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     La presenza

     


    I
    l Corpus Domini non è soltanto l'occasione per una vacanza. Esige la processione tradizionale per le vie della città...

    Credo che non sia il caso di far gli schizzinosi per la processione, come se fosse segno di trionfalismo, di sopraffazione o di non so cosa da parte di una Chiesa «costantiniana» eccetera.

    Gli ultimi tempi ci hanno abituati allo sfilare di molte altre processioni laiche con tanto di stendardi, di divise e di giaculatorie ritmate; al punto che quella religiosa del Corpus Domini può ben avere qualche motivo d'esserci: oltre tutto perché è composta, solitamente, e reca l'Eucaristia - non è cosa da poco -; quanto ai canti non c'è d'avere soggezione per nulla; e per le divise c'è forse da rimpiangere le vecchie talari bianche dei confratelli del Santissimo Sacramento e della buona morte, se si desidera un po' di fantasia gaia...

    La processione. Ma il Corpus Domini non è soltanto il giorno della processione: è il richiamo della Presenza Reale del Signore Gesù tra noi nell'Eucaristia. È momento di consapevolezza di Lui che permane vivo e vero nel tabernacolo. È invito alla contemplazione, alla adorazione...

    Dati di fede che stiamo forse un po' dimenticando. Ricordo una vignetta su un settimanale umoristico un po' triste; voleva rappresentare il domani del Cristianesimo: vi erano disegnati grattacieli ciclopici che quasi soffocavano una chiesina piccola piccola tratteggiata in basso, come a dire che la scienza, la tecnica, l'industria, ormai, han preso irrimediabilmente il sopravvento sulla religione...

    Mah. Non riesco a intimorirmi di fronte a questo umorismo che vuol essere nero. Come non riesco a reagire indispettito. Si potrebbe, di contro, mostrare le cattedrali e - cinicamente - segnalare la gioia esplosiva, incontenibile che è la caratteristica - risaputamente - della nostra civiltà dei grattacieli, dei quali dobbiamo andar fieri, salvo poi a fuggirli come insopportabili al primo week-end...

    Ma non è questo il problema. Grande o piccola, la chiesa attrae per una Presenza misteriosa che non c'è altrove e che salva il salvabile dei grattacieli e dei nostri giorni affannati: la Presenza Reale di Cristo risorto che fa l'atmosfera silenziosa e raccolta delle nostre cappelle come delle nostre basiliche. Non dovremmo sottacere questa pudica e gioiosa certezza cattolica: quando entriamo in chiesa, al di là dei santi o della Bibbia esposta, noi sappiamo che la lampada accesa ha un significato e l'occhio ci dovrebbe andare subito al tabernacolo e le labbra dovrebbero sussurrare parole di rispetto e d'amore e la genuflessione dovrebbe esprimere attenzione e amore, ancora...

    So di rischiare un certo candore parlando così. Ma penso non se ne possa parlare diversamente. L'Eucaristia è presenza d'amore e basta: e non vale tormentare il vocabolario per trovarvi altri termini meno compromettenti e meno sentimentali. È presenza di Uno che ha voluto rimanere tra noi anche dopo la morte perché non voleva lasciarci soli, perché ci ha salvati e ci salva, perché trova le sue delizie nello stare tra i figli degli uomini...

    Vorrei insistere: l'Eucaristia non è soltanto «azione» che si svolge nella Messa, quando si partecipa. Si canta, si risponde al sacerdote e si fa la comunione - magari con un ritmo un po' serrato e senza un istante di silenzio; l'Eucaristia è anche stasi, un esserci, un essere qui adesso, un attendere, una disponibilità ad accogliere... E non è una astrazione: è Uno come noi, che pure è Dio in un pezzo di pane.

    Non avete mai provato, amici, a stupirvi per questa presenza? Mettervi in ginocchio davanti al tabernacolo, fissare lo sguardo e avere tante cose da dire, ma poi tacere perché Lui c'è, perché Lui è qui, perché Lui è Lui... E il silenzio non è meno eloquente dei discorsi, come l'amore d'una mamma o d'una sposa che non moltiplica le parole, ma guarda...

    Tempo sciupato? Provateci. Uscite trasformati: più allegri, più impegnati...

    (Alessandro Maggiolini)


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