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    Segnalazione e recensione
    (il 19 maggio in prima pagina di AVVENIRE)
     amendolagine

    Prefazione di Michele Falabretti
    Postafazione di Rossano Sala
    Elledici 2022 - pp. 184 - € 16,00

    L'AUTORE
    Luigi Amendolagine dal 2013 è un sacerdote della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Nel 2021 ha conseguito la Licenza in Teologia Pastorale con specializzazione in Pastorale Giovanile presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Attualmente è parroco nella comunità di San Domenico in Ruvo di Puglia, incaricato del Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile, tutor del Progetto Policoro. Appassionato camminatore, nel 2018 ha ideato il Cammino di don Tonino Bello.

    IL CONTENUTO IN SINTESI
    PAROLA AI GIOVANI è l’opportunità di mettersi in ascolto dei giovani, per imparare ad ascoltarli e rinnovare le nostre pratiche pastorali così da essere all’altezza del cambiamento d’epoca in atto. Analizza con precisione il processo sinodale, ponendo attenzione soprattutto alla fase di ascolto.
    Presenta dettagliatamente tutti i testi della Riunione presinodale del 2018. Sulla base delle provocazioni e dei sogni dei giovani, prova ad immaginare la conversione ecclesiale che possa consentire alla Chiesa di essere autenticamente e sinodalmente a servizio con e per i giovani.

    IL CONTENUTO PER DISTESO

    Prefazione
    Michele Falabretti *

    Quando il Sinodo dei Giovani venne annunciato il 4 ottobre del 2016, emerse subito un’esigenza che molti segnalarono come imprescindibile: oggi non si può fare nulla, con i giovani, se non li si coinvolge in prima persona. Mi sembra che il Papa stesso abbia raccolto questa istanza quando sabato 8 aprile 2017, durante la veglia di preghiera in Santa Maria Maggiore esordì dicendo: Questa sera è un doppio inizio: l’inizio del cammino verso il Sinodo – che ha un nome lungo: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, ma diciamo: “il Sinodo dei giovani”, si capisce meglio! –.
    [...] Un Sinodo dal quale nessun giovane deve sentirsi escluso! [Qualcuno potrebbe dire:] «Ma... facciamo il Sinodo per i giovani cattolici... per i giovani che appartengono alle associazioni cattoliche, così è più forte...». No! Il Sinodo è il Sinodo per e di tutti i giovani! I giovani sono i protagonisti.
    «Ma anche i giovani che si sentono agnostici?». Sì! «Anche i giovani che hanno la fede tiepida?». Sì! «Anche i giovani che sono lontani dalla Chiesa?». Sì! «Anche i giovani che – non so se c’è qualcuno... forse ci sarà qualcuno – i giovani che si sentono atei?». Sì! Questo è il Sinodo dei giovani, e noi tutti vogliamo ascoltarci. Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa! Tutti abbiamo bisogno di ascoltare voi.
    Fu così che il cammino sinodale cominciò a mettere in moto uno stile che non prevedeva più solo lo scambio e la riflessione tra i vescovi, ma si cercò di attuare uno stile di effettivo coinvolgimento e ascolto dei giovani del mondo.

    Il lavoro di don Luigi Amendolagine indaga come andarono le cose durante la Riunione presinodale dei giovani di marzo 2018, quando un gruppo di giovani proveniente da tutto il mondo cercò di offrire il proprio contributo allo scambio che qualche mese più tardi avrebbe animato l’assemblea sinodale vera e propria, alla quale (come uditori) partecipò un numero considerevole di alcuni di loro.
    In realtà la parola “ascolto” emerse giorno dopo giorno durante i lavori del sinodo come stile pastorale da assumere nell’ingaggio con i giovani stessi.
    Anche se sono passati molti anni, sopravvive dentro di noi quel modello pastorale che è durato secoli secondo il quale la Chiesa ha il compito di insegnare la dottrina; la vita era considerata il campo di applicazione di ciò che veniva consegnato.
    Il processo di secolarizzazione che si è aperto con la modernità, ci ha portato a rivedere questo schema: a tutti è ormai chiaro che l’efficacia dell’annuncio del vangelo non deriva da una buona spiegazione dei contenuti, ma principalmente da una testimonianza di vita che solo in un secondo momento può generare le domande di senso.
    Perché questo dispositivo si metta in moto, c’è bisogno di ascolto. Esso è un’arte che chiede anzitutto una conversione pastorale: saper attendere, trattenere l’entusiasmo di partire da una spiegazione del dato di fede per dare un po’ di spazio alle domande di senso che la vita continua a offrire a tutti. È una conversione più difficile di quanto possa sembrare.
    Anzitutto perché ribalta uno schema al quale eravamo legati per una prassi che ci accompagnava da secoli: molti sono stati educati secondo lo schema che prima le cose si imparano e poi si fanno.
    È uno schema superato dalla cultura nella quale viviamo e della quale i giovani sentono un fascino irresistibile: la vita come esperienza. Il nostro tempo offre a chiunque una quantità notevole di esperienze secondo un criterio di libertà piuttosto discutibile, ma nei fatti ineludibile. Oggi prevale l’idea che le cose si imparano facendole, più che scoprendole attraverso un percorso teorico. Come dire: prima devo cercare di mostrare il Vangelo, poi nasceranno le domande che lo potranno spiegare.

    La seconda ragione che rende difficile questo impegno di conversione, sta nel fatto che l’ascolto è una vera e propria arte. Essa chiede pazienza nel saper trattenere le proprie parole, facendo lo sforzo di ascoltare quelle dell’altro. In aggiunta è necessaria una buona dose di sapienza che si acquista nel saper riflettere su ciò che si è ascoltato. Una lettura lunga e talvolta faticosa (i percorsi di vita sono generalmente complessi, mai lineari) che richiede una certa capacità di vedere, intuire il soffio dello Spirito che anima i cuori delle persone.
    Ma questo percorso, difficile e insieme affascinante, è sicuramente quello più efficace nell’accompagnare i cammini di vita dei giovani. Perché i giovani sono provocati e interrogati dalle persone che si mostrano affettivamente ed effettivamente attente alla loro esistenza. Spesso si ritiene che l’empatia sia una qualità del carattere, un dono carismatico: lo è, ma essa si può far crescere attraverso un esercizio e una pratica costante che richiede un atteggiamento di fede. Fiducia che lo Spirito continua a parlare al cuore degli uomini e delle donne di oggi; fiducia che i giovani siano anzitutto i primi interessati a non sprecare la propria esistenza e dunque aperti a quelle parole di senso che li possano ispirare.
    Credo che questa sia la ragione che ha fatto emergere durante il Sinodo l’istanza dell’ascolto come stile necessario alla vita pastorale di una Chiesa che vuole essere madre delle giovani generazioni.
    Una intuizione che era già stata fatta emergere da un’indagine molto articolata dell’Istituto Toniolo che si può leggere nel volume Dio a modo mio (Vita e Pensiero, 2015). Di questa indagine mi colpì molto il fatto che i giovani dicessero che non volevano una Chiesa che li istruisse, ma cercavano una Chiesa che li accompagnasse.
    Ancor più mi colpì la sottolineatura che essi non si sentivano necessariamente accolti e ascoltati da un prete solo per il fatto che fosse giovane; anzi, spesso si sentivano più ascoltati da preti più anziani.
    Non è stato semplice e continua a non esserlo. Molte polemiche hanno accompagnato questa idea ed è facile rilevarlo da un semplice dato: i paragrafi dedicati all’ascolto dei giovani nel Documento finale, sono tra quelli che hanno ricevuto un numero considerevole
    di “non placet” e i dati sono visibili a tutti perché furono pubblicati sul sito ufficiale del Sinodo 2018.
    La stessa esperienza della Riunione presinodale dei giovani non può essere definita come pienamente riuscita: senza immaginare chissà quale critica (non è proprio il caso), l’incontro fece capire che i limiti di tempo, di organizzazione, di provenienza e confronto fra culture diverse non permettevano di risolvere in pochi giorni i molti temi che emergevano e di indagarli in modo sufficientemente approfondito. Ma era inevitabile: l’obiettivo, credo, era quello di iniziare un cammino dando testimonianza della possibilità del suo percorso.
    Proprio questo dobbiamo recuperare: l’idea che le intuizioni pastorali hanno bisogno di essere praticate e percorse, disposti sempre a sviluppare i segnali buoni che ne derivano senza la pretesa di risolvere tutto troppo in fretta.
    Per questa ragione sento di dover esprimere gratitudine per il lavoro di don Luigi Amendolagine: esso ci riporta a un lavoro che non possiamo perdere e che abbiamo bisogno di riprendere sempre con pazienza. Non solo con i giovani. Probabilmente l’istanza di un ascolto attento alle persone e alla voce dello Spirito, potrà tirarci fuori dalle secche di un tempo difficile come quello che la pandemia sta facendo vivere a tutti.

    * Direttore del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Italia


    Postfazione

    Mai più senza i giovani.
    Un’esperienza da non dimenticare
    Rossano Sala *

    Un incontro a lungo atteso e desiderato
    Mentre parla, spiega e cerca di farsi comprendere, ogni professore osserva, scruta, percepisce. Osserva gli studenti che ha davanti, scruta il loro sguardo, percepisce dai loro volti e dalla loro postura molte cose. Magari interesse, a volte noia, altre volte passione. Nel modo in cui gli studenti si pongono, a partire da dove si siedono, si capiscono molte cose. Non solo dalle domande che fanno. L’uomo parla in molti modi, e bisogna mettersi in ascolto con diverse antenne.
    Ognuno, poi, entra in aula con le proprie inquietudini, oltre che col proprio bagaglio storico e culturale. Non è solo una questione di studenti, che giustamente cercano di comprendere in che modo potranno sopravvivere a un corso e a un esame. Questo vale anche per ogni professore, vale anche per me che vivo la chiamata alle armi nel mondo accademico. Anch’io, dopo il Sinodo sui giovani, ho maturato le mie inquietudini, sto facendo pace con le delusioni subite e cerco di nutrire i sogni che sono germogliati in quegli anni, dal 2016 al 2019.
    Era da qualche anno che andavo a fare lezione nella spaziosa aula A015 dell’Università Pontificia Salesiana pensando dentro di me: chissà se riuscirò a trovare uno studente che abbia non solo voglia di studiare, ma abbia anche il desiderio di immergersi nell’approfondimento di quella che ho ritenuto la “punta di diamante” del cammino sinodale con i giovani, ovvero la Riunione presinodale dei giovani. Non era una tesi da affidare a uno qualunque alla ricerca di una Licenza in “pastorale giovanile” a buon mercato.
    E l’incontro con don Luigi è stato liberante, dopo una certa attesa e un desiderio a lungo coltivato: sorriso luminoso, intelligenza viva, passione per i giovani. Un bel regalo venuto dalla terra di don Tonino Bello! Insieme, gli ingredienti perfetti per buttarsi nella mischia. Così l’avventura è cominciata. Ed è arrivata fin qui, alla pubblicazione della sua eccellente ricerca.

    La conversione dello sguardo
    Sull’ascolto dei giovani si è detto e si dice davvero tanto. Penso che ci sia qualcosa di vero, ma soprattutto molta retorica in questo. È una moda del momento, quella che bisogna ascoltare i giovani. Ma chi verifica che i giovani siano stati davvero ascoltati? Qual è la cartina al tornasole di un vero ascolto? Come possiamo sapere, come Chiesa e società, se abbiamo davvero dato ascolto alla parola dei giovani? La risposta era già venuta da un intervento illuminante durante l’Assemblea sinodale. Eravamo nel pomeriggio dell’11 ottobre 2018, durante alcuni interventi dei “delegati fraterni”, cioè fratelli e sorelle appartenenti ad altre confessioni cristiane invitati al Sinodo.
    Un bell’atto di gentilezza e di sensibilità ecumenica da parte della Chiesa Cattolica. E uno di loro ha osato parlare della “conversione di Gesù”. Conversione di Gesù, ovvero? Quando mai Gesù, il Figlio unigenito del Padre, ha bisogno di conversione? Il delegato, in modo provocatorio, ha formulato un augurio molto bello per i padri sinodali partendo dall’incontro di Gesù con la donna siro-fenicia (cfr. Mt 15,22-28): come Gesù, ascoltando con empatia le drammatiche richieste della donna ha modificato il proprio approccio verso di lei, così anche noi, Chiesa del terzo millennio, siamo chiamati a modificare il nostro punto di vista a partire dall’ascolto empatico del mondo giovanile. «Che i giovani siano per voi ciò che la donna siro-fenicia è stata per Gesù», ci ha augurato.

    La laboriosità dell’ascolto
    Ecco che ascoltare, se non vuole essere un esercizio retorico, non è una passeggiata. È qualcosa che se preso sul serio ha il potere di scuotermi, di alterarmi, di ripensarmi. È meglio far finta di ascoltare, piuttosto che ascoltare. È più securizzante. Ci si dichiara aperti, ma in realtà gli schemi sono rigidi, i cambiamenti impossibili... tutto rimane sotto controllo. L’ascolto rende vulnerabili, ecco la verità! Rende fragili, disarmati, attaccabili.
    Per questo, in realtà, ascoltare è un esercizio molto rischioso, che implica un grande coraggio.
    E la Chiesa questo coraggio, almeno nel cammino sinodale con i giovani, lo ha avuto, come ben testimonia la lucida ricostruzione del primo capitolo del testo di don Luigi. “Il Sinodo come cammino di ascolto” ne è il titolo, assai significativo. E posso testimoniare, come Segretario Speciale, che l’intenzione è stata limpida, onesta, corretta, trasparente. Non ci abbiamo girato intorno, ma abbiamo davvero cercato di ascoltare con empatia tutti coloro che hanno preso la parola: dal Papa alle Conferenze Episcopali, dalle famiglie alle Diocesi, dai movimenti alle congregazioni religiose.
    Soprattutto abbiamo ascoltato i giovani. Abbiamo cercato, per quel che potevamo, di dare a loro la parola non mettendo alcun filtro. Tutti i giovani hanno avuto la possibilità di esprimere il loro punto di vista, senza alcuna paura di essere giudicati o silenziati.
    E la Riunione presinodale dei giovani è stato il momento più alto di questa laboriosità nell’ascolto. Meritava uno studio critico, e anche una pubblicazione. È necessario che si conosca che cosa i giovani ci hanno chiesto, va di nuovo udita la loro parola, non va lasciata cadere nel dimenticatoio. Anche e soprattutto perché questo modo di procedere diventi normale nella vita di una Chiesa che afferma – almeno a parole – di voler diventare sempre più “partecipativa” e “coinvolgente”.

    Verso la fusione degli orizzonti
    Che cosa è uscito dalla Riunione presinodale dei giovani? Bisogna leggere con attenzione il secondo capitolo del testo per rendersene conto. Studiare con attenzione il Documento finale prodotto dai giovani stessi come esito della settimana che hanno passato insieme a Roma dal 19 al 24 marzo 2018. Andare a vedere cosa sta dietro al lavoro dei gruppi linguistici e di quelli social, perché quel Documento finale è solo la punta di un iceberg alle cui spalle si trova una mole di materiale di notevole qualità e di cui lo studio di don Luigi rende ampiamente conto in forma sistematica e propositiva.
    È molto interessante che le sfide emerse, le parole chiave e le possibilità concrete, passando per i giovani, assumano una forma inedita. La loro postura è diversa dalla nostra. Il modo giovanile di percepire il mondo e la Chiesa non è il nostro. Magari, in fondo, parliamo degli stessi problemi di sempre, ma per la generazione attuale si tratta di un modo nuovo di incontrarli e affrontarli.
    Questo è il punto. È il tema dell’empatia, che la Chiesa deve assumere se vuole cambiare passo: cogliere le cose come i giovani le stanno cogliendo, con le loro inquietudini e fatiche.
    Non si tratta semplicemente di fare quello che i giovani ci dicono di fare. Non sta qui l’ascolto, ma sta nel mettersi in discernimento, nel cercare una “fusione degli orizzonti” insieme con loro, direbbe H.-G. Gadamer, padre dell’ermeneutica filosofica. Perché, non giriamoci troppo intorno: la nostra pastorale ordinaria in genere è empatica nei confronti degli adulti e soprattutto degli anziani, non dei giovani. Non lo diciamo mai a voce alta, ma sappiamo che è così.

    Punti fermi per la riforma della Chiesa
    Ecco perché il terzo capitolo della tesi, il più attuale e propositivo, non parla dei giovani, ma della Chiesa e dei suoi cammini di conversione, ovvero di ascolto attivo dei giovani. Lucido e propositivo,
    è la dimostrazione della buona stoffa dello studente, che non ha paura di esporsi, mettendosi in relazione alle parole dei giovani in forma obbedienziale – non c’è nulla che i giovani non abbiano detto – e insieme creativa – tutto è sistematizzato in forma nuova e convincente.
    E che cosa ci hanno chiesto i giovani, chiedendolo prima di tutto a loro stessi? Educazione come relazione generativa con gli adulti degni di questo nome; evangelizzazione quale proposta chiara di Gesù come fonte di vita e salvezza; sinodalità come esperienza partecipativa, coinvolgente e corresponsabile nella vita della società e della Chiesa; vocazione come spazio per il recupero pieno della dignità umana che è amata e chiamata personalmente; spiritualità come amicizia e familiarità con il Dio vivente. Cinque parole per il futuro della vita della Chiesa. Forse per la sua sopravvivenza, visti i tempi che corrono.
    Di riforma della Chiesa stiamo parlando. Non è cosa da poco.
    E stiamo parlando di una vera e falsa riforma della Chiesa. Y. Congar, uno dei grandi teologi del Concilio, ci metteva già in guardia sulla possibilità di avere riforme false nella Chiesa. Nel necessario discernimento è opportuno chiarire a noi stessi dove sta la vera e dove sta la falsa riforma. Le parole dei giovani, così come don Luigi le ha riprese e riproposte, indicano con chiarezza la via per una vera riforma della Chiesa. Qui dobbiamo lavorare, da qui dobbiamo ripartire.

    Una lezione di cui far tesoro per il futuro
    Se osserviamo con attenzione, il terzo capitolo della tesi assomiglia ad un indice ragionato di ciò che l’attuale sinodo sulla sinodalità dovrà cercare di fare nei prossimi anni. È un’avventura, quest’ultima, che abbiamo cominciato insieme, e che non sappiamo bene dove ci porterà. Certamente il Sinodo sui giovani ha aperto il campo a ciò che sta accadendo. I giovani hanno risvegliato la sinodalità nella vita della Chiesa. Adesso dobbiamo andare avanti, mai però senza di loro. Questo, speriamo, lo abbiamo imparato.

    Certo, perché sinodalità significa che tutti siamo sulla stessa barca, che tutti abbiamo doni e compiti nella Chiesa. E i giovani hanno il dovere e il diritto di fare la loro parte in questo cammino sinodale che ci vede tutti protagonisti. Possono contagiarci con la loro naturale propositività nei confronti del presente e del futuro.
    Possono aiutarci a dare una forma ad un cristianesimo a misura del terzo millennio. Possono essere lievito di trasformazione nel cammino che stiamo facendo insieme, donandogli uno spessore del tutto nuovo.
    Non sarà scontato. Non sarà automatico. Ci vorrà coraggio, ancora una volta... anche questa volta. Lo stesso coraggio che ha avuto Dio a venire in mezzo a noi attraverso il mistero del Natale e la stessa passione d’amore che lo ha spinto a dare la vita per noi nella sua Pasqua. La Chiesa, quando ci si mette, è capace di questo. Lo ha sempre fatto, e sostenuta dallo Spirito del Signore – pegno di eterna giovinezza – lo farà di nuovo. Senza dubbio.

    * Salesiano di don Bosco, Professore Ordinario di Teologia pastorale e Pastorale giovanile presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, Direttore della Rivista Note di pastorale giovanile, Consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, già Segretario Speciale della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (3-28 ottobre 2018).

    INDICE

    Prefazione
    Introduzione: Dio si rivela attraverso i giovani
    1. Davide: il pastorello prescelto
    2. Geremia: il ragazzo che non sapeva parlare
    3. La giovinezza di Gesù
    4. Il discepolo che Gesù amava
    5. Timoteo: il collaboratore di Paolo

    Capitolo I: Il Sinodo come cammino di ascolto
    1. Il percorso sinodale: dall’annuncio alla Christus vivit
    1.1. In continuità con l’Amoris laetitia
    1.2. L’inizio del cammino: il Documento Preparatorio
    1.3. Il quadro di riferimento dei lavori sinodali: l’Instrumentum Laboris
    1.4. Il frutto dell’Assemblea sinodale: il Documento Finale
    1.5. L’Esortazione Apostolica postsinodale Christus vivit

    2. La fase di ascolto: la consultazione di tutto il Popolo di Dio
    2.1. Il Questionario presente nel Documento Preparatorio
    2.2. Il sito Internet predisposto dalla Segreteria del Sinodo e il Questionario Online
    2.3. Il Seminario Internazionale sulla condizione giovanile (11-17 settembre 2017)
    2.4. La Riunione presinodale dei giovani (19-24 marzo 2018)
    2.5. Le Osservazioni giunte alla Segreteria

    3. La Riunione presinodale: organizzazione, svolgimento ed esito
    3.1. Gli obiettivi e il programma
    3.2. Il Sussidio e la Traccia
    3.3. I partecipanti
    3.4. La partecipazione online
    3.5. Lo svolgimento e l’esito

    Capitolo II: Lettura critica della Riunione presinodale
    1. L’incontro iniziale dei giovani con il Santo Padre
    1.1. Le testimonianze dei giovani dai cinque continenti
    1.2. Il discorso e il dialogo fra giovani e Papa Francesco

    2. Sfide e opportunità dei giovani nel mondo di oggi
    2.1. La formazione della personalità
    2.2. La relazione con la diversità
    2.3. I giovani e il futuro
    2.4. Il rapporto con la tecnologia
    2.5. La ricerca del senso dell’esistenza

    3. Fede e vocazione, discernimento e accompagnamento
    3.1. I giovani e Gesù
    3.2. La fede e la Chiesa
    3.3. Il senso vocazionale della vita
    3.4. Il discernimento vocazionale
    3.5. I giovani e l’accompagnamento

    4. L’azione educativa e pastorale della Chiesa
    4.1. Stile di Chiesa
    4.2. Giovani protagonisti
    4.3. I luoghi da privilegiare
    4.4. Le iniziative da rafforzare
    4.5. Gli strumenti da utilizzare

    5. Ripresa critica del Documento conclusivo
    5.1. Le tre versioni del Documento conclusivo
    5.2. La parola dei giovani e il Documento conclusivo
    5.3. La recezione del Documento conclusivo nell’Instrumentum Laboris
    5.4. La parola dei giovani e le proposte del Documento Finale e di Christus vivit

    Capitolo III: La necessaria conversione ecclesiale come risposta alle provocazioni dei giovani della Riunione presinodale
    1. Conversione educativa della nostra azione ecclesiale
    1.1. Accompagnare adulti attraenti, coerenti e autentici
    1.2. Generare giovani protagonisti del cambiamento
    1.3. Costruire comunità reali e non digitali

    2. Conversione evangelizzatrice della nostra azione educativa
    2.1. Uscire fuori dal recinto
    2.2. Svelare il Cristo vivente con il kerigma
    2.3. Coltivare il senso di appartenenza

    3. Conversione sinodale della nostra azione evangelizzatrice
    3.1. Credere nella sinodalità missionaria
    3.2. Proporre esperienze di fraternità
    3.3. Promuovere la convivialità delle differenze

    4. Conversione vocazionale della nostra azione sinodale
    4.1. Creare la cultura vocazionale
    4.2. Personalizzare i percorsi di discernimento
    4.3. Formare accompagnatori vocazionali

    5. Conversione spirituale della nostra azione vocazionale
    5.1. Proporre percorsi di spiritualità giovanile
    5.2. Le Beatitudini come via e metodo per una santità giovanile
    5.3. La liturgia come momento privilegiato di esperienza di Dio

    Conclusione
    Postfazione
    Bibliografia


    T e r z a
    p a g i n A


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