Riflessioni

sulla vita consacrata

in Europa

Judith King

Vi ringrazio affettuosamente per il vostro invito a rivolgermi a voi oggi, mentre vi ac­cingete ad ascoltare gioiosamente e fiduciosamente le prospettive di altre persone in merito alla vita consacrata (vc). Quello che mi accingo a dirvi oggi è il frutto di molte conversazioni che ho avuto con dei colleghi e amici laici dal momento in cui ho ricevuto il vostro invito: molti di loro hanno avuto anch’essi strette relazioni con Congregazioni Religiose. Io inizio riconoscendo il loro contributo alla mia preparazione. 

Sono nata nell’estremo Nord Ovest dell’Irlanda, all’interno di una famiglia di sei fratelli nati da genitori cattolici praticanti e devoti. Ho frequentato scuole primarie e post-primarie orientate religiosamente e più tardi il Third Level College (Collegio di Terzo Livello) presso le Mercy Sisters (Suore della Misericordia). Ho iniziato la mia carriera come insegnante in una Scuola primaria diretta dai Presentation Brothers (Fratelli della Presentazione della Vergine Maria), ma prima della fine del mio primo anno essi decisero di ritirarsi dalla scuola, ponendo fine in questo modo ad oltre 100 anni di servizio. Guardando in retrospettiva, è possibile per me vedere in questa decisione la prima decostruzione del complesso scolastico parrocchiale della Chiesa locale che veniva semplicemente accettato e riverito come l’agente che esercitava l’influsso più potente e formativo nella vita della mia comunità cittadina. Nei successivi venticinque anni tutte le altre istituzioni locali orientate religiosamente presero una decisione analoga. Attualmente, nessun istituto religioso – maschile o femminile – ha del personale coinvolto in alcuna istituzione educativa o sanitaria della città. Alcuni religiosi conservano ancora un influsso significativo, ma sempre più contestato, a livello di governo. Quello che avvenne local­mente è stato replicato a livello nazionale. 

Capisco che questo riposizionamento dei religiosi nel panorama sociale-politico-culturale è iniziato molto prima nella Grande Europa, ma molti commentatori sono d’accordo che il ritmo del cambiamento verificatosi in Irlanda non ha avuto confronti.

La popolazione irlandese ha cominciato ad adattarsi, accettare e persino accogliere favorevolmente questo panorama modificato sostanzialmente ed ha imparato a sopravvivere anche alle sporadiche rivelazioni di abusi fisici e sessuali di bambini che avevano cominciato ad emergere. Tuttavia, negli ultimi nove mesi, i Cattolici in Irlanda sono stati inondati di colpi nel turbinio della pubblicazione delle investigazioni del tribunale per gli abusi nelle istituzioni rette dall’autorità religiosa e nell’Ar­cidiocesi di Dublino[1]. E’ giusto dire che per moltissimi irlandesi cattolici «le cose hanno cominciato a precipitare e il centro non riesce più a reggere» [2] in misura precedentemente inimmaginabile. Molti di loro stanno sperimentando una profonda disillusione e quasi una disperazione per l’estensione degli abusi perpetrati da alcuni religiosi e da alcuni sacerdoti. Queste penose emozioni sono state combinate con l’insab­biamento e la cattiva gestione perpetrati da coloro che occupavano posizioni di governo nella Chiesa Cattolica in Irlanda. Nella sua recente Lettera Pastorale ai Cattolici d’Irlanda, Benedetto XVI è stato nettamente critico verso il comportamento dei Vescovi e ha sottolineato che gli scandali e la loro cattiva gestione «hanno oscurato la luce del Vangelo a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione»[3]. Ci sono state molte dimissioni di Vescovi e c’è una crescente richiesta di altre ancora.

Molti dei miei contemporanei potrebbero adesso chiedere: «Com’è possibile esplorare il futuro della vc quando la Chiesa istituzionale in Irlanda è stata così discreditata e il cattolicesimo stesso è stato posto in questione in modo così radicale?». Come afferma uno di essi: «Essi usavano dire: “Voi non potete fare teologia avendo alle spalle Auschwitz”, ma adesso in Irlanda noi dobbiamo convenire che “Voi non potete discutere di vc o del futuro del cattolicesimo avendo alle spalle i rapporti Ryan e Murphy”». Così, per quanto penoso sia, questo deve essere il mio punto di partenza e deve essere un costante punto di riferimento nella mia relazione. Da un punto di vista irlandese, potrebbe sembrare che la questione della vc in senso tradizionale sia stata in certa misura relativizzata dalla nostra esperienza recente. E mentre parto con questa dolorosa prospettiva, lo faccio perché credo che questo sia significativo per il futuro della vc in altri Paesi europei. Ma, alla fin fine, naturalmente sarete voi a doverlo giudicare. 

Abbiamo ora l’impressione che, per decenni, noi venissimo attirati verso un orizzonte i cui confini noi non siamo ancora riusciti a percepire chiaramente. Ma ora noi ci rendiamo conto che semplicemente non avevamo idea di quanto perfido fosse il territorio che ci stava davanti. E neppure ci rendevamo conto quanto sarebbe stato devastante il suo impatto su certezze molto amate e convinzioni che potevano sembrare non questionabili. 

Quanto all’Europa, noi potremmo già vedere alcuni elementi all’interno di questo orizzonte. Essi includono cambiamenti nelle norme della pratica religiosa; espressioni della sessualità e accostamenti ad essa; il sorgere e l’attrattiva della cultura secolare; l’altera­zione della media degli adulti europei per quanto riguarda l’educazione e l’esperienza della vita (ivi inclusa la formazione teologica); il cambiamento filosofico/mitologico nei confronti di ciò che è stato denominato la post-moder­nità; la proliferazione di stili di vita individualistici, consumistici, con un sempre crescente assorbimento di aggeggi tecnologici. Nel corso di questi cambiamenti emergenti nell’Europa e nell’Ame­rica Settentrionale, anche l’Asia ha lentamente ma decisa­mente investito energie e risorse delle sue popolazioni nello sfidare con successo la potenza economica dell’Occidente. 

Inevitabilmente essi hanno iniziato a sollecitare stili di vita analoghi a quelli di cui si godeva qui da decenni. Nel frattempo, la nostra unica terra ha iniziato a gemere sotto il peso del nostro accresciuto inquinamento e della nostra noncuranza. Più della metà del Continente africano, parti dell’America Centrale e Meridionale e le loro popolazioni portano il fardello di accordi commerciali che hanno favorito le nazioni più sviluppate e continuano a sopportare il peso pieno e brutale dei conseguenti cambiamenti climatici. 

Questo ampio quadro è fin troppo noto a voi e io so che voi avete certamente sfidato per decenni molti aspetti di esso. Talvolta voi avete echeggiato come voci nel deserto quando perseguivate il vostro programma di giustizia e di pace. Io faccio riferimento ad esso qui semplicemente per ricordare a me stessa e a voi alcuni degli elementi particolari che si sono presentati insieme e hanno catalizzato cambiamenti sismici nel nostro tempo. E collateralmente, su questo terreno così mutevole è piombata l’implo­sione della recessione globale e delle sfide attuali che riguardano la Chiesa Cattolica Romana. 

Noi siamo confusi, disturbati e a disagio. Come il Salmista del Salmo 17 potremmo dire:

 

Mi circondavano flutti di morte,

mi travolgevano torrenti infernali;

già mi avvolgevano i lacci degli inferi,

già mi stringevano agguati mortali. […]

La terra tremò e si scosse;

vacillarono le fondamenta dei monti,

si scossero perché egli era adirato. […]

Abbassò i cieli e discese,

una nube oscura sotto i suoi piedi. […]

Si avvolgeva di tenebre come di un velo,

di acque oscure e di nubi come di una tenda.

 

In quest’ultimo versetto c’è forse una traccia a proposito dell’azione di Dio tra di noi? Potrebbero questo ripiegamento, la distruzione e la morte essere in qualche modo parte del piano di Dio? Come sostiene il Rev. Bryan Massingale, «Le cose vanno verso la fine. E i profeti osano proclamare che questo ripiegamento è aiutato e favorito da Dio stesso»[4]. Molti commentatori all’interno e al di fuori della nostra Grande Tradizione stanno attenti ad affermare che i disastri e i guai del nostro tempo sono la conseguenza inevitabile di una qualche forza esterna o di qualche peccato come il relativismo morale o il secolarismo o una generale diluizione della fede della gente. Mi permetto di suggerire rispettosamente che sarebbe molto più provocatore e onesto dichiarare che tutto ciò che sta accadendo ora comporta senza dubbio l’azione di Dio in mezzo a noi: «Ecco, io faccio una cosa nuova [tra voi]» (Is 43,19). Noi non saremo in grado di vedere quella cosa nuova, se non crediamo che Dio si serve delle tenebre come di un velo, se non siamo a nostro agio con l’idea che la tenda di Dio sia nascosta nella nube di acque oscure. Ugualmente è molto più provocatore e onesto vedere e confessare il nostro coinvolgimento personale e collettivo e la nostra responsabilità nel creare il tipo di mondo che adesso viene devastato. E forse sono più provocatorie che mai queste parole che vengono anch’esse da Isaia:

 

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,

perché io sappia indirizzare

una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio

perché io ascolti come i discepoli.

Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio. (50,4s)

 

In realtà, io credo che noi siamo profondamente sfidati come discepoli ad essere profetici, a riconoscere apertamente e rimpiangere la scomparsa di ciò che è vecchio mentre simultaneamente siamo coinvolti nel far nascere il nuovo. 

Una delle figure bibliche che è stata frequentemente presente nelle mie riflessioni per preparare questa relazione è stato Nicodemo. Un contemporaneo di Gesù, con un ruolo sociale e religioso che considero in qualche misura analogo al vostro – in possesso del prestigio e del potere di una particolare tradizione religiosa, quantunque talvolta in situazioni politiche e culturali ben poco simpatiche. Penso alla sua venuta da Gesù sotto il velo delle tenebre a causa del suo riconosci­mento istintivo della «nuova cosa» che forse era stata incarnata nella vita e nel messag­gio di quest’uomo di Nazareth[5]. E benché fosse attirato dalle parole e dalle azioni di Gesù – «Nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui» (Gv 3,2) –, Nicodemo trovò la vi­sione e la sapienza di Gesù profonda­mente provocatoria e sconcertante: «Può forse un uomo vecchio entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?» (Gv 3,4), egli protestò. Egli deve fare i conti con la trasformazione completa richiesta da Gesù da parte di quelli che vogliono vedere, per non parlare di entrare nel regno che egli annuncia. Per Nicodemo, il Fariseo, questa domanda radicale significa tornare indietro per realizzare un nuovo inizio. Essa significa disimparare tutte le convinzioni sacre ritenute valide fino a ieri. Significa lasciar cadere tutte le protezioni intime e anche le agende zeppe di progetti e di doveri religiosi. Significa fare a meno delle esigenze esterne della santità e al loro posto essere pronti a sottoporsi ad una completa metanoia. 

Quando penso al futuro della vc in Europa, sono convinta che esso richiederà da voi uomini un sussulto di fede e di fedeltà altrettanto radicale e dramma­tico ed esigente di quello richiesto a Nicodemo. Prima di tutto voi dovrete farlo «sotto il velo delle tenebre». Inizialmente dovrete nascondere per un po’ il vostro fuoco – come fece Nicodemo, quando, nonostante la sua iniziale reticenza, egli parlò profeticamente contro l’ingiustizia quando i Farisei vennero coinvolti in un primo tentativo di arrestare Gesù[6]. Ma verrà il tempo, molto presto in seguito, quando dovrete fare molto di più. Voi dovrete aiutare gli altri a seppellire «il morto» in un cimitero decente, andando persino a comprare un nardo prezioso e degli aromi e rotolando infine la gigantesca pietra sull’imboccatura. Dovrete consentire di lasciar morire ciò che ha bisogno di morire, così che la «nuova cosa» di Dio possa avere lo spazio e l’energia per emergere. E allora? Allora voi dovete testimoniare la Resurrezione, sostenere la nuova fioritura del lavoro per il regno, sostenere coloro che non sono istruiti ma sono impegnati con le loro capacità e le loro risorse per rendere manifeste le visioni del regno. 

Voi non sarete più membri del “Sinedrio”, voi dovrete spogliarvi del prestigio religioso. Ci saranno dei responsabili dei gruppi cristiani e delle comunità di cui voi fate parte o che visitate che non saranno formati nella Scrittura e nella tradizione quanto lo siete voi. Ma essi dovranno essere testimoni della «cosa nuova che Dio sta facendo in mezzo a noi» e il loro fuoco, la loro passione e la loro capacità di guarire verranno riconosciuti e confermati da voi come un dono dello Spirito.

Voi sapete che la parola greca che noi traduciamo con “discepolo” era «manthano» e perciò contiene nella sua radice il concetto di essere uno «che apprende con altri». La sfida per coloro che dovranno vivere la vc come discepoli in futuro sarà, io credo, prima di tutto e soprattutto, di ricuperare quell’antico significato e diventare persone che apprendono con altri. Torniamo a Massingale che dice: «sta venendo una nuova Chiesa. Sarà più oscura e povera, più inebriante e femminile, meno clericale e più collegiale, meno preoccupata della carità e più cosciente della giustizia e più poliglotta e policentrica di quella che noi conosciamo oggi. Sarà una Chiesa nuova, ma potrà arrivare soltanto con il superamento di quella attuale»[7]. 

Io credo che la morte dell’una e il parto dell’altra saranno il compito di coloro che consacrano la loro vita a Dio. Non tutto nella nostra tradizione ha bisogno di morire o deve morire. Lungi da questo! Ma ognuno di noi, come discepoli impegnati, come compagni di apprendimento, dobbiamo spogliarci di tutto quello che non è essenziale. Dobbiamo ritornare alle radici del messaggio e del ministero di Gesù di Nazareth e al rituale essenziale di spezzare il pane e condividere il calice. 

Questo avverrà in comunità di fede che testimoniano la vita, la guarigione, la verità, la riconciliazione, la giustizia e il profondo rispetto e l’azione a vantaggio degli ultimi, i piccoli e gli emarginati. Questa testimonianza ci coinvolgerà di nuovo nello sfidare profeticamente lo status quo politico, economico e persino sociale e anche la distruzione prevedibile a breve termine della nostra unica terra – tutto il sistema interconnesso di vita che sostiene ogni specie di vita come noi la conosciamo. Per questo noi ci ritroveremo di nuovo senza dubbio tutti relegati ai margini, condannati a prendere su la nostra croce, ad essere per il regno e per i poveri e gli oppressi, perché qui è dove il nostro Fondatore ha scelto di collocarsi. Questa è una grave sfida per tutti noi – religiosi e laici – e per quanto noi laici possiamo essere persone piene di entusiasmo, non siamo in grado di rispondere da soli a questa sfida. Noi abbiamo bisogno del vostro aiuto, del vostro incoraggiamento e della vostra assistenza. Posso ricordare qualcuno dei modi in cui io penso che noi laici potremmo cercare da voi l’esempio e la guida? 

Come dichiara un teologo irlandese[8]: «Gesù di Nazareth chiamò dei discepoli per incarnare la visione del regno in un permanente stile di vita che avrebbe reso credibile il sogno che Dio ha nei confronti del mondo. Egli chiede loro di vivere a servizio dell’uma­nità degli altri, così che le radici dell’oppressione – le patologie del cuore, la fame di potere, di prestigio e di possesso, – potessero essere superate». Egli vuole che essi «stiano insieme in modo tale che non ci possa essere alcuna discriminazione, nessun settarismo, nessuna indifferenza di fronte al dolore degli altri, nessun fatalismo nelle loro menti o immaginazioni di fronte alle strutture incrinate della famiglia, della società, della Chiesa e della comunità». 

Proprio perché noi siamo così acutamente coscienti di quanto possano essere incrinate queste strutture, io ritengo che i laici si sentano chiamati a una nuova coscienza critica del fatto che molto facilmente organizzazioni e istituzioni possono deviare dalla loro visione fondazionale e cominciare a produrre degli effetti perversi, pur continuando a fare uso dell’onorabile terminologia delle loro origini. Essi avranno bisogno di sottoporre a verifica la credibilità e la consistenza di qualsiasi gruppo che pretenda di incarnare la visione di Gesù nella propria vita e nella propria prassi. Essi dovranno identificare coloro che vivono in modo genuino in continuità con quella visione fondazionale. Essi dovranno prestare ascolto alla voce profetica che è pronta a parlare, anche in situazioni di vergogna e di timore, a sostegno di coloro la cui umanità viene calpestata nel mondo. Qui è opportuna la descrizione della comunità del dopo-resurrezione di Timothy Radcliffe: «La Resurrezione venne resa visibile al mondo nella visione sconcertante di una comunità rinata. Questi codardi e rinnegatori vennero raccolti di nuovo insieme. Essi… erano pieni di vergogna per quello che avevano fatto, e tuttavia erano di nuovo una cosa sola. L’unità della Chiesa è un segno che tutte le forze che frammentano e disperdono vengono sconfitte in Cristo»[9]. 

Alcune delle cose che secondo me i laici stanno cercando possono essere già presenti nelle comunità che voi rappresentate, ma io ritengo che essi possano accostarsi a voi nella speranza di riscontrare talune priorità e sottolineature diverse, come per esempio: 

1. Una rinnovata sottolineatura dell’essere piuttosto che del fare. Questo può suonare come usuale, ma io ritengo che sia importante rendersi conto di quello che viene implicato in questa distinzione. Noi laici abbiamo notato la drammatica crescita di attività intraprese da una grandissima parte delle Congregazioni religiose, nonostante la diminuzione nei numeri e l’accresciuta età media. E tuttavia Albert Nolan, nel suo più recente libro, avanza il suggerimento provocatore che proprio l’«attività» sia uno dei grandi peccati del nostro tempo[10]. Allora io vorrei spingermi così avanti da suggerire: «Uscite da tutti i vostri progetti!». Scegliete invece di assumere pienamente e di vivere completamente l’essenza dei vostri carismi specifici – e ovviamente essi saranno delle variazioni su aspetti della comunità cristiana fondazionale a cui ho fatto riferimento in precedenza. Solo per prendere un esempio dalla mia stessa esperienza di lavoro con gli Oblati nella Provincia Anglo-Irlandese, gli Oblati possono molto facilmente elencare gli elementi più importanti del loro carisma e, pur essendo essi tutti veri e validi, quello che mi ha impressionato è uno di quelli che viene raramente menzionato in modo formale. Ossia la loro straordinaria abilità di offrire ospitalità al visitatore, all’amico, all’estraneo, all’emarginato, al rifugiato. Il mio suggerimento a loro, per esempio, sarebbe di capitalizzare quella facilità che è certamente parte del loro carisma ed è qualcosa che i laici desiderano e di cui beneficerebbero nell’anonimato della vita moderna.

Io credo che dobbiamo prendere sul serio la profezia di Karl Rahner a proposito del cristiano del futuro, quando egli dice: «Il cristiano impegnato del futuro o sarà un mistico… oppure non sarà più nulla affatto». Thomas Merton nella sua poesia «In silence»[11] coglie esattamente quello che io sto cercando di dire:

Sta in silenzio…

Non pensare quello che tu sei

Che è meno di quello che un giorno tu potrai essere

Piuttosto

Sii quello che tu sei…

 

Oh, sta in silenzio, mentre

tu sei ancora vivo.

E tutte le cose vivono attorno a te

E parlano

al tuo stesso essere

Parlando da parte dell’Ignoto

che è in te e in loro stesse. 

2. Un impegno ad organizzare le persone e le attività in modo non patriarcale, non autoritario e non razzista. Prima di sviluppare questo concetto, desidero farvi i miei complimenti per avere invitato me stessa e Ana Sarrate a rivolgerci a voi in questi giorni. Non voglio sottovalutare il significato di questa decisione e so che è probabilmente fastidioso in questo momento (come mi ha fatto notare recentemente un amico) sollevare ancora la questione del radicale ripensamento che si considera necessario in relazione al ruolo della donna nella Chiesa Cattolica. In generale, data la rete globale e locale di moltissime Congregazioni religiose, fondate in Europa, voi avete una straordinaria opportunità di modellare il tipo di inclusività che viene richiesto da coloro che ritengono che tutti sono uguali dinanzi a Dio. Questo modellare sarà in se stesso il più potente commento sociale per qualsiasi pratica discriminatoria, escludente e razzista. Noi laici proviamo una necessità crescente non solo a conoscere che una tale inclusività è teoricamente possibile, ma che essa sta accadendo attualmente in una misura credibile e che sarebbe possibile per noi farne parte. 

3. Un riconoscimento di quanto sia potenzialmente contro-culturale la scelta di vivere in comunità. Nella nostra cultura europea che ha una inclinazione così individualistica (statistiche recenti del Regno Unito hanno stabilito che più del 50% degli adulti vivono soli; la percentuale per gli Irlandesi è più vicina al 35%, ma è in crescita ad ogni censimento), la scelta di donne o uomini di vivere insieme, come hanno stabilito gli Oblati nella Provincia Anglo-Irlandese – «condividere la vita, la fede e la missione» è una scelta fortemente contro-culturale[12]. Dopo il Concilio Vaticano II è sembrato che l’enfasi sulla comunità venisse concentrata sullo sviluppo delle relazioni interpersonali. Questo aveva certamente il suo valore, ma forse c’è stata la perdita della necessaria enfasi sulla relazione per un impegno condiviso su una particolare missione e visione condivise. Un tale modello di relazione allontana l’attenzione dalla preoccupazione delle rispettive debolezze, e sviluppa invece una nuova communitas di uguali e concentra sempre l’attenzione sul regno, che Paolo VI indicava come «l’unico assoluto»[13]. Quello che rende questa scelta vitale insieme più provocatoria e forse anche più attraente è che questo modello offre pure la possibilità di vivere più semplicemente. Esso guida in modo pratico il collegamento con le decisioni da prendere volta per volta e le scelte da fare a proposito di cibo, vestiti, rifiuti, trasporti, proprietà, personale, risorse per mirare a un impegno stabilito per la giustizia, la pace e l’integrità del creato. Molti di voi avete fatto un enorme lavoro in questo settore e i cittadini europei hanno molto da imparare a questo riguardo a proposito delle cose da praticare per una vita sostenibile. Abbiamo bisogno di gente come voi che ci parli, ci dia suggerimenti e ci convinca a proposito della terra come nostra madre e dell’umanità come un elemento cruciale che personifica l’ecosistema. Ma noi abbiamo bisogno soprattutto di vedere un tale modo di vita sostenibile, semplice e corretto, realizzato in uno stile di vita quotidiano e praticabile. 

4. Il vostro ruolo di governo come religiosi impegnati che portano avanti una riflessione teologica. Parlando con degli amici recentemente noi abbiamo riconosciuto che la riflessione teologica continuerà almeno negli ambienti universitari ecc. Ma ognuno di noi ha espresso l’auspicio che la riflessione teologica critica possa essere più disponibile ed accessibile di questo. E’ già una fonte di disillusione per noi come Cattolici irlandesi il fatto che, a causa del blocco proveniente dagli scandali per gli abusi sessuali e fisici degli ultimi quindici anni, non sia stato espresso alcun commento o offerto in Irlanda alcun contributo ecclesiale a proposito delle questioni teologiche discusse del nostro tempo. Noi siamo convinti che i laici meritano la migliore teologia possibile. Noi siamo ugualmente convinti che essi meritano la migliore formazione teologica possibile. Questa formazione teologica non dovrebbe essere riservata a coloro che si impegnano nella vc. Le Congregazioni religiose in Europa potrebbero assumere un ruolo di guida ancora più forte per incoraggiare e sostenere quel tipo di formazione teologica tra i laici, non come una forma pastorale diluita, ma piuttosto come una formazione completa, rigorosa e critica… 

5. Creare spazi aperti per il culto e la riflessione. Vi è in molte persone una fame profonda di luoghi e spazi tranquilli e ristoratori nei quali esse possano rallentare, riformulare le loro priorità, trovare rifugio e guarigione e ritornare rinnovate e rinfrescate al ritmo della loro vita quotidiana. In questo tempo i religiosi come anche i laici sono costantemente bombardati dalla stimolazione da parte di molti media, e questo senza dubbio colpisce la nostra salute e il nostro equilibrio. Noi abbiamo bisogno di spazi aperti e consacrati alle celebrazioni e alla comunione che riconosca la dignità e l’uguaglianza di ogni persona e di ogni creatura sulla terra, e consideri Dio come la fonte e il culmine di tutto ciò che esiste. Alcuni di voi stanno già offrendo un tale asilo, ma io credo che vi sia un bisogno urgente di un numero maggiore di questi centri e di un accesso più facilitato ad essi. Tuttavia, io credo che sarebbe importante che tali spazi non offrissero soltanto dei programmi stabiliti, ma che in futuro potessero essere liberati dal rigido controllo di singole spiritualità. 

6. Impegnarsi con facilità ed entusiasmo in un dialogo tra le fedi religiose. Non sto pensando qui al dialogo ecumenico, anche se riconosco e rispetto l’infaticabile lavoro di molti in questo campo. I laici sono sfidati ogni giorno dal contesto multi-religioso nel loro lavoro e negli spazi di sollievo. Insieme con il rispetto e la dignità che essi nutrono per le differenze riscontrate qui, credo che molti di noi desidereremmo diventare più capaci di parlare con fiducia delle nostre stesse tradizioni. In secondo luogo vorremmo portare quella confidenza in un dialogo aperto e rispettoso con gli insegnamenti e le tradizioni delle altre religioni. Le Grandi Tradizioni Sapienziali del Mondo sono davvero una risorsa straordinaria per l’umanità e io credo che anche in questo caso le Congregazioni Religiose dell’Europa siano ben situate per elaborare con facilità ed entusiasmo uno scambio progressivo ed animato di verità e sapienza tra queste grandi tradizioni. I libri recenti del domenicano Brian J. Pierre e del francescano Richard Rohr[14] sono degli esempi del genere di impegno sociale e intellettuale sul piano del confronto che io riterrei che debba essere cercato sempre di più. 

A mo’ di conclusione, ritorno al comando evangelico a tutti i discepoli di essere sale della terra e luce del mondo. Una parte della difficoltà può essere che noi abbiamo udito queste espressioni così frequentemente che non siamo più completamente attenti alla loro sfida radicale. Perché per essere sale e luce della terra e del mondo noi dobbiamo anzitutto amare la terra e amare il mondo – noi dobbiamo diventare delle persone che riescono solo ad esclamare che «il mondo è ripieno della grandezza di Dio, … fiammeggiante, risplendente come specchi sfaccettati»[15]. A causa delle scelte vocazionali che i Religiosi fanno in riferimento a quel comando evangelico, noi laici guarderemo spontaneamente verso di voi per vedere l’esemplificazione della sua verità. 



[1] Queste investigazioni sono chiamate i Rapporti Ryan e Murphy dal nome dei giudici principali.

[2] Secondo W. B. Yeats, The Second Coming (La seconda venuta).

[3] Benedetto XVI, Lettera Pastorale ai Cattolici Irlandesi, Pasqua 2010: in www.vatican.va.

[4] Bryan Massingale, “See I Am Doing Something New!”. Prophetic Ministry for a Church in Transition, 20a Assemblea dei Sacerdoti a Milwaukee, 2004, p. 4.

[5] Gv 3.

[6] Gv 7.

[7] Massingale cit., p. 6. 

[8] Eamonn Bredin, Praxis and Praise, Columba Press 1994, p. 190.

[9] The Tablet, 10 Aprile 2010.

[10] Albert Nolan, Jesus Today: A Spirituality of Radical Freedom, Orbis Books (USA), 2006 (trad. it. Cristiani si diventa. Per una spiritualità della libertà radicale, EMI, Bologna 2009).

[11] Da The Strange Islands, Poesie di Thomas Merton.

[12] «Mission Statement» degli Oblati della Provincia Anglo Irlandese: www.oblatesai.org.

[13] Evangelii Nuntiandi.

[14] B. J. Pierce, We walk the Path Together. Learning from the thich Nhat Hanh & Meister Eckhart, Orbis Books 2006, e R. Rohr, The Naked Now. Learning to See as the Mystics See, Crossroad Publishing 2009.

[15] Secondo G.M. Hopkins, God’s Grandeur, Poesia No. 7, 1918.