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    Quale cammino? (cap. 1 di: Una Bibbia sempre giovane)


    Cesare Bissoli, UNA BIBBIA SEMPRE GIOVANE. Tracce per un incontro, Elledici 1998



    Introdursi alla Bibbia non è come bersi un romanzo giallo sotto l'ombrellone. È piuttosto la scoperta e la penetrazione in un mondo per se stesso ricco di informazioni e continuamente ripreso come memoria vitale fino ai giorni nostri.
    Emergono tre ordini di questioni su cui fare chiarezza: le ragioni o prospettive di incontro, i livelli di interesse, i contenuti di studio.

    PROSPETTIVE DI INCONTRO

    La Bibbia può essere accostata come un prisma dalle molte facce: come un grande libro dell'umanità, come documento sacro delle religioni, come il libro delle chiese, come testo di catechesi, di meditazione, di liturgia, di annuncio, ed ancora come fonte di ispirazione artistica nell'arte letteraria e figurativa, nei film e nella TV, e purtroppo anche come oggetto di consumo, ad esempio al servizio di uno spot pubblicitario...
    Si evidenziano tra gli altri tre «punti di vista» o prospettive, cui corrispondono tre valori o qualità di fondo del Libro Sacro.
    Libro di credenti (documento di una grande «religione»)
    La Bibbia è - in primo luogo - il libro sacro dei credenti (ebrei-cristiani), documento costitutivo della loro fede, da loro compreso come Parola di Dio, sua rivelazione, fonte di senso religioso e di salvezza, regola di vita. Del resto è il dato più evidente della Bibbia in se stessa. Essa si presenta come letteratura religiosa, memoria di credenti, che viene appassionatamente trasmessa e accolta da altri credenti. Perciò viene detta «Sacra Scrittura» o «Parola di Dio».
    Da questo valore-base ne sono derivati altri due: di ordine storico e e antropologico.

    Libro di ieri e di oggi (documento di «storia»)

    Incontrare la Bibbia oggi significa imbattersi con una testimonianza storica complessa e ricchissima di aspetti concernente tre «storie» differenti e tra loro collegate:
    - le origini degli ebrei e dei cristiani (storia biblica) (circa 2000 a.C. fino al 100 d.C.);
    - le vicende coeve nel medio oriente antico e nel bacino del Mediterraneo orientale (storia extrabiblica contestuale);
    - le conseguenze che derivano dalla Bibbia. Viene detta anche «storia degli effetti biblici», spirituali od anche semplicemente culturali, di incalcolabile rilevanza per la stessa identità dell'uomo (occidentale) e del suo cammino nel tempo (storia postbiblica o degli effetti).
    Interessarsi della Bibbia è quindi accettare di navigare in un mare sterminato di informazioni e di valori che superano il puro libro della Bibbia e riguardano spazi e tempi, persone e culture a dimensione veramente mondiale ed ecumenica, tutt'oggi vigente.

    Libro dell'umanità (documento di «umanità»)

    La Bibbia non è soltanto un libro religioso delle Chiese e della Sinagoga, nemmeno un suggestivo poema storico alla stregua dei poemi omerici, ma merita di essere chiamato il «Grande Codice» dell'umanità, fonte ispiratrice di cultura e di vita: etica, diritto, filosofia, educazione, arte, letteratura, film, folklore popolare...
    Ignorare la Bibbia è ignorare qualcosa dell'io profondo dell'umanità, le radici esistenziali e rappresentazioni simboliche, è perdere una componente della propria identità culturale.
    Noi scegliamo qui la prospettiva della Bibbia come Libro dei credenti, in un'ottica di fede, che naturalmente - giova ripeterlo - non trascura gli altri «punti di vista», ma semmai li ingloba in sé, li rinforza e li rilancia, resistendo semmai ad una cultura dell'effimero, come l'attuale, che tende a dimenticare questa «eredità biblica» comune.
    Per la rilevanza delle tre prospettive ora accennate, lo studio della Bibbia si legittima come insigne fatto culturale all'interno della scuola come tale, dalle elementari in avanti. Alle chiese spetta la maturazione nella fede di questa alfabetizzazione biblica generale scolastica. Purtroppo essi non avviene ancora in Italia, anche se oggi se ne fa esplicita proposta più di ieri.

    LIVELLI DI INTERESSE

    La Bibbia, per la sua complessa natura e collocazione nella storia dell'umanità, può essere accostata con interessi diversificati, e dare perciò il via a valorizzazioni diverse.

    Interesse teorico (scientifico)

    C'è da aspettarsi che siffatto documento, per la sua rilevanza teologica ed esistenziale, unica nel suo genere, sia diventato oggetto di studio intensissimo, rigoroso, appassionato da quando esso esiste fino ad oggi (due millenni ed oltre).
    Le scienze che studiano la Bibbia si chiamano scienze bibliche, hanno centri di altissima specializzazione (Pontificio Istituto Biblico di Roma, École Biblique di Gerusalemme, Facoltà di teologia nelle diverse aree del mondo) e sono oggi estese ed accessibili anche ai laici, come negli Istituti di Scienze Religiose della propria città.

    Interesse pratico (pastorale)

    Mira a far incontrare la Bibbia come testo della fede. È lo scopo ultimo delle comunità credenti (Chiesa), per cui lo studio della Parola tende all'approccio vitale con essa («pane della Parola»). Diverse sono le forme impiegate: la catechesi, la liturgia, la lectio divina, l'insegnamento religioso nella scuola... Ne trattiamo nell'ultima parte.

    Interesse «culturale»

    Intendiamo l'accostamento alla Bibbia per la sua rilevanza nella cultura (occidentale), nell'ordine sia storico religioso, come pure artistico (letterario, raffigurativo, musicale, rappresentativo), giuridico, istituzionale, latamente antropologico (dal punto di vista della psicologia del profondo, dello strutturalismo, della sociologia, dell'intelligenza femminile...).
    Chiaramente il credente, e dunque la chiesa cui egli appartiene, non separa i tre interessi, ma li realizza congiuntamente in ambiti diversi, in modo che il cristiano possieda una relazione con la Bibbia tanto fondata quanto praticata, anzi culturalmente aperta e capace di dialogo.

    LE AREE DI STUDIO

    È l'argomento che materialmente assorbe di più l'attenzione per la novità delle informazioni che si devono assumere.

    Identità della Bibbia

    L'interesse verte direttamente sulla Bibbia in se stessa, nella sua realtà di biblioteca di 73 libri. Essendo abbondante il materiale da esporre, distinguiamo diversi contenuti, il cui interesse focalizziamo con degli interrogativi.
    Ci sono anzitutto delle informazioni necessarie previe:
    - il Canone (o raccolta legittima dei libri biblici). Quali sono i libri biblici autentici (canonici) e come si distinguono da altri (apocrifi)? Come si formò e si fissò la lista dei testi biblici attuali sia dell'AT che del NT?
    - la Critica del Testo (o la trasmissione dell'originale). Come giunsero fino a noi gli originali (che evidentemente non erano sotto forma né di carta né di stampa )? Quale materiale scrittorio fu usato? Quali i testimoni ( manoscritti) più antichi? Quando e come avvenne che l'originale ebraico (AT) e greco (NT) furono tradotti in latino e in volgare (le lingue nazionali)? Quali sono le «Bibbie» oggi più diffuse in Italia?
    E poi il grande tema della ricerca del senso del testo.
    È la parte più vasta della conoscenza biblica.
    È diretta da una domanda sostanziale: che cosa ha inteso dire l'agiografo o autore sacro nelle pagine che ha scritto?
    Qual è il senso del testo?
    È la dimensione tipicamente esegetica (esegesi = trarre fuori), obiettivo centrale di ogni accostamento alla Bibbia. Si fa così esegesi di un brano biblico (= pericope), di un libro, di un intero Testamento, AT e/o NT, dell'intera Bibbia. Tale studio si traduce in un «commento» biblico e dà origine ai',«commentari» della Bibbia.
    L'esegesi affronta la Bibbia per quello che è: un mondo umano a tre dimensioni: una storia, fissata in una letteratura e contenente un pensiero o messaggio.
    In concreto lo studio biblico comprende globalmente tre grandi bacini di informazioni.

    La Bibbia come storia
    È studiata la geografia e storia, dunque luoghi, avvenimenti, personaggi, istituzioni..., sia della Bibbia, ma anche del contesto biblico più immediato, l'area del «Medio Oriente Antico», denominata anche area della «Mezzaluna fertile» (la terra tra Nilo e Tigri ed Eufrate, più precisamente quella parte fiorente non desertica che assume la forma del simbolo caro all'Islam).

    La Bibbia come letteratura
    Lo studio parte dalla nomenclatura e divisione dei libri biblici fino alla ricerca dell'origine dei testi, il loro genere letterario, e dunque le tecniche di analisi letteraria concernente termini, fonti, tradizioni, redazione finale.
    Questo studio storico-letterario, detto anche «critica biblica», è oggi amplissimo, sovente assai specializzato, non privo di ipoteticità, ma necessario e fruttuoso quando è finalizzato alla migliore conoscenza del senso del testo, e possibilmente facendosi capire dal lettore e rispettandone la coscienza.

    La Bibbia come messaggio
    Si intende lo studio del pensiero biblico, così indiscutibilmente religioso, ma non rattrappito in un manuale di dottrine, bensì espresso vivacemente ed appassionatamente nelle tante vicende e problematiche della vita del popolo di Dio.
    Lo studio specifico del messaggio religioso è proprio della «teologia biblica».
    Alla storia della Bibbia va aggiunta la storia dell'esegesi, o lo studio dello... studio della Bibbia lungo ormai 20 secoli, con il numero grandissimo di autori, scuole, interpretazioni, sia da parte degli ebrei come dei cristiani, testimonianza insuperabile dell'inesauribile ricchezza del Libro Sacro.
    Dunque storia, letteratura, messaggio sono le tre coordinate costitutive che ci permettono di riconoscere questo volto plurisecolare della Bibbia. Sarà la parte più ampia del volumetto, per la straordinaria abbondanza di dati che contiene, che paradossalmente tanto possono essere lontani culturalmente quanto vicini esistenzialmente...

    Il «mistero» della Bibbia

    Se noi trattiamo di Bibbia è perché essa non è rimasta un libro di memorie come può essere l'Iliade, l'Odissea, la stessa Divina Commedia, ma è «libro sacro» continuamente ripreso, rileto, sperimentato da ebrei e cristiani, come «Parola di Dio», ossia come comunicazione trascendente, così come lo fu per l'israelita nel deserto, per Gesù stesso, per i suoi discepoli, per i primi membri delle comunità cristiane lungo il bacino del Mediterraneo...
    Ebbene: chi ha «fatto» la Bibbia? Perché Dio l'ha voluta nella storia del suo popolo? Quale verità e valori contiene? A chi l'ha affidata? Per farne che cosa?
    È la dimensione teologica della Bibbia, ossia la sua comprensione dal punto di vista della rivelazione di Dio stesso, così come hanno compreso ed affermato gli stessi uomini biblici, e che il credente accetta per sé.
    Con altre parole, l'interesse di questo studio verte sulle motivazioni per cui dei credenti, in numero così rilevante e ormai da due millenni, attribuiscono alla Bibbia valore di Parola di Dio e di documento fondante della fede.
    Diversi sono i nodi di studio:
    Si riconosce che la Bibbia fa parte del «mistero» di Dio, è dotata di un carisma che ha le sue radici nella potenza stessa dello Spirito che è in Dio: si dice infatti tecnicamente «ispirazione», per cui Dio ne è vero «autore» in senso profondo, attraverso gli agiografi o scrittori sacri che ne sono veri autori umani. In sintesi, si dice che la Bibbia è «Parola di Dio in linguaggio umano».
    Grazie a ciò, la Bibbia non ci consegna soltanto informazioni umane, per quanto sublimi, alla stregua di Platone o di Kant, bensì ci manifesta la «verità della nostra salvezza» che Dio intende comunicarci. Dio ha poi consegnata la Bibbia alla Chiesa, perché la interpretasse per la vita dei cristiani.
    Di qui lo studio del dovere-diritto della Chiesa di usare ed interpretare la Bibbia e di proporne il senso salvifico ai fedeli indicando vie pratiche per l'incontro con essa, assieme alla catechesi, alla celebrazione liturgica, al servizio della carità.
    Vi si intreccia l'acuto problema della diversità di posizione tra cristiani ed ebrei (questi accettano soltanto l'AT) e tra gli stessi cristiani, cattolici e protestanti (non riconoscono la totalità del Canone cattolico), e nei confronti delle sette (ad esempio i Testimoni di Geova).
    La Bibbia vale pure come libro sacro di fronte ai libri sacri di altre religioni, segnatamente dell'islamismo, dell'induismo, del buddismo. Sono libri eguali o quasi tra loro? Cosa hanno in comune e cosa di diverso? E soprattutto quale valore il cristiano vi riconosce?

    Cosa vale la Bibbia

    C'è da attendersi che tanto studio per la Bibbia sia legato ad un interesse più profondo: essa vale, essa mantiene, specialmente per i credenti, una validità permanente, attuale, vitale.
    Anzitutto per dei credenti, tale valore sta nel fatto che la Bibbia è libro della fede: Dio cioè comunica verità vitali e decisive attraverso l'antico e solenne racconto della creazione, dell'esodo, della passione di Gesù, nelle lettere di Paolo... E indica pure di annunciarle, celebrarle nella liturgia, praticarle nella vita...
    La Bibbia è anche studiata, da credenti e non credenti, come testo dalle immense risonanze culturali (almeno in occidente): quale visione della vita deriva dalla Bibbia, come questa ha inciso nell'ethos, nelle istituzioni, nell'ambito culturale: Bibbia e poesia, Bibbia e pittura, Bibbia e teatro, Bibbia e diritto, Bibbia e psicoanalisi...
    Il senso letterale del vecchio testo ha in sé dunque una carica esistenziale stupefacente, perché affronta gli eterni problemi dell'uomo, apportandovi la luce di Dio.
    Di qui deriva il compito-chiave: come fare il ponte tra il testo di ieri ed io lettore di oggi? Come attualizzare la Bibbia? Come captarne la valenza esistenziale e tradurla nel nostro linguaggio? Qui si inserisce la dimensione ermeneutica o interpretazione attuale della Bibbia, la ricerca della significatività del testo.

    Come incontrare la Bibbia

    Dopo averne esaminato la «carta di identità», viene spontanea la domanda: come entrare dentro il territorio biblico? Per quali vie, in quali maniere, con quale metodo? Riguarda la pratica della Bibbia così come la Chiesa ha sempre fatto ed oggi ripropone con intensità. È la dimensione esperienziale, di cui daremo un cenno tanto breve, quanto obbligato, sviluppato ampiamente in altre pubblicazioni.
    Qui vengono affrontati, tra gli altri, i seguenti temi:
    La formazione alla spiritualità biblica, ossia alle ricchezze che provengono alla vita di fede nella frequentazione del Libro Sacro.
    Forme di contatto con la Bibbia: catechesi, liturgia, gruppo biblico, scuola di religione, scuole di teologia, in particolare attraverso la lectio divina, più ampiamente scuola della Parola.
    Forme di diffusione della Bibbia: la grande impresa delle traduzioni bibliche, delle edizioni dei testi, della diffusione attraverso le società bibliche cattoliche e non cattoliche (la Bibbia è il libro più diffuso nel mondo). Si evidenzia la componente ecumenica e più ampiamente interculturale dello studio biblico.
    Come abbiamo già accennato nell'introduzione, gli argomenti che si riferiscono al valore e alla pratica della Bibbia saranno inglobati all'interno dell'argomento «il mistero» della Bibbia, costituendo la parte III del volumetto.
    Strumento di lavoro: è necessario disporre di una Bibbia intera. Qui consigliamo la Bibbia di Gerusalemme (Dehoniane, Bologna) (ma sia nella Parte II, al capitolo 2, sia a conclusione della Parte III, sono date altre indicazioni bibliografiche).

    DOCUMENTI E LETTURE

    1. Il destino del libro, destino di un popolo

    Gli Israeliti, a seguito dell'editto di Ciro (538 a.C.), ritornano da Babilonia in Palestina. Tutto è distrutto: Gerusalemme, la città del cuore, la memoria, la stessa anima. Ecco allora la grande intuizione di Esdra, sacerdote e guida: ridare al popolo la memoria, per riavere la dignità e rifare la città. Come? Riandando alle radici, proponendo la lettura del «libro della legge», il cuore della Bibbia, la Torah, il nostro Pentateuco. Ecco ora il testo dal libro di Neemia, c. 8.
    Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse ad Esdra lo scriba di portare il libro della legge di Mosè che il Signore aveva dato a Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
    Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva l'orecchio a sentire il libro della legge. Esdra lo scriba stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza e accanto a lui stavano, a destra Mattitia, Sema, Anaia, Uria, Chelkia e Maaseia; a sinistra Pedaia, Misael, Malchia, Casum, Casbaddàna, Zaccaria e Mesullàm.
    Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. Giosuè, Bani, Serebia, lamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maaseia, Kelita, Azaria, lozabàd, Canàn, Pelaia, leviti, spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi al suo posto.
    Essi leggevano nel libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza». I leviti calmavano tutto il popolo dicendo: «Tacete, perché questo giorno è santo; non vi rattristate!». Tutto il popolo andò a mangiare, a bere:a mandare porzioni ai poveri e a far festa, perché avevano compreso le parole che erano state loro proclamate.
    Il secondo giorno i capifamiglia di tutto il popolo, i sacerdoti e i leviti si radunarono presso Esdra lo scriba per esaminare le parole della legge. Trovarono scritto nella legge data dal Signore per mezzo di Mosè, che gli Israeliti dovevano dimorare in capanne durante la festa del settimo mese. l'Allora fecero sapere la cosa e pubblicarono questo bando in tutte le loro città e in Gerusalemme: «Andate al monte e portatene rami di ulivo, rami di olivastro, rami di mirto, rami di palma e rami di alberi ombrosi, per fare capanne, come sta scritto». Allora il popolo andò fuori, portò i rami e si fece ciascuno la sua capanna sul tetto della propria casa, nei loro cortili, nei cortili della casa di Dio, sulla piazza della porta delle Acque e sulla piazza della porta di Efraim. Così tutta la comunità di coloro che erano tornati dalla deportazione si fece capanne e dimorò nelle capanne. Dal tempo di Giosuè figlio di Nun fino a quel giorno, gli Israeliti non avevano più fatto nulla di simile. Vi fu gioia molto grande. Esdra fece la lettura del libro della legge di Dio ogni giorno, dal primo all'ultimo; la festa si celebrò durante sette giorni e l'ottavo vi fu una solenne assemblea secondo il rito.

    2. «Non vi sono parole più intelligenti...»

    Riportiamo una pagina affascinante di un rabbino illuminato moderno, ormai novantenne, Abraham Joshua Heschel, polacco, allievo di M. Buber, che vide la tragedia dell'Olocausto, divenne cittadino americano, docente di etica e di mistica ebraica a New York. I suoi libri, di cui alcuni tradotti in italiano, sono splendidamente attuali per l'umanesimo biblico che evidenziano.
    Non vi sono parole al mondo più intelligenti, più rivelatrici e più indispensabili, parole insieme severe e gentili, strazianti e salutari. Una verità cosi universale: Dio è uno. Un pensiero così consolante: egli e con noi nella miseria. Una responsabilità così soverchiante: il suo nome può essere profanato. Una mappa del tempo: dalla creazione alla redenzione. Pietre miliari lungo la strada: il Settimo Giorno. Un'offerta: la contrizione del cuore. Un'utopia: se tutti gli uomini fossero profeti. L'intuizione: l'uomo vive per la sua fedeltà; la sua casa è nel tempo e la sua sostanza è negli atti. Un modello così audace: siate santi. Un comandamento così temerario: ama il prossimo tuo come te stesso. Un fatto così sublime: il pathos umano e divino possono accordarsi. E un dono così immeritato: la capacità di pentirsi.
    La Bibbia è il più grande privilegio dell'uomo. Essa è insieme distante e così diretta, categorica nelle sue richieste e piena di compassione nel comprendere la situazione umana. Nessun altro libro ama e rispetta altrettanto la vita dell'uomo... Niente in essa è spurio e banale. Non è un'epica sulla vita degli eroi ma la storia di ogni uomo in tutti i luoghi e in tutti i tempi (Dio alla ricerca dell'uomo, Borla, Roma 1983, 261s).

    3. Il «grande codice»

    È diventato ormai il titolo proprio della Bibbia per indicarne l'universalità e spessore culturale. Ciò che significa ci viene illustrato da un autore riconosciuto in questo ambito: GF. Ravasi, che troveremo ancora nella ll parte. Di lui consigliamo vivamente due libri che perfezionano il testo qui presentato, con attenzione specifica alla incidenza della Bibbia nella cultura:
    - Il racconto del cielo. Le storie, le idee, i personaggi dell'AT, Mondadori, Milano 1995;
    - La Buona Novella. Le storie, le idee, i personaggi del NT, Mondadori, Milano 1996.

    Quel grande «codice» tra cultura e storia

    Certo, la stizzita affermazione di Lutero (nei Discorsi a tavola) secondo il quale: «In Italia la Sacra Scrittura è così dimenticata che rarissimamente si trova una Bibbia» non avrebbe più riscontro oggi. Ciò non toglie che ci sia ancora un tratto non breve di strada da percorrere per far sì che si realizzi quanto un altro tedesco, anche se molto differente da Lutero, Nietzsche, confessava nella sua opera Aurora: «Per noi Abramo è più di ogni altra persona della storia greca o tedesca. Tra ciò che sentiamo alla lettura dei Salmi e ciò che proviamo alla lettura di Pindaro o Petrarca c'è la stessa differenza tra la patria e la terra straniera». È necessario, infatti, che la Bibbia ritorni ad essere non solo il libro sacro per eccellenza, la «lampada per i passi» del cammino del credente, ma anche - per usare una locuzione divenuta ormai comune e assunta dal titolo di un testo significativo del critico letterario canadese Northrop Frye - «il grande codice» della cultura, la chiave d'interpretazione delle nostre radici e della nostra civiltà.
    È ciò che auspica anche la nota pastorale della Commissione per la dottrina della fede e la catechesi della Cei La Bibbia nella vita della Chiesa (1995) che indica i due percorsi fondamentali da seguire. Da un lato, si ricorda che «approfondire la feconda ricchezza nella storia della parola di Dio scritta contribuisce a penetrare ancora di più nel mistero della parola»; d'altro lato, si afferma che questa approfondita conoscenza «favorisce assai il dialogo interculturale e la salvaguardia di universali valori spirituali e materiali» (n. 35).
    È necessario, quindi, riscoprire la qualità culturale, estetica ed etica, della S. Scrittura, evitando quella specie di monofisismo per cui la Bibbia è considerata solo come una cava da cui estrarre esclusivamente asserti teologici. La sua «ispirazione» divina si esprime, infatti nella «carne» delle parole umane, della storia, dei simboli, delle parabole e del pensiero.
    Paul Ricoeur osservava che «i simboli e i generi letterari non sono affatto facciata retorica che è possibile abbattere al fine di far apparire il messaggio». La verità biblica è solidale e compatta col suo mezzo espressivo e conoscerlo nella sua bellezza e incisività è indispensabile anche per il credente, altrimenti lo stesso messaggio s'appannerebbe. Questa analisi letteraria della pagina biblica viene ora condotta attraverso una strumentazione sempre più sofisticata alla quale può offrire un suo contributo anche la ricerca «laica». In particolare, a penetrare lo splendore del linguaggio e della stessa proposta biblica, è di grande aiuto la storia dell'arte. La Bibbia, infatti, osserva la nota ecclesiale sopra citata, «è matrice di tanta parte della cultura occidentale, di quella italiana in particolare».
    Ebbene, come esistono le note esegetiche in calce alle varie edizioni della S. Scrittura, così bisognerebbe più spesso illuminare quelle pagine anche attraverso lo straordinario apparato artistico, letterario, musicale, persino filmico che nei secoli ha «commentato» la Bibbia. Certo, alcune saranno letture folgoranti ma altre deformate o persino devianti: se tuttavia esse appartengono alla grande ricerca culturale, sono sempre feconde e gettano, anche per contrappunto o dialettica, una luce su quella Parola a cui si rivolgono come a sorgente. Tuttavia nel testo della Cei sopra evocato si invita ad intravedere un altro percorso: è necessario far ritornare la S. Scrittura nel patrimonio comune, ideale e morale, della nostra società, dopo l'allontanamento che si è prodotto da qualche tempo per ragioni che non ci è possibile identificare in queste poche righe.
    Nell'Ottocento un «laico» integrale come Francesco De Sanctis, si meravigliava che «nelle nostre scuole dove si fanno leggere tante cose frivole, non sia penetrata un'antologia biblica attissima a tener vivo il sentimento religioso, che è lo stesso sentimento morale nel suo senso più elevato». L'insegnamento della religione nella scuola ma anche una più ampia proposta didattica che vada oltre quell'ambito dovrebbe sostenere questo ingresso della Bibbia nella formazione culturale. Nelle università, poi potrebbero essere certe cattedre storiche e letterarie e gli istituti di Scienze religiose ad esse collegate (si pensi alle università di Bologna, Torino, Trento, Urbino, Napoli) a favorire la presenza viva della S. Scrittura. In questa linea una menzione particolare merita l'associazione laica Biblia che da una dozzina d'anni ha offerto in Italia un contributo prezioso per far riscoprire la cultura biblica a un ambito molto vasto di lettori.
    Questo incontro tra S. Scrittura e società civile acquista, infine, un particolare rilievo proprio in questo periodo in cui la comunità ecclesiale italiana sta elaborando un progetto culturale che sappia riproporre in modo vivo la fede cristiana a un orizzonte apparentemente indifferente. Il dialogo interculturale troverà proprio nella Bibbia uno dei terreni più fecondi per la «salvaguardia di universali valori spirituali e umani» e per la stessa comprensione dell'identità genuina della nostra civiltà. Nel capitolo VI delle Mie prigioni Silvio Pellico, allora reticente nei confronti della religione, confessava: «La lettura della Bibbia non diede mai la minima disposizione alla bacchettoneria, cioè a quella divozione malintesa che rende pusillanime e fanatico, bensì insegnava ad amare Dio e gli uomini, a bramare sempre più il regno della giustizia, ad aborrire l'iniquità, perdonando agli iniqui».

    4. Per verificare il proprio «stato di salute biblica»

    Applica a te stesso questo questionario. Può essere rivelativo di tanto o di poco, ma è soprattutto uno stimolo alla lealtà sul punto di partenza per un cammino di effettivo arricchimento.

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