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    In ascolto della sua voce /8. Salomone. La saggezza


    Carmine Di Sante

     

    "Concedi al tuo servo un cuore docile"


    Figlio di Betsabea e di Davide, Salomone è ricordato nella tradizione biblica come il re per eccellenza ripieno di saggezza divina da lui richiesta:

    "Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1 Re 3,9). Al Signore piacque la preghiera di Salomone al quale risponde: "Perché hai comandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici ma hai domandato per te di amministrare la giustizia, ecco faccio come tu hai detto. Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come nessun re ebbe mai" (1 Re 3, 11-13).
    La saggezza di cui Salomone è la figura esemplare è quella forma di sapere che non inerisce all'intelligenza bensì al cuore ("concedi al tuo servo un cuore docile") e la cui finalità o senso non riguarda l'ordine della conoscenza bensì l'ordine della giustizia ("perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male").
    Il "cuore", per la bibbia, è lo spazio della relazione dove l'io si apre all'altro non per prenderlo e comprenderlo bensì per accoglierlo e servirlo, come la madre che, nel suo grembo, accoglie la vita e si consacra al mistero del suo sviluppo e della sua nascita. Il "cuore docile", che Salomone chiede al Signore all'inizio dell'esercizio della sua regalità, è il cuore "giusto" e "buono" che non domanda per sé ("Non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici") ma domanda per l'altro e la cui occupazione non è il desiderio dell'io da realizzare bensì il bisogno dell'altro da ascoltare: "hai domandato per te di amministrare la giustizia". Il testo originale ebraico suona letteralmente: "hai domandato per te l'intelligenza per ascoltare il diritto". La saggezza, quella che colora la vita in ogni suo istante, nel ritmo dei suoi giorni e delle sue notti, fiorisce e si diffonde come aroma quando l'io si mette in ascolto del "diritto" che, per la bibbia, coincide con quello del povero, dell'orfano e della vedova, cioè quando l'io rinuncia ai suoi diritti e alle sue pretese e, come Dio, si china sull'altro e ne accoglie l'appello.
    Chiedere al Signore un "cuore docile", come fa Salomone, è credere che la cosa più importante della vita non è ampliare e realizzare lo spazio dell'io desiderante ma metterlo in crisi e convertirlo in amore e responsabilità per l'altro. Nella logica divina il desiderio non è un negativo da cancellare ma un di più che fiorisce sul principio bontà o giustizia: "Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria".

    Interrogarsi

    - Perché Salomone è la figura esemplare della "saggezza" o della "sapienza"?
    - In cosa consiste il "cuore docile" che Salomone invoca da Dio?
    - Dove cogliere la differenza tra il "sapere" del cuore e il "sapere" della ragione?

    Preghiera

    Cerco
    sogno
    desidero
    voglio.
    E ogni giorno
    Signore
    il mio volere
    sempre più
    vuole.
    Ma al mio cuore
    tutto questo
    non basta
    e resta
    sempre
    più vuoto.
    Ti prego
    Signore
    concedimi
    un cuore
    intelligente
    e saggio
    che sappia riconoscere
    il volto dell'altro.
    Amen.

    Ruminatio

    Il Signore è con me (Sal 118,7)


    SALOMONE
    Il tempio

    "Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?"

    Oltre che per la sua saggezza, Salomone è ricordato come il costruttore del tempio di Gerusalemme, colui che edificò una "casa" per Dio: «Salomone mandò a dire a Chiram: "Tu sai che Davide mio padre non ha potuto edificare un tempio al nome del Signore suo Dio, a causa delle guerre che i nemici gli mossero da tutte le parti... Ora il Signore mio Dio mi ha dato pace da ogni parte e non ho né avversari né particolari difficoltà. Ecco, ho deciso di edificare un tempio al nome del Signore mio Dio, come ha detto il Signore a Davide mio padre: Tuo figlio, che io porrò al tuo posto sul tuo trono, edificherà un tempio al mio nome" » (1 Re 17-19).
    Il tempio di Gerusalemme edificato da Salomone rappresenta uno dei momenti più alti della storia biblica, essendo il simbolo del luogo dove Dio abita e incontra il suo popolo.
    Ma dov'è che Dio abita e incontra realmente me, te, ogni uomo e ogni donna che si trovano in ogni angolo del mondo? Inaugurando il tempio appena fatto edificare, con una preghiera considerata una delle più belle della bibbia, Salomone così si rivolge a Dio: "Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto ameno questa casa che ti ho costruita! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo" (1 Re 8, 27-29).
    Dio non abita né può abitare in nessun tempio e in nessuna casa perché nulla di ciò che esiste può contenerlo: se non i cieli e i cieli dei cieli, che sono illimitati, tanto meno un edificio costruito sulla terra. Ma in che senso allora il tempio è "la casa di Dio" e il luogo in cui egli pone il "suo nome" ("Il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome"), cioè il suo essere Amore e Compagnia dell'uomo?
    Più che il luogo dove Dio abita e pone il suo Nome, il tempio, per la bibbia, è il segno del luogo dove egli abita e pone il suo Nome. Il luogo vero dove Dio abita, dove mi rivela il suo amore e mi incontra, è lì dove ognuno di noi vive: gioiendo e amando, soffrendo e sperando, sognando e lottando. E' qui, nel cuore dell'esistenza e delle relazioni che la intessono, che Dio ti viene incontro amandoti e chiamandoti. Tutti i cosiddetti luoghi sacri - templi, pagode, chiese, moschee, sinagoghe, basiliche o cappelle - che in ogni tempo e sotto ogni cielo sono stati innalzati e gelosamente adornati sono parole di pietra che nella storia hanno detto e continuano a dire una sola cosa: che l'uomo sulla terra non è solo perché c'è Dio che gli viene incontro in ogni istante per essergli Compagno di viaggio.

    Interrogarsi

    - Perché fu Salomone e non Davide a costruire a Gerusalemme il tempio a Dio?
    - In che senso il tempio è il luogo dove Dio pone il suo Nome?
    - Quando pensi alla parola "tempio" oppure "chiesa" quali sono le prime cose che ti vengono in mente?

    Preghiera

    Non c'è
    città
    paese
    villaggio
    il più sperduto
    il più dimenticato
    dove un campanile
    un minareto
    una guglia
    non ricordi
    Signore
    la tua presenza.
    Anche se io
    neppure me ne accorgo
    oppure resto
    infastidito
    o indifferente.
    Tu, Signore,
    con questo linguaggio
    gridi al mondo
    che nessuno è solo
    e che sei il Compagno
    dell'uomo
    in ogni suo giorno
    e in ogni sua notte.
    Amen.

    Ruminatio

    Proteggi il mio capo nel giorno della lotta (Sal 140, 8).


    SALOMONE
    Il Cantico dei Cantici

    "Le tue tenerezze sono più dolci del vino"

    Oltre che sapiente e costruttore del tempio di Gerusalemme, Salomone è ricordato come grande poeta e cantore, per eccellenza, del dialogo tra Dio e il suo popolo. Anche se storicamente infondata, la tradizione biblica gli attribuisce quattro grandi opere: Qoelet, Proverbi, la Sapienza e il Cantico dei Cantici.
    Tra i libri della bibbia, il Cantico dei Cantici (così chiamato perché ritenuto il poema per eccellenza, il più bello tra tutti) è il più paradossale perché non fa mai riferimento a Dio e soprattutto perché usa un linguaggio d'amore così passionale che fino al primo secolo dell'era cristiana la sua appartenenza al canone biblico era ritenuta problematica. Composto di otto brevi capitoli, il poemetto canta l'amore tra un uomo e una donna, tra un "lui" e un "lei" che si desiderano e cercano, nascondono e rincorrono in un gioco di attese e di sguardi teneri e sfuggenti intrecciato di parole poetiche e sensuali. L'amata, chiamata "la sulammita" (Ct 7, 1), parla tra sé e sé rivolgendosi al suo amato di nome Salomone (per questo secondo alcuni etimologicamente "sulammita" può significare "colei che appartiene a Salomone") e vagheggiandolo come re:
    «Che lui mi baci con i baci della sua bocca!
    Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
    Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
    profumo olezzante è il tuo nome,
    per questo le giovinette ti amano.
    Attiriamo dietro a te, corriamo!
    M'introduca il re nelle sue stanze:
    gioiremo e ci rallegreremo per te,
    ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
    A ragione ti amano!» (Ct 1, 2-4).
    er quale ragione un canto così profano e passionale, dove non si parla dell'amore di Dio e neppure dell'amore per Dio ma dell'amore tenero e violento tra l'amata e il suo amante è entrato a far parte del canone biblico ed è e deve essere ritenuto ispirato? "Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita da ciò che è supporto biologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante: mangi il pane e non ti tiene in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore, e il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però l'amato è accanto a te, tutto improvvisamente risorge e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso di argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l'Eros. Non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dei tuoi occhi e tutto, attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tutto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose. Tale eros non è privilegio né dei virtuosi né dei saggi, è offerto a tutti, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte. Perché solo se esci dal tuo io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro a lui" (Christos Yannaras).

    Interrogarsi

    - Conosci il Cantico dei Cantici e la sua trama poetica e narrativa?
    - Perché il Cantico dei Cantici è entrato con difficoltà a far parte del canone biblico e suscita ancora oggi meraviglia?
    - In che senso l'eros fa uscire l'io da se stesso e diventa pregustazione del regno?

    Preghiera

    Se non sento
    la sua voce
    se non vedo
    il suo volto
    i mio cuore
    Signore
    si fa triste
    e buio
    come quando nel cielo
    si spengono le stelle.
    È bello
    sapersi amati,
    guardarsi negli occhi
    e sentirsi
    liberi
    e forti
    come la roccia.
    Grazie,
    Signore
    perché esiste
    l'amore
    e in ogni amore
    ci sei Tu
    l'Amore.
    Amen.

    Ruminatio

    La mia anima ha sete di Dio, del Dio vivente (Sal 42, 3).


    T e r z a
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