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    I valori della «gioventù negata»



    Mario Pollo

    (NPG 1994-09-16)


    Ai giovani intervistati, oltre al questionario e al test semiproiettivo, come indicato nell'articolo precedente, è stata sottoposta una scala di 53 valori, ad ognuno dei quali l'intervistato poteva attribuire un valore numerico da 0 a 7, a seconda della sua importanza come principio guida nella vita dello stesso intervistato.

    LA GRADUATORIA DEI VALORI DEI GIOVANI ITALIANI

    Occorre segnalare che una gran parte dei valori elencati ha avuto una valutazione di importanza piuttosto elevata. Infatti la media delle risposte a tutti i 53 valori è stata di 5,52, e quindi collocata tra l'abbastanza e il molto importante. Tuttavia nonostante questo valore medio elevato, che testimonia comunque l'acquisizione, almeno a livello cognitivo, da parte dei giovani del sistema di valori tipico della nostra cultura sociale, è stato possibile costruire una graduatoria per ordine di importanza in 10 classi degli stessi valori.

    I valori «estremamente importanti»

    Nella prima classe sono contenuti i valori che si collocano oltre una deviazione standard dalla media verso l'alto, e si tratta di valori che, in gran parte, sono ritenuti dai giovani italiani estremamente importanti.
    Il valore che in assoluto appare il più importante è quello della libertà di azione e di pensiero seguito da vicino da quello dell'amicizia vera. Seguono poi il rispetto di sé e, quindi, il credere nella propria dignità personale, la salute personale, la lealtà, l'armonia interiore, ovvero l'essere in pace con se stessi, l'onestà intesa come trasparenza e sincerità. Il tutto in un mondo di pace in cui sia assente la guerra.
    Si tratta di valori legati alla realizzazione personale che disegnano una sorta di personalità ideale e dove, forse, il desiderio di pace è, prima ancora che una opzione etica, la condizione per la realizzazione di se stessi.
    Il fatto che i primi otto valori in graduatoria siano nella quasi totalità legati alla dimensione soggettiva personale, indica chiaramente l'interiorizzazione piena da parte di questi giovani della cultura della modernità tipica delle società più evolute economicamente, in cui il soggetto, con il suo mondo vitale (amici veri), ha una centralità, almeno dichiarata, quasi assoluta.
    Tuttavia si individuano anche i segni di un cambiamento culturale in atto, di cui si intravede per ora solo lo stato nascente. Infatti nel secondo gruppo compaiono alcuni valori sociali estremamente importanti. In particolare l'uguaglianza, ovvero l'esistenza di uguali opportunità per tutti, la giustizia sociale, intesa come tutela dei più deboli, la disponibilità ad aiutare promuovendo il benessere degli altri e la responsabilità nel senso di essere affidabile per gli altri che sono ritenuti mediamente molto importanti come principi guida della propria vita.
    Questi valori sono importanti perché sono tutti raggruppabili nella categoria della alterità, che è un vero e proprio fondamento etico in grado di ristrutturare l'intero sistema di valori della cultura sociale, restituendo ad esso quella gerarchia che la complessità moderna ha fatto smarrire, imprigionando le scelte etiche di molte persone nell'angusto limite dei loro bisogni e desideri soggettivi. L'alterità è in grado di restituire al soggetto quel confronto con l'altro da me essenziale per la realizzazione di una eticità meno narcisistica.
    Prima di commentare questo secondo gruppo di valori è necessario però completare l'analisi di quelli del primo gruppo.
    Nell'orizzonte progettuale giovanile l'esigenza di una autorealizzazione personale appare fondamentale, e forse è il segnale dell'uscita da quella crisi dell'identità che ha attraversato in questi ultimi anni la condizione giovanile, e fa giustizia di molti stereotipi del mondo adulto che dipingono i giovani come più proiettati verso il fare, l'avere e il consumare che verso l'essere. Infatti l'importanza dell'essere, anche se prevalentemente nella dimensione psicologica, appare fortemente ribadita dai risultati di questa scala. Valori come il rispetto di sé, l'armonia interiore, la lealtà e l'onestà, indicano che i giovani italiani sono portatori di una concezione di sé, e dell'uomo in generale, estremamente matura e in cui sono presenti i valori più evoluti dell'umanesimo universale. Infatti questi valori sono tipici, oltre che dell'umanesimo occidentale, anche delle concezioni antropologiche più evolute delle civiltà orientali.
    Infine, appare molto significativo che, in un periodo storico in cui tendono a ricomparire concezioni politiche e sociali autoritarie e intolleranti, la maggioranza dei giovani italiani metta al primo posto il valore della libertà di azione e di pensiero, e quello della pace e del rifiuto della guerra al quinto posto su cinquantatré valori. È chiaro, come si vedrà nell'analisi fattoriale di questi dati, che questo non esclude la presenza tra questi stessi giovani di una minoranza che, invece, mette al centro le concezioni intolleranti e autoritarie. Tuttavia il fatto che una fortissima maggioranza di giovani giudichi questi valori estremamente importanti per la loro vita è un segno di speranza per il futuro.

    I valori «molto importanti»

    Tra i valori ritenuti molto importanti, oltre a quelli tipici dell'alterità o sociali, di cui si è già detto, vi sono quelli relativi alla tutela della sicurezza della propria famiglia e della vita relazionale/affettiva, oltre a un insieme di valori inerenti sempre la realizzazione personale del giovane, riferita però in particolar modo al suo inserimento attivo nella vita sociale organizzata.
    Rientrano in quest'ultimo gruppo l'essere capace, nel senso di avere acquisito le competenze necessarie all'esercizio del proprio ruolo sociale, l'indipendenza che consente nella vita sociale di poter contare su di sé, la capacità di scegliere le proprie mete nella vita, il possesso di quella razionalità critica che viene definita come intelligenza; e l'essere ritenuto responsabile, nel senso di essere affidabile, dagli altri. Il tutto all'interno di quell'orizzonte di significato che è dato dall'aver conquistato il senso della vita.
    Il quadro del progetto di autorealizzazione dei giovani italiani si arricchisce con questi valori di nuove coloriture e conferma l'interiorizzazione di un modello di persona umana molto evoluto.
    In una situazione sociale in cui i giovani in Italia tendono ad essere tenuti in uno stato di dipendenza prolungata, in seguito alla tardiva uscita dalla famiglia di origine e/o al ritardato accesso alla pienezza del ruolo sociale attraverso il lavoro, la forte importanza data all'indipendenza insieme alla forte voglia di scegliere le proprie mete nella vita, smentiscono l'immagine sociale di giovani comodamente e passivamente adagiati nella dipendenza dal mondo adulto. I giovani mirano ad un protagonismo sociale autonomo, a divenire adulti, ma sono le condizioni sociali concrete, e molto spesso anche l'egoismo generazionale degli adulti, che impediscono loro di realizzare questi loro orientamenti esistenziali.
    La voglia di indipendenza non diventa però rottura o rifiuto della famiglia. Infatti il valore della sicurezza familiare è nettamente al primo posto tra i valori ritenuti molto importanti. Questo significa che, nonostante la voglia di autonomia, la famiglia viene sentita come il rifugio sicuro che consente al giovane una vita serena e lo stesso suo decollo verso la vita adulta futura.
    L'atteggiamento positivo verso la famiglia è sottolineato anche dal fatto che il primo valore in graduatoria del terzo gruppo di valori, quelli, cioè, abbastanza importanti, è l'onorare i genitori e gli anziani.
    Appare poi anche molto interessante che in una cultura sociale segnata dal consumismo affettivo, da visioni distorte dell'amore basti pensare ai modelli proposti dalle telenovelas i giovani indichino l'amore maturo, inteso come valorizzazione dell'intimità contro la passionalità, molto importante come principio guida della loro vita.
    La voglia di competenza e di intelligenza che i giovani italiani manifestano richiederebbe una diversa offerta formativa in grado di consentire loro una concreta attualizzazione di questi principi valoriali. A fronte di questa potenzialità si hanno sovente offerte formative, scolastiche ed extra-scolastiche, di basso profilo e non idonee a sostenere l'inserimento del giovane né nel mercato del lavoro, né in quello più vasto del sistema sociale moderno.
    Infine occorre ribadire quanto già detto nel punto precedente, ovvero che nel gruppo dei valori molto importanti compaiono quelli dell'uguaglianza, della giustizia sociale e della solidarietà, che indicano la presenza dell'alterità solidale tra le strutture di valore di questi giovani.
    In questa epoca storica che vede nei Paesi industriali la presenza di culture segnate dalle concezioni individualistiche, competitive e neo-liberiste con la conseguente caduta della tensione verso la giustizia sociale e la solidarietà espressa dalla forma di Stato, la presenza di questi valori rappresenta indubbiamente un segno di speranza per la ripresa di una nuova progettualità sociale.
    Da questo punto di vista i giovani manifestano una significativa differenza dagli adulti o perlomeno dalla cultura sociale prodotta dal mondo adulto.

    I valori «abbastanza importanti»

    In questo terzo gruppo, oltre al già citato valore dell'onorare i genitori e gli anziani, compaiono tre tipi di valore: quelli relativi ad aspetti particolari della autorealizzazione personale, quelli inerenti l'adattamento sociale e ambientale, quelli relativi alla ricerca del piacere.
    Nel primo tipo di valori compaiono dimensioni del progetto di sé che, se anche raccolgono un punteggio meno elevato delle precedenti, sono comunque ancora piuttosto rilevanti. Esse sono costituite dall'aspirazione ad essere di mente aperta e tolleranti, saggi e maturi, creativi, originali, unici e ricchi di fantasia, amanti del mondo della bellezza, sia della natura che delle arti, dotati di autodisciplina, ovvero della capacità di resistere all'irrompere del desiderio, umili e capaci di perdonare gli altri. L'ambizione, intesa come desiderio di raggiungere delle mete importanti ed elevate e la voglia di avere successo nel perseguimento dei propri obiettivi, completano l'insieme dei valori legati alla personale autorealizzazione dei giovani, sottolineando ancora una volta il loro desiderio di protagonismo nella vita individuale e sociale. Questi valori confermano l'esistenza di una immagine di lo ideale molto evoluta e ricca, lontana dalle rigidità dei conformismi di una visione antropologica negativa della differenza e fondamentalmente intollerante.
    Nel secondo tipo di valori emerge da un lato la disponibilità verso la protezione dell'ambiente e l'aspirazione all'unità con la natura, e dall'altro lato la disponibilità ad accettare la propria collocazione sociale, anche perché essi si sentono appartenenti ai vari sottosistemi in cui si articola il sistema sociale, la voglia di essere considerati e rispettati dagli altri, e la valorizzazione delle buone maniere nelle relazioni sociali. Questo insieme di valori indica molto chiaramente una tendenza media dei giovani italiani ad un inserimento non conflittuale, armonico e positivo, forse anche un po' conformistico, nella vita sociale. La tendenza al conformismo è leggibile anche nel fatto che in questo gruppo compaiono il desiderio di ordine sociale, nel senso di volere una società stabile, e quello della sicurezza nazionale, che denotano indubbiamente una accettazione abbastanza passiva ed acritica della realtà sociale.
    Questo, per alcuni versi, sembra contrastare con i valori sia della realizzazione personale che dell'alterità solidale. L'interpretazione che si può dare di questo contrasto è che la realizzazione alternativa personale e sociale dei giovani non comporta, almeno per ora, l'assunzione di atteggiamenti di rottura verso la cultura dominante e il mondo degli adulti, ma piuttosto di un atteggiamento di trasformazione fisiologica della stessa cultura dall'interno. Questa interpretazione d'altronde è confermata indirettamente dal fatto che essi vogliono sentirsi liberi da legami di dipendenza, cercando di non essere debitori nelle relazioni con gli altri. Questo sottolinea anche che la loro integrazione sociale avviene sotto il segno dell'autonomia. Infatti la contestazione e il ribellarsi configurano, paradossalmente, un legame di dipendenza sotto il segno della controdipendenza, mentre la trasformazione sociale che avviene sotto il segno di quella personale si configura come più autonoma.
    Nel terzo gruppo rientrano valori relativi alla ricerca del piacere, alla realizzazione del proprio desiderio e del godere la vita per mezzo del sesso, del cibo e in genere dei beni materiali, all'interno di una vita variegata, eccitante e stimolante. Questi valori, oltre ad indicare la naturale presenza del desiderio nella condizione esistenziale dei giovani, sottolineano l'acquisizione di quell'aspetto della cultura sociale contemporanea che assimila il piacere e il consumo dell'oggetto del desiderio alla ricerca della felicità esistenziale. Anche se questo tipo di valori non è presente in modo forte in tutti i giovani, esso ha una significatività tutt'altro che indifferente, e se lo si collega al fatto che i valori relativi alla vita spirituale e religiosa sono agli ultimi posti, esso indica una visione che se anche è evoluta a livello antropologico-psicologico si inscrive in una concezione consumistico-materialista della vita.

    I valori «poco importanti»

    Nella stessa classe dei valori poco importanti compaiono sia l'audacia, intesa come ricerca di avventura, sia la moderazione con il suo rifiuto di ogni forma di estremismo e di comportamenti avventurosi. Questo indica che:
    - esistono due parti, minoritarie, del mondo giovanile molto distanti: una che ricerca l'avventura e l'altra la tranquillità della normalità;
    - la maggioranza si colloca in una posizione intermedia tra l'audacia e la moderazione.
    Si può quindi dire che i giovani italiani tendono ad essere moderatamente audaci con, agli opposti, due minoranze: una di audaci e una di moderati.
    La cura dell'immagine pubblica, ovvero dell'apparire nella vita di relazione sociale, pur essendo ritenuta di una qualche importanza, non è certo al centro del sistema di valore dei giovani italiani. E d'altronde sarebbe alquanto strano che un giovane desse una particolare importanza a questo valore sociale, tipico del mondo relazionale adulto moderno: sarebbe messa in crisi l'immagine che la nostra cultura ha elaborato del giovane a cui sono connessi la spontaneità e un po' di non conformismo.

    I valori «molto poco importanti»

    Ancora meno importanti dei precedenti, oramai oltre la soglia della non importanza relativa, vi è il rispetto per le tradizioni, la scelta di una vita spirituale e non materiale, la devozione religiosa, la ricchezza e le forme di possedimento materiale tra cui il denaro, e però anche l'atteggiamento di distacco dagli interessi mondani.
    Anche in questo caso la presenza nella stessa classe di valori tra loro contraddittori indica, semplicemente, che ognuno di questi valori è molto importante per una minoranza di giovani e molto poco per un'altra, mentre per la maggioranza ognuno di questi valori è normalmente poco importante.
    Questo vuol dire, e lo si vedrà meglio analizzando i risultati dell'analisi fattoriale, che nel campione dei giovani italiani esaminato vi è un gruppo di giovani religiosi che scelgono un atteggiamento di distacco dalla vita mondana, perseguono una intensa vita spirituale distaccata dai beni materiali, dal denaro e dall'avere in genere.
    Accanto a questo gruppo ve ne è un altro che viceversa è lontano dalle forme di vita spirituale e religiosa, attaccato ai beni mondani e alla ricchezza materiale.
    La maggioranza dei giovani appare invece moderatamente interessata a questi valori, anche se non li rifiuta decisamente. Si potrebbe affermare che la maggioranza dei giovani italiani appare tiepida sia nei confronti della vita spirituale e della devozionalità religiosa, sia nei confronti della logica materiale del possesso e dell'avere.

    I valori «non importanti»

    È estremamente interessante il fatto che all'ultimo posto della graduatoria dei valori vi siano i valori dell'autorità, del potere sociale e della sottomissione, ovvero di un gruppo di valori assai omogeneo. Interessante notare che sia l'autorità che la sottomissione non sono importanti, dove però la sottomissione è con un grande distacco dagli altri valori il meno importante in assoluto.
    Questo significa che la stragrande maggioranza dei giovani italiani ha una concezione della vita e della relazionalità sociale non fondata sulle logiche del potere e sulla connessa dinamica comando/sottomissione. Si può dire, anzi, salvo che per una minoranza, che i giovani italiani rifiutano la logica del potere così come ogni forma di autoritarismo.
    Come si può evincere anche dagli altri valori esaminati, il netto rifiuto del valore sottomissione non significa che le nuove generazioni abbiano un atteggiamento ribellistico o anarcoide, ma indica che la loro socialità si fonda sulle ragioni del rispetto della libertà e dell'autonomia nella solidarietà, e, quindi, che essi non vogliono sottomettersi passivamente ma scegliere liberamente il loro ruolo e le forme del loro agire. Il rifiuto della sottomissione non è rifiuto della subordinazione in generale, ma solo della subordinazione senza libertà.

    LE DIFFERENZE NEI VALORI TRA I GIOVANI «NORMALI»
    E QUELLI DEL «DISAGIO CONCLAMATO»

    La graduatoria dei valori dei giovani del disagio è significativamente differente da quella dei giovani normali.
    Le differenze più significative riguardano diciotto valori.
    Le differenze che emergono sono quasi tutte molto plausibili, in quanto rappresentano abbastanza fedelmente alcune caratteristiche tipiche del disagio e della normalità.
    Infatti nei giovani normali sono più alti i punteggi dati ai valori della realizzazione personale matura ed evoluta e dell'alterità solidale, come ad esempio quelli della libertà, dell'armonia interiore, del rispetto della dignità personale, dell'apertura mentale e della tolleranza, dell'umiltà, della vita spirituale, della religiosità, dell'uguaglianza, della giustizia sociale e della pace.
    Nei giovani del disagio, invece, prevalgono i valori del godere la vita, della gratificazione dei desideri, della vita eccitante e stimolante, dell'audacia.
    Questo nucleo di valori può essere indubbiamente considerato un fattore di rischio, così come i valori dell'autorealizzazione matura e dell'alterità, vista la loro predominanza tra i giovani normali, possono essere considerati un fattore potentemente preventivo.
    È interessante notare che tra i giovani del disagio è più alta che negli altri la considerazione per valori quali onorare i genitori e gli anziani, la sottomissione, il distacco dagli interessi mondani, il curare l'immagine pubblica e la protezione dell'ambiente.
    La maggiore attenzione alla cura dell'immagine pubblica può essere considerata una reazione positiva da parte di giovani che, in quanto soggetti del disagio, hanno vissuto una svalorizzazione sociale.
    Più incerta appare l'interpretazione della differenza relativa all'onorare i genitori e gli anziani e la sottomissione, che può essere sia un esito del percorso di uscita del disagio, sia una causa per alcuni giovani dello stesso.
    Quasi sicuramente, invece, la protezione dell'ambiente e il distacco dagli interessi mondani sono un esito dell'attività di risocializzazione che vedono protagonisti i giovani del disagio intervistati.

    I SETTE RAGGRUPPAMENTI Dl VALORI CARATTERISTICI DEI GIOVANI ITALIANI

    Nell'analisi sin qui condotta i 53 valori descritti sono stati raggruppati solo secondo il loro grado di importanza relativa e la loro similarità concettuale. Ora, invece, utilizzando la tecnica matematico-statistica dell'analisi fattoriale, si proporrà il loro raggruppamento sulla base della loro associazione nella persona concreta: nel senso che l'analisi fattoriale permette di costruire delle classi in ognuna delle quali compaiono solo quei valori che le persone scelgono insieme, ovvero quei valori che sono in relazione lineare, positiva o negativa, tra di loro. Ad esempio se le persone che danno una elevata importanza alla devozione religiosa tendono a dare un'analoga importanza alla vita spirituale, questi due valori compariranno all'interno della stessa classe o fattore. Allo stesso modo se le persone danno una grande importanza all'autorità e simultaneamente una bassa importanza all'uguaglianza questi due valori, l'uno con saturazione positiva e l'altro con saturazione negativa, compariranno insieme nello stesso fattore.
    L'analisi fattoriale condotta sulla matrice di correlazione dei 53 valori ha evidenziato l'esistenza di sette distinti fattori o classi di valori.
    Il primo fattore può essere definito come quello della religiosità, tra sacro, tradizione e carità: nel senso che individua un tipo di giovane in cui la devozione religiosa, che è il valore con la saturazione più alta, si accompagna con la vita spirituale, con l'autodisciplina (ovvero con la capacità di resistere alle tentazioni), con l'umiltà, con il distacco dagli interessi mondani, con la capacità di perdonare, con la moderazione, con la sottomissione, con il rispetto delle tradizioni e con la disponibilità ad aiutare gli altri.
    Si tratta di una forma di religiosità tradizionale e profonda, che sembra risentire poco della secolarizzazione, che pone decisamente il giovane nella sfera del sacro e, quindi, gli fa assumere un atteggiamento di svalutazione della vita profana aut mondana. La sottomissione è probabilmente una conseguenza di questa svalutazione ed appare tipica di una religiosità oltre che molto tradizionale anche un po' distorta, in quanto la religione, almeno quella autenticamente cristiana, mira alla liberazione della persona e non alla sua sottomissione. Il tradizionalismo e la dipendenza non impediscono però a questo tipo di giovane di avere una discreta sensibilità per gli altri, manifestando la propria disponibilità alla solidarietà, oltre che con l'aiuto anche con il perdono. Questa religiosità, proprio per queste ultime caratteristiche e nonostante la distorsione prima evidenziata, si connota come cristiana, essendo la carità, che è un volto dell'amore, una delle componenti fondamentali della religione cristiana.
    Il secondo fattore, definibile come quello della vita come ricerca del piacere, dell'avventura, dell'eccitazione e della novità, individua un tipo di giovane completamente diverso, che dà una estrema importanza alla vita eccitante, stimolante, variegata e con molte novità, al piacere, alla gratificazione dei desideri e al godimento attraverso il sesso e il cibo, all'audacia, all'avventura e anche alla creatività.
    Se il primo fattore identificava l'uomo-giovane religioso, questo secondo fattore individua quello (contrario) dell'uomo-giovane naturale. Si tratta di un tipo di giovane secolarizzato, che ha assimilato i modelli edonistico-consumistici della società industriale moderna, che ha bisogno di continue stimolazioni, eccitazioni e novità per trovare la felicità-piacere nella vita. Questo indica un sistema di valori che spinge i giovani che lo hanno assunto verso la ricerca del senso della vita, o perlomeno dell'appagamento della loro sete di vita, all'esterno di sé, nelle cose materiali e immateriali che li circondano.
    È questo un sistema di valori che, non certamente per un pregiudizio moralistico, può essere definito portatore di un qualche rischio di disagio per la vita del giovane per due precise ragioni.
    La prima è quella dell'eccessiva valorizzazione dell'eccitazione, del piacere e dell'avventura. Come è noto, questo tipo di atteggiamento comporta inevitabilmente una continua ricerca di nuove forme, luoghi, attività e persone attraverso cui soddisfare il proprio desiderio. Questa ricerca può condurre a esperienze limite e ad accettare proposte e occasioni di consumo di sostanze stupefacenti o psicotrope, di azioni rischiose per la propria e l'altrui vita, di azioni trasgressive o devianti.
    Non è un caso che la saturazione in questo fattore sia più alta tra i giovani del disagio che in quelli cosiddetti normali.

    1994-09-23

    Il terzo fattore può essere definito come quello dell'armonia interiore e dell'alterità solidale, in quanto evidenzia la relazione positiva tra i valori dell'uguaglianza, della giustizia sociale, dell'armonia interiore, del rispetto di sé, della libertà di pensiero e di azione, dell'apertura mentale e della tolleranza. e la relazione negativa di tutti questi valori con quelli dell'autorità, del potere sociale e della ricchezza materiale.
    È questo il fattore che conferma l'ipotesi della presenza nel sistema di valori del mondo giovanile dell'alterità in grado di avviare una riduzione gerarchica della complessità sociale.
    Questo fattore indica, quindi, un insieme di valori che produce nella sua accezione eticamente positiva solidarietà sociale, cooperazione e condivisione esistenziale e in quella negativa competitività, aggressività e, forse, violenza.
    Infatti questo fattore indica anche, nella sua polarità opposta, che i giovani che danno un elevato valore all'autorità, come diritto di condurre e comandare gli altri, al potere sociale, come controllo sugli altri, e alla ricchezza materiale, tendono a non dare valore, o addirittura a svalutare l'uguaglianza, come uguali opportunità per tutti gli esseri umani, la giustizia sociale, come tutela dei più deboli, l'armonia interiore, come essere in pace con se stessi, il rispetto di sé e della propria dignità, la libertà di pensiero e di azione, l'apertura mentale e la tolleranza.
    Si tratta, in questo caso, di un sistema di valori che postula una modalità di rapporto con gli altri di tipo sado-masochistico, essendo centrato sul dominio, in cui il giovane che lo esprime non è interessato alla realizzazione matura di sé ma solo alla propria affermazione sociale. I modelli di questo sistema di valori possono essere due di differente origine. Il primo è quello legato a quei fenomeni di aggregazione giovanile tipo naziskin o dei gruppi dei tifosi ultras, oltre che delle bande giovanili. Il secondo modello è quello diffuso da certe figure di protagonisti di alcuni serial americani tipo Dallas, Dinasty, ecc., che si fondano sui modelli e sui miti dello yuppismo.
    Da notare che questo modello è anche riscontrabile nel mondo della criminalità, specialmente in quello della criminalità organizzata.
    Il quarto fattore è facilmente definibile come quello della forte appartenenza familiare e sociale del giovane fondata sulla stabilità dell'ordine e della sicurezza della società nazionale. Si tratta di un fattore che evidenzia un sistema di valori che nel suo polo positivo spinge il giovane nella direzione dell'integrazione nel sistema sociale e in quello negativo verso una sorta di anarco-individualismo.
    Nel versante positivo segnala, in un momento di crisi, di profonde trasformazioni del tessuto sociale organizzato istituzionale, l'esigenza di stabilità dell'appartenenza sociale. Questo sistema di valori riguarda, probabilmente, quella parte di giovani che esprimono istanze socio-politiche di tipo conservatore e che realizzano la propria sicurezza sociale solo attraverso legami sociali di appartenenza alla famiglia, a gruppi, a associazioni e a istituzioni molto forti. Si potrebbe dire che questo è un sistema di valori tipico dei processi di ipersocializzazione che molti educatori hanno messo in atto nel tentativo di semplificazione della complessità e di superamento della crisi della modernità. Questo fattore indica anche un tipo di identità personale e di sicurezza di sé legati al riconoscimento sociale, ovvero alla soddisfazione del bisogno psicologico di approvazione sociale.
    Nella sua polarità negativa il fattore indica l'esistenza di una relazione tra i bassi punteggi dati all'ordine sociale, come stabilità della società, e alla sicurezza nazionale, con quelli ugualmente bassi dati al ricevere rispetto e considerazione dagli altri, al senso di appartenenza alla famiglia, ai gruppi, alle associazioni e alla sicurezza della propria famiglia. Questa polarità negativa sembra identificare un tipo di giovane molto individualista, poco sensibile ai legami di appartenenza sociale, sia di tipo istituzionale che di tipo informale, che non ricerca la sua sicurezza e protezione né nel nucleo familiare, né nei gruppi primari e secondari né nel sistema sociale. Questo lascia intravedere una dimensione della socialità definibile come anarchico-individualista o con una espressione più moderna e meno impegnativa del lupo solitario, tipica di molti eroi che popolano l'immaginario collettivo abitato dagli attuali giovani. Se la polarità positiva indica l'esistenza di una ipersocializzazione, quella negativa indica invece l'iposocializzazione che ha caratterizzato, sempre come risposta alla crisi della modernità e della complessità, l'azione di molti educatori nel recente passato.
    Il quinto fattore è facilmente definibile come quello dell'ecologismo pacifista ed estetico, in quanto ha una elevata saturazione positiva nei valori protezione dell'ambiente e unità con la natura, a cui seguono quelle, un po' inferiori ma ancora assai significative, del gusto estetico per la natura e le arti, e di un mondo di pace. Questo fattore è estremamente interessante perché indica nei giovani che manifestano l'amore per l'ambiente l'appartenenza a una struttura di valori che è centrata sull'armonia dell'uomo con gli altri uomini, oltre che con la natura e su quell'armonia spirituale che si fonda nella dimensione estetica.
    Nella sua polarità negativa questo fattore indica un sistema di valori disadattante e conflittuale, decisamente patologico.
    Il sesto fattore potrebbe essere definito come quello della capacità di intrapresa sociale del giovane, in quanto indica un sistema in cui i valori della competenza e dell'intelligenza razionale si accompagnano all'ambizione, alla voglia di successo e alla progettualità, intesa come capacità di individuare e raggiungere le proprie mete. Il tutto naturalmente supportato dal valore della buona salute. È questo un sistema di valori che è alla base delle forme di imprenditorialità sociale ed economica giovanile, che indica la presenza nel mondo giovanile di una forte voglia di protagonismo e di una energia vitale, socialmente spendibile, poco utilizzata però dal mondo adulto nell'attuale temperie storica che tende a mantenere i giovani in una sorta di limbo, di frammento sociale neutrale ritardando sempre di più il loro accesso ad un ruolo sociale attivo.
    La polarità opposta, negativa, del fattore indica una sorta di passività abulica, essendo costituita da bassi punteggi nei valori della capacità e della competenza, dell'intelligenza logica, dell'ambizione personale, del successo e della capacità di scegliere e raggiungere gli obiettivi, oltre che della buona salute. Si tratta, molto probabilmente, di un sistema di valori che è portatore di un rischio di disagio psicologico per il giovane che lo esprime.
    Il settimo e ultimo fattore indica un fattore estremamente ricco di valori, che hanno normalmente nel codice etico della cultura sociale una valutazione molto positiva. Infatti in questo fattore, i cui valori centrali più significativi sono costituiti dall'onestà e dalla sincerità, dall'onorare i genitori e gli anziani e dall'amicizia vera, si delinea una configurazione di principi esistenziali in cui la famiglia e la valorizzazione dell'affettività che si sviluppa al suo interno, una concezione matura dell'amore, le relazioni interpersonali leali, responsabili, formalmente corrette e solidali, insieme alla disponibilità al perdono, disegnano una socialità matura in grado di sostenere il buon adattamento al mondo vitale del giovane. Per queste sue caratteristiche il fattore può essere definito come responsabilità e adattamento armonico al mondo vitale quotidiano.
    La scelta di legare questo fattore al mondo vitale nasce dalla considerazione che esso tocca relazioni personali dirette, faccia a faccia, fortemente significative a livello esistenziale.
    La polarità negativa di questo fattore è talmente deviante da apparire patologica e, quindi, non realmente riscontrabile nella realtà giovanile se non in qualche caso marginale. Si tratterebbe infatti di un sistema di valori basato sulla scortesia e la maleducazione, sulla mancanza di attenzione e di rispetto verso i genitori e gli anziani, sulla disonestà, sulla slealtà, sul rifiuto della propria posizione nella vita, sull'irresponsabilità, sull'assenza di solidarietà e sullo spirito di vendetta. Questo quadro così distruttivo indica che la polarità negativa di questo fattore non è costituita per molti giovani dal contrario dei valori positivi ma sulla loro assenza. Si può applicare qui lo stesso principio che è alla base della concezione teologica del male come assenza del bene.

    LE DIFFERENZE DELLA STRUTTURA FATTORIALE DEI VALORI
    TRA I GIOVANI «NORMALI» E QUELLI DEL «DISAGIO CONCLAMATO»

    Compiendo l'analisi della varianza fra le distribuzioni dei sette fattori del gruppo dei giovani normali con quello dei giovani del disagio, si è trovata una differenza probabilisticamente significativa tra i due gruppi solo in due fattori: quello n. 2 (vita come ricerca del piacere, dell'avventura, dell'eccitazione e della novità) e quello n. 3 (armonia interiore e alterità solidale).
    Tra i giovani del disagio vi è una presenza maggiore del fattore n. 2, ovvero del sistema di valori della vita come ricerca di piacere, dell'avventura, dell'eccitazione e della novità. Questa differenza tra i due gruppi è significativa ad un livello di probabilità del 99%.
    Al contrario il fattore n. 3 relativo al sistema di valori dell'armonia interiore e dell'alterità solidale è presente maggiormente tra i giovani normali rispetto a quelli del disagio. La differenza tra i due gruppi è significativa ad un livello di probabilità del 99,9%.
    La differenza relativa alla presenza dei fattori tra i giovani del disagio e quelli normali, conferma quanto già emerso dal confronto delle distribuzioni semplici dei valori nei due gruppi e ne consente una migliore definizione. Pur riconoscendo che i due fattori sono presenti per entrambi i gruppi, la differenza relativa di questa presenza è preziosa per individuare i fattori del rischio disagio e quelli preventivi dello stesso.
    Anche se l'avere un sistema di valori legato alla ricerca del piacere, dell'avventura e dell'eccitazione è per alcuni versi una caratteristica diffusa in una buona parte del mondo giovanile, tuttavia il suo eccesso di presenza lo può far configurare come fattore di rischio, specialmente se essa non è limitata, circoscritta, dal sistema di valori dell'armonia interiore e dell'alterità solidale, o lo è in modo insufficiente.
    Si può pensare che quando l'espressione del desiderio del giovane non incontra come suo limite, da un lato, l'Altro da me con i suoi bisogni, il suo stesso desiderio e la sua libertà e, dall'altro lato, la ricerca di una profonda armonia interiore, dei valori della propria dignità di persona umana, della libertà della coscienza critica, esso può innescare dei percorsi di disagio e di distruttività personale.
    È d'altronde una delle recenti acquisizioni del dibattito sulla prevenzione che i più efficaci interventi preventivi sono quelli di tipo educativo finalizzati alla liberalizzazione delle potenzialità umane personali del giovane, all'interno della riscoperta del legame solidale che lo unisce al Noi attraverso i Tu che incontra nella sua vita quotidiana.
    L'ideologia edonistico-consumistica se non si incontra nella vita del giovane con i valori dell'autorealizzazione nell'alterità solidale, rischia di divenire un innesco di percorsi di disagio e fondare lo spreco delle potenzialità umane di molti giovani.

    LE DIFFERENZE DEI VALORI SECONDO LE VARIABILI SOCIO-ANAGRAFICHE

    I sette fattori individuati sono stati incrociati con le variabili sociali ed anagrafiche dell'età, della scolarità, della zona geografica di residenza e del livello socioculturale familiare. Gli incroci sono stati fatti separatamente per il gruppo dei giovani normali e per quello dei giovani del disagio.
    Per controllare se le differenze eventuali della distribuzione dei fattori secondo le variabili considerate sono significative si è utilizzata l'analisi della varianza.

    Età

    Le classi di età considerate nella ricerca sono quattro (15, 17, 19, 21 anni), corrispondenti a passaggi significativi nella condizione sociale ed esistenziale del giovane. Infatti intorno ai 15 anni si ha l'inizio del ciclo della scuola superiore oppure per alcuni l'uscita dal ciclo scolastico, mentre i 17 anni corrispondono all'inizio del ciclo del triennio o l'inizio dell'esperienza lavorativa, i 19 anni al termine della scuola media superiore e/o l'inizio del servizio militare e i 21 anni rappresentano l'inizio della fase adulta della gioventù.
    I risultati degli incroci e la significatività delle differenze si possono riassumere come segue.
    Il primo fattore, quello della religiosità, tra sacro, tradizione e carità, non è influenzato nella sua distribuzione dalla variabile età nel gruppo dei giovani normali, mentre lo è in quello dei giovani del disagio. Infatti tra questi ultimi questo fattore raggiunge i valori più alti intorno all'età dei 21 anni e il più basso intorno ai 15.
    Tuttavia le relazioni del fattore con l'età non è lineare, in quanto si ha una crescita della presenza di questo fattore intorno ai 17 anni e un abbassamento intorno ai 19 anni.
    La differenza tra i 15 e i 21 anni può essere interpretabile o come differenza generazionale (i più giovani sono più secolarizzati dei più anziani), o come effetto per i ventunenni del cammino di uscita dal disagio che può aver fatto scoprire ad alcuni di loro la fede religiosa. Tuttavia l'assenza di linearità della relazione, il fatto che i diciannovenni differiscono in modo significativo dai ventunenni, rendono di certo molto precarie le ipotesi interpretative formulate.
    Il secondo fattore, definito della vita come ricerca del piacere, dell'avventura, dell'eccitazione e della novità, ha una relazione più chiara con l'età, sia tra i giovani normali che tra quelli del disagio. Tra i giovani del campione normale il fattore ha il suo massimo intorno all'età dei 17 anni e il suo minimo in quella dei 21 anni. L'andamento della relazione dell'età con il fattore pur essendo curvilineo è facilmente interpretabile, in quanto all'età di 15 anni si ha già un valore alto della presenza del fattore che cresce sino al suo valore massimo all'età di 17 anni, scende al di sotto del valore dai 15 anni ai 19 anni e scende ancora ulteriormente ai 21 anni. Si può dire che questo valore raggiunge il suo massimo nel cuore dell'adolescenza e diminuisce man mano che ci si allontana da esso. Questo fa dire che si tratta di un valore fortemente correlato con l'età adolescenziale e destinato ad attenuarsi in un percorso evolutivo normale con la maturità.
    Questa interpretazione è confermata dalla diversa relazione che questo fattore ha con l'età nei giovani del disagio, in cui come già si è visto questo è presente con valori più alti. Anche in questo gruppo si ha un andamento curvilineo con però il valore modale (massimo) non ai 17 ma ai 19 anni e quello minimo ai 15 anni. Questo significa che la presenza di questo sistema di valori cresce costantemente sino ai 19 anni e solo dopo comincia a scendere, anche se di poco, in quanto intorno ai 21 anni esso è ancora superiore a quella riscontrata ai 15 e ai 17 anni. Se si prende come normale l'andamento dell'altro gruppo, quello del campione generale dei giovani italiani, si vede che l'andamento lungo le età evolutive di questo valore tra i giovani del disagio è deviante, nel senso che perdura con valori alti oltre il cuore dell'adolescenza, e che la maturità anagrafica non ne determina una significativa diminuzione.
    Questo andamento conferma che il sistema di valori individuato dal secondo fattore è fortemente correlato con l'esperienza del disagio e ne è una dimensione particolare.
    Il terzo fattore, quello dell'armonia interiore e dell'alterità solidale, ha una relazione molto forte e lineare con l'età. Infatti esso ha il suo valore più basso intorno ai 15 anni e il più alto intorno ai 21 anni, con una crescita progressiva e lineare nell'intervallo tra queste due età. Lo stesso andamento è presente sia nel gruppo dei giovani normali che in quello dei giovani del disagio, anche se occorre rilevare che in questo ultimo gruppo l'andamento è un po' meno regolare in quanto registra una sorta di salto, in crescita, tra i 19 ed i 21 anni.
    È questo un fattore, e non potrebbe essere altrimenti, legato al processo di maturazione personale del giovane. È questo il motivo per cui, insieme al secondo fattore, la sua presenza fa registrare una significativa differenza tra il gruppo dei giovani del disagio e gli altri.
    I giovani del disagio intervistati partono da un livello più basso di acquisizione di questo particolare sistema di valori, lo maturano più lentamente salvo vivere una accelerazione di questa stessa maturazione tra i 19 e i 21 anni. Questa accelerazione non è facilmente interpretabile e si possono fare, quindi, diverse ipotesi.
    Una di queste potrebbe essere che questo salto è dovuto al percorso di risocializzazione che questi giovani stanno compiendo, mentre un'altra potrebbe essere quella di una più lenta e tardiva maturazione personale di questi stessi giovani.
    Il quarto fattore, definito come quello della forte appartenenza familiare e sociale del giovane fondata sulla stabilità dell'ordine e della sicurezza della società nazionale, non ha significative differenze dovute all'età sia nel gruppo dei normali che in quello dei disagiati. Questo significa che si tratta di un fattore indipendente dal processo evolutivo personale dei giovani e che è legato perciò a fattori culturali e/o ideologici.
    Il quinto fattore, quello dell'ecologismo pacifista ed estetico, appare in relazione con l'età anche se in modo non lineare e differente nei due gruppi di giovani.
    Nel gruppo dei giovani normali raggiunge il suo massimo intorno ai 15 e ai 21 anni, scende significativamente nel passaggio dai 15 ai 17 anni, risale un po' verso i 19 anni e raggiunge nuovamente il massimo verso i 21 anni. Questo andamento non è facilmente spiegabile se non ipotizzando l'intervento congiunto di due tipi di influenze nella genesi di questo sistema di valori: la prima di tipo generazionale, la seconda di tipo evolutivo personale.
    L'influenza generazionale potrebbe essere dovuta alla maggiore diffusione tra i più giovani dell'ideale ecologista e pacifista, mentre quella evolutiva personale potrebbe essere legata alla crescita di questo valore con lo sviluppo della maturità personale.
    Nel gruppo dei giovani del disagio l'andamento appare, invece, più lineare e interpretabile. Infatti la massima presenza di questo fattore la si ha intorno ai 21 anni e quella minima intorno ai 15 anni, con le altre due età in posizione intermedia.
    Questo vuol dire che tra questi giovani l'acquisizione di questo sistema di valori è legato alle dinamiche della crescita personale. Il fatto che i quindicenni di questo gruppo esprimano valori inferiori di questo fattore indica, forse, che essi sono polarizzati su altri valori più prossimi al disagio e che iniziano, quindi, la loro carriera adolescenziale da posizioni di svantaggio relativo.
    Il sesto fattore, definito come la capacità di intrapresa sociale del giovane, non ha una particolare relazione con l'età tra il campione dei giovani cosiddetti normali, mentre essa è presente nel campione dei giovani del disagio. Tra i giovani normali l'unica età che si differenzia significativamente dalle altre è quella dei 19 anni, nel senso che è in questa età che si ha la presenza relativamente più bassa di questo fattore.
    Tra i giovani del disagio, invece, si ha una relazione del fattore con l'età abbastanza regolare anche se non completamente lineare. Infatti si ha il valore minimo di questo fattore intorno ai 15 anni, una sua crescita lineare sino ai 19 anni, in cui raggiunge il valore massimo, e poi una lieve flessione verso i 21 anni.
    È interessante notare come per i giovani del disagio l'età della più forte espressione di questo sistema di valori sia quella dei 19 anni, mentre per i giovani normali questa sia l'età della sua minore espressione. Questo può essere dovuto al fatto che tale fattore esprime un insieme di valori che sono tipici di un'attiva e alta integrazione sociale e, quindi, è comprensibile che per i giovani del disagio questi valori siano scoperti ed acquisiti relativamente tardi nel cammino evolutivo.
    Così come l'entusiasmo per questi valori nei primi anni dell'adolescenza dei giovani normali è ovvio che subisca, in seguito al realismo prodotto dall'impatto con la vita sociale, un significativo ridimensionamento. È interessante che questo avvenga nell'età di uscita dalla scuola media superiore, dove forse le limitate prospettive di un inserimento lavorativo e sociale del giovane, adeguato al suo livello scolare, determinano una caduta dell'attrattività di questo sistema di valori.
    Il settimo fattore, quello della responsabilità e adattamento armonico al mondo vitale quotidiano, ha una relazione con l'età non lineare e irregolare anche se significativa, in quanto la sua presenza appare massima sia per i giovani normali che per quelli del disagio intorno ai 21 anni, mentre negli anni precedenti questo fattore non origina differenze significative tra le diverse età. Questo significa che il fattore individua un sistema di valori tipico dell'età nella quale avviene la massimizzazione della sua acquisizione.

    Zona geografica

    I risultati degli incroci dei fattori con le quattro aree geografiche: Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole, dal punto di vista della significatività delle differenze si possono così riassumere.
    Il primo fattore ha la sua presenza più alta nel Sud e nelle Isole e quella più bassa nel Centro. Nord Ovest e Nord Est si collocano in posizione intermedia.
    Il fatto che questo insieme di valori, tipici, tutto sommato, di una religiosità tradizionale e poco secolarizzata, sia maggiormente presente tra i giovani del Sud e delle Isole, è facilmente spiegabile con le caratteristiche della società meridionale. La spiegazione del perché nel Centro questi stessi valori raggiungano i punteggi più bassi è meno evidente e, quindi, meno facilmente spiegabile.
    Questo può essere dovuto al ritardo dei processi di trasformazione culturale in atto al Centro rispetto a quelli del Nord, dove si assiste ad una ripresa del fenomeno religioso e dove emergono alcune spinte verso una risacralizzazione della vita e del mondo. Il Centro sarebbe ancora, invece, all'interno di un processo di secolarizzazione e di dereligiosizzazione.
    Di fatto, questo fattore disegna tre Italie, significativamente differenti rispetto al sistema di valore religioso.
    Tra i giovani del disagio questa tripartizione non si ripropone, e c'è un'unica zona geografica che si differenzia in modo significativo dalle altre, dove i giovani esprimono il più alto livello del sistema dei valori della religiosità: il Sud e le Isole.
    Da notare poi che tra i giovani del disagio, quelli che danno minor rilevanza alla religiosità sono quelli del Nord-Ovest, seguiti da quelli del Nord-Est e con il Centro in posizione intermedia. Questa modificazione di graduatoria, che differenzia i giovani del disagio dagli altri, è provocata dal fatto che al Centro questi hanno espresso i valori religiosi ad un livello superiore a quello dei normali. Mentre in tutte le altre aree geografiche i giovani del disagio hanno punteggi più bassi degli altri in questo fattore, al Centro la situazione si ribalta.
    Una ipotesi per la spiegazione di questo dato può essere quella che i giovani che stanno compiendo un percorso di uscita dal disagio in questa area geografica siano all'interno di programmi fondati fortemente sulla motivazione religiosa.
    Questa diversità tra il gruppo dei normali e quelli del disagio nella distribuzione geografica del fattore religiosità indica che al Nord la condizione di disagio si correla ad una minore importanza dei valori tipici della religiosità. Anche se questa correlazione non indica necessariamente l'esistenza di un rapporto causale o se la minore religiosità sia causa o effetto del disagio, essa è tuttavia una indicazione di una delle componenti di quell'insieme magmatico e complesso che sono i fattori del rischio disagio.
    Il secondo fattore raccoglie i punteggi più alti nel Sud e Isole sia tra i giovani normali che tra quelli del disagio. Mentre tra i giovani normali è il Centro l'area in cui si registrano i punteggi più bassi, tra i giovani del disagio il Centro è molto vicino nei punteggi al Sud ed è significativamente superiore a quelli riscontrati al Nord. Confrontando i dati dei normali e di quelli a disagio area per area, si nota che le differenze più rilevanti tra i due gruppi si hanno al Centro e al Sud, mentre al Nord queste stesse differenze non sono significative.
    Questo dato sembra indicare che la differenza riscontrata nell'intero campione tra i giovani del disagio e gli altri è generata interamente dai giovani del Sud-Isole e del Centro, mentre per i giovani del Nord questa differenza non esiste. Ciò significa che i giovani settentrionali non hanno tra i fattori di rischio un sistema di valori legato ad un modello consumistico-edonistico della vita, in quanto esso è uniformemente presente tra tutti.
    Forse il tenore di vita più elevato, le maggiori occasioni di consumo, di svago e di novità che offre la vita del Nord ha creato una certa assuefazione o una diminuzione dell'importanza di questo modello di vita, mentre la deprivazione relativa dei giovani del Mezzogiorno può avere enfatizzato questo particolare sistema di valori.
    Il terzo fattore tra i giovani normali è maggiormente attivo nel Nord-Ovest e nel Sud-Isole e di meno nel Nord-Est e nel Centro. Tra i giovani del disagio si ha, invece, una situazione molto differente, in quanto ogni area geografica differisce significativamente dalle altre, con il Sud che registra i valori più alti di questo fattore a cui segue il Centro, poi il Nord-Est e all'ultimo posto il Nord-Ovest.
    Se per il fattore precedente si è rilevato che la differenza tra i due gruppi di giovani era interamente dovuta al Sud e al Centro, per questo fattore capita esattamente il contrario, in quanto le differenze al Sud e al Centro sono poco significative, mentre lo sono molto al Nord.
    Questo fattore consente di formulare l'ipotesi interpretativa che i fattori di rischio per i giovani del Nord e per quelli del Sud siano significativamente differenti.
    Infatti nel Nord appare rilevante il fatto che i giovani del disagio esprimono in misura minore l'adesione al fattore dell'armonia interiore e dell'alterità, mentre nel Sud e al Centro è altrettanto rilevante da parte dei giovani del disagio la maggiore adesione al fattore della vita come ricerca del piacere, dell'avventura, dell'eccitazione e della novità. Al Nord è la carenza di un sistema di valori a segnare la differenza tra i giovani del disagio e gli altri; al Sud-Isole e Centro è, invece, la maggiore presenza di un particolare sistema di valori a segnare la stessa differenza.
    Questo dato produce il sospetto che gli stili, le condizioni di vita del Nord e, quindi, le culture sociali che i giovani abitano siano differenti da quelli del Sud-Isole e del Centro, nonostante l'omogeneizzazione culturale prodotta dalla comunicazione e dai consumi di massa.
    Il fatto poi che i giovani a disagio del Nord abbiano valori più bassi indica che per questi giovani il disagio coincide con una crisi della realizzazione personale dell'essere accompagnata dalla tendenza ad un maggiore egoismo.
    Il quarto fattore è presente in modo significativamente maggiore nelle aree del Sud e Isole, sia tra i giovani normali che tra quelli del disagio. Tra questi ultimi però vi è anche un significativo aumento del valore di questo fattore nel Centro che gli fa uguagliare quello del Sud.
    Il dato interessante è che mentre nelle altre aree geografiche i giovani del disagio esprimono punteggi più bassi in questo fattore di quelli degli altri giovani, nel Centro capita esattamente il contrario, in quanto i valori più alti di questo fattore si hanno tra i giovani del disagio.
    È questa indubbiamente una anomalia non facilmente interpretabile, al contrario della differenza tra il Sud e il Nord rispetto a questo settore, che può essere dovuta alla presenza al Sud di una società più tradizionale nei suoi valori e alla maggior presenza di ideologie politiche di tipo moderato e conservatore.
    Anche il quinto fattore è maggiormente presente tra i giovani, sia normali che del disagio, del Sud-Isole, che si distaccano significativamente da quelli delle altre aree geografiche. Mentre i giovani del disagio del Nord esprimono punteggi lievemente inferiori di quelli dei giovani normali in questo fattore, quelli del Centro e del Sud-Isole esprimono punteggi superiori.
    Questo fatto può essere interpretato, molto probabilmente, come uno degli effetti del particolare percorso di risocializzazione che questi giovani stanno affrontando.
    Il fatto più generale che questo fattore sia maggiormente presente al Sud rispetto alle altre zone del Paese costituisce, di fatto, una rottura di molti stereotipi dei giovani del Mezzogiorno e indica, quasi certamente, che è in atto una trasformazione culturale nello spazio-tempo che abitano e che potrà avere degli interessanti riflessi sul futuro del Mezzogiorno.
    Il fatto che il sesto fattore, definito come la capacità di intrapresa sociale del giovane, confermi la tendenza del Sud ad esprimere punteggi più alti nelle scale di valore che formano gli stessi fattori, fa sorgere il dubbio che la differenza con le altre aree geografiche sia attribuibile, oltre che a fattori culturali, anche ad una tendenza a sovrastimare l'importanza degli stessi valori. Infatti questi valori, legati alla capacità di intrapresa, se da un lato offrono una speranza per l'avvio di una trasformazione delle culture locali che realizzi l'emancipazione socioeconomica del Mezzogiorno, dall'altro lato appare un po' problematico che siano presenti in misura significativamente maggiore tra i giovani del Sud rispetto a quelli del Nord. Questo implica la necessità di una certa prudenza nell'interpretazione dei risultati.
    È interessante poi notare che i giovani normali del Centro sono quelli che esprimono in misura minore questo sistema di valori o fattore.
    Salvo che per il Nord-Ovest i giovani del disagio esprimono questo valore con punteggi medi lievemente superiori di quelli dei giovani normali. Questo dato rende probabile l'interpretazione che questo sistema di valori faccia parte dell'obiettivo e della speranza di emancipazione da una condizione o di disagio o di svantaggio sociale. Questa spiegazione renderebbe conto anche del fatto che il Sud-Isole è al primo posto nell'espressione di questo fattore.
    Il settimo fattore, quello della responsabilità e adattamento armonico al mondo vitale quotidiano, vede ancora, sia tra i giovani normali che tra quelli del disagio, il Sud-Isole al primo posto. Questo, oltre che ai probabili motivi di sovrastima, indica chiaramente una maggiore presenza in questa area geografica, meno segnata dai processi di industrializzazione e di inurbazione, dei valori tipici del mondo vitale.
    Stranamente tra i giovani normali il Centro si colloca all'ultimo posto della graduatoria, mentre tra quelli del disagio si colloca al secondo posto, subito a ridosso del Sud. Come già per il quarto fattore l'interpretazione di questa anomalia non è facile.

    Scolarità

    Le differenze più significative nella relazione tra la scolarità e i fattori si riscontrano nel campione dei giovani normali, in quanto il basso numero di giovani del disagio con un titolo di studio superiore (diploma, università) rende le differenze poco significative dal punto di vista statistico.
    Il primo fattore non appare influenzato in alcun modo dalla scolarità né tra i giovani normali né tra quelli del disagio. È interessante che la scolarizzazione non abbia alcuna relazione significativa con la religiosità, in quanto indica l'estraneità della dimensione religiosa della vita alla dimensione culturale e conoscitiva.
    Il secondo fattore è al contrario influenzato dal livello scolare in quanto raggiunge i suoi livelli più bassi di espressione tra i giovani diplomati, universitari o laureati e i suoi livelli più alti tra i giovani con la sola scolarità dell'obbligo e inferiore. Questo andamento è comune sia tra i giovani normali che tra quelli del disagio, anche se tra questi ultimi non raggiunge la significatività statistica.
    Essendo questo fattore correlato al disagio il fatto che la scolarità lo influenzi indica chiaramente sia la funzione preventiva dell'educazione scolastica, sia la necessità di un ciclo di formazione scolastico lungo, ovvero la prevenzione della dispersione scolastica.
    Il terzo fattore è anch'esso significativamente influenzato dalla scolarità secondo una relazione lineare. Infatti i valori più bassi di questo fattore li si hanno con la scolarità dell'obbligo e inferiore a quelli più alti con la scolarità superiore, con la scolarità medio-inferiore in posizione mediana. Questo andamento lineare lo si ha sia tra i giovani normali che tra quelli del disagio.
    Anche in questo caso l'educazione e la lunghezza del ciclo scolastico sembrano poter essere assunti come elementi efficaci di prevenzione, essendo questo fattore correlato negativamente con la presenza del disagio tra i giovani.
    È chiaro che la relazione di questo fattore con la scolarità non significa che è l'istruzione la variabile che ne influenza la crescita, ma l'insieme di istruzione e di educazione che molte strutture scolastiche, nonostante gli ostacoli e le difficoltà, continuano a produrre.
    Il quarto fattore non appare in relazione con la scolarità. È interessante notare come questo fattore, che ha indubbiamente una base ideologica, sia una sorta di a priori rispetto alla formazione scolastica.
    Il quinto fattore è anch'esso non influenzato dalla scolarità. Questo dato è molto interessante perché indica che i valori legati all'ambiente ed alla pace non sono in alcun modo prodotti o potenziati dall'educazione scolastica. Questo se da un lato indica che questo insieme di valori è acquisito in altri processi educativi e di socializzazione dall'altro lato segnala forse un limite dell'attuale cultura scolastica che, molto probabilmente, colloca questi valori in modo marginale se non inesistente, nel suo sistema di valori.
    Il sesto fattore non è molto influenzato dalla scolarità se non parzialmente al suo livello più alto. Infatti l'unica differenza statisticamente significativa è costituita dal fatto che questo fattore raggiunge i suoi valori più bassi tra i giovani con scolarità più elevata. E questo appare un po' strano visto che la formazione scolastica dovrebbe offrire più motivazioni e strumenti all'imprenditorialità sociale del giovane, che colpisce di più livelli scolari più alti, ha un effetto depressivo su questo sistema di valori.
    Il settimo fattore è solo debolmente influenzato dalla scolarità e questa influenza si concentra ai livelli scolari alti. Infatti quelli con la scolarità superiore raggiungono il livello più alto di espressione di questo sistema di valori.

    Il livello socio-culturale familiare

    Anche il livello socioculturale familiare (che abbiamo ripartito in tre classi: basso, medio, alto) non sembra giocare un ruolo molto rilevante nella relazione con i fattori, tanto per i giovani normali quanto per quelli del disagio.
    Il primo fattore, quello della dimensione religiosa, non è influenzato per i giovani normali dal livello socioculturale familiare.
    C'è invece una modesta influenza per i giovani del disagio. nel senso che i punteggi più alti di questo sistema di valori sono espressi da quelli che appartengono a famiglie di livello socioculturale medio.
    Il secondo fattore, attinente alla dimensione della ricerca del piacere e dell'eccitazione, ha invece una relazione lineare con lo status socioculturale in quanto, nel campione dei giovani normali, i punteggi dei valori caratteristici di questo fattore crescono con l'aumentare del livello dello status. Questo fatto è oltremodo interessante perché sembra confermare l'intuizione del senso comune che questi valori siano indotti da alti livelli di benessere e dalla conseguente piena condivisione dei modelli di vita consumistici.
    Questo indica anche, però, che il rischio maggiore viene corso dai giovani di status socioculturale basso, in quanto quando questi manifestano un livello di valori di questo fattore superiore alla media, essi non possono contare su strumenti materiali e culturali adeguati per gestire gli orientamenti esistenziali che questi stessi valori provocano.
    La conclusione. quindi, è che il livello di rischio legato alla presenza di questo fattore è relativo e varia a seconda dello stato sociale a cui appartiene il giovane.
    Il terzo fattore, che rappresenta la dimensione dell'armonia interiore e dell'alterità, trova il suo livello massimo di espressione nei giovani appartenenti a famiglie di livello socioculturale medio, mentre quello più basso è appannaggio dei giovani delle famiglie di più basso livello. Questo indica che i valori costitutivi di questo fattore sono maggiormente presenti negli strati sociali medi. piuttosto che in quelli estremi nell'una e nell'altra direzione. Sembrerebbe quasi che tanto l'eccesso di opportunità materiali e culturali, quanto la bassa disponibilità di queste risorse, deprima i valori dell'autorealizzazione dell'essere, anche se, relativamente, questa depressione è maggiore tra i giovani più deprivati .
    Il quarto fattore, quello dell'ordine e della sicurezza familiare e nazionale, è maggiormente presente nei giovani degli strati socioculturali medi e bassi. E questo appare pienamente plausibile, perché indica che chi ha una minor disponibilità di risorse materiali e culturali ha bisogno per la propria sicurezza di legami e di contesti familiari e sociali più sicuri e stabili.
    Il quinto fattore, quello dell'ecologia e della pace, non risente in alcun modo del livello socioculturale, e indica che questo sistema di valori ha una diffusione indipendente dalla stratificazione sociale. E un valore, come si diceva una volta, interclassista.
    Anche il sesto fattore. connotato come ambizione e capacità di intrapresa sociale, non risente, almeno nel campione dei giovani normali, del livello socioculturale. Solo tra i giovani del disagio si manifesta una qualche influenza di questa variabile, nel senso che quelli appartenenti alle famiglie di più basso livello manifestano i più bassi punteggi nei valori tipici di questo fattore. Per questi giovani lo scacco, provocato dall'accesso alla condizione di disagio, ha depresso ulteriormente la loro spinta all'affermazione sociale. Questo indica anche che nella risocializzazione dei giovani vittime del disagio giocano un ruolo non indifferente le condizioni familiari e le risorse socioculturali che queste possono mettere in campo.
    Il settimo fattore, indicato come quello della responsabilità e dell'adattamento sociale, ha una relazione lineare con lo status socioculturale, in quanto i punteggi dei valori che lo caratterizzano diminuiscono man mano che cresce il livello dello status. La buona socialità appare relativamente più importante per chi ha meno risorse, materiali e culturali, rispetto a che ne ha di più. Questo conferma quanto già affermato a proposito del quarto fattore. Questo sembra valere sia per i giovani normali che per quelli del disagio.

    LA RELAZIONE TRA I FATTORI E LA PROSSIMITÀ
    AI COMPORTAMENTI E ALLE AZIONI TRASGRESSIVE O DEVIANTI

    Oltre che con le variabili socio-anagrafiche i fattori sono stati incrociati con le risposte a due domande del questionario che indicavano l'una la conoscenza di persone che compiono o hanno compiuto azioni devianti o distruttive, l'altra l'avere compiuto personalmente una o più di queste stesse azioni.
    Occorre dire che quasi tutti i fattori sono correlati significativamente alle risposte, specialmente nel campione dei giovani definiti come normali.

    La conoscenza di persone protagoniste di comportamenti e azioni devianti

    I comportamenti e le azioni prese in considerazione sono state: furti, scippi e rapine; uso di droghe leggere; uso di droghe pesanti; prostituirsi; vandalismi e danneggiamenti in generale; alcoolismo; spaccio di stupefacenti; atti di camorra o di mafia; suicidi o tentativi di suicidio; guida in stato di ubriachezza.
    Vi è una globale differenza significativa, con una probabilità del 99,9%, dei punteggi medi dei valori che formano i singoli fattori tra i giovani che non conoscono persone protagoniste di azioni devianti e quelli che, invece, le conoscono. Questo significa che la prossimità con la devianza è correlata con il sistema di valori del giovane. Ora il modello di ricerca adottato non consente di sapere quale sia il nesso causale tra i valori e la prossimità alla devianza, ovvero di sapere se sia il particolare sistema di valori del giovane a farlo avvicinare alle persone devianti oppure se sia la prossimità alle persone devianti a modificare il suo sistema di valori. Probabilmente entrambe le spiegazioni sono valide e, addirittura, i due tipi di nessi causali possono essere simultaneamente presenti.
    Resta il fatto che nei giovani alla prossimità alla devianza corrisponde una modificazione del sistema di valori.
    In particolare i giovani che conoscono persone protagoniste di azioni e di comportamenti derivanti manifestano:
    - una minore presenza dei valori tipici della dimensione religiosa dell'esistenza;
    - una maggiore presenza dei valori caratteristici della ricerca del piacere, dell'eccitazione, della soddisfazione dei desideri e della vita avventurosa e variegata;
    - una minore esigenza di armonia interiore e un più basso valore all'alterità solidale;
    - un più basso livello dei valori dell'appartenenza, dell'ordine sociale, della sicurezza familiare e nazionale e, quindi, un più basso valore all'integrazione nel sistema sociale nazione;
    - una minore presenza dei valori ecologici, estetici e pacifisti;
    - una minore importanza ai valori dell'onestà e della sincerità, dell'onorare i genitori e gli anziani, dell'amicizia vera, dell'affettività familiare, di una concezione matura dell'amore, delle relazioni interpersonali leali, responsabili, formalmente corrette e solidali, insieme alla disponibilità al perdono.
    È altresì interessante che non esistano differenze nel sistema di valori legati all'ambizione e all'impresa sociale.
    Da questo quadro emerge chiaramente come la prossimità a persone protagoniste di comportamenti devianti abbassi la qualità e l'incidenza dei valori dei giovani, specialmente nella dimensione dell'essere e della partecipazione sociale, sia formale che informale.
    È comunque, al di là di queste considerazioni qualitative, preoccupante che circa il 37% dei giovani italiani abbia una qualche prossimità con persone protagoniste di azioni c di comportamenti devianti.
    Come era normale aspettarsi tra i giovani del disagio questa percentuale sale al 72% circa.
    Le differenze tra i giovani del disagio sono meno estese che tra i giovani normali fondamentalmente a causa della ridotta dimensione numerica dei gruppi che vengono confrontati, che impone scarti numerici superiori a quelli del campione dei giovani normali affinché una differenza possa essere ritenuta statisticamente significativa.
    Le differenze statisticamente significative riscontrate permettono di affermare che i giovani del disagio che conoscono persone protagoniste di comportamenti e azioni devianti manifestano, rispetto a coloro che non conoscono questo tipo di persone:
    - una minore adesione ai valori religiosi;
    - un più basso livello dei valori dell'appartenenza, dell'ordine sociale, della sicurezza familiare e nazionale e, quindi, un più basso valore all'integrazione nel sistema sociale nazionale;
    - una maggiore ambizione e voglia di intrapresa sociale.

    L'avere compiuto azioni o comportamenti devianti

    I fattori sono stati incrociati questa volta con la risposta ad una domanda che chiedeva ai giovani se avevano compiuto personalmente, anche se occasionalmente, uno degli accennati comportamenti devianti.
    Il confronto tra i giovani protagonisti di azioni o comportamenti devianti e quelli che non lo sono mai stati indica le stesse differenze dei fattori, ancora più accentuate e perciò ancora più significative, riscontrate a proposito della conoscenza di persone protagoniste di azioni e comportamenti devianti. In più si è riscontrata anche una differenza, con la probabilità del 90%, relativa al sesto fattore, quello dell'ambizione e dell'intrapresa sociale.
    Quest'ultima differenza indica che i giovani che non sono mai stati protagonisti di azioni e comportamenti devianti hanno un maggior livello di ambizione e voglia di intrapresa sociale.
    La correlazione tra i sistemi di valore rappresentati dai fattori e l'azione e il comportamento deviante dei giovani consente di individuare nell'incremento di sei sistemi di valore e nel decremento di un sistema di valore un obiettivo della prevenzione primaria o, meglio, delle azioni educative, socializzanti e inculturanti rivolte ai giovani.
    Infatti lo sviluppo nella dimensione religiosa dell'esistenza e della ricerca di armonia e di alterità, la crescita del senso di appartenenza sociale, la formazione di una coscienza ecologista e pacifista, un miglioramento della qualità dell'adesione al proprio mondo vitale e ai valori relazionali, la voglia di intrapresa sociale, unitamente al superamento della concezione della vita come ricerca del piacere e dell'eccitazione, appare la via più potente ed efficace nella prevenzione del disagio giovanile.
    Questo appare vieppiù urgente se si considera che il 39% dei giovani italiani ha compiuto almeno una volta una delle azioni devianti elencate prima.
    Anche all'interno dei giovani del disagio l'avere o il non avere compiuto una di quelle azioni devianti provoca alcune significative differenze nei punteggi dei valori che formano i sette fattori.
    Tra i giovani del disagio quelli che sono stati protagonisti di episodi di devianza manifestano:
    - una minore presenza dei valori tipici della dimensione religiosa dell'esistenza;
    - un più basso livello dei valori dell'appartenenza, dell'ordine sociale, della sicurezza familiare e nazionale e, quindi, un più basso valore all'integrazione nel sistema sociale nazione;
    - una minore presenza dei valori ecologici, estetici e pacifisti;
    - una minore importanza ai valori dell'onestà e della sincerità, dell'onorare i genitori e gli anziani, dell'amicizia vera, dell'affettività familiare, di una concezione matura dell'amore, delle relazioni interpersonali leali, responsabili, formalmente corrette e solidali, insieme alla disponibilità al perdono.
    Questi quattro fattori o sistemi di valori sembrano indicare la linea di confine all'interno del disagio tra il disagio come malessere e incapacità di rispondere positivamente ai compiti evolutivi propri dell'età e il disagio come devianza episodica o strutturata.
    L'incremento di questi valori può indicare una specifica prevenzione della devianza, sia nella sua accezione episodica che in quella strutturata.

    LA RELAZIONE TRA I FATTORI E LA PROSSIMITÀ AI COMPORTAMENTI E ALLE AZIONI TRASGRESSIVE O DEVIANTI

    Oltre che con le variabili socio-anagrafiche i fattori sono stati incrociati con le risposte a due domande del questionario che indicavano l'una la conoscenza di persone che compiono o hanno compiuto azioni devianti o distruttive, l'altra l'avere compiuto personalmente una o più di queste stesse azioni.
    Occorre dire che quasi tutti i fattori sono correlati significativamente alle risposte, specialmente nel campione dei giovani definiti come normali.

    La conoscenza di persone protagoniste di comportamenti e azioni devianti

    I comportamenti e le azioni prese in considerazione sono state: furti, scippi e rapine; uso di droghe leggere; uso di droghe pesanti; prostituirsi; vandalismi e danneggiamenti in generale; alcoolismo; spaccio di stupefacenti; atti di camorra o di mafia; suicidi o tentativi di suicidio; guida in stato di ubriachezza.
    Vi è una globale differenza significativa, con una probabilità del 99,9%, dei punteggi medi dei valori che formano i singoli fattori tra i giovani che non conoscono persone protagoniste di azioni devianti e quelli che, invece, le conoscono. Questo significa che la prossimità con la devianza è correlata con il sistema di valori del giovane. Ora il modello di ricerca adottato non consente di sapere quale sia il nesso causale tra i valori e la prossimità alla devianza, ovvero di sapere se sia il particolare sistema di valori del giovane a farlo avvicinare alle persone devianti oppure se sia la prossimità alle persone devianti a modificare il suo sistema di valori. Probabilmente entrambe le spiegazioni sono valide e, addirittura, i due tipi di nessi causali possono essere simultaneamente presenti.
    Resta il fatto che nei giovani alla prossimità alla devianza corrisponde una modificazione del sistema di valori.
    In particolare i giovani che conoscono persone protagoniste di azioni e di comportamenti derivanti manifestano:
    - una minore presenza dei valori tipici della dimensione religiosa dell'esistenza;
    - una maggiore presenza dei valori caratteristici della ricerca del piacere, dell'eccitazione, della soddisfazione dei desideri e della vita avventurosa e variegata;
    - una minore esigenza di armonia interiore e un più basso valore all'alterità solidale;
    - un più basso livello dei valori dell'appartenenza, dell'ordine sociale, della sicurezza familiare e nazionale e, quindi, un più basso valore all'integrazione nel sistema sociale nazione;
    - una minore presenza dei valori ecologici, estetici e pacifisti;
    - una minore importanza ai valori dell'onestà e della sincerità, dell'onorare i genitori e gli anziani, dell'amicizia vera, dell'affettività familiare, di una concezione matura dell'amore, delle relazioni interpersonali leali, responsabili, formalmente corrette e solidali, insieme alla disponibilità al perdono.
    È altresì interessante che non esistano differenze nel sistema di valori legati all'ambizione e all'impresa sociale.
    Da questo quadro emerge chiaramente come la prossimità a persone protagoniste di comportamenti devianti abbassi la qualità e l'incidenza dei valori dei giovani, specialmente nella dimensione dell'essere e della partecipazione sociale, sia formale che informale.
    È comunque, al di là di queste considerazioni qualitative, preoccupante che circa il 37% dei giovani italiani abbia una qualche prossimità con persone protagoniste di azioni c di comportamenti devianti.
    Come era normale aspettarsi tra i giovani del disagio questa percentuale sale al 72% circa.
    Le differenze tra i giovani del disagio sono meno estese che tra i giovani normali fondamentalmente a causa della ridotta dimensione numerica dei gruppi che vengono confrontati, che impone scarti numerici superiori a quelli del campione dei giovani normali affinché una differenza possa essere ritenuta statisticamente significativa.
    Le differenze statisticamente significative riscontrate permettono di affermare che i giovani del disagio che conoscono persone protagoniste di comportamenti e azioni devianti manifestano, rispetto a coloro che non conoscono questo tipo di persone:
    - una minore adesione ai valori religiosi;
    - un più basso livello dei valori dell'appartenenza, dell'ordine sociale, della sicurezza familiare e nazionale e, quindi, un più basso valore all'integrazione nel sistema sociale nazionale;
    - una maggiore ambizione e voglia di intrapresa sociale.

    L'avere compiuto azioni o comportamenti devianti

    I fattori sono stati incrociati questa volta con la risposta ad una domanda che chiedeva ai giovani se avevano compiuto personalmente, anche se occasionalmente, uno degli accennati comportamenti devianti.
    Il confronto tra i giovani protagonisti di azioni o comportamenti devianti e quelli che non lo sono mai stati indica le stesse differenze dei fattori, ancora più accentuate e perciò ancora più significative, riscontrate a proposito della conoscenza di persone protagoniste di azioni e comportamenti devianti. In più si è riscontrata anche una differenza, con la probabilità del 90%, relativa al sesto fattore, quello dell'ambizione e dell'intrapresa sociale.
    Quest'ultima differenza indica che i giovani che non sono mai stati protagonisti di azioni e comportamenti devianti hanno un maggior livello di ambizione e voglia di intrapresa sociale.
    La correlazione tra i sistemi di valore rappresentati dai fattori e l'azione e il comportamento deviante dei giovani consente di individuare nell'incremento di sei sistemi di valore e nel decremento di un sistema di valore un obiettivo della prevenzione primaria o, meglio, delle azioni educative, socializzanti e inculturanti rivolte ai giovani.
    Infatti lo sviluppo nella dimensione religiosa dell'esistenza e della ricerca di armonia e di alterità, la crescita del senso di appartenenza sociale, la formazione di una coscienza ecologista e pacifista, un miglioramento della qualità dell'adesione al proprio mondo vitale e ai valori relazionali, la voglia di intrapresa sociale, unitamente al superamento della concezione della vita come ricerca del piacere e dell'eccitazione, appare la via più potente ed efficace nella prevenzione del disagio giovanile.
    Questo appare vieppiù urgente se si considera che il 39% dei giovani italiani ha compiuto almeno una volta una delle azioni devianti elencate prima.
    Anche all'interno dei giovani del disagio l'avere o il non avere compiuto una di quelle azioni devianti provoca alcune significative differenze nei punteggi dei valori che formano i sette fattori.
    Tra i giovani del disagio quelli che sono stati protagonisti di episodi di devianza manifestano:
    - una minore presenza dei valori tipici della dimensione religiosa dell'esistenza;
    - un più basso livello dei valori dell'appartenenza, dell'ordine sociale, della sicurezza familiare e nazionale e, quindi, un più basso valore all'integrazione nel sistema sociale nazione;
    - una minore presenza dei valori ecologici, estetici e pacifisti;
    - una minore importanza ai valori dell'onestà e della sincerità, dell'onorare i genitori e gli anziani, dell'amicizia vera, dell'affettività familiare, di una concezione matura dell'amore, delle relazioni interpersonali leali, responsabili, formalmente corrette e solidali, insieme alla disponibilità al perdono.
    Questi quattro fattori o sistemi di valori sembrano indicare la linea di confine all'interno del disagio tra il disagio come malessere e incapacità di rispondere positivamente ai compiti evolutivi propri dell'età e il disagio come devianza episodica o strutturata.
    L'incremento di questi valori può indicare una specifica prevenzione della devianza, sia nella sua accezione episodica che in quella strutturata.

     


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