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    I giovani del Veneto e la fede



    Alcune indicazioni sulla situazione religiosa dei giovani nel Veneto tra il 1966 e 1967

    Severino De Pieri

    (NPG 1968-04-51)

    Sommario: La situazione religiosa giovanile nelle Diocesi di Vicenza e di Treviso – Principali caratteristiche della personalità dei giovani del Veneto – Individuazione delle cause delle profonde trasformazioni intervenute – Prospettive di soluzione e indicazioni pastorali-pratiche.

    I. LA SITUAZIONE RELIGIOSA GIOVANILE
    NELLE DIOCESI DI VICENZA E DI TREVISO

    Potrà sembrare piuttosto azzardato il tentativo di delineare la situazione religiosa dei giovani d'oggi, in un momento così fluido, quando cioè il fenomeno giovanile si presenta in tumultuosa evoluzione, dagli sviluppi imprevedibili, fatto continuamente oggetto di indagini giornalistiche tanto spesso superficiali e interessate, mentre mancano d'altra parte studi seri e ricerche approfondite. Appare tuttavia necessario affrontare il problema con rigore scientifico, ma anche con tempestività per non arrivare troppo tardi, quando risulterà impossibile contenere la realtà dei fatti e sarà sempre più difficile apportare un efficace intervento.
    In questo breve rapporto sui giovani del Veneto, saranno presentati in sintesi i risultati di alcune ricerche psico-sociologiche e religiose effettuate con diversità di metodi e di tecniche tra il 1966 e 1967. Ne sono oggetto i giovani veneti d'ambo i sessi dai 14 ai 20 anni circa, provenienti da tutte le situazioni sociali, ed economiche.
    Si tratta per lo più di ricerche non ancora pubblicate, talora riservate e difficilmente reperibili. Pertanto le indicazioni che saranno offerte sono da intendersi come non definitive, suscettibili di verifica e di ulteriore approfondimento.
    Dall'analisi della situazione religiosa si passerà ad una visione più ampia delle caratteristiche di personalità dei giovani del Veneto, per inquadrare il problema della fede in tutta la prospettiva psico-sociologica generale.

    Situazione religiosa giovanile nella Diocesi di Vicenza

    Per questo rilevamento, come per quello che tra breve riferiremo per la Diocesi di Treviso, ci siamo serviti delle risposte date da un gruppo di sacerdoti ad un nostro questionario sui giovani (che riproduciamo in appendice). Era nostro intento che tale questionario servisse di conferma e di controllo estrinseco a tutta una serie di conclusioni che avevamo raggiunto interrogando i giovani, come poi diremo.
    Il questionario sui giovani comprende due aspetti, uno psico-sociologico ed uno religioso-pastorale. Ne riferiamo partitamente le conclusioni. Per la Diocesi di Vicenza abbiamo anche tenuto in considerazione altre indagini ottenute mediante questionari e rilevamenti a cura del Centro GIAC.
    I sacerdoti interrogati ci offrono questa immagine della gioventù vicentina ( = aspetto psico-sociologico):

    1) Caratteristiche di personalità e quadro dei valori
     I giovani sembrano presentare (almeno apparentemente) come denominatore comune un vivo senso di indipendenza e di spirito critico, una specie dunque di non meglio delineata autosufficienza. Essa sembra meglio qualificarsi nel seguente atteggiamento ambivalente: rigetto di ogni imposizione (religiosa, morale, autorità, ecc.) e ricerca di una nuova autenticità (realismo, spontaneità, sincerità).
    Il quadro dei valori sembra dominato da una prospettiva piuttosto edonistica-terrenistica, sul ritmo del contingente (benessere economico, novità per la novità).

    2) Motivazioni nella scelta della professione e dello stato di vita
    Le opzioni fondamentali sono commisurate sugli ideali e valori suddetti, guadagno e benessere economico, soddisfazione personale e prestigio.

    Sono ancora molti tuttavia i giovani che sono condizionati da esigenze familiari o da ambienti socio-economici sfavorevoli.

    3) Uso dei beni della civiltà industriale
    Il «consumo» dei beni sociali odierni (cultura, tempo libero, relazioni umane) è incentrato prevalente-niente su base individualistico-edonistica, con la preferenza data a films di disimpegno etico-sociale (films d'avventura, western, sexy, ecc.), a letture scarsamente stimolanti dal punto di vista culturale (fumetti e rotocalchi, romanzi gialli per i ragazzi e romanzi sentimentali per le ragazze). Il tempo libero si passa preferibilmente senza precisa programmazione (gite, bar, ecc.).

    4) Sviluppo dello spirito critico di fronte all'uso dei mezzi di comunicazione sociale
    In generale si nota che i giovani criticano volentieri, anche se questa critica non può essere detta nella maggior parte dei casi costruttiva, in connessione con la caratteristica generale di indipendenza e di aggressività già notata.

    Di fronte ai mezzi di comunicazione sociale si presentano per lo più come recettori passivi. Solo una minoranza assume un atteggiamento critico in chiave piuttosto umano-sociale e laicista-edonista che morale o religiosa.

    5) Tendenza alla vita associata di gruppo
    Si nota in generale che tale tendenza è molto sentita, al livello più che altro istintivo, non sorretta tuttavia da capacità organizzativa e impegno sociale perseverante. Preferiscono per lo più associarsi in piccoli gruppi fortemente marcati di affettività, allo scopo di raggiungere intenti più che altro ricreativi-edonistici o sociali, che culturali o religiosi-apostolici.

    Se convenientemente diretti e aiutati, sanno dare anche esempi di altruismo e di dedizione.

    Quanto agli aspetti religiosi e pastorali, i sacerdoti interrogati hanno messo in luce le seguenti caratteristiche:

    1) Problemi essenziali che i giovani agitano circa la vita religiosa 
    In genere il problema prevalente è quello della fede, unitamente ai riflessi nella vita morale, personale, familiare e sociale.

    Circa la fede, di solito costituisce difficoltà l'esistenza di Dio, la divinità di Cristo e la missione salvifica della Chiesa. Si nota quasi ovunque una tendenza a rigettare gli aspetti cultuali-esteriori della fede cattolica
    (Messa, Sacramenti, ecc.), per accentuare piuttosto una religiosità di tipo soggettivo-liberale.
    Quanto alla morale, vengono sottolineati gli aspetti dell'incoerenza personale e delle difficoltà odierne nella vita familiare (relazioni prematrimoniali, infedeltà e divorzio).

    2) Difficoltà nell'opera di educazione alla fede 
    I sacerdoti interrogati affermano unanimemente che è già comune trovare quasi ovunque una dissociazione tra la fede nozionalmente conosciuta e la vita pratica dei giovani; in particolare trovano difficile creare un clima spirituale di intima e profonda convinzione, coerente con la vita (mentalità di fede). Nella ripartizione per categorie, si riscontra che i giovani studenti si mostrano più spesso indifferenti o problematici dal punto di vista religioso e appaiono spesso inquieti, incompresi, autosufficienti. Gli operai invece, benché più oggettivi e realisti, rischiano spesso di restare vittime di un ambiente di lavoro ateo e materialista, a motivo anche della loro scarsa cultura.

    3) Come i giovani vedono le associazioni parrocchiali e le forme tradizionali di pastorale
    Si nota in genere che il rapporto parrocchia-giovani è molto tenue o inesistente, perché i giovani hanno uno scarso senso della parrocchia, assumono un atteggiamento di rifiuto per le forme tradizionali, provano scarso interesse per le associazioni, che non riscontrano «su misura», ed invocano una nuova impostazione, meno legalista e più aperta ai valori umani.

    4) Percentuale di frequenza giovanile
    A Vicenza i sacerdoti interrogati assegnano una frequenza dei giovani tra i 15 e i 20 anni alla Messa pari all'80%, mentre per la frequenza ai Sacramenti la curva scende a valori molto più bassi (20-30%), per rendersi quasi minima la frequenza alla catechesi (10%). «Da ciò si capisce, osserva un sacerdote, che i giovani frequentino la Messa più per conformismo che per convinzione, più per paura che per fede», confermando quella dissociazione tra fede e vita che abbiamo testé segnalato.

    5) Esperienze positive di pastorale giovanile 
    Su questo punto le risposte sono state piuttosto ridotte. Comunque sono state segnalate come valide ed efficaci le esperienze degli esercizi spirituali per giovani, del ritiro mensile, giornate di studio, qualche gruppo biblico, una catechesi più specializzata, corsi per fidanzati, ecc. Quanto al metodo, viene incoraggiato il dialogo e la vita di gruppo, benché si trovi ciò difficile e non ancora sufficientemente sperimentato.

    6) Raccordo tra la pastorale giovanile e la comunità parrocchiale 
    Da tutti si ritiene che tale raccordo è auspicabile, indispensabile, necessario, ma solo raramente sono indicate le modalità concrete di attuazione. A titolo di documentazione, segnaliamo l'invito a valorizzare di più la giunta o il consiglio parrocchiale e la programmazione delle attività (o piano di lavoro) fatta assieme ai giovani, tenendo conto delle loro esigenze.

    Spesso i sacerdoti di Vicenza insistono nel desiderio di unire le forze, di attuare una impostazione pastorale più aderente ai problemi della vita industriale moderna, con una accentuazione più spirituale e soprannaturale.

    Situazione religiosa giovanile nella Diocesi di Treviso

    In precedenza, con lo stesso metodo di indagine, si è studiata la situazione religiosa giovanile nella Diocesi di Treviso, raccogliendo i risultati e le istanze in una giornata di studio tra giovani sacerdoti della Diocesi. Quanto agli aspetti psico-sociologici della gioventù trevigiana, i sacerdoti intervenuti hanno rilevato le seguenti caratteristiche, in gran parte affini a quelle già rilevate per la Diocesi di Vicenza.

    1) Caratteristiche di personalità 
    Si rileva che i giovani trevigiani presentano assai spesso una rilevante assenza di ideali superiori, preoccupati per lo più di acquistare indipendenza e libertà, prestigio e importanza, nel tentativo di superare frustrazioni ambientali o incertezze e inquietudini personali.

    Dai 15 anni in poi si assiste ad una quasi generale crisi di fede, alla ricerca soprattutto di un ideale individualistico-borghese della vita.

    2) Motivazioni nelle scelte professionali 
    Predominano quelle del prestigio, del guadagno e della stabilità economica (sono i motivi umani del «successo» all'americana).

    In seconda posizione vengono i motivi connessi con la personalità (doti e inclinazioni personali), mentre in non pochi casi si rilevano determinanti le esigenze e necessità familiari.

    3) Uso dei mezzi di comunicazione sociale 
    Nella scelta dei films i giovani trevigiani non sembrano preoccupati da istanze di indole morale, orientandosi verso il genere disimpegnato, di evasione e divertimento. Quanto alle letture sembrano evitare lo sforzo del pensiero, con le solite diversificazioni tra ragazze e ragazzi quanto al genere.

    Il tempo libero viene impiegato sovente in gite e «festini» (ragazzi fuori casa, ragazze in casa), realizzando cioè quella specie di convivenza allegra che sembra caratterizzare la socialità dei trevigiani. Nelle preferenze, si hanno in ordine: «festini» e ballo, cinema e TV, gite, sport e letture.

    4) Atteggiamento critico di fronte ai mezzi di comunicazione sociale 
    Si rileva quasi ovunque molta passività, perché manca o non è stata educata la capacità critica (costruttiva, s'intende). Sono tuttavia più critici per il cinema e la TV, meno per le letture.

    Quanto ai contenuti, preferiscono la critica sociale-polemica e in secondo ordine quella religioso-morale.
    Il metodo più usato sembra essere quello della discussione, sovente marcata di aggressività.

    5) Misura della maturità sociale 
    Comunemente denunciata è la crisi delle associazioni precostituite (10% di iscritti A.C.), con scarsa incidenza nella vita parrocchiale. I giovani sembrano contrari alla vita di gruppo quando questa li impegna. Piccoli gruppi si formano talora attorno ad interessi per lo più sportivi e ricreativi. A questo fenomeno dello «stare insieme volentieri», tipico dei giovani trevigiani, sembra essere assente la dimensione della socialità vera e dell'altruismo disinteressato.

    Veniamo ora ad una valutazione della religiosità dei giovani trevigiani (aspetto religioso-pastorale).

    1) Problemi religiosi essenziali 
    La crisi della fede nei giovani trevigiani pare connessa con la povertà di cultura religiosa e con la difficoltà di integrare la fede nella vita. Nel momento della crisi è interessante 
    cogliere le motivazioni che essi adducono e i tentativi di soluzione usati. Il rifiuto della fede tradizionale appare infatti ingiustificato, motivato cioè dalla paura del «conformismo», dall'imposizione ambientale e dalla difficoltà di praticare la morale cristiana. L'esigenza di un cristianesimo convinto e vitale si può infatti ritenere più velleitaria che veramente efficace nella maggior parte dei giovani trevigiani.

    2) Difficoltà nell'educazione alla fede
    I pastori enumerano principalmente le seguenti difficoltà per educare alla fede i giovani trevigiani:

    – scarso tempo a disposizione
    – andare avanti a caso, per tentativi
    – difficoltà nell'«aggancio» con i giovani
    – mancanza di un linguaggio adatto
    – scarsa preparazione personale al dialogo o colloquio pastorale
    – scarsa puntualizzazione dell'essenziale nella fede
    – ostacoli nei segni liturgici e cultuali
    – dissociazione tra fede e vita.

    3) Esperienze positive 
    Si coglie soprattutto una nota comune: la «frammentarietà» nei tentativi, senza il ricorso cioè ad una pastorale organica. Spiccano tuttavia alcune riuscite iniziative degne di rilievo, come le giornate o le settimane di spiritualità per i giovani, i ritiri e gl'incontri specializzati, le discussioni di gruppo, l'educazione alla preghiera personale, i piccoli gruppi del Vangelo, le ricerche e il lavoro d'insieme (équipe), la revisione di vita, i corsi di preparazione alla vita e alla scelta della professione, la precatechesi, il contatto personale, ecc.

    4) Pastorale d'insieme (rapporto giovani-parrocchia) 
    È segnalata come comune difficoltà una certa caratterizzazione meno virile e meno giovanile della parrocchia, per cui i giovani soffrirebbero un certo complesso di inferiorità, nel distacco oggi sempre più accentuato tra giovani e vecchi. Si impone una maggiore articolazione della comunità parrocchiale e soprattutto un buon organico parrocchiale per un lavoro più programmato e coordinato, che valorizzi l'apporto dei laici in genere e dei giovani in particolare, nello spirito del dialogo e della collaborazione.

    Come si vede, non si evidenziano notevoli differenze tra i giovani di Vicenza e di Treviso, salvo qualche accentuazione in qualche aspetto; ad esempio, la frequenza alla Messa domenicale sembra essere minore nei giovani trevigiani, come pure minore sembra essere l'appartenenza alle associazioni parrocchiali; d'altra parte, però, si nota a favore dei giovani trevigiani, una maggiore vivacità di iniziative pastorali, nel tentativo di utilizzare soprattutto il metodo della libera discussione in piccoli gruppi.
    Nell'insieme comunque si coglie una carenza comune alle due Diocesi, la mancanza cioè di una bene organizzata pastorale giovanile nel quadro della vita parrocchiale.

    II. PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA PERSONALITÀ
    DEI GIOVANI DEL VENETO

    Sulla base di recenti indagini psico-sociologiche svolte tra il 1966-67, è possibile cogliere in sintesi le principali caratteristiche della personalità dei giovani del Veneto tra i 14 e i 20 anni di età, con particolare riferimento alla situazione morale-religiosa.

    Sintesi delle ricerche

    Sembra che si possa delineare il seguente quadro:

    1) I giovani del Veneto presentano anzitutto delle caratteristiche di immaturità ed ambivalenza tipicamente adolescenziali, proprie dell'evoluzione di ogni adolescente e giovane di tutti i tempi (come una certa instabilità, la ricerca del riconoscimento, il bisogno di farsi stimare e valere, ecc.).

    2) In secondo luogo la gioventù del Veneto si caratterizza come una gioventù «socio-influenzata», profondamente pervasa cioè dalle recenti trasformazioni socio-economiche che hanno rapidamente fatto assumere negli ultimi anni un volto industrializzato alla tradizionale civiltà agricola veneta.

    3) I n concomitanza con l'evoluzione socio-economica, si assiste presso i giovani ad una quasi generale crisi dei valori tradizionali con il capovolgimento pratico se non ancora teorico della gerarchia classica dei valori (prevalenza data ai valori del benessere economico, del successo e della propria personalità, con assenza o quasi di ideali superiori di socialità e religiosità)

    4) Le aspirazioni dei giovani veneti sembrano porsi oggi prevalentemente in direzione individualistico-borghese (corsa al benessere, al guadagno senza fatica, ecc.). Siccome tali aspirazioni sono state colte nelle motivazioni delle scelte professionali, si può ritenere che esse vengano perciostesso proiettate in futuro, quando cioè i giovani d'oggi saranno alla guida della società. Esse pertanto ci descrivono in anticipo i «modelli culturali» della società veneta di domani.

    5) Appare inoltre come una gioventù in transizione; mentre da un lato è pervasa da fermenti rinnovatori e sta sempre più prendendo coscienza di sè e delle proprie aspirazioni, dall'altro presenta ancora esteriormente alcune caratteristiche del passato che non riesce ancora del tutto ad abbandonare. In special modo ci riferiamo con questo alle apparenti condotte di sottomissione all'autorità familiare o religiosa ed alla rilevante frequenza cultuale religiosa (messa festiva specialmente), mentre in realtà nel loro animo si agita già la ribellione, il dubbio o il rifiuto interiore.
    Si potrebbe interpretare questo caratteristico fenomeno come un tipico meccanismo di difesa, una specie di «maschera» esteriore che salva l'accettabilità sociale e nello stesso tempo permette la formazione e l'esistenza di atteggiamenti interiori profondamente mutati e divergenti.

    6) Tale ambivalenza conduce a sofferte reazioni interiori, con l'acuirsi del senso di colpa, l'insicurezza psicologica, il senso di solitudine e di aggressività e impulsività tra i ragazzi e una notevole e preoccupante labilità d'umore ed evasione fantastica tra le ragazze.

    7) Infine, quanto agli aspetti sociali della personalità, è dato cogliere una certa immaturità sociale e comunitaria nei giovani veneti, più che altri propensi a risolvere le relazioni umane al livello di pura e semplice socievolezza, facile e gratificante (descritta come il cordiale «stare e parlare insieme» dei veneti, così pronti alla «ciacola» ed alla «compagnia»). («Nel gruppo cerchiamo la soddisfazione che non diamo»). Sulla base di questa socievolezza spontanea e naturale e di questa facilità di relazioni umane potrebbe tuttavia essere sviluppata una vita associata di gruppo a maggiore impegno sociale e comunitario, valendosi anche della buona dote di laboriosità comunemente riconosciuta ai veneti e della loro facilità alla discussione cordiale e serena sui fatti e problemi di tutti.

    III. INDIVIDUAZIONE DELLE CAUSE
    DELLE PROFONDE TRASFORMAZIONI INTERVENUTE

    Esporre i dati delle ricerche è stato abbastanza agevole; ricercare le cause diventa invece più arduo, a motivo anche della intensa partecipazione vitale a dei fenomeni che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi. Comunque l'evolversi della psicologia giovanile veneta pare connesso con le seguenti cause, variamente influenti ed interagenti.

    – Tramonto della civiltà agricola;
    – Crisi del sacro ed avvio del processo di laicizzazione anche presso gli strati più popolari;
    – Avvento dell'era industriale e tecnologica;
    – Diffusione della concezione materialistica della vita, connessa con il benessere economico;
    – Crisi della religiosità tradizionale;
    – Trasformazione della famiglia veneta da «patriarcale» a «nucleare»;
    – Processo di socializzazione ed apertura ecumenica;
    – Presa di coscienza da parte dei giovani del loro «status» particolare e dei loro ruoli nell'ambito della società attuale;
    – Crisi delle istituzioni educative e loro scarsa aderenza ai problemi dei giovani;
    – Mancanza di una specifica catechesi e pastorale giovanile organizza ta su ambito regionale.

    Tutte queste ed altre ragioni ci sembrano dunque all'origine delle trasformazioni intervenute. Questa elencazione merita dunque di essere ulteriormente approfondita, per cogliere specialmente le cause più direttamente influenti nell'evoluzione giovanile, specialmente dal punto di vista morale e religioso. Questo rimane pertanto un settore aperto alla ricerca.

    I V. PROSPETTIVE DI SOLUZIONE
    E INDICAZIONI PASTORALI PRATICHE

    Su questo ultimo punto non è nostro compito e nostra intenzione presentare in questa sede una panoramica completa ed esauriente. Sulla scorta della diagnosi psico-sociologica presentata, indicheremo soltanto alcuni punti che ci sembrano più importanti, lasciando ad altri l'intervento specifico. Può essere comunque assai significativa qualche accentuazione particolare, più propriamente connessa con la prospettiva psicologica e sociologica nella quale ci siamo posti con chiarezza di metodo. Di conseguenza questo nostro discorso resta incompleto, ma speriamo utilmente indicativo.
    Dal punto di vista psicologico come prospettive di soluzione crediamo di poter indicare i seguenti suggerimenti, al livello dei principi e dei metodi.

    1) Occorre anzitutto formare delle autentiche personalità giovanili e creare nei giovani valide «difese interiori» per resistere «dal di dentro» agli influssi spersonalizzanti della civiltà industriale e «di massa».

    2) L'appello al valore della persona ed alla libertà interiore sarà il migliore antidoto contro il conformismo imperante.
    L'arma più valida sarà pertanto l'educazione dello spirito critico non inteso in senso negativo e dissolvitore (sulla base dell'aggressività immotivata), ma in senso positivo e costruttivo, per discriminare ed assimilare i valori umani e cristiani,

    3) In tale assimilazione di valori sarà pertanto agevole cogliere ed utilizzare gli aspetti nuovi e validi della civiltà moderna, come il gusto dell'essenziale, la bontà e il dovere del progresso, il senso dell'uomo e delle realtà terrestri, la socialità e l'apertura ecumenica, la necessità e la valorizzazione dell'apporto dei giovani, ecc. Questi valori occorrerà sviluppare particolarmente nella catechesi creando movimenti di cultura cattolica giovanile e gruppi di pressione.

    4) Quanto al fenomeno associativo giovanile, occorrerà ripensare a tutto il problema e riproporlo in forme nuove, attuando delle esperienze di vita di gruppo, aperte a tutti gli interessi giovanili, in funzione però coraggiosamente apostolica e missionaria, chiedendo ai giovani anche il sacrificio e la rinuncia di sè, pur di raggiungere una vera socialità ed un effettivo impegno comunitario.

    5) Infine sarà sempre più necessario insistere sugli aspetti spirituali e soprannaturali non lontani dalle autentiche aspirazioni dei giovani ed oggi tanto spesso trascurati sotto pretesti vari (presunta indifferenza dei giovani, assillo del tempo e dell'azione esteriore degli educatori e dei sacerdoti)

    Quanto a fornire indicazioni pastorali pratiche si porge anzitutto l'invito a ripensare il problema nella prospettiva generale dei fini da raggiungere e l'adeguamento di questi alle situazioni locali, usando i mezzi e le tecniche più adatte. Questa articolazione tra mete da raggiungere e mezzi da usare si rende necessaria proprio per creare o adattare sul posto valide iniziative educativo-pastorali.
    In termini più generali si vuole qui richiamare l'attenzione su alcuni punti che abbiamo visto emergere dalla diagnosi psico-sociologica e che ci mettono sulla strada giusta delle realizzazioni pastorali.

    1) Ci sembra in primo luogo che il problema più urgente sia quello di creare una vera e propria pastorale giovanile e di raccordarla alla pastorale d'insieme comunitaria e parrocchiale.
    Su questo punto i vari Consigli Pastorali delle Diocesi dovrebbero trovare una unità di intenti e di metodo adatta per i giovani del Veneto, perché i problemi sono ormai comuni ed urgono le soluzioni concordate.

    2) In questa prospettiva potrà rendersi in secondo luogo utile la programmazione dell'attività pastorale per i giovani, variamente articolata a livello regionale, diocesano e parrocchiale. La partecipazione dei giovani a tale attività di programmazione (specialmente locale) potrà rivelarsi sommamente utile e ricca di sviluppi.

    3) Il metodo del dialogo potrà senz'altro essere valorizzato, attuando una mediazione in senso positivo della facilità dei veneti alla discussione ed alla comunicazione sociale, ricordando tuttavia che saranno conseguibili buoni risultati solo se sarà dato il primato al rispetto della verità pur nel clima della carità.

    4) Pare infine necessario impostare su nuove basi la catechesi giovanile specializzata, accentuando per i giovani in questione quegli aspetti che sono particolarmente per essi oggetto di inquietudine e di dubbio morale e religioso, risolvendo cioè in funzione positiva le loro istanze più profonde. In particolare sembra che si debba maggiormente sviluppare il senso della paternità di Dio, dell'incontro personale con Cristo, della visione sociale-comunitaria della Chiesa, dell'impegno apostolico e missionario, della attiva presenza al nostro tempo, ecc.
    Concludendo questa indagine sui giovani del Veneto e la fede, viene spontaneo un richiamo più alla fiducia che allo sconforto, ritenendo proprio che la loro attuale situazione di ambivalenza può essere ancora orientata in senso costruttivo per la struttura della fede nella nostra regione. La serenità nell'affrontare questo immenso problema educativo e pastorale, sarà la migliore premessa di positiva soluzione, unita ad un atteggiamento di fiducia e di accoglienza per i nostri giovani, così bisognosi – oggi più che mai – del nostro aiuto e del nostro comune interessamento.
    Se poi riusciremo a trasformare l'azione sui giovani nell'azione con i giovani, allora forse avremo il conforto di sentirli uniti a noi nel risolvere i problemi più importanti della loro esistenza e del loro destino eterno.

    Le principali indagini cui fa riferimento la relazione sono state curate o elaborate con la collaborazione del Centro Salesiano di Orientamento di Mogliano Veneto (Consulenza psico-medico-pedagogica e di orientamento professionale).

     

    QUESTIONARIO SUI GIOVANI 14-20 ANNI
    (di rilevamento, per Sacerdoti, a cura di S. De Pieri e G. Manesso).

     

    A - Aspetto psico-sociologico

     

    1. Quali sono le principali caratteristiche di personalità che presentano? In quali personaggi si identificano? Quale ideale umano vorrebbero realizzare?
    2. Quali motivi portano nella scelta professionale? (indicare i più frequenti) .
    3. Che genere di films preferiscono? Cosa leggono? (distinguere tra ragazzi e ragazze ed esemplificare in ordine di «consumo»: titoli e genere di letture) . Come e dove preferibilmente occupano il tempo libero?
    4. Circa l'uso dei mezzi di comunicazione sociale si presentano come «recettori» passivi, oppure assumono anche qualche atteggiamento critico? Di che genere? (religioso-morale, umano-sociale, laicista-edonista?) .
    5. Come misura della maturità sociale, sentono la necessità di una vita di gruppo organizzata o no? Animata da intenti altruisti o no? Impostata su quali interessi o attività? (apostolico-culturale, sociale, politico, ricreativo, edonistico, ecc.) .

     

    B - Aspetto religioso-pastorale

     

    1. Quali ritieni siano i problemi essenziali che i giovani agitano o non agitano circa la vita religiosa?
    2. Quali difficoltà hai trovato nell'opera di educazione alla fede?
    3. Quale è il rapporto parrocchia-giovani? Come vedono le associazioni e le forme tradizionali di pastorale?
    4. Percentuale di frequenza alla Messa, ai Sacramenti, alla Catechesi.
    5. Esperienze positive da riferire sia per i mezzi che per il metodo.
    6. Vedi necessario un raccordo tra la pastorale per i giovani e l'attività comunitaria parocchiale? Perchè? Come?
    Osservazioni varie.

     


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