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    Giovani e Beatitudini /9

    Quelli che fanno...

    Luis A. Gallo



    Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica (Gv 13,17)

    C'è una tentazione tipica di chi, come noi, è in qualche misura portatore dell'eredità culturale ellenistica: quella di pensare che, una volta conosciute le cose, tutto sia risolto. L'eureka (ho incontrato la soluzione perché ho capito) dell'antico saggio Archimede riflette il nostro modo frequente di affrontare le cose. Ci pare che in definitiva stia lì, nel conoscere bene le cose, la soluzione di tutto. Anche nell'ambito della fede è penetrato questo atteggiamento. C'è chi crede che l'importante sia conoscere bene ciò che dicono i testi della Bibbia, i dogmi della chiesa, il catechismo ... Qualcuno attribuisce perfino la poca coerenza di molti cristiani alla semplice mancanza di "istruzione religiosa", e che tutto si risolverebbe se questa fosse impartita con più zelo e attenzione e frequentata con più assiduità.
    Una semplice lettura dei vangeli basta per convincerci che per Gesù ciò non è sufficiente. Anzi, per lui, come del resto per tutta la Bibbia, la sola conoscenza delle cose da lui dette, se non sfocia in una messa in pratica non serve a nulla. È che Gesù non propone tanto delle verità-da-conoscere, quanto piuttosto delle verità-da-fare, da-rendere-vere nella vita personale e collettiva. Le sue parole non indicano esclusivamente né principalmente cose da capire, ma cose da realizzare. Appunto perché il suo è il vangelo del regno di Dio, e il regno di Dio è un grande progetto proposto all'impegno degli uomini.
    Un giorno, mentre Gesù parlava alle folle, una donna semplice del popolo, tutta presa dal fascino che emanava dalla sua persona e dalle sue parole "piene d'autorità" (Mc 1,27), proruppe in quest'esclamazione: "Beato il ventre che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!" (Lc 11,27). Ma Gesù controbatté subito: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica" (v.28).
    Non è che egli volesse con ciò rinnegare sua madre, che senza dubbio doveva amare teneramente, né deprezzare il ruolo da lei svolto nei suoi confronti. Certamente sapeva della gioia immensa che lei aveva sperimento nel generarlo e nel darlo alla luce. Ciò che invece egli voleva era sottolineare l'idea che la Parola di Dio va realizzata, e che coloro che la realizzano trovano in ciò la loro beatitudine.
    Parole simili a queste ce ne sono tante nei vangeli. Ne ricordiamo soltanto una, molto incisiva nella sua stringatezza, pronunciata nel discorso programmatico sulla montagna: "Non chiunque mi dice: 'Signore, Signore', entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21). Una volta ancora occorre rilevare che "entrare nel regno dei cieli" non significa, nel discorso di Gesù, "salvarsi l'anima" o "andare in cielo" dopo la morte, ma significa accogliere e fare propria la sua proposta, il grande sogno che egli annunciava nel nome di Dio. Si vede chiara nelle parole citate l'insistenza di Gesù sul bisogno di agire per poter seguirlo in questa sua proposta, e di agire precisamente facendo ciò che egli fa, ossia la volontà del Padre, la quale non è altro che la pienezza di vita e di felicità per tutti.
    Da quello che leggiamo nei vangeli emerge lucidamente che ciò che Gesù si attendeva da coloro che lo ascoltavano: era precisamente che si mettessero a seguirlo in questo suo darsi da fare perché il volere di Dio trovasse realizzazione piena tra gli uomini e le donne con cui era a contatto. Non gli interessava che essi si impegnassero nell'osservare scrupolosamente la legge di Dio, come facevano i farisei con i quali s'incontrava spesso nella sua attività, o come faceva con ardore Paolo prima di incontrarlo sulla strada di Damasco; nemmeno gli interessava in primo luogo che si dessero a realizzare atti cultuali, come i sacerdoti o i leviti del tempio, che poi passavano accanto all'uomo mezzo morto ai margini della strada senza nemmeno fermarsi a soccorrerlo; neanche gli interessava, in ultima istanza, che credessero in dottrine sulla sua persona o su Dio ... Ciò che gli stava a cuore era che condividessero con lui la passione operativa per quel sogno che gli ardeva nel petto. Forse era questo ciò che voleva dire quando, parlando con la sua amica Marta che rimproverava la sorella Maria perché se ne stava ai suoi piedi ad ascoltarlo senza aiutarla, l'ammonì dicendole: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose: ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno" (Lc 10,41-42). L'unica cosa che lui riteneva necessaria era appunto che, ascoltando la sua parola sul regno, ci si mettesse a realizzarla.
    La beatitudine rivolta ai suoi discepoli nell'ultima cena prima di andare incontro alla passione e alla croce, ribadisce ancora una volta questa sua preoccupazione: "Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica". Come a dire: "Mi avete ascoltato, siete stati accanto a me giorno dopo giorno, avete sentito tutto ciò che vi ho detto, siete al corrente di ciò che voglio perché lo vuole Dio, mio e vostro Padre; ora troverete la vostra felicità se vi mettete a farlo, perché è dando vita che si trova la strada della felicità".
    E la storia del cristianesimo è una conferma di queste parole: tutti quelli che si sono messi a fare il Vangelo, a realizzare la proposta di Gesù nel loro piccolo mondo o anche nel grande mondo della convivenza collettiva, hanno trovato in ciò una fonte di felicità indicibile, anche in mezzo alle più grosse difficoltà della vita. I santi e le sante di tutti i tempi, ma non solo loro, sono vissuti nella gioia profonda di quella beatitudine che dava loro la convinzione di star lavorando con lui per la vita degli altri.

    PER IL LAVORO PERSONALE E DI GRUPPO

    Sei tu forse tra quelli che si illudono di essere cristiani perché conoscono molte cose della fede? Speriamo di no. Ad ogni modo, leggendo i vangeli ti convincerai che la felicità promessa da Gesù è riservata a coloro che, conoscendo le cose da lui proposte, e soprattutto il suo grande progetto di fraternità per la vita, si danno da fare nella misura delle loro possibilità per realizzarli. Provaci e ne avrai la conferma.

    Preghiera

    Non voglio, Gesù, essere di quelli che sanno e non fanno;
    anzi, vorrei sapere per fare.
    Ti chiedo di aiutarmi a crearmi la ferma convinzione
    che sarò tuo discepolo
    solo nella misura in cui mi sforzerò con il tuo aiuto
    di portare avanti il tuo grande sogno.
    Che io non mi accontenti di dirti "Signore, Signore",
    ma mi metta a fare la volontà del Padre tuo,
    che è pienezza di vita e di felicità di tutti.
    Amen.


    T e r z a
    p a g i n A


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