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    La Bibbia: «il grande alfabeto» della Parola di Dio (cap. 6 di: Una Bibbia sempre giovane)


    Cesare Bissoli, UNA BIBBIA SEMPRE GIOVANE. Tracce per un incontro, Elledici 1998




    Il Dio biblico non è un Dio muto

    «Con questa rivelazione [infatti] Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (DV, 2). È la splendida affermazione del Vaticano II che apre l'intelligenza alla verità e il cuore alla fiducia.
    - Il Dio biblico non è un Dio muto, tanto meno è corrucciato come il mitico Zeus intento a difendere i propri privilegi, imprevedibile e pericoloso. JHWH, il Padre è sempre affaccendato a dialogare con l'uomo da amico ad amico.
    - Anzitutto si è servito e si serve dei «segni» della natura creata (= rivelazione generale). Ma siccome l'uomo col suo peccato ha reso duro il suo orecchio, Dio ha progettato un «discorso straordinario», per una comunione con l'uomo del tutto inaudita, superiore, eppure non staccata da quella naturale (= rivelazione speciale o in senso stretto): di questa la Bibbia è il grande segno-documento certo.
    - Come ci dice la Dei Verbum, la rivelazione e dunque la Parola di Dio è costituita da «eventi e parole intimamente connessi» (DV, 2).
    «Parola di Dio» sono i grandi avvenimenti vissuti dal popolo che egli si è scelto, quello di Israele nell'AT, e poi in maniera di completamento, la Chiesa nel NT. Ma per capire bene questi avvenimenti occorrono delle guide che li interpretino, li spieghino. Vi ha provveduto provvidenzialmente il Signore stesso, chiamando (= vocazione) i «pastori» della sua comunità e dotandoli di carismi (o doni) particolari onde fossero suoi strumenti docili, autentici, attivi.
    - Questi carismi li possiamo unificare sotto il termine biblico-teologico di «ispirazione divina». I profeti nell'AT, Gesù e gli Apostoli nel NT sono le personalità in cui più vistosamente esplode «l'ispirazione» del Signore per il ruolo di guida della comunità. Anzi, dobbiamo dire, il Signore ha donato il suo Spirito a tutta la comunità perché meglio penetrasse e vivesse la Parola di Dio (è il senso di Pentecoste: cf At 2,1ss).

    La Parola di Dio è trasmessa da vivente a vivente

    Con la guida dei «pastori» la comunità porta in sé la Parola di Dio in maniera viva (la celebra nel culto, la pratica nell'esistenza, l'approfondisce con l'intelligenza) e così mediante le sue stesse istituzioni di base (la liturgia, la dottrina, l'organizzazione ecclesiale) diffonde - per testimonianza, ma anche per annuncio - la Parola salvifica a coloro che non la conoscono, affinché ne facciano a loro volta l'esperienza e la tramandino fedelmente in maniera arricchita alle generazioni successive. Si chiama tecnicamente Tradizione vivente, il sostanziale canale attraverso cui giunge agli uomini la Parola di Dio, da «vivente a vivente».

    Un dono provvidenziale di Dio: la Tradizione scritta o Bibbia

    Bibbia, testo ispirato

    Ma si sa come vanno le cose della vita. Quanto più ci si allontana nel tempo dalle origini, vi è il pericolo, da parte di qualcuno non docile allo Spirito del Signore, di allontanarsi dalla verità della Parola di Dio primitiva, di capirla male, di stravolgerne il senso. Non sarebbe meglio che vi fosse un criterio permanente di purezza della Parola di Dio? È proprio quello che Dio stesso ha provvidenzialmente operato per la sua comunità. Perché questa, prima nell'AT e poi nel NT, potesse conservare il deposito affidatole, Dio ha voluto che la sua Parola venisse anche fissata per scritto. E affinché questa fissazione fosse veramente secondo la verità, dotò tutti gli strumenti di cui si servì nello scrivere (e che sovente sono le stesse guide della comunità ma non solo quelle) di un carisma particolare, che si chiama pure qui «ispirazione», ispirazione speciale che riguarda lo scrivere la Parola di Dio, ispirazione biblica o scritturale. Di qui i libri biblici che contengono veramente la Parola di Dio, sono Parola di Dio.

    La voce dei grandi testimoni

    - Non è una scoperta né una invenzione della Chiesa questa comprensione della Bibbia. Gli stessi uomini biblici, sia dell'AT che del NT, mostrano la convinzione di Dio che parla con il suo popolo, che la Tradizione vivente è il grande canale, che i testi scritti sono documenti privilegiatissimi di tale Tradizione.
    - Con tranquilla certezza, colui che scrive a Timoteo (molto probabilmente un discepolo stretto di S. Paolo) lo esorta a stare saldo nella fede ricevuta fin dall'infanzia tramite le Sacre Scritture e aggiunge: «Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2 Tm 3,16). Ancora, nel NT troviamo la voce di 2 Pt 1,19-21; 3,15. Gesù stesso nel modo di trattare le Scritture ha mostrato la sua fede in esse come Parola di Dio (cf Lc 4,16-21; 24,44-49; Gv 5,39).
    - La Chiesa del Concilio non fa altro che ripetere una fede plurisecolare quando sinteticamente afferma che «tutti interi i libri sia dell'AT che del NT, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa» (DV, 11).[1]
    Giustamente la Chiesa, dopo aver affermato (l'abbiamo visto) che la rivelazione è parola di Dio all'uomo come tra amici, ripete lo stesso pensiero riferito alla Bibbia: «Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi» (DV, 21). f molto bello ed orienta all'atteggiamento assai personalizzante nella lettura della Bibbia.

    Attenzione a capire bene

    Affrettiamoci a precisare meglio come sia possibile questo «mistero» provvidenziale della Bibbia.

    Bibbia e Tradizione sono due canali di una unica fonte: la Parola di Dio

    Anzitutto manteniamo con chiarezza il ruolo che spetta alla Scrittura. Non è per nulla quello di sostituire la Tradizione, ma - senza interrompere la continuità vivente di questa - fissare nella forma permanente ed immutabile dello scritto garantito dall'intervento diretto di Dio stesso le verità fondamentali per la salvezza, in maniera tale che la comunità, che pure vive in sé la Parola di Dio, possa costantemente ritrovarla genuina, alle sue fonti. Di conseguenza lo Scritto sacro senza la Tradizione viva della comunità è Parola di Dio fredda, morta, come d'altra parte la vita della comunità senza l'occhio al libro sacro è Parola di Dio cieca.

    Dio «autore» con gli uomini «autori»

    Dio si servì dunque dell'attività letteraria di alcuni uomini (= agiografi, o scrittori sacri) affinché la sua Parola prendesse la forma scritta.
    Ciò non significa che il contenuto dei loro libri fosse una specie di dettatura meccanica di cose che ignoravano, notizie celesti... Essi in realtà fissavano - anche senza sapere di essere ispirati - la Parola di Dio già vigorosamente presente nella fede della comunità. Il dono dell'ispirazione li garantiva nel loro lavoro dal non dire senso e verità contrari al pensiero di Dio, cosa estremamente pericolosa per la vita della comunità. Infatti il dono dell'ispirazione è sempre partecipazione, anche se peculiarissima, a quello stesso Spirito con cui Dio avvolgeva ed avvolge la sua comunità.
    Ancora, sapendo noi che più di una mano partecipò alla fissazione scritta della Parola di Dio (si pensi ad esempio al Pentateuco, agli scritti profetici, ai quattro Vangeli, a quello di Giovanni in particolare) è giusto concludere che il carisma dell'ispirazione si estese su tutti quelli che collaborarono, nella misura della loro collaborazione. Sicché, se oggi, ad esempio, scopriamo che il libro di Isaia fu elaborato dal profeta, ma anche da altri suoi discepoli, non abbiamo difficoltà a riceverlo come ispirato anche per le parti non strettamente di Isaia.

    Quali e quanti libri ispirati?

    Uno giustamente può chiedere: come possiamo noi sapere che i libri sono ispirati, quali e quanti sono? Ultimamente solo Dio ce lo può rivelare.
    È quanto Gesù e gli Apostoli a suo nome hanno fatto, allorché hanno ripetutamente presentato i libri dell'AT come Parola di Dio, insinuando la stessa certezza per i libri che avrebbero contenuto il loro insegnamento, quindi il NT.
    La Chiesa poi, grazie allo Spirito di verità che è in lei, ha ufficialmente riconosciuto la lista dei libri sacri o ispirati (= canone biblico), giacché ad essa, alla Sposa, Dio ha affidato la sua Parola, sia nella forma vissuta sia nella forma scritta.
    Ma di questo abbiamo trattato in precedenza.

    Parola di Dio, Bibbia, storia

    Si fanno spesso delle confusioni intorno a vere domande: se la Bibbia è Parola di Dio, la Parola di Dio è soltanto la Bibbia? La Parola di Dio è un fatto di ieri (per l'uomo biblico) o avviene anche oggi? Il Corano, i libri sacri indù... contengono la Parola di Dio? Telegraficamente si può rispondere che chi ha parlato ieri, parla anche oggi.
    - La Parola di Dio è un avvenimento, cioè il fatto di Dio che parla all'uomo; la Bibbia è invece un libro che testimonia il fatto e il contenuto del Dio che parla. È come «sacramento» della Parola di Dio. La Parola di Dio è più grande della Bibbia, ma passa tramite la testimonianza della Bibbia.
    - Dio non ha parlato solo ieri, né ripete oggi stancamente i discorsi di ieri. In realtà la Bibbia è nella bocca di Dio come l'alfabeto e la grammatica con cui Dio continua a discorrere a noi come ad amici. L'alfabeto è bloccato nelle sue lettere (in questo la Bibbia è chiusa), ma con esso si possono fare infiniti discorsi (per questo la Bibbia è sempre attuale ed aperta).
    - Infine Dio parla certamente tramite i libri sacri delle grandi religioni alla coscienza delle persone. I libri sacri vanno dunque rispettati. Ma a noi non è dato di riconoscere la stessa certezza di verità che Dio ha affidato alla Bibbia. Rimane dunque il compito della Chiesa di «inverare» con l'aiuto dello Spirito Santo (= ispirazione!) le tracce della Parola di Dio presenti negli altri libri sacri mediante un confronto continuo con il testo della Bibbia.


    NOTA

    [1] Vedi in «Documenti e letture» il testo completo di DV c. III.


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