Il fuoco non si spegne,
si porta con sé
Dopo otto anni di vita scoutistica, uno sguardo all’indietro (e una sbirciatina in avanti)
Anna Ronchietto *

Quando, ormai otto anni fa, iniziai il mio percorso scout, non avrei mai immaginato che sarebbe stata forse l’esperienza più importante e formativa vissuta.
Cominciati quasi per gioco, seguendo le orme dei nonni e di mio papà, gli scout hanno presto iniziato a far parte concretamente della mia vita quotidiana: “Sono una scout” è sempre stata una frase che, da quando ne ho memoria, mi ha accompagnata negli anni, prima pronunciata con timidezza, poi in modo sempre più fiero e consapevole.
Iniziai in terza elementare e venni subito catapultata in un mondo fatto di uniformi, giochi, storie e avventure, un mondo difficile da spiegare a parole, ma perfettamente chiaro e semplice per chi ne fa parte.
Quando ero in Branco (così sono chiamati i primi quattro anni) pensavo che lo scoutismo fosse come un enorme puzzle e che, di anno in anno, tessera dopo tessera, sarei riuscita a comporlo fino a formare un enorme, bellissimo quadro: non sapevo bene il disegno finale, ma era bello incastrare i pezzi.
Ora otto anni più tardi, se mi guardo indietro comincio a intravedere “il soggetto”, un grandissimo dipinto di colori e figure che si intersecano a vicenda, pronto per essere ancora arricchito di esperienze e scoperte.
In Branco ho potuto scoprire le persone intorno a me non attraverso prestazioni, competizioni, risultati, come accade per la scuola o il mondo dello sport, ma attraverso l’aiuto reciproco, le diverse passioni messe in comune, la lealtà e la sportività durante i giochi. Ho imparato la forza del gioco come strumento di coesione e unità, l’importanza di una mano stretta durante una salita impervia, l’ascolto e la presenza, anche silenziosa, che a volte vale più di mille parole. La capacità più grande, però, che ho appreso fin da quando sono piccola è quella di ESSERE nel gruppo, non semplicemente STARCI DENTRO. Per una bambina di nove anni ciò può semplicemente significare farsi degli amici, ma poi arriva la sfida più grande che lo scoutismo pone: la diversità. Dentro un gruppo di persone, affini o meno alla persona che si è, si fa strada la ricerca di se stessi attraverso il confronto e la capacità di sapersi mettere a servizio con la consapevolezza dei propri pregi e difetti.











































