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    Adolescenti sempre più soli:

    colpa dello smartphone?

    Federico Guerrini


    Secondo alcuni ricercatori, privilegiare i rapporti virtuali a quelli in carne e ossa avrebbe rinchiuso quindicenni e sedicenni in una bolla, aumentando il rischio di depressione e disturbi mentali.

    Il senso di solitudine è più che raddoppiato fra gli adolescenti, un fenomeno che potrebbe essere legato alla diffusione capillare degli smartphone: lo sostiene uno studio pubblicato di recente sulla rivista Journal of Adolescence.
    La ricerca ha preso in esame il periodo compreso fra il 2012 e il 2018, sfruttando i dati raccolti nell’ambito del Programma per la Valutazione internazionale dello studente (meglio noto come Pisa), un’indagine triennale che indaga sul livello di istruzione degli adolescenti dei Paesi industrializzati.
    Fra le domande presenti nel questionario, una riguarda il “senso di solitudine a scuola”: in 36 delle 37 nazioni analizzate è risultato in forte aumento. Gli studiosi hanno cercare di capire se l’incremento potesse essere causato da fattori socio-economici, come il livello di disoccupazione, il Pil o la dimensione media dei nuclei familiari, non riscontrando però alcuna significativa correlazione.
    “È sorprendente che la tendenza sia così simile in così tanti Paesi diversi” – ha detto Jean Twenge, che insegna Psicologia alla San Diego State University ed è l’autrice principale dello studio – D’altra parte, se questa tendenza fosse causata dagli smartphone o dalla comunicazione elettronica, un aumento mondiale è esattamente quello che ci si aspetterebbe di vedere”.
    La comunicazione via smartphone e, in particolare, attraverso social media e app di messaggistica, si è affermata fra i più giovani in periodi diversi a seconda delle nazioni (negli Usa, in Corea del Sud, Svezia e Danimarca, è arrivata prima che altrove), ma in generale si può dire che dal 2012 in poi quasi ogni adolescente possedesse un telefonino.
    Secondo i ricercatori, privilegiare i rapporti virtuali a quelli in carne e ossa, i legami deboli rispetto a quelli più stretti, la luce fredda di uno schermo al chiasso degli spogliatoi, avrebbe rinchiuso quindicenni e sedicenni in una bolla, aumentando il rischio di depressione e disturbi mentali. Anche gli incontri di persona avrebbero perso smalto: il phubbing, quel fenomeno per cui ci si dedica a controllare le notifiche, ignorandosi a vicenda, è sempre in agguato.
    A essere messi peggio sono gli adolescenti dei Paesi anglosassoni, quelli slavi e i baltici e latino-americani. E noi? Sarà per la maggiore attitudine ai rapporti interpersonali, sarà che siamo semplicemente più caciaroni, noi italiani, assieme a francesi, spagnoli e altri, siamo invece nella parte bassa della classifica.
    Lo studio sembrerebbe confermare quanto riportato da altre ricerche e vari reportage: memorabile, a questo proposito, la scena del documentario The Social Dilemma, in cui un teenager si arma di martello per riappropriarsi del telefonino, infrangendo la teca in cui i genitori lo avevano rinchiuso.
    L’effetto deleterio dello smartphone in ambito scolastico sembra essere confermato anche da decisioni come quella del governo francese, che due anni fa ha vietato l’utilizzo del cellulare nelle scuole elementari e medie. Anche se in questo caso la motivazione era più legata al calo di concentrazione nelle lezioni, che al maggior grado solitudine percepito. In Italia, un gruppo di deputati del Movimento 5 Stelle ha presentato quest’anno una proposta di legge per curare la dipendenza da smartphone di bambini e adolescenti.
    Quella del complicato rapporto che i più giovani hanno con i telefonini è dunque una questione quanto mai attuale, anche se sul modo di affrontarla non c’è unanimità di vedute. Un po’ per la natura stessa del tema: è davvero possibile, per esempio, misurare con precisione il livello di solitudine percepito? Ma un po’ anche perché tale rapporto è in continua evoluzione e può essere influenzato da circostanze esterne, come la pandemia.
    Del resto, i dati utilizzati nello studio del Journal of Adolescence si fermano al 2018: su quanto accaduto in seguito non ci sono rilevazioni, ma è lecito ipotizzare che l’isolamento domestico e la didattica da remoto non abbiano migliorato la situazione. Chiudendo ancor più gli adolescenti nella loro solitaria bolla tecnologica.

    (La Stampa, 06 agosto 2021)

    QUI il rapporto in inglese: Worldwide increases in adolescent loneliness
    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0140197121000853


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