscattarlo dal non senso. È quanto avviene con Gesù Cristo, altra fase fondamentale del quotidiano biblico.

    Gesù Cristo

    Alla sua scuola possiamo ricavare almeno due tratti fondamentali.
    * Lui stesso vive la quotidianità come modo di svolgere la sua missione: i cosiddetti “anni oscuri” sono tanti per una persona del suo calibro (“mistero”), eppure sono chiaramente circoscritti come una crescita “in età sapienza e grazia”, “figlio del teknon”, lavoratore come il padre Giuseppe, senza dimenticare che il suo ministero è sempre il quotidiano di un rabbi che viene vissuto nel quotidiano della gente, dall’alba al tramonto, da cui trae il buon linguaggio per dire il mistero di Dio (famiglia, campi, banchetti, case...). Si nota la valorizzazione sapienziale, genesiaca o creativa della vita benedetta da Dio, pur nell’amarezza proveniente dal malessere oscuro del male.
    * Gesù non evade dal quotidiano, piuttosto vi irradia il nuovo giorno del Regno di Dio. “Il tempo si è compiuto: il Regno di Dio è vicino” (Mc 1,14-15). E qui abbiamo la pagina tipica del quotidiano riletto da Gesù. È Mt 6, 25-34 (cf Lc 12,22-31; v. pure Mc 4, 19; Lc 10,38-42; 21, 34-36). Cogliamo alcune sottolineature:
    – Gesù mette a fuoco per batterla quello che (alla luce dei sapienziali e dell’esperienza di tutti i tempi, ed ora soprattutto che è giunto il Regno) è il tallone di Achille del quotidiano: la merimnah, le merimnai, la preoccupazione, gli affanni, la Sorge. Dai passi sopra citati si esprime una preoccupazione, una cura di cui l’unità di misura la fissa l’uomo. E l’uomo è preoccupato per il fatto di non avere/essere abbastanza, quindi di non riuscire a prevedere e provvedere come lui vorrebbe. È l’insicurezza di onnipotenza, del desiderio concretamente delle ricchezze, del potere per far fronte alle incombenze: mangiare, bere, vestire, accudire un atto di ospitalità. Il ricco stolto (Lc 12,13-21) ne è l’emblema, ma anche Marta di fronte a Gesù (Lc 10, 38-42). Queste preoccupazioni soffocano la Parola (Mc 4, 19) ed appesantiscono a riguardo del giorno del Signore (Lc 21,34; cf 1 Cor 7,32-34).
    – Ebbene, dice Gesù, non affannatevi del quotidiano. La ragione per Gesù unica è: Dio è la misura del quotidiano. E lo spiega facendolo trasparire dall’esperienza: ciò che è inferiore all’uomo (giglio, uccello) vivendo senza affanno vive un quotidiano da far invidia ai re; l’esperienza poi insegna che con le nostre forze non riusciamo ad “aggiungere un’ora sola alla nostra vita”, siamo inesorabilmente carenti di ciò che vorremmo gestire per fare un buon quotidiano. Detto al positivo, il quotidiano va vissuto in nome di una filosofia semplice, ma innegabile: “II Padre sa ciò di ciò avete bisogno”. Mettete nel quotidiano il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. La prova evidente: Padre, donaci il nostro pane quotidiano. Il quotidiano è fatto di pane, ebbene Dio non manca di dare il suo pane, a noi tocca di invocarlo e riconoscerlo come dono. Il Regno di Dio diventa il sabato del cristiano, il giorno, il luogo dove il feriale vene investito e acquista il senso profondo: il Padre sa. Semmai il quotidiano vale nella misura che diventa dono, carità verso i poveri, si fa elemosina: “Vendete ciò che avete e datelo in elemosina... Fatevi un tesoro inesauribile nel cielo... perché dove è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,3-334). E le preoccupazioni concesse sono quelle che riguardano Gesù Cristo (Fil 2,20), la sua chiesa (cf 2 Cor 11,28), la cura che ci è concessa anzi comandata è la “cura degli uni per gli altri” (1 Cor 12,35)
    – Di qui un ultimo pensiero di Gesù: il quotidiano anche con il Regno di Dio sente le vestigia del male (“a ciascun giorno la sua pena”), ma non se lo crea con le sue mani (“non affannatevi dunque per il domani”) perché il Padre è al corrente.

    Le comunità del NT

    Sono chiamate a vivere il quotidiano nella sapienzialità cristiana, cioè come esperienza toccata dalla redenzione di Cristo, dunque tra il già e il non ancora della salvezza. Non è dato di fuggirlo, come se il Signore fosse alle porte, ma di viverlo sapendo che egli viene e il tempo si è fatto più abbreviato. Ecco alcuni tratti distintivi.
    * Il quotidiano è il tempo del lavoro per mangiare in pace, del buon ordine, della simpatia da godere tra la gente (cf 2 Tess 3,11, At 2,47; 1 Cor 6,1).
    * Il quotidiano è un tempo da riscattare come liturgia della vita, non conformandosi alla mentalità di questo mondo, ma trasformarsi rinnovando la propria mente (cf Rom 12,1-2). I giorni possono essere cattivi e il Signore sta venendo (cf Rom 13,11ss).
    * Come già in bocca a Gesù risuona il monito di Giacomo di non assumere il quotidiano con arroganza e falsa onnipotenza, come fanno certuni che dicono: “Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni, mentre non sapete cosa sarà domani. A che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare. Dovreste dire invece: Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello” (4,13-15).
    – Certo il cristiano è nel mondo come in una tenda ed è viandante verso la città futura, verso il Giorno del Signore che sarà il suo quotidiano definitivo, e dunque vive il quotidiano come fase di transito, ma ricca di risorse per vedere i segni del male (da cui chiedere liberazione dal Padre: Fa’ che non cadiamo in tentazione, ma liberaci dal male), ma anche i segni del Regno che cresce e soprattutto il luogo/tempo di identificarsi con il Maestro nella carità che condivide i pesi degli altri (cf Gal 6,2) e nella sofferenza che rende piena la redenzione di Gesù (cf Col 1,24). Il tempo che fa il quotidiano è pur sempre kairòs di Dio.
    – Il cristiano riconosce la doppia faccia del quotidiano: non dimentica mai il malessere del quotidiano (e Giacomo lo mostra chiaramente in diverse situazioni di vita, ma anche Paolo ai Corinzi), però è anche uno che accetta l’invito di Paolo e vede il quotidiano, anche pagano, come il luogo dove “tutto quello che è vero, nobile, giusto, pur amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8). Infatti “oggi sappiamo che il giorno del Signore è più vicino di quanto diventammo credenti” (Rom 13,1l).

    La Bibbia nel quotidiano

    Cerchiamo adesso di fare un po’ di sintesi. Portare la Bibbia nel quotidiano o leggere il quotidiano secondo la Bibbia esige attingere da essa alcuni criteri interpretativi di grande valore, che qualificano il quotidiano come evento cristiano. Ne evidenzierò due, facendo sintesi delle cose fin qui dette: il quotidiano come luogo teologico, luogo di incontro con Dio; la festa come anima del quotidiano.

    Il quotidiano come luogo teologico

    Cogliamo anzitutto la prospettiva di fondo che ci offre la Bibbia. Il quotidiano è un nastro di tempo che si situa tra il già e non ancora della salvezza. Questo significa che il quotidiano è pregnante di significato, è il luogo del lievito evangelico, dove il Regno di Dio trova i suoi mattoni di costruzione. Questo comporta tre atteggiamenti esistenziali, atteggiamenti operativi:

    * II quotidiano va visto come l’ambito della benedizione. Esso con tutti i dettagli, è sostanzialmente, come voluti o come permessi, sempre sotto la benedizione di Dio irradiata nel mondo con la creazione e riconfermata con la venuta del Regno. Esso comporta alcune verità/sicurezze, che esprimiamo simbolicamente così:
    – tra le tende del nostro quotidiano sta impiantata la tenda di Cristo. È il tempo della compagnia di Dio e di Cristo. Il quotidiano è il nostro indirizzo agli occhi di Dio: il Padre sa. È il giorno del possibile incontro con lui, come per Giovanni e Andrea in quel memorabile pomeriggio alle ore quattro (Gv 1, 38-39);
    – sarà dunque un tempo pervaso dalla fiducia piena in lui. “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti nel tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione (Sal 54,23) perché egli ha cura di noi” (1 Pt 5, 6-7). Notiamo questo straordinario cambio di “cura”, di “Sorge”: noi gli buttiamo la nostra merimnah quotidiana e lui se la prende a carico. Dio prende la cura al nostro posto se non ce la andiamo a prendere di nostra iniziativa.

    * II quotidiano è anche ambito della redenzione. Inutile nascondersi che c’è del male nel mondo. La benedizione di inizio non è stata tolta, ma il peccato l’ha indebolita. Gli effetti laceranti del giardino perduto continuano e rendono difficile il quotidiano, a gravarlo di affanno, di pena oltre il dovuto. Di qui il quotidiano visto anche come tempo dell’agguato del leone divorante (cf 1 Pt 5,8), il tempo della lotta (cf Ef 6, 10-12), il tempo della pazienza, il tempo della perseveranza (cf Lc 21,19). Una implicazione vivissima del vissuto quotidiano, solcato da ombre e luci in tutte le direzioni, porta a vivere il quotidiano come l’area del nostro Calvario ove compiamo ciò che manca alle sofferenze di Cristo (cf Col 1,24).

    * II quotidiano diventa ambito del discernimento cristiano. È l’atteggiamento indispensabile per un buon quotidiano “poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12, 2; Fil 1, 10): “Tutto esaminate, ciò che è buono tenetelo”. Siamo infatti nel periodo della contemporanea presenza del grano e della zizzania, anzi può essere il tempo dei falsi profeti e il gregge è piccolo. Occorre saper cogliere i segni dei tempi (Lc 12,34-37), investire i talenti per il regno (cf Mt 25, 14-30), rendersi capaci di render conto della speranza che il credente porta nel cuore (cf 1 Pt 3, 15). Ma è anche consapevolezza che passa “la scena di questo mondo” (1 Cor 7,31), per cui è saggezza la moderazione e il distacco, o più esattamente la giusta gerarchizzazione dei valori: “D’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero, e quelli che piangono come se non piangessero, e quelli che godono come se non godessero... e quelli che usano di questo mondo come se non ne usassero appieno” (1 Cor 7, 29-30).

    La festa anima del quotidiano

    Il quotidiano del cristiano è incrociato dalla festa. Vivere il quotidiano con questi doppi pensieri senza cadere in schizofrenia è possibile soltanto se la visione dell’intero, del “tutto”, viene a sorreggere il lampo del frammento. È la festa cristiana, la solennità senza cui la ferialità si spegne nell’impossibile e disperante utopia. La festa infatti è la memoria dei grandi atti di Dio per la salvezza del suo popolo, fatti eccezionali compiuti per dare consapevolezza che il quotidiano è denso, è pesante, è lievitato dalla presenza di Dio nelle vicende di ogni giorno. Nella festa, nell’Eucaristia, dicendo il Padre Nostro, facendo l’offerta del frutto della terra e del nostro lavoro, acquistiamo nitida ed unitaria coscienza che il quotidiano è il dono del necessario e del necessario come dono. Nella festa con la compagnia amorosa del Padre e con la memoria incoraggiante dei grandi atti di Cristo, il quotidiano si prospetta come profezia ed anticipazione del tempo futuro, il quotidiano del pellegrino che cammina verso il giorno del Signore piuttosto che quello di chi si installa pericolosamente sicuro dei suoi granai (cf Lc 12,16ss) Sarà dunque il quotidiano di Maria sorella di Marta che contempla e del buon samaritano che agisce. Entrambi ottimamente ricapitolati nell’icona del quotidiano di Maria di Nazaret, umile serva in una sconosciuta città, eppure portatrice del Mistero di Dio.

    Il quotidiano con la Bibbia

    Non si tratta soltanto di comprendere il quotidiano secondo la Bibbia, ma di incontrarlo con la Bibbia, sperimentare quotidianamente la Bibbia. Si possono accennare una serie di esperienze:
    – vi è la liturgia della Parola della Messa così nel cuore del quotidiano; vi è il Divino Ufficio chiamato a scandire il quotidiano dall’alba al tramonto;
    – vi è la pratica, non so fino a che punto diffusa, della Lectio Divina quotidiana;
    – vi sono incontri di lavoro, ove i lati difficili del quotidiano possono illuminarsi alla luce della Parola di Dio;
    – vi è la possibilità di pregare i Salmi scegliendoli secondo le esigenze del cuore, dalla lode al lamento, al rendimento di grazie;
    – vi sono infine dei motivi biblici, detti “lineamenti della figura del Signore” cui siamo più sensibili in relazione alla missione pastorale;
    – ...

    Conclusione

    “Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno” (2 Pt 3,8). Vivere il quotidiano con questa capacità di ampiezza infinita per le risorse di grazia che Dio vi pone; e d’altra parte affrontare i mille anni, ossia la durata talora insopportabile di eventi difficili, come fosse un solo giorno! Questa capacità di dilatazione infine del quotidiano verso il bene e questo restringimento del male che è nel quotidiano è veramente grazia di Dio, convinti che “il Signore non tarda nell’adempiere le sue promesse” (3,9).


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