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    S. Basilio di Cesarea

    (330-379)

    Tomás Špidlík




    1. VITA E OPERE

    Basilio nacque intorno al 330 in Cesarea di Cappadocia (Asia Minore); compì brillanti studi a Cesarea, Costantinopoli e Atene, dove strinse intima amicizia con Gregorio di Nazianzo. Nel 358 rinunziò alla carriera e si ritirò in una proprietà di famiglia ad Annesi per cominciare la vita ascetica. Ben presto acquistò una grande autorità presso i monaci. I discepoli l’invitavano spesso a rispondere ai loro quesiti e da queste risposte nacque prima ilPiccolo Asceticon e poi il Grande Asceticon (trad. ital. Roma 1854; nuova di M. B. Artioli, Torino 1980).
    Nel 370 divenne vescovo di Cesarea, fra molte difficoltà: difese la fede contro gli ariani (scritto Contro Eunomio); in mezzo alle calamità costruì una città ospedaliera: « Basiliade ». Continuò a scrivere. Da quel tempo provengono Le omelie sull’Exaemeron (sulla creazione del mondo), il Trattato sullo Spirito Santo, il Discorso ai giovani sulla cultura ellenica (trad. ital. di C. Mazzel, Alba 1975; a cura di N. Naldini, Firenze 1984), vari discorsi (ital. Omelie scelte, trad. A. M. Ricci, Firenze 1732), Lettere (trad. ital. di M. Forlin Patrucco, vol. I, lettere 1-46, Torino 1983). Morì il l ° gennaio 379, esausto di lavoro. A causa delle sue Regole egli è noto soprattutto come fondatore e legislatore del monachesimo cenobitico. Ma il suo pensiero è ricco anche sotto altri aspetti. Cerchiamo di indicarne i principali.

    2. LA SCOPERTA DI DIO

    Al giovane Basilio, venuto dalla provincia, la città di Atene, con tutte le sue scuole, doveva apparire come un canto delle Sirene che prometteva di insegnargli tutto. Basilio si dedicò con ardore giovanile agli studi. San Gregorio Nazianzeno gli rende, nel Discorso funebre (PG 36,525-528), questa testimonianza:« Chi, nella retorica, poteva resistere al soffio del suo fuoco potente..., chi gli fu pari nella grammatica..., nella filosofia...? Sarebbe più facile trovare una uscita nei labirinti che fuggire la forza dei suoi argomenti..., ecc. ». Finiti gli studi universitari, Basilio ricevette l’offerta dalla città di Neo-Cesarea della cattedra di « retore ». Ma in quel tempo egli si convertì. Nella Lettera 223 (PG 32,824) egli stesso ci parla di questo cambiamento: « Ho passato molto tempo nella vanità, ho perso quasi tutta la mia giovinezza lavorando per acquistare degli insegnamenti di una saggezza che fu dichiarata da Dio stoltezza. Finalmente, un giorno mi sono svegliato come da un sonno profondo e rivolsi gli occhi verso la verità del vangelo... ».
    Le scuole filosofiche dell’antichità erano differenti, però avevano un principio fondamentale comune: la ricerca della felicità. Come tanti altri, Basilio ha scoperto che l’unica vera felicità si trova in Dio. Perciò il libro dei Salmi, dice Basilio, comincia giustamente con la promessa: «Beato l’uomo.-..» (PG 29,216A).

    3. LA SCOPERTA DELLA S. SCRITTURA

    Ritiratosi nella solitudine, Basilio decise di seguire soltanto il volere di Dio, di sentire la voce del Padre celeste. Ma chi comunica questa voce quando uno è solo? Dalla villa rustica Basilio scrive all’amico Gregorio Nazianzeno: « Una maniera veramente efficace per mettersi sulla strada della perfezione è la meditazione della Scrittura, composta sotto l’ispirazione divina. Ivi troviamo la regola della nostra condotta... Si fermi ciascuno a quei brani che parlano di quelle virtù di cui abbia bisogno. Là, come nella farmacia, accessibile a tutti, vi si trova un rimedio adatto alla malattia di ciascuno» (Ep. 2,3; PG 32,288).
    Un novizio che si avventurava nel deserto egiziano cercava di ottenere dalla bocca di qualche famoso «padre», ispirato da Dio, una parola di salvezza, un logion sul come vivere. San Basilio trovava una quantità enorme di tali « parole » nella Scrittura. Bastava leggere e trovare quella che è detta a ciascuno in ogni momento determinato.
    Ben presto si raccolsero intorno a lui altri monaci che gli rivolgevano svariate domande. Diventò « padre » anche lui. Ma nelle risposte ai monaci rimase fedele alla sua persuasione. Non faceva che citare e spiegare sommariamente i testi della Scrittura. Così nacquero le sue Regole monastiche, uno dei più importanti documenti per capire la vita religiosa sia dell’Oriente sia dell’Occidente. Il loro principio fondamentale è: vivere secondo la S. Scrittura, unica vera regola del cristiano.

    4. LA SCOPERTA DEL MONDO

    Per dedicarsi allo studio della Scrittura bisogna chiudere gli occhi alle bellezze del mondo visibile? Basilio, come asceta, lo credeva, ma non a lungo e non in modo assoluto. Era un greco e i Greci trovarono Dio guardando l’universo.
    Ciò che colpisce i lettori delle Omelie sull’Exaemeron è il sentimento per il cosmos e per la sua bellezza: « Vi sono alcuni che si appassionano alle rappresentazioni impure dei teatri, altri per le corse dei cavalli. Vi si lasciano prendere a tal punto che le sognano anche durante la notte. E noi? Il Signore, grande autore e artista delle meraviglie del mondo, ci invita allo spettacolo delle sue opere. Dobbiamo forse stancarci di contemplarle? Esiteremo ad ascoltare gli insegnamenti dello Spirito?» (In Hex. 4,1; PG 29,80AB). Le scuole hanno insegnato a Basilio a guardare il mondo « scientificamente », cioè a vedere la superficie delle cose. Ma che cosa è il mondo se non una parola creatrice di Dio fattasi carne, voce? Impariamo a capirla come parola di Dio e tutto il mondo visibile diventerà per noi una «scuola per le anime».

    5. LA SCOPERTA DEI CONFRATELLI NELLA CHIESA

    Per essere solo con Dio solo, abbà Arsenio nel deserto egiziano non parlava a nessuno e si giustificava: « Non posso essere insieme con Dio e con gli uomini... Gli uomini hanno voleri molteplici » (PG 65,88A e 92A). Il problema si presentò con urgenza anche agli occhi di Basilio.
    Da una parte egli si rese conto che la vita solitaria è opposta alla natura umana che è sociale. Ma d’altra parte si pose il problema psicologico: vivere con gli uomini non ci fa perdere il prezioso ricordo di Dio? Basilio risolve la difficoltà con la seguente esortazione: « Bisogna vivere con i fratelli che sono un’anima sola » (Epist. 22; PG 32,28911). Il monastero non è che una Chiesa esemplare che imita ciò che caratterizzava la Chiesa nascente a Gerusalemme: « La moltitudine dei credenti era un cuor solo e un’anima sola» (At 4,32). Ma questo prodigio si ripete dovunque è la vera Chiesa. Per Basilio, non vi è aspetto più confortante che il vedere uomini tanto diversi d’origine, di educazione, di cultura, i quali si uniscono insieme in armonia di fede, nel vincolo dell’amore (Epist. 20; PG 32,433).

    6. LA SCOPERTA DEI GIOVANI

    Da questo punto di vista la 15ª Grande Regola (PG 31,952-957) offre un interesse del tutto particolare e rimane ancora oggi attuale. I monasteri basiliani fondarono scuole per i ragazzi e molte di esse avevano lo stesso scopo che oggi hanno le così dette « scuole apostoliche » e i « piccoli seminari ».
    Il problema che essi sovente si pongono è se si riesce davvero a educare qualcuno ad abbracciare la vita religiosa, a far voto di verginità. Basilio rimane fermamente convinto che una professione monastica può essere il risultato solo « di una persuasione personale e del giudizio di chi fa il voto ». Perciò « ogni candidato deve esaminarsi seriamente, dedicarsi a una lunga deliberazione; è opportuno che gli si permetta di concentrarsi su se stesso e riflettere per parecchi giorni, affinché non sembri che lo si vuole attirare contro la sua volontà e commettere così una specie di furto ». Allora, a che cosa servirà poi l’educazione? La scuola claustrale potrebbe facilmente cadere in questo difetto, perché «l’anima del bambino è ancora plastica e maneggevole, tenera e molle come cera la quale si lascia facilmente modellare secondo le forme che gli si imprimono ». Una scuola che forma in questo modo i ragazzi modelli non assicura in se stessa ancora il successo dell’educazione. Certo, bisogna dall’inizio insegnare ai bambini come praticare il bene, senza mai però forzare la libertà, la quale, a un certo momento della maturità, deciderà essa stessa la sua sorte. Cosa possono allora fare gli educatori? Aiutare i giovani, affinché la scelta del bene sia per loro facile, « quando verrà la ragione e si svilupperà pienamente la facoltà del discernimento e del giudizio ». Questo aiuto pedagogico offrirà al giovane tre elementi preziosi: 1) Il giovane imparerà «dall’inizio le nozioni elementari » del bene e del male. 2) Avrà davanti agli occhi « esempi di pietà che gli sono stati insegnati »; così la ragione giudicherà senza esitazione ciò che è bene o male. 3) Infine, « l’abitudine acquisita gli procurerà la facilità di agire bene ». Quando questo scopo è raggiunto, la figura dell’educatore umano cede il posto all’autorità del Giudice giusto il quale ricompenserà ognuno secondo il suo merito con pene e castighi eterni. Se poi, in questo momento, uno decide di fare il voto di verginità « si devono come testimoni della sua risoluzione chiamare i Capi della Chiesa » e davanti a loro egli farà la sua consacrazione a Dio.
    « Beato è colui che cerca la sua gioia non nelle cose considerate grandi in questa vita, ma nella gloria di Dio» (Hom. in Ps. 61; PG 29,476C).


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