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    Giovani e Beatitudini /3

    Coloro che non sono violenti

    Luis A. Gallo



    Beati i miti, perché erediteranno la terra (Mt 5,5)

    Il nostro mondo è pieno di violenze. In realtà, sembra che lo sia stato un po' sempre, a giudicare da quanto racconta la Bibbia sin dalle sue prime pagine.
    L'episodio, altamente simbolico, di Caino e Abele ne è una conferma. Caino versò il sangue di suo fratello. Terribile violenza, figlia dell'invidia, a cui seguì poi l'arrogante dichiarazione di una pretesa non-responsabilità nei confronti della vittima: "Sono forse io il guardiano del mio fratello?" (Gen 4,9).
    E quello non è, nel racconto biblico, se non il primo anello di una catena impressionante di violenze fratricide. C'è anche, qualche pagina più avanti, il selvaggio cantico di vendetta di un altro violento, Lamec, il quale declamava, altezzoso: "Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette" (Gen 4,24).
    Quando poco più avanti la Bibbia introduce la narrazione del diluvio che doveva distruggere l'umanità, fa quest'avvertenza quasi a giustificarlo: "La terra era corrotta davanti a Dio, e piena di violenza" (Gen 6,11). E, così, "Dio decise di sterminare l'uomo dalla terra" (Gen 6,7).
    Si tratta, ovviamente, di racconti simbolici mirati ad illuminare ciò che succede nell'esperienza umana di tutti i tempi. Non vanno certo presi come informazioni letteralmente storiche. Ma proprio per questo sono più profondamente veri, perché toccano ciò che è da sempre nell'uomo. In fondo, ciò che vogliono dire è che nel cuore di ogni essere umano si annida la violenza, e che sulla soglia del suo animo è sempre in agguato la tentazione di sopraffare l'altro, di fargli violenza, o per invidia o per orgoglio o per vendetta. Gli basta un nulla per cadervi.
    La nostra realtà di oggi lo conferma. I focolai di guerra esistenti sul pianeta sono decine e decine: popoli interi che soffrono violenza o la infliggono, utilizzando a questo scopo non già il biblico bastone di Caino, ma le armi più sofisticate fabbricate dagli interessi meschini di terzi. Come diceva S. Caterina da Siena, ciò che Dio diede all'uomo per la vita, egli lo utilizza per la morte ... Ma oltre a queste violenze collettive ce ne sono tante, tantissime altre inflitte o subite singolarmente verso gli esseri umani e verso il creato: bambini che soffrono la violenza degli adulti fino al punto di essere abbandonati, non appena nati, tra i rifiuti della strada; donne che subiscono il violento e degradante sfruttamento degli uomini per soddisfare i loro istinti di piacere; famiglie intere, che soffrono la paura e l'insicurezza che crea loro la mafia; innocenti animali che sono vittime di atroci sperimenti; alberi e piante sottoposte allo sterminio del fuoco o dei pesticidi ... Tanta, tanta violenza visibile o invisibile che semina dolore e morte nel mondo.
    Davanti a tutto ciò Gesù lancia la sua grande parola: "Beati i miti, perché erediteranno la terra". Mite è chi non dà retta al suo istinto di sopraffazione e di vendetta, ma si sforza di rispettare tutti e di vincere il male con il bene. Questo, soprattutto: non risponde al male inflittogli con il male, non si vendica, ma è capace di stare al di sopra del male amando sempre e appassionatamente il bene. Anche di quelli che gli fanno del male.
    Con frasi alle volte paradossali Gesù ha illustrato il comportamento mite, diametralmente opposto a quello violento. Una delle più incisive è quella del discorso della montagna: "Avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgili anche l'altra" (Mt 5,38-39). Proponeva così un palese superamento della legge della violenza, già in parte attenuata dalla legislazione di Mosé mediante la "legge del taglione" (Es 21,25). Come sempre, quest'indicazione non va presa alla lettera, ma nel suo spirito. Gesù stesso, infatti, a chi durante il suo processo davanti al sinedrio lo percosse sulla guancia, rispose: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?" (Gv 18,23). È una risposta piena di dignità, ma anche di mitezza, che non si arrende al male, ma lo supera con il bene.
    Come in tutte le altre cose anche in questa Gesù è stato coerente fino in fondo con quanto diceva. Così, nell'imminenza della sua passione, a quel discepolo che per difenderlo sfoderò la spada e tagliò l'orecchio al servo del sommo sacerdote, egli disse con determinazione: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada" (Mt 26,52).
    L'apice di questo suo atteggiamento di mitezza lo rivela la preghiera da lui fatta sulla croce in favore di coloro che lo torturavano: "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). Egli sapeva bene di essere vittima di una violenta ingiustizia. Eppure, anziché implorare da Dio un intervento punitivo, che effettuasse una giustizia "simmetrica" grazie alla quale "le cose si mettessero a posto", implora il perdono per i suoi assassini. È così che egli è diventato Signore, "ereditando la terra" promessa da Dio, ossia la pienezza della vita.
    La storia recente ci ha messo davanti agli occhi stupendi esempi di uomini e donne che hanno vissuto intensamente questa beatitudine. Come non ricordare, per esempio, il paladino della non-violenza nel nostro secolo, Gandhi? Egli fu sempre un uomo mite e predicò costantemente, con la condotta e con le parole e gli scritti, la mitezza: la libertà non si ottiene scatenando la violenza e la vendetta, ma per vie di resistenza attiva. Fu la sua mitezza ad "ereditare la terra" della sua grande patria, l'India, come terra indipendente e libera. La sua mitezza non fu affatto facile e passiva arrendevolezza, ma operosa non-violenza.
    In Italia produsse una grande impressione qualche anno fa, nel mezzo della violenza di quei giorni che falciò la vita di suo padre, il giovane figlio di Bachelet il quale, durante i funerali, dichiarò pubblicamente di perdonare coloro che lo avevano privato dall'affetto e dalla presenza di suo padre, rendendolo violentemente orfano. Come causò anche molta impressione quella coppia di genitori stranieri che, avendo subito lo strappo violento del loro figlioletto ammazzato da una vile pallottola mentre giravano l'Italia, si "vendicarono" donando gli organi del figlio morto a dei bambini ammalati bisognosi di trapianti. Nella loro mitezza trasformarono l'ingiusta e assurda morte del loro figlio in una fonte di vita per altri.
    Uomini e donne come questi sono quelli che, credendo alla parola di Gesù, anziché aprire una spirale di violenza, preferiscono superare il male con il bene. Una beatitudine profonda e immensa deve aver riempito i loro cuori!

    PER IL LAVORO PERSONALE E DI GRUPPO

    Guarda dentro al tuo cuore e vedi se vi sono dei sentimenti di vendetta o di orgoglio. È possibile che, come ogni altro essere umano, anche tu ogni tanto sia preso dal desiderio di ripagare il male con il male, di fare "giustizia" ... Lascia quindi che risuoni nel tuo cuore la grande parola di Gesù: "Beati i miti, perché erediteranno la terra". Quella del tuo stesso cuore, anzitutto!

    Preghiera

    C'è tanta violenza nel mondo, Gesù:
    nel mondo piccolo del mio cuore,
    nel mondo più largo dei miei rapporti familiari,
    perfino nei miei rapporti di amore.
    E poi, c'è la grande violenza del mondo ...
    Io voglio godere la beatitudine dei miti, Signore;
    voglio, come te e con il tuo aiuto, volere il bene
    anche di quelli che vogliono il mio male.
    So che così "erediterò la terra".
    Una terra che sarà come la terra sempre sognata,
    la nuova frontiera della libertà e della concordia.
    Dove tu sei il Signore.
    Amen.


    T e r z a
    p a g i n A


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