Decalogo

per un rapporto

tra fede e cultura

Comunità di San Leolino

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1. La persona umana è un essere «integrale» in due dimensioni inseparabili: quella spirituale e quella materiale. La persona umana vive in una storia intessuta di linguaggi, sentimenti, immagini e suoni, ed è in questa storia che è chiamata a vivere un rapporto privilegiato con Dio.

2. La cultura è il complesso di quei mezzi con i quali l'uomo affina e sviluppa le sue capacità, custodisce e fa fruttificare i doni della creazione con la conoscenza e il lavoro, rende più umana la vita sociale mediante il progresso dei costumi e delle istituzioni. Infine, esprime, comunica e conserva nelle sue opere le grandi esperienze e aspirazioni spirituali, perché possano servire al progresso di tutto il genere umano (cfr. Gaudium et Spes, n. 53). La cultura è dunque il terreno decisivo in cui gli uomini giungono alla loro piena umanità. L'unico luogo nel quale è dato effettivamente di incontrarli.

3. L'uomo è artefice e soggetto di cultura così come ne è oggetto e fine: radice e frutto della cultura, l'uomo è dunque chiamato a giudicarla ma ne è anche giudicato. Così, la cultura di un popolo o di una comunità – intesa come espressione e sintesi del suo vivere – è un costante appello all'umiltà e alla ricerca della verità.

4. «La cultura è dell'uomo, dall'uomo e per l'uomo» (Giovanni Paolo II ai membri del Pontificio Consiglio per la Cultura, 10 gennaio 1992). La fiducia nell'uomo e nelle sue potenzialità, radicata nel mistero della sua identità di essere creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1-2), è la chiave di volta di ogni possibile dialogo tra fede e cultura. Al punto che la cultura è stata ed è ancora nella storia il terreno di scontro o di incontro tra la fiducia di Dio per l'uomo e la sfiducia dell'uomo verso se stesso e verso il suo prossimo.

5. In quanto depositario della fiducia di Dio per l'uomo, una fiducia costantemente confermata e rinnovata dall'azione dello Spirito santo nel cuore degli uomini, il cristianesimo è sempre stato ed è ispiratore e creatore di cultura: esso infatti non si rassegna alla fatica del quotidiano e della sua sterile ripetizione, ma si sforza con ogni mezzo di scorgere e mostrare la dimensione trascendente dell'esistenza. Dopo tutto, il compito della cultura è quello di chiamare l'uomo a vivere pienamente la sua vocazione umana e spirituale.

6. Il primo compito della cultura è la formazione dell'uomo. Contro ogni falsa ipotesi di spontaneismo e di autodeterminazione, la cultura è un deposito che ci viene consegnato e che consegniamo ad altri, un deposito che direttamente o indirettamente ha la capacità di plasmarci. Nel processo vivo della cultura, la formazione è dunque la direzione che orienta la ricerca degli individui e li apre a nuove sintesi che assumono e compiono le sintesi precedenti.

7. Bisogna rifuggire dall'idea che la cultura possa essere positivamente orientata a colpi di programmazione e di strategia. La cultura non si produce, si vive. Per questo, strumento per eccellenza della creatività culturale è, paradossalmente, proprio l'esercizio della preghiera, itinerario di crescita e di approfondimento, di riflessione e di scoperta, nel quale si costruiscono feconde relazioni spirituali e vitali rapporti interpersonali nella luce della grazia. In particolare, è la liturgia, esperienza costante e manifestazione visibile della preghiera e del mistero della Chiesa, il luogo in cui la fede cristiana continua a dirsi e a farsi cultura: valorizzare, curare, spiegare e soprattutto vivere consapevolmente e attivamente la liturgia è una delle forme più alte di produzione culturale.

8. Il cristianesimo da sempre ha stretto un dialogo privilegiato con la creatività umana e, dunque, con la vicenda artistica: nel pathos della creazione artistica, come si è espresso Giovanni Paolo II nella sua Lettera agli Artisti (1999), l'essere umano rivive, sia pure in modo parziale, la stessa esperienza del Dio creatore e ne riproduce, in un certo senso, l'atto sconfinato di fiducia nell'uomo. Così, il cristianesimo difende l'arte e la promuove, l'accoglie e la sostiene come espressione della ricerca umana. Anzi, lascia che l'arte ne traduca il messaggio di amore e di speranza, pur conoscendo i limiti di ogni linguaggio umano. La multiforme veste artistica che il cristianesimo ha indossato nel corso dei secoli è oggi patrimonio dell'umanità. Essa non cessa di testimoniare la fecondità e la vitalità di questo incontro.

9. La cultura è anche capacità di dialogo, di ascolto e di confronto: in quanto fiducia data all'uomo, essa passa sempre attraverso un autentico atteggiamento di reciprocità, attraverso la cura dei rapporti umani, l'accoglienza, l'ascolto, il tempo dedicato agli altri. Essa si oppone a qualsiasi forma di disumanità e si rifiuta di ridurre l'essere umano a oggetto del proprio studio, delle proprie analisi o teorie. Spazio culturale per eccellenza è dunque la gratuità dí chi ci ascolta e lascia che la nostra parola, risuonando, si riveli in tutta la sua bellezza e povertà e abbia il coraggio di spogliarsi della sua presunzione e del suo timore. Solo così essa può esprimere liberamente la sua identità più profonda e divenire un tassello del più vasto edificio dell'umanità nella sua costante tensione ideale.

10. La cultura è una storia che torna sempre a raccontarsi. Come le parabole narrate da Gesù, insuperabili per bellezza e semplicità, la cultura non offre codici o norme di scontata applicazione. Al contrario, essa è un appello, un atto di fiducia, un racconto che ci avvince o ci respinge. Una storia nella quale tutti sono chiamati a partecipare. Come il padrone di casa nella parabola evangelica (cfr. Mt 22,1-14), la cultura invita tutti alla festa di nozze ín cui si celebra l'inatteso incontro di Dio con l'uomo in Gesù Cristo. E tuttavia, per essere veri commensali, occorre indossare l'abito della festa, ovvero entrare personalmente nel racconto e lasciare che esso ci trasformi interiormente. Così, a nostra volta, anche noi potremo trasformare quel frammento di storia che ci è affidato. Come aveva immaginato Dietrich Bonhoeffer, la cultura potrebbe anche essere definita «la materia di ogni sacramento»: la nostra vita, cioè, è il luogo per eccellenza nel quale si compie il progetto di Dio nella storia.