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    Il criterio è ancora l’Incarnazione?


    Editoriale

    Alberto Martelli

    (NPG 2015-04-02)


    «L’Incarnazione è l’esperienza centrale e fontale della vita di Gesù e della fede che ha suscitato. È quindi la prospettiva fondamentale da cui possiamo comprendere l’evento di Gesù il Cristo. Per questo posso parlare di evento dell’Incarnazione anche per riferirmi all’evento di Gesù il Cristo» [1].

    Il ripensamento che NPG sta portando avanti in questi mesi per rilanciare il pensiero e la prassi della pastorale giovanile, non può non affrontare quello che è probabilmente il nucleo centrale di ogni riflessione e progettazione pastorale, quello che viene chiamato in genere il “criterio dell’incarnazione”.
    Esso è stato ed è ancora il punto di partenza del pensare la pastorale giovanile attuale. La sua elaborazione e condivisione è stata sicuramente un fiore all’occhiello della rivista negli ultimi decenni e anche uno dei maggior contributi del pensiero di don Riccardo Tonelli alla Chiesa italiana, nella elaborazione di un progetto pastorale che avesse la capacità di realizzare ciò che il Vaticano II aveva indicato come percorso da compiere nei decenni successivi la sua celebrazione.
    La necessità di fissare un criterio è scaturita, in primo luogo, dall’obbligo di consentire, da un lato, di rendere fattibile la navigazione del pensatore e dell’operatore di pastorale giovanile attraverso la grande varietà di azioni e sperimentazioni in atto in Italia dal post-Concilio ad oggi; dall’altro ha aiutato la pastorale giovanile a trovare una propria dignità anche accademica, che le permettesse di uscire dalle strettezze della sola pratica per accedere alla dignità di un pensiero teologico pastorale compiuto.
    Attorno al criterio dell’incarnazione si sono accesi negli ultimi anni alcuni dibattiti e ripensamenti. Non si tratta di mettere in dubbio il centro del suo significato e il suo ruolo cardine nel pensiero pastorale, ma di approfondirne i contenuti e gli equilibri. Questo dovrebbe permettere anche di indagare più a fondo e migliorare sia in pratica che in teoria il rapporto tra evangelizzazione ed educazione, avendo come riferimento il concreto vivente di Cristo a tutto tondo.
    Criterio dell’incarnazione significa mettere in luce in pienezza alcuni orientamenti operativi per la pastorale giovanile [2]; per esempio: il ruolo fondamentale del protagonismo giovanile e l’accoglienza incondizionata dei giovani da parte della comunità ecclesiale; la funzione sacramentale della vita quotidiana, la ricomprensione della vita come luogo adatto per incontrare Dio, il riconoscimento del vero volto di Dio nell’umanità di Gesù. Inoltre viene chiesto agli operatori pastorali di tradurre la propria opera in chiara testimonianza di Cristo, sull’esempio dell’operato dei primi discepoli del Signore, che dedicarono la vita appunto alla “narrazione” di lui nei vari contesti in cui si trovarono ad agire e a fondare la Chiesa.
    Dato per assodato, almeno teoricamente, il cammino fin qui fatto, ora occorre che il criterio dell’incarnazione giunga fino alle sue ultime conseguenze. La preesistenza di Cristo e la sua proesistenza nel mistero pasquale devono ora farci riflettere su una serie di questioni fondamentali per la pastorale giovanile oggi.
    - In primo luogo la fedeltà alla persona di Cristo e la centralità della sua singolarità ed esclusività, in relazione alla doverosa accoglienza di tutti e all’annuncio evangelico sempre più destinato a chi non conosce ancora Gesù o lo ha già abbandonato.
    - Il ruolo specifico dei sacramenti e in particolare dell’eucaristia come incontro personale e comunitario con Gesù senza paragoni e assolutamente necessario, pur nella necessità di una vita cristiana che vada oltre la celebrazione eucaristica e comprenda l’intero quotidiano.
    - Il ruolo della Chiesa e della sua mediazione rispetto all’incontro personale e insostituibile del giovane con Gesù.
    - Il posto che la croce e la sofferenza hanno nella vita di ogni persona, tra il non senso del dolore e il senso dato dall’accoglienza e condivisione della croce di Cristo.
    - Il peccato non come punto di partenza della definizione della persona, ma certamente come componente di verità per il suo cammino di fede: non si giunge a Cristo senza un serio cammino di conversione e non solo di sviluppo spirituale.
    Sono questi alcuni temi che, pur contenuti all’interno del mistero dell’incarnazione di Cristo, sono stati negli ultimi decenni meno approfonditi e lasciati più ai margini della progettazione pastorale, come aggiunte importanti, ma a volte non integrate con equilibrio nel resto del cammino di fede dei giovani.
    La riflessione che la rivista vuole portare avanti sul criterio dell’incarnazione, prosegue un obiettivo da sempre insito nella progettazione pastorale ad esso ispirata. Vogliamo perseguire una profonda azione di discernimento, da attuare nella comunità ecclesiale, per guardare con coraggio in avanti profondamente radicati nel passato, alla ricerca di parole e gesti che risuonino nel presente come “buona notizia” per la vita e la speranza di tutti [3].

    NOTE

    [1] Tonelli R., A confronto con l’evento dell’incarnazione, in NPG XXXIV (2000), 2, p. 6.
    [2] R. Tonelli - S. Pinna, Una pastorale giovanile per la vita e la speranza. Radicati sul cammino percorso per guardare meglio verso il futuro, 59-66.
    [3] R. Tonelli - S. Pinna, Una pastorale giovanile per la vita e la speranza. Radicati sul cammino percorso per guardare meglio verso il futuro, 59-66.



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