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    Sport e Oratorio

    Daniele Pasquini

    (NPG 11-05-75)

    Molti campioni sportivi sono nati e cresciuti in Oratorio. Tutti sono pronti a riconoscere che lo sport praticato negli oratori è stato ed è ancora oggi un anello fondamentale e indispensabile per lo sviluppo e la crescita del sistema sportivo italiano.

    Molti ritengono che si debba tornare ad un maggior protagonismo dello sport oratoriano, riconoscendo da un lato che lo sport oggi si pratica prevalentemente fuori dagli oratori e dalle parrocchie, ma riconoscendo anche dall’altro lato che l’allontanamento della pratica sportiva dagli ambienti oratoriani e parrocchiali ha portato ad uno svuotamento valoriale e di senso dello sport stesso.

    Per capire meglio questo legame, è indispensabile ripercorrere le ragioni storiche di questa alleanza tra sport e oratorio, cogliendo le ragioni profonde di questa «nostalgia» verso uno sport praticato e vissuto negli oratori.

    L’attuale rapporto tra lo sport moderno e l’Oratorio è il punto di arrivo di un percorso secolare, che ha avuto certamente alti e bassi, ma che non si è mai interrotto, consentendo di accumulare un patrimonio progettuale ed esperienziale alla cui luce vanno comprese le proposte odierne.

    L’Oratorio non è una realtà «altra» rispetto all’identità del sistema sportivo, anzi è parte delle sue fondamenta più lontane. 

    Gli inizi del 1900 

    Nel 1906 la Chiesa fonda la FASCI (Federazione Associazioni Sportive Cattoliche Italiane) per riunire in un progetto unico le società sportive che si andavano formando negli Oratori, negli Istituti e nelle Opere cattoliche.

    Prima di essere costretta dal regime fascista a sciogliersi nel 1927, la FASCI aveva avuto modo di fare elaborazione culturale sul nascente fenomeno sportivo e sul modo in cui quel fenomeno andava interpretato e rielaborato nell’ambito cattolico. Ne erano derivate alcune scelte di fondo: non fermarsi alle attività ginniche ma, appunto, allargarsi alle discipline sportive emergenti; rifiutare il modello sportivo competitivo che faceva da sfondo all’olimpismo decoubertiniano; vedere nelle società sportive altrettanti centri di promozione umana e sociale, dove attraverso lo sport (ma sarebbe meglio dire intorno allo sport) si volevano fare crescere buoni atleti che fossero anche buoni cristiani e buoni cittadini, e in molti casi si cercava di intervenire per migliorare le condizioni di vita della comunità. 

    Il secondo dopoguerra 

    L’Associazionismo sportivo all’interno degli oratori del secondo dopoguerra nacque in un contesto molto diverso. I vecchi contrasti di inizio secolo tra associazionismo sportivo cattolico e quello di stampo laico-liberale, animato da spirito anticlericale, non avevano più motivo di essere. Il progetto non era più quello di «federare» e coagulare l’associazionismo sportivo di estrazione cattolica, ma di uscire fuori… di casa, contagiando il resto del mondo sportivo con i valori, le finalità, i metodi dello sport di ispirazione cristiana.

    Inizialmente, nel contesto difficilissimo dell’immediato dopoguerra, le società sportive che andavano rinascendo all’interno delle diocesi, delle Parrocchie e degli Oratori, si coagularono nel Centro Sportivo Italiano, fondato nel giugno 1944 da Luigi Gedda e altri uomini di spicco dell’Azione Cattolica, proponendosi come una continuazione dell’esperienza della FASCI.

    Il radicamento nelle realtà sportive cattoliche del territorio rimase comunque forte negli anni ’50 e ’60, producendo tra l’altro una notevole fioritura di campioni: nel calcio (Gianni Rivera per tutti) come nel ciclismo, nel tennistavolo, nello sci.

    L’attenzione di ricerca per un modo cristiano di concepire, proporre e vivere lo sport – ispirata dal magistero di Pio XII e Giovanni XXIII – si fonde con la tensione «laica» ad una fase di forte impegno politico per chiedere che le istituzioni centrali e territoriali si facciano carico di supportare la promozione sportiva in ogni ambito sociale possibile. 

    Gli anni Settanta e Ottanta 

    In questa differente «vocazione», oltre che nelle trasformazioni della società civile e dell’istituzione parrocchiale, è da vedere l’origine di quell’allontanamento tra Sport e Oratorio, e più in genere associazionismo sportivo e Oratorio, che si consumò negli anni Settanta e Ottanta per un insieme di fattori, così efficacemente sintetizzati da mons. Carlo Mazza (Parrocchia e sport. Per un rinnovato impegno progettuale, 1989): 

    «Nell’evoluzione dei tempi, la legittima e doverosa espansione dell’attività sportiva in ambiti non strettamente parrocchiali e la crescente domanda di specializzazione dei servizi, delle professionalità e delle competenze nello sport hanno spostato l’asse di interesse e di promozione, spingendo le associazioni a ‘fare sport’ anche altrove. Forse fin troppo altrove tanto da distaccarsi dall’originale radicamento, con il rischio di non capire più ‘il dove’ e ‘il perché’ dello sport in Parrocchia e la sua specificità rispetto ad ‘altro’ sport, causando non poche ambiguità e separatezze». 

    I fattori per cui i parroci hanno via via estromesso l’attività sportiva dai loro cancelli riguardano la scarsa fiducia nella validità dello sport come significativo mezzo di promozione umana e sociale. Le derive discutibili cui è soggetto lo sport alla fine del secondo Millennio (in particolare lo sport commerciale e di spettacolo del calcio professionistico) sembrano avallare la convinzione che proporre lo sport ai ragazzi sia addirittura diseducativo. 

    Gli anni Novanta 

    Rinnovare e attualizzare il rapporto con l’Oratorio è un obiettivo sul quale si ricomincia a lavorare negli anni Novanta, incoraggiati dalla costituzione della Commissione ecclesiale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, presieduta da mons. Salvatore Boccaccio. La progettualità della pastorale sportiva trova nuova linfa e orientamenti magisteriali prima nell’opera della Commissione e poi in quella dell’Ufficio per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, diretto da mons. Mazza. L’Associazionismo sportivo di ispirazione cristiana promuove al suo interno una riflessione ad ampio raggio, fatta di convegni sulla pastorale sportiva, come Catechesi e Pastorale dello sport per gli anni ’90 (1991), Parrocchia e sport: quale futuro? (1993), Sport e Chiesa: Pastorale sportiva e progetto culturale (1997).

    Il lavoro preliminare serve a mettere a fuoco gli elementi portanti del rinnovato impegno associativo negli Oratori e nelle Parrocchie. In sintesi:

    il corpo: pochi contesti spingono ad elaborare una cultura del copro come lo sport. Si introduce, così, un’educazione alla diffe­renza di genere, al rispetto di sé, all’elaborazione di una cultura del corpo diversa da quella che viene proposta dai mezzi di co­municazione di massa;

    la preghiera: lo sport, e l’atleta che lo pratica, pos­siede una liturgia. E l’applicazione, anche se meccanica, inizia un percorso di apprendimento. La frequentazione del rituale non è cosa da sottovalutare, in un mondo che spinge alla quantificazio­ne (mercificazione);

    le relazioni: lo sport è una risposta, concreta, pratica, vissuta da relazioni;

    l’allenamento, il tempo e lo spazio: basta con il tutto e subito; nell’alle­namento si rigenerano le dimensioni dello spazio e del tempo. L’al­lenamento insegna che il tempo non è un istante da divorare, ma una successione di attimi da cogliere;

    la vittoria: saper vincere è molto più difficile che saper perdere. Bisogna insegnare a saper vincere conservando il giusto equilibrio, senza farsi contagiare con i miti del successo;

    la narrazione: lo sport costringe a incontrarsi, a frequentare Io spogliatoio, a relazionarsi con diversi ruoli. Ogni educatore spor­tivo deve raccontarsi e far raccontare.

    la gestione del desiderio e l’identificazione del bisogno: Io sport, oggi, può aiutare molto a comprendere la distinzione tra desiderio e bisogno. La pratica e l’esperienza sportiva inse­gnano l’essenziale come dimensione ontologica e stile di vita: uno sportivo bada al sodo, al concreto. Rinuncia agli orpelli e privile­gia ciò che è indispensabile. Riscoprire l’essenziale, il bisogno, ciò di cui non si può fare a meno significa imparare a compilare le priorità, che è l’esatto contrario delle proposte di consumo e fruizione dei ser­vizi e dei beni; 

    Gli anni Duemila 

    Uno sport umanizzato e umanizzante, attento ai suoi riflessi sociali, è proprio ciò che si propone nei primi anni del Duemila. Si guarda alle Parrocchie e agli Oratori come i luoghi di elezione dove realizzare lo sport del nuovo Millennio, dove costruire Società sportive che siano veri e propri «laboratori sociali», un centro nevralgico partendo dal quale tessere una rete di rapporti, di collaborazioni, di progetti comuni al cui centro c’è l’obiettivo educativo: 

    «La pratica sportiva vissuta e proposta dai cristiani – sostiene il CSI nel proprio progetto A scuola di valori in parrocchia con lo sport – mostra tutta la sua potenzialità educativa e formativa quando è messa in rapporto con tutti momenti e gli aspetti dell’esistenza. Quando nella comunità cristiana esiste una azione pastorale dei e per i ragazzi, dei e per i giovani, della e per la famiglia, della e per la scuola, del e per il tempo libero, dei e per gli anziani... vanno cercate tutte le possibili integrazioni e collaborazioni. Non c’è parrocchia, associazione, animatore, catechista... che possa ignorare lo sport. Non c’è proposta sportiva che non debba integrarsi con tutta la gamma dei settori pastorali (gruppo di catechismo, gruppo giovanile, famiglie...). Non c’é possibilità di correre da soli, quasi un’autarchia educativa; c’è bisogno di lavorare in rete, con attenzione reciproca, con sguardo benevolo e positivo sul lavoro altrui». 

    Questo sport, per di più, collima con la nuova domanda sportiva che emerge proprio dalla collettività: lo sport tradizionale, tutto basato sulla sfida e sull’acquisizione della tecnica, perde battute e aderenti a favore di uno sport che aiuti a fare «stare bene». Fare comprendere ai responsabili di Parrocchie e Oratori questa novità è essenziale per superare pregiudizi e resistenze.

    Con l’ingresso nel nuovo millennio, la fase di riflessione ha lasciato il posto a quella di progettazione e sperimentazione. Nascono nelle parrocchie e negli oratori (in particolare del Centro e Sud Italia) nuove forme associative sportive, forme più moderne di aggregazione, più adatta a ragazzi e giovani, che si coagulano intorno all’esperienza sportiva ma si completa con una gamma di altre attività oratoriali: turistiche, teatrali, culturali e sociali. È una proposta sportiva concreta, a bassa soglia di accesso, integrata con le altre attività dell’Oratorio, nella quale l’attività sportiva trova piena dignità all’interno dei piani pastorali delle parrocchie e delle diocesi.

    Alla fine ciò che viene proposto ai giovani è di vivere lo sport in Oratorio come uno spazio di realizzazione personale, uno stile di vita, un’esperienza di condivisione, una comunità in cui promuovere la solidarietà. L’attività sportiva si colloca nella prospettiva di un contributo alla concretizzazione di quella funzione sociale svolta dagli Oratori, appena riconosciuta e sostenuta dallo Stato con la legge 206/2003, cui fanno seguito leggi regionali di analogo contenuto.

    Sul piano della pastorale, la validità della proposta sportiva sta nell’offrire alle Chiese locali uno specifico contributo, un’opportunità in più, per l’attuazione del loro compito di evangelizzazione. È un’opportunità su cui lavorare insieme, non un modello imposto, ma un modello di associazionismo che nasce dal basso, spontaneamente e facilmente, attraverso la proposta aggregativa dello sport. Il gruppo sportivo non definisce cose da fare o da imporre all’Oratorio o al parroco, ma cerca invece una strada, un percorso per essere al fianco del parroco nella comunità parrocchiale, attraverso una disponibilità di cuore e un ruolo ben definito. Il Gruppo sportivo vuole essere un una via per lo sviluppo e la crescita dei nascenti Oratori e una garanzia per gli Oratori tradizionali e storicamente strutturati, secondo quanto indicato dalla Nota pastorale della CEI Sport e vita cristiana del 1995.

    E frutto di questi anni la proposta che il CSI costruisce (insieme alla CEI) e rivolge a Parrocchie e Oratori: consta di un «pacchetto» di strumenti, di servizi e di attività che, nell’insieme, consentono alla Chiesa locale di creare e gestire facilmente il proprio gruppo sportivo, organizzando ex-novo o aggiornando una struttura già esistente.

    Il Rapporto-proposta della CEI su La sfida educativa, che comprende lo sport tra gli strumenti da adottare per vincere tale sfida (dedicando un intero capitolo al valore educativo della pratica sportiva), e la proclamazione della medesima sfida educativa quale campo di impegno della Chiesa italiana per il decennio in corso, sollecita gli Oratori e l’associazionismo sportivo a sviluppare ulteriori azioni di progettazione e sperimentazione. 

    La funzione dello sport negli Oratori della Lombardia 

    Nel marzo 2009 sono stati presentati gli esiti di una Indagine conoscitiva sulla fun­zione dello sport negli Oratori della Lombardia, promossa del CSI Lombardia e dagli Oratori lombardi. Il lavoro, condotto con scrupolo scientifico, ha evidenziato che ad un gruppo sportivo l’Oratorio è ben disposto ad aprire le porte, a condizione di vedere esaudite alcune sue richieste:

    1 – La richiesta di un’attività sportiva specifica, pensata e offerta tenendo delle peculiarità dell’Oratorio rispetto al contesto sportivo «normale».

    2 – La richiesta di una progettualità educativa, essendo ormai chiaro ai più che l’attività sportiva educa quando è sorretta e proposta con intenzionalità educativa, altrimenti può diventare addirittura diseducativa.

    3 – La grande varietà di situazioni che connotano gli Oratori, poi, sollecita la flessibilità delle proposte, fattore per il quale si rende necessaria capacità di progettazione sportivo-educativa.

    4 – La richiesta funzionale di servizi. Oratori e Parrocchie sono già gravati da una molteplicità di problemi gestionali, e vedono nell’apertura allo sport il rischio di un’ulteriore fatica, per di più in un campo con una quantità di norme da osservare, campo di cui hanno poca o nessuna esperienza. 

    Lo sport educa? 

    Si può pertanto concludere che lo sport è storicamente considerato dalla Chiesa una proposta educativa importante e valida.

    Infatti, quando non viene piegato e sottomesso a finalità che non gli sono proprie (come quelle commerciali o di spettacolo) ed è libero di perseguire la propria natura, lo sport è portatore di importanti valori che gli sono intrinseci: il rispetto delle regole, l’insegnamento della disciplina, l’allenamento alla fatica e al sacrificio per raggiungere un risultato, la tensione al miglioramento dei propri limiti, l’accettazione della sconfitta, l’importanza della gestione della vittoria…

    La pratica sportiva, basata esclusivamente sui valori dello sport, tuttavia non basta e non è in grado da sola di educare: da solo lo sport rischia di chiudersi in se stesso e di non avere l’attenzione alla persona nella sua integralità.

    O si educa integralmente o non si educa. Lo sport, pur essendo una dimensione importante della vita di un ragazzo, è solo una delle dimensioni della persona e non può pensare di assolvere da solo alla sfida dell’educazione. Del resto lo sport non può pensare nemmeno di rinchiudersi nel proprio «orizzonte sportivo», illudendosi di essere a posto con la coscienza dedicandosi all’insegnamento dei valori sportivi.

    Troppe volte si pensa che per educare la persona basti educare le sue dimensioni fondamentali: si chiede alla famiglia di seguire la dimensione affettiva (cuore), alla scuola di preoccuparsi della sfera intellettiva (la mente), alla parrocchia di prendersi cura della dimensione spirituale (l’anima) e allo sport di sviluppare quella fisica (il corpo). Ciascuno di questi ambienti e di queste agenzie educative è certamente portatore di valori: tuttavia questo non basta oggi per educare la persona. Non si educa a «valori stagno». 

    Sport e Oratorio: un binomio vincente 

    Per questo motivo lo sport in Oratorio trova l’ambiente e il contesto più fertile per esprimere il proprio potenziale educativo. Il contesto oratoriano, proprio per la sua ecletticità, multidisciplinarità, trasversalità… è un ambiente ideale per creare contaminazioni e sovrapposizioni naturali e spontanee tra la un cammino di spiritualità, le relazioni familiari e amicali, la dimensione sportiva e ludica…

    All’interno dell’Oratorio lo sport ha trovato il luogo ove amplificare e mettere a servizio dell’Uomo le proprie potenzialità educative: da un lato senza imporsi come unica esperienza educativa (e in quanto unica, limitata), dall’altro potendosi integrare naturalmente con le altre esperienze educative proprie della vita oratoriana, attente alla crescita valoriale integrale, alla formazione spirituale, alle relazioni significative…

    Lo sport moderno nasce nell’800 con chiare finalità educative. Oggi lo sport è chiamato a riscoprire le proprie origini, riposizionando con chiarezza e con forza i propri obiettivi sull’educazione e sulla centralità della persona. Lo sport è destinato alla deriva e al fallimento se non recupera la propria vocazione originaria, che è l’educazione.

    Questo può essere fatto solo se lo sport riesce a vestirsi di una nuova umiltà, riconoscendo che da solo non può educare e che necessita di un patto di alleanza educativa.

    Dio salvi lo sport è il titolo di un libro che in una battuta riassume l’urgenza che la Chiesa deve oggi sentire verso il mondo dello sport: la Chiesa ha creduto fortemente nella pratica sportiva quale esperienza educativa e formativa per intere generazioni. Serve risvegliare nuovamente le coscienze.

    Oggi serve una rinnovata stagione di responsabilità della Chiesa verso un ambiente, quello dello sport, che se lasciato abbandonato a se stesso rischia di perdere la strada.

    Per queste ragioni oggi, come in passato, l’Oratorio rappresenta un luogo privilegiato per lo sviluppo dello sport, in quanto in questo luogo lo sport ritrova l’habitat dove esprimere pienamente le proprie potenzialità educative.

    In oratorio lo sport può continuamente ritrovare se stesso.


    [1] Rappresentante del CSI presso il FOI.


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