Pastorale Giovanile

    Campagna
    abbonamenti
    QuartinoNPG2024


    Letti 
    & apprezzati


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2024
    600 cop 2024 2


    Il numero di NPG
    gennaio-febbraio 2024


    Newsletter
    marzo-aprile 2024
    NL 2 2024


    Newsletter
    gennaio-febbraio 2024


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Pensieri, parole
    ed emozioni


    Post it

    • On line il numero di MARZO-APRILE di NPG sulla narrazione biblica, e quello di GENNAIO-FEBBRAIO sulle strutture pastorali.  E qui le corrispondenti NEWSLETTER: marzo-aprilegennaio-febbraio.
    • Attivate nel sito (colonna di destra "Terza paginA") varie nuove rubriche per il 2024.
    • Linkati tutti i DOSSIER del 2020 col corrispettivo PDF.
    • Messa on line l'ANNATA 2020: 118 articoli usufruibili per la lettura, lo studio, la pratica, la diffusione (citando gentilmente la fonte).
    • Due nuove rubriche on line: RECENSIONI E SEGNALAZIONI. I libri recenti più interessanti e utili per l'operatore pastorale, e PENSIERI, PAROLE

    Le ANNATE di NPG 
    1967-2024 


    I DOSSIER di NPG 
    (dall'ultimo ai primi) 


    Le RUBRICHE NPG 
    (in ordine alfabetico
    e cronologico)
     


    Gli AUTORI di NPG
    ieri e oggi


    Gli EDITORIALI NPG 
    1967-2024 


    VOCI TEMATICHE 
    di NPG
    (in ordine alfabetico) 


    I LIBRI di NPG 
    Giovani e ragazzi,
    educazione, pastorale

     


    I SEMPREVERDI
    I migliori DOSSIER NPG
    fino al 2000 


    Animazione,
    animatori, sussidi


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV


    NPG Facebook


    NPG Twitter



    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono
    06 4940442

    Email

    NPG 2024

    Rubriche on line

    rubriche on line 2024

    Le radici dell'indifferenza

    e il paradosso della società individualista

    Introduzione alla ricerca CENSIS “La tentazione del tralasciare”



    La ricerca del Censis «La tentazione del tralasciare» è stata presentata il 6 aprile 2024 a Roma presso la Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso e discussa da Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, e Laura Lega, Capo Dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno.

    Ci troviamo oggi di fronte a uno strano paradosso: viviamo in una società decisamente soggettivista, ma con soggetti deboli; fortemente individualista, ma con scarsa forza di affermazione individuale, una società egoista ma fatta da ego fragili. Siamo tutti consapevoli della crescente dose di indifferenza che pervade il mondo: indifferenza verso gli altri, verso l’ambiente (tutti si lamentano, ma poi nessuno vuol rinunciare al suo stile di vita), eppure quella stessa indifferenza sembra che poi, come in uno specchio, chi la prova, finisca per rivolgerla anche verso se stesso.
    Per questo motivo vince sempre più il tralasciare, la rinuncia alla sfida, allo sforzo e alla competizione; in termini ecclesiastici verrebbe da dire che oggi più che del peccato fatto da “pensieri, parole e opere” dovremmo preoccuparci del peccato di “omissione”.
    La società, come la Chiesa, ha pochi strumenti per contrastare il disinteresse all’azione, all’omissione cioq; per questo motivo, cercando di riflettere sull’indifferenza, ci è sembrato opportuno analizzare le cause profonde dell’inazione, anche in considerazione del fatto che il fenomeno dell’indifferenza è descritto diffusamente e da molto tempo sia in ambiente ecclesiale che laico, in modo particolare a Roma.
    Ne emerge un mondo in cui alla sovrabbondanza di mezzi corrisponde un deficit di fini, vale a dire che a una sovrabbondanza di intelligenza speculativa – per dirla alla Rosmini – corrisponde una scarsità di intelligenza trascendente; in altre parole, tralasciamo per una crisi di motivazione, serve allora un’antropologia dei fini, se non si vuol parlare di trascendenza e di sovrannaturale.
    E serve non perché la Chiesa, i professionisti dello spirito o gli intellettuali dei fini premono per ritrovare un ruolo che sentono di aver perduto, ma perché un vuoto, che pria era sordo, sta cominciando a farsi sentire.
    Non q più sufficiente quindi ripetere moralisticamente che serve “senso di responsabilità” perché l’individuo soggettivizzato, suggestionato continuamente da oggetti di consumo, cioè da mezzi, non sa che farsene di una morale, ha bisogno prima di trovare un completamento alla sua soggettività, una motivazione più profonda e che la morale tradizionale non sa dare, vale a dire la costruzione di una “vita buona”, una vita cioq esistenzialmente più complessa di una vita in cui “si q fatto del bene” o peggio “non si q fatto del male”.

    1. COMUNITÀ

    Siamo tutti immersi in un grigiore, al 66,2% degli italiani non piace la società in cui vive (tab. 1), percentuale che sale drammaticamente al 72% tra i giovani e che scende con l’alzarsi dell’età, contraddicendo il luogo comune degli anziani perennemente scontenti del mondo di oggi.
    Tradizionalmente si è sempre pensato che gli italiani siano scontenti della società nel suo insieme (il Paese), ma affezionati alla propria “comunità”, una visione che rischia di affievolirsi: solo il 15,3% degli italiani sente di appartenere pienamente a una comunità (famiglia esclusa) e il 42,5% ci si sente in parte, mentre il 32,1% non ci si sente e non gli interessa, percentuale che sale al 36% presso i giovani e scende al 27,6% presso gli anziani. Infine, il 10,1% del campione ammette che gli dispiace non sentirsi parte di una comunità. Più della metà dei giovani non si sente parte di una comunità e di questi 3 su 4 non ne sentono la mancanza.
    Significativo che la comunità è specialmente quella religiosa, la percentuale di chi si riconosce pienamente in una comunità sale, infatti, al 36,8% presso i cattolici praticanti, evidentemente il termine comunità viene associato più alla Chiesa che al territorio (tab. 2 ).

    2. ESSERE PARTE DI UN CAMMINO

    Lo scarso senso di appartenenza a una comunità si sposa con la sensazione di contare poco nell’ambiente in cui si vive, sensazione che vive il 48,3% degli italiani (tab. 3).
    Addirittura, il 55,9% tra i giovani.
    Uno dei motivi di ciò è il fatto che le persone sentono di avere scarso controllo sugli eventi, il 55,7% è di questo avviso e in questo caso non ci sono particolari differenze di età (tab. 4), in sostanza la maggior parte degli italiani sente di non avere presa sugli eventi. La vita sembra passare senza un senso vero e proprio, perché vince la casualità. Anche questo vale per circa la metà degli italiani: il 48,3 % (tab. 5).
    L’atteggiamento q leggermente più ottimistico quando si fa riferimento all’idea di lasciare un segno di sé dopo la morte: ebbene il 62,7% non ritiene di poter dire che non lascerà alcun segno, anche se il 37,3% pensa che non lascerà nulla di significativo dopo di sé (tab. 6).

    Invito a un voto europeo "pensato"


     

    comece election tool

     

    Qui lo STRUMENTO
    offerto per pensare, per confrontarsi,
    per una scelta di valore e di valori 

     

    Sull'oggi
    Spigolando da siti e riviste

    coronavirus


    ATTUALITÀ

     
    “Preferirei di no”. Astenersi dal desiderio
    Laura Pigozzi

    Filosofia della pantofola
    Gianfranco Marrone

    Lavoro povero con vita digitale o vita povera con lavoro digitale?
    Lelio Demichelis

    I visori e il futuro dell’educazione
    Matteo Maculotti

    La scuola è un sogno
    Matteo Bonazzi, Alessandra Pantano, Anna Stefi

    Machiavelli contemporaneo
    Roberto Esposito

    Funzionare o esistere?
    Iolanda Stocchi

    Arendt, Weil, Dolto davanti al male
    Donatella Borghesi

    Celebrare il giorno della memoria? Un dialogo con Anna Foa

    Shoah e Nakba. Storie e traumi
    David Bidussa

    Soffro dunque siamo
    Andrea Pomella

    L’epoca dell’intranquillità
    Riccardo Mazzeo

    Il 7 ottobre e l’11 settembre
    Alessandro Carrera

    I difficili numeri della povertà
    Andrea Brandolini

    I corpi, le vittime, la pace
    Antonio Prete

    √ Il tramonto della cristianità
    Michela Dall'Aglio

    √ Rosella Postorino: il futuro oltre la guerra
    Mario Barenghi 

    √  Il tempo alla prova del tempo
    Mauro Portello


    √ 
    Hikikomori, cresce il numero di adolescenti in ritiro da un mondo che chiede troppo
    Cecilia Moltoni

    √ Pietropolli Charmet e la gioventù rubata
    Laura Porta

    √ Anni Duemila: Un mondo in armi
    Rivista "Testimonianze"


    Scrivere pace in mezzo alla guerra
    Benedetta Silj

    T e r z a
    p a g i n A


    NOVITÀ 2024


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano
    nella letteratura


    I sogni dei giovani x
    una Chiesa sinodale


    Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una
    "buona" politica


    Sport e
    vita cristiana
    rubrica sport


    PROSEGUE DAL 2023


    Assetati d'eterno 
    Nostalgia di Dio e arte


    Abitare la Parola
    Incontrare Gesù


    Dove incontrare
    oggi il Signore


    PG: apprendistato
    alla vita cristiana


    Passeggiate nel
    mondo contemporaneo

     


    NOVITÀ ON LINE


    Di felicità, d'amore,
    di morte e altro
    (Dio compreso)
    Chiara e don Massimo


    Vent'anni di vantaggio
    Universitari in ricerca
    rubrica studio


    Storie di volontari
    A cura del SxS


    Voci dal
    mondo interiore
    A cura dei giovani MGS

    MGS-interiore


    Quello in cui crediamo
    Giovani e ricerca

    Rivista "Testimonianze"


    Universitari in ricerca
    Riflessioni e testimonianze FUCI


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi


    Sguardi in sala
    Tra cinema e teatro

    A cura del CGS


    Recensioni  
    e SEGNALAZIONI

    invetrina2

    Etty Hillesum
    una spiritualità
    per i giovani
     Etty


    Semi e cammini 
    di spiritualità
    Il senso nei frammenti
    spighe


    Ritratti di adolescenti
    A cura del MGS


     

    Main Menu