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    Quei soggetti politici chiamati associazioni



    Mario Pollo

    (NPG 1998-02-55)


    In una società complessa quale quella italiana il sistema politico è «costituito da queste attività, istituzioni ed organizzazioni che mantengono o tendono a ribaltare un determinato assetto del potere politico e determinate sue regole, e sono a tale funzione precipuamente dedicate, distinguendosi dal resto della società, lo stato, i governi, i partiti, i sindacati, le associazioni e i gruppi di pressione».
    Questa definizione tratta dall’Enciclopedia di filosofia indica chiaramente che il governo di una società complessa non è concentrato in una sola istituzione o in una sola funzione ma, bensì, che esso è diffuso in tutte le aggregazioni sociali il cui scopo è di natura collettiva.
    Il concetto moderno di sistema politico consente di comprendere che la politica oggi è tutto ciò che conserva o che modifica le regole del gioco sociale, i valori che le ispirano ed i comportamenti che le esprimono.
    Applicando rigorosamente le conseguenze di questa osservazione non si può non rilevare la cooptazione alla politica che il concetto di «sistema politico» fa nei confronti di tutte le forme di vita associata.
    Le associazioni sono a tutti gli effetti soggetti politici sia per l’attività che possono promuovere direttamente, sia per le attività di sostegno dei propri membri che agiscono in quanto singoli nel sistema politico. La dimensione politica delle associazioni attraversa, infatti, si la loro funzione di gruppi di riferimento, si quella di gruppi di appartenenza. Al di là che si condivida o meno questa impostazione rimane il fatto che molte persone percepiscono l’associazionismo come la forma più efficace e rispondente ai loro bisogni e alla loro concezione del modo di partecipare alla vita sociale e, quindi, più o meno direttamente alla vita del sistema politico.
    In molte associazioni non vi è la crisi di valori e di progettualità che segna, invece, pesantemente i partiti e anche le organizzazioni di tipo sindacale.
    Nelle associazioni si può ancora sognare un sociale non determinato in modo esclusivo dalle regole del sacerdozio del potere.
    Questa situazione, per molti versi originale, della vita italiana comporta necessariamente che le associazioni, piccole e grandi, prendano coscienza del proprio ruolo politico, al fine di governarlo in modo più efficace e coerente ai loro obiettivi, e soprattutto, di non sprecare una felice opportunità storica.
    Una associazione, che non si riduca a essere un gruppo terapeutico per i suoi membri, è, infatti, uno strumento di autorganizzazione che consente alle persone che ne fanno parte il raggiungimento di un determinato insieme di obiettivi relativi ad alcuni aspetti della vita pubblica e dell’organizzazione del sistema sociale. Questo significa che le associazioni, di fatto, agiscono, verso e con le istituzioni, che ricercano la loro quota di potere, anche economico, necessaria per ottenere i risultati necessari alla loro sopravvivenza e, infine, che partecipano, magari da una posizione critica, ai processi di trasformazione e di conservazione della struttura e della cultura del sistema sociopolitico nel quale operano.
    Concretamente la «soggettualità politica» delle associazioni si esercita tutte le volte che esse toccano una delle forme di potere presenti nella nostra società: quella economica, quella della conoscenza, quella del controllo dell’ambiente e della coercizione fisica e morale.
    Quando le associazioni, ad esempio, promuovono cooperative sociali e operano per ottenere leggi a tutela di questa forma di impresa intervengono direttamente nella distribuzione del potere economico e, di fatto, svolgono un’azione politica. Oppure quando una associazione opera per modificare le condizioni della vita sociale in un ambiente urbano degradato, promuovendo relazioni comunitarie e solidali degli abitanti, ad esempio verso i giovani, fa un’azione politica. Allo stesso modo quando le associazioni promuovono una diversa cultura o la diffusione dei saperi, agiscono su una fonte del potere e la loro azione è politica. Infine la stessa azione politica verso il potere le associazioni la compiono quando aiutano le persone a emanciparsi dal giogo delle dipendenze materiali e, soprattutto morali, che molte persone subiscono passivamente. A livello più generale le associazioni esercitano un’azione politica in quanto favoriscono un protagonismo attivo e solidale alla vita sociale dei cittadini. Tutte queste azioni tipiche dell’associazionismo hanno una dimensione politica molto più incisiva di molte forme attraverso cui si esercita l’azione politica tradizionale. I tempi sono maturi perché questa soggettualità politica delle associazioni diventi esplicita e la sua appartenenza al sistema politico sia riconosciuta e rinforzata.


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