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    La favola ugandese



    Virginia Di Cicco

    (NPG 2005-08-2)


    Ci sono favole degli orrori che qualcuno racconta ma nessuno vuole ascoltare: le favole dei bambini soldato.
    Una favola iraniana racconta di bambini mandati su campi minati come agnelli sacrificali che portano al collo le foto dell’ayatollah Khomeini, lasciapassare per il Paradiso. Ogni passo un’esplosione e i brandelli dei loro corpi vanno come nuovo seme per quella terra finalmente disinnescata.
    Una del Mozambico racconta di bambini costretti a mangiare fegato e cuore dei civili che hanno appena ucciso o di brocche piene di sangue da bere. Ripenso agli aneddoti della storia, quella che si studia a scuola: «Bevi Rosmunda nel cranio di tuo padre!». Cose incredibili, comunque roba da barbari.
    Un’altra della Sierra Leone racconta di soldati-bambino che non fanno prigionieri, violentano, decapitano, fanno a pezzi. Cuccioli d’uomo con il cuore di belva, chi ha mai potuto commettere un simile peccato contro le speranze del mondo?
    Trecentomila, in sessanta paesi del mondo, piccoli soldatini di piombo, bambini torturati perché siano sottomessi, paralizzati dal dolore che urla nella testa; riempiti di droga perché siano coraggiosi, senza vita né voglie, automi senza respiro; obbligati a massacrare la famiglia perché il rimorso li morda per sempre e l’odio del loro villaggio gli renda impossibile qualunque speranza di ritornare.
    Maneggiano con straordinaria abilità kalashnikov o fucili d’assalto americani ad un’età in cui i loro coetanei nel resto del mondo usano il joy-stick della play station e fanno piccoli salti sulle sedie nei momenti di maggior tensione. I nostri bambini, quelli che nascondono la testa nell’incavo del nostro abbraccio quando la scena del film si fa dura o, per mantenere un poco di contegno, si avvicinano soltanto a cercare contatto, circospetti e vaghi, come fosse per caso.
    Anche il mondo occidentale, quello del progresso tecnologico e della comunicazione di massa, quello del barattolo della Nutella formato gigante e delle carte che sanciscono mille e infiniti diritti, non sembra essere completamente immune da tentazioni di questa risma: la Gran Bretagna conta quasi cinquemila soldati non ancora maggiorenni.
    Poi ci sono favole degli orrori che nessuno racconta e nessuno potrà mai sentire.
    Davvero tremenda, una narra di una marcia nel deserto, quello che separa il Sudan dall’Uganda, solo bambini a camminare per giorni senza acqua né cibo, per cercare salvezza.
    Una fiaba indocinese racconta, durante il disastro economico del 1999, di branchi di ragazzini che vanno a caccia di bimbe cinesi da uccidere e stuprare. Casa per casa.
    I bambini-soldato vengono rapiti quando sono ancora bambini-bambini e a rapirli sono bimbi-soldato che sono stati rapiti prima di loro.
    Comincia così un lungo percorso d’iniziazione che dovrà portarli a diventare loro stessi rapitori. Un breve accenno di orrore: i capi lasciano che si formino gruppi di bambini, dieci o dodici, permettendo che i legami tra loro diventino più intensi del solito e lasciando che i bambini si aiutino l’uno con l’altro. All’improvviso, uno di loro viene strappato dal gruppo e chiamato «traditore» e gli altri bambini devono ucciderlo come possono, con le mani, con i sassi, con quello che riescono a trovare. Questo è il tenero epilogo di una favola ugandese.



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