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    Joseph Cardijn

    (1882-1967)

    Gianni Fornero

    Joseph Cardijn è uno degli uomini del nostro tempo che più ha contribuito a un nuovo atteggiamento della Chiesa nei riguardi del mondo operaio. Con il suo stile intuitivo e impetuoso, ha svolto un ruolo prezioso nell’« abbattere i bastioni » e per aprire una breccia nel dominante atteggiamento intransigente. Con il suo metodo dell’ascolto attento, dello studio rigoroso della realtà operaia e dei fenomeni sociali ha aperto le strade a una nuova intelligenza cristiana delle « realtà terrene ». Il metodo del « vedere-valutare-agire » in pochi decenni ha acquisito piena cittadinanza nella Chiesa, anche nei documenti vaticani.
    Cardijn può essere considerato, a buon diritto, un protagonista e un padre della pastorale giovanile moderna, perché apre le porte della Chiesa a un soggetto fino allora estraneo, se non ostile (i giovani lavoratori), giungendo a fare di questi giovani dei « pescatori di uomini » (secondo il felice titolo del romanzo di Van Der Mersh dedicato alla nascita della GiOC), essi stessi attori della loro liberazione e dell’annuncio evangelico.
    Cardijn è il fondatore della GiOC (Gioventù Operaia Cristiana) ed è ispiratore della nascita di una galassia di Movimenti d’ambiente fra i giovani contadini, studenti, universitari (chiamati a suo tempo JAC, JEC, JUC, JIC...), che sono espressione di una nuova concezione dell’Azione Cattolica: l’Azione Cattolica Specializzata.
    Profondamente convinto della sua dignità presbiterale, dedica la vita alla formazione e al riconoscimento dei « laici in quanto laici » nella Chiesa: egli propone la figura di un laico impegnato nella trasformazione del mondo e nella costruzione di una società solidale.

    1. LA VITA

    Joseph Cardijn nasce a Bruxelles il 13 novembre 1882. I genitori (Enrico e Luisa) si erano trasferiti nella capitale per lavoro, entrambi in una casa borghese, lui come custode-giardiniere, lei come donna delle pulizie e cuoca. Jef viene al mondo piccolo e mingherlino. La levatrice, sua parente, lo porta con sé ad Hall, paese d’origine dei genitori. Essi tornano ad Hall quando Jef ha ormai 5 o 6 anni. Il padre avvia un piccolo commercio di carbone, la madre una specie di locanda. «Mi conoscevano tutti come il figlio di Rico, il carbonaio - ricorda Cardijn molti anni dopo -. Ed anche io, nelle ore libere da scuola, avevo l’impegno di consegnare a domicilio i sacchi del carbone, trascinandomi la carretta sul selciato del quartiere».
    II mattino presto, verso le 5, spesso Jef viene svegliato dal rumore, sull’acciottolato della strada, degli zoccoli degli operai che si recano al lavoro. Sono molti i giovani e le ragazze in quelle lunghe file, e anche i bambini, che bisogna spingere e strattonare perché continuino a camminare. In casa Cardijn si parla sovente di questo lavoro brutale, dei primi scioperi dei minatori, degli attivisti socialisti che giungono ad Hall. Qualche sera Jef strappa alla mamma il permesso di accompagnare il papà ad ascoltare un «prete democratico», il curato Daens.
    A 15 anni entra nel Seminario Minore di Malines. Per Joseph è un mondo nuovo, studia a fianco dei figli della borghesia della città, scopre il fascino della letteratura, il gusto di partecipare ai movimenti studenteschi fiamminghi. Ma il ritorno a casa per le vacanze è come un violento choc: i vecchi compagni del quartiere hanno ormai preso la strada dura e faticosa delle fabbriche. Jef non è più dei loro, è il « pretino ». « Fu come se mi dessero un pugno nello stomaco ». Il giovane Cardijn percepisce come un muro la rabbia operaia e la sua diffidenza. Ne rimane segnato per sempre. Al capezzale del padre, che muore tre anni dopo, Jef giura di consacrare la sua vita di prete alla salvezza delle masse operaie.
    Nel Seminario Maggiore, il giovane Cardijn ha la fortuna di vivere gli anni della teologia (1903-1906) in un clima culturale dinamico, effervescente, caratterizzato, fra l’altro, dall’entusiasmo per la Rerum Novarum, dal rinnovamento degli studi biblici, dal ritorno allo studio delle origini cristiane. Nonostante le perplessità di alcuni professori di fronte alla sua baldanza e passionalità, il saggio card. Mercier lo ordina sacerdote il 22-9-1906 e lo indirizza alla facoltà di Filosofia di Lovanio. Ma Cardijn chiede e ottiene di iscriversi a Scienze politiche e sociali, dove incontra il prof. Victor Brants che lo inizia al metodo dell’inchiesta e della osservazione sociale. Il giovane prete prende contatti con la situazione operaia e industriale di diversi paesi: in Germania, in Francia e poi in Inghilterra. Nel 1912 viene nominato coadiutore a Laekens, in una grande parrocchia della periferia operaia di Bruxelles. Alla mattina, nell’ora in cui gli operai partono per il lavoro, don Cardijn fa il cammino in senso contrario per poterli incontrare. Le sue domande sono: « Dove lavori? Come sono le vostre condizioni in fabbrica? Dove abiti? Quanti figli hai? ». La gente è stupita che non gli chieda se va a Messa o se manda i figli al catechismo. È l’avvio di una pastorale « fuori le mura». Nell’Oratorio, dove è incaricato della gioventù femminile, organizza le ragazze in diversi piccoli gruppi d’ambiente (chiamati « circoli di studio ») con i quali sperimenta i primi tratti della nuova metodologia.
    Nel 1916 viene incarcerato dai tedeschi a causa della sua predicazione e della sua attività contro gli invasori: nei 7-8 mesi di carcere ha tempo per valutare la sua prima esperienza pastorale. Nel frattempo è stato nominato direttore delle opere sociali di Bruxelles: sono organizzazioni per gli operai gestite filantropicamente da persone della borghesia. Cardijn vi scorge una imperdonabile contraddizione: organizza subito una serie di corsi per la formazione di leaders operai, porta i più capaci alle responsabilità più impegnative. Questo cambiamento non è indolore. La vecchia guardia si oppone. Messo in minoranza, Cardijn sbatte la porta e con i suoi uomini crea nuove organizzazioni cattoliche veramente operaie che riscuotono un insperato successo.
    Ma è in campo giovanile che Cardijn impegna il meglio delle sue energie. Nel 1919 nasce in Belgio l’Associazione Cattolica della gioventù belga (ACJB), approvata dai vescovi nel 1921: ha come scopo di coinvolgere i giovani di tutti i ceti sociali senza alcuna distinzione. In quegli stessi anni, Cardijn promuove gruppi specificamente per i giovani operai, guidati da leaders operai, e li chiama «Gioventù Sindacalista». L’entusiasmo di questi giovani lavoratori, che si sentono accolti, valorizzati, protagonisti di un mondo che possono cambiare, è enorme. I gruppi si moltiplicano nelle varie regioni del Belgio... e Cardijn sogna! Nel 1922 lancia la prima grande inchiesta (di 500 domande!) sugli adolescenti al lavoro, che fornirà il materiale per il Programma Generale della GiOC. Insieme al successo, crescono le tensioni con 1’ACJB. Cardijn è accusato di «lacerare il corpo mistico di Cristo», di «introdurre nella Chiesa la lotta di classe». Il card. Mercier prende tempo. L’evento risolutivo è il viaggio a Roma e l’incontro con Pio XI: Cardijn ottiene una esplicita approvazione della GiOC e della sua azione. Il 18 aprile 1925, con la celebrazione del primo Congresso della GiOC, nasce il Movimento. I vescovi belgi lo approvano ufficialmente il 22-7-1925, come branchia autonoma affiliata alla ACJB. La differenza dei motti (per 1’ACJB: «pietà-studio-azione»; per la GiOC, «vedere-valutare-agire») indica bene non solo il rovesciamento metodologico, ma anche un cambiamento di prospettiva pedagogico, ecclesiale e teologico.
    Da quel momento la vita di Cardijn procede in simbiosi con la crescita della GiOC. Dopo una rapida espansione in Belgio, la GiOC nasce in Francia nel 1927 (dove conosce una crescita travolgente: nel 1937, al Parco dei Principi, sfilano in 100.000) e si diffonde rapidamente in Svizzera, Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra, Croazia, Ungheria, Lituania. Nel 1935 Pio XI riconosce la GiOC come forma autentica di Azione Cattolica. A 60 anni, nel 1940, Cardijn viene di nuovo imprigionato dai tedeschi per tre mesi.
    Il dopoguerra porta con sé il duro clima della guerra fredda. Cardijn accetta la sfida del comunismo senza cedimenti teorici, ma anche senza alzare steccati o contrapposizioni frontali. Per lui è « l’ora della classe operaia», la Chiesa deve dare voce alle masse oppresse nelle fabbriche e nelle officine. Preso com’è dalla promozione del laicato, Cardijn non plaude all’esperienza francese dei preti operai.
    Si apre in quegli anni l’era del giocismo mondiale. Viene creato l’Ufficio Internazionale. Cardijn ne è naturalmente l’assistente e diventa, attraverso i suoi innumerevoli viaggi, «cittadino del mondo». Nel 1957 Cardijn chiama a Roma 37.000 giocisti di tutto il mondo e lì nasce la GiOC Internazionale. In quel momento la GiOC è presente in 60 paesi del mondo e raggruppa 4.000.000 di membri. Nel 1961 la Mater et Magistra propone a tutti i giovani il vedere-valutare-agire. Nel 1963 esce Laici in prima linea (ed. it. Borla, 1963), quasi una summa del suo pensiero sul laicato. Cardijn partecipa al Concilio come esperto. Nel 1965, con una decisione a sorpresa, Paolo VI lo nomina Cardinale. Dopo qualche esitazione, Cardijn accetta: « La Gioventù Operaia fa il suo ingresso nel Sacro Collegio »! E Cardijn prende la parola al Concilio con un intervento memorabile.
    Il 24 luglio 1967 l’ottuagenario apostolo degli operai passa all’altra vita con la ferma intenzione di «continuare ad interessarsi dei giovani lavoratori».
    La creatura di Cardijn giunge all’appuntamento del 1968 in un momento di grande crescita numerica, ma senza un sufficiente consolidamento dei suoi dirigenti e delle sue strutture. Di fronte ai profondi rivolgimenti di quegli anni, alcuni Movimenti subiscono una graduale crisi di identità, smarrendo progressivamente la carica apostolica, l’autenticità cristiana e infine la caratteristica operaia. Alcuni rimangono fedeli allo spirito e alla lettera del fondatore. Altri riescono a ripensare la GiOC nella bufera (la Francia e l’Inghilterra in sostanziale continuità, la Spagna dopo una frattura). In quegli anni (1970), nasce la GiOC in Italia. Già nel 1945 e nel 1954-1960 c’erano stati vivaci esperimenti in seno all’Azione Cattolica, ma non avevano ottenuto uno spazio sufficiente. La GiOC italiana nasce quindi come movimento autonomo e trova il suo riconoscimento ecclesiale nazionale nella Pastorale del lavoro.
    Nel 1986, promosso da movimenti che hanno conservato e ripensato l’intuizione di Cardijn, nasce il Coordinamento Internazionale della GiOC, riconosciuto dalla Santa Sede come Organizzazione Cattolica Internazionale. 

    2. IL PENSIERO

    J. Cardijn non ha mai preteso di essere un teologo, ma con la sua azione pastorale originale e creativa ha stimolato talora in modo decisivo la riflessione dei teologi (come testimoniano, tra gli altri, Yves Congar, M. D. Chenu, Roger Aubert).

    2.1. L’intuizione originale: oltre la politica del ghetto cristiano

    La tattica pastorale abituale del sec. XIX consisteva nel cercare di raggruppare in un ambiente cristiano ben chiuso quanti si riusciva a sottrarre al miraggio di un mondo perverso e nefasto. Il merito di Cardijn sta nell’aver compreso la vanità della politica del ghetto cristiano. Invece di ritirare i giovani lavoratori dal loro ambiente di vita, Cardijn li invia in questo ambiente come apostoli, incaricati di una missione umana e divina. Invece di ridurre la formazione religiosa a un antidoto contro l’influenza negativa della rude vita di lavoro, questa stessa vita di lavoro deve essere santificata e considerata come la forma concreta di una vita di fede autentica.

    2.2. Tre idee guida

    Il senso religioso della vita profana. Secondo Cardijn, l’antico racconto della creazione significa che ogni uomo porta in sé una missione divina: edificare con il lavoro e la cultura un mondo che diventi una dimora degna dell’umanità. La vita profana, terrena, la cura della famiglia, il lavoro al servizio della grande comunità umana, tutto ciò possiede una dignità sacra, ha un significato religioso: è un contributo allo sviluppo della creazione, una collaborazione con il Creatore.
    L’incarnazione redentrice. La redenzione restaura nel Cristo il piano primitivo della creazione turbato dal peccato, e gli conferisce il destino più grande di partecipare alla gloria del Cristo risorto. Il senso sacro della vita profana conserva tutto il suo ruolo nel cristianesimo e viene inserito in una prospettiva più alta. La solidarietà naturale di tutti gli uomini nell’unità del genere umano non è soppressa dal cristianesimo, ma elevata nel Cristo a unità più perfetta: per Cristo, con Cristo e in Cristo. Per questo il cristianesimo non separa l’uomo dal suo ambiente e il cristiano è, più di chiunque altro, un uomo tra gli altri, con gli altri, per gli altri. La vita profana e il suo lavoro sono un apostolato al servizio dell’opera redentrice di Dio, che si rivolge a tutti gli uomini.
    Il lavoro: un tornante nella storia. Cardijn unisce le prime due idee al grande avvenimento della nostra epoca: la presa di coscienza della solidarietà universale di tutti gli uomini, in un mondo che si unifica grazie al progresso della tecnica. Quando afferma perentoriamente: « L’ora della classe operaia è suonata », vuole indicare che il lavoro è ormai considerato un tratto essenziale della condizione umana, non più opera servile, ma fattore di dignità. Questa valorizzazione del lavoro porta a una ristrutturazione complessiva dei rapporti sociali e a una ventata di giustizia sociale.

    2.3. Il progetto educativo

    L’importanza del laicato. Cardijn pone due pietre miliari nella prassi ecclesiale. L’emancipazione umana e religiosa degli operai non può avvenire dall’esterno, ma può essere promossa soltanto da coloro che operano dentro l’ambiente. I lavoratori stessi sono soggetto responsabile dell’annuncio cristiano. In secondo luogo, i giovani stessi vanno riconosciuti capaci di gestire la loro organizzazione («Da loro, con loro, per loro»).
    Da queste idee nasce la GiOC, e la pastorale giovanile si apre al mondo sconosciuto dei giovani lavoratori, che ne diventano diretti protagonisti.
    La pastorale d’ambiente e l’ACS. L’apostolato « formalmente laico del laico » è quello che viene sviluppato nel mondo. Certo, il laico può essere associato a vari servizi nella comunità, ma il suo compito specifico è quello di trasformare il mondo, la famiglia, il lavoro secondo il progetto di Dio. Cardijn si batte per questo apostolato d’ambiente, per superare la frattura fede-vita, Chiesa-mondo operaio. Egli elabora una nuova visione dell’Azione Cattolica: « Essa ha per scopo la cristianizzazione della vita terrena, individuale e sociale in blocco: questo è, secondo me, il suo punto di partenza e il suo scopo ultimo. In altri termini, voglio un’Azione Cattolica totalmente incarnata » (Laici in prima linea, cit.). L’Azione Cattolica specializzata, con le sue varie branche (8), prende piede in Belgio, in Francia e quindi in gran parte dei paesi del mondo.
    Il metodo: vedere-valutare-agire. Cardijn ha la preoccupazione di dare la parola ai giovani operai, di metterli in azione, di far loro riscoprire una fede entusiasmante. Questa ansia pastorale lo spinge a creare un metodo fortemente innovativo, che parte direttamente dalla vita. La prima preoccupazione non è più il dover essere, cioè l’affermazione e la rivendicazione di grandi principi, bensì la situazione concreta, i suoi problemi, il contesto del lavoro, le esigenze quotidiane. Ma poi, subito, egli propone ai giovani di leggere la vita alla luce della Parola di Dio («valutare »): essi stessi sono invitati a prendere in mano il Vangelo, a riscoprire il volto umano e operaio di Gesù, il suo messaggio liberatore e divino. Infine, con un ruolo determinante, l’azione. « L’azione della GiOC non si limita alle riunioni... Il metodo giocista insegna ai giovani lavoratori soprattutto a porre dei gesti, ad agire. ... Imparare ad agire individualmente e collettivamente; a comprendere la fecondità di questa azione, concertata, organizzata, sostenuta dagli strumenti del movimento ». Azione che trasforma la vita, e non attività per riempire il tempo libero: una differenza sostanziale e ancor oggi ben attuale.
    Non vi è dubbio che i primi tentativi di applicare questo metodo possono essere viziati di pressappochismo e ingenuità, tanto nell’analisi che nel riferimento evangelico. Questo vale sia per la storia della GiOC che per il singolo gruppo che nasce.
    Giova ricordare che soprattutto in terra francese questo metodo ha vissuto una graduale e profonda maturazione, e verso il 1937 ha assunto il nome di Revisione di vita (RdV). Successivamente è stato curato un approfondimento nel vedere (che si articola ora in: situazioni, conseguenze, cause): questo aggiornamento consente uno sguardo più accurato e profondo sugli avvenimenti. Sono stati inoltre variamente studiati i fondamenti teologici della RdV: si è approfondita la spiritualità dell’azione e dell’avvenimento, la RdV come luogo della profezia, e infine la teologia dei segni dei tempi.
    L’enorme diffusione della GiOC nel mondo ha prodotto frutti diretti e indiretti di ogni tipo. Basti fare cenno, nel campo pedagogico, alle grandi virtualità di questo metodo, a cui si è ispirato il pedagogista Paulo Freire per elaborare la sua teoria e pratica della coscientizzazione. A livello ecclesiale, non solo il vedere-valutare-agire è il metodo consueto adottato dalle Comunità di base, ma molti documenti della Chiesa lo assumono per affrontare i temi più svariati. La stessa ricerca teologica, in non rari casi, ha assunto questo triplice movimento. Ingiustamente è stato chiamato metodo induttivo: più precisamente è un metodo che va dal concreto al concreto, alla luce della Parola.
    La RdV è stata assunta come metodo anche da molti altri movimenti e famiglie religiose. Ma il frutto più duraturo e attuale della GiOC, il segno di una sfida che non ha mancato il suo obiettivo, è la presenza nel mondo operaio di molti militanti operai credenti, formati dal metodo di Cardijn e, nella Chiesa, di numerosi sacerdoti che si impegnano per abbattere il muro di separazione e promuovere la riconciliazione della Chiesa con il mondo del lavoro.
    Marcel Callo, giovane operaio giocista francese, morto nel campo di sterminio di Mauthausen e beatificato dal Papa nel 1987, è un segno del grande, umile e prezioso lavoro svolto dalla GiOC in molti paesi del mondo.
    L’attualità odierna della GiOC non è solo testimoniata dalla sua presenza nei cinque continenti e in più di 50 paesi del mondo. Essa deriva anzitutto dalla «persistenza del soggetto »: i giovani lavoratori sono tuttora una massa sterminata nei paesi del terzo mondo e, nel primo mondo, una presenza ben caratteristica (numericamente e culturalmente) e identificabile dagli occhi di un pastore appassionato e di un ricercatore attento.
    La GiOC è oggi come uno strumento prezioso per una pastorale giovanile aperta ai giovani lavoratori: non un movimento separato e concorrenziale, ma un movimento di Chiesa e per l’azione ecclesiale. Questo è il motivo per cui Cardijn chiese e ottenne ampiamente il riconoscimento della GiOC come Azione Cattolica Specializzata. Questa è anche, al di là della caducità delle parole e delle espressioni, la sostanziale valenza ecclesiale del movimento.


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