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    Giovanni Paolo II

    e i giovani *

    Dario Di Giosia

    Giovanni Paolo II opera un'animazione, tendente all'approfondimento della partecipazione alla vita ecclesiale, attraverso una inedita versione del ministero petrino. Nelle molte occasioni di incontro con i giovani e ancor più nella narrazione di ciò che sta vivendo con i giovani, egli crea una condivisione che genera «appartenenza». [1]
    Prima di un viaggio, ad esempio, parla ai ragazzi della sua prossima partenza. Li invita a pregare per lui come lui pregherà per loro. In questo modo i giovani sono portati a seguire le vicende del viaggio stesso, si sentiranno coinvolti, partecipi degli eventi. Con la stessa dinamica invita i giovani incontrati a raccontare ai loro amici ciò che hanno visto e sentito dal Papa. Quindi, una volta tornato, racconta la sua esperienza ad altri gruppi di giovani.
    Si tratta di una particolare cronistoria che ogni volta coinvolge gioventù differente in un unico grande avvenimento. Così ai giovani polacchi racconterà dei giovani romani e messicani; ripeterà il suo invito a seguirlo con la preghiera nel viaggio in USA e alle Nazioni Unite ai giovani irlandesi. Come una dinamica che si ripropone costantemente, così anche i giovani americani a loro volta sentiranno parlare dei giovani romani, messicani, polacchi ed infine irlandesi. [2]
    Questa narrazione avvicina idealmente i giovani di luoghi differenti e talvolta molto distanti, facendoli sentire come parte di una famiglia che ha nel Papa il suo cuore. Come in una rinnovata comunione che si arricchisce di gesti semplici, tipo i saluti che il Papa fa ai giovani di una nazione da parte di giovani di altro luogo o i messaggi di pace tra giovani le cui nazioni sono in conflitto. Gesti che vedono la gioventù rappresentata in Giovanni Paolo II, loro voce e loro maestro.
    Wojtyla è consapevole del suo ruolo di aggregazione. Dice infatti:
    «Il Papa deve sempre creare legami, perché gira di città in città, da Chiesa a Chiesa, da paese a paese ». I suoi atteggiamenti sono frutto di attenta considerazione del proprio ruolo nell'educazione della gioventù: «Faccio anche il "postino", - dice - che porta la posta tra i giovani». Nei grandi raduni, come negli incontri parrocchiali, Giovanni Paolo realizza una dimensione di Chiesa "soggetto" di pastorale giovanile che ha proprio nella figura del Papa il primo operatore di comunione e di unità.
    «Dobbiamo creare questa comunione dei giovani attraverso il mondo, perché questo crea anche una forza. E così formiamo la Chiesa. E il Papa deve essere questo "legame": questa è la sua missione, per questo lo ha chiamato Cristo, dicendogli: "Seguimi". In un certo momento della vita ha detto così anche a Pietro, e poi lo ha detto ai suoi successori sino a quest'ultimo». [3]
    Giovanni Paolo II invita i giovani a partecipare alla vita della Chiesa, perché - dice - la Chiesa ha bisogno dei giovani. A questi però dice anche che loro stessi sono la Chiesa, sottolineando l'importanza di riconoscersi ed operare comunitariamente. Anche i giovani sono "soggetto" di pastorale, perciò ne devono prendere coscienza.
    Il coinvolgimento creato dal Papa darà i suoi frutti nella GMG, che dal 1986 in poi diventerà il riferimento privilegiato del cammino formativo con i giovani e nuovo evento della "narrazione" coinvolgente di Wojtyla. Volendo esaminare questo percorso si trova una stretta connessione tra l'insegnamento del Papa relativo alla testimonianza personale della fede, che sarà sviluppato in apposito luogo, e la dimensione comunitaria della stessa testimonianza che vede proprio la GMG quale "soggetto ecclesiale" di pastorale giovanile.
    È bene aver presente questa distinzione fin dall'inizio La Giornata Mondiale ha molteplici dimensioni. Essa è luogo di incontro, esperienza di comunione e di fede per i giovani, ma è anche espressione di una Chiesa giovane, icona di pace e di fratellanza tra i popoli, che si presenta al mondo e agli altri giovani come testimonianza, soggetto essa stessa di evangelizzazione e di promozione della gioventù.

    La GMG

    Giovanni Paolo II ha premura che la gioventù abbia un proprio ruolo nell'istituzione ecclesiale. Egli nota una mancanza sia di strutture rappresentative sia della dovuta attenzione ai giovani quali soggetti attivi nella vita della comunità dei credenti. Proprio in relazione a questa aporia della Chiesa, infatti, dirà loro:
    «Forse anche alcuni cristiani, in qualche momento, si sono lasciati afferrare dalla tentazione di non prendere sul serio le vostre aspirazioni; ma oggi, alla luce della conversione che investe tutta la comunità, noi vi diciamo che nella Chiesa potete e dovete essere veri protagonisti». [4]
    Con la sua azione tendente a promuovere la partecipazione dei giovani, il Papa fa perciò assumere un significato prettamente ecclesiologico al cammino di istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù. Essa è il volto giovane della Chiesa.
    Dai documenti si nota che Giovanni Paolo II non ha un piano pastorale prestabilito il cui fine sono le GMG. Piuttosto coglie delle opportunità, dei segni che si presentano all'orizzonte e li valorizza al meglio, mettendoli in pratica come idee guida. Sono segni ed esperienze che assumeranno carattere fondante di strutture particolari, per cui è importante metterli in evidenza.
    Nei viaggi internazionali, come anche nelle visite alle diocesi italiane, si era già manifestata una adesione plebiscitaria ed entusiasta dei giovani ai raduni con il Papa (Parigi, Madrid, Monza, ecc.). Il Giubileo del 1984 offrirà tuttavia la prima occasione per un incontro internazionale, visto che non può mancare un appuntamento giubilare con i giovani. Il Papa si fa quindi banditore dell'evento e, sfruttando il collegamento televisivo con vari paesi, invita i giovani del mondo a questo appuntamento di preghiera, condivisione e letizia. [5]
    Il suo commento al termine dell'anno giubilare non può che essere positivo. Gli ambienti interpellati hanno risposto generosamente e diversi sono stati i momenti significativi ed eloquenti. Nondimeno dice il Papa: «La risposta dei giovani è stata eccezionale: ha superato ogni altra risposta». Giovanni Paolo matura la convinzione della necessità di queste esperienze di grande raduno giovanile e parla di domande e progetti che vorrebbero riprendere questa felice intuizione. Soprattutto pensando ai giovani del giubileo dice che essi «hanno annunciato qualcosa per il futuro». Di qui la sua riflessione si organizza intorno al tema della visibilità.
    «Abbiamo bisogno di tali esperienze. Tramite queste ci sentiamo Chiesa, ci vediamo come Chiesa. Alcuni forse vorrebbero che la Chiesa fosse più nascosta, meno visibile: ma questo non è giusto. La Chiesa deve essere visibile, soprattutto per se stessa: dobbiamo vederci tutti noi che siamo Chiesa, non possiamo essere nascosti l'uno all'altro con la nostra personale religiosità interiore, senza comunicazione, senza comunione, senza apostolato. Noi dobbiamo essere una Chiesa visibile». [6]
    Il Papa afferma che la visibilità rende più facile la comunione e concede alla Chiesa lo spazio che le è dovuto, spazio di presenza e testimonianza nella società pluralista contemporanea. Egli ha vissuto il giubileo dei giovani con gioia ed entusiasmo. Ha sentito il soffio dello Spirito di Pentecoste che può trasformare i cuori e ne ha visto i frutti nei volti dei giovani. Perciò incoraggia il Pontificio Consiglio per i Laici a portare avanti il programma di replicare l'avvenimento. «Sarebbe un errore - dice - non afferrare l'opportunità pastorale offerta da tali raduni». [7]
    Il 1985, dichiarato dall'ONU anno internazionale della gioventù, dà la migliore opportunità per ripetere l'esperienza del giubileo giovanile. La data prescelta è ancora la domenica delle Palme, che già vede l'affluenza di un certo numero di giovani nella basilica vaticana, mentre l'invito rivolto alla gioventù di tutto il mondo stavolta coinvolge anche gli episcopati e chiede l'adesione dei movimenti e delle associazioni cattoliche internazionali. «L'incontro con la città eterna - sottolinea il Papa - darà espressione alla vitalità della Chiesa oggi». [8]
    Si ripete l'evento di una festa strepitosa, l'adesione entusiasta dei giovani. Il Papa auspica che tale esperienza continui negli anni futuri attraverso l'istituzione di una Giornata Mondiale della Gioventù. [9] A fine anno '85 ricorda con commozione gli eventi di questi giorni. Richiama alla memoria l'intima partecipazione alla preghiera di tutti i presenti; preghiera che ha reso tutti un cuor solo e un'anima sola. Dei giovani sottolinea che hanno preso parte con gioia travolgente e composta alla processione: «Essi erano non una massa anonima, non numero, ma presenza viva e personale! ». Ringrazia i vescovi, i sacerdoti e gli animatori di pastorale giovanile ritenendo che l'incoraggiamento e il supporto delle diocesi siano stati alla base dell'adesione larga e corale dei giovani, quindi comunica l'istituzione della Giornata Mondiale: «Il Signore ha benedetto quell'incontro in modo straordinario, tanto che, per gli anni che verranno, è stata istituita la Giornata Mondiale della Gioventù, da celebrare la Domenica delle Palme, con la valida collaborazione del Consiglio per i Laici». [10]
    La prima GMG si svolge a livello diocesano nel 1986, ed ha per motto il passo della Prima lettera di Pietro: «Sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3,15). Nello stesso anno il Papa rende nota l'istituzione della «Sezione Giovani» del Pontificio Consiglio per i Laici, che curerà in particolare l'organizzazione delle Giornate Mondiali. [11] A breve scadenza annuncia poi che la seconda GMG, questa volta internazionale, sarà celebrata a Buenos Aires e avrà come tema il brano tratto dalla Prima lettera di Giovanni: « Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi» (1 Gv 4,16).
    L'organizzazione della Giornata Mondiale raggiunge in pochi anni la sua strutturazione definitiva. La Sezione Giovani coordina il lavoro di preparazione che le conferenze episcopali elaborano a livello nazionale, grazie all'istituzione dei Servizi Nazionali dí Pastorale Giovanile. Il Forum Internazionale inizia invece il suo cammino di rappresentanza dei giovani per una migliore loro partecipazione al Li vita della Chiesa. [12]
    Il Santo Padre vede la GMG come una fervente manifestazione di speranza e una corale espressione dell'impegno giovanile nella Chiesa, un mezzo privilegiato di pastorale.
    «La Giornata Mondiale della Gioventù si presenta come un segno chiaro ed eloquente per il mondo. Le nostre voci proclamano unanimemente la nostra fede e la nostra speranza. Desideriamo accendere un fuoco di amore e di verità che attiri l'attenzione del mondo... Desideriamo scuotere il torpore del nostro mondo, con il grido convinto di migliaia e migliaia di giovani pellegrini che annunciano Cristo redentore di tutti gli uomini». [13]
    Proprio per dar forza e vigore alla testimonianza comunitaria, oltre che personale, Giovanni Paolo II invita costantemente i giovani a prendere parte attivamente alla vita ecclesiale. La GMG mostra il volto giovane della Chiesa, il volto di giovani che non sono solo destinatari della pastorale, ma protagonisti della missione. Essa è come una festa della giovinezza, una tappa inedita e permanente nella vita della comunità ecclesiale. Il Papa ritiene giustamente che senza l'entusiasmo dei giovani la Chiesa sarebbe meno splendente.
    La capacità dei grandi raduni giovanili di svolgere un ruolo attivo nella missione della Chiesa emerge con una connotazione particolare di "popolo della pace", giovani per la "non violenza", nella Giornata Mondiale di Denver '93.
    «Nel suo insieme Denver è stata una grande sorpresa offerta dalla gioventù alla società, soprattutto alla società americana. È stato notato che in quei giorni la gente si è spontaneamente comportata in modo eccezionalmente gentile, non si sono verificati episodi di violenza o di aggressività, cosa che oggi accade assai spesso. Non ci sono stati abusi.
    Denver è stata una viva immagine della vigna che il Padre celeste coltiva, innestando nelle anime la nuova vita per mezzo di suo Figlio». [14]
    La gioia dello stare insieme, la provenienza internazionale e perciò multiculturale della gioventù, produce nella Giornata Mondiale una grande affermazione della vita. L'incontro mette in luce una gioventù capace di "sorprendere" il mondo per la ricchezza dei suoi valori, per il coraggio di vivere e per la sua testimonianza di pace e solidarietà. La GMG è un icona vivente della Chiesa, una testimonianza della vocazione universale del popolo di Dio.

    Il pellegrinaggio

    Il processo di istituzione della GMG porta con sé due particolari che ne qualificano la forza aggregativa: la consegna della croce dell'Anno Santo 1984, che da quel momento inizierà un pellegrinaggio ininterrotto fra i giovani di tutti i continenti; l'introduzione del messaggio del Papa ai giovani per la GMG, che definirà data e luogo delle giornate e offrirà un tema di riflessione per il cammino di preparazione all'incontro annuale.
    Si tratta di ulteriori elementi di identificazione che, con il loro valore simbolico, evocano un appartenenza, una vicinanza tra i giovani di tutto il mondo. Dal momento della consegna, la croce sarà sempre presente nel percorso della GMG. Con particolari liturgie, passerà di mano in mano ai giovani delle differenti nazioni, dando vita ad uno speciale cammino che vede la gioventù radunarsi intorno ad essa. Ogni nazione in cui si celebra la Giornata Mondiale riceverà la croce e potrà custodirla e vederla passare di gruppo in gruppo, di diocesi in diocesi, sul proprio territorio, fino al successivo passaggio alla nuova nazione ospitante. [15] Questo processo genera un'attenzione e un protagonismo positivo, veicolando in sé una forte connotazione di universalità.
    Dal canto loro, i temi di riflessione proposti attraverso il messaggio annuale costituiscono un itinerario di formazione che approfondisce gli argomenti principali della fede: Cristo via, verità e vita; Dio Amore; la fede e l'ascolto di Maria; la Chiesa; la figliolanza divina nello Spirito Santo; la testimonianza. Il percorso ha nondimeno una chiara prospettiva cristocentrica, proponendosi con immagini evocative della contemplazione di Cristo e come una grande esperienza di fede. [16]
    Perciò, al seguito della "croce pellegrina" ma anche per una scelta fortemente motivata del pontefice, un'immagine ricorrente entra pian piano a descrivere e poi sempre più a qualificare l'esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù: il pellegrinaggio.
    Giovanni Paolo II fin dall'inizio del pontificato ha sottolineato la rinascita dell'antica cultura del pellegrinaggio, ed egli stesso con i suoi viaggi ne è diventato un tenace protagonista e annunciatore. Egli ritiene che l'uomo contemporaneo, più di quello delle precedenti generazioni, è un uomo "in cammino" e pertanto aderisce volentieri ai pellegrinaggi. Soprattutto i giovani sono attratti dell'esperienza del viaggio. Questo perché la vita stessa è un pellegrinaggio, un cammino alla scoperta di se stessi e dei valori che modellano l'esistenza.
    «Il pellegrinaggio simbolizza la vostra vita. Significa che non volete stabilirvi, che resistete a tutto ciò che mira a spegnere le vostre energie, a soffocare le vostre domande, a chiudere il vostro orizzonte. Si tratta di mettersi in rotta accettando la sfida delle intemperie, di affrontare gli ostacoli - soprattutto quelli della nostra fragilità -, di perseverare fino alla fine. Gesù è il nostro cammino. Egli ci accompagna, come ha fatto con i discepoli di Emmaus». [17]
    Giovanni Paolo si dice colpito dalla nuova fioritura di pellegrinaggi, in essi vede uno dei segni della vita dei giovani nella Chiesa. La GMG è il frutto del pellegrinaggio dei giovani sulle vie del mondo, un "pellegrinaggio mediante la fede"; per questo ha un significato spirituale profondo e può essere già in sé un grande insegnamento. Essa ricorda quanto ha affermato il Concilio Vaticano II, ovvero che la Chiesa è il Popolo di Dio in cammino verso la città futura (LG 9).
    Ma il valore del pellegrinaggio è soprattutto nell'esperienza di quanti si mettono in cammino. Il Papa traccia in questa direzione una soluzione innovativa al tema della Chiesa quale "spazio" della pastorale giovanile. La GMG si presenta con i tratti profondi e spirituali, con le esigenze interiori, ascetiche e mistiche del tradizionale pellegrinaggio, rinnovato dalla universalità delle masse che mette in movimento. Un popolo in cammino dai tratti fortemente inculturati nel tempo presente. Espressione di una comunione graduale, che pur non escludendo nessuno dalla Chiesa, tuttavia invita tutti ad un progresso, ad un andare verso la meta che tutti trascende.
    «Voi giovani siete tra i più sensibili a rivivere, oggi, il pellegrinaggio come "cammino" di rinnovamento interiore, di approfondimento della fede, di rafforzamento del senso della comunione e della solidarietà con i fratelli, e come mezzo per scoprire le personali vocazioni. [...] Cercate di ritrovare, durante i giorni del pellegrinaggio, lo spirito degli antichi pellegrini, coraggiosi testimoni della fede cristiana». [18]
    Il cammino rappresenta un profondo spirito di conversione, il desiderio di tornare a Dio e purificarsi. È ricerca di risposte sul senso della vita e sulle scelte da fare; ogni crocevia interroga l'uomo sulle sue scelte, sul percorso della sua esistenza. L'uomo è un pellegrino dell'Assoluto, un pellegrino di Cristo, perciò il pellegrinaggio risponde ad una esigenza del cuore, cogliendo in modo particolare la sensibilità soprattutto della gioventù.
    Nell'insegnamento del Papa Gesù Cristo è la via che è il prototipo del pellegrinaggio terreno. La vita umana, la vita del credente, è infatti un continuo pellegrinare. Già nell'Antico Testamento Abramo è la prima figura di pellegrino, poiché è chiamato a mettersi in cammino seguendo solo la voce di Dio. Abramo è il padre della fede che si fa annuncio di colui che è il compimento della fede: Gesù Cristo. Il pellegrinaggio, perciò, è fatica! È uscire da se stessi, uscire dalla mentalità del mondo. È espressione di ascesa a Dio. Ci si mette in cammino trovando gli altri che camminano. Così si forma il cammino della Chiesa, come anche il grande pellegrinaggio giovanile della GMG. [19]
    Giovanni Paolo ricorda che, nella Bibbia, Israele conserva il ricordo del cammino nel deserto sotto la guida di Mosè. Cammino che conduce dalla schiavitù al servizio dell'unico vero Dio. Il ricordo di questo evento divenne vivo nel culto del popolo, tanto che gli ebrei per celebrarne il memoriale usavano tornare in pellegrinaggio a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Anche Gesù - dice il Papa - ha compiuto questo pellegrinaggio, prima da adolescente nell'episodio che lo vede tra i dottori nel tempio, poi pellegrino nel giorno delle palme, nei giorni prossimi alla Pasqua che lo vedranno portare a compimento le antiche attese.
    «Gesù di Nazareth è un pellegrino straordinario, unico! Il suo peregrinare non è misurabile con categorie geografiche. Egli stesso ne parla col suo misterioso linguaggio: "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre" (Gv 16,28). Ecco la giusta dimensione del suo pellegrinaggio!». [20]
    In Cristo è la piena dimensione di ogni peregrinare umano. Egli è colui che conferisce senso definitivo al pellegrinaggio terreno dell'uomo. Per questa ragione il Papa ritiene importante il fatto che la domenica delle Palme sia riconosciuta come giornata dei giovani, perché furono i giovani che più degli altri accolsero Gesù pellegrino nel suo ingresso a Gerusalemme. Essi manifestarono l'entusiasmo di una scoperta che continua a stupire ancora oggi: l'entusiasmo per Cristo.
    «Sul finire del secondo millennio cristiano, essi hanno intrapreso un grande pellegrinaggio che, sotto il segno della croce itinerante, li conduce lungo i sentieri della civiltà dell'amore. È un pellegrinaggio che si articola in molteplici livelli: parrocchiale, diocesano, nazionale, continentale e mondiale». [21]
    La GMG è un popolo pellegrinante, un pellegrinaggio nella fede e nella libertà in cui i giovani si incontrano e scambiano esperienze. Come un momento di approfondimento e verifica del cammino quotidiano che porta i giovani del mondo presso i grandi santuari della tradizione cristiana, oppure nel cuore delle metropoli moderne o nella "città santuario" di Roma. I giovani cercano cammini esigenti ma autentici e i pellegrinaggi rispondono alle loro esigenze.
    Le manifestazioni locali e mondiali dei raduni giovanili sono accomunate dall'idea del Popolo di Dio pellegrinante nel mondo (LG 9), popolo che affronta le difficoltà e le sfide di ogni tempo. Nella GMG i giovani si rafforzano nel loro credo desiderando procedere insieme nella fede e nel servizio lungo il cammino della vita. Sono occasioni provvidenziali di incontro con Cristo e con se stessi, incontro personale e comunitario nella fede, grande aiuto al senso di identità e appartenenza.
    La Giornata Mondiale è pertanto una giornata della Chiesa con i giovani e per i giovani. Manifestando in questo modo il suo carattere al tempo stesso di "soggetto" operante la pastorale giovanile e di "spazio" accogliente per la pastorale giovanile.


    NOTE

    1 Si intende far riferimento a quelle dinamiche sociali per cui si forma un rapporto e una comune identità, espressa dal sentimento amicale e valoriale del «noi». Cf. F. GARELLI, «Appartenenza», in M. MIDALI - R. TONELLI (edd.), Dizionario di Pastorale Giovanile, Elledici, Leumann 1989, pp. 91-97.
    2 Omelia, Boston 01/10/1979, in Insegnamenti, II/2, p. 516; ancora ripeterà l'elenco di tutte le nazioni dove ha incontrato i giovani cf. ad esempio: Discorso in Gahon, Libreville 18/02/1982, in Insegnamenti, V/1 p. 611.
    3 Discorso ai giovani, Vicenza 08/09/1991, in Insegnamenti, XIV/2, p. 533.
    4 Lettera ai giovani di Roma, Città del Vaticano 07/02/1984, in Insegnamenti, VII/1, p. 253.
    5 Regina Coeli, Milano 22/05/1983, in Insegnamenti, VI/1, p. 1342.
    6 Discorso ai giovani di CL, Castel Gandolfo 13/05/1984, in Insegnamenti, VII/1, p. 1409.
    7 Discorso al Pontificio Consiglio per i Laici, Città del Vaticano 19/11/1984, in Insegnamenti, VII/2, pp. 1250-1251.
    8 Angelus, Città del Vaticano 25/11/1984, in Insegnamenti, VII/2, pp. 1298-1299.
    9 Messaggio alla città e al mondo, Città del Vaticano 07/04/1985, in Insegnamenti, VIII/1, p. 936.
    10 Allocuzione al Collegio dei Cardinali, Città del Vaticano 20/12/1985, in Insegnamenti, VIII/2, pp. 1558-1559.
    11 Discorso al Pontificio Consiglio per i Laici, Città del Vaticano 07/06/1986, in Insegnamenti, IX/1, p. 1782.
    12 Per una ricostruzione particolareggiata delle GMG si può vedere anche: S. RUMEO, Giovanni Paolo II e i giovani. Insieme, Edizioni del Seminario, Caltanissetta 2008, pp. 419-560.
    13 Discorso davanti alla cattedrale, Santiago de Compostela 19/08/1989, in Insegnamenti, XII/2, p. 273.
    14 Omelia alle messa per gli universitari, Città del Vaticano 14/12/1993, in Insegnamenti, XVI/2, p. 1466.
    15 Nel 2003 alla croce sarà unita una icona della Vergine Maria.
    16 Cf. A. NAPOLIONI, La strada dei giovani. Prospettive di pastorale giovanile, San Paolo, Cinisello Balsamo 1994, p. 122.
    17 Discorso ai giovani d'Europa, Strasburgo 08/10/1988, in Insegnamenti, XI/3, p. 1103.
    18 Messaggio per la IV GMG, Città del Vaticano 27/11/1988, in Insegnamenti, XI/4, p. 1663.
    19 Cf. Omelia alla partenza del pellegrinaggio per Loreto, Macerata 19/06/1993, in Insegnamenti, XVIII/1 pp. 1592-1599.
    20 Omelia nella domenica delle Palme, Città del Vaticano 09/04/1995, in Insegnamenti, XVIII/1, p. 952.
    21 Ibidem, p. 953.

    (Dario Di Giosia, LA PASTORALE DEI GIOVANI. Uno studio sul magistero di Giovanni Paolo II, Libreria Editrice Vaticana 2011, pp. 108-118)

    * Per comodità e utilità del lettore, aggiungiamo qui un indice delle FONTI: Fonti del magistero di Giovanni Paolo II sui giovani, pubblicato dall'autore in un articolo successivo di cui qui offriamo il link: Gioventù e nichilismo: la pedagogia di Giovanni Paolo II e i suoi riflessi nel magistero di Papa Francesco


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