Spiritualità

dei preadolescenti

Appunti per un animatore

Antonio Martinelli

(NPG 1989-3-64)

UN PROGETTO DI SPIRITUALITÀ PER «PICCOLI UOMINI»

Un testo classico per la formazione dei ragazzi è stato, in passato, la «regola dell'aspirante».
Il decalogo ivi raccolto ha segnato la storia personale di molti preadolescenti.
Le espressioni semplici ed incisive, come tanti slogans, hanno diretto il cammino interiore, oltre che apostolico, dell'associazione e movimento dell'azione cattolica.
È da riconoscere alla regola, semplice ed efficace, la funzione di criterio e di stimolo per molte generazioni.
Ecco il testo della «regola dell'aspirante»:
«L'aspirante è primo in tutto per l'onore di Cristo Re.
L'aspirante vive di Gesù.
L'aspirante è puro.
L'aspirante è leale.
L'aspirante è pronto all'obbedienza.
L'aspirante è sempre lieto.
L'aspirante è apostolo tra i compagni
L'aspirante dona il cuore a Maria.
L'aspirante ama il Papa.
L'aspirante ama la patria».
Fin qui il testo.
Proviamo a fare qualche opportuna riflessione, sempre in chiave di spiritualità. Riconosco di esprimermi in maniera piuttosto rigida e poco attenta alle diverse sfumature che fanno parte della vita.

Osservazioni a partire dall'oggi

Volendo considerare il modello pastorale/spirituale che sottostà alla regola, si potrebbe osservare:
- anzitutto la segnalazione della meta dà per scontato il processo, mentre esso invece è tutto da costruire. Si parte dalla fine che è anche il fine di tutto, I a scapito però dell'itinerario educativo e formativo;
- il privilegio accordato ai comportamenti visibili e quantificabili espone al rischio, molto vicino, di dare poco peso agli atteggiamenti interiori, indispensabili nel sostenere la correttezza dei contenuti proposti e nell'aiutare lo sviluppo dei valori nella vita;
- la presenza dell'adulto sempre invocata è condizione di giusti comportamenti; non si risolve però in modo diretto in una presenza stimolatrice della libertà interiore, perché i ragazzi maturino solide convinzioni e siano progressivamente resi responsabili del delicato processo di crescita della loro umanità nella fede.
Sul piano del metodo le osservazioni più immediate riguardano da una parte i luoghi di crescita del ragazzo, e dall'altra gli ambiti più curati del loro sviluppo.
Parlando di ambienti, l'attenzione sembra essere particolarmente portata sull'ambiente/famiglia e su quello parrocchiale.
Risultano essere effettivamente due ambienti significativi: determinante il primo e concomitante il secondo.
Non raccolgono però tutto l'ambiente che interviene efficacemente nello sviluppo del ragazzo.
Oggi non va dimenticata la scuola dell'obbligo, con tutti i risvolti educativi che comporta, a livello di apprendimento e di intelligenza, e a livello formativo per le scoperte di cui fa prendere quotidianamente coscienza.
È importante poi in quest'età il gruppo dei pari. un'altra agenzia educativa, non inferiore per efficacia e incidenza a quelle formali e riconosciute da tutti. Non va però considerato in maniera strumentale, in vista di rapporti e di comunicazioni di tipo generale.
Parlando degli ambiti di intervento, l'attenzione e la cura sono rivolte alla catechesi o alla scuola di catechismo; ai sacramenti e alla loro preparazione ma accostati negli aspetti più individuali e con poca sensibilità per l'aspetto sociale e comunitario; all'azione caritativa, di sacrificio e di donazione, intesa come gesto di bontà che indica il desiderio e l'impegno di crescita globale. Le osservazioni nulla tolgono al buon servizio che è stato reso per tanti anni attraverso la regola dell'aspirante.
L'accresciuto bisogno di progettare in modo adeguato alle circostanze e alle esigenze nuove ha indotto l'associazione stessa e chiunque si occupava di educazione alla fede dei preadolescenti a riformularne la spiritualità.
Anche il presente, illuminato dallo sguardo globale su questa età negata, ci sollecita a continuare sulla via della riformulazione continua.

IDENTIKIT DELL'ADULTO ANIMATORE DEI PREADOLESCENTI

C'è da chiedersi anzitutto quanto i ragazzi di oggi hanno bisogno di catechesi, di evangelizzazione o di iniziazione.
La domanda non è oziosa.
Tutti i credenti necessitano di integrazione tra fede e vita, anche se nel concreto dell'esperienza di ciascuno giocano poi molte variabili, compresa l'età e la maturità psicologica.
I preadolescenti non sono esclusi dalla ricerca e dalla realizzazione della sintesi, fatta a modo loro e dalla loro prospettiva. A questa deve rendersi attento l'animatore, se vuole essere efficace nella proposta.
La spiritualità dell'incarnazione, con tutte le indicazioni operative contenute nella parola e nella realtà dell'esperienza spirituale, resta centrale per l'animatore e per il preadolescente.
È esigita però una nuova lettura e una riespressione per rispondere alla situazione di vita del ragazzo.

L'incarnazione dalla prospettiva del ragazzo

Quali atteggiamenti riportano l'incarnazione nell'ambito specifico dell'esperienza del preadolescente?
Spiritualità dell'incarnazione significherà «ricerca dell'essenziale», dal momento che il ragazzo vive un'epoca della sua esistenza all'insegna della scoperta; richiamerà lo «stupore», perché l'esperienza della novità e della meraviglia accompagna la crescita fisica e psichica, religiosa e spirituale del ragazzo; imporrà un'attenzione tutta particolare al «coraggio di cammini non ancora percorsi», non solo come adattamento necessario alle situazioni di vita che giorno dopo giorno si presentano, ma anche come incarnazione effettiva dei desideri e delle promesse che abitano la storia di ogni preadolescente.
Si nutrirà della «gioia di vivere e di apprendere a vivere» nelle esperienze quotidiane, sapendo cogliere ciò che di nascosto e di bello c'è in quello che denominiamo abitualmente routine.
Cercherà una «compagnia» con diverse realtà, avvenimenti, persone, che è insieme condivisione, sostegno, orientamento, amore educativo, assistenza continua promozionale; si interesserà infine del senso delle cose semplici e comuni, non riponendo l'eroico nelle cose straordinarie, grandiose, impossibili.

Le scorciatoie dell'animatore

L'animatore rifletta opportunamente su alcuni aspetti di spiritualità tradizionale, che sono richiamati ancora oggi e formano ancora il quadro di riferimento per tanti educatori.
Indico tre punti da riformulare, considerando la preadolescenza e il criterio dell'incarnazione nell'ambito della spiritualità.
La spiritualità del dovere più volte è stata utilizzata in forma non corretta, perché riservava poca attenzione all'educativo.
Dalla vita del preadolescente emerge ogni giorno più viva una domanda di comunicazione e di educazione. Non può essere incanalata unicamente sulla scia del così detto «dovere»: quale? orientato verso che cosa?
È «dovere» per un preadolescente liberare il suo desiderio di crescita, oppure porsi sotto controllo continuo dall'esterno perché impari a ripetere le cose degli altri?
Il dovere perché gli altri siano contenti? Oppure il piacere per e della felicità personale?
Un altro aspetto che riscuote tanta simpatia da parte di alcuni educatori: la spiritualità della volontà.
Il motto è: «volli, sempre volli, fortissimamente volli».
Sembra così di trovare la formula che metta riparo al momento evolutivo tipico della preadolescenza che percorre un cammino a zigzag, con alti e bassi continui. Lo stabilizzatore indispensabile è considerato allora l'impegno volitivo.
C'è da ricordare agli educatori che la momentanea disintegrazione che sperimentano i ragazzi, fatto del tutto naturale e processo tipicamente evolutivo, va elaborata con una dialettica che non punti unicamente sulla volontà, ma sappia utilizzare la dialettica desiderio/finitudine.
Infine un terzo aspetto raccoglie le attenzioni operative degli adulti che lavorano con i ragazzi: la spiritualità dei valori. Con questo termine si vogliono indicare i contenuti oggettivi, importanti e fondamentali, che devono costituire il patrimonio di conoscenza e il criterio per le scelte di vita.
Altre volte la parola riporta al complesso che sottostà all'organizzazione dell'esistenza credente e guida l'integrazione delle nuove acquisizioni che entrano in sintonia con il patrimonio precedente di valori.
Anche in questo ambito ci si ricordi che i vecchi processi di identificazione vanno fatti camminare verso i nuovi contesti identificativi dei preadolescenti di oggi; e i cosiddetti valori devono fare i conti con i nuovi valori vitali sperimentati e coprodotti in una appassionata quanto avventurosa compagnia. C'è, come si può notare dai pochi cenni, un lavoro previo che l'educatore-animatore è chiamato a compiere in vista di una presenza rinnovata e significativa tra i ragazzi da orientare nella spiritualità dell'incarnazione.

«VI HO CHIAMATO AMICI»: DA STRUMENTO Dl CATECHESI A CAMMINO Dl SPIRITUALITÀ

Il tentativo e lo sforzo più significativo compiuto dalla chiesa italiana negli ultimi anni a favore dei preadolescenti è senz'altro l'elaborazione del catechismo dei ragazzi (CdR1). Il tempo della scuola media però è già riempito di tappe e passaggi di crescita istituzionalizzati a livello ecclesiale, per cui non sempre si ha la possibilità di dedicare forze ed iniziative attorno al progetto contenuto in « Vi ho chiamato amici».
Il progetto offre ottimi spunti per un itinerario di spiritualità adatto ai ragazzi.
Si rendono necessarie alcune operazioni per evidenziare le ricchezze contenute, e operare in modo coerente con la spiritualità dell'incarnazione.

Operazioni indispensabili

Il lavoro richiesto non è sempre immediato e alla portata del giovane animatore.
Si richiede una previa riflessione e una capacità di cogliere nessi e rapporti al di là della materialità della presentazione dei contenuti.
Mi accontento di presentare tre operazioni necessarie che vivificheranno il testo.

Dal contenuto ai «temi generatori»

I sei capitoli presentati dal catechismo possono giustamente essere considerati degli utili temi generatori.
Temi cioè che generano la vita. Sono criteri e contenuti, obiettivi e valori di un'esperienza spirituale. Si inseriscono nel concreto del cammino di crescita e lo stimolano.
«C'è speranza nel mondo» (cap. 1) e «Farò nuove tutte le cose» (cap. 3), affrontando il mistero della vita e della novità di vita, aprono sul tema generatore del «futuro».
«Venite e vedrete» (cap. 2) e «Non più servi ma amici» (cap. 5) sviluppano il tema generatore dell'amicizia, che è alla base dell'identità personale, del riconoscimento delle capacità, della serenità e dell'armonia della crescita del preadolescente.
«Protagonisti e responsabili» (cap. 3) può introdurre ai temi generatori del protagonismo e della solidarietà, che riempiono l'esistenza del ragazzo alla ricerca dell'espressione di sé e della compagnia, allegra e generosa insieme.
«Non più servi ma amici» (cap. 5) offre un'occasione propizia per passare dal contenuto più strettamente evangelizzatore al tema generatore della propria identità. Gli interrogativi posti in introduzione al capitolo avviano su questa strada: quali vie percorrere per edificare in modo stabile la propria vita? chi ci darà la forza di prendere decisioni sicure e di restare fedeli superando incoerenze, difficoltà e compromessi?

Dall'annuncio e dalla catechesi alla narrazione corale

Tutta la parte che comprende le pagine 3158 del catechismo dei ragazzi potrà essere considerata una pura «informazione» oppure una «narrazione» della nuova comunità che è la chiesa.
L'informazione si propone di presentare contenuti oggettivi, in modo piuttosto distaccato, in forma così universale da far rientrare le situazioni di tutti.
La narrazione racconta invece una storia passata dentro l'esperienza viva e presente dell'uditore, coinvolgendolo a tal punto da farlo capace di comprendere ed aprire ad una storia che si compirà in lui.
È così che nacque la narrazione della storia di Gesù. Si formò così la prima comunità cristiana. Si misero così le basi solide della speranza, che guarda profeticamente alla realizzazione dell'annuncio.

Da una presentazione deduttiva a ricostruire dentro l'esperienza

Un terzo passaggio necessario nel l'utilizzazione del testo del catechismo è quello da una presentazione della dottrina e della morale in modo deduttivo e con scarsa sensibilità alla mediazione storico-culturale, alla vita che s costruisce con e dentro l'esperienza.
Fin dall'inizio «Vi ho chiamato amici» fa riferimento alla vita.
È un ritornello frequente che scandisce il cammino di crescita del ragazzo
Si modula su toni e livelli diversi, così come ricca si presenta la vita nell'esperienza di tutti. La concretezza diventa allora l'esigenza primaria. Non sono sufficienti le affermazioni di principio, si rende indispensabile calarle nel contesto di ciascuno.
I paragrafi: «Il mistero della vita» (pp. 12-16) e «La vita è nuova» (62-67), offrono molti spunti ed agganci per essere riportati dentro la storia del ragazzo e verificare quali impegni derivano perché ci sia una risposta effettiva alla chiamata del Signore Gesù.
L'analisi è volutamente incompleta, ma intende indicare una pista da percorrere perché dalle indicazioni di annuncio si passi alla pratica della vita.

Sensibilità necessarie

Rapidamente descrivo le modalità per procedere nei passaggi indicati. Gli accenni saranno sufficienti per introdurre nella pratica alla trasposizione adeguata del testo nei diversi contesti personali e di gruppo.

Sensibilità sistemica
Ogni realtà sociale va intesa come parte di altre realtà più ampie e interdipendenti, sicché ogni mutamento parziale si ripercuote sul tutto.
L'osservazione disseminata nelle pagine della ricerca «L'età negata» non trova invece sufficiente riscontro nel testo del catechismo dei ragazzi.
Non è certamente una scoperta dei nostri giorni questa sensibilità, ma un'esigenza sempre più avvertita nel contesto culturale contemporaneo.
Una variazione della società o della chiesa non lascia indifferenti ragazzi. Un cambio nel modo di vivere dei preadolescenti non è privo di ripercussioni nelle fasce di adulti.
L'interconnessione va tenuta presente anche a livello di spiritualità.

Sensibilità ermeneutica
Si tratta di attivare quella circolarità feconda fatta di «dare e ricevere», di scambio reciproco tra soggettività collettive diverse, convergenti verso un terreno d'incontro e un'area di condivisione. Nel testo del catechismo va evidenziato lo scambio adulti/ragazzi,esperienza/parola. Non sono gli unici livelli di scambio. Paiono essere però i più significativi nel mondo dei preadolescenti.

Sensibilità nella ricerca del «senso della fede»
Non è facile mostrare al ragazzo come la fede non si pone in contrasto con la sua vita quotidiana: non è una concorrente che vuole vincere sull'avversario. Così come non è immediato parlare della fede al preadolescente escludendo il rischio che sia considerata parallela all'intera sua esistenza. Vita e fede allora risultano due parallele che viaggino affiancate senza mai incrociare la stessa strada. Coabitano ma non dialogano tra loro. Cercare il senso della fede significa cogliere come determinante nella vita e nell'esperienza personale la presenza del Signore Gesù. A lui affidarsi. Da lui assumere la causa della propria esistenza. Vivere e contribuire alla fondazione del Regno di Dio. Da tutta questa realtà non può essere escluso il preadolescente. Il compito dell'animatore è serio ed impegnativo.

UNA CARTA DEI TEMI DELLA SPIRITUALITÀ

Non offro un progetto articolato, ma esprimo alcuni fondamentali «diritti» del preadolescente.
Impostare così la riflessione è far riferimento ancora una volta all'adulto, perché nell'operare con i preadolescenti non dimentichi i suoi «doveri».
Offro degli indicatori di cammino, utili per la formulazione di un progetto.
Non curo la completezza della trattazione. Mi interessa molto di più la ricerca e la costruzione dell'identità.
Un compito demandato all'animatore consiste nella determinazione degli «atteggiamenti» da far nascere e consolidare nell'esperienza del ragazzo.
Indico e sviluppo quelli che mi sembrano essere gli elementi costitutivi di una carta dei diritti del ragazzo in tema di spiritualità.

La spiritualità dell'incarnazione per i preadolescenti

È far fare esperienza di accostamento al reale, quello ordinariamente vissuto da un preadolescente.
I fatti concreti possono essere così raccolti:
- l'incontro con altri ragazzi;
- il ritrovarsi insieme nel gruppo dei compagni e degli amici;
- il rapporto con gli adulti in famiglia e fuori;
- lo sforzo nelle cose da fare, soprattutto quando richiedono impegno;
- il modo di vivere il rapporto con tutti, cioè il rispetto, la generosità, l'attenzione ai bisogni degli altri, la gratuità;
- la relazione piena di gratitudine che si esprime nella preghiera e nella liturgia.
La sostanza dell'obiettivo da raggiungere: che l'esperienza quotidiana sia illuminata da alcune luci evangelicamente significative, come: la gioia, la generosità, il desiderio di crescere, l'avventura della scoperta, la decisione progressiva di vivere in prima persona la vita con responsabilità.
Due avvertenze utili da considerare nell'azione:
- va ricordato anzitutto che l'esperienza non è il fatto materiale, ma la capacità di elaborarlo fino al punto di cambiarlo e di cambiare personalmente. Da qui il valore della presenza dell'adulto;
- l'adulto che si fa animatore dei preadolescenti imparerà a considerare i nuovi, originali ed efficaci «amici» dei ragazzi: un pallone quando si trovano in squadra a tirare quattro calci; un disco quando sono in casa, durante e dopo i compiti scolastici; un'avventura quando insieme formano gruppo, banda, combriccola.
L'adulto non peccherà mai a sufficienza in fatto di concretezza, quando si trova con i ragazzi.

La spiritualità dell'amore alla vita

È dare spazio alla voglia e alla gioia di vivere il tempo e la situazione di cambio del ragazzo.
Ciò comporterà una serie molto attenta di indicazioni pratiche, che traducono la voglia e la gioia di vivere.
Esemplifico.
- È fare riferimento ai desideri e agli interessi propri dei preadolescenti.
Insegnar loro a chiamarli per nome e a non lasciarli nell'anonimato. La spontaneità e l'immediatezza di fronte alla vita sono il tesoro più grande per un ragazzo.
Valorizzare tutti gli aspetti della vita, sapendo sorridere delle assolutizzazioni; immettere novità nell'esperienza del preadolescente, anche quando non è facile far accettare il dono degli altri. Così nascono i progetti di vita.
- È accogliere la vita ovunque si manifesti, perché non sia ridotta ad un solo aspetto, ad una sola scelta, ad una sola persona.
Vanno bandite perciò tutte le forme di integrismo, di assolutizzazione e totalizzazione. Il ragazzo è già portato a ciò dal suo entusiasmo e dalla voglia di vivere sperimentando in proprio la scoperta che va compiendo.
Non c'è una sola realtà, non c'è una sola risposta, né una sola cosa buona nella vita
- È imparare a scoprire che c'è sempre un «oltre» che diventa limite, ma non arresto dell'avventura.
La vita è sempre più grande delle singole realizzazioni, ma anche della somma di tutte le esperienze.
Bisogna imparare ad amare ciò che ci è vicino con lo sguardo rivolto a ciò che ci è lontano; a vivere l'immediato e il presente con il cuore in attesa dell'inedito e della sorpresa.
- È accettare come situazione felice e non come realtà gravosa il fatto della transizione e del cambio. Sono l'uno e l'altra il simbolo più eloquente della preadolescenza.
La concretezza del cammino di crescita umana e cristiana richiedono vigile attenzione verso la sofferenza che circonda l'esistenza di ogni uomo.
La sofferenza più grande non ha nome dolore; il suo vero nome è isolamento, emarginazione, rifiuto, divieto di sedere alla mensa della vita con tutti gli altri, impossibilità di condividere la gioia della crescita insieme, la coscienza di non poter portare a compimento le potenzialità di cui si è arricchiti.
È dunque saper allargare il circolo della festa.
- È radicarsi in quella zona di solitudine personale che nessuna intimità umana può colmare.
La voglia di vivere e la gioia di vita si nutrono di silenzio, di contemplazione estatica, di lettura in profondità, di preghiera.

La spiritualità del quotidiano

È vivere il futuro come condizione normale di vita.
Per dirla con un altro termine: è la spiritualità dell'orientamento nella vita.
Indico tre ambiti in cui aiutare il preadolescente a vivere il senso della vita.
- Cercare lo straordinario, l'eccezionale, l'eroico ad ogni costo, non può essere l'itinerario da percorrere.
La realtà quotidiana è la compagna dell'esistenza per tutti, per il preadolescente in particolare.
Il quotidiano è accessibile a tutti e rappresenta la linea di partenza che non seleziona nessuno.
- Cercare il tesoro della propria riuscita e del compimento dei desideri più profondi dell'esistenza nei luoghi lontani rivela mancanza di concretezza e impossibilità di soluzione.
Il punto dove cielo e terra si toccano, dove il cielo dei desideri e delle aspettative e la terra delle realizzazioni si congiungono e vivono nell'esperienza, è il quotidiano.
La storia e la geografia che scandiscono la personalità che ciascuno sogna di diventare sono qui nel presente; le mille mediazioni piccole e grandi che attraversano la vita indirizzano alla comprensione del divino passando attraverso l'umano.
Soltanto diventando quell'uomo in vista del quale siamo stati creati, ci approssimeremo al disegno divino.
Fuggire dal quotidiano è non volere incontrare Dio.
- Il quotidiano abitudinario del ragazzo è la scuola.
È chiamata la scuola dell'obbligo già dagli adulti, immaginiamoci dai ragazzi!
Saremmo tentati di definirla il terribile quotidiano.
Ma è anche il magnifico quotidiano, se è affrontato nella prospettiva di volersi orientare in due direzioni, complementari tra loro.
Orientarsi nel tempo. Il contatto con la storia dell'uomo (senza pensare subito quella fatta da personaggi illustri, ma all'altra, costruita sul lavoro e sul contributo di un intero popolo) abilita ad inserirsi nel contesto della cultura senza traumi.
Orientarsi nello spazio. Al di là della competitività rinascente in ogni generazione e al di là dell'egoismo che trova la sua palestra più congeniale nel confronto con i vicini, l'incontro con le esigenze del territorio in cui si è inseriti può aiutare a costruire la propria esistenza nella collaborazione gratuita e nell'attenzione fraterna e solidale con quanti hanno maggiore bisogno.

La spiritualità della compagnia

Insieme è bello, senza iperprotezionismi e manipolazioni conformistiche.
È il senso più reale del fare gruppo. vivere il gruppo nella sua dinamica e nelle sue esigenze.
È imparare uno sguardo nuovo sulle cose, sulle persone e sugli avvenimenti, su Dio stesso, a partire dal fare esperienza di gruppo
L'animatore ha un compito prezioso da svolgere: aiutare il ragazzo a capire come e quanto nel gruppo si esprime della sua domanda di crescita, di superamento di sé, di piena umanizzazione.
Per vivere il gruppo è necessario scoprire come la compagnia nella varietà, nella complementarietà, nel confronto/ricerca, sia una ricchezza per tutti.
Non tutti i ragazzi sono fatti con lo stesso stampo.
Non a tutti è da richiedere la medesima reazione.
Siamo così ai presupposti della scoperta e della fondazione della chiesa tra i preadolescenti.
Nel gruppo si impara l'amicizia. Si apprendono gli atteggiamenti evangelici necessari alla vita: la gioia del dare e del ricevere, l'urgenza del dimenticarsi, l'importanza di guardare agli altri come compagni dello stesso cammino e non come antagonisti irriducibili.
Nell'amicizia si incomincia un cammino con «la ragazza» o «il ragazzo» in termini di cooperazione, stima, simpatia.
Nel gruppo c'è una terza esperienza da introdurre e far vivere: la coscienza di essere tutti ricchi e bisognosi nello stesso tempo.
Peso significativo hanno nella vita dei ragazzi i desideri. La coltivazione educativa dei desideri con l'aiuto dell'animatore porterà a riconoscere il proprio limite. Da qui il superamento dell'egoismo e, al positivo, la capacità di diventare solidali con tutti.
L'accoglienza e l'apertura verso gli altri abbisognano del riconoscimento del bisogno personale e dell'altrui ricchezza.

La spiritualità dell'azione

È imparare a fare, a manipolare le cose, a realizzare progetti, a trasformare le situazioni.
Diventa l'espressione della gioia di essere e di vivere.
L'adulto imparerà in modo diretto e immediato come la vita del preadolescente si svolge lungo la linea dell'operare.
È esigenza di natura, perché la scoperta, l'avventura, la ricerca continua, vogliono provare e riprovare le cose.
I ragazzi sono tutti associati all'«Accademia della Crusca», sotto questo profilo.
Il sentirsi coinvolti e immersi dentro le cose, che sono tutte nuove, li porta a diventare presto attori.
Risulta essere la strada migliore per crescere liberi e sicuri.
La naturale tendenza all'azione manuale deve trovare nell'animatore la persona capace di aiutare il ragazzo a trasformare il fare in «saper fare».
Come?

Una meditazione ad occhi chiusi
Il preadolescente felice di vivere dentro le cose materiali, perché si sente definito nella sua vita dalla realtà circostante e perciò sicuro in mezzo alle cose che si vedono e si toccano, deve compiere esercizi di meditazione. Ad occhi chiusi, anzitutto.
Cioè applicarsi alla riflessione, al silenzio, alla concentrazione sui propri pensieri e sentimenti, alla verbalizzazione del mondo interiore che gli esplode dentro.
C'è un rischio sempre molto vicino e ricorrente: la superficialità. Questa è all'origine di ogni forma di irresponsabilità, di una crescita fisica senza maturazione umana, del vivere senza soddisfazione interiore e senza gioia visibile.

Una meditazione ad occhi... aperti
Per imparare a saper fare è necessario guardare se stessi, le cose, le situazioni, i rapporti, gli impegni, la vita intera; guardare in modo critico, guardare con responsabilità e simpatia.
Meditare ad occhi aperti significa voler penetrare nella realtà, e non guardarla superficialmente, con distacco interiore, senza coinvolgimento perché non la si conosce a sufficienza.
Gli occhi aperti esprimono l'entusiasmo, lo slancio, la gioia nel fare anche faticoso: «vale la pena di mettermici dentro; non chiudo gli occhi, anzi, li spalanco per capire con tutto me stesso! ».

La spiritualità della celebrazione della vita

È guardare alla preghiera, ai sacramenti, al catechismo, alle espressioni religiose nella prospettiva educativa.
Ci sono elementi perché in essi traspaia la gioia di vivere. Questa si condenserà nei simboli più semplici: le mani alzate verso il cielo; il sedersi a mensa a mangiare il pane e bere il vino della vita; il porsi in ascolto delle voci che arrivano attraverso la storia della vita come semi che cercano di fiorire, come parole che cercano la voce; il ringraziamento e l'impegno, a volte anche formalizzato, di fronte alla vita.
Porre nella prospettiva educativa i simboli vitali della fede è pensare alla maturità cristiana del ragazzo in termini di maturazione.
C'è un cammino educativo da compiere. C'è da tener presente la correlazione che sussiste tra la maturità psicologica e la maturazione religiosa.
Inoltre la prospettiva educativa rivela una dimensione funzionale della religiosità del ragazzo.
I sacramenti non sono soltanto, perciò, i segni e gli strumenti della grazia e del dono di Dio, ma anche gli strumenti tipici e singolari della crescita in umanità del preadolescente.
Vanno proposti ed organizzati, come del resto tutta la catechesi, a partire dalla vita che il ragazzo vive. La sua esperienza e il suo itinerario educativo inducono le scelte necessarie nel campo della religiosità.
Infine la prospettiva educativa significa ed esige che l'unificazione degli interventi esterni dell'adulto e delle aspirazioni interiori del preadolescente vadano inseriti e organizzati in un progetto di vita, che sarà animato, fin dalle sue radici, dalla presenza liberatrice ed innovatrice del Signore Gesù, Signore della vita.
Celebrare la vita è riconoscere l'esperienza del preadolescente che cammina verso l'incontro pieno con il Signore della vita.
Sono terminate le premesse necessarie per dare il via ad un cammino di riscrittura della spiritualità dei preadolescenti.
Gli appunti per l'animatore indicano solo il quadro di riferimento generale.
Si può ora guardare direttamente a loro e camminare in compagnia perché esprimano con le loro stesse parole la scelta del Signore Gesù che può orientare e determinare tutta la loro esperienza di crescita.