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    In ascolto della sua voce /4. Agar. Storia di una esclusione


    Carmine Di Sante

     

    "Che hai Agar? Non temere"


    La storia della schiava Agar è drammatica: «Quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona [Sara] non contò più nulla per lei. Allora Sara disse ad Abram: "L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!". Abram disse a Sara: "Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare". Sara allora la maltrattò, tanto che quella si allontanò. La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, e le disse: "Agar, schiava di Sara, da dove vieni e dove vai?". Rispose: "Vado lontano dalla mia padrona Sara. Le disse l'angelo del Signore: "Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa". Le disse ancora l'angelo del Signore: "Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine. Soggiunse poi l'angelo del Signore:

    "Ecco, sei incinta:
    partorirai un figlio
    e lo chiamerai Ismaele,
    perché il Signore ha ascoltato la sua afflizione..." » (Gn 16, 4-11).
    L'angelo risana la lacerazione tra le due donne, invitando Agar a tornare dalla sua padrona, promettendole, in cambio, che a vegliare sul figlio sarebbe stato Dio stesso e suggerendole il nome da dargli, Ismaele che in ebraico significa: "Dio ascolta" (oppure: "ascolti"). Ma si tratta di una riconciliazione apparente, perché, dopo la nascita di Ismaele, il conflitto riesplode in forma più drammatica: «Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Ismaele fu svezzato. Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco". La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. Ma Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la sua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole". Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: "Non voglio veder morire il fanciullo!". Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione". Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo. E Dio fu con il fanciullo, che crebbe, abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco» (Gn 21, 8-20).

    Interrogarsi

    - Puoi provare ad immaginare la sofferenza e il disagio di una schiava come Agar?
    - Quali sono oggi le situazioni di emarginazione e di esclusione che si stanno affermando o consolidando?
    - Puoi ricordare nella tua vita quali sono stati quei momenti in cui ti sei sentito messo da parte ed escluso?

    Preghiera

    Quanta esclusione,
    e quanta sofferenza
    nella storia umana!
    Quanti bambini,
    come Ismaele,
    hanno
    solo la voce del pianto
    e quanti uomini e donne
    solo la disperazione
    e il lamento
    come Agar!
    Fa' che sugli esclusi
    e gli emarginati della terra
    risuoni
    ancora oggi
    il tuo: "Non temere!",
    Signore!
    Amen.

    Ruminatio

    Io a te Signore grido aiuto (Sal 88, 14).


    AGAR
    Storia di una violenza

    "Scaccia questa schiava e suo figlio"

    Agar patisce una triplice violenza. La prima perché schiava. Schiava egiziana, secondo il racconto biblico, una tra le tante donate ad Abramo quando scese in Egitto con Sara della cui bellezza il faraone si invaghì. "Per riguardo a lei [Sara] egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave" (Gn 12, 16). Schiava: espropriata della propria libertà per essere a servizio di Abramo e di Sara, esecutrice non del proprio ma del loro progetto.
    Su questa prima violenza, sulla quale il racconto biblico sorvola perché era naturale in quell'epoca che ci fossero schiavi e schiave, se ne innesta una seconda più insopportabile: quella di Sara che, divorata dal démone della gelosia, si trasforma in una furia vendicativa, sia nei confronti di Agar che, maltrattata, è costretta a fuggire, sia soprattutto nei confronti dello stesso bambino: «Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco" ». La violenza di Sara è tanto più conturbante, quanto più vuole giustificarla maldestramente, prima proiettando su Agar la ragione del suo odio ("da quando si è accorta d'essere incinta, io non conto più niente per lei") e poi rivendicando una irriducibile differenza tra il figlio della schiava e il suo: "perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco".
    La terza violenza, infine, è quella dello stesso Abramo il quale, invece di prendere le difese di Agar, l'espone alla vendetta di Sara, facendosene in parte corresponsabile: «Abram disse a Sara: "Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare" »; come pure, invece di difendere il diritto alla vita di Ismaele, anche lui figlio suo come Isacco, cede alle pressioni di Sara, abbandonandolo in mezzo al deserto insieme alla madre: "Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via". Il testo biblico in realtà si preoccupa di giustificare Abramo con una lettura teologica dell'accaduto: «Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la sua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole" ». Nonostante però questa lettura, il comportamento di Abramo resta ugualmente ingiustificabile.
    Una persona che oggi si comportasse allo stesso modo susciterebbe indignazione e da lettori disincantati quali siamo ci chiediamo come sia stato possibile che un personaggio come Abramo, che Paolo definisce "il padre della fede" (cf Rm 4,11), e una donna come Sara, che sempre Paolo presenta, nella lettera agli Ebrei, come esempio da imitare (cf Eb 11, 11), si siano potuti comportare in questo modo e in che senso pertanto le loro storie, che non sono edificanti, possano essere lette ed essere d'insegnamento a noi oggi. La risposta è che la bibbia non è la storia di uomini e donne ideali bensì la storia dell'amore di Dio per gli uomini e le donne così come sono e che, incontrati da Dio, cominciano a cambiare la loro vita.

    Interrogarsi

    - Di quale violenza sono oggetto Agar e il bambino?
    - Perché Sara chiede ad Abramo di scacciare la schiava e suo figlio?
    - Ricordi qualche caso particolare in cui hai subito o causato violenza?

    Preghiera

    Signore
    con il fuoco dell'amore
    purifica il mio cuore
    dai germi
    di violenza
    e fa' che mai
    sia tentato
    di umiliare il fratello
    che tu
    mi hai affidato
    come pupilla dell'occhio
    da proteggere
    e amare.
    Amen.

    Ruminatio

    Salvami, o Dio (Sal 69, 2).


    AGAR
    Storia di una elezione

    "Ma Dio udì la voce del fanciullo"

    Se la bibbia fosse un libro di storie edificanti, avrebbe poco da insegnarci. Cosa potrebbe infatti insegnare la storia di Sara se non che, nei sottosuoli della psiche umana, albergano i démoni della invidia e della gelosia? E cosa la storia di Abramo, silenzioso e succube di fronte a Sara, se non che lo spirito del quieto vivere prevale su quello della verità e del coraggio? Ma la bibbia è l'esatto contrario: non la storia edificante dell'umano, ma la storia delle sue sconfitte, delle sue viltà, dei suoi vizi e dei suoi "peccati", cioè delle sue colpe e delle sue violenze. Più che storia dell'umano realizzato, la bibbia è dispiegamento e denuncia del dis-umano che trionfa e minaccia l'umano. Ma allora perché leggere la bibbia e in che senso essa è "parola di Dio" prima che parola dell'uomo?
    Nel racconto di Agar letto e commentato si cela la risposta a questa domanda: nella storia umana che è storia di peccato, cioè di violenza, Dio è dalla parte degli sconfitti, dalla parte di coloro che, schiacciati dalla "macchina" della storia in cui sventolano le bandiere e i trofei dei vincitori, vengono condannati all'emarginazione e all'oblio. La storia di Agar è la storia di una donna perdente e vinta sulla quale però veglia lo stesso Dio di Abramo che capovolge la sua storia da storia di morte in storia di vita: "Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della [tua] schiava". Qui è da individuare il senso profondo della bibbia e la ragione per cui va letta ed accolta come parola di Dio: perché essa è il racconto dell'alterità divina e del suo amore che, entrando nella storia umana, ne denuncia la logica di forza e di violenza, in-quietandola e "ri-voltandola", come si rivolta un vestito dall'esterno all'interno.
    Dio "in-quieta" e "ri-volta" la storia dei vincitori, mettendosi dalla parte dei vinti, ascoltandone il gemito e facendosene il garante: «Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione". Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo. E Dio fu con il fanciullo, che crebbe, abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco». Testo mirabile, dove Dio si rivela come il Dio della compassione e della misericordia, non diversamente da come si era prima rivelato ad Abramo e a Sara e non diversamente da come, in seguito, si rivelerà a Mosè liberando il popolo d'Israele dall'Egitto.
    Nella storia di Agar, rifiutata da Sara e da Abramo ma accolta e protetta dal Dio di Abramo e di Sara, si rivela e si annuncia l'amore di un Dio singolare e universale. Amore singolare: nel senso che egli ama ognuno personalmente, nella sua realtà individuale e non in quanto appartenente ad un gruppo, ad un popolo, ad una nazione, ad una religione o ad una famiglia. E amore universale: nel senso che il suo amore si estende su tutti gratuitamente, senza distinzioni e senza preferenze tra "l'ebrea" Sara e la "schiava" egiziana, tra Isacco, il figlio della promessa, e Ismaele, il "figlio secondo la carne" (cf Gal 4, 23). Il Dio della bibbia che ama Israele è un Dio che, attraverso l'amore per Israele, rivela il suo amore per tutti. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è anche il Dio di Ismaele di cui ascolta il gemito. Dio, per la bibbia, non ha preferenze. Se non per chi, come Agar e suo figlio, è derelitto.

    Interrogarsi

    - Che idea ti sei fatto della bibbia e in che senso essa è parola di Dio?
    - Cosa ci può insegnare la storia di Sara e la storia di Agar?
    - In che senso Dio "in-quieta" e "ri-volta" la storia dei vincitori mettendosi dalla parte degli sconfitti?

    Preghiera

    Grazie, Signore,
    perché il tuo amore
    si riversa,
    come il sole,
    su tutti gratuitamente
    e perché
    non hai preferenze
    se non per Agar
    la schiava
    e il bambino
    abbandonato.
    Amen.

    Ruminatio

    La tua bontà è grande fino ai cieli (Sal 108, 5).


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