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    Introduzione bibliografica alla pastorale quaresimale



    Luigi Della Torre

    (NPG 1968-03-79)

    Abbiamo chiesto a don Luigi Della Torre suggerimenti per una bibliografia che aiuti a riscoprire e a valorizzare (per noi e per i giovani a noi affidati) il tempo di quaresima.
    Siamo lieti ed onorati di pubblicare questo suo articolo che è una presentazione ragionata delle tematiche più vive e degli studi attuali – in lingua italiana – per una pastorale della quaresima.

    I nn. 109-110 della costituzione conciliare sulla liturgia delineano un quadro operativo vo della Quaresima molto preciso e concreto. Meraviglia questa chiarezza di impostazione, dato che in altri argomenti il documento conciliare rimane generico per lasciare la determinazione pratica alle decisioni degli organismi preposti alla attuazione della riforma liturgica.
    La meraviglia cresce se si paragona la descrizione della Quaresima data dal Vaticano II con le affermazioni sul medesimo argomento contenute nella enciclica Mediator Dei. In quattordici anni quanta strada è stata percorsa!

    I. La riscoperta della Quaresima

    Dallo spoglio della letteratura liturgico-pastorale si nota chiaramente che gli interessi per la Quaresima, come tempo forte per l'azione pastorale, datano dal 1952. Che cosa è avvenuto? Nel 1951 si inizia la «esperienza» della Veglia pasquale restaurata, e coloro che vi si dedicano con serio impegno pastorale si convincono che questa celebrazione non può essere partecipata consapevolmente se non da cristiani che vi si sono preparati con un itinerario di riflessioni su testi biblici, di impegni ascetici e di preghiere comuni. Il linguaggio della liturgia pasquale, le modalità della preghiera liturgica, le esigenze spirituali espresse nei riti esigono che la comunità giunga alla Veglia dopo un periodo di iniziazione e di preparazione. Non ci vuol molto a comprendere che il periodo di questa preparazione è già pronto: la Quaresima. Ma si rimane perplessi di fronte al modo di sentire e vivere questo tempo penitenziale, caratterizzato dal digiuno e dalle devozioni alla passione del Signore. Nella prassi pastorale si era perso da secoli la visione della Quaresima come preparazione alle celebrazioni pasquali soprattutto nella meditazione della parola di Dio. Lo scopo della pastorale quaresimale era la soddisfazione del precetto pasquale e la predicazione, modellata sui «quaresimali» di famosi predicatori, era fondamentalmente moralistica.
    Gli studi di Callewaert e di Chavasse [1] avevano aperto vie interessanti, non solamente per una ricostruzione più esatta di ciò che la Quaresima era stata alle origini, ma anche per un ripensamento pastorale del modo di concepire e attuare la quaresima nel nostro tempo. Il n. 31 (1952) di La Maison-Dieu è sintomatico di questo sforzo di riflessione su dati storico-teologici per una rinnovata impostazione dell'azione pastorale in Quaresima. Il titolo di questo quaderno indica la prospettiva in cui si pone l'azione pastorale: Le Carême, préparation à la Nuit pascale. La Veglia di Pasqua è il termine cui mira l'azione pastorale, per cui la Quaresima è vista come «iniziazione pasquale» (cfr. L. Bouyer, Le Carême, initiation pascale, pp. 7-18).
    Per una predicazione intesa a valorizzare la Bibbia, iniziando così i fedeli a intendere il linguaggio biblico della liturgia pasquale, si potevano usare le letture delle messe quaresimali? Le affermazioni di alcuni liturgisti erano scoraggianti per i pastori d'anime, poiché sembrava che tutte le pagine bibliche di queste messe fossero state scelte in rapporto alla figura del Santo nella cui chiesa si celebrava a Roma la «stazione». Si poteva pensare alla Quaresima come ad una processione attraverso «medaglioni» di Santi, per lo più sconosciuti ai nostri fedeli? Ma già Callewaert aveva dimostrato che il sistema stazionale romano con l'emergenza della figura del santo della chiesa ove si teneva la stazione aveva origine in un'epoca in cui la Quaresima aveva perso la sua incidenza pastorale. I formulari liturgici delle messe quaresimali avevano origine in un tempo di più essenziali preoccupazioni pastorali e di chiare idee catechetiche. A. Chavasse si assunse il compito di mostrare la concatenazione logica fra le letture bibliche di alcune messe quaresimali, secondo diverse stratificazioni, ciascuna delle quali è caratterizzata da una data preoccupazione pastorale e perciò è ancor oggi portatrice di un messaggio catechetico (cfr. A. Chavasse, La strutture du Carême et les lectures des messes quadragésimales dans la liturgie romaine, pp. 76-119).
    Da questo studio, come da altri, appare che la Quaresima nella originaria intuizione pastorale è il tempo forte dell'ascolto della parola di Dio. Ciò che caratterizza la Quaresima non è la pratica ascetica del digiuno ma bensì l'ascolto più frequente della parola biblica, in riunioni infrasettimanali di preghiera comune. La parola di Dio provoca ad una risposta; la serietà di questa risposta si manifesta in impegni penitenziali, fra i quali vi è anche il digiuno, come espressione personale e collettiva di uno sforzo di conversione interiore e di disponibilità alla carità. L'aspetto penitenziale della Quaresima, che per troppi secoli ne ha deformato il volto divenendo esclusivo, deve essere inteso in una visione globale (cfr. J. Leclercq, Caréme et penitente, pp. 44-59).
    Nella sua durata cronologica – quaranta giorni che vanno dalla prima domenica sino al giovedì santo incluso, e cioè sino alla soglia del «triduo pasquale» – la Quaresima è un «segno», che deriva la sua significazione dal rapporto con «quadragesime» tipiche della storia della salvezza. Non si tratta di una interpretazione cabalistica dei numeri, ma dell'accostamento di alcune «situazioni tipiche» della storia sacra, caratterizzate dal numero quaranta (come genere letterario).
    L'importante è cogliere il significato di queste situazioni, in cui il popolo cristiano pur si trova nel suo cammino (cfr. J. Danielou, Le symbolisme des quarante jours, pp. 19-33; A. Gelin, Préludes bibliques au Carême chrétien, pp. 34-43; O. Rousseau, Le Carême et la montée vers Jérusalem, pp. 60-75).
    Mi sono diffuso sul contenuto di questo numero de La Maison-Dieu per mostrare come nel 1952 viene impostato il problema di una rivalutazione pastorale della Quaresima. È doveroso notare però che le proposte pratiche sono insufficienti o mancanti. Ma le premesse sono ormai poste.
    Le proposte verranno soprattutto attraverso la rivista Paroisse et liturgie, nella forma di quelle che erano allora chiamate «veglie bibliche» (cfr. T. Maertens, Schemas de pastorale biblique pour l'Avent et le Carême, Bruges 1955). In questa stessa rivista si propongono metodi e materiale per valorizzare una linea tipica della Quaresima, come preparazione dei catecumeni al battesimo nella Quaresima, come preparazione «catecumenale» è ancor oggi attuata per i gruppi di ragazzi che si preparano alla prima comunione (o alla comunione solenne, come nella tradizione pastorale dei paesi di lingua francese). Ecco allora una serie di proposte: Carême, catéchuménat pour notre temps, Bruges 1958.
    Il 1955 è un'altra data importante per l'azione pastorale in Quaresima. La Settimana santa viene restaurata, e il nuovo rito è reso obbligatorio in tutta la Chiesa. Nella istruzione liturgico-pastorale che accompagna il nuovo Ordo a più riprese la Quaresima viene indicata come il tempo della preparazione alle celebrazioni pasquali. Il decreto sulla semplificazione delle rubriche offre finalmente la possibilità di celebrare la messa quaresimale anche quando ricorre la festa di un Santo. Le messe quaresimali possono così emergere ed essere una occasione pastorale, almeno per i fedeli più praticanti.
    Il Centro di Azione Liturgica ha dedicato alla Quaresima la sua nona settimana nazionale di studio, svoltasi a Camaldoli dal 14 al 19 luglio 1958. Le conferenze di E. Cattaneo, C. Rossi, B. Canizzaro, B. Cignitti, G. Lazzati, P. Borella, sono riportate nel n. 4-5 di Rivista liturgica del medesimo anno. Anche qui le proposte pastorali sono ancora insufficienti. Ma l'impostazione è seria e aperta a pratiche applicazioni, per cui è da lamentare la mancata risonanza di questa settimana nell'ambiente pastorale italiano.
    I risultati di tutti questi studi sono stati esposti, con intenti pastorali e già con proposte operative da L. Della Torre, Quaresima nella comunità cristiana, Queriniana, Brescia 1964 [2]. La prima edizione vedeva la luce un mese dopo la promulgazione della costituzione sulla liturgia, ed era già un commento ai nn. 109-110 della medesima.

    2. La Quaresima nel Vaticano II

    Prima di indicare ulteriore bibliografia utile per una pastorale quaresimale, conviene leggere ciò che il documento conciliare afferma a proposito della Quaresima, per cogliervi le linee orientative di una azione che sia in consonanza con le prospettive della riforma liturgica. Qui si propone una lettura analitica del n. 109, il cui testo nella traduzione italiana è abbastanza complesso.
    • Nella liturgia e nella catechesi si deve porre in evidenza il duplice carattere della Quaresima;
    • questa infatti dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale: mediante il ricordo del battesimo (o la preparazione al battesimo) e mediante la penitenza:
    • con l'ascolto più frequente della parola di Dio e la preghiera più intensa;
    • perciò: si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali e quelli penitenziali propri della liturgia quaresimale.
    Per gli elementi penitenziali si precisa: la catechesi inculchi le conseguenze sociali del peccato, porti a detestare il peccato come offesa a Dio, mostri la parte della Chiesa nell'azione penitenziale; si solleciti la preghiera per i peccatori. Il n. 110 è dedicato alla penitenza quaresimale, che deve essere anche esterna e sociale. Si invitano le autorità ecclesiastiche locali a rinnovare le forme di questa penitenza esterna, in accordo con le esigenze attuali.
    Interessa rilevare:
    • La Quaresima prepara alla Pasqua, per cui un'azione educativa e pastorale in Quaresima deve avere come punto di arrivo la Pasqua, nel suo significato per la fede e nella sua esigenza per l'impegno e nelle modalità liturgico-sacramentali della sua celebrazione.
    • Le forme liturgico-pastorali tipiche della quaresima sono le riunioni in assemblea per l'ascolto della parola di Dio e per la preghiera. Non si dice che tali riunioni debbono comportare l'Eucaristia, ma ciò è ovvio per le assemblee domenicali.
    • La tematica della catechesi, e perciò delle letture bibliche in queste riunioni, deve essere battesimale e penitenziale, per giungere ad una Pasqua di autentica conversione e di rinnovato impegno battesimale.
    • La serietà dell'impegno individuale e comune si misura anche su forme concrete di «penitenza» esteriore e sociale, da «inventare» in rapporto alle situazioni in cui oggi si vive.
    L'invito a valorizzare gli elementi propri della liturgia quaresimale, ancor prima di una sua riforma, ci rimanda al Messale romano. In realtà il Messale offre un materiale molto interessante, di letture bibliche e di versetti salmodici, per una impostazione catechetico-pastorale della Quaresima. Inadeguate invece sono le orazioni, troppo legate ad una concezione della Quaresima come tempo di digiuno. È vero che il termine «ieiunium» deve essere inteso in senso più vasto di quello attuale, includendovi l'impegno di conversione e la partecipazione alle celebrazioni della comunità. Comunque rimangono difficili da «tradurre» nella situazione attuale. Questo materiale offerto dal Messale può essere usato anche al di fuori delle messe, con celebrazioni della parola di Dio (in forme più accessibili ai vari gruppi di fedeli).
    Nella direzione della costruzione di celebrazioni imperniate su letture bibliche la Quaresima offre molte possibilità. L'importante è scegliere con adeguamento all'ambiente, ma anche con sensibilità per una tematica tradizionale che pur non essendo «obbligatoria» però sembra «normativa» per dare alla Quaresima il suo vero significato.
    Chi oggi vuol operare pastoralmente per contribuire a «costruire» la Quaresima nella direzione indicata dal Concilio deve rendersi competente, per non avviare iniziative che siano «eterogenee» al senso che la Chiesa ha di questo tempo liturgico. Nell'ambito veramente tradizionale della Quaresima vi sono enormi possibilità di scelte e di adattamento, per educare le comunità cristiane al senso pasquale della esistenza cristiana, inserendole consapevolmente in una storia della salvezza che continuamente si fa, facendo loro scoprire il fondamento battesimale della vita cristiana nella Chiesa, facendo vivere la penitenza come impegno serio di conversione nel cammino verso Dio e nel servizio dei fratelli.

    3. Bibliografia liturgico-pastorale sulla Quaresima

    Mi limito a segnalare libri e articoli italiani di facile accesso.
    Per una visione globale della Quaresima sotto l'aspetto «strutturale» della liturgia, nel contenuto tematico dei formulari liturgici, e in vista di iniziative pastorali è sempre utile il libro citato di L. Della Torre. Non abbiamo ancora altra opera di insieme che tenga conto di contributi ulteriori e di nuove esperienze pastorali.
    Un commento esegetico-spirituale alle pagine bibliche del messale è dato da: S. Rinaudo, La Quaresima, mistero di Cristo e della Chiesa, LDC, Torino 1964. Uno studio biblico-liturgico della Quaresima, condotto con particolare attenzione alla sensibilità spirituale contemporanea è: A. Nocent, Contemplare la sua gloria, 2° vol., Queriniana, Brescia 1965.
    Nelle riviste pastorali italiane non raccogliamo molti contributi alla pastorale quaresimale. Esse si sono aperte ai problemi liturgico-pastorali in questi anni, e sono state assorbite dalla riforma liturgica che ha riguardato prevalentemente la messa.
    Il parroco oratoriano Giulio Bevilacqua, poi cardinale, ha smosso le acque con un focoso articolo nel 1960 (G. Bevilacqua, Ciò che fu, ciò che è, ciò che può diventare la Quaresima, in Ambrosius 1960).
    Bisogna poi saltare al 1966 per trovare alcuni articoli:

    P. Massi, La pastorale liturgica quaresimale, in L'Assistente ecclesiastico, n. 1, 1966, pp. 8-28.
    A. Pistoia, Lo spirito battesimale della Quaresima, in Rivista di pastorale liturgica, n. 14 (1966), pp. 58-67.
    A. Nocent, È in crisi l'ascesi quaresimale?, ivi, pp. 49-57.
    E. Lodi, Il senso cristiano della penitenza, ivi, n. 20, pp. 11-24.
    L. Della Torre, Aspetti liturgici della rinnovata disciplina penitenziale, ivi, pp. 25-40.
    D. Bondioli, Come predico la penitenza quaresimale ai miei parrocchiani, ivi, pp. 41-49.

    G. Stefani, Il canto nella liturgia quaresimale, ivi, pp. 50-53.
    V. Joannes, La «via crucis» celebrazione quaresimale, ivi, pp. 54-62.
    F. Sottocornola, Celebrazioni della parola di Dio nel tempo di quaresima, ivi, pp. 63-80.
    Il n. 26 (genn. 1968) della stessa rivista riporta l'articolo: Agenda pastorale per la quaresima, di L. Della Torre.

    Libri utili per la meditazione e la catechesi:
    G. Berti, Ascesa alla Pasqua, riflessioni sulla Quaresima, Opera della Regalità, Milano 1964.
    J. Laloux, Verso la Pasqua, Queriniana, Brescia 1960.
    R. Poelman, Il segno biblico dei quaranta giorni, ivi, 1965.
    Non mi consta che siano state pubblicate relazioni di esperienze pastorali, anche se dalla viva voce di molti parroci ho avuto notizia di interessanti iniziative pastorali, che hanno suscitato consenso e partecipazione da parte dei fedeli.

    4. La Quaresima per i giovani e i ragazzi

    Ancor più scarsa la bibliografia circa iniziative pastorali-educative per gruppi giovanili e per ragazzi.
    Il fascicolo n. 93, del marzo 1961, di Catechesi ha pubblicato un Piano per la celebrazione della Quaresima di L. Della Torre, studiato per una esperienza educativa condotta in Italia da una cinquantina di maestri di scuola elementare. Le proposte di questo piano sono state sviluppate in cinque «celebrazioni catechistiche» riportate nel medesimo fascicolo.
    Il n 1 /1968 della Rivista di Pastorale liturgica pubblica un articolo di A. Rainoldi sulla Quaresima per ragazzi, con proposte di catechesi e di celebrazioni.
    Probabilmente vi saranno altri articoli, ma in questo momento mi sfuggono. Certamente vi sono interessanti esperienze. Posso accennare a quella della cappella dell'università di Roma, ove da anni gli studenti sono convocati alla sera del mercoledì delle ceneri per una celebrazione di «introduzione alla Quaresima», che in questi ultimi anni ha comportato la proposta di «una quaresima di rinuncia per un aiuto a chi ha fame».
    In questo settore si aprono notevoli possibilità di invenzione e di sperimentazione. I giovani sono sensibili ad un impegno serio che per un certo periodo li applichi nella ricerca del significato della esistenza cristiana alla luce della parola di Dio, in un clima di sincera e autentica preghiera comune, con prospettive concrete di servizio. In questo contesto si porrà spontaneamente il problema della mortificazione, della rinuncia come sforzo per realizzare una risposta alla parola di Dio, per disporsi alla preghiera, per aprirsi verso gli altri.
    Certamente non si dovrà pretendere di partire dal quadro liturgico della Quaresima i per farli entrare a tutti i costi. Il quadro tradizionale di questo tempo liturgico deve essere presente all'educatore, che saprà trovare le iniziative più adatte per far muovere il gruppo di giovani verso la comprensione del significato di questo tempo e verso la partecipazione ai modi in cui la Chiesa lo celebra.
    Questa pedagogia di iniziazione ha una grande importanza per la crescita nella vita cristiana, perché il giovane che ha scoperto il valore di questo tempo liturgico ne potrà sentire il messaggio e lo stimolo ogni anno, anche se non sempre sarà in grado di approfittare delle iniziative pastorali e delle celebrazioni liturgiche che m questo periodo la Chiesa moltiplica e intensifica.

    NOTE

     

    [1] Gli studi di C. Callewaert, pubblicati fra il 1913 e il 1932, sono raccolti in Sacris Erudiri, fragmenta liturgica, Steenbrug 1940 (riedizione anastatica 1962), pp. 449-671. Gli studi di A. Chavasse sono sintetizzati, con esposizione troppo sobria, in A. G. Martimort, La Chiesa in preghiera, Desclée, Roma 1963, pp. 745-766, ove si trovano segnalati i vari articoli pubblicati dall'autore su diverse riviste.
    [2] Una prima divulgazione di idee e proposte pastorali era stata fatta dall'autore in: Letture bibliche, catechesi e pastorale in Quaresima, Tabor, febbraio 1960, pp. 112-133; Settimana del Clero, anno 1966, una serie di articoli, tra febbraio e marzo, su: Quaresima: parrocchia in cammino verso la Pasqua; Quaresima, in La pastorale dell'anno liturgico, Opera della Regalità, Milano 1962, pp. 111-140.

     


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