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    Cammin facendo

    III domenica di Pasqua A

    fratel Alberto


    13In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
    28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
    Luca 24,13-35 (At 2,14a.22-33; 1Pt 1,17-21)

    Emmaus è un villaggio distante “sessanta stadi” romani, circa dodici chilometri, da Gerusalemme.
    Le possibili localizzazioni di questo villaggio vanno dalla Qubeibeh dei francescani alla Abu Gosh dei benedettini, senza contare l’identificazione patristica con Anwas (la bizantina Nicopolis), che è decisamente troppo lontana (“centosessanta stadi”). Ma sembra più affidabile il sito di Motsa’, sulla strada per Tel Aviv, prima dello svincolo di Latrun. Motsa’ vuol dire “uscita” d’acqua, cioè una fonte, ed è l’equivalente ebraico di Emmaus. Anche la geografia evangelica ha la sua importanza: la Parola di Dio nasce e si radica in un orizzonte storico e geografico che va riconosciuto, pena la perdita della sua concretezza e del suo spessore.
    Conosciamo tutti questo racconto di viaggio alla fine del Vangelo di Luca, molto simile a quello di un altro viaggio, quello del diacono Filippo e dell’eunuco etiope, sulla strada da Gerusalemme a Gaza. In entrambi i casi vi è un discorrere intorno alle Scritture, un problema di interpretazione biblica, la richiesta di una spiegazione. Chiede Filippo al ministro Etiope, che sta leggendo il profeta Isaia: “Capisci quello che stai leggendo?” E quello risponde: “Come potrei capire, se nessuno mi guida?” (At 8,30-31).
    In Atti l’oggetto del discorso è la profezia del Servo sofferente (“Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di sé stesso o di qualcun altro?”: At 8,34). Qui si tratta di comprendere il senso della morte di Gesù. Le due cose sono simmetriche, perché la profezia di Isaia è proprio la chiave di lettura anche di questa, della morte e risurrezione del Cristo. “Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù” (At 8,35).
    Ma è oltremodo significativo che questa interpretazione avvenga cammin facendo, durante un viaggio. La ricerca del senso delle Scritture non avviene stando fermi o impassibili; comporta un processo, una fatica, un andare oltre le prime impressioni, richiede un esercizio di pazienza. Probabilmente è una ricerca continua, incessante, anche se, nei due casi citati, vi è sempre un approdo finale.
    Due sono le parole-chiavi di questo racconto lucano, di questo cammino alla ricerca di un senso: “discorrere” (omilèo) e “aprire” (dianòigo) le Scritture. Sono le due parole-chiavi della liturgia sinagogale ebraica e poi anche di quella cristiana. Anzitutto, l’omelia. L’omelia è un discorso, ma non un monologo, è un evento comunitario. I due pellegrini di Emmaus “conversavano tra di loro di tutto quello che era accaduto”, ossia della crocifissione, della sepoltura di Gesù e del ritrovamento della sua tomba vuota.
    Ricordano degli eventi appena successi, ma si interrogano insieme, costruiscono una memoria comune. Questo rende possibile la comunione con Gesù stesso, il vivente: “Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona, avvicinatosi, camminava con loro”. Proprio mentre lo ricordano, “Gesù stesso” (autòs Jesous) si rende presente, si auto-manifesta, diventa il terzo compagno del loro cammino.
    Da segnalare anche il verbo “avvicinarsi” (enghìsas), che non è affatto pleonastico. È chiaro che Gesù, per camminare con loro, prima si è dovuto avvicinare, prendere il loro passo. Ma nel linguaggio evangelico, questo denota la prossimità del regno: “Il regno dei cieli è vicino, cioè si è avvicinato”, e il regno dei cieli non è altro che l’amore di Cristo, reso vivibile dall’amore fraterno.
    Un’omelia, dunque: il discorso, d’ora in poi, si fa esegetico, ossia volto a scrutare le Scritture, alla ricerca del senso da dare a questa presenza, a “ciò che riguarda Gesù, il Nazareno”. Senza questo ricorso scritturistico, il loro incontro con Gesù non è ancora possibile. Lui è già presente, ma i loro occhi sono impediti di riconoscerlo.
    “Disse loro: Stolti e lenti di cuore a credere a tutto ciò che hanno detto i profeti!”. Anzitutto, un bel rimprovero, ampiamente meritato: “lenti di cuore” non è solo un difetto intellettuale, ma l’avere un cuore “pesante”, come si diceva sopra: “Si fermarono col volto triste”, preoccupato, gravato dalla tristezza, di fronte alla morte sì, ma anche di fronte alla propria cocciutaggine.
    E qui, dopo questo necessario rimprovero, inizia l’omelia vera e propria, la spiegazione delle Scritture: “Non bisognava forse che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” In questa precisa necessità è raccolto tutto il senso delle Scritture. Questa è la Parola di Dio in esse contenuta, che si tratta solamente di “interpretare”, di far esplodere, di scaturire.
    “E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, Gesù spiegò (diermèneusen) loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”. Questa unità di tutta la Scrittura, nella sua triplice articolazione (Torà, Profeti e Scritti) è proprio l’evento realizzato dal Risorto, e ha un nome preciso, nel vangelo di Luca ed anche in ebraico: “apertura” (petichà). “Non ci ardeva forse il cuore mentre egli parlava con noi lungo la via, quando ci apriva le Scritture?” (“aprire” vuol dire “spiegare”: cf. At 17,3).
    È un’unità non evidente, che richiede un processo, ma che si percepisce a posteriori, quando si perviene alla fine, come un colpo di scena. È nello spezzare insieme il pane che i nostri occhi si aprono e riconosciamo Gesù, anche se lui ci resta invisibile. L’itinerario di Filippo e dell’eunuco etiope si conclude con il battesimo; quello di Cleopa e dell’altro pellegrino, cioè ognuno di noi, si conclude con l’eucaristia. Battesimo ed eucaristia sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana.

    L’eclissi della continuità
    Analisi sistemica della condizione giovanile nel Rapporto Giovani 2026

    toniolo 2026

    Abbiamo registrato i 6 intensi podcast relativi alla ricerca Toniolo "La condizione giovanile in Italia. Rapporto giovani 2026" (Il Mulino): quasi due ore di registrazione, un dialogo tra il conduttore e i singoli autori dei capitoli più rilevanti del Rapporto.
    Poi abbiamo sottoposto la registrazione a una "intelligente" AI con appropriate domande, per avere una sintesi che proponiamo al lettore. Il quale ovviamente si sentirà sollecitato ad andare all'originale, cioè al Rapporto stesso.
    In ogni caso, ecco qua il risultato, se può risultare utile.


    Introduzione: La generazione del "presente sospeso"

    Dal 2013, il Rapporto Giovani curato dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo non si limita a fotografare una coorte anagrafica, ma agisce come un sismografo delle trasformazioni profonde della società italiana. L’edizione 2026 emerge in un momento storico cruciale, segnato da una "policrisi" che ha stratificato incertezze economiche, mutazioni digitali e una ridefinizione radicale dei legami affettivi.
    Il ritratto che ne scaturisce è quello di una generazione definibile "in bilico", non per una connaturata fragilità caratteriale, ma per un’oggettiva carenza di infrastrutture sociali capaci di sostenere il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Se il ventesimo secolo era caratterizzato dalla "continuità" – un percorso lineare fatto di studi, lavoro stabile e famiglia – il ventunesimo secolo, e in particolare questo scorcio di 2026, si presenta come l’era della frammentazione. I giovani si trovano a dover negoziare la propria identità in un "presente sospeso", dove la progettualità a lungo termine è percepita più come un rischio che come un’opportunità. Il saggio che segue intende analizzare questa condizione attraverso cinque direttrici fondamentali: l'affettività, la cittadinanza digitale, la povertà strutturale, la fuga dei talenti e la ricerca del riconoscimento sociale.

    Volentieri segnaliamo

    terra di mezzo

    Uppa Edizioni 2023 – pp. 272 – € 18,00

     

    RISVOLTO

    La mia infanzia scoppiò / e fu l'adolescenza / e il muro di silenzio / un giorno si squarciò / fu la mia prima passione / la mia prima dolcezza / la prima tenerezza / la prima paura / e volai ve lo giuro / vi giuro che ho volato / non ero più perbene / a cuore spalancato / e poi fu guerra vera / e poi... / e poi noi, qui, stasera.
    Jacques Brel, “Mon enfance” (nella traduzione di Rossana Casale)


    SOMMARIO

    Antefatto
    1. Girone dei riservati
    2. Girone degli innamorati
    3. Girone degli appassionati
    4. Girone degli studenti
    5. Girone dei figli
    6. Girone dei ribelli
    7. Girone degli amici
    8. Girone dei connessi
    9. Girone dei dipendenti
    10. Girone dei rinati
    A riveder le stelle


    IL LIBRO

    Entrare davvero in contatto con ragazzi e ragazze richiede umiltà, ascolto e rispetto dell’intimità. Non esiste una ricetta pronta per un dialogo tra adulti e adolescenti, ma un buon punto di partenza è la curiosità verso ciò che i giovani sperimentano nella vita reale, spesso molto distante dai modelli e dalle convinzioni degli adulti. Per condividere con loro il percorso che porta a “diventare grandi” è necessario cambiare punto di vista: solo così si può accedere ai mondi emotivi e affettivi delle nuove generazioni, conoscerne idee e passioni, timori e speranze, e trovare un terreno comune al di là delle differenze generazionali.
    Questo libro, scritto a quattro mani, è nato da una conversazione tra un adulto e un ragazzo, per accompagnare lettrici e lettori alla scoperta di dieci grandi temi che attraversano l’adolescenza di oggi, dall’amore all’amicizia, dal rapporto con la scuola all’uso delle tecnologie, toccando anche argomenti “difficili” come la morte e le dipendenze.


    GLI AUTORI

    Raffaele Mantegazza è professore associato di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Milano Bicocca. Ha curato progetti di educazione interculturale e conduce una ricerca sulla “pedagogia della resistenza”. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Il sogno e la pedagogia (2023), Caro bullo ti scrivo (2020), Lettera a un neonazista (2019), I colori dell'educazione. Viaggio cromatico nei temi della pedagogia (Elledici 2019). È apprezzato autore in NPG.
    Samuele Spreafico ha 18 anni e vive ad Arcore. Frequenta il Liceo Banfi a Vimercate e ama leggere, volare, viaggiare, lo sport, il cinema e la letteratura. Sogna di riuscire a intraprendere una carriera internazionale e di imparare a volare.

    Volentieri segnaliamo

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    IL SOMMARIO

    Editoriale
    La persona prima di tutto: da Aldo Moro alla dichiarazione Dignitas infinita
    di Gabriele Cela

    Ricorrenze
    1700 anni dal concilio di Nicea. Religioni, popoli, ecumenismo
    Intervista a S.E.R. monsignor Giorgio Ferretti
    di Gabriele Cela

    Un "martire laico" a servizio dello stato: il ricordo di Bachelet a 100 anni dalla nascita
    di Alessandra Cittadini

    Polis
    Cosa ha detto ai fucini montiniani e cosa dice a noi il personalismo
    di Stefano Ceccanti

    Il personalismo comunitario alla costituente e il giovane Moro
    di Pino Pisicchio

    La nottola di Minerva
    Dall'atomismo alla comunione: un dialogo personalista
    di Vinicius Lima dos Santos

    Camus e la salvezza nella solidarietà umana
    di Francesca Righini

    Il singolarismo: la società della solitudine
    di Antonio Guarini

    La via che porta fuori da sé
    di Pietro Buoso

    "Come mai agiamo male?" nel pensiero di sant'Agostino
    di Sara Bernardello

    Spiritualità
    Il cristianesimo è rivelazione di una persona. Credere è il modo personale di obbedire al mistero
    di don Michele Martinelli

    «Quanto di più nobile c'è in tutto l'universo». La nozione di persona in san Tommaso d'Aquino
    di fr. Fabrizio Cambi, op

    Mercati
    Personalismo ed economia
    di Leonardo Becchetti

    Società
    Noi siamo le relazioni che abbiamo – «L'Osservatore Romano» apre le porte ai giovani
    di Guglielmo Gallone

    Cosa direbbe Mounier ai giovani
    di Nicolas Merola

    La personalità: come l'uomo si sviluppa
    di Maria Cristina Monca

    La sfida del "comunitarsi": oltre le solitudini sovrane – Dall'individuo alla persona
    di Linda Cianci

    Fuci comunità
    I giovani cattolici europei a scuola di pace
    di Gabriel Stitz

    Papa Leone XIV incontra i giovani della diocesi di Roma
    di Santiago Fornasir

    Fuci life
    Fucilab: uno scorcio di vita fucina
    di Maria Ricci

    La crisi dell'individualismo. Incontro regionale di Fuci Sicilia
    di Calogero Manzella e Miriam Adamo

    LA RIVISTA
    © Ricerca. Nuova serie di Azione Fucina
    Bimestrale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana
    1-2-3/2026 gennaio-febbraio-marzo-aprile-maggio-giugno

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    Sull'oggi

    Spigolando da siti e riviste

    Sull'oggi

    FOCUS INTELLIGENZA ARTIFICIALE

    Prompt. Chi parla?

    Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare
    Voci raccolte da Stefano Bartezzaghi
    https://magia.news/prompt-chi-parla/

    - 0 Intelligenza estesa e creatività ristretta
    - 1 Falso
    - 2 Mistificazione
    - 3 Evidenza
    - 4 Fatti
    - 5 Voce
    - 6 Memoria
    - 7 Contenuti
    - 8 Creatività
    - 9 Gioco
    - 10 Prompt

    FOCUS ADOLESCENZA

    Adolescence non è una storia esemplare (Alfio Maggiolini)

    Adolescenti: una conversazione con Massimo Recalcati (Anna Stefi)

    Adolescenza: immagino dunque sono (Anna Stefi)

    Gli adolescenti non vogliono essere capiti (Laura Porta)

    Amelia C.: Adulti io vi accuso (Marco Rovelli)

    Adolescenti sorvegliati speciali (Annalisa Di Coste)

    Jonathan Haidt: la generazione ansiosa (Elena Dal Pra)

    Studenti e docenti uniti nell’ansia (Enrico Manera)

    Ma tu quando piangi? In dialogo con Pietropolli Charmet (Anna Stefi)

    Tutti in ansia e insicuri (Alfio Maggiolini)

    Haidt: quelli che... il digitale (Vittorio Gallese)

    Gli adolescenti e il male (Laura Porta)

    Adolescenza e disagio: figli perfetti (Marco Rovelli)

    Hikikomori, adolescenti in ritiro da un mondo che chiede troppo (Cecilia Moltoni)

    Pietropolli Charmet e la gioventù rubata (Laura Porta)

    Lo sto rileggendo…

    Una rubrica di Doppiozero. Calvino scrive in "Perché leggere i classici" che i classici sono quei libri di cui di solito si sente dire "sto rileggendo..." e mai "sto leggendo...."

    F. Demichelis | I Buddenbrook

    R. Gilodi | Wilhelm Meister

    I. Pasqualetto | Cime tempestose

    A. Giardina | Bouvard e Pécuchet

    P. Donghi | Viaggio al termine della notte

    A. Banda | Lourdes

    G. P. Piretto | Il Dottor Živago

    I. Rosato | Il Maestro e Margherita

    G. Zoboli | Pel di Carota

    G. Loschiavo | Jane Eyre

    G. Marrone | Pierre e Jean

    ATTUALITÀ

    Francesco, il papa della speranza (A. Zaccuri)

    Bompiani e Thanopulos: affetti (B. Silj)

    Un palcoscenico chiamato società (F. Valagussa)

    Noi e il capitalismo (E. Palandri)

    Eugenio Borgna, la gentilezza (M. Ercolani)

    Vittorio Lingiardi, corpo raccontato (A. Pomella)

    Il suicidio di Israele, l'omicidio di Gaza (Bidussa)

    Harari: umani nella rete (T. Bonini)

    Come pensare l'educazione civica? (L. Peccolo)

    Traditi dal digitale (T. Bonini)

    Antifascismo e anticomunismo (M. Barenghi)

    “Preferirei di no”. Astenersi dal desiderio (L. Pigozzi)

    La scuola è un sogno (Bonazzi, Pantano, Stefi)

    Funzionare o esistere? (I. Stocchi)

    Giorno della memoria? Dialogo con Anna Foa

    Shoah e Nakba. Storie e traumi (D. Bidussa)

    Il tramonto della cristianità (M. Dall'Aglio)

    Rosella Postorino: il futuro oltre la guerra (Barenghi)

    Il tempo alla prova del tempo (M. Portello)

    Scrivere pace in mezzo alla guerra (B. Silj)

    APPROFONDIMENTI

    Le parole del nostro tempo (F. Provinciali)

    Una rubrica analitico-prospettica di DOPPIOZERO, rivista culturale on line ed editrice, e di seguito qualche altro articolo interpretante:

    Parole per il futuro
    (Bontà, Corpo, Incontro, Buio, Domani, Vulnerabilità, Silenzio, Abitare, Ridere, Respiro, Visioni, Ibrido, Avvenire, Desiderio, Teatro, Abito, Entusiasmo, Caos, Coraggio, Normalessere...)

    Buon giorno scuola

    APRILE

    RINASCITA/GIOIA


    ________________________________________
    RISONANZA ESISTENZIALE
    Per un adolescente, rinascita e gioia non sono concetti astratti ma realtà quotidiane che si intrecciano con la propria crescita. La rinascita si manifesta ogni giorno nell'esperienza di superare una difficoltà scolastica, nel riuscire finalmente a comunicare con un genitore dopo un periodo di tensione, nel trovare il coraggio di esprimere la propria opinione in classe. È la sensazione di "farcela" dopo aver pensato di non essere all'altezza, è la scoperta di un talento nascosto, è la capacità di rialzarsi dopo una delusione amorosa o un'amicizia finita male.
    La gioia autentica per i giovani non è l'euforia momentanea dei social media o delle feste, ma qualcosa di più profondo: è la soddisfazione di aver aiutato un compagno in difficoltà, è l'emozione di vedere riconosciuto il proprio impegno, è la serenità di sentirsi accolti per quello che si è veramente. È quella sensazione di pienezza che arriva quando si fa qualcosa di significativo, quando ci si sente parte di qualcosa di più grande.
    Spesso gli adolescenti vivono la rinascita attraverso momenti di crisi che diventano opportunità di crescita. Un fallimento scolastico può trasformarsi nell'occasione per scoprire nuovi metodi di studio; un conflitto familiare può aprire a una comunicazione più matura; una delusione sportiva può rivelare altri interessi. La gioia nasce proprio dalla consapevolezza di essere capaci di trasformare le difficoltà in trampolini di lancio.
    Il mese di aprile, con la primavera che esplode e la Pasqua che celebra la vita che vince sulla morte, offre agli adolescenti un simbolo potente: anche nelle loro vite c'è sempre la possibilità di ricominciare, di rinascere, di trovare motivi profondi di gioia che vanno oltre l'apparenza e toccano il cuore dell'esistenza.

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    FIGURA BIBLICA
    Maria Maddalena rappresenta in modo straordinario il tema della rinascita e della gioia. La sua storia è quella di una donna che ha conosciuto il buio più profondo e ha poi sperimentato la luce più abbagliante. Dai Vangeli emerge come una delle discepole più fedeli di Gesù, presente sotto la croce quando molti altri erano fuggiti, e prima testimone della risurrezione.
    Il mattino di Pasqua, Maria Maddalena si reca al sepolcro portando con sé il peso del dolore per la morte del Maestro. Trova la tomba vuota e inizialmente interpreta questo come un'ulteriore tragedia. Piange disperata, ma è proprio in questo momento di massima desolazione che avviene l'incontro trasformante: Gesù le appare chiamandola per nome, "Maria!".
    In quell'istante la sua vita cambia radicalmente. Dal pianto nasce la gioia più pura, dalla morte nasce la vita nuova. Maria Maddalena diventa così la prima evangelizzatrice, colei che corre ad annunciare agli apostoli: "Ho visto il Signore!". La sua gioia è così travolgente che non può tenerla per sé, deve condividerla.
    La figura di Maria Maddalena insegna agli adolescenti che la rinascita è possibile anche nei momenti più bui, che la gioia più autentica spesso nasce proprio dopo aver attraversato il dolore, e che quando si sperimenta una trasformazione vera, il primo impulso è quello di condividerla con gli altri.

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    PAROLE DI GESÙ E DI PAPA FRANCESCO
    "Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo" (Giovanni 16,20-21).
    Gesù usa questa immagine potente del parto per spiegare ai discepoli che la gioia autentica spesso passa attraverso la fatica e il dolore. Non è una gioia superficiale quella che promette, ma una gioia profonda che nasce dalla trasformazione, dalla crescita, dal superamento delle prove. È la gioia di chi sa che dopo ogni inverno arriva la primavera.
    Papa Francesco riprende questo concetto quando afferma: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia".
    Il Papa ci ricorda che la vera gioia non è un sentimento passeggero, ma una condizione stabile dell'anima che nasce dall'incontro con l'amore di Dio. È una gioia che può convivere anche con la sofferenza, perché ha le sue radici in qualcosa di più profondo delle circostanze esterne. È la gioia di sapere di essere amati incondizionatamente.

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    TESTIMONI DI SANTITÀ
    Gesù risorto è il testimone supremo della rinascita e della gioia. La sua risurrezione non è solo un evento storico, ma il paradigma di ogni possibile rinascita umana. Dopo aver attraversato la morte, Gesù si presenta ai discepoli non come un fantasma del passato, ma come una presenza viva e trasformante. Le sue piaghe non sono scomparse, ma sono diventate segni luminosi di vittoria.
    La gioia di Gesù risorto è contagiosa: i discepoli di Emmaus sentono il cuore che "arde" mentre lui parla con loro; gli apostoli nel cenacolo passano dalla paura alla missione; Tommaso dalla incredulità alla fede più salda. Gesù risorto non cancella il dolore vissuto, ma lo trasforma in sorgente di vita nuova per sé e per gli altri.
    San Giovanni XXIII, il "Papa buono", ha incarnato questa gioia pasquale con la sua capacità di vedere sempre il lato luminoso dell'esistenza e di trasmetterlo agli altri. La sua indole gioviale e ottimista nasceva dalla profonda consapevolezza che "in tutte le cose Dio coopera al bene di coloro che lo amano". Anche nei momenti difficili del suo pontificato, sapeva infondere speranza e serenità.
    Santa Teresa di Calcutta ha mostrato come la gioia possa fiorire anche nei luoghi più improbabili. Tra i poveri più poveri di Calcutta, la sua presenza era un raggio di sole che trasformava la sofferenza in opportunità di amore. La sua gioia non nasceva dall'ignorare il dolore, ma dalla certezza che ogni persona, anche la più abbandonata, è preziosa agli occhi di Dio.

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    GIOVANI TESTIMONI CONTEMPORANEI
    Nick Vujicic, nato senza braccia e gambe, è diventato uno dei motivatori più influenti al mondo, dimostrando che la gioia e la rinascita possono nascere anche dalle situazioni apparentemente più disperate. La sua adolescenza è stata segnata da momenti di profondo sconforto, ma ha saputo trasformare la sua disabilità in una missione: ispirare milioni di persone a non arrendersi mai. Oggi viaggia per il mondo portando un messaggio di speranza, è sposato, padre di famiglia e dimostra quotidianamente che i limiti fisici non possono imprigionare lo spirito umano.
    Malala Yousafzai rappresenta la rinascita dopo la violenza. Sopravvissuta a un attentato per aver difeso il diritto all'istruzione delle ragazze, ha trasformato quella tragedia in una missione globale. La sua gioia non è ingenua, ma matura: sa che il mondo può essere crudele, ma sceglie di lavorare per cambiarlo.
    Greta Thunberg ha mostrato come la passione per una causa giusta possa dare significato e gioia all'esistenza di un giovane. La sua determinazione nel difendere l'ambiente nasce dalla consapevolezza che ogni generazione ha la responsabilità di lasciare il mondo migliore di come l'ha trovato.

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    PROPOSTE OPERATIVE
    Impegno personale - "Il mio giardino di rinascita": Ogni studente tenga un piccolo diario dove annotare quotidianamente un momento di gioia vissuto o un piccolo "rinascere" sperimentato durante la giornata. Può essere il superamento di una paura, la riconciliazione con un amico, un complimento ricevuto, un talento scoperto. L'obiettivo è allenare lo sguardo a riconoscere i segni di vita nuova che attraversano continuamente la nostra esistenza. Alla fine del mese, rileggere tutto e celebrare il proprio percorso di crescita.
    Impegno di classe - "Seminatori di gioia": La classe si organizza per portare momenti di gioia autentica in altri ambienti scolastici. Si può preparare una sorpresa per i compagni più piccoli, organizzare un momento di animazione per gli anziani di una casa di riposo, preparare biglietti di incoraggiamento per gli studenti che affrontano esami difficili. L'importante è che ogni gesto nasca dalla spontaneità e miri a far rinascere il sorriso negli altri.
    Ogni settimana la classe può dedicare dieci minuti per condividere le "buone notizie" personali: successi, riconciliazioni, scoperte positive. Questo aiuta a creare un clima di sostegno reciproco e a riconoscere che la rinascita è un'esperienza condivisa che può essere alimentata dalla comunità.

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    NOTE PER L'EDUCATORE
    Lavorare sul tema della rinascita e della gioia con gli adolescenti richiede particolare delicatezza e autenticità. Questa fascia d'età è caratterizzata da una sensibilità acuta verso tutto ciò che appare artificioso o superficiale, quindi è fondamentale proporre una gioia "vera", che non neghi le difficoltà ma sappia attraversarle e trasformarle.
    È importante partire dalle esperienze concrete dei ragazzi, dai loro piccoli e grandi "inverni" esistenziali: delusioni affettive, insuccessi scolastici, conflitti familiari, insicurezze corporee. Solo riconoscendo questi vissuti si può poi aprire alla possibilità della rinascita. Gli adolescenti hanno bisogno di sapere che i loro dolori sono presi sul serio prima di poter credere che la gioia sia possibile.
    L'educatore deve essere testimone credibile di questa gioia: non qualcuno che non ha mai sofferto, ma qualcuno che ha saputo trasformare le proprie ferite in saggezza e compassione. I giovani percepiscono immediatamente l'autenticità e sono più disposti ad aprirsi con chi non ha paura di mostrare la propria umanità.
    È utile utilizzare linguaggi e riferimenti che appartengono al mondo giovanile: musica, sport, social media, serie TV possono diventare ponti per parlare di rinascita. Molte canzoni affrontano temi di resilienza e speranza; molte storie sportive parlano di riscatto; molti personaggi di fiction attraversano percorsi di crescita e trasformazione.
    La dimensione comunitaria è fondamentale: gli adolescenti sperimentano la gioia più piena quando si sentono parte di un gruppo che li accoglie e li valorizza. Le attività proposte dovrebbero quindi favorire la condivisione, il sostegno reciproco e la crescita insieme.
    Infine, è importante collegare sempre la gioia umana a quella divina, mostrando come l'esperienza della risurrezione di Gesù illumini e dia senso a tutte le piccole risurrezioni quotidiane che ogni persona può vivere.

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    8. AMPLIAMENTI TEMATICI

    8.1. LA RESILIENZA COME ARTE DEL RINASCERE
    Focus pedagogico: Aiutare gli adolescenti a comprendere che la resilienza non è una qualità innata ma un'arte che si impara, una competenza esistenziale che si affina attraverso l'esperienza.
    Sviluppo: La resilienza dell'adolescente è come quella del bambù nella tempesta: non resiste rigidamente al vento, ma si piega senza spezzarsi e poi si raddrizza più forte di prima. Ogni caduta diventa un insegnamento, ogni delusione un'opportunità per scoprire risorse interiori che non sapevamo di possedere. Gli adolescenti spesso credono che il fallimento sia la fine della storia, quando in realtà è solo una virgola in un racconto che continua. La resilienza si nutre della capacità di rileggere la propria biografia non come una serie di sconfitte, ma come un percorso di apprendimento continuo. È l'arte di trasformare le cicatrici in stelle, i momenti di buio in premesse dell'alba.

    8.2. LA CREATIVITÀ COME ESPRESSIONE DI VITA NUOVA
    Focus pedagogico: Valorizzare la creatività adolescenziale come manifestazione concreta del processo di rinascita e strumento privilegiato per esprimere la gioia interiore.
    Sviluppo: La creatività è il linguaggio naturale della rinascita: quando un adolescente scrive una poesia, compone una canzone, dipinge un quadro o inventa una storia, sta partecipando al mistero della creazione, sta facendo nascere qualcosa di nuovo nel mondo. È come se ogni atto creativo fosse un piccolo "fiat" che riecheggia quello originario. La gioia che nasce dal creare non è solo soddisfazione personale, ma esperienza di comunione con il Creatore stesso. Attraverso l'arte, la musica, la scrittura, il teatro, gli adolescenti possono esprimere parti di sé che le parole ordinarie non riescono a comunicare. È in questi momenti che spesso avvertono quella sensazione di pienezza che li fa sentire più vivi, più autentici, più connessi con il senso profondo dell'esistenza.

    8.3. IL CORAGGIO DELL'AUTENTICITÀ
    Focus pedagogico: Accompagnare gli adolescenti nella scoperta che la vera gioia nasce dall'accettazione di sé e dal coraggio di essere autentici, liberandosi dalle maschere sociali.
    Sviluppo: Per l'adolescente, rinascere significa spesso liberarsi dalle aspettative altrui e trovare il coraggio di essere se stesso. È come togliersi un abito che non ci appartiene e indossare finalmente la propria pelle. La gioia più profonda arriva quando si smette di recitare il personaggio che gli altri si aspettano e si inizia a vivere la propria verità. Questo passaggio richiede coraggio, perché significa rischiare di non piacere a tutti, di deludere qualche aspettativa, di mostrarsi vulnerabili. Ma è proprio in questa vulnerabilità autentica che si apre lo spazio per relazioni vere e per quella gioia che nasce dal sentirsi amati per quello che si è realmente, non per quello che si finge di essere. È la differenza tra l'applauso della platea e l'abbraccio del cuore.

    8.4. L'AMICIZIA COME SPAZIO DI RINASCITA RECIPROCA
    Focus pedagogico: Esplorare come le relazioni autentiche tra pari diventino laboratori di crescita mutua e fonte di gioia condivisa.
    Sviluppo: L'amicizia adolescenziale è un terreno sacro dove avvengono continue rinascite reciproche. È negli occhi dell'amico che spesso un ragazzo scopre parti di sé che non conosceva; è nella condivisione profonda che emergono forze nascoste per affrontare le difficoltà. L'amicizia vera è come un giardino dove due persone si prendono cura l'una della crescita dell'altra: ciascuno aiuta l'altro a fiorire, a superare i momenti di aridità, a ritrovare fiducia nelle proprie possibilità. La gioia dell'amicizia non è solo divertimento condiviso, ma la felicità profonda di essere compresi, accettati, sostenuti nel proprio percorso di crescita. È l'esperienza di non essere soli nelle proprie battiglie, di avere qualcuno che crede in noi anche quando noi stessi facciamo fatica a crederci.

    8.5. LA GRATITUDINE COME SGUARDO RINNOVATO
    Focus pedagogico: Educare alla gratitudine come disposizione interiore che trasforma la percezione della realtà e apre nuove possibilità di gioia quotidiana.
    Sviluppo: La gratitudine è l'antidoto più potente alla rassegnazione e alla lamentela che spesso caratterizzano l'adolescenza. È come cambiare le lenti degli occhiali: improvvisamente si vedono colori e particolari che prima sfuggivano. Un adolescente che impara a dire "grazie" non solo per i grandi doni, ma anche per i piccoli gesti quotidiani - il sorriso di un compagno, il sostegno di un insegnante, la bellezza di un tramonto - scopre che la vita è molto più ricca di quanto pensasse. La gratitudine non è ingenuo ottimismo, ma sguardo maturo che sa riconoscere il bene anche nelle situazioni difficili. È la capacità di vedere in ogni giorno almeno una ragione per sorridere, una presenza che ci ha benedetto, un'opportunità che ci è stata offerta. Questa disposizione interiore trasforma gradualmente il cuore, rendendolo più aperto alla gioia e più capace di generarla negli altri.

    VIVERE L'ANNO
    Itinerari spirituali per giovani lungo il calendario liturgico
    Anno liturgico A (2025-2026)

    anno liturgico


    La vita ha bisogno di ritmi. Nella frenesia contemporanea, dove tutto scorre veloce e indistinto, rischiamo di perdere la capacità di abitare il tempo con consapevolezza. Il calendario liturgico offre un dono prezioso: un ritmo sapienziale che scandisce l'anno non secondo logiche commerciali o produttive, ma secondo la storia della salvezza.
    Questo progetto nasce per adolescenti, giovani ed educatori che desiderano vivere l'anno non solo cronologicamente, ma anche kairologicamente – nel tempo propizio, nel tempo della grazia. Non si tratta di aggiungere pratiche devozionali a un'agenda già sovraccarica, ma di imparare ad abitare diversamente il tempo quotidiano, lasciandosi plasmare dagli atteggiamenti spirituali che ogni tempo liturgico propone.
    L'obiettivo è duplice: da un lato, riscoprire la ricchezza del calendario liturgico come mappa esistenziale che orienta il cammino di fede; dall'altro, tradurre questa ricchezza in atteggiamenti concreti, verificabili nella vita ordinaria. Dalla liturgia alla vita, dal rito all'esistenza, dalla celebrazione alla testimonianza.
    La struttura segue i tempi forti e i tempi ordinari: Avvento-Natale, Quaresima-Pasqua, Tempo Pasquale e i due periodi del Tempo Ordinario. Per ogni tempo, vengono individuate parole-chiave (10 per l'Avvento, altre per gli altri tempi) che costituiscono veri e propri itinerari spirituali. Ogni parola è sviluppata attraverso storie di giovani, fondamenti biblici e liturgici, proposte concrete, testimoni antichi e moderni, domande per il discernimento.
    Il metodo è narrativo e fenomenologico: si parte sempre dall'esperienza concreta per poi illuminarla con la Parola, si privilegiano le storie ai concetti astratti, si propongono gesti verificabili invece di teorie inapplicabili. L'attenzione pedagogica è costante: ogni sezione tiene conto delle fatiche, delle domande, dei linguaggi dei giovani di oggi.
    I destinatari sono triplici: i giovani stessi, che troveranno qui uno strumento per dare forma spirituale al proprio anno; gli educatori (catechisti, animatori, insegnanti di religione), che avranno materiale per costruire percorsi con i gruppi; le famiglie, che potranno trovare spunti per vivere insieme il tempo liturgico.
    Vivere l'anno liturgico non è nostalgia di un passato devozionale, ma profezia di un futuro dove il tempo non è solo da consumare, ma da abitare; dove ogni stagione ha il suo senso, ogni momento la sua grazia. È imparare a vivere non contro il tempo, ma dentro il tempo, riconoscendolo come dono e chiamata.
    «Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo» (Qoèlet 3,1)


    1. AVVENTO-NATALE
    Vivere l'attesa che trasforma

    2. TEMPO ORDINARIO I
    Vivere il quotidiano come vocazione 

    3. QUARESIMA
    Liberare la libertà

    4. TRIDUO PASQUALE E PASQUA
    Il cuore pulsante della fede cristiana

    5 TEMPO PASQUALE
    Vivere da risorti

    6 TEMPO ORDINARIO II
    La sequela nel tempo della Chiesa

    7. LE GRANDI FESTE DEL SIGNORE E DI MARIA
    Il fiume della grazia

    "Sono reale?"
    La domanda più profonda che i giovani portano
    e come Etty Hillesum vi ha risposto con la propria vita

    sara

    (QUI IL FILE PDF)



    Chi lavora con i giovani conosce bene la superficie delle loro domande. Le domande esplicite, quelle che si pronunciano ad alta voce: cosa farò della mia vita? mi vogliono bene? esiste qualcosa che valga il mio impegno totale? Sono domande reali, e meritano risposte reali. Ma l'educatore che si ferma alla superficie di queste domande rischia di rispondere a ciò che è stato detto senza intercettare ciò che non è stato detto, e che è, di solito, la cosa più importante.
    C'è una domanda che sta sotto tutte le altre. Non viene quasi mai formulata: non perché il giovane non la porti, ma perché è troppo esposta, troppo vicina all'osso, troppo elementare per poter essere pronunciata facilmente. È la radice che alimenta tutte le altre ramificazioni. Quando si riesce a toccarla, tutto il resto si illumina in modo diverso.
    Questa domanda è: Sono reale?
    O nella sua forma più piena e più onesta: la mia esistenza conta – per qualcuno, per qualcosa – in modo che non dipenda da ciò che produco, da come mi comporto, da quanto valgo secondo i criteri del momento?


    Primo movimento
    La domanda

    Secondo movimento
    Una testimone

    I. La domanda emerge
    Il caos come punto di partenza

    II. La domanda si approfondisce
    Tre movimenti

    III. Il percorso verso la risposta
    Quattro svolte

    IV. La risposta
    Quattro affermazioni

    V. Westerbork
    La risposta nella prova più estrema

    VI. Cosa dice Etty all'educatore e al giovane

    Epilogo
    Il biglietto dal finestrino


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    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


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