Per la formazione

di un animatore

dei preadolescenti

Domenico Sigalini

(NPG 1994-03-17)


L'esperienza e la riflessione che in questi anni si è fatta circa la pastorale dei preadolescenti propone come punto fermo nello sviluppo delle attività formative la formulazione e l'attuazione intelligente di itinerari educativi.
Ora, entro questa scelta, non è possibile prevedere una formazione degli animatori che non segua pure un itinerario. I motivi non sono dati da adeguamento a una eventuale moda o a una esemplarità, ma alla condizione tipica di ogni attività formativa oggi.
In questi anni sono sorti molti corsi per animatori, di vario tipo, di varia impostazione, di diversa durata e consistenza, di svariate metodologie che vanno dalla scuola al tirocinio, all'apprendere facendo, all'apprendimento di tecniche operative soltanto. Alcuni elementi però oggi sono chiari:
la necessità di sviluppare la formazione dell'animatore entro una scelta matura di fede, con tutti i momenti che essa prevede: riflessione, preghiera, approfondimento delle ragioni, confronto, sostegno di una guida spirituale;
l'impegno a prova di scoraggiamento, dato dalla difficoltà del compito e dal non sempre facile contesto parrocchia- k o latamente comunitario in cui si sviluppa;
la durata dell'impegno che abbraccia pci un giovane un arco importante delta vita: momento in cui si va costituendo In maniera sempre più decisiva la lieta figura di cristiano, la sua professionalità di uomo, le sue scelte fondamentali della vita. Ora non è pensabile che tutto questo possa svilupparsi in un corso pure triennale, con tanto di settimane di convivenza. Esige almeno che, collegata a questo insieme di interventi specifici, ci sia tutta una convergenza di azioni formative, di esperienze, di acquisizioni di atteggiamenti, di momenti diversificati, di globalità di approccio; ciò che appunto si chiama itinerario.
Un punto di partenza autorevole
Una delineazione di figura dell'animatore che intende proporsi in termini educativi globali nei confronti dei giovani, nella fattispecie degli adolescenti, ci è offerta da un prezioso intervento dell'Ufficio Catechistico Nazionale di alcuni anni fa. Con un modello linguistico che non si discosta molto da quello che si usa da tempo sulla nostra rivista, si prevede un itinerario su quattro dimensioni, abbastanza completo nella sua impostazione anche se bisognoso di essere sviluppato nella concretezza. Si propone un obiettivo generale e lo si sviluppa su quattro aree.
Ora, una definizione di itinerario di questo taglio è necessario anche per l'animatore dei preadolescenti ed è utile poter vedere alcune qualità che specificano meglio la figura di cristiano e di educatore che può accompagnarsi al preadolescente.

LA RISCRITTURA DELL'ITINERARIO PER L'ANIMATORE DEI PREADOLESCENTI

Esistono sicuramente delle convergenze tra educatore dei preadolescenti e degli adolescenti, ma non è male tentare di ridirne le caratteristiche di personalità umana e cristiana da questa nuova precomprensione. Alla fine si potrà non concordare con l'operazione fatta, si potrà dire che gli educatori alla fede sono tutti uguali, che il destinatario, nel nostro caso il preadolescente, non influisce sul suo animatore. Può essere. Io sono di avviso contrario, anche perché si vede chiaramente anche dall'esterno chi ha consuetudini educative con i ragazzi o con gli adulti, con i bambini o con i giovani.

La meta generale

L'animatore dei preadolescenti è una figura di cristiano adulto nella fede che si apre alle domande dei preadolescenti, se ne lascia interpellare, le vive sulla sua pelle e, alla luce della Parola e dell'esperienza della Chiesa, le fa incontrare con la potente vita che è Gesù, fino a promuovere nei ragazzi una progettualità, pure appena impostata, ma nella direzione della globalità delle esperienze che la compongono, nell'apertura agli altri e al mondo. In questo compito cresce la sua adesione a Cristo, si fa sempre più definito il suo progetto di vita e si chiarisce il suo compito nella Chiesa.
Gli elementi che si vogliono sottolineare sono:
* la necessità di cogliere nella propria vita i messaggi che gli lanciano i preadolescenti, come provocazioni alla sua fede;
* avere una chiara progettualità centrata su Cristo per sé, in vista di far crescere quella degli altri;
* non fermarsi a svolgere un ruolo o una funzione, ma sentirsi continuamente provocati a crescere nella propria vocazione umana, ecclesiale e sociale;
* vivere una indispensabile dimensione ecclesiale.

Le aree

Questa meta va distribuita nella complessità della vita di un animatore, in maniera da servire la sua struttura di personalità e aiutarlo a fare sintesi interiore, entro una serie di piccole mete che, collegate, danno l'insieme. È l'operazione di separazione, ma da questa si deve poter percepire ancora più globale la proposta sopra descritta.

Area dell'identità personale

È persona che sa farsi domande di qualità dell'esistenza, entro una invincibile passione per la vita; sa mettersi di fronte alle domande di senso con una chiara intuizione della direzione in cui trovare la risposta, sente di vivere una religiosità che lo apre alla dimensione della fede cristiana, come pilastro portante della sua struttura di personalità.
Gli elementi che si richiedono sono:
* passione per la vita. Se un animatore dei preadolescenti non è entusiasta della vita, è bene che non faccia l'animatore. Non si tratta di avere un sorriso ebete sulle labbra, ma consapevolezza di giocare nella vita il senso globale dell'esistenza;
* c'è spazio per la problematicità (molti animatori dei preadolescenti sono pure giovani), ma con una chiara direzione di ricerca di proposte;
* la religiosità che si sviluppa nella fede cristiana è componente fondamentale della sua figura di persona.

Area dell'incontro con Cristo

L'animatore è centrato su Cristo come sorgente, luce e sicurezza della sua vita. Ne conosce tutto il fascino e la proposta esigente, lo traduce in vita piena, in rapporti aperti e trascinatori, in scelte decise e esemplari, ne diventa confidente nella preghiera, nell'incontro sacramentale e nell'ascolto della Parola.
Qui si vuol sottolineare soprattutto:
* la continua contemplazione della figura di Gesù in termini di conoscenza gioiosa, radicalità, adesione vitale;
* la capacità di esserne una trasparenza. Un animatore non sa tenere per sé il riferimento fondamentale della sua vita, soprattutto se lavora con preadolescenti che hanno occhi ancora sufficientemente penetranti per andare nella profondità della vita delle persone;
* l'esemplarità trascinatrice è componente di ogni cristiano nel mondo di oggi, anche se non può fare da filtro a un incontro diretto tra preadolescenti e Cristo;
* la consuetudine con Cristo è visibile nei gesti e nei dialoghi gratuiti della preghiera personale e ecclesiale.

Area dell'appartenenza ecclesiale

L'animatore ama la Chiesa come luogo e spazio della salvezza, ne approfondisce l'appartenenza come un continuo misurarsi con gli altri nel nome di Gesù e del suo vangelo, la vive come casa abitabile per se e per tutti i preadolescenti.
L'esperienza di una chiesa viva è necessaria per vivere un qualsiasi ruolo educativo nella comunità, non può essere ridotta alle osservazioni o punti di vista dei mass media:
* è luogo non di incontri o di discussioni. ma soprattutto di salvezza, perché Gesù vi abita non come il suo fondatore sepolto, ma il suo vivificatore risorto;
* è spazio in cui sempre ci si deve confrontare e maturare comunione nel nome di Gesù;
* la si deve esprimere come casa accogliente.
L'animatore è spesso l'unico tramite tra preadolescenti e chiesa. La Chiesa non può essere l'organizzazione con cui fare i conti per preparare la celebrazione della Cresima, ma lo spazio della vita che si fa dono in Gesù e nei fratelli.

Area della vita come vocazione e servizio

L'animatore si dà una spiritualità che fa della missione educativa uno dei riferimenti del suo crescere per sé, per gli altri e per il mondo. Collega tutti i suoi interventi educativi a una passione per la vita che lo ridefinisce interiormente e lo realizza come uomo e come cristiano, nella sua professione e nei suoi rapporti di amicizia e nelle sue scelte decisive. La sua scelta educativa non è un fascio di ore di prestazione, ma la risposta gioiosa a una vocazione.
L'idea che tende a esasperare la scelta di un catechista o di un animatore come definitiva nella sua vita, come stato di vita vocazionale, come ministero particolare da svolgere sempre come caratterizzante la propria appartenenza alla Chiesa, mi pare esagerata. Ciononostante è possibile riconoscere alcuni elementi:
* la missione educativa non è una casualità, un incidente di percorso, ma sa dare motivi per vivere, crescere e credere;
* l'area dell'identità, già definita anche dal compito assunto di essere animatore, fa in modo che la sua vita si dia un certo stile che è lontano dall'episodicità e dall'occasionalità;
* la sua vita di giovane che studia o lavora, di professionista o di genitore non può non essere toccata da un impegno così esigente e «destabilizzante» (si fa per dire, riferendoci al ribaltamento che spesso provocano i preadolescenti nel nostro modo di relazionarci, di leggere la realtà, di accogliere le loro istanze);
* non è educatore solo nell'ora dell'incontro di gruppo, ma sempre.
Ecco alcuni elementi che vanno sicuramente approfonditi e tradotti in movimenti. In questo caso è necessario, per arrivare a una concretezza maggiore, orientare la ricerca su alcune categorie precise di animatori, di preadolescenti.
Il discorso è diverso se si tratta di giovani, di adulti, di genitori, di animatori «senza portafoglio» che si devono scavare cioè rapporti educativi nelle occasioni della vita, sul muretto o per le strade o sui campi di gioco o nei centri di accoglienza.