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    Non “fare” l’animatrice, esserlo

    Come sono cambiata in questa esperienza

    Miriam Peroncini *

    cittasulmonte


    La mattina del giorno in cui sono salita al campo dove avrei fatto l’animatrice per la prima volta la ricordo con un’ansia molto particolare. Non era la prima volta che stavo a contatto con dei bambini, vista la mia esperienza da catechista, quindi sapevo in parte a cosa sarei andata incontro, anche se non sapevo bene cosa aspettarmi da quell’esperienza che prevedeva lo stare per sei giorni sempre a contatto con i più piccoli.
    Un mio tratto distintivo quando mi avvicino a una nuova esperienza è un forte senso del dovere, che si tramuta spesso in una grande “disciplina”, se così possiamo definirla anche in questo contesto. È stato proprio questo a causarmi quell’agitazione quella mattina: avevo paura di non riuscire a fare tutto al meglio, di reggere i ritmi o non essere all’altezza del compito. Avrei meritato la gioia e il bello di quell’esperienza? E allora ecco la disciplina ferrea che mi sono imposta: fare tutto come doveva essere fatto, perfettamente. Dal primo giorno ero sempre con i ragazzi, non mi fermavo un attimo, neanche quando avrei voluto magari scambiare qualche parola con un altro animatore, e cercando sempre di apparire in un certo modo davanti ai ragazzi, di non mostrare mai segni di stanchezza, di “debolezza”, o di intervenire sempre davanti a qualcosa che non andava, una parolaccia, una intemperanza. Questo si è ovviamente tradotto in una minore spontaneità, in un grande schema “di ruolo” in cui mi ero rifugiata per il timore di non lasciare il segno, di non risultare quella di cui i ragazzi si sarebbero ricordati.
    È in questo contesto che è avvenuta una sorta di magia che mi ha fatto effettivamente fare un salto di qualità, mi ha lasciato intravedere la qualità dell’animatore, il suo “ruolo”, o forse la sua “anima”.
    Dopo tre giorni con i ragazzi, avevo imparato a conoscerli tutti, sapevo quali erano i loro lati più complicati da gestire e come invece catturare la loro attenzione. Mi si era avvicinato un ragazzino, Luca, abbastanza agitato, ma che per qualche motivo si era trovato in sintonia con me. È proprio con lui che il quarto giorno, quello in cui si fa una camminata lunga in montagna, mi sono ritrovata a sentire qualcosa di diverso, a dire parole diverse, ad ascoltarlo con interesse diverso. Le chiacchiere erano più confidenziali e uscivano spontanee, non mi veniva da riprenderlo se gli scappava qualche parolaccia di troppo. E non dovevo forzare nulla. Da quel giorno era scattato qualcosa in me, anche con gli altri: non ero più io a cercare loro, ma loro a cercare me, non ero io ad andare a chiedere come stessero, ma loro si confidavano da sé, e tutto questo spontaneamente. È stato indubbiamente uno dei regali più grandi che questa prima esperienza potesse farmi, oltre a farmi scoprire lati di me, come la pazienza e la perseveranza, che non pensavo fossero mie doti naturali.

    Con piacere segnaliamo

    Educazione e tempo

    pp. 200 – € 20,00


    IL LIBRO
    Educare significa avere a che fare con il tempo. O meglio con i tempi, con le tante dimensioni temporali che si incrociano nelle nostre vite. Questo libro colloca l’educazione all’incrocio tra diverse tipologie di tempo: da quello dei calendari e degli orologi, che a un certo punto, in dimensioni cosmiche, smette di essere misurabile; a quello dello sviluppo dell’essere umano, sempre flessibile e mai determinabile a priori; a quello delle grandi narrazioni umane: miti, riti, simboli, filosofia, religioni. È al trivio tra queste temporalità che si colloca il tempo dell’educazione che non deve avere l’arroganza di dominarle ma l’umiltà di adattarvisi. Nella frenesia dei tempi moderni, questo libro cerca di trovare quell’attimo in più, o meglio quell’attimo in meno, per dedicarsi ad educare.

    L'AUTORE
    Raffaele Mantegazza è un educatore. Divide il suo tempo tra l’Università di Milano-Bicocca e l’Università IUSTO di Torino, dove insegna pedagogia, e le scuole (dalla primaria alla secondaria di II grado) nelle quali realizza interventi nelle classi a diretto contatto con bambini e ragazzi. Con Bit Culturali ha pubblicato “Il bambino che rientra dalle vacanze. Infanzia e felicità”.
    È il pedagogista di riferimento delle rivista NOTE DI PASTORALE GIOVANLE, dove regolarmente pubblica apprezzati dossier e rubriche.

    L'EDITRICE
    Bit Culturali è un giornale online che si occupa di arte, mostre, eventi culturali, libri, musica, cinema, televisione e altro.
    Esso si rivolge, dunque, a quanti credono che la crescita umana, sociale e civile di una comunità è strettamente legata al ruolo che la cultura svolge all’interno di essa.

    ABITARE IL MONDO INSIEME

    Educare al sociale: radici, legami, orizzonti

    A cura di NPG e di "Salesiani per il sociale"

    bambino

    Viviamo in uno dei paradossi più acuti della storia umana: siamo la generazione più connessa che sia mai esistita, e insieme una delle più profondamente sole. I giovani crescono in un ecosistema digitale che simula la presenza degli altri senza generare vera comunità. Il «sociale» è diventato un aggettivo (i social), mentre il sostantivo (la società), si sgretola in silenzio. L'altro non è più il volto che mi interpella: è un profilo che scorro, un contenuto che consumo, una presenza che si può silenziare con un gesto del pollice.
    In questo contesto, educare al sociale non è aggiungere un contenuto curricolare tra i tanti: è compiere un atto di resistenza antropologica. È restituire ai giovani la grammatica dell'esistenza condivisa, che è la grammatica stessa dell'umano. Non si tratta di insegnare nozioni di educazione civica né di organizzare giornate del volontariato. Si tratta di formare persone capaci di abitare il mondo con gli altri, per gli altri, insieme agli altri – di stare nella realtà senza fuggirla, di incontrare il volto dell'altro senza ridurlo a categoria, di prendersi cura di qualcosa che non appartiene solo a se stessi.
    Il progetto Abitare il mondo insieme nasce da questa urgenza e vuole rispondervi con rigore e con passione: rigore filosofico, teologico e pedagogico; passione per la vita concreta degli adolescenti e dei giovani che cercano un senso all'esistere insieme. È un progetto per educatori, insegnanti, animatori, genitori, catechisti – per chiunque abbia scelto, professionalmente o per vocazione, di stare accanto ai giovani in questo passaggio difficile e irripetibile della vita.


    Introduzione (PDF)

    Sì, viaggiare

    Percorsi di formazione, bellezza e spirito

    Viaggiare

    "Esiste un modo di percorrere il mondo che va oltre il semplice turismo: è il cammino di chi cerca radici che nutrano lo spirito e bellezza che apra al mistero."


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