"Che c'è tra me e te?"

Cristo, Maestro di relazioni, e i giovani

Domenico Sigalini 

 

1. L'uomo da solo non vive: ha bisogno dell'altro.

Con le tue mani non ti puoi tirar su quando cadi; tendi le tue braccia a un altro perché ti aiuti ad alzarti. Le tue braccia sono per aiutare un altro che cade.
Gli occhi li hai non per guardare te, non ci riusciresti, le immagini che ti rimanda lo specchio non sono reali, sono virtuali, i suoi raggi, (ricordi le lezioni di fisica?!) non si incontrano in nessun punto e non costruiscono nessuna immagine reale. Gli occhi li hai per guardare gli altri.
Gli orecchi possono anche ascoltare le tue parole, ma quelle le conosci già prima che si formulino nella tua bocca: sono le parole di un altro o di un'altra che fanno utile il tuo udito.
Il tuo corpo chiama in causa il corpo di un altro per il quale è stato fatto. Quando pensi di darti piacere da te, la prima reazione dopo l'ubriacatura del piacere che è solo istinto, è un senso di frustrazione, di sconfitta, le prime volte di paura, di rimorso perché ti pare di aver rubato ad altri quel che hai per loro.
I tuoi sentimenti se restano troppo legati a te ti annoiano e ti impoveriscono, li puoi orientare al tuo gatto o al tuo cane, o all'orsacchiotto di pelouche, ma non scoppierai mai dalla gioia come quando li vedi corrisposti da uno, una come te.
E così potremmo continuare.
La nostra vita è fatta per aprirsi agli altri. Senza gli altri non è felice.

2. L'uomo da solo non può vivere: è fatto per comunicare con l'altro

Se l'altro mi è necessario, è importante che apra con lui tutte le possibilità di comunicazione. Per questo sta facendo strage, nel senso che raggiunge il massimo di indice di gradimento tra i giovani tutto quell'insieme di strumenti di comunicazione che la tecnica di oggi ha inventato.
Li elenco perché li abbiamo di fronte in maniera concreta:
I suoni e la musica: non sono parole, ma per i giovani ancora di più e meglio, soprattutto se diventano ritmi intensi e canzoni di cantautore. Attraverso la musica costruiscono il loro mondo, lo abitano e cambiano il mondo degli adulti. Non dimentichiamo che il cambiamento di mentalità nell'Est europeo della fine degli anni '80 ha avuto un grande contributo da parte dei concerti rock cui i giovani partecipavano in massa. La musica è il linguaggio più comunicativo, coinvolgente e liberatorio, capace di offrire espressività altrimenti impossibili. Ogni giovane ha la sua discoteca privata di MP3, compra e vende, ascolta, scarica e cancella, si abbona a riviste e le passa, definisce tempi di assoluto isolamento dal mondo con le sue cuffie.... le immagini, non sono parole, ma sono trattate alla stessa maniera, anzi ne velocizzano l'uso e determinano gli accostamenti e le sequenze logiche delle parole. Invadono e imprigionano di più gli adulti che i giovani, ma i giovani non ne possono fare a meno; fanno parte della loro sequenza cognitiva. il fumetto e le varie strisce che creano eroi con cui confrontarsi e dialogare. All'eroe si scrivono lettere struggenti e ci si aspetta una risposta. il giornalino del gruppo. Stanno rifiorendo moltissimi fogli interessanti che permettono ai giovani di dire la loro con coraggio e con serietà; sono capaci di far vibrare per qualche utopia, li abituano a non mollare e a creare alternative all'informazione. la radio. E' lo strumento di gran lunga il più utilizzato: crea riconoscimento tra gli amici, forme di linguaggio uguali, capacità di raccontarsi, di sentirsi interpretati, di uscire dall'isolamento. Internet crea città virtuali in cui vivere e news group che si danno appuntamento via Internet in luoghi fisici per vedersi e uscire dalle proprie solitudini. Allarga gli orizzonti, abbatte le barriere, rende possibile tutta l'informazione che uno vuole e tutti i contatti. Collegate a Internet si sono sviluppate moltissimo: la e-mail: è diventata la posta vera, la possibilità di esprimersi e di dire con parole, non troppo regolate dalla sintassi, i sentimenti. I giovani oggi sono ritornati a scrivere e scrivono molto bene, hanno molti sentimenti e ragionamenti da proporre. Con la e-mail rischiano di mettersi in piazza, ma lo fanno con grande bravura. Si possono creare doppia personalità, ma anche questo fa parte delle prove per sentirsi vivo, per scoprire la propria identità le chat. E' un altro mondo di parole concatenate, di reazioni immediate, di botta e risposta, con meno capacità di riflessione, ma sempre con un gran numero di parole dette in libertà le playstation creano veri e propri piccoli stadi in cui ci si immerge con creatività, si fa amicizia, ci si isola completamente dal tempo e dallo spazio per entrare in un mondo fantastico, simulatore dei propri desideri, stimolante, spesso anche creativo. i cellulari: sono utilizzati dai giovani soprattutto, anche se non solo, per i messaggi sms: usano la tastiera del cellulare più velocemente di una macchina da scrivere Olivetti. Immediatamente deve arrivare una smorfia, o una parola giusta per stare sempre in diretta su tutto l'arco della giornata. Esprimo subito quel che sento e voglio una reazione. Abituano a concentrare e a fotografare la pubblicità; per il mondo adulto spesso è insopportabile, per il giovane è un'altra ricerca di identità, pervasiva, mescolata ai sogni e alle frustrazioni, ai desideri e ai progetti, all'umorismo, che sta diventando una difesa eccezionale dalle delusioni della vita e alla contestazione del consumo. I DVD e DMS, cioè tutta la nuova tecnologia al servizio della riproduzione su disco e su chip di eventi vissuti o in immagini o in audio, o direttamente o in differita. Non si parla più di cassetta audio di 90 minuti, ma di chip che riportano giornate intere, un concerto per esempio, una festa, un evento.

Conseguenze:

Interattività: una nuova forma di partecipazione

La proliferazione e la qualità degli strumenti di comunicazione di massa hanno ridato ai giovani un nuovo atteggiamento nei confronti della realtà: la voglia di partecipare, la possibilità di intervenire e la gioia di fare qualcosa. Infatti molti di questi adolescenti sono diventati ottimi aiuto-educatori nei vari grest. Sono tornati a scrivere e molto bene, a dire la propria su tutto, a interessarsi di quello che capita senza guardare il telegiornale, a crearsi circuiti comunicativi molto pervasivi. Alla lunga ha permesso loro di venire allo scoperto, di far valere la propria idea, di creare circuiti spesso paralleli al mondo ufficiale, di sentirsi più liberi, anche se in un mondo costruito da altri. La verità presentata come assoluta diventa molto relativa e una parte la può portare ciascuno per costruirla.
Oggi i giovani partecipano di più, vogliono dire quello che pensano, solo che gli spazi di ascolto o si sono ristretti o sono rimasti troppo vecchi, incapaci di valorizzare questi loro modi di esprimersi e questa novità che essi sono. Niente, nessun valore o dato anche solo informativo entra nella mia vita se io non ho partecipato a costruirlo, a cercarlo, a individuarlo e a farmene un parere con un mio modo personale. Questo mette in crisi il concetto di trasmissione dei valori, delle norme, dei dati di fede. Non crea giovani autosufficienti, ma sicuramente non li puoi pensare passivi o solo recettivi. Una parte della costruzione di una idea, di un contenuto, di una ricerca deve essere fatta da loro. Si è creato uno spazio, che già esisteva, ma che ora diventa più personale, di attività comune. Come a dire: decido io di partecipare, di essere attivo, non sono le tue raccomandazioni o i tuoi schemi.

Simulazione: un nuovo modo di provare ad esserci

è provare con le immagini, con il virtuale, con la musica, i suoni, con l'interazione tra le fiction inventate ciò che vorresti fosse la realtà; metti quasi a prova virtualmente le tue emozioni, le tue capacità, le tue paure, i tuoi progetti, i tuoi desideri, le tue idee. Queste prove di tipo virtuale sostituiscono o allentano la percezione che è necessario un tirocinio di preparazione, una personalizzazione concreta e una interiorizzazione dei dati in termini vitali e non immaginari. Se devo iniziare una esperienza di impegno anche di carattere affettivo, la prima preoccupazione non è di buttarsi nella mischia e rischiare, ma di farne le prove virtuali. Questo rischia di sostituire l'allenamento dei sentimenti e dei comportamenti, che non sono virtuali; appanna l'importanza del confronto a tu per tu con l'altro, che non è oggetto delle tue manipolazioni. Provo le mie capacità, i miei sentimenti con una playstation o con una pagina web, con una canzone, con una e-mail o con una relazione viva con l'altro?

Connessione: l'altra nome della memoria

sostituisce il concetto di memoria, di rappresentazione oggi a me di una conoscenza, appropriazione e giudizio globale su un fatto che determina la mia vita. Un giovane su un argomento può non ricordare niente, ma se gli dai in mano una tastiera in un baleno ti sa far vedere dove si trovano tutte le informazioni su tale argomento, quante ne sono le interdipendenze, dove si può approfondire e quanti sono i punti di vista. Alla memoria si sostituisce la capacità di trovare tutte le connessioni che questo fatto ha, la sua vastità, i suoi legami con il mondo intero. E' troppo inutile sapere a memoria è più importante sapersi connettere...

La svalutazione del luogo geografico

come spazio obbligato per la comunione, per il riconoscimento e la creazione di una sorta di “luogo unico” in cui i giovani preferiscono stare di fronte, contro, o in posizione sghemba nei confronti del resto del mondo. La necessità di una prossimità fisica per avere comunione spirituale o solidarietà amicale o riconoscimento attraverso simboli e linguaggi non c'è più: viene superata proprio grazie a tutti i nuovi strumenti di comunicazione. Lo spazio non ha più l'importanza di prima. Non esiste più luogo separato. Ieri capitava che un legame tra i giovani fosse costituito da alcune convenzioni che si stabilivano in un certo spazio (piazzetta, pub, birreria, discoteca…), da alcune convenzioni comportamentali caratteristiche di quel luogo, da un certo modo di vestire o da informazioni e modi di pensare che erano intercettati solo entro quegli spazi, oggi invece la TV e la rete di Internet rompono questo legame tra collocazione fisica e situazione sociale. I sistemi simbolici vengono comunicati a tutti e c'è una sorta di omologazione. Immaginate come perde potere chi faceva di alcuni luoghi separati come il collegio lo strumento automatico di formazione. La stessa soglia, cioè l'insieme dei gruppetti che stanno sempre ai cancelli o ai bordi del sagrato, quindi non è definita o limitata dalla piazzetta in cui gli adolescenti e i giovani vivono. Sono sempre un piccolo mondo con orizzonti più vasti di quanto pensiamo.

3. La comunicazione più vera però è la relazione

Tu sei importante per me e io spero di essere importante per te. Esige un minimo di reciprocità e non soltanto o soprattutto l'uso dell'altra persona. Chi sono io per te? Qui comincia a farsi strada il concetto di dono. Sono per te qualcuno o qualcosa che serve o un regalo? Tu sei per me l'oggetto di uno scambio o un dono gratuito oltre ogni merito? La vita è sempre tentata di efficienza. Calcolare i tempi, misurare i risultati, razionalizzare le energie, aumentare i vantaggi, far crescere la produzione, ritagliarsi un massimo di tempo libero, decidere autonomamente; vivere alle spalle di altri senza che se ne accorgano è meglio, oppure non dipendere da nessuno. Fare quello che mi piace, quando mi piace, ma soprattutto avere a disposizione sempre qualcosa che mi piace da fare.
Si fanno i conti senza l'oste: un giorno ti nasce dentro qualcosa che fa saltare tutto: i tempi, i risultati, le energie, i vantaggi, l'autonomia. Non riesci a definirlo, perché ti fa fare cose strane: smetti di pensare a te e sei contento se riempi la tua mente di lei/lui; non fai più i cavoli tuoi come hai sempre pensato che fosse sacrosanto fare, resisti ancora per un po' a litigare per decidere che fare, ma non t'importa di cedere; sogni a occhi aperti; immagini dediche; prendi un secchio di vernice e vai rocambolescamente di notte, rischiando di schiattarti sul selciato, su un ponte a scrivere a caratteri cubitali: "Stefy ti amo un casino" oppure " sei la mia cinghialetta d'oro". La tua corporeità, sessualità, che sembrava un fatto del tutto esterno a te e personale, si fa veicolo di qualcosa di più grande; non è come sta scritto sui porno che leggi sotto banco fin dalle scuole medie. Nascono paure, entusiasmi, poesie, bigliettini, sms, appuntamenti e fai fatica a difenderti dalle imitazioni.
La sessualità è una forza, una configurazione della tua corporeità, della vita, del pensiero, del sentimento che ti obbliga a non essere autosufficiente, ad aver bisogno dell'altro. E' la guida implacabile a rischiare di farti definire dall'altro. E' una energia da gestire progettualmente: è funzione centrale di ogni persona e di ogni vita; è la capacità-tendenza-bisogno di entrare in rapporto intimo con un tu particolare, per tentativi, per pazzie fino a diventare dono di sé e l'accoglienza del dono dell'altro. Non possiamo più negare una parola, fin troppo usata e consumata: amore. L'amore è il senso ultimo della sessualità, ne è l'utopia; nessuno dei due sessi è espressione di umanità piena, la pienezza sta nella relazione; il corpo è il segno visibile del bisogno di dare e di ricevere, di scegliersi e di volersi bene; fa parte dello statuto dell'uomo l'essere amati con tenerezza da qualcuno da amare con tanta tenerezza. Le esperienze di vita che fai, le scoperte, gli stessi doppi pensieri che ti senti dentro sono ricerca di orientamento, non decisioni di rotta determinate da un cieco istinto. L'istinto indica l'urgenza di impiegare una energia, ma non ancora la destinazione verso cui orientarla, il modo, il senso, la poesia dell'orientamento.

4. La sfida della postmodernità nella sessualità.

Tre sono le parole che vanno coniugate a riguardo della sessualità: sesso, erotismo e amore. Chiamiamo sesso tutto ciò che nella vita dell'uomo è impiantato per la riproduzione della specie, non è un prodotto culturale, ma naturale. Ha sue regole, la sua energia, la sua disponibilità molto superiore a quanto è necessario per la riproduzione. La natura non può correre rischi e non essere prodiga rispetto a questo compito. L'erotismo è il piacere collegato alla esperienza della riproduzione, la natura ha spinto l'ingegno umano a inventarlo; dà all'atto sessuale un valore aggiunto al di là e al di fuori della sua funzione riproduttiva. E' collegato strettamente alla funzione riproduttiva, che è condizione indispensabile per il suo esistere, ma se ne distingue. L'amore è la scelta di dono e di significato, di comprensione e di trasformazione, di vocazione e di motivazione che governa e il sesso e l'erotismo. E' una sorta di sovrastruttura emotiva e intellettuale, che investe il sesso di numerosi nuovi significati. La storia del sesso è l'eterna lotta tra queste tre realtà che tendono a prevalere o a scomparire a seconda della cultura, del potere, delle filosofie.
Oggi la novità senza precedenti è che l'erotismo reclama la sua assoluta indipendenza dal sesso e dall'amore, dalla funzione riproduttiva e dal significato della decisione in cui si colloca. E' unica e sufficiente ragione e scopo di se stesso. La libertà di cercare il piacere sessuale fine a se stesso, senza condizioni, senza legami o briglie, libero di contrarre e sciogliere qualsiasi rapporto di convenienza, è assurta a livello di norma culturale. A questo punto interviene il livello commerciale a fare la sua parte, ma lo scardinamento è avvenuto prima. Non è sufficiente scagliarsi contro l'uso commerciale dell'erotismo. Esso ha fatto e fa fortuna perché ha sfruttato senza scrupoli risorse già disponibili. E' nella cultura dei significati e della loro unità dove dovrà essere riportata la corretta composizione della sfera sessuale della vita.
Conseguenza per il mondo giovanile: si passa dal modello di uomo che è stato quello di sana costituzione a quello di uomo sempre in “forma fisica”. Il primo modello aveva una sua stabilità, il secondo crea continuamente ansia. Si deve motivare che significa essere antropologicamente maschio e femmina, omosessualità e eterosessualità, nasce una necessità di comporre in sintesi nuove di significato la vita concreta delle relazioni…”L'aspetto sessuale dell'identità non è dato una volta per tutte, ma deve essere scelto e può essere scartato quando è ritenuto insoddisfacente. E' un aspetto indeterminato, incompleto, suscettibile di cambiamento e quindi fonte inesauribile di ansie e di paure che il potenziale piacere del corpo non sia stato spremuto fino all'ultima goccia”.
Diventa obbligatorio pensare che ogni esperienza affettiva deve essere assolutamente legata alla sua espressione genitale, non solo sessuale. La prima preoccupazione di un legame affettivo soprattutto nella mentalità dell'adulto è quella della conclusione, del punto di arrivo. La conclusione non può essere che materiale, genitale, corporea, tanto che non permette nemmeno ai sentimenti di vivere la loro lenta, ma necessaria evoluzione, pena il creare l'infelicità. Di fronte a tutto questo i giovani hanno una ribellione evidente, infatti oggi si rendono conto che tutta la felicità promessa nella vita sessuale precoce è solo una sofferenza che scatta a orologeria e ha messo in atto una forma di difesa che è fatta dal ritorno a sentimenti tenui, al guardarsi negli occhi, a una sorta di manifesto controcorrente. Nel campo della affettività i giovani di oggi vivono una sessualità senza tabù, ma con molte paure. Dicono: “La rivoluzione sessuale ci ha lasciato il divorzio, l'AIDS, l'herpes, stupri all'ordine del giorno…. Siamo meno prevenuti e meno sessisti di ogni generazione precedente, eppure i sondaggi dimostrano stranamente che siamo facilmente soggetti al bigottismo.
In quanto generazione, molti di noi sentono il dovere di riportare ordine nella confusione lasciata dai nostri predecessori.” (Slacker manifesto). Il giovane spera ancora che nei suoi comportamenti sessuali, che a noi sembrano senza regola, si possa trovare risposta alla solitudine, alla voglia di amare, alla sete di compagnia, di dialogo. Si assiste oggi a uno spostamento dal genitale all'affettivo. E' la necessità di affetto, di sentirsi di qualcuno, di avere una compagnia per affrontare la vita, di sentirsi accolto, coccolato, amato.
Oggi c'è una cultura molto propensa all'omosessualità, proprio perché in essa (se escludiamo e parliamo con rispetto di chi vi è portato per configurazioni ormonali costitutive) uno vive in maniera meno rischiosa il suo rapporto con l'altro, fa solo i conti con uno dello stesso suo genere, della stessa sua sensibilità, alla fine ama ancora se stesso...

Gli organi genitali e la loro meccanica sono la battuta di una canzone composta almeno da altre cento battute. Il sesso non è una cosa che si fa, ma è noi che esistiamo come maschi e come femmine. Vivere la sessualità non è fare ginnastica genitale, ma conoscere se stessi e gli altri nella uguaglianza e diversità, scoprendole, coltivandole, facendole diventare una continua meraviglia.

5. Incomincia l'avventura e Dio non sta solo a guardare.

Che un ragazzo o una ragazza si sentano attratti, interessati, turbati, entusiasmati, incapaci di stare nei ranghi quando scoppia l'amore non è un caso, non è l'effetto di forze naturali che si evolvono in maniera inconscia, è invece un desiderio, una passione, una volontà, una aspirazione, un progetto di Dio per far giungere finalmente il suo amore agli uomini che sono continuamente in fuga. Qualcuno scorge Dio nel creato, nelle forze della natura, nella casualità della riproduzione deterministica degli animali, nella forza dei terremoti e dei vulcani. Qualcuno lo confonde con un vecchio barbuto e saggio che controlla il mondo. Per il cristiano è soprattutto colui che semplicemente e solo si autocomunica, sempre, completamente, tutto.
Si mette a disposizione completa. Si comunica come amore. Dio scrive nel tuo fascino, nei tuoi occhi, nel tuo corpo, nei tuoi pensieri, nelle tue fantasie un appello, un colore, una strada. La sessualità è la strada per intercettare questo amore. Noi abbiamo dei vasi, delle misure, dei recipienti con cui andiamo a questa fonte e riceviamo da Dio quanto possiamo contenere, ma i nostri vasi sono cucchiai, ceste forate, coppette di gelato. La sessualità è la fabbrica di queste misure, di questi vasi con cui andiamo alla fonte. Fabbrica fragile, ogni tanto ci manda in cassa integrazione, si rompono spesso gli stampi… Fino a quando Dio ha mandato Gesù, suo figlio per trasformarci, per vivere da risorti, perché potessimo ricevere di più il suo amore. Non è possibile fare una fabbrica di vasi da soli, di recipienti personali, occorre costruirli con altri, soprattutto con un altra/altro.
Il tuo amore per lei, il suo amore per te dicono la grandezza, la quantità, la qualità di amore che sei riuscito ad accogliere da Dio. Ma ricordati che se non ci fosse Gesù Cristo tra noi, i nostri vasi sarebbero tutti scassati e screpolati. Hanno abbandonato me fonte d'acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate. E Lui, Dio, sta lì col cuore sospeso, mentre voi vi rincorrete per cespugli, a vedere se siete capaci di costruire recipienti bucati, scarsi, senza fondo, o se invece ne fate un mare.
Nella tua sessualità e corporeità Dio ha scritto i suoi sogni. Quando la chiudi dentro di te glieli infrangi. Il sogno di Dio è di vederti realizzato in pienezza e non puoi esserlo senza farti dono a qualcun altro. Non ti realizzi guardandoti allo specchio, ma specchiandoti nell'altro. 'La storia della vita di ogni uomo e di ogni donna si realizza pienamente soltanto nel dono sincero di sè (cfr. GS. 24), dal momento che la loro vita ha senso soltanto nell'amore: "L'uomo non può vivere senza amore: Egli rimane per se stesso incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non si incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente” (cfr. RH 10).

6. Se la sorgente della relazione più vera che è l'amore è Lui, io che relazione ho con Lui?

E' uno a cui rivolgere le domande che salgono dalla vita.
Molti hanno incontrato Gesù e si sono lasciati affascinare da Lui. Qualcuno ha fatto il Nicodemo, è andato di notte da lui. Era assillato da domande profonde sulla vita. Incapace di trovare qualcuno che lo aiutasse, molto chiuso nella sua posizione sociale, da non osare mettersi come tutti alla ricerca. Nicodemo non riesce più a tenersi dentro tutto; è stufo marcio, non ce la fa più a vivere da solo e va da Gesù.
Dove sta il segreto della vita? Come posso avere vita piena? C'è ancora una possibilità di non lasciarci morire il cuore? A chi posso alzare lo sguardo per avere davanti qualcosa, qualcuno per cui vivere? La vita è proprio fatta di continui adattamenti? Mi hai messo in cuore un desiderio così grande e non mi posso adattare alle luci artificiali. I laser che vedo penetrare la notte, indicano con precisione una direzione, ma si perdono nel nulla. C'è qualcuno che sa puntare il laser non solo nella direzione giusta, ma anche su un obiettivo giusto?
Le stesse domande le ha rivolte un altro giovane a Gesù: voglio avere vita piena, voglio una vita alla grande, non mi interessano le mezze misure, non mi adatto al galateo con cui mi state ingessando la vita. Vivo una vita sola e la voglio vivere al massimo. Non mi dire che bisogna tenere i piedi per terra, che devo cominciare a mettere la testa a posto, che è finito il tempo delle pazzie. Non voglio limiti, non m'interessa se è una vita spericolata o piena di guai, io voglio vivere una vita piena. C'è ancora qualcuno che gli fa queste domande?

Sentite questo dialogo:

... Ho 18 anni, non sono cattolico e non lo sarò mai, non credo in dio nè in nessun altra forma di esistenza sovrannaturale o perfetta. Sono un razionalista, credo ed ho fede in ciò che mi viene dimostrato, non in ciò che mi viene fatto credere... Io sono cattivo quando la società mi chiede di esserlo, sono buono quando voglio essere buono, mi comporto secondo le mie necessità, ma anche secondo le necessità degli altri… Sul forum sul delitto di Novi ho detto che o pensato di uccidere i miei genitori ed ho descritto come l'ho pensato, ma mi sono autoregolato ed ora sono in pace con me stesso e con il mondo: adeguato quando è indispensabile, indipendente quando voglio io, nei limiti del possibile. Attingo ai miei valori dalla filosofia e dalla letteratura, e rispetto la sovranità della matematica sulla mente umana. Insomma, vivo la mia vita con un equilibrio ed una maturità che in tanti altri invece non vedo. Eppure, sapete quale è il bello? Non sono cristiano, non credo in nulla, vivo la mia vita con il solo ausilio del mio cervello e del mio corpo. Ci riesco. Ora mi chiedo: voi cattolici a cosa vi attaccate?

Risponde una ragazza:

Caro Artemis,
hai 18 anni, come me, e come me, a quel che ho capito, ami la matematica e il suo mondo... fin qui niente da ridire, anzi, mi fa piacere trovare una persona che come me, e come Don Domenico, ritiene le sequenze matematiche belle, per definizione. Ti scrivo perché voglio chiederti solo una cosa: ti è mai capitato di trovare qualcosa che, con tutta la tua buona volontà, non sei riuscito a spiegarti? … A me si: l'anno scorso la mia migliore amica mi ha presentato una ragazza cardiopatica, da cui andava a fare servizio scout: Giorgia (questo il suo nome), non poteva correre, non poteva salire le scale, non poteva affaticarsi, non poteva fare il 90 % delle cose che una ragazza di 18 anni vorrebbe fare. Ma nonostante questo nei suoi occhi vedevo una luce e una dolcezza che mi sembravano estranee, una voglia di vivere che io, proprio perché capace di fare tutto ciò che voglio, non sentivo! Il 13 dicembre 2000, ho rivisto quegli occhi, ma non c'era luce, non c'era dolcezza. C'era il vuoto, perché il 13 dicembre il cuore di Giorgia si è fermato. E credimi, nessun ragionamento matematico, nessuna logica, nessuna tesi ti può spiegare perché le tue gambe tremano quando accarezzi la guancia di una tua amica, e la senti più fredda del marmo. Nessun teorema ti dirà mai il perché, perché una ragazza piena di vita come lei ora è distesa in una cassa da morto dietro a un muro di mattoni. Niente e nessuno mi ha mai risposto quando piena di rabbia ho urlato al cielo: "Perché lei? Perché non hai preso me? Perché?" Solo la fede in un uomo che si è lasciato inchiodare ad un legno povero, solo le lacrime di gioia di una donna davanti ad un sepolcro vuoto mi hanno aperto un barlume di speranza, mi hanno dato la forza di credere che Giorgia in questo momento corre, salta, fa tutto quello che il suo povero cuore non le ha permesso di fare qui in mezzo a noi.

Voi cattolici a cosa vi attaccate? Io, in quanto cattolica, in quanto credente, mi attacco a un pezzo di legno, mi afferro ad una mano sanguinante, prendo forza e coraggio per andare avanti dall'annuncio di un giovane: "Colui che era morto non è qui!" La Ragione per definizione, è limitata: lo dici tu stesso, che credi solo in ciò che ti viene dimostrato... E per il resto? Per il resto, per quanto mi riguarda, c'è la fede. E quella non ti verrà mai dimostrata, nessuno te la potrà mai insegnare.
Giulia.

E' uno con cui sognare alla grande
Era un sabato qualunque. Per capire meglio diciamo che era una domenica qualunque. Alla domenica c'è ancora qualcuno che va in chiesa, va ad ascoltare una Parola, si vuol esporre a una cura di tradizioni, di passato, di sentimenti positivi. E' un'altra domenica qualunque. Stavolta però capita qualcosa di strano: entra Gesù. E' ormai un personaggio noto, lo conoscono tutti, sta sbancando tutti gli share televisivi, ha fatto da poco una tournée che ha visto milioni di fans, che in questi ultimi tempi hanno chiamato pellegrini. Entra in chiesa e gli fanno tutti posto, gli danno in mano i libri sacri.
E Lui legge:
lo Spirito del Signore è su di me,
i poveri non devono più disperare
chi sta in galera ha l'amnistia
a chi si sente braccato dalle nefandezze che ha compiuto viene tolto ogni rimorso;
chi non ci vede né capisce niente nella vita comincerà a vedere chiaro, non starà giorni interi con la depressione;
chi si sente prigioniero di ricatti e non può più sopportare l'altro che vive con lui, troverà capacità di ribellarsi a forza di amare;
chi non trova lavoro se cerca ancora lo avrà;
chi è sommerso dai soprusi e da buste paghe finte, avrà in dono la solidarietà e troverà la possibilità e la forza di farsi rispettare;
il debole che nessuno difende, il bambino senza voce caduto nelle maglie del pedofilo, riuscirà a scappare;
chi sente in cuore crescergli la malvagità, può sperare di cambiarla in bontà;
chi trova gusto nel rubare, si sentirà male anche solo a toccare la roba degli altri;
chi non vede che sesso sarà intenerito dall'amore;
la prostituta riuscirà a liberarsi dal pappone;
chi deve vendersi alle carrette del mare, viaggerà in crociera…
E Gesù continua così. La gente si stupisce, non sa più che pensare. I quattro giovani rimasti in fondo alla chiesa per non farsi coinvolgere si svegliano, vengono avanti senza accorgersi, qualcuno piange e sperimenta quello che ha sentito.
Gesù chiude il libro e lo consegna e chiude la predica dicendo: Oggi questa scrittura diventa realtà, questo non è più un sogno, ma vita vera. Io sono qui a realizzarlo e a testimoniarlo e a trascinarvi in questa avventura. Ci state? Qualcuno s'arrabbia perché questa non è una vera messa, qualcuno dice: ho sognato, si fa un segno di croce e ritorna nella routine delle domeniche. Qualcuno è disposto a riaprire un credito in Gesù.

E' uno con cui decidere di stare.
La vita è proprio un fiume lento che scorre, al centro ci siamo noi, una barca portata dalla corrente. Non è detto che vada automaticamente verso il porto della felicità, anche se la direzione è quella. Ogni barca segna con la sua stazza le onde, colora il fiume, gli obbedisce, ricama con originalità il suo percorso, si aggrega, si accompagna o cozza contro le altre. È una festa o una battaglia, una regata o un ingorgo a seconda della volontà di convivere o di dominare. Sulla sponda di questo fiume mi piace pensare Gesù, che dopo aver fatto anch'egli il suo percorso nel grande fiume della vita sta a guardare le nostre vite che scorrono.
A Gerusalemme, Gesù un giorno siede a guardare un fiume di persone che passano davanti al tesoro del tempio. È un punto obbligato. Quando vai alla presenza di Dio non puoi andare a mani vuote; certo porti te stesso, ti vai ad affidare a lui. Sai che la tua vita è nelle sue mani, hai un cuore, una intelligenza, un progetto: lo metti lì perché lui ne sia il custode, ma vuoi esprimere questo dono, questo amore con un segno. Davanti al tesoro passa il ricco commerciante di pecore: ha guadagnato molto e non può non far cadere nei grandi vassoi monete d'oro sonanti: è una sorta di investimento per i prossimi commerci o contratti. Arriva l'esattore delle imposte, firma un assegno e lascia cadere in maniera visibile: tutti devono vedere ondeggiare questa ricca “piuma” di soldi che va ad arricchire il tempio; arriva l'agricoltore che ha da poco venduto il raccolto e fa risuonare anche lui le sue monete. Arriva l'industriale, ha un codazzo di televisioni, che lo riprendono nel gesto solenne di aprire un portafoglio; tutti devono vedere: lui lo fa solo per dare esempio. La gente ha bisogno di immagini sane, di fotografie esemplari, di vedere dove sta e chi è il benefattore. Prima di andar via lascia una piccola lapide, a perenne memoria.
Nel trambusto spunta una vecchietta, le televisioni spengono i riflettori, fa due o tre passi incerti e lascia cadere due spiccioli: non si vedono, non fanno rumore, nessuno li nota: per lei sono tutto quello che ha e lo dona a Dio, lo mette a sua disposizione. È povera, è sola, non ha futuro: il suo solo futuro è Dio, la sua vita è tutta in lui e per lui. Domani? È nelle sue mani. Dio non le farà mancare niente.
Gesù è li che guarda, non s'è lasciato incantare dalle televisioni, dal numero di zeri, dalle cifre dei ricchi, dal suono ammaliante dell'oro. Di fronte a Dio non ci si fa rappresentare dal superfluo, ma solo dal necessario. Non vuole stabilire un contatto con le tue cose, ma con te. Non devi fare offerte, ma essere una offerta.

Ci state? Sentinelle del mattino o becchini di un cimitero?

Volete andarvene anche voi? È la domanda sferzante di Gesù ai suoi discepoli, a quel gruppetto di entusiasti che lo stavano seguendo da un po'. Avevano intuito che Gesù scaldava loro il cuore, li aiutava a ridare senso pieno alla vita, alle cose di ogni giorno, aveva fatto nascere speranza, li aveva cambiati. Neanche loro si rendevano conto di quanto cammino in dignità e consapevolezza avevano fatto. Qualche illusione di troppo se l'erano coltivata vedendo che tanta gente era attratta da Gesù. Vi ricordate di quei tre invece che sono andati da Gesù a presentare le loro tergiversazioni, le loro indecisioni? Io ti seguirei… si sta bene con te. E Lui: le volpi hanno tana e gli uccelli nidi, con me non c'è nessun loculo protettivo dove puoi stare tranquillo con il tuo stereo, la tua parabolica, il tuo fax, la tua mail e la tv a cristalli liquidi. E l'altro: ti verrei dietro, ma fammi sistemare i miei affetti, non voglio rompere così di netto, non vorrei ferire. E Gesù: se hai deciso, non continuare a voltarti indietro; credi di fare il delicato, il sensibile, ma non t'accorgi che continui a rimandare, a lasciarti fasciare. E il terzo: ho deciso di seguirti, ma prima devo seppellire mio padre. E Gesù: guarda che la cosa più importante è che tu dia la tua vita per incendiare il mondo non per stare ad aspettare gli eventi. Sei una sentinella del mattino o il becchino di un cimitero? Gesù è così. Non distrugge i sentimenti, ma non si adatta al buonismo. Non spegne il lucignolo, lo stoppino che fa fatica ad ardere, ma vuole radicalità; non gli vanno le mezze misure, le melasse.