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    Il gregge

    del buon pastore

    Racconti di Rocco Quaglia /1


    1. La scelta delle armi

    Nei pascoli erbosi, un giorno, mentre tutte le pecore del Buon Pastore pascolavano, una foglia si staccò dall’albero e cadde, sfiorando la coda di pecora Virginia. La poverina, sentendosi toccare, pensò che fosse il lupo sul punto di ghermirla e cominciò a strillare: «Al lupo! Al lupo!», terrorizzando tutte le altre. Il Buon pastore, riportata la calma nel gregge, mostrò la foglia di fico, causa di tanto spavento, rimproverandole per la loro poca fede.
    «Il problema è che – intervenne Farisella – tra tutte le creature, noi siamo le uniche a non possedere armi; anche noi vogliamo poterci difendere dai nostri nemici, come fanno le altre creature».
    In un baleno, tutte le pecore cominciarono a protestare e, sorde alle parole del Buon Pastore, formarono un corteo e, invocando: «Vogliamo le armi! Vogliamo le armi!», andarono in processione alla casa del Padrone.
    Il Padrone uscì loro incontro, ascoltò le loro ragioni, e trovò giuste tutte le loro richieste. Le invitò a entrare nella Casa Celeste, e le condusse in un grande salone, dove erano esposte tutte le armi del creato; infine, disse loro: «Scegliete pure con calma l’arma che volete, avete tempo fino al calar del sole», e andò via, lasciandole sole.
    Santina scelse subito un grosso pungiglione.
    Bianchissima era propensa, invece, per un paio di grossi artigli.
    Virginia era alla spasmodica ricerca del corno dell’unicorno.
    Farisella era piuttosto incline al morso avvelenato.
    Simplicia, intanto, con quattro grossi zoccoli tirava calci verso i quattro punti cardinali, e così via tutte le altre.
    Poiché le ore passavano e non si mettevano d’accordo sull’arma da adottare, cominciarono presto a litigare, e dal belato passarono dapprima all’ululo, poi al ringhio e infine al ruggito, con morsi e unghie, facendosi vicendevolmente un gran male.
    Quando il Padrone fece ritorno, le trovò tutte ferite, doloranti e gementi.
    «Se senza armi riuscite a farvi un così gran male - commentò il Padrone - cosa non vi fareste se foste armate?».

    2. Un amore che non costa

    Un giorno Pecora Depressa si lamentava: «Nessuno mi ama, nessuno mi vuole bene».
    «Non è vero! - replicò Scribia - Il Buon Pastore ti ama e si prende cura di te».
    «Ma il Buon Pastore ama perché è buono; e poi, lui ama tutte! Io voglio essere amata e apprezzata per le mie buone qualità», replicò Pecora Depressa.
    «Non c’è problema, - incalzò Scribia - io conosco molti che ti apprezzerebbero e ti amerebbero per le tue buone qualità: per la tua lana, per il tuo latte, e perfino per la tua carne».
    «Ma questo sarebbe amore interessato! - interruppe scandalizzata Pecora Depressa - Io non voglio essere amata per quello che ho, ma per quello che sono!».
    «Allora, - replicò Scribia - non ti resta che l’amore del Buon Pastore».

    3. Nonsolonera

    Un giorno, Pecora Nera decise di lasciare l’ovile. Sentiva un gran bisogno di stare, per qualche tempo, da sola, lontana dalle altre.
    Il Buon Pastore la lasciò fare, ma verso sera andò a cercarla. Quando finalmente la trovò, le disse: «Pecora Nera, è tempo di ritornare all’ovile».
    «No! - rispose Pecora Nera - ormai ho preso la mia decisione, sarò Pecora Solitaria».
    «Peccato - replicò il Buon Pastore - tra tante perle bianche, ho perduto l’unica perla nera».
    Pecora Nera cercò di giustificarsi, dicendo: «Ma anche in questi pascoli io appartengo a te».
    «Ma questi pascoli non appartengono a me», concluse il Buon Pastore.

    4. Pecore in carriera

    Un giorno le pecore vollero fare la “strapecora”, ossia una gara per vedere chi arrivasse prima alla casa del Padrone.
    Con sorpresa di tutte, volle parteciparvi anche Pecora Zoppa.
    Cercarono di dissuaderla: «Ma se non riesci neppure a reggerti in piedi!»
    Pecora Zoppa, però, rispondeva sempre allo stesso modo: «Voglio tentare».
    Al via, tutte le pecore si misero a correre, distanziando di molto Pecora Zoppa, che avanzava con estrema difficoltà. Dopo qualche tempo, Pecora Zoppa, ormai solitaria, giunse in vista della Casa Celeste, ma con sua grande sorpresa non vide nessuna delle altre pecore.
    Il Padrone l’accolse e le domandò: «Pecora Zoppa come mai sei qui?».
    Pecora Zoppa rispose: «Sono venuta perché tu mi guarisca e possa anch’io correre come tutte le altre».
    Il Padrone allora le disse: «Non è necessario correre, infatti, proprio perché zoppicavi non sei passata oltre la mia casa; le altre, invece, gareggiando fra di loro a correre più forte, non l’hanno neppure vista».

    5. Il cruccio di Pecora Nera

    Un giorno Pecora Nera, decisa a diventare bianca, domandò consiglio alle consorelle intorno a come avrebbe potuto fare.
    Santina le consigliò di andare nel deserto e di digiunare quaranta giorni e quaranta notti.
    «No! Piuttosto dovrebbe flagellarsi fino all’ultimo fiocco di lana», suggerì Farisella.
    Ma Scribia, che aveva letto tutto sull’argomento, le propose di bagnarsi sette volte nelle acque del Giordano.
    Pecora Nera non sapeva più cosa fare e, come ultima risorsa, pensò di rivolgersi direttamente al Buon Pastore.
    «Buon Pastore, - disse - tu vedi come sono nera, vorrei tanto diventare bianca, ti prego aiutami, poiché sembro una capra e non una pecora».
    Il Buon Pastore, intenerito, rispose: «Tra tutte, tu sei l’unica pecora a desiderare di essere bianca anche fuori; ma chi è bianco fuori non pensa di doverlo essere anche dentro».

    6. La disfida delle pecore

    Un giorno le capre sfidarono le pecore a scalare una montagna, e le pecore accettarono di buon grado la sfida.
    In meno che non si dica, le capre conquistarono la vetta, mentre le pecore erano ancora a fondo valle, impigliate tra sterpi e cespugli.
    Derise dalle capre e confuse per la vergogna, le pecore andarono dal Buon Pastore per chiedere ragione del loro fallimento.
    «Avete accettato di scalare una montagna, disse il Buon Pastore, mentre dovevate proporre di spostarla!».

    7. Giorno di tosatura

    Le pecore, in attesa del proprio turno, fanno la fila davanti al Buon Pastore. La più impaziente di tutte è proprio Pecora Nera che, per la gioia, non sta più nella lana. Finalmente potrà, per un giorno almeno, essere simile a tutte le altre pecore.
    Tosata, continua a saltare e a correre per tutto il prato, belando incessantemente «Beelelujà! Beelelujà!».
    «Impossibile non riconoscerla - sbottò spazientita Santina per tutta quella “cagnara” - con la lana o senza la lana, è sempre Pecora Nera!».

    8. La fede di Zizù

    Un giorno Zizù disse al Buon Pastore: «Buon Pastore, d’ora in avanti sarò una pecora ubbidiente e ti seguirò ovunque andrai».
    Subito il Buon Pastore si mise a camminare sulle acque.
    «Buon Pastore, - gridò Zizù - io ero sincero quando dicevo che ti avrei seguito ovunque, ma ovunque io possa andare!».
    «Allora, - rispose il Buon Pastore - non hai bisogno di seguire me!»

    9. Caprette in missione

    Un giorno, due caprette, vestite con giacca, camicia e cravatta, e con le loro borse in mano, passarono davanti all’ovile. Si fermarono dietro il recinto e si rivolsero alle pecore, mentre facevano pennichella: «Mentre voi ve ne state qui tutto il giorno a non fare niente, noi ce ne andiamo per tutto il mondo a fare conoscere il nome del nostro Padrone, così Egli è contento di noi».
    Scribia replicò: «I nostri padroni sono molto diversi: il vostro vi manda nel mondo per essere contento di voi; il Nostro, invece, è venuto nel mondo, perché noi fossimo contente di Lui!».

    10 Pecora Prodiga, il ritorno

    Un giorno Pecora Prodiga disse: «Voglio andarmene per il mondo e godermi la vita, sono stufa di stare in questo recinto a mangiare sempre la stessa erba». Prese la bisaccia, la riempì di erba, e lasciò l’ovile.
    Inutile dire che Prodiga nel mondo se la spassò un mondo.
    Quando però ebbe finito le sue risorse, cominciò a vagabondare da un pascolo all’altro, ma nessun gregge la voleva con sé, e dopo aver visitato armenti, mandrie e pollai vari, finì in una torma di maiali. Qui, in tutto quel fango, non cresceva neppure un filo d’erba e lei, sempre più a stento, stava in piedi per la fame. Quando giunse allo stremo delle forze, pensò:
    «Come era verde la mia valle e verdeggianti i pascoli dell’ovile del Buon Pastore! Sono sicura che, non appena le altre mi scorgeranno da lontano, mi correranno incontro, mi abbracceranno, mi copriranno con la lana più soffice, taglieranno per me l’erba fresca, e tutti insieme faremo una grande festa».
    Animata dal pensiero dell’erba novella, Pecora Prodiga si mise subito sulla via del ritorno. Giunta in prossimità dell’ovile, però, nessuno le venne incontro, neppure il cane Converso uscì dalla sua cuccia per ringhiarle contro. Un po’ sorpresa e un po’ indispettita, Prodiga allora domandò: «Come mai non festeggiate il mio ritorno? Io sono la Pecora Prodiga, sono stata tra i lupi del mondo e sono viva per miracolo!»
    Le consorelle la guardarono a lungo, sorprese per quelle parole; infine risposero: «Almeno tu sapevi chi erano i lupi! Qui, da sempre, viviamo in mezzo a lupi di tutte le varianti, e ti assicuriamo che ci vuole molto più di un miracolo per restare vive».

    11. Se non sarete come bambini

    Un giorno i discepoli chiesero a Gesù: «Maestro, insegnaci a essere come piccoli bambini».
    Gesù disse loro: «Datemi da bere!».
    Ed essi: «Maestro, noi non abbiamo acqua, e questo è un luogo deserto!».
    Gesù allora, chiamò a sé un bambino e gli disse: «Dammi da bere!».
    Immediatamente, il bambino con una mano fece il bicchiere, con l’altra vi versò dell’acqua e diede da bere a Gesù, e Gesù bevve.

    12. Lo strano amore del Buon Pastore

    Un giorno le pecore domandarono al Buon Pastore: «Buon Pastore, dicci: fra noi chi ami di più?».
    «Amo di più chi più mi ama», rispose il Buon Pastore.
    «E noi come facciamo a sapere chi ti ama di più?» domandarono meravigliate le pecore.
    «Chi sa di peccare di più!» concluse il Buon Pastore.

    13. Il giudizio del Buon Pastore

    In quei giorni, le Probe Ovine si riunirono per una dotta discussione sul tema: «Come discernere una pecora vera da una falsa».
    Zelotea sosteneva che le pecore vere si trovassero solo nel loro recinto, e che quelle di altri recinti fossero tutte false.
    Sadducea, pecora di larghe vedute, sosteneva che vi erano pecore vere in tutti gli ovili e che le false non erano poi tanto false, ma che, col tempo, anche loro sarebbero diventate vere, in virtù dell’evoluzione della specie.
    Farisella, invece, era per il compromesso; sosteneva che, in fondo in fondo, tutte le pecore fossero un po’ vere e un po’ false.
    Nacque, così, una caciara senza fine, finché non si decise di proporre la questione al Buon Pastore. Elessero una delegazione, capeggiata da Scribia, che subito si diresse alla vigna del Padrone, dove il Buon Pastore era intento a potare i tralci.
    Il Buon Pastore, ascoltato tutte opinioni, rispose: «Io quando voglio sapere se una pecora è vera oppure falsa la mando tra i lupi; se la divorano, era una pecora vera!».

    14. Pecora Nera entra in scena

    Una sera Pecora Nera non fece ritorno all’ovile; subito si diffuse la notizia, e tutte le pecore si misero a sussurrare: «Pecora Nera si è smarrita!».
    I giovani Agnelli ingenuamente si fecero avanti, volendo andare a cercarla, ma le pecore vecchie li fermarono, dicendo: «Non state in ansia, non è la prima volta che Pecora Nera si smarrisce. Da quando ha letto la parabola della pecorella che il Pastore si carica sulle spalle, non perde occasione di smarrirsi».
    «La cosa più sorprendente - interruppe Farisella - è che il Buon Pastore vada tutte le volte a cercarla!».
    «Già - interloquì – Scribia - non dimentichiamo che, in fondo, anche il Buon Pastore è un giovane Agnello!».

    15. Sermone domenicale

    Giorno di domenica: Pecorissima fa il suo sermone.
    «Oggi, care pecorelle, parleremo del belato.
    Ricordatevi di non belare troppo; non mostrerete così la vostra vanità.
    Non belate invano; ricordatevi che renderete conto di ogni belato inutile.
    Non belate le une contro le altre; prendete esempio dal lupo che non mangia lupo.
    Soprattutto, non belate male di me, quando ringhio per il vostro bene!».

    16. Il debole di Pecora Debole

    Un giorno la delegazione delle Probe Ovine si presentò al Buon Pastore, con una lamentazione: «Buon Pastore, siamo venute a causa di Pecora Debole. Sappi che durante il giorno sovente si allontana per andare a pascolare con camosci e stambecchi, e anche di notte salta la staccionata per andare nel recinto delle capre. È un vero scandalo, ti preghiamo, intervieni tu!».
    Il Buon Pastore rispose: «Che cosa posso fare, è una pecora debole!».
    «Tuttavia non le mancano le forze per saltare le staccionate!» replicarono prontamente le delegate.
    «Ma le mancano quelle per resistere alle staccionate, al buio della notte, alle ferite che riporta», rispose il Buon Pastore.
    «Allora cosa dobbiamo fare?» domandarono quelle, preoccupate.
    Il Buon Pastore raccomandò: «Lasciate aperto il cancello della staccionata, illuminate il suo sentiero, e, il mattino, quando rientra, fasciate le sue ferite».

    17. Baratto: terra per cielo

    Un giorno arrivò all’ovile Pecora Profetessa, e subito cominciò a strepitare: «Pentitevi, o impecorite, perché il tempo è ormai prossimo!».
    A un tal annunzio, tutte le pecore si agitarono, poiché erano impreparate ad affrontare un simile evento, e, in preda all’angoscia, domandarono a Profetessa: «Che cosa dobbiamo fare?».
    Questa rispose: «Tosatevi, date tutto ai cani e ai porci, e avrete un vello d’oro nei cieli». Subito le pecore ubbidirono, consegnarono tutta la lana a Profetessa, quindi si sedettero e aspettarono.
    Il mattino seguente, il Buon Pastore le trovò tutte rattrappite e infreddolite: «Che cosa fate all’aperto? - Domandò - E dov’è la vostra lana?».
    Le pecore risposero: «L’ha presa Pecora Profetessa; ci ha detto che il tempo era finito e che la lana ci avrebbe reso pesanti per il rapimento».
    «Ecco perché, nonostante tutto, riuscite sempre a commuovermi!», concluse il Buon Pastore.

    18. Il figlio di Pecora Dolly

    Per tutto il giorno le pecore rimasero basite e confuse a causa di Agnello Strano, che continuava a mettersi in posa in ogni angolo dell’ovile. Subito le pecore che contavano si riunirono in conciliabolo, chiedendosi quale potesse essere la parte giusta.
    Farisella tranquillizzò quelle che si erano poste a sinistra, dicendo che il bianco è il colore dell’innocenza, mentre il nero è simbolo di peccato.
    Sadducea tranquillizzò, invece, quelle poste sul lato destro, dicendo che il Padrone avrebbe messo i capri alla sua sinistra.
    A complicare le cose c’erano anche quelle che non si erano schierate né a destra, né a sinistra. Queste ultime, capeggiate da Erodea, dicevano di essere le uniche a salvarsi qualunque fosse il giudizio.
    Intervenne, infine, Pecorissima che, strappandosi un po’ di lana in segno di penitenza, emise il suo verdetto:
    «Voi non capite nulla! Quell’Agnello è uno strano, un “contro natura”, certamente un figlio di Pecora Dolly! Nessun timore, dunque, poiché noi non siamo né bianche né nere, ma come potete ben osservare siamo tutte fulve o grigie».
    Agnello Strano fu cacciato, e tornò la pace nell’ovile del Buon Pastore.

    19. Lezione sull’evoluzione

    Un giorno, Fiocco Rosso annunciò agli agnellini che le pecore discendevano dalle scimmie. Agnello Lindo domandò: «Ma le scimmie cosa dicono?».
    Pecora Maestra replicò: «Dicono che è possibile, per la legge dell’entropia mentale».

    20. La gran virtù

    Un giorno Virginia e Santina discutevano su quale fosse la virtù più grande. Virginia sosteneva che fosse l’amore che non conosce recinti, mentre Santina dichiarava che più grande era la libertà, che fa saltare i recinti. Si rivolsero così a Scribia per sapere chi fosse nella verità.
    «Ora capisco!» esclamò Scribia.
    «Capisci cosa?» interrogarono le due.
    «Perché il Buon Pastore mi ha detto di eliminare il recinto!».
    «Ma il Buon Pastore cosa ne pensa?» domandarono Virginia e Santina.
    «Ah! Lui dice che l’amore è cieco e la libertà corre; in ogni caso, un recinto potrebbe essere pericoloso».

    21. Visita inattesa

    Quella notte stessa, Virginia e Santina, mentre erano sul punto di prendere la rincorsa per il salto della staccionata, videro il Buon Pastore venire loro incontro.
    «Oh! Il Buon Pastore!» esclamò Virginia.
    «Toh! Il Buon Pastore!» echeggiò Santina.
    «Ma cosa fai qui?» gli domandarono baite.
    «Vi ho portato due lampade, affinché non vi perdiate nella notte; ma attente a non farvele fregare: ho saputo di cinque pecore stolte che si aggirano da queste parti».

    22. Il perdono

    Un giorno le pecore andarono a riferire al Buon Pastore: «Buon Pastore, ti informiamo che Pecora Nera se ne è andata, dicendo che non vuole più stare con noi».
    «Ditele di perdonarvi» suggerì il Buon Pastore.
    «Ma noi non abbiamo nulla di che farci perdonare!» esclamarono le pecore in coro.
    «Allora perdonatela voi» rispose il Buon Pastore.
    «Ah no! - risposero nuovamente in coro le pecore - se non ritorna, nessun perdono!».

    23. La punizione di Zizù

    Un giorno Farisella si presentò dal Buon Pastore, e gli disse: «Buon Pastore, Zizù è insopportabile, si comporta male, non ubbidisce ai superiori; forse è il caso che tu intervenga e lo punisca severamente!».
    «L’ho già fatto!» rispose il Buon Pastore.
    «Ma se gli hai appena detto che era bravo!» replicò Farisella.
    «Appunto, - disse il Buon Pastore - e non vedi com’è diventato triste?».

    28. La Pecorella Smarrita

    Una notte, a mezzanotte, quando tutte le pecore stavano dormendo, qualcuno bussò all’ovile, implorando: «Aprite, vi prego, sono la Pecorella Smarrita».
    Le pecore, svegliate di soprassalto, piene di paure e di dubbi, s’interrogavano su chi potesse essere a quell’ora.
    «Potrebbe veramente essere una pecorella smarrita» disse Simplicia.
    «Oppure un famelico lupo» ribatté prontamente Farisella.
    «E se fosse l’Agnello del Padrone che viene per metterci alla prova?» suggerì Zizù.
    «Per poi sgridarci, se apriamo, per la nostra imprudenza» intervenne Pecora Zelante.
    Intanto, fuori, Pecorella Smarrita continuava a belare.
    «Che cosa facciamo?» continuavano a chiedersi tutte.
    «Come il solito, siamo combattute tra un atto di cieca fede e una condotta di saggia prudenza» commentò Pecorissima.
    «O piuttosto, visto che è mezzanotte, tra l’angoscia che sia un vorace lupo e il terrore che sia lo sposo in cerca delle vergini sagge» concluse Scribia.

    29. I dubbi di Pecora Nike

    Una notte, Pecora Nike, andò dal Buon Pastore, perché un problema la tormentava.
    «Buon Pastore insegnami la tua parola, perché tutti dicono di dirla!».
    «Anche quella che dice al monte di spostarsi?» domandò il Buon Pastore?
    «No! - rispose Pecora Nike – nessuno dice questa parola».
    «Allora, cerca di dirla tu!».

    30. Nessuna alternativa

    «Buon Pastore - si lamentarono un giorno Scribia e Farisella - tu ci comandi di amare i lupi quando ci sbranano; di perdonare i cani quando ci latrano contro e ci mordono le zampe; di non contrastare i capri quando invadono il nostro pascolo; ma non ti sembra di pretendere un po’ troppo da noi, povere pecorelle?».
    «Avete un’alternativa?» chiese loro il Buon Pastore.

    31. Fare Zizù

    Un giorno, finalmente, le pecore decisero di “dare gloria” al Buon Pastore.
    Prima fra tutte si fece avanti Farisella: «Io per il Buon Pastore sono pronta a digiunare due volte la settimana e a pagare la decima fino all’ultimo fiocco di lana».
    Subito dopo si fece avanti Santina: «Io per il Buon Pastore sono pronta ad andare missionaria tra le capre!».
    Fu, poi, la volta di Virginia: «E io sono pronta anche per un famelico lupo».
    Ben presto, in tutto l’ovile, il clima si fece rovente come il pruno del monte Sinai, toccando l’acme quando Pecora Zelante fece sapere a tutte che lei era pronta a donarsi in olocausto vivente.
    «E tu Zizù, - intervenne Scribia - cosa intendi fare per dar gloria al Buon Pastore».
    «Niente!» rispose Zizù.
    «Niente?» replicò Scribia, tra l’incredulità generale.
    «Credete sia cosa facile fare ogni giorno Zizù?» concluse Zizù.


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