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    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Maria, Immacolata e Assunta in cielo (cap. 6 di: Nato da donna. Maria, la Madre di Gesù)


    José Miguel Nuñez, NATO DA DONNA. Maria, la Madre di Gesù, Elledici 1998



    Uno dei tratti che, dall'antichità, la comunità cristiana ha contemplato con più ammirazione in Maria è stata, senza dubbio, la sua santità. Maria di Nazaret, la madre di Gesù, ha occupato sin dal primo momento un posto privilegiato nella Chiesa. Noi cristiani abbiamo imparato a guardare a lei come allo specchio in cui scopriamo la nostra stessa immagine, che non può essere altro che quella dei beati in Cristo.
    Credente in un popolo di credenti, la Vergine Madre nel suo mistero ci mostra la realtà di una donna redenta da Cristo in modo del tutto peculiare. Aperta alla Parola, disponibile al progetto di Dio, seguace fedele del Figlio fino alla croce, colonna della prima Chiesa, in Maria di Nazaret ci viene svelato l'orizzonte verso cui camminiamo tutti noi battezzati: essere uomini nuovi in Cristo, partecipi della santità di Dio e figli nel Figlio.
    Dio ha fatto grandi cose in Maria e in lei si contemplano tutte le generazioni perché è beata. Ella, immagine della Chiesa che cammina verso l'orizzonte della storia, dove saranno riassunte tutte le cose in Cristo, è per noi trasparenza di Dio perché è stata colmata senza misura della sua grazia.

    MARIA, TRASPARENZA DI DIO

    La tradizione cristiana ha coniato un'espressione che esprime meglio di ogni altra l'affetto che il popolo di Dio ha sempre manifestato per la madre di Gesù: «Di Maria mai si dice abbastanza!». La storia della spiritualità mariana e il credo dei fedeli sono stati portatori di una profonda riflessione che non ha mai cessato di esprimere in modo vivo la ricchezza della figura di questa donna e la sua importanza nella storia della salvezza.
    Su uno sfondo chiaramente storico-salvifico, un filone di tradizione ha riflesso incessantemente la convinzione della luminosa santità di Maria come punto di riferimento per il cammino del credente e sua trascendenza nel progetto liberatore di Dio. Dagli stessi inizi della riflessione evangelica, la Chiesa è stata cosciente della redenzione anticipata di Cristo in Maria. Questa coscienza è andata fortificandosi nel corso dei secoli fino a culminare nella proclamazione della verità dogmatica della Concezione Immacolata di Maria nel secolo passato. Un lungo cammino che in buona misura è frutto - senza dubbio - del sentire dei fedeli. Docili allo Spirito, i credenti di tutti i tempi hanno percepito con fine intuizione la profondità e la verità delle parole di Maria nel Vangelo di Luca: «Dio ha fatto in me grandi cose» (Lc 1,49).
    Chiaramente neanche adesso ripercorriamo la storia del dogma; ma ci domandiamo: cosa vuole dire la Chiesa quando afferma che Maria è stata concepita senza macchia di peccato originale? Che senso ha per la vita del credente questa affermazione?

    Dalla Scrittura alla Tradizione

    Forse nessuno ha espresso con più semplicità e maggiore profondità la santità di Maria come l'evangelista Luca. Nelle pagine dei primi capitoli del suo Vangelo troviamo gli elementi della migliore mariologia che sia mai stata scritta. Maria è, nella penna dell'evangelista, la «piena di grazia», la donna disponibile all'azione di Dio, che viene da essa radicalmente trasformata. Quando all'inizio della nostra riflessione abbiamo dedicato la nostra attenzione al testo di Luca (1,28-35), abbiamo insistito sull'espressione kecharitoméne, cioè trasformata dalla grazia per essere la madre del Messia.
    È proprio questo stretto rapporto con la missione annunciata di essere «madre del Salvatore» ciò che dà pieno significato alla scelta e alla trasformazione per merito della grazia.
    Non è soltanto questione di mero «privilegio»; si tratta soprattutto di un avvenimento che inaugura in Maria una condizione nuova di santità integrale - perché colui che nascerà sarà chiamato Figlio dell'Altissimo - e che può essere capita solo nel contesto nel progetto liberatore di Dio. Una di noi, una della nostra razza, è stata colmata senza misura dalla grazia perché, dalla sua libertà, dal suo sì, Dio dà avvio al suo progetto di salvezza in Gesù Cristo.
    La riflessione di Luca ci aiuta a capire come la comunità cristiana dei primi tempi abbia guardato a Maria, piena di grazia. Aperta all'azione di Dio, la madre di Gesù occupa un posto privilegiato nella storia della salvezza portando in grembo il Verbo lungo la storia degli uomini. Allo stesso tempo, i credenti hanno visto in lei l'orizzonte liberatore di Dio: come Maria, tutti noi - redenti in Cristo - parteciperemo in qualche misura alla santità di Dio.
    Non vi è dubbio che c'è bisogno di tempo per capire meglio tutto questo. La Chiesa ha dovuto approfondire il dato della Scrittura per precisare meglio quali conseguenze aveva per gli uomini quella luminosa santità della Vergine. Cominciava a forgiarsi la tradizione.
    E nel passaggio dalla Scrittura alla riflessione teologica posteriore, un documento che ha influenzato notevolmente la storia della tradizione ecclesiale intorno alla santità di Maria fu l'apocrifo chiamato «Protovangelo di Giacomo». Malgrado la sua condizione di «apocrifo», lo scritto esprime la coscienza popolare - certamente con aggiunte mitologiche - della santità di Maria, nel raccontare la sua nascita prodigiosa e verginale, senza intervento di uomo, da sua madre Anna. Nonostante ciò, pur tenendo conto dei suoi tratti apocrifi, il testo ha la sua importanza in quanto riflette un primo stadio della riflessione sull'immacolata concezione di Maria che, non vi è dubbio, ha avuto le sue conseguenza nella teologia posteriore.
    Ma in questi primi secoli la riflessione dei Padri ha centrato la sua attenzione anche sulla figura di Maria. Nello sforzo di chiarire ed esplicitare la portata dell'espressione evangelica kecharitoméne, la tematica privilegiata nella riflessione teologica è stata il parallelismo Adamo/Cristo, Eva/Maria.

    Maria, nuova Eva

    In effetti, nei primi passi verso la formulazione dogmatica, ancora lontani dalla precisione teologica attuale, padri come Giustino o Ireneo di Lione nel II secolo hanno compreso Maria come nuova Eva, associata al nuovo Adamo - Cristo - nell'opera della redenzione. La riflessione ecclesiale orientò la fede dei credenti verso la contemplazione della «piena di grazia», il cui destino era nel e per il Redentore.
    Il parallelismo, partendo dall'annunciazione, appare in Giustino molto interessante. Eva genera disobbedienza e morte; Maria, nella fede e docile alla Parola, genera e dà alla luce Cristo, Figlio di Dio fatto uomo per opera dello Spirito. Per Ireneo tutto si inserisce nel contesto della storia della salvezza; vale a dire, nel piano di Dio, l'incarnazione nel seno di Maria Vergine è un «cominciare di nuovo», una nuova creazione. Così come Eva fu causa della morte, Maria, la «piena di grazia», è «causa di salvezza». Facendo chiaro riferimento al testo di Paolo (Rm 5,19), il vescovo di Lione arrivò a scrivere: «E come per la disobbedienza di una vergine l'uomo fu portato alla caduta, precipitò e morì, così l'uomo ha ricevuto la vita attraverso una vergine che ha obbedito alla Parola di Dio».
    Senza la profondità delle riflessioni posteriori, già in questi padri del II secolo troviamo un dato di eccezionale importanza per la fede del popolo di Dio: oltre a inserire Maria nella storia della salvezza, insieme a suo Figlio, la Vergine Madre - con la figura di Eva sullo sfondo - diventa «modello» per il cristiano nel delineare più nitidamente in lei i tratti del vero credente, docile ai piani di Dio.

    Il concepimento immacolato di Maria

    Col passare del tempo e parallelamente allo sviluppo del dogma cristologico, cominciò ad apparire in modo sistematico nei simboli della fede della Chiesa l'espressione «santa Maria», sempre in relazione con colui che nacque dal suo seno vergine, Cristo il Signore. Uno dei migliori teologi dell'antichità cristiana, Origene - nel III secolo - esercitò una notevole influenza sullo sviluppo del pensiero mariologico. Risulta curioso come, mentre non dubitò ad attribuire a Maria grandi virtù e a presentarla come modello di santità per i credenti, per il pensatore alessandrino era chiaro che la madre di Gesù, come tutti gli uomini, fosse stata sottomessa alla forza del peccato. Il ragionamento si presentava abbastanza semplice: se tutti gli uomini erano stati redenti dal peccato grazie alla morte e alla risurrezione di Cristo, anche Maria - creatura come le altre - ha dovuto essere redenta dallo stesso peccato di Adamo, per il quale tutti gli uomini peccarono.
    Non tutto era chiaro. Misteri così profondi come quello del peccato originale e la necessità universale di salvezza avevano bisogno ancora di una maggiore riflessione. In realtà, sarà con la teologia di S. Agostino - a cavallo tra il IV e il V secolo - che si faranno dei passi decisivi verso il chiarimento di tali questioni. Lo sforzo del suo pensiero teologico dette come risultato una intricata teoria, in base alla quale Maria, come tutti gli uomini, era nata segnata dal peccato originale. Orbene, nel momento del concepimento verginale, la madre del Figlio di Dio fu santificata e liberata da qualunque peccato in virtù di colui che stava per nascere.
    Forse con poca chiarezza, con termini imprecisi e riflessioni complesse, ancora lontani dal dogma del 1854, la riflessione teologica di questi secoli mette in evidenza, soprattutto, la profonda intuizione del popolo di Dio sulla santità di Maria e la convinzione che questa donna, scelta da Dio, sia stata liberata dall'oscurità del peccato in virtù di Cristo, che doveva nascere dalla sua fedeltà alla Parola.
    Il lavoro teologico posteriore non farà altro che chiarire e precisare ciò che nel secolo VIII Andrea di Creta cantava nei suoi versi come espressione di fede di tutta la Chiesa: «O Vergine Madre di Dio, tenda immacolata, purifica me, che sono macchiato dal peccato, con le purissime gocce della tua misericordia e aiutami, perché possa gridare: onore a te, o pura, o glorificata da Dio!».
    L'opera dei grandi teologi scolastici, i successivi interventi del magistero e soprattutto il sentire dei fedeli, aiutarono a maturare la fede nella concezione immacolata di Maria. Così, nel 1854, Papa Pio IX, in comunione con tutta la Chiesa, promulgò la verità dogmatica affermando con precisione che Maria fu concepita nel seno di sua madre senza peccato originale in virtù della redenzione di Cristo. La Madre di Gesù fu liberata dalla colpa «in anticipo», vale a dire per i meriti di Cristo e in vista del suo essere scelta per divenire madre di Dio.
    Non vi è dubbio che tali affermazioni ci collocano di fronte a uno degli avvenimenti unici nella storia della salvezza. Nel suo chiarimento, come si è visto, ha avuto un peso indiscutibile il «senso della fede» di tutto il popolo di Dio, illuminato e sostenuto dallo Spirito Santo che conduce la Chiesa alla conoscenza della verità. In questo senso, la bolla «Ineffabilis Deus» - con cui si proclamò il dogma - ci ricorda che il mistero dell'immacolata concezione di Maria è «dottrina rivelata», vale a dire, esplicazione della Verità rivelata in Cristo che la Chiesa, accompagnata dallo Spirito Santo, crede, celebra e vive nel suo cammino attraverso la storia verso l'orizzonte di Dio.
    Di fronte a tutta questa riflessione non possiamo fare a meno di domandarci: che portata ha la definizione dogmatica? Che senso ha per i credenti nell'oggi della Chiesa?

    Maria, immagine della Chiesa

    «Fedele nella sua misericordia, ha risollevato il suo popolo, Israele» (Lc 1,54), canta Maria nel Magnificat. Maria, Figlia di Sion, resto fedele del popolo santo, è anche immagine della Chiesa, nuovo popolo di Dio. La comunità cristiana dagli inizi ha sempre guardato a Maria in questa prospettiva, venerandola come membro «eccellente» di questo nuovo popolo che cammina nella storia come segno efficace della liberazione di Dio in Cristo Gesù in mezzo agli uomini di ogni tempo.
    Forse la spiritualità cristiana, sovente, ha dato forme esuberanti alla devozione mariana adornando la figura della madre con troppa solennità, è vero; ma ciò che è evidente è che i credenti hanno intuito con chiarezza la particolare posizione di Maria nella storia della salvezza e il suo stretto legame col mistero della Chiesa. Cosa vogliamo dire con tutto questo? Semplicemente che il binomio Maria-Chiesa è il contesto di riferimento adeguato per comprendere l'affetto dei fedeli verso la madre di Gesù e l'unica chiave con cui bisogna interpretare la fede che la tradizione ha coniato, con sensatezza, nel corso dei secoli.
    In questo senso, è chiaro che anche il dogma della concezione immacolata di Maria va interpretato alla luce della stretta relazione Maria-Chiesa. Infatti, nella verità dogmatica sono contenuti alcuni aspetti importanti che riguardano la vita stessa della comunità cristiana. Comunità di battezzati, la Chiesa è madre dei credenti, come Maria è madre di Gesù; come Maria, tutti noi battezzati siamo chiamati a essere santi e immacolati in Cristo Signore (cf Ef 1,3-5). In modo figurato, Paolo pensa alla Chiesa «senza macchia né ruga, senza difetti, egli l'ha voluta santa e immacolata» (Ef 5,27).

    La santità di coloro che «sono in Cristo»

    Ci ricorda l'Apostolo: «Colui che è in Cristo è una nuova creazione» (2 Cor 5,17). Non è l'affermazione retorica di un illuminato, tutt'altro. Si tratta della convinzione di colui che ha sperimentato nella sua vita, in modo palpabile, la radicale novità dell'incontro con Gesù Cristo. «Essere in Cristo», cioè, trasformati dalla sua parola e decisi a seguire chi ha inaugurato una nuova forma di vita con l'unica chiave dell'amore senza misura. Per la forza dello Spirito, il credente è immerso in Cristo nel battesimo e in virtù di esso viene chiamato a vivere la vita nuova, partecipe della santità di Dio.
    Ebbene Maria - immacolata - è la creatura nuova modellata dallo Spirito sin dall'inizio della sua esistenza. In lei si contempla ancora una volta la Chiesa per scoprire l'opera di Cristo risorto, portata alla pienezza nell'uomo. Piena di grazia, abbiamo detto; ossia, piena di Dio, creatura nuova nell'Uomo nuovo, Cristo.
    Così, nel cammino dei credenti, Maria ss., capolavoro dello Spirito e trasparenza di Dio, appare come orizzonte di speranza. In lei scopriamo un riferimento costante a Cristo: madre in virtù del Figlio; vergine nel concepire il Figlio. Modello della Chiesa, Maria ci propone un itinerario di crescita nella fede secondo «la statura di Gesù Cristo» sulla quale modellare la nostra vita e mettere in pratica l'invito evangelico: «Siate dunque perfetti, così come è perfetto il Padre vostro che è in cielo» (Mt 5,48).

    Liberati in Gesù Cristo

    Ti sei mai domandato cosa significa la «salvezza»? Non è solo un concetto astratto riservato per la fine dei tempi. Ogni volta che nella Scrittura ci viene raccontata un'esperienza «di salvezza», il contesto è quello di uomini e donne in situazioni limite: malattia, pericolo di morte, prigionia, schiavitù... situazioni che, in definitiva, evidenziano la perdizione dell'uomo. Ebbene, la salvezza in questa ottica è Dio stesso che tende la mano all'uomo e lo tira fuori dalla situazione di oscurità in cui si trova, superando alienazioni, morte e limiti. In qualche modo, la salvezza è una nuova creazione che rende possibile per l'uomo una nuova storia, secondo il progetto che Dio aveva sognato da sempre.
    Cristo Gesù, Signore della vita che vince l'oscurità e la morte, è diventato salvezza di Dio per noi. Gesù ci ha rivelato l'amore del Padre e l'incontro con lui trasforma la vita, ci libera e fa di noi esseri veramente umani, secondo lo sguardo e il cuore di Dio. In lui troviamo risposta agli aneliti di pienezza che l'uomo cerca e desidera; in lui scopriamo cammini nuovi che danno senso ai nostri passi e ci conducono verso orizzonti in cui arriveremo a essere uomini e donne completi.
    La figura di Maria immacolata ci parla di questa salvezza e ci rivela quello che saremo, uomini e donne cristificati. In lei, donna nuova, contempliamo ammirati l'opera dello Spirito e scopriamo tutta la forza redentrice dell'amore di Cristo che trasforma e fa dell'uomo una creatura nuova.
    Dio «ha guardato a me, alla sua povera serva» (Lc 1,48) e nella fedeltà alle sue promesse «ci ha uniti a Cristo nel cielo, ci ha dato tutte le benedizioni dello Spirito» (Ef 1,3). Questo, che si è compiuto in Maria in modo ammirevole, si compirà anche in tutti i credenti, perché - come ci ricorda Paolo in una delle migliori sintesi teologiche dell'antichità - «prima della creazione del mondo Dio ci ha scelti per mezzo di Cristo, per renderci santi e senza difetti di fronte a lui» (Ef 1,4).

    MARIA, ORIZZONTE DI PIENEZZA

    Sicuramente avrai ascoltato in numerose occasioni la parola escatologia. Sai cosa significa? È un termine composto da due parole greche: éskaton, che fa riferimento alla fine dei tempi, e logos, discorso o studio. Così intendiamo per escatologia lo studio, all'interno della teologia, delle realtà ultime della vita dell'uomo.
    Dal punto di vista cristiano il centro della riflessione escatologica è occupato, chiaramente, da Cristo morto e risorto, l'alfa e l'omega, «colui che è, che era e che viene» (Ap 1,8). Vincitore della morte, il Risorto è preludio e garanzia del futuro della Chiesa e del cosmo: i cieli nuovi e la terra nuova dove diventa definitivamente realtà il progetto di salvezza di Dio.
    Popolo di Dio che cammina nella speranza, la Chiesa contempla in Maria l'orizzonte finale verso il quale si muovono i passi di tutti i credenti in Cristo. Totalmente redenta in Cristo Gesù, Maria di Nazaret anticipa il destino di pienezza a cui tutti noi uomini siamo chiamati, secondo il progetto di Dio. Così ha creduto e celebrato fin dall'antichità la comunità cristiana, affermando, nella proclamazione del dogma dell'Assunzione nel 1950, che la «Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste con anima e corpo». Vediamo più chiaramente cosa significa tutto questo.

    Maria, futuro di Dio

    Come tutti i misteri della fede sulla Vergine Madre, anche quello dell'Assunzione in cielo va inteso nella prospettiva dello stretto rapporto della figura di Maria con quella di Cristo e con la Chiesa. Per il seguace di Gesù, Maria di Nazaret è anche punto di riferimento nel suo stesso cammino come credente nella storia della salvezza di cui lui stesso è protagonista. In lei contempliamo il futuro di Dio, ciò che tutta la Chiesa - e ogni battezzato in particolare - anela a essere: salvati pienamente in Cristo Risorto. Qualcuno della «nostra razza» ha già raggiunto la pienezza umana a cui tutti siamo chiamati.
    L'affermazione di questa verità nella comunità cristiana ha il suo fondamento - soprattutto - nel «senso della fede» dei credenti che nel corso dei secoli è andato sottolineando questa certezza attraverso il pensiero teologico e la celebrazione liturgica sulla Madre di Gesù. E sebbene la Scrittura non ci offra in modo esplicito chiare testimonianze in merito, è necessario affermare, per usare le parole di Pio XII, che «tutte le ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la Scrittura».

    Il silenzio della Scrittura

    Ciò che è certo è che non troviamo alcun testo esplicito che sviluppi direttamente questa verità di fede. Si dovrebbe ammettere, dunque, un certo silenzio della Scrittura in merito? Dovremmo accettare almeno che in essa si trova, se non un'argomentazione ferma, sicuramente un orientamento. Orientamento che avrà bisogno della riflessione della Chiesa, con l'assistenza dello Spirito Santo, nei secoli successivi. In questo senso, la tradizione cristiana ha fatto riferimento ad alcuni testi che sembrano alludere a questo mistero in modo più o meno diretto. Così alcuni salmi: «La regina è al tuo fianco, adorna d'oro fino... è avvolta in vesti intessute d'oro, è condotta al re... ; sono introdotte nel palazzo reale» (Sal 45,10.14-16) applicato a Maria regina; «Sorgi, Signore, vieni alla tua stabile dimora, tu con l'arca della tua potenza!» (Sal 132,8), in cui si identifica l'arca dell'alleanza col corpo di Maria vergine preservato dal sepolcro.
    Qualche altro testo serve anche come punto di appoggio: «Metterò inimicizia tra te e la donna...» (Gn 3,15) in cui lo stretto legame «nuovo Adamo» e «nuova Eva» porta il pensiero teologico ad associare la risurrezione di Cristo alla glorificazione della Vergine Madre; «Glorificherò il luogo su cui poggiarono i miei piedi...» (Is 60,3), nella cui interpretazione teologica il corpo della Vergine è il sacrario dove il Signore pose i suoi piedi; oppure: «Chi sta arrivando dal deserto, come una nube di fumo, che spande profumo di mirra, di incenso e di tutti gli aromi più rari?» (Ct 3,6), poema in cui la sposa del Cantico che sarà coronata è figura di Maria, sposa celestiale, che viene condotta al palazzo dei cieli.
    Come si può vedere, sono soprattutto i testi dell'Antico Testamento che fanno allusioni più o meno precise e persino con forme poetiche al mistero dell'Assunzione di Maria, ma sono chiaramente «insufficienti» a dare da sole fondamento alla proclamazione del dogma. Al di là della maggiore o minore vicinanza dei testi alla verità proclamata, è certo che, in senso ampio, l'autentico fondamento biblico del dogma lo troviamo principalmente nello stretto rapporto tra il mistero del Figlio e il mistero della Madre, rapporto che li accomuna in uno stesso destino anche al di là della morte. Come lo stesso Pio XII scrive nella Costituzione Munificentissimus Deus con la quale si proclama il dogma, «[Maria], arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità con uno stesso "decreto" (...) che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, re immortale dei secoli».

    Il valore della tradizione ecclesiale

    Se non è sempre costante la testimonianza della Scrittura, è invece unanime la fondazione del dogma dell'Assunzione nella tradizione della Chiesa. Già è esistita una certa tradizione orale nei primi tre secoli, come testimoniano gli scritti apocrifi dell'epoca. Nonostante siano stati molto presto separati dalla riflessione della Chiesa da parte dei padri, essi riflettono, tuttavia, la preoccupazione per il tema sin dai primi momenti dello sviluppo teologico.
    Oltre agli apocrifi assunzionisti dei primi secoli, padri come Gregorio di Nissa (1 394), Epifanio (1 403?), Gregorio di Tours (t 594) o Modesto di Gerusalemme t 634) sono stati tra quelli che in questi primi secoli si sono occupati del «transito» di Maria e della sua glorificazione, insistendo particolarmente sulla sua «dormizione» (non morte) e sulla successiva assunzione in cielo.
    Una testimonianza privilegiata della tradizione è, senza dubbio, la liturgia. La fede dei credenti di tutti i tempi si è sempre espressa in un «luogo teologico» di prim'ordine: la celebrazione liturgica. Infatti, l'orazione e la celebrazione della Chiesa sono sempre state una fucina importantissima dove si sono forgiate e purificate le verità della fede del popolo di Dio. Il dogma dell'Assunzione non fa eccezione, e uno scrittore del secolo VII, Giovanni di Tessalonica (t 630), attesta - già allora - l'esistenza della festa dell'Assunzione di Maria il 15 di agosto, anche se fu l'imperatore Maurizio alla fine del VI secolo a disporre di celebrare la «dormizione di Maria» in tutte le Chiese bizantine quello stesso giorno. Esistono anche altre feste mariane nel VI secolo come, ad esempio, l'annunciazione (25 marzo) o la nascita di Maria (8 settembre), che offrono una buona prova della feconda relazione tra pensiero teologico e celebrazione liturgica nelle chiese cristiane.
    Che la festa si chiami «dormizione di Maria», «transito di Maria» o «assunzione di Maria» è un indice delle diverse prospettive che sono esistite a questo proposito. Incertezza questa che si andrà dissipando via via che si precisa il senso della festa, ma che testimonia, indubbiamente, una stessa verità celebrata e creduta, vale a dire la glorificazione della madre di Gesù.
    Inni e canoni sono stati composti nel corso dei secoli per celebrare con gioia la festa della dormizione, come questo che qui proponiamo e che è attribuito a un autore bizantino del secolo IX:
    «Venite, o colonne in festa, attraversiamo le porte!
    Venite, adorniamo con canti la Chiesa
    in occasione della deposizione dell'Arca di Dio.
    Oggi, infatti, il cielo apre totalmente
    il suo seno per ricevere
    colei che ha generato colui che nulla può contenere;
    e la terra, consegnando la fonte della vita, si copre di benedizioni e di bontà.
    Gli angeli formano un coro con gli Apostoli
    e guardano con rispetto alla Madre dell'Autore della vita che passa da una vita all'altra.
    Prostriamoci tutti dinanzi a lei, supplicando: O Regina, non dimenticare chi è legato a te per condizione
    e festeggia con fede la tua santa dormizione!
    Cantate, o popoli, alla Madre del nostro Dio, cantate! Ella deposita oggi la sua splendente anima
    nelle purissime mani di colui che si era incarnato in lei senza seme, colui che lei supplica
    senza fine perché conceda alla terra la pace e la grande misericordia».

    Segno di speranza

    Forse a questo punto della nostra riflessione ti domanderai: che cosa ci dice oggi questa verità di fede? Che senso ha per i credenti il dogma dell'Assunzione? Che ripercussioni ha nella vita della Chiesa? Le risposte a queste domande le otterremo - ancora una volta - solo nell'ambito della storia della salvezza, progetto liberatore di Dio per gli uomini, e facendo riferimento alla Madre di Gesù come paradigma del credente che cammina alla luce del Risorto e che attende, anelante, il momento in cui Dio riassumerà tutte le cose in Cristo Signore. Come accade per quasi tutti i misteri della nostra fede, non si tratta di un fatto isolato, ma della tessera di un colorito mosaico che avrà senso solo nel «complesso» di verità che configura il nostro essere come comunità credente.

    «Cristo risorto, primizia di quelli che dormono»

    Ci ricorda il Vaticano II: «L'immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo, e dal Signore esaltata quale Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata col Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte» (LG 59). In una chiave prevalentemente pasquale, il mistero dell'Assunzione di Maria ai cieli va collocato parallelamente al mistero della risurrezione di Gesù, «primizia di risurrezione per quelli che sono morti» (1 Cor 15,20), strappato ai lacci della morte dalla forza di Dio. Come Gesù e in virtù della sua morte e risurrezione, Maria è stata la prima creatura perfetta in pienezza e in lei scopriamo il destino di tutti gli uomini.
    D'altra parte, nel mistero di Maria assunta in cielo contempliamo l'azione liberatrice di Dio che salva di sua pura iniziativa e apre cammini di speranza nella storia degli uomini.
    Il futuro è di Dio. E verso il Padre, in Cristo Signore, per la luce e la forza dello Spirito, la Chiesa cammina, piena di speranza, contemplando nella Vergine di Nazaret il progetto di Dio nella sua totalità. In lei, redenta da Cristo e in una prospettiva antropologica, risalta il valore assoluto dell'uomo che si apre alla trascendenza ed è chiamato a inserirsi nel mistero di pienezza dello stesso Dio.

    Con le lampade accese: Maria-Chiesa incontro allo Sposo

    Ma il mistero di Maria non costituisce solo un privilegio individuale che si esaurisce in se stesso. Al contrario, tutta la Chiesa si contempla in lei, chiesa nascente, e alla sua luce cammina nella speranza.
    «Già, ma non ancora», la comunità cristiana - accese le lampade - ravviva quotidianamente la sua fede nel Signore Gesù risorto nell'impegno per gli uomini di tutti i tempi e contemplando l'immagine di ciò che diventerà in colei che è Vergine, Madre e Sposa. Con gli occhi fissi sul suo Signore, Maria nel suo stretto legame col Figlio è ammirata e celebrata come colei che rispose incondizionatamente a Dio vedendosi trasformata dalla grazia diffusa nel cuore degli uomini in Cristo.
    La Chiesa «sposa», anticipata nelle nozze messianiche, esce per incontrare lo Sposo - che sta già arrivando - adorna della santità di tutti i credenti tra i quali spicca, luminosa, la Madre di Gesù.


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