Margherita Dal Lago

(NPG 1987-10-69)

 

T. De Mauro, uno dei piú noti studiosi della situazione «linguistica» italiana, con tutte le sue sfumature, afferma che è forse un luogo troppo comune dire che i ragazzi non leggono. Ci si dovrebbe domandare piuttosto cosa non leggono e perché non leggono.
E si aprirebbero tanti problemi se si considera che si sta camminando verso una società dell'informazione in cui, al posto delle cose, si scambiano simboli. «La capacità di leggere, dai sensi piú banali ai sensi piú complessi e alti del termine, sarà un bene primario indispensabile: leggere per convergere, ma forse e anche piú ancora leggere per divergere, lungo le vie della critica e della fantasia. (De Mauro T., I giovani leggono di piú, in «Riforma della Scuola», 7-8 (1986), 32).
L'educazione alla lettura diventa a questo punto un compito socialmente primario se si tiene conto che l'informazione diventerà discriminante per i ragazzi che oggi frequentano la scuola dell'obbligo.
Tuttavia in questo contributo, uno spazio notevole viene riservato non tanto a come educare alla lettura, ma a che cosa leggono i ragazzi.
Non è vero, si diceva all'inizio, che i ragazzi non leggono. Si tratta di vedere il problema all'interno di un'Italia che non ha l'abitudine di leggere. Lo si deduce dal fatto che, a livello di amministrazioni locali, non c'è un serio impegno politico per moltiplicare biblioteche e servizi culturali. Nel 1965 le famiglie in cui nessun componente leggeva erano il 29%, nel 1973 il 17,5 %, nell'ultima indagine ISTAT (1984) il 12%. È in questo contesto che si inscrive il problema dei «ragazzi che non leggono».
In realtà già nel 1973 era chiaro che le classi leaders della lettura erano le fasce giovani: 14-19 anni e 20-24 anni, seguite da quella degli 11-13. In realtà oggi bambini e bambine, i ragazzi in genere, leggono molto di piú che in passato. Per questo affermare ingenuamente e senza distinzioni che i ragazzi non leggono è una bugia.
Forse leggono poco a scuola e non amano i libri scolastici. E ci sono dei perché. Ma proprio loro, piú di altre categorie, conoscono la strada dell'edicola. E ciò può far pensare.
I ragazzi leggono. Si incontrano sul bus con il rotocalco tra le mani. Si «scoprono» in classe con il giornale tra i libri di testo. A guardare da vicino, però, si scopre che a leggere sono soprattutto le ragazze. E per capire il perché,forse, serve rifarsi anche ad alcuni dati della ricerca sui preadolescenti italiani (L'età negata, LDC, Torino 1986). Sono affermazioni molto generali in realtà, perché una seria indagine sulla stampa per ragazzi non è mai stata fatta.


QUATTRO PASSI INTORNO ALL'EDICOLA

Se è vero che nel tempo libero le ragazze preferiscono (tra i 12 e i 14) anni chiacchierare con le amiche, passeggiare, guardare le vetrine, mentre i ragazzi giocano piú volentieri al pallone e si danno allo sport, si può anche dire che in «quelle chiacchiere con le amiche» si affrontano i mille problemi affettivi che assillano la ragazza molto prima del ragazzo.
I ragazzi (14-16 anni) si orientano già verso qualche interesse specifico: ruote, motori, vela. Oggi anche computer, videogames. Le ragazze invece scelgono «al femminile», riviste dove moda, cosmesi, informazioni, musica siano presenti.
Il carosello delle testate è lunghissimo. Ce n'è per tutti i gusti. E le tonalità di «colore» sono le piú svariate. Rosa Shocking è ad esempio un titolo «colorato» che la dice lunga.
Ma esiste tutta una gamma di testate dal rosa tenero, fino al giallo-avventuroso-rosaceo: un cocktail strano di gusti e di attese.
C'è una miriade di riviste appena nate. Di cui si conosce solo la tiratura dichiarata in copertina. Molte forse avranno vita breve, ma non possiamo giurarlo. Quelle della «vita lunga» sono, tutto sommato poche:
- Cioè (1977) ha una diffusione di 215.541 copie;
- Dolly (1977), con una diffusione di 199.261 copie al secondo semestre '86, ha un margine di resa del 19,12%;
- Ragazza In, scesa vertiginosamente nell'86 a 64.696 copie, ha dovuto rifarsi il look per riconquistare il mercato. Inutilmente. Ha chiuso con il n. 19 del 1987.
Delle altre testate non esiste nessun dato ufficiale.
- Wild Boys scrive in copertina: «Due successi al mese: 135.000 copie!».
- Paninaro spara 140.000 copie. Preppy tace.
È però chiaro che queste due ultime riviste, ma anche Wild Boys hanno come acquirenti quei ragazzi che si ritrovano nel look paninaro, una moda che è rimasta concentrata su Milano fino al giorno in cui la trasmissione televisiva Drive in non l'ha immessa nel circuito nazionale. Oggi ogni città italiana ha i suoi paninari e sembra sia la prima volta che l'Italia esporta una moda.

Cosa ci sta dietro?

Che cosa c'è dietro a questo proliferare di riviste per ragazzi? In parte resta un mistero e in parte no. Alcuni meccanismi si possono spiegare con le stesse logiche che reggono i periodici «adulti di moda e bellezza» sia maschili che femminili. Ne sono, in un certo senso, l'adattamento «giovane». Da un altro punto di vista si può affermare che i managers che studiano la formula «adulta» si preoccupano di prepararsi anche la fascia giovane di lettori.
Questa per esempio è la supposizione degli studiosi circa il cambio radicale di Ragazza In avvenuto nel novembre 1986.
E sembra che l'editrice Mondadori sia preoccupata di saldare con un'altra testata la distanza che separa Dolly da Grazia.
Forse, anche se piú difficile da scoprire, è la logica che sostiene le Edizioni Cioè che in un anno hanno inglobato la testata di Cleò e di Debby, aperto una testata mensile e un'altra dedicata prevalentemente ai maschi, Boy comics.
Ma nella giungla delle testate ci si perde. I ragazzi, che all'edicola ci vanno, sanno nominare piú di 27 titoli letti o conosciuti, o sfogliati.
Nell'impossibilità di analizzare che cosa contengono tutte le testate esistenti sul mercato italiano, il riferimento sarà ad alcune, quelle di piú largo consumo, quelle che non richiedono un impegno «ideologico» ben preciso, anche se la moda sta diventando ideologica.
Ci sono testate decisamente pensate «al femminile»: Debby, Cleò, Dolly, Ragazza In, Rimmel... Ce ne sono altre potenzialmente offerte sia a ragazzi che a ragazze: Hallò, Cioè, Mattissimo, Tutto, Ciao 2001...
Eccettuate quelle in cui il discorso «musica» è prevalente come in Ciao 2001 e Mattissimo, le altre testate settimanali ambosex sanno, con sufficiente precisione, che il target femminile è il piú alto e ad esso riservano pagine speciali. Senza parlare della posta dove le lettere delle ragazze sono senza dubbio dominanti.
È indicativo, a questo proposito, il sondaggiometro apparso sul n. 20 (1987) di Cioè. Le risposte a Che cosa fate la sera? sono di ragazzi/e tra i 20 e i 12 anni. Per l'esattezza però, su 160 risposte pervenute in Redazione, il 93% sono di ragazze e il 7% di ragazzi. «Le ragazze evidentemente sono le piú sensibili... Amano conoscere quali sono i comportamenti tipo delle loro coetanee», commenta la Redazione. Sul problema denunciato: «non sono libere di uscire sole la sera» c'è un piccolo commento: «molte delle ragazze che hanno risposto in questo senso hanno tra i 12 e i 14 anni».
Dall'insieme si può dedurre che il consumo maggiore di una rivista come Cioè è dato da preadolescenti tra i 12 e i 15 anni, con punte superiori e inferiori.
Con piccole differenze è questo il target di tutti i rotocalchi nominati, ad eccezione di Ragazza In che sembra rivolgersi decisamente a ragazze/i dai 16 anni in su, già smaniosi di una vita raffinata, curiosi di conoscere se stessi e il mondo, che si percepiscono «in».
L'edicola è per questo, la vetrina dei miti della carta stampata. Vedere i propri sogni stampati a colori, entrare nella magia di un giornale con la prospettiva di essere fotomodella, è probabilmente l'esca. Inoltre, sempre nel tentativo di spiegare il successo di questi rotocalchi, mentre i fumetti sono poco letti, bisogna spendere una parola sulla formula trovata. Tra le pagine di queste riviste, infatti, (fatta eccezione per Wild Boys, Paninaro, New Preppy, Cucador che meritano una parola a parte) i ragazzi trovano un po' di tutto: piccoli servizi sui «big del cuore», risposte ai problemi d'amore, notizie pettegole sul mondo dello spettacolo, accenni all'informazione, foto e posters giganti, adesivi «stellari» e poi fotoromanzi, e fumetti sempre a sfondo sentimentale piú o meno piccante. La formula «a minestrone» accontenta una fascia piú larga di lettori e c'è una garanzia economica. Certo i ragazzi non si rendono conto del giro di mercato fatto sulla loro pelle.

 

MITI E RITI DI UNA GENERAZIONE

Cosí come compaiono tra le pagine dei settimanali, i ragazzi '80 sono un po' mal ridotti. Sono già piccoli yuppies rampanti, occupati di poche cose e senza grandi aspirazioni al di là del proprio baricentro.
Questo stereotipo è forse la «spia» che ci fa dire che queste riviste sono pensate da adulti che hanno investito capitali nell'intento di far nascere bisogni nei giovani.
Essi infatti sono visti solo come potenziali o effettivi comsumatori.
C'è un fil rouge che unisce da questopunto di vista tutte le testate: la moda e i prodotti firmati (griffati) occupano un posto notevole. In Paninaro e simili, le uniche pagine a quattro colori e in carta patinata sono quelle riservate ai negozi di qualità e ai capi d'abbigliamento. Il resto del giornale è in carta grezza con un fumetto in bianco e nero dal tratto non proprio raffinato. La pubblicità firmata qui balza agli occhi. In tutte le altre riviste la cosa è meno evidente perché attraversa un po' tutte le pagine.
Ma può essere utile cercare di raggruppare che cosa dei ragazzi viene esaltato nei rotocalchi, a che cosa viene dato risonanza, quali sono gli aspetti maggiormente sottolineati.
Forse ci si accorge che i miti e i riti della generazione giovane sono il riflesso di una società adulta.

lo ho, tu hai

Pochi brani tratti da un qualsiasi numero di Wild Boys e da Paninaro parlano da soli.

«Sono Antonello, panozzo di Cosenza, e tu sei un giornale very arrapaho e senza rivali. Qui i paninari sono pochi ma i tarri ci sovrastano e noi ci distinguiamo per il nostro look very tosto:
Jeans della Stone Island, Levi's, Armani, Valentino.
Camicie Levi's, Armoni, a quadretti. T-shirt North Western, By American. Polo della Lacòste.
Felpe della Best Company e di El Charro. Scarpe Vans, Nike, Timberland.
Cinture e cappelli E! Charro o da baseball. Qualche san babilino potrà dire che siamo scarsi per quanto riguarda le T-shirt, ma purtroppo noi dobbiamo accontentarci perché qui le Best Company arriveranno...».

«Caro Wild Boys,
da poco tempo sono diventato un paninaro. Mi chiamo Gianluca.
Il nostro punto di riferimento è il corso: qui si tacchina alla grande.
Il mio guardaroba è lungo una cifra! L'unico bit troppo scarso è un paio di sfigatissime American Eagle che mi hanno cuccato i miei sapiens...».

«Dear Paninaro,
sono Dario Balbo, proprio io... Ti scrivo per dirti che la lettera pubblicata con il mio nome è stata soltanto lo scherzo di qualche ginone... Infatti il mio look è molto diverso da quello che certi ginoni mi hanno attribuito: ho 3 paia di Timberland, 2 All Star e un paio di Vans; un Henry...» (segue una lunga lista di `cose').

Il credo Paninaro by Teo
«Credo in un solo paio di Timba, madri onnipotenti,
creatrici dei panozzi,
unigeniti figli di
Burdy, nati in San Babila
come tutte le mode.
Credo in un vero Schott,
molto visibile
sormontato da una faccia abbronzata e da un paio di Ray Ban.
Credo in una sola cintura El Charro, reggente i jeans Armani,
creati da Giorgio
per la gioia di tutti i panozzi.
Credo nei fast food,
ritrovi santi, cattolici e famelici, credo in una sola bocciatura e
aspetto la resurrezione di Odino».

Se ragazzi e ragazze puntano tutto sul guardaroba, descrivendo ai lettori la loro «attrezzatura», la Redazione incalza cercando di dividere la gente tra chi ha e chi non ha.
Chi non può permettersi il lusso di avere tante cose di qualità, sono «i truzzi», «i cinghios» che vanno disprezzati a morte.
Infatti Chicca e Alex di Pescara che si considerano «due vere galle» denunciano un «tamarro» per eccellenza che ha avuto la disgraziata idea di mandare la sua foto al giornale. (Paninaro):

«Vi descriviamo al brucio il suo look: calze Oviesse (e non Burlington), Timberland `casarecce', conosce l'arte degli scout e su scarpe Upim ha riprodotto alla meglio la mitica quercia...» (e cosí di seguito con un tono acre di disprezzo).

A Ketty, che vuole tanto diventare una paninara, ma non conosce l'abbigliamento per essere una «vera galla», la Redazione suggerisce:

«... tostissima Ketty continua sempre a leggere il nostro ultra-mega giornale, perché solo cosí potrai dire di essere una galla super... Riguardo al look da seguire, tieni sempre i tuoi piedini nelle comodose Timberland e riparati dal freddo con un giallo Monclair e con uno scoloratissimo Armani, non perdere mai di vista i maglioni Best Company e gli stivali El Charro (che cuccano sempre un casino). Questo solo per iniziare, perché le notizie sempre all'avanguardia le hai solo ogni mese dal superlativo W.B.» (Wild Boys).

Un'analisi attenta di tutte le testate dall'angolatura dell'abbigliamento, sarebbe certamente interessante, ma lo spazio non ci permette di andare oltre.
Oggi tutto persuade i ragazzi a puntare sull'avere. Non si tratta solo di desiderare cose che piacciono. È necessario avere, altrimenti ci si sente falliti (è il messaggio del fumetto inserito nello stesso numero di Paninaro da cui è stato tratto il Credo). Possedere le «cose» è l'unica sicurezza. La spinta degli adulti, che sono tutto sommato la Redazione, è verso una competitività esasperata. Il bisogno di emergere è sfruttato e condotto sulla linea di un marcato materialismo.
Il problema educativo che sorge immediatamente è forse scontato: come parlare di autenticità, di «essere», di valori a ragazzi che ascoltano i consigli quotidiani di chi dice: «solo se hai... puoi essere tra chi conta?».

Sí, se griffato

Molto vicino al mito dell'avere è quello della «qualità» delle cose. È forse tipico degli anni piú recenti. I primi ad esserne affascinati sono stati gli adulti. I ragazzi sembravano prediligere la libertà, il gusto personale. Oggi il mercato adulto ha pesantemente contagiato i giovani: sono un buon investimento. Infatti la macchina come status symbol se la può permettere solo un grande, ma se si scende a magliette e jeans, a scarpe e optional, allora tutto diventa a portata di ragazzo/a.
Una recentissima inchiesta di Cleò, a proposito di moda, afferma che su 100 ragazze 75 seguono la moda; 65 preferiscono il look paninaro; 32 investono su cinte, borse etc; 89 affermano che i jeans sono come «l'amore e non passano mai».
Certo per i soldi il problema esiste. Ma 75 affermano di ottenere i soldi dai genitori, altre cercano qualche lavoretto.
Le riviste suggeriscono il modo per ottenere i soldi dai «sapiens» che qualche volta nicchiano. Bisogna saperci fare. In cambio di un piccolo servizio, si può ottenere molto.
Forse da lontano non si riesce a vedere che nascono cosí i «nuovi poveri» dell'Italia. Chi non riesce ad avere quello che ha l'amico/a, chi non ce la fa a gareggiare con le firme collezionate dai compagni nel gruppo, non osa mettere il naso fuori casa.
Se si resta ai dati di Cleò ben il 40% delle ragazze intervistate si raggruppano con amici che seguono il loro stesso modo di vestire.
La moda è diventata cosí «un modo» di aggregazione. Si sta insieme per come si veste, piú che per come si concepisce la vita.

Una vita a tutto gas

Avere, accumulare, vivere freneticamente. Non perdere un colpo. Sembrano tutti imperativi di questa generazione adolescente cosí come viene descritta dai rotocalchi, o cantata da Vasco Rossi appena qualche anno fa.
Girare il mondo, stando a quanto è scritto tra queste pagine, non significa conoscere altra gente, dialogare con culture diverse: significa semplicemente esplorare i gusti esotici che fanno costume. Il mondo non è quello che appare dai quotidiani o dai vari telegiornali. È piuttosto quello delle telenovelas. O quello dei salotti Bonaccorti-Carrà-Baudo. Sorrisi, canzoni, spettacolo. E tuttavia non ci sono proposte «devianti». No. Sembra prevalere il buon senso. O meglio prevale una vita «spettacolare».
Non è tanto la vita spericolata che corre sul filo di tutte le avventure possibili, ma piuttosto la vita che arriva al successo, che sfonda sul mercato immaginario, che appare sul palcoscenico dell'esistenza con le carte in regola per ottenere un battimano.
Una vita a tutto gas non prevede fallimenti. Solo applausi. Come per i mega show delle grandi stars. Si chiamino Tina Turner o Duran Duran poco importa.
E sono sempre i grandi sponsor a sostenere l'idea. Basta sfogliare due o tre riviste per accorgersene.

«Concorso ars paninara - Fiorucci Wild Boys».
Diventare uno stilista di moda: il sogno di ogni ragazza e ragazzo (sia panoz che regular) che ha pennarellato e paperinizzato il jeans. Ecco che Wild Boys e Fiorucci ti danno una grande opportunità... Vincerai».

«Pensi di essere abbastanza frizzosa e gustosa al punto giusto?
Presentati come fotomodella per i servizi di Hallò».
Tutta la catena delle Edizioni Cioè sta lanciando il Concorso Nazionale per Miss Mondo Ragazza Sí.

«Vi sentite belle e decise, pronte insomma a vincere il concorso piú fantastico dell'anno?».

A chi non segue con attenzione le varie proposte che si snodano una settimana dopo l'altra, certamente questo invito suona bene. Infatti il redazionale prosegue:

«La Ragazza Sí non deve essere necessariamente bellissima: è la vera esponente di tutti i giovani con la voglia... di conoscere, di vivere in modo pulito la vita che l'attende. La Ragazza Sí è ottimista, divertente, brillante e soprattutto non ci stancheremo mai di ripeterlo: 'vera'. (Boy Comics n. 15, 1987, ma anche Cioè, Debby...)».

È un po' strano che la categoria privilegiata per queste proposte sia quella femminile. Forse perché la ragazza, preadolescente/adolescente, sogna di piú? Forse perché immagina molto presto di poter in qualche modo entrare nell'orbita delle stelle?
I rotocalchi non spiegano le loro scelte. Semplicemente si rivolgono soprattutto alle ragazze per «certe» proposte che toccano da vicino la voglia di apparire, di entrare, sognando ad occhi aperti, nel mondo della moda.
E tuttavia tutti sanno che ormai non è solo della ragazza il prepotente bisogno di essere tra quelli che contano per la loro bellezza e il loro look.
Forse, e senza forse, anche questo è uno stereotipo che fa comodo.

Né ieri, né domani

Già da parecchi anni si sta parlando di «generazione del tempo presente». E con una certa preoccupazione educativa. Perché i ragazzi sradicati dal terreno culturale e dalla tradizione non sono neppure capaci di progettarsi, di guardare al futuro.
Sfogliando questi rotocalchi riservati ai ragazzi di 12-16 anni ci si accorge che il mondo costruito per loro è terribilmente appiattito sul presente.
Non esiste storia. Non esiste domani. Esiste solo quello che è di scena oggi.
Quello che oggi si può ottenere. Quello che adesso fa notizia. Ed è già tanto se qualcuno fa notizia per piú di qualche mese (ma sono solo cantanti o quasi).
Tre settimanali su cinque, nella prima settimana del mese di giugno, puntano sui Duran perché sono in Italia da Palermo in su.
Gli altri hanno Madonna con i vari pettegolezzi.
L'attualità del mondo è questa: cosa dicono, cosa fanno, dove vanno come si comportano i vip. Quelli sulla cresta dell'onda soprattutto. Non tutti. Solo quelli che tengono o stanno emergendo. È uno spaccato dell'esistente, visto da un'angolatura molto ristretta.

Le tracce degli adulti

Come dire ai ragazzi che forse anche per i divi la vita è dura? Come parlare di ideali e di speranze che vanno oltre il successo immediato che si può cogliere? Come raccontare della pazienza necessaria per costruire l'esistenza quotidiana? Come raccogliere la memoria di chi ci ha preceduto?
I «sapiens» sono lontani mille anni luce da questo pianeta adolescente che appare nei rotocalchi. Questi ce la mettono tutta a ribadire che genitori e professori (le uniche categorie nominate di tanto in tanto non senza ironie piú o meno acide) non capiscono niente.
Certamente non c'è stata la pretesa di esaminare tutti i miti sociali che sono coniugati, all'interno dei rotocalchi teen agers, su misura dei ragazzi. Sono i miti di sempre vestiti a nuovo. E se ne potrebbero elencare altri. Del resto che ci sia o no una cultura giovanile è questione dei sociologi.
Qui ci bastano alcune sottolineature.
Il mondo adulto crea bisogni nei giovani per poter bene o male investire capitali e strumentalizzare a proprio vantaggio le mode che ne derivano. Non esistono negli sponsors scrupoli di nessun tipo: basta che i ragazzi comprino. Essi sono visti come i piú grandi e potenti «consumatori». Puntare su di loro è una strategia di oggi. Cosí come si fa strada piano piano l'investimento sugli anziani (prodotti antivecchiaia, turismo collettivo, vacanze per persone sole).
Il mondo-giovane influisce su quello adulto, ne modifica piano piano gli usi e i costumi. Dall'abbigliamento al vocabolario. Ne deriva che, a loro modo, i ragazzi fanno opinione. E i grandi hanno probabilmente una grande paura di invecchiare e di essere tagliati fuori dal giro. Per questo adottano mode giovani. Chi crede di comprare è anche lui comprato. Tra mondo adulto e mondo giovane c'è una specie di effetto boomerang: da una parte si valorizzano i giova-ni solo come potenziali sostenitori del mercato; dall'altra i ragazzi impongono agli adulti delle leggi la cui trasgressione porta all'isolamento.
Tra le pagine dei rotocalchi giovani non è difficile trovare le tracce degli adulti anche se i colori usati sono forti, aggressivi, senza sfumature. È facile trovare gli stessi modelli sociali cui abbiamo fatto cenno, anche tra gli adulti. Sembra, in fondo, che l'interesse economico sia la segreta regia che immette e traveste i miti per adattarli alle varie fasce di età.
Tutto sembra diverso. Ma tutto resta uguale.

 

DALLA PARTE DEL CUORE

A prima vista sembra un'affermazione azzardata. Può darsi. Ma prende dalla parte del cuore anche il giornale che punta tutto sul look.
Anche quello che parla di sola musica.
Dire «dalla parte del cuore» significa sottolineare una dimensione dell'io che ragazzi e ragazze avvertono con molta intensità durante la preadolescenza/adolescenza. Al di là del tono o dell'impaginazione, su cui ritorneremo seppur brevemente, i rotocalchi sono vivi e vegeti nonostante la tivú, proprio perché, piú dell'immagine che passa sullo schermo, essi si presentano come «amici», pronti a dare la risposta giusta, capaci di essere «vicini» nei momenti tristi del primo amore e/o delle prime difficoltà, solleciti nell'esaudire la voglia di avere il poster del cantante preferito o del calciatore del cuore.
Quasi tutti i rotocalchi presi in considerazione offrono ai lettori/lettrici grandi posters «megagalattici», cartoline da spedire agli amici, regalini, adesivi furbi.
Tuttavia, è senza dubbio sul pubblico femminile che si punta con decisione. Lo si deduce da un insieme di costatazioni. Il bisogno di affetto, di amicizia, di corrispondenza è piú forte tra le ragazze.
La curiosità di conoscere il proprio corpo si fa strada prima tra di loro e con sfumature molto diverse rispetto ai maschi. Un'analisi attenta sia della «posta del cuore» che delle altre rubriche mette a fuoco che il mercato delle riviste per ragazzi mette al primo posto questo profondo bisogno di conoscere il mistero di se stessi: corpo, sentimenti, reazioni, rapporti...
Da Hallò a Cioè, da Cleò a Debby, da Boy Comics a Dolly, da Pupa a Rimmel le costanti sono rintracciabili pur sotto i nomi piú diversi. Tentare di raccoglierle può avere certamente dei limiti, ma può anche aiutare a mettere in luce quell'interesse attorno a cui gli adulti concentrano gran parte della vita del ragazzo/a.

La prima volta che

Il primo bacio, la prima cotta, il primo ragazzo, la prima uscita.
Tutti i rotocalchi, indistintamente, con toni variabili, affrontano il problema della corporeità e della sessualità in modo esplicito e con un'insistenza piú o meno marcata, a volte ossessiva.
Cioè, oltre alla posta, ha un inserto intitolato La sessualità delle mele verdi in cui affronta di volta in volta un argomento che sulla pelle dei ragazzi scotta: si parla di cotta, di organi genitali femminili, di ragazzi «collezionisti», di consultori in uno stesso numero.
L'intenzionalità è chiara: smitizzare ogni tabú. Oggi il sesso non deve essere un problema. «Ci sono consultori specializzati per teen agers, dov'è assolutamente gratuito ogni consiglio e, spesso, anche la fornitura del contraccettivo ritenuto piú adatto in ogni singolo caso». «Disegni sconci sui muri? È un'abitudine piú dei ragazzi che delle ragazze. Un'abitudine come un'altra... Tutto ciò rappresenta soprattutto il modo per protestare, in maniera tuttavia sbagliata, ai divieti che in fatto di sesso non mancano certo. I disegni pornografici stanno solo a dimostrare una cosa: la presenza ancora di un enorme numero di persone sessualmente inibite e frustrate».
Cleò, da quando nell'aprile '87 ha cambiato formato per diventare piú grande, ha iniziato una programmazione chiara: si spiega cos'è il petting, come comportarsi se l'amore finisce, se ci si sente traditi, se si ha paura della prima volta.
Il linguaggio è piú dolce, piú cauto. Piú attento alla sensibilità della ragazza.
Lo stesso discorso vale per Pupa. Tra maggio e giugno 1987 sono apparsi alcuni titoli che da soli dicono una linea editoriale: Flirt; Cotta o superamore; Invidia ci cova; M'ama, non m'ama.
Ragazza In, da quando si specializza per un target tra i 15 e i 18 anni riserva le pagine pink a questi problemi in maniera sistematica. Linguaggio scientifico, ma divulgativo. Indicazioni precise sul come, dove, quando fare le prime esperienze senza incorrere nei guai. Metodi naturali e meccanici per prevenire l'aborto. Bibliografia per imparare a scoprire il proprio corpo e quello del ragazzo.
Si potrebbe continuare citando Dolly che riserva sei rubriche alla posta riguardante problemi affettivo-sessuali e che in giugno ha pubblicato un mini vademecum con tutte le parole piú interessanti sul sesso.
A fare da rinforzo alle rubriche che intendono 'educare' la sessualità esiste tutta una serie di proposte costruite con le domande dei lettori (che sono quasi sempre lettrici). Sono le ragazze che hanno paura di rimanere incinte e tuttavia sentono il fascino della prima volta. Sono le ragazze che hanno paura di non essere sessualmente mature, di non avere un corpo affascinante.
I problemi posti al medico, all'amica Dolly o Debby o Cleò sono quasi sempre gli stessi.
È però importante notare che il tono delle risposte varia:
- tende a spingere il lettore ad andare in fondo alle esperienze sessuali intraprese qualora si mostri deciso, pronto a scoprire quello che gli sta a cuore;
- cerca di rassicurare chi è incerto, poco informato;
- usa cautela, soprattutto con le ragazze che non si sentono pronte a fare il grande passo, che hanno paura e sono esitanti di fronte alle richieste dei loro partners;
- suggerisce chiaramente il contraccettivo come unica «sicurezza» ad esperienze che vanno affrontate con serenità e che sono normali nella vita di un adolescente.
Non tutte le testate, tuttavia, usano il linguaggio nello stesso modo. Non tanto nelle pagine chiaramente dedicate alla sessualità (Io e il sesso, Cuore e corpo, Sesso rosa e azzurro...) quanto nelle risposte alle lettere. Il tono dolciastro, che è piú romantico e mette in evidenza l'affettività, è tipico soprattutto di Debby e Pupa chiaramente per ragazze giovanissime. Il tono spregiudicato si trova spesso in Cioè.
Tutte, però, giocano su un linguaggio ambiguo, ora rassicurante ora spinto per andare incontro ai lettori e non allarmare troppo i genitori o adulti.


IO. CHE MISTERO!

È una costatazione molto semplice per un educatore. Il preadolescente è curioso di conoscere i meccanismi del proprio «io». Egli sente di avere dentro un mondo in evoluzione, un insieme di sentimenti che non sa dominare, esplosioni diviolenza e voglia di tenerezza.
È tenendo conto di tutto questo che i rotocalchi presi in esame costruiscono una parte delle loro rubriche: gli oroscopi, i tests, la lettura delle carte o dei tarocchi, il bioritmo.
Non mancano neppure i sogni, interpretati un po' freudianamente, ma sempre con l'intento di «prevedere» la vita sentimentale.
Il fatto che il test non manchi in nessuna delle testate prese in considerazione è un indice di gradimento.
Le variabili esaminate con i tests ricalcano sempre aspetti della vita che hanno a che fare con il cuore.
Esiste l'amicizia, ma per conquistare.
Si nomina la fedeltà, ma si intende la capacità di sostenere un rapporto sentimentale abbastanza duraturo.
Per il resto gli oroscopi mettono in evidenza soprattutto tre aspetti: sesso, soldi, salute. È tutta qui la vita a rotocalco.
I suggerimenti dati sul look mirano solo a indicare alla ragazza o al ragazzo il modo per conquistare il partner.
Intorno al successo le ricette sono pragmatiche: bisogna ottenerlo a tutti i costi. Bisogna stare alle regole del gioco di questa nostra società che elimina i deboli e gli insicuri.
Occorre essere aggressivi al punto giusto.
Solo Wild Boys, Paninaro, Cucador non riservano grande spazio a rubriche di questo genere. Infatti né intendono essere rotocalchi, né guardano troppo da vicino gli interessi dei ragazzi oltre la moda. Peccato che il pianeta adolescente come viene letto dai rotocalchi sia cosí monotono. Eppure è imprevedibile! Ma nessuno spazio è dato all'intelligenza, alla creatività. L'essere ad una dimensione è cosí lampante che viene da domandarsi come fanno i lettori a non accorgersi che molte rubriche, specie nella catena delle Edizioni Cioè, sembrano scritte con carta carbone.

Sogno e realtà: esiste la frontiera?

È quasi sicuro che anche i ragazzi di 13-16 anni non conoscono bene la linea di demarcazione tra il sogno e la realtà. Ho scritto ragazzi, volutamente. Perché spesso si pensa che siano solo le ragazze che continuano a sognare ad occhi aperti, anche dopo aver raggiunto quella che gli psicologi definiscono «intelligenza formale».
Le testate che abbiamo tra mano (comprese quelle che non sono rotocalco) confermano l'idea che si spinge molto il ragazzo/a nel mondo dell'evasione. Ce lo conferma lo spazio riservato al fotoromanzo e al fumetto in genere. E la tematica stessa ricorrente in questi racconti: sogni d'amore.
Dolly, oltre al fotoromanzo, ha brevi racconti, esperienze di vita che mettono in evidenza il sogno romantico di lettrici qualsiasi.
Tutte le altre testate camuffano i sogni solo nella formula semplicistica del fotoromanzo. A farlo sono soprattutto le riviste dedicate indiscriminatamente a ragazzi e ragazze. Forse perché i primi leggono solo il fumetto? È un'ipotesi.
Ma proprio analizzando Boy Comics questa ipotesi prende consistenza. Nello stesso numero ci sono infatti due fumetti in bianco e nero. Le protagoniste però sono ragazze (nelle riviste femminili di solito l'accentuazione è sul ragazzo). Una affronta la rincorsa al successo di Debby e l'altra il problema di non avere soldi a sufficienza per partecipare ad una festa. Il ragazzo, naturalmente, è in entrambi i casi il «salvatore» della situazione. Cioè ed Hallò riservano un notevole numero di pagine al fotoromanzo ed entrambe le testate sono sia per i ragazzi che per le ragazze.
Non serve dilungarsi sulla struttura del fotoromanzo o del fumetto. Le costanti sono sempre identiche:
- storia di un incontro che finisce con una «cotta terribile»;
- amiche che litigano perché si rubano il ragazzo a vicenda;
- colpi di fulmine che portano a fuggire con il macho piú gallo che ci sia;
- ragazze «recluse» che spiccano «il volo verso l'amore e la libertà».
Naturalmente le parole sono poche. Le immagini suppliscono. Creano il clima del sogno. Primi piani. Baci. Abbracci tenerissimi. Sguardi che sembrano non finire mai.
Se il ragazzo, leggendo, guarda «lei», la ragazza, certamente, si identifica tra lei e «lui». Ammette sinceramente di leggere una storia. Ma le piace. E tutto sommato piace anche a lui.
La dimensione evasiva è cosí scoperta, che basterebbe leggere criticamente due o tre di questi racconti perché i ragazzi scoprano con noi il meccanismo che regge l'intera messinscena.

I love

I ragazzi sanno che appendere un poster in camera non significa adorare Platini o Miguel Bosè o Eros Ramazzotti o i Duran. Lo sanno, ma li collezionano ugualmente. Che cosa amano di queste stars è difficile dirlo: chi preferisce il tipo di musica, chi ammira il look, chi invidia la grinta, chi va in delirio per il sound che trasmette.
Nessun ragazzo è cosí ingenuo da scambiare il «mito» del suo idolo per realtà e tuttavia gli piace guardarlo, accorrere ai concerti, parlarne con gli amici, scambiare figurine e materiale vario. Fa parte dei riti collettivi anche questo.
Se si volesse scandagliare questo fenomeno si potrebbe parlare del bisogno di identificazione che il ragazzo/a preadolescente avverte in modo intenso. Il cammino dall'identificazione all'identità è lungo e sofferto e passa attraverso mille manifestazioni.
Sposerò Simon Le Bon. È un libro emblematico. La sedicenne che l'ha scritto sapeva benissimo che il suo idolo stava per sposarsi. E tuttavia inseguiva il suo sogno. L'avrebbe voluto per sé.
È interessante sottolineare che è a partire da questi meccanismi psicologici, da questi bisogni, da questi interessi che le riviste programmano i loro servizi sul mondo dello spettacolo.
Sono servizi brevi, corredati da foto.Spesso i divi confidano ai lettori i segreti della loro vita sentimentale, i loro amori, le loro scappatelle. C'è spazio per il pettegolezzo. C'è posto per le confidenze. Si stabilizza cosí un dialogo tra i big e i ragazzi fans. Tutti i rotocalchi indistintamente propongono i miti del mondo dello spettacolo.
È forse l'unico tema di attualità che compare. Ma un'attualità che investe solo, o quasi, l'immagine pubblica del cantante. Quasi mai se ne mette in risalto l'aspetto quotidiano. Tutto è in funzione di un'esaltazione marcata di chi il successo ormai lo conosce.
Posters e cartoline sono l'esca settimanale. La copertina adesiva, trasparentadesiva, prismatica... è l'invenzione per cucire addosso il tipo che piace. Il messaggio di tutte le news sulle stars è lo stesso di tante altre parti della rivista:
- è importante essere belli, in forma, originali, capaci di far convergere l'attenzione della gente su di sé;
- è importante entrare e restare nelle hit parades: è segno di un successo che fa essere qualcuno un po' piú «in» degli altri;
- è importante imparare da chi ce l'ha fatta ad assumere un certo look.
È facile notare che, in fondo, sono gli stessi temi di sempre. Si rincorrono di pagina in pagina. È che proponendo Madonna o Tony Hadley o gli Spandau Ballet si chiamano per nome ed hanno un volto i propri desideri e i propri sogni.
In fondo il preadolescente in tutte queste stars ama se stesso. Ama quello che vorrebbe essere e che non è. Ama i suoi sogni.

 

GLI INTERROGATIVI

È stata una carrellata veloce tra le pagine di rotocalchi e riviste lette e rilette dai giovanissimi, anche se ci sono frange di lettori/lettrici di 19/20 anni.
Molte cose si sarebbero potute dire ancora. L'analisi seria avrebbe comportato molto piú spazio e molta cura. Abbiamo riassunto molte, forse troppe, cose.
Agli educatori, che affrontano il problema del cosa leggono i ragazzi restanotanti interrogativi se percepiscono che questi sono i maestri alla cui scuola i ragazzi crescono. Proviamo a raccoglierne alcuni.
- Educare all'amore: a partire da queste proposte, significa cominciare a scoprire che la persona non è solo spinta erotica; comporta ritrovare la dignità del proprio corpo e la capacità di amare in profondità. È un'impresa seria che non può essere relegata in qualche angolo di tempo della vita di gruppo.
- Educare alla sincerità: se si tiene conto che solo ciò che appare ha valore, resta problematico aiutare i ragazzi a scoprire che c'è dell'altro su cui puntare. Togliere le maschere diventa arduo sia in gruppo che fuori del gruppo. In fondo la maschera difende. In fondo il ruolo dà sicurezza.
In nome di che cosa essere sinceri se tutto grida che sei al bacio solo se vesti, se parli, se ridi come...
- Educare alla solidarietà: è una parola. Qui (nei rotocalchi) si dice chiaramente che chi fa per sé è il piú furbo. Non compare neppure da lontano il richiamo ad essere solidale con chi è povero. Non esiste neppure all'orizzonte il bisogno di costruire un mondo di pace e di giustizia. Al massimo si tratta di fare la pace tra le varie bands che lottano per il primo posto.
Il mondo in rotocalco è cosí autocentrato che sembra impossibile renderlo permeabile ai problemi sociali o civili.
- Educare alla condivisione: se le proposte mirano ad una aggregazione fondata su una moda per disprezzare quanti non la condividono, rimane una difficoltà vera aiutare i ragazzi ad accogliere anche chi ha gusti diversi, chi nel gruppo non riesce a sottostare alle norme rigide dettate dalla pressione di conformità.
- Edueare al senso della creaturalità: ad una religiosità disposta ad accogliere qualcuno che va oltre l'io: di fronte all'insistenza di messaggi che rinchiudono nel pragmatismo, nel successo immediato, in un mondo costruito dall'uomo su misura dell'uomo, in una visione dell'esistenza che è tutta da «toccare», il tentativo di ridire la fede nel Signore Dio resta molto spesso vanificato.
Di problemi ce ne sono tanti, per un educatore che si domanda come fare pastorale con preadolescenti/adolescenti sommersi da queste settimanali «catechesi» che nulla sembrano condividere con la visione cristiana della vita. Che neppure parlano del valore della vita, del bisogno di aprirsi ad un'invocazione, ad un senso, a gesti e segni che fondino e rispondano ai loro interrogativi.
Fare pastorale diventa sempre piú difficile con questi ragazzini manovrati da agenzie che li relegano sempre di piú ai margini della società, che prospettano loro una sola dimensione della persona, che sono preoccupate di preparare solo buoni consumatori.
Tuttavia non è al di là e al di fuori di tutto questo che si può fare educazione. Prendere sul serio i ragazzi significa anche aiutarli a decifrare i meccanismi che li raggirano perché non si rassegnino ad un identikit sociale che li descrive superficiali, innocui, compratori di miti da consumare nella solitudine collettiva vissuta nelle discoteche o agli angoli delle strade.

 

ROTOCALCHI PER RAGAZZI E ADOLESCENTI
Schede


Ragazza In 
settimanale (1977). 100 pagine a colori. L. 1.500. Ed. Universo. È un rotocalco pubblicato da un grande complesso editoriale, lo stesso di Intrepido, Gran Hotel, Monello. Di grande formato, con impaginazione ariosa, sembra offrire una grande varietà di argomenti, con una mini guida a che cosa vedere, che cosa comprare, che cosa fare nella settimana. In realtà la guida non offre nessun elemento critico. Lo spazio maggiore è lasciato alla pubblicità (moda, borse, abbigliamento firmato). Particolare attenzione è riservata al blocco centrale «Pagine pink» che trattano problemi sessuali. Un'informazione ampia a cura dei consultori CEMP. Sono il surrogato di un dialogo che dovrebbe avvenire con educatori capaci di aiutare la ragazza a scoprire a vivere la sua corporeità. Per difficoltà economiche chiude col il n. 19 del 1987.

Dolly 
settimanale (1977). 84 pagine a colori con poster. L. 1.350. Ed. Mondadori. Ha conservato il formato tascabile e la formula con cui è stato concepito. Dolly è l'amica che risponde a tutto. Infatti gran parte della rivista è fatta di rubriche con lettere. La pubblicità è individuabile facilmente. È quella tipica dei rotocalchi femminili «adulti». Difficile trovare una linea precisa tra le righe delle risposte della redazione: ci sono quelle compiacenti, quelle che smitizzano. Tra buon senso e faciloneria tutti trovano qualcosa che fa per loro.

Cioè 
settimanale (1977). il primo con copertina adesiva. 120 pagine compreso il poster. Spesso ha cartoline con i Big. L. 1.500. Ed. Cioè. Essendo la prima testata delle Edizioni Cioè è anche il punto-forza dell'editrice. Si propone a ragazzi e ragazze per alcune sottolineature: grande spazio ai divi della canzone (poster e servizi), interviste e pettegolezzi sugli amori delle stars. Accanto a questo filone spettacolare c'è quello della posta e del sesso, su cui si insiste pesantemente e con una certa spregiudicatezza.

Pupa 
il settimanale al bacio (1986). 64 pagine piú poster e adesivi. L. 1.000. Ed. Cioè. È la testata piú economica delle Ed. Cioè, ed è anche l'ultima nata. È tipicamente femminile. Nata per essere «cucita addosso» con gli adesivi in tela, è diventata la «rivista al bacio». Del resto il logotipo, che immediatamente dichiara le intenzioni della rivista, è costituito dalle labbra che compaiono come distintivo della testata. Le pupissime sono ragazze che vogliono, in genere, vedere stampati i loro sogni.

Cleò 
settimanale (1986). 128 pagine a colori. L. 1.500. Ed. Cioè. Nata in piccolo formato come Pupa e Debby, al secondo anno si è già trasformata. Ha dimensioni grandi, e cerca di diffe- renziarsi. È piú raffinata. Cerca un pubblico un po' piú grande delle testate simili. I contenuti sono quelli di sempre con tanti sogni e amori. L'impaginazione ha acquistato in qualità con il cambio di formato. Il diario di Cleò che occupa la seconda e la terza pagina di copertina intesse un dialogo con le lettrici. È da notare che il nome stesso della rivista è quello di una nota casa di prodotti cosmetici, che resta tra le quinte. Poca pubblicità, infatti, in tutte le testate delle ed. Cioè. Solo quella che serve da rinforzo interno alle riviste della catena.

Debby 
il settimanale del cuore (1986). 121 pagine a colori compreso il poster. Copertina traspare ntadesíva. L. 1.500. Ed. Cioè. Anche il nome di questa testata è una linea di prodotti cosmetici. Il sottotitolo «settimanale del cuore» definisce bene il tono sentimentale che pervade tutte le pagine. Cuoricini e decorazioni varie esasperano ancora di piú questa caratteristica tanto da far assomigliare vagamente la rivista al diario di una preadolescente. Articoli brevissimi. Consigli d'ogni genere sulla vita affettiva e sessuale. I fumetti completano il quadro.

Mattissimo 
mensile (1986). 68 pagine, copertina adesiva e posters. L. 3.000. Ed. Cioè. Il logotipo con le note lo fanno percepire immediatamente come un giornale indirizzato ai ragazzi e ragazze con prevalente interesse musicale. ll mondo della canzone e del divismo in genere è l'asse portante. Del resto anche il formato permette grandi foto che attirano l'attenzione. Fuori dell'orizzonte musicale c'è un'esigua parte riservata alla posta. La linea redazionale è quella comune alle ed. Cioè: nessuna preoccupazione di tipo morale.

Boy Comics 
mensile (1986). 82 pagine a colori con poster e cartoline. Sovracopertina con adesivi prismatici. L. 1.500. Ed. Cioè. È sulla linea di tutte le altre testate delle ed. Cioè. Musica, posta, fumetto. Spazio per l'amore e la sessualità. Il lancio della rivista è stato fatto attraverso le ragazze desiderose di mandare ai loro boys messaggi d'amore. Si nota però che i lettori maschi devono essere ancora pochi. C'è molto spazio al femminile. O è anche questo un trucco?

Paninaro 
i nuovi galli mensili (1986). Ed. Edifumetto. Il fumetto occupa gran parte della rivista. Usa un gergo pseudo paninaro, farcito di parolacce. Dalla posta si deduce che il men- . site vuole essere l'espressione di un movimento «paninaro» che cerca di accreditarsi sul territorio nazionale. Il tono dispregiativo nei confronti di tutti quelli che non fanno parte del «clan» incita ad un certo razzismo. Le pagine a colori sono esclusivamente pubblicità di vestiti e negozi in cui trovare «l'attrezzatura giusta». Cucador, New Preppy non si distanziano molto da Paninaro.

Wild Boys 
quattordicinale. 84 pagine (1986). L. 1.500. Ed. Look Boys Srl. L'ideologia della testata è molto vicina a quella di Paninaro. C'è forse piú spazio anche per altri gruppi aggregati intorno alla moda, ma piú che altro diventa l'arena delle battaglie fra clans a suon di insulti e parolacce. Il fumetto ricalca con violenza situazioni di ogni giorno. La posta, invece, varia. La redazione dà risposte spregiudicate invitando i ragazzi ad andare contro ogni istituzione.

Hallò 
il settimanale teenager (1986). 80 pagine a colori. L. 1.500. Ed. Lati. È una testata nata nel 1986 per ragazzi e ragazze. Infatti riserva alcune parti a «lei» e altre a entrambi. I test, l'introspezione, la moda sembra tutta al femminile. Il mondo della canzone e il fotoromanzo possono attirare l'attenzione sia dei maschi che delle femmine. Particolarmente curata (e desta qualche perplessità) la parte riservata alla magia: oroscopi, tarocchi. Sembra incoraggiare i ragazzi a non progettare il proprio futuro, ma ad affidarsi ai sogni e alle carte che predicono un destino già segnato.