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    Per una programmazione di pastorale catechistica: inserirla nel tessuto vivo delle situazioni



    Giancarlo Negri

    (NPG 1969-89-60)

    LA PAROLA DI DIO: DOVE COLLOCARLA?

    Lezioni di religione, buone notti, prediche domenicali, sermoncini, «paroline all'orecchio», conferenze, esercizi, ritiri... non sono poche le forme usuali di amministrazione della Parola di Dio.
    Due interrogativi possono aprire un discorso su questo settore della pastorale in seguito a quanto si è scritto lo scorso anno a settembre sulla programmazione catechistica:
    * L'anno liturgico presenta per conto suo un programma annuale di predicazioni (contenuto e modi) che va avanti da sé, bene o male, senza pensarci tanto. Si può appigliarsi a questo dato già scontato o è più giusto affrontare in pieno una programmazione ex novo in questo settore?
    * La Parola di Dio va intesa come «un Ramazzotti che fa sempre bene», comunque si dia, per cui non è il caso che ci si debba fare sopra una programmazione, oppure è giustizia verso le persone in formazione a noi affidate porsi sul serio a delineare le tappe di uno sviluppo programmato al riguardo?
    Vi è qui tutto un capovolgimento da fare: in generale si pensa la Parola di Dio come qualcosa di buono in modo indiscutibile e, dalla parabola del seminatore, il discorso semmai si apre sul terreno (i giovani), il quale può ricevere bene o male la Parola, essere buono o cattivo. Invece si deve parlare anche di Parola adulterata, avariata, rovinata da coloro che ne sono i portatori e questo costituisce una tale ingiustizia verso gli ascoltatori da porre in seria crisi di coscienza la comunità degli educatori. Essi sanno che sarebbero immediatamente deferiti ad un tribunale, se passassero cibi avariati agli alunni nei collegi: purtroppo quando passano una predicazione avariata, gli effetti di avvelenamento non sono così immediati da provocare indignazione, tuttavia sono veri avvelenamenti per la personalità in formazione, essi paralizzano forse per sempre delicati e fondamentali processi di sviluppo spirituale.
    Un senso fondamentale di giustizia e di sensibilità è presente in noi e giunge a impegnarci sul serio quando ci fanno vedere chiaramente che un certo sistema provoca negli animi dei giovani dei processi di distruzione o di insensibilmente progressivo indifferentismo religioso che di per sé è più grave di uno scandalo isolato. Si tratta di mostrarlo chiaramente.

    AVVELENAMENTO DA PREDICAZIONE AVARIATA

    Basteranno alcune indicazioni per convincere della serietà del problema: basterà ad esempio indicare la serie di reazioni a catena che vengono iniziate da un certo modo di amministrare la Parola di Dio.

    La noia

    Occorrerebbe la sensibilità di tanti acuti scrittori da Proust in qua per far riflettere con molto spavento su questa reazione degli ascoltatori ad una Parola di Dio amministrata male. La noia, la nausea prolungata e sistematica quando riguarda le realtà più vitali per l'uomo diventa un male terribile: una colpa mortale per chi ne è il responsabile. Se lo spirito umano si riduce ad annoiarsi delle Buone Notizie, per le quali Cristo ha dato il suo sangue, che cosa si può sperare ancora? E' poi inevitabile che, quando i delicatissimi rapporti con Dio vengono intaccati dalla noia dall'indifferenza, ben difficilmente altri rapporti immediati o futuri verso il prossimo (si pensi al fidanzamento, ai rapporti di lavoro, ai figli) avranno una sorte migliore. E che cosa può mai produrre nella società un giovane che manchi di queste sensibilità profonde?

    La mancanza del senso della persona

    Credenti e non credenti ritengono che un inizio indispensabile di vita interiore sia il senso della persona altrui, la responsabilità verso di essa. Storia e psicologia daranno chiara coscienza del bene e del male che continuamente facciamo al prossimo, ma la dimenticanza, la trascuratezza di queste informazioni proviene prima di tutto dal mancato senso della persona, dal non sentirsi responsabili verso di essa. Ora tale gravissima carenza, peggio di qualsiasi denutrizione o debolezza morale, proviene da una predicazione fatta male, da un amministrare la Parola di Dia senza il senso personale nelle sue tre direzioni: la persona divina, di cui portiamo la Parola, la persona a cui Dio si rivolge con infinito rispetto della sua personalità, infine colui che parla quale mediatore e strumento. Il suo modo di fare può rovinare tutto l'incontro personale, voluto da Dio.

    Il non andare all'aldilà dell'utile

    Il Catechismo Olandese insiste fortemente sul bisogno di dare spazio e intensità nell'animo ad atti di meraviglia, di ammirazione ed entusiasmo verso le cose belle della vita fino a Dio. In un secolo utilitaristico, dove persino la preghiera è diventata «utilitaria», questa «guarigione miracolosa» è di una somma importanza ed è carica di grandi conseguenze individuali e sociali, poiché un adulto, un exallievo, che non abbia entusiasmo per i valori, non trovi ogni giorno spazio per ammirare una bella donna anche senza desiderarla, che non sia stato educato a fare dell'ammirazione una soglia della preghiera, un forte impegno per servire il bello e il buono, promuoverlo comprendendone l'importanza per fare più umano il mondo attorno a sé, questo exalunno sarà negativo per sé e per gli altri, forse fonderà un impero industriale, ma non renderà migliore il mondo.
    Ora le attività di ammirazione, di entusiasmo per i valori hanno la loro sede principale nell'incontro con la Parola di Dio con tutto ciò che essa implica. Una predicazione adulterata ed avariata non solo non ridesta entusiasmo, ma produce proprio nei riguardi del principio dell'entusiasmo e della bellezza, cioè Dio, un atteggiamento contrario.
    Bisogna per terminare rendersi conto di una cosa: le grandi medicine, è stato detto, possono essere anche grandi veleni, se si sbagliano le dosi. Lo stesso si può dire della Parola di Dio: si tratta qui di cose troppo grandi, di interessi troppo vitali, di parti dell'uomo troppo radicali e decisive, per cui se si sbagliano le dosi e le forme capiterà come per l'Eucaristia, che «si mangia e beve la propria condanna» la propria rovina, proprio per aver avvicinato Dio in malo modo.
    Da queste convinzioni proviene un serio impegno per programmare ogni evangelizzazione da noi effettuata ed effettuabile in modo che sia autentica, quella che Dio attende per produrre i suoi frutti divini.

    PARS DESTRUENS ET PARS CONSTRUENS NELLA PROGRAMMAZIONE

    La divisione medievale è sempre valida: iniziando un lavoro di programmazione annuale della pastorale catechistica, consigliamo di adottarne lo schema.
    La pars destruens comprenderà immediate e chiaramente intuibili pianificazioni per eliminare inconvenienti. Si tratta di non essere superficiali, marginali in queste cose: un difettoso impianto di altoparlanti in chiesa è certo un punto preciso e necessario da prendere in considerazione, ma senza dimenticare il fatto che un difettoso predicatore può bloccare ben più gravemente tutto il processo di sviluppo.
    Inconvenienti da eliminare potrebbero essere i seguenti.

    Disistima e sottovalutazione da parte degli educatori di questo settore dell'educazione

    Mettiamo questo punto per primo, perché sembra il più grave e diffuso. Professori che si preparano coscienziosamente per ore ad una lezione di latino o greco, raffazzonano in pochi minuti la preparazione di una predica o di un dialogo pastorale (confessionale, direzione spirituale). Si tratta di ritrovare il sapore della Rivelazione sia nei suoi contenuti meravigliosi e sconvolgenti e sia nella sua funzione rivoluzionaria e decisiva per costruire una personalità.
    Ci sono dei punti d'incontro di una comunità che sono come i momenti della verità: uno di questi è quando si programma l'attività catechistica diretta ed indiretta: lì si scopre se si crede in Dio o meno, se si è seri o meno nella propria vita. Qualcuno della comunità dovrà avere l'incarico di promotore, di sensibilizzatore per i suoi compagni di lavoro: alle volte egli sarà inviso ed urtante, ma programmarlo nella casa è un solido ed efficace punto di soluzione del problema.

    Ignoranza del rapporto tra Parola di Dio e formazione della personalità

    Avviene che alcuni educatori abbiano un così vago e nebuloso concetto della personalità in formazione da essere dei semplici esecutori: dalla tradizione hanno imparato che vi sono determinati comportamenti sicuramente buoni e costruttivi (non mettersi mani addosso, cantare e pregare in chiesa, studiare, ecc.) e ne diventano i fedeli custodi imponendoli continuamente ai giovani. Questo è un esteriorismo pauroso: l'educatore dovrà essere dentro il processo di crescita di una persona, processo che il più delle volte all'esterno è invisibile, dentro i suoi momenti decisivi, dentro le maturazioni di questi momenti, intuendone il corso, quasi vedendo il gioco dei fattori impegnati. Ora la rivelazione della vita, il mistero delle persone e delle cose, portato e sottolineato da Cristo, è il punto cruciale di una visione del mondo, di un senso degli altri, di una gerarchia di importanze: senza questa certezza non si diventa fornitori di rivelazione al momento giusto nelle mille circostanze (ben diverse dalla situazione «predica») in cui la persona prende posizione verso gli stimoli esterni (una bella ragazza, un invito ad una festa equivoca, una calunnia utile, ecc.). Sembrerà che un corso o una serie di meditazioni commentate in comune o un libro che tutti leggeranno in un periodo determinato di tempo, ecc. tolga il tempo per altre cose, ma qui scatta nella programmazione il senso della gerarchia dei valori, per cui è meglio, a pari, giungere impreparato alla scuola di matematica, che trascurare questa gravissima funzione, che abbiamo nei riguardi dei giovani, di fornitore di Rivelazioni. Inoltre un altro principio di programmazione (si veda il numero dello scorso anno) viene qui opportuno: prendere due piccioni con una fava, cioè raggiungere con un preciso lavoro diversi risultati: ad esempio, con un lavoro sul rapporto tra Rivelazione e formazione della personalità, si raggiunge una utile conoscenza psicologica, una utile conoscenza biblica, un allenamento al proprio lavoro di educatore, una accresciuta formazione religiosa personale.

    Ignoranza della incidenza del proprio intervento nel dialogo tra persone e Dio

    Qui si tratta di ignoranza sulla Chiesa, di cui siamo membra vive, ignoranza del proprio essere Chiesa viva, con tutti gli incarichi (Battesimo, Cresima, Ordine, carisma educativo) che ne seguono. Non ha senso di dignità vivere funzioni così alte e non rendersene neppure conto. Anche qui un corso pratico sarà la forma concreta di pianificazione, ma l'importante è sviluppare questa parte, dove scopriamo quanto dipenda dalla perfezione del nostro intervento di «fornitori di Rivelazioni» che l'incontro, l'affiatamento, l'alleanza tra persona e Dio si realizzi. C'è stata in qualche tradizione educativa una espressione curiosa: «La Madonna aggiusta di notte quello che noi roviniamo di giorno». Se vuol dire un invito a non lasciarsi scoraggiare, la cosa può andare, ma se significa non programmare una presa di coscienza sufficiente del nostro compito nel mondo, del fatale costruire o distruggere di ogni nostro comportamento, allora è una frase da condannare.
    L'incidenza del nostro apporto nell'incontro tra Dio e la persona è fortissima: coinvolge la nostra parola, che deve essere fedele a Dio e fedele alla persona a cui ci rivolgiamo, coinvolge la nostra testimoniale vita secondo la parola di Dio, coinvolge il nostro entusiasmo, il nostro riflettere sulla persona umana il raggio di altissimo interesse che Dio ha verso di essa. L'espressione usata dai ragazzi di Don Bosco («tutti si sentivano suoi preferiti») corrisponde ad una profonda teologia, in quanto ogni individuo, per quanto sciocco, dovrà capire dal comportamento di chi gli parla che Dio ha per lui una stima infinita, un interesse fino al sangue.

    Svalutazione della Parola nel sistema

    Ci riferiamo qui ad un complesso di fatti per cui nel sistema educativo la Parola di Dio risulta in ultima analisi molto declassata, svalutata, di poca importanza. Ciò dipende dai comportamenti di molti, dalla impostazione degli orari, dalle spese che si fanno (poltroncine del teatro o microfoni buoni per la predicazione), dal modo stesso con cui si annuncia una predicazione. Si tratta di un «clima», di una «atmosfera», difficilmente spiegabile in poche parole, ma che tutti noi intuiamo. Ora domandiamoci se attorno al fatto della Rivelazione divina, annunciata ai giovani nelle forme, nei modi, nei momenti più diversi, come vedremo, si costituisce una atmosfera di prestigio e di interesse esemplare e contagioso oppure di non meno contagiosa svalutazione. La cosa più importante da dire ai compagni di lavoro educativo radunati per la programmazione è che l'atmosfera, di cui parliamo, è molto spesso l'elemento decisivo di una scelta e di un avviamento in un senso dei giovani e che essa (cosa grave) dipende non da uno o l'altro incaricato, ma da tutti insieme, salvo forse qualcuno marginale anche agli occhi dei giovani. Tutti gli altri possono con minimi comportamenti rovinare tutto o far scattare tutto, come un anello di luce che si accende per la collaborazione di tutte le lampade messe in parallelo. I giovani di un oratorio giungeranno a sentire il silenzio in Chiesa per una serie di reazioni degli educatori: se è solo uno di essi a darsi da fare, può diventare anche ridicola la cosa, invece che deplorata. Uno dei motivi che sostengono l'intensità dei dialoghi educativi tra tutti gli educatori e i giovani è proprio questo: noi educhiamo soprattutto attraverso l'ambiente psicologico che viene formato e reso attivo in ogni coscienza dall'insieme dei comportamenti degli educatori, esperimentati dai giovani in mille circostanze diverse. Vi sono anche altre cose che ostacolano il compiersi positivo e fecondo delle Rivelazioni del mistero della vita che è in sostanza il settore catechistico, nella educazione. La programmazione troverà nella analisi collettiva la maniera di reperire i più dettagliati elementi bloccanti ed eliminarli con decisione: sarebbe pauroso se per non ferire la personalità di un educatore sbagliato si lasciasse danneggiare l'animo degli alunni.

    Pars construens nella programmazione dell'attività catechistica. Veniamo alla parte costruttiva, dove si mettono in atto iniziative capaci di rendere efficiente l'insieme di «fornitori di rivelazioni» sul mistero della vita che è rappresentato da tutti gli educatori presenti (animatori, genitori, leaders, coordinatori, promotori).
    Innumerevoli sono le possibilità, a seconda delle diverse situazioni dell'opera educativa. Perciò noi ci limitiamo a due costruzioni da iniziare al più presto, perché ci sembrano comuni e fondamentali, anche se da sole insufficienti: mettere in programma il progressivo definirsi di un promotore della pastorale catechistica nella compagine degli educatori e avviare tutti gli educatori all'attività di umanizzazione, che produce dall'interno un interesse per la Parola di Dio ed anzi una ricerca spontanea.
    Si tratta di pars construens perché entrambe le iniziative sono immediatamente produttive di un progresso in questo settore; si tratta di iniziative importanti, ma da sole insufficienti, perché la costruzione del sistema riguardante la Parola di Dio è la risultante di molti altri elementi, come l'abilitazione dei predicatori, dei «fornitori di rivelazioni divine» al loro compito; la cura della catechesi sistematica ma ancor più di quella occasionale; il raccordo tra l'attività catechistica e quella liturgica ed ecclesiale poiché se vi è «rivelazione», annuncio della Parola, ma non vi è esperienza della Parola vissuta (pastorale liturgica) e non vi è comunità in cui viverla «in stato di Chiesa», grandissimi supporti del dialogo tra Dio e l'uomo vengono a mancare.
    Ciò posto, inoltriamoci a programmare le due iniziative indicate.

    PROGRAMMARE IL SORGERE DI UN PROMOTORE

    Innanzitutto spieghiamo i termini e acutizziamo il problema.

    - Diciamo promotore in un insieme di educatori colui che analiticamente si prende a cuore un certo aspetto dell'educazione in modo che gli educatori diretti (o animatori) siano aiutati a coltivarlo, svilupparlo negli educandi. Questo promotore è analitico, nel senso che cura a fondo un certo aspetto della educazione, mentre gli animatori o educatori diretti sono sintetici, in quanto, avendo tra mano la persona del singolo educando, devono tener conto di tutti i valori educativi insieme, poiché lo spirito concresce in tutti i suoi settori contemporaneamente. Come «sintetici» non possono essi essere specializzati in tutto e quindi mentre curano prevalentemente un aspetto, distribuendosi il lavoro, vengono aiutati da altri «promotori» specializzati a curare nell'educazione tutti gli altri elementi. E' probabile, ad esempio, che il giovane chieda all'educatore o animatore una bibliografia sulla Chiesa o ancor più probabilmente sullo sviluppo sessuale. L'animatore non può pretendere di sapere tutto, ma si riferirà al promotore analitico competente per avere l'aiuto necessario. Il giovane non si riferisce in generale che al suo animatore ed a lui chiede tutto: è l'animatore sintetico che dovrà riferirsi ai vari e diversi promotori.

    - Il problema di un promotore del settore catechistico è acutamente sentito da chi analizzi la situazione attuale. In generale nel distribuire i compiti si dà ad un incaricato degli studi la parte «profana», che resta ben distinta dalla Parola di Dio, affidata ad un altro individuo. La distribuzione dei compiti è cioè su una prospettiva di distinzione tra profano e religioso, tra natura e soprannatura, che risale a secoli passati. Le conseguenze sono deleterie, perché la persona umana affronta gli studi nello spontaneo bisogno di formarsi una visione del mondo unitaria, una coscienza delle cose, della realtà, del significato di tutto, dalla chimica alla sociologia. Ora vi è un nucleo centrale in questo mondo di significati, in questa visione del mondo; e la parte terminativa al centro di tutti i valori, come spiegava Newman, è spontaneamente di natura religiosa. Data questa spontanea religiosità, ne viene un doppio terribile malanno se, è tradita nell'insegnamento: da una parte le materie profane sono curate senza vera ricapitolazione del mistero divino, restano perciò o frantumate o unificate da surrogati del divino (marxismo, esistenzialismo, umanesimo ateo, ecc.) e dall'altra chi cura la Parola di Dio lo fa senza vero innesto nell'universo della vita divenuto cosciente attraverso gli studi profani, e così si tradisce a fondo la Parola di Dio che non è più rivelazione della vita, ma qualcosa a sé stante, accostata ed estrinseca alla vita.
    Nei collegi è questo il dramma degli incaricati degli studi che trascurano l'insegnamento della religione, perché è affidato ad altri, e oppongono gli interessi delle materie profane a sé stanti all'interesse di maturazione profonda attraverso la ricapitolazione in Cristo e nella religione; ed è il dramma dei «catechisti» che cercano di promuovere l'interesse religioso con pure istanze etiche, da nessuno veramente condivise, senza innesto della religione nella vita se non estrinsecamente (la motivazione del pregare per la buona riuscita degli esami), quindi senza «significato» della religione per il cumulo di interessi e di nozioni, dati dallo studio e dalle esperienze scolastiche.
    Ne viene fuori una personalità non integrata di exallievo, con relativa forte difficoltà a restare buono e praticante.
    Da questo problema acutizzato è possibile programmare il ruolo di un promotore della pastorale catechistica o della formazione della coscienza reale dell'universo, reale nel senso che il nucleo religioso centrale è presente e che tutti i valori periferici sono radicati, innestati, terminanti in esso.

    Progetto di un promotore della pastorale catechistica

    Cerchiamo ora di indicare i livelli progressivi di abilitazione e di azione da far raggiungere ad un educatore, che diventi, nella comunità educativa, promotore di questo settore dello sviluppo umano.
    Questo promotore risulterebbe da un ridimensionamento dell'«incaricato degli studi», privato della funzione disciplinare inopportunamente isolata (tutti gli educatori la promuovono), arricchito dal dover interessarsi di ogni forma di predicazione in quanto è sempre formazione di coscienza del reale. Ne viene una forte unità della persona, in quanto la coscienza della realtà è armonicamente costituita da scienza e fede, la scienza che descrive i fenomeni delle cose e la fede che descrive il mistero delle cose, la scienza che aggancia la diretta esperienza e la prolunga verso il terminare di ogni cosa in un mistero, la fede che rivela questo mistero inserito e innestato nel cuore di tutte le cose.

    - Una prima tappa è costituita dal ridimensionamento di questo educatore, non assuefatto a sentirsi responsabile di ogni predicazione, oltre che delle scienze scolastiche. Questo ridimensionamento comporta un confronto ed una armonizzazione con l'incaricato della liturgia, il quale a sua volta amplierà le sue competenze sul piano delle attività, distinto dal piano delle prese di coscienza.

    - Una seconda tappa sarà costituita dall'aggiornamento e dalla qualificazione di questo promotore al suo ruolo: studi, letture, approfondimenti, riviste, partecipazione a corsi e convegni porteranno questo personaggio ad una doppia maturazione: di competenza nel suo incarico e di interesse ed entusiasmo per esso.

    - Una terza tappa sarà costituita dalla accettazione psicologica ed operativa di questo promotore da parte di tutti gli animatori o educatori diretti (professori, animatori di gruppo, direttore o coordinatore, altri promotori, ecc.) in una precisa concezione complementare di ciascun lavoro: complementare perché chi è sintetico non riesce ad essere sufficiente in tutto senza l'aiuto di un servizio specializzato offerto dal promotore; complementare nel senso che ogni settore nella persona concresce (appoggia ed è appoggiato) con altri settori: la presa di coscienza con l'esperienza diretta ed attivistica, ad esempio (settore catechistico, settore liturgico).

    - Una quarta tappa sarà costituita dal provare alcuni schemi di rapporti con i vari educatori fino a trovare quello che sarà duraturo e strutturale: si tratta di un servizio da rendere, che comprende questi aspetti:
    * servizio di verifica e critica degli interventi educativi in funzione di maturazione delle coscienze;
    * servizio di informazione, bibliografia, consulenza per gli interventi progettati;
    * servizio di collegamento con gli altri settori, con il coordinatore, sostenendo l'istanza catechistica con le sue esigenze operative;
    * servizio di progettazione di iniziative extra, da attuarsi nei tempi forti della vita della comunità educativa: riunioni speciali, campagne, cicli di sviluppo di temi particolari (la fame nel mondo), coordinando la parte di ognuno come nella direzione di un'orchestra;
    * servizio di scuola per i leaders giovani e il loro compito di circolazione indiretta delle idee nella massa (come si crea un'opinione pubblica, un interesse in tensione, ecc., come si dialoga e come si discute).

    - Una quinta tappa sarà costituita dal costituirsi in forma stabile del suo intervento nel consiglio di azione della casa, in modo che la conduzione della comunità da parte del coordinatore sia fatta dando il posto giusto alle attività richieste dallo sviluppo catechistico della comunità. Si tratta di una vera cogestione, come specialista e tecnico di settore nella direzione della vita della comunità, in modo da rappresentare le vive istanze della massa in questo settore e da perseguire le mete a cui in quel settore tutti sono chiamati per vocazione.

    PER UNA EFFETTIVA UMANIZZAZIONE DELLE VARIE ATTIVITÀ

    Innanzitutto spieghiamo i termini ed acutizziamo il problema:
    - Noi siamo abituati ad avere l'ora ti religione, il tempo per la catechesi, l'ora delle funzioni liturgiche, come fatti indiscutibili, motivati dalla morale: il dovere di onorare Dio produrrebbe il dovere dell'ora di religione. Siamo anche abituati a porre nel programma «la religione» perché è tradizionale: non si risale più ai motivi che al principio provocarono la messa in programma della catechesi, non si risale più, ad esempio, ai motivi che fecero mettere in programma agli apostoli raccolti nel Cenacolo il fare della catechesi e della predicazione.
    - Questo far le cose senza domandarsi il perché porta a poco a poco ad un distacco da questi motivi, porta a fare le cose senza più motivo, senza altro senso che un dovere etico ed è la motivazione più inopportuna, poiché si giunge inavvertitamente a pensare: una cosa è buona perché doverosa e non doverosa perché buona.
    In realtà abbiamo chiaro in mente in che senso l'ora di religione è «buona»? Ne vediamo l'intrinseca bontà? Sembra facile rispondere: si tratta di Dio dunque è bene. Così siamo sempre all'esterno della casa e non vediamo con chiarezza che cosa faccia l'ora di religione rispetto alla vita, agli studi, alle persone che incontriamo, a Dio stesso. Noi abbiamo talmente isolata la Parola di Dio da non vederla più come rivelazione di realtà nascoste nel profondo di ogni persona, di ogni evento storico e sociale, tanto che proprio ogni persona, ogni evento storico e sociale produce l'esigenza, il bisogno dell'ora di religione.
    Vi è qui tutto il nocciolo della dottrina cristiana: Dio è venuto al mondo e misteriosamente si è inserito nel profondo di ogni persona vivente fino ad esserne non solo il principio, ma anche il senso, la verità, la vita e il compimento pieno, in una parola il Salvatore.
    - Ne viene che dalla lezione su Leopardi, sul Boccaccio, dalle esperienze sulla seconda legge della termodinamica, dal corso di ginnastica, di arte, di storia civile, di igiene, se portati ad un certo livello di profondità, sorge l'esigenza nell'uomo di una lezione per cogliere la «religione», cioè il mistero, il principio, il centro e il fine di tutto ciò. Come mai allora gli alunni che studiano Leopardi, che ammirano un quadro, che si entusiasmano per gli esperimenti scientifici, non sentono sorgere l'istanza di un'ora sulla «religione» di tutto ciò? La risposta sta in questo che spiegheremo: le lezioni su tutto ciò non sono condotte fino al livello dove sgorga spontanea quella esigenza.
    - D'altra parte, all'opposto, l'ora di religione, che sorge come un fungo tra quella di ginnastica e quella di storia, il campanello che chiama al catechismo i giocatori, la Messa che «interrompe» la partita, tutto ciò si impone in un modo così da «fuori luogo», da «non è il momento», cioè da realtà che non hanno niente a che fare con gli interessi vivi, che l'uomo sente immediatamente la repulsione e l'antipatia come di un importuno guastafeste: quante volte la campana che chiamava alla preghiera veniva accolta con un coro pauroso di proteste per l'intempestività, la totale diversità dal corso degli interessi in atto in quel momento!
    - Il modo abituale di reagire a queste proteste è molto discutibile: gli educatori portano innanzi il «dovere» di onorare Dio (in pratica di bruciare in olocausto a Lui splendide mezz'ore di una partita di calcio); oppure rimediano con l'accorciare disperatamente, ricordando addirittura che «faremo in fretta e poi torniamo alla partita»; oppure ipocritamente si meravigliano della mancanza di un interesse, si scandalizzano per la spontanea irriverenza, dando per scontato che un uomo senta il dovere di onorare Dio «sopra ogni cosa».
    - Tutti siamo convinti che un simile stato di cose è gravemente dannoso delle persone, ma come rimediare? Togliendo la Messa quotidiana? e di seguito tante altre cose? A noi sembra invece che si debba programmare in tutti i settori un'ampia e solida umanizzazione di ogni ricerca, di ogni scoperta, di ogni attività, di ogni esperienza. L'umanizzare queste cose significa giungere al livello interiore dove si ha bisogno di entrare in contatto con Dio. Spieghiamolo.

    Che cosa significa «umanizzare» l'insegnamento

    Si tratta di guidare la spontanea osservazione dei fatti, fino a giungere a quelle realtà che aprono l'individuo ai più profondi interrogativi dell'uomo: il suo destino, il suo valore davanti agli interessi, il suo mistero trascendente, la sua origine, la sua profonda felicità. Tutti questi interrogativi hanno due aspetti essenziali: da una parte afferrano l'uomo nel suo intimo, coinvolgono la sua parte più importante, più «sua» e dall'altra coinvolgono Dio, non fanno che spingere in quella direzione. Essi dunque sono la chiave di volta per interessare alla religione.

    - Come prima tappa occorre distinguere un insegnamento «disumano» da un insegnamento «umanistico» e umanizzante: si può cogliere lo stile di Ovidio senza accostarsi all'uomo Ovidio, senza essere guidati ad osservarlo vivere, desiderare, tremare e gioire, soffrire ed avere sensibilità morali. Si può studiare Cesare a lungo senza simpatizzare per l'uomo in lui, così come si manifesta. Una decisa, sistematica azione per umanizzare l'insegnamento, presso tutti gli insegnanti, sarà da mettere in primo piano nel programma. E' da notare che certe materie non sembrano portare a questo: la fisica, la chimica, la matematica. Ma due aspetti che coinvolgono l'uomo sono sempre possibili: da una parte gli scienziati, gli scopritori con le loro umane reazioni alle scoperte; dall'altra le conseguenze benefiche o dannose delle scoperte, delle invenzioni scientifiche per la maggior parte degli uomini. Anche le Olimpiadi, anche l'immenso sforzo per giungere alla luna, rivelano un profondo desiderio dell'uomo, attorno a cui fioriscono interrogativi direzionalmente religiosi.

    - Come seconda tappa sarà opportuno insistere sulla abilità a far fiorire attorno ad eventi intensamente umani e personali gli «interrogativi direzionalmente religiosi». E' un'arte da imparare, da esercitare: si tratta di cogliere i fatti umani in quella loro faccia (come l'altra faccia della luna) che è tutta imbevuta di religiosità, cioè di tendenze, aneliti, istanze, postulati, richiami e aspirazioni che trascendono l'insieme delle cose temporali: l'uomo trascendente infinitamente l'uomo (Pascal).

    - Come terza tappa sarà da studiarsi il metodo opportuno per avviare questi interrogativi: si tratta di far rimanere pensosi gli alunni di fronte ad uno spiraglio sulle profondità dell'uomo. In quei momenti di pensosità possono guizzare intuizioni fondamentali, che decideranno di tutto l'uomo nel suo avvenire. E' una presa di coscienza del mistero nell'uomo, è una «rivelazione» in quanto da soli i giovani non vi giungevano e neppure vi giungono ancora in modo compiuto. E' da notare che questi interrogativi, pescati dentro l'esperienza scolastica, senza forzature possono essere brevi, condotti con un'arte pedagogica vera, senza perdere della loro intensità. A forza di affacciarsi al profondo pozzo del mistero dell'uomo ritrovato in tutte le materie, avviene una maturazione profonda della personalità, che viene alla luce come affamata di dialogo con Dio.

    - Come quarta tappa indicheremo l'arte di passare dal personaggio di cui si tratta (letteratura, storia, scienze) o dall'umanità socialmente intesa all'io degli alunni in un appello personale, in un transfert per cui dal l'uomo scoperto, forse ammirato, nel personaggio, si passa all'uomo che sta maturando in se stessi. Questo passaggio è importante sia per la maturazione psicologica della personalità e sia perché la religione è un affare intensamente personale, è un fatto profondamente interiore, immensamente diverso dalla storia delle religioni, dallo studio biblico o altro di simile: è nel risveglio dell'io in noi, aperto a sconfinate lontananze, riflesse nei personaggi dello studio, che si agita il movimento verso Dio.

    - Come quinta tappa troviamo l'aggancio alla lezione di religione, meglio il postulato di riunioni, di ricerche, discussioni e, in fondo, di preghiere dove prolungare, portare avanti quell'inizio di cose diverse, trascendenti, sorte durante la contemplazione dell'uomo dentro l'insieme dei fatti e delle cose di scuola.
    E siamo così giunti a quell'interesse per la religione che si andava cercando. A questo punto possiamo riprendere il discorso a partire dalle «partite interrotte perché c'è la Messa». Evidentemente lì, sul momento, occorre anche essere ragionevoli con gli orari e comunque non si eviterà un moto di impazienza. Ma nella sostanza delle cose la Messa è fiorita dalla partita «umana» che si era seguita, come incontro con la profondità degli uomini-giocatori e non più soltanto con i giocatori separati dalla loro realtà personale; il catechismo fiorisce dal film, dal gioco, dal lavoro come incontro prolungato, approfondito con l'uomo, le persone propria ed altrui, appena iniziato durante il film, durante il gioco e il lavoro. Non si dice a chi ci è risultato simpatico in un incontro: vorrei approfondire la sua conoscenza? E' in questa spontanea linea che ritroviamo un autentico catechismo, una autentica preghiera.

    Umanizzare l'ambiente per evangelizzare: le «situazioni sfidanti»

    Oltre all'insegnamento anche le altre esperienze più intense della comunità vanno così «umanizzate». Questo scivolare nei discorsi profondi non è certo abituale come tra i giovani scivolare nei discorsi equivoci. Ma qui risulta evidente il bisogno di un avviamento, di uno che cominci, di un animatore convinto e chiaro. Certamente un accenno, una allusione alle massime eterne nel bel mezzo di una gita o di un incontro sportivo è fuori luogo, ma basta un poco di attenzione per rilevare come nel corso dell'esperienza si presentino opportune fessure per penetrare in profondità fino a scontrarsi con l'uomo intimo e le nervature che partendo da lui si prolungano verso l'infinito in tutti i sensi.
    Umanizzare il clima culturale della comunità significa abitudine, provocata e fatta acquisire con l'aiuto di animatori, di leaders o modelli di comportamento, a toccare sempre in breve o a lungo gli strati profondi della persona coinvolti nella esperienza vissuta e desiderare o far desiderare di ritornarci sopra per disteso: «Bisogna che ne parliamo». Qui la programmazione può avere tre tempi successivi: 
    - Una prima tappa consiste nella quantità, cioè nel fare questi tuffi in profondità in tutte le esperienze intense dei giovani che ci attorniano, coprendo praticamente tutta l'estensione della loro relazione con valori umani, anche se alla buona.
    - Una seconda tappa consiste nella qualità, cioè nel far bene alcuni di questi tuffi, un poco come quando la TV riprende al rallentatore alcuni passaggi migliori di una partita, favorendo al massimo l'imitazione dei circostanti.
    - Una terza tappa consisterà nella capacità dei momenti più tipici della evangelizzazione di riprendere questi accenni, questi avviamenti a Cristo, spuntati episodicamente lungo l'esperienza quotidiana per portarli a chiarezze, a convinzioni, a completamenti.
    Per terminare è opportuno inquadrare tutto il discorso nella prospettiva, già più volte accennata in questa rivista, delle «situazioni sfidanti», per riprendere un termine adoperato dalla Gaudium et Spes al par. 4: «[Il mondo] sfida l'uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta».
    Chi è ancora immaturo vive come chi è maturo continue situazioni sfidanti, che variano da tipo a tipo, da ambiente ad ambiente. Esse sono sfidanti proprio perché provocano e coinvolgono la persona, le sue profonde anche se neonate aspirazioni. Ma gli immaturi non le afferrano, restano soprappensiero un istante e poi vengono spinti innanzi dall'incalzare della vita.
    L'educatore ha qui la precisa funzione: egli aiuta il maturarsi della personalità proprio perché favorisce la presa di coscienza di queste sfide della vita, l'avvertenza piena di un brulicare di tendenze ridestate in fondo all'animo, l'attenzione a dove puntano le tensioni interiori inturgidite dagli eventi. Maturare l'uomo significherà renderlo attento e conscio delle situazioni sfidanti: allora l'anelito al Vangelo, l'attesa di «Colui che deve venire» diventa acuta ed è l'introduzione più efficace ai corsi di religione, alle evangelizzazioni di qualsiasi forma.



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