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    Vita di gruppo e riunioni di creatività


     

    Gabriella Tavazza e Brigitte Bolli

    (NPG 1986-01-58)


    Quest'ultimo articolo è dedicato alle riunioni di creatività, che vengono così chiamate grazie al tipo di tecniche utilizzate durante gli incontri per favorire la produzione, la partecipazione e il raggiungimento degli obiettivi.
    Per comodità vengono definite «riunioni di creatività»; in realtà rientrano, per certi versi, nella categoria delle riunioni ascendenti e, per altri, in quelle discendenti. Colui che conduce le riunioni deve infatti, all'interno dell'incontro, passare da una modalità di raccolta di quanto il gruppo è in grado di produrre (fase ascendente) ad una fase successiva di elaborazione e restituzione al gruppo (fase discendente).
    Come si è detto il termine creatività è legato all'uso di tecniche specifiche (brainstorming, sculture...) che sono in grado di predisporre i membri a produrre idee, far emergere intuizioni insolite, far vedere nuovi rapporti ed allontanare le persone da schemi di pensiero tradizionali o già sperimentati.
    Tali tecniche trovano la loro massima espressione nell'ambito del gruppo. Infatti, secondo «il principio delle risultanti psichiche» (W.Wund), il fatto psichico è più della somma dei suoi elementi. In altre parole, la quantità di produzione creativa dell'insieme del gruppo è maggiore della somma delle creatività di ogni singolo membro. Il prodotto risultante da parecchi elementi è, rispetto alle sue parti, qualcosa di completamente nuovo, con un grado di valore più alto.
    Le riunioni di creatività sono modalità che l'animatore deve saper ben dosare nella vita del gruppo al fine di conservarne l'efficacia. A questo scopo è opportuno indicare quei momenti o fasi del ciclo vitale del gruppo rispetto alle quali risulta proficua o controindicata tale utilizzazione.
    In effetti il ciclo vitale di un gruppo può essere suddiviso in cinque fasi. Le indichiamo con altrettanti passaggi:
    - prima fase: dalla dispersione all'aggregazione fisica;
    - seconda fase: dell'aggregazione fisica all'appartenenza;
    - terza fase: dall'appartenenza alla coesione, al progetto e alle prime realizzazioni;
    - quarta fase: dal gruppo stabile alla sua crisi e alle prime distanze del gruppo;
    - quinta fase: dalla crisi del gruppo allo sbocco (1).

    QUANDO INCENTIVARE LA CREATIVITÀ

    Condizioni inerenti alla fase del gruppo

    Il principio della creatività si basa sul «ripescare» o recuperare idee, fantasie, immagini e vissuti, che non facciano parte di vecchi modelli o comunque che non siano consueti per il gruppo, attraverso una originale modalità di lavoro per i membri.
    Ora per attuare nuove modalità di lavoro e far emergere contenuti originali, risulta necessario che il gruppo stia sperimentando una fase di fiducia, di coesione e di permissività interna.
    Dall'analisi del ciclo vitale si è potuto osservare come solo a partire dalla terza fase si evidenziano queste condizioni favorevoli per l'applicazione delle tecniche di creatività. Infatti solo nello stadio in cui il gruppo giunge a sperimentare momenti di coesione e di progettualità, la fiducia è data dalla buona conoscenza e dalla consapevolezza dei ruoli reciproci e dall'aver già sperimentato vari modelli di interazione.
    Il gruppo, già avviato all'attuazione di progetti, è in grado, grazie alla coesione, di rinunciare momentaneamente all'obiettivo a lunga scadenza e alle regole formali, senza sperimentare un vissuto di frantumazione, di inutilità, qualora si rendesse necessaria una verifica o una modificazione di quanto progettato. La maggiore conoscenza e un buon grado di coesione rendono possibili il fluire di valutazioni, opinioni personali sul problema in questione, senza che ciò venga riletto come un attacco alla persona o al gruppo.
    L'aver superato la seconda fase dell'aggregazione fisica fa sì che l'animatore possa svolgere un ruolo meno direttivo e permissivo, con minor necessità di controllo. Non sono più le regole esterne a governare il gruppo, bensì la condivisione di un progetto. Il controllo, esercitato nella fase iniziale del gruppo dall'animatore, è ora sostituito da regole e ruoli impliciti funzionali alla vita del gruppo.
    La permissività è un terzo elemento, insieme alla coesione e alla fiducia, necessario al successo delle riunioni di creatività. Il gruppo è in grado di tollerare un momento di rottura delle regole implicite, un rovesciamento dell'ordine che si è dato per facilitare il recupero di spontaneità e di capacità espressiva non direttamente collegate alla produzione e alla organizzazione.

    Condizioni inerenti all'attività

    A parte le condizioni ora indicate e riguardanti la fase di vita che il gruppo attraversa la utilizzazione di riunioni di creatività è in stretta relazione con il tipo di attività. Proviamo ad individuare a riguardo alcune situazioni.
    ^ Quando bisogna cercare una soluzione ad un problema. Il gruppo è coinvolto nell'individuare una soluzione ad un problema che lo riguarda direttamente. L'uso di una tecnica creativa in questo momento ha come vantaggio quello di fornire un numero elevato di possibili soluzioni, ponendo il gruppo di fronte ad una vasta gamma di alternative. Il vissuto dei partecipanti sarà da una parte di coinvolgimento rispetto alle decisioni prese o alle soluzioni adottate; dall'altra di acquisizione di risorse nuove e più grandi rispetto a quelle che ciascuno individualmente sente già di avere.
    ^ Quando si intende incrementare la partecipazione e/o le motivazioni. Il gruppo può attraversare delle fasi in cui l'interazione tra i membri risulta ridotta, oppure risulta privilegiata rispetto alla progettualità e al raggiungimento degli obiettivi.
    In entrambi questi casi adottare una tecnica di creatività permette un modo originale di riunirsi e quindi di «rincontrarsi» e stimola la curiosità e il divertimento dei partecipanti, grazie alla sua modalità e alle attese nei confronti dei risultati.
    Di fatto l'effetto pragmatico è di «energizzare» i componenti fornendo uno stimolo o input che fa leva sulle risorse innovative, originali, intuitive presenti in ciascuno di noi.
    Queste capacità sono simili a quelle esistenti nei bambini nell'età pre-scolastica, che ogni individuo cresciuto conserva in sé ma utilizza poco. Tale limitazione, spesso causata dall'educazione che privilegia processi logici, fa sì che l'essere umano perda la coscienza di possedere queste risorse.
    Lo stato d'animo che la maggior parte delle persone sperimenta alla fine di una riunione creativa (ben riuscita!) è di contentezza, gioia, stupore, meraviglia. Tali emozioni sono conseguenza della riappropriazione, attraverso il gruppo, di potenzialità e risorse che raramente hanno voce.
    La coscienza di tale riappropriazione spesso ha come effetto l'incentivazione a «fare» o a «stare insieme», determinando quindi una rivalutazione delle motivazioni di ciascuno.
    ^ Quando esplodono controversie e conflitti di idee. La creatività è direttamente collegata alla presenza di idee diverse nel gruppo, spesso denominate controversie o conflitti di idee. A differenza dai conflitti interpersonali, il disaccordo riguarda il processo di definizione, diagnosi o risoluzione di un problema. Una controversia è pertanto una discussione, un dibattito, un confronto di opinioni opposte.
    Il conflitto di idee in un gruppo è essenziale perché stimola coinvolgimento, impegno e creatività nello svolgimento del compito. In una fase simile è quindi molto indicato che l'animatore preveda una serie di riunioni creative per la soluzione del problema.
    La presenza delle controversie contribuisce ad aumentare la capacità creativa dei singoli ed aumenta la qualità delle decisioni. Accresce la motivazione dei membri ad eseguire il compito del gruppo e a trovare nuovi argomenti a sostegno delle proprie proposte.
    Va ricordato che la semplice sussistenza di un problema da risolvere non giustifica l'impiego delle riunioni creative se non sono presenti anche quelle condizioni di fiducia e coesione di gruppo a cui si è fatto cenno in precedenza. Così, per esempio, un gruppo appena costituito (carenza inerente alla fase vitale del gruppo) non può affrontare problemi conflittuali, come la gestione comune dei fondi, con questo tipo di incontri.

    QUANDO NON È PROFICUO INDIRE UNA RIUNIONE CREATIVA

    È possibile indicare alcune controindicazioni per le riunioni di creatività. Sono i casi in cui va evitato di fare ricorso a modalità di lavoro o a tecniche di animazione che scatenano la ricerca di nuove strade, percorsi, iniziative soluzioni.
    Indichiamo alcuni di questi casi.
    ^ Quando il gruppo è alle fasi iniziali di vita. In linea con quanto detto precedentemente, l'animatore deve evitare di utilizzare tale modalità in tutta la fase iniziale della formazione del gruppo. La paura di esporsi, lo stereotipo che ognuno adotta per entrare in relazione con l'altro, la presenza di forti tensioni per la definizione delle regole, non permettono di accedere ad un livello creativo.
    ^ Quando l'animatore è troppo direttivo. Le riunioni di tipo creativo sono controindicate nel caso in cui l'animatore ha assunto o è vissuto all'interno del gruppo come una persona avente una funzione normativa, critica, poco flessibile nei rapporti interpersonali.
    Infatti, al di là delle tecniche che un simile animatore potrà adottare, il gruppo tenderà a rispondere in linea alla sua percezione. Ad una richiesta esplicita di essere creativi e di fornire indicazioni originali è probabile che le persone rispondano in funzione della immagine che hanno interiorizzato. In un incontro di questo tipo non ci saranno idee originali, né l'attuazione di nuovi schemi.
    ^ Quando il gruppo soffre di conflitti relazionali (da non confondersi con il conflitto di idee o controversia). I conflitti interpersonali o di fazioni all'interno del gruppo, danno luogo a una situazione di empasse alla risoluzione di un problema, all'incentivazione delle relazioni e al rinnovo delle motivazioni.
    L'esistenza del conflitto, che può essere non esplicitata, è un impedimento alla creatività, in quanto la quasi totalità delle energie viene impiegata nel suo mantenimento. Il livello di motivazione personale allo stare insieme, per il raggiungimento di un qualche obiettivo, diventa secondario. L'assenza di tale requisito impedisce il «fluire» dei contributi, per lasciare posto ad una lotta di potere o d'influenza.

    COME VA CONDOTTA UNA RIUNIONE DI CREATIVITÀ

    Abbiamo descritto le condizioni relative al gruppo, necessarie per la convocazione di una riunione di creatività. Ora ci soffermiamo sulle caratteristiche relative alla sua conduzione.

    I compiti dell'animatore

    L'animatore dovrà anzitutto dare delle consegne chiare, e quindi esplicitare che la riunione verrà condotta in modo diverso da quello usuale. Dovrà anche specificare quale sarà l'obiettivo del lavoro, e quindi quale comportamento è auspicabile che i membri adottino, e verificare che le indicazioni siano state comprese nel miglior modo possibile.
    È preferibile spendere alcuni minuti in più in questa fase dell'incontro, piuttosto che trovarsi costretti ad interrompere l'esperienza di creatività, perché alcuni membri non hanno chiara la consegna iniziale. A tal fine è decisivo attendere che siano presenti tutti i componenti.
    In secondo luogo l'animatore deve badare che non siano presenti persone esterne e/o estranee alla vita del gruppo. L'essere creativi è legato anche alla possibilità di essere «intimi» con l'altro. La presenza di un estraneo potrebbe essere fonte di inibizione. Si può quindi creare un blocco che, se pur sperimentato da pochi, potrà risultare negativo per la creatività dell'intero gruppo.
    In terzo luogo l'animatore deve evitare che qualcuno si assenti durante l'incontro. Anche in questo caso è facile che si rompa il clima di fiducia e intimità. Nessuno, neppure momentaneamente, dovrà assentarsi durante l'incontro. Tanto meno l'animatore, il quale invece deve in antecedenza dare le indicazioni necessarie per non farsi disturbare. È importante infine che l'animatore adotti un atteggiamento neutro e disponibile.
    L'animatore accoglie nello stesso modo e con la stessa disponibilità ogni contributo proveniente dal gruppo. Con l'accortezza di non dimenticarne nessuno e niente di quel che viene espresso. In questo lavoro l'animatore presta attenzione a favorire la quantità dell'espressione, senza curarsi, almeno per ora, della qualità dei contributi. La neutralità deve manifestarsi sia in assenza di commenti personali che di atteggiamenti non verbali. La neutralità, del resto, non va confusa con l'indifferenza. Tale errore potrebbe determinare la mancanza di un buon clima all'interno dell'incontro e paradossalmente diventare un ostacolo al processo di creatività.
    Il conduttore, che avrà avuto premura di sottolinearlo al momento delle consegne, evita durante l'incontro qualsiasi espressione di natura critica che i membri possano formulare su quanto sta avvenendo all'interno del gruppo o sul contenuto. Il non dare il giusto peso a questo aspetto può determinare il completo fallimento dell'esperienza e la sterilità dell'incontro creando dei pregiudizi per quelli futuri.
    Nella fase finale l'animatore deve invece rilevare gli elementi ridonanti e quelli originali emersi, riproponendoli sotto forma di sintesi al gruppo. Delinea la loro utilizzazione rispetto al problema su cui erano stati convocati.

    L'UTILIZZAZIONE DI TECNICHE DI CREATIVITÀ

    L'organizzazione concreta di riunioni di creatività prevede l'utilizzazione di particolari tecniche di animazione.
    Potrebbe essere utile, a questo punto, presentarle. In realtà questo lavoro non è necessario perché su Note di pastorale giovanile ne sono già state presentate, lo scorso anno, un discreto numero. Rimandiamo a quelle pagine della rivista, oppure al volume di B. Grom, Metodi per l'insegnamento della religione, la pastorale giovanile e la formazione degli adulti (LDC 1982).
    Qui ci limitiamo ad analizzarne una, il brainstorming, al fine di «fondere» i presupposti teorici, sopra descritti, con le modalità meramente esecutive.
    Si è scelto il brainstorming in quanto si tratta di una tecnica diffusa e molto conosciuta, utilizzabile in ogni conteso e con persone di ogni età e di ogni estrazione sociale.
    Il brainstorming è un procedimento che incoraggia il pensiero divergente e la produzione di molte idee differenti. È una tecnica per promuovere idee stimolando la piena partecipazione di tutti i membri del gruppo.
    All'interno della sua conduzione si distinguono tre fasi:
    - l'esposizione iniziale;
    - la «tempesta di idee» o fase produttiva;
    - la fase di spoglio delle idee emerse.

    Esposizione iniziale

    L'animatore dà anzitutto le consegne rispetto all'incontro. Espone il problema, in modo da risultare chiaro in breve tempo (massimo 15 minuti). Il tono della voce deve enfatizzare e drammatizzare il problema, in modo da motivare le persone sulla necessità della sua risoluzione.
    Ecco le principali consegne dell'animatore al gruppo:
    - l'immaginazione libera è ben venuta, anche se le idee possono sembrare assurde;
    - la quantità di idee è richiesta più della loro qualità. Il compito è raccogliere il massimo di idee nel minor tempo possibile;
    - la critica o autocritica è rigorosamente vietata;
    - bisogna ascoltare le idee e proposte dell'altro e poi associare liberamente a partire da tali idee e proposte.
    L'animatore può consigliare ai membri di segnare per iscritto le proprie idee, per evitare di scordarle o per concentrarsi su di loro fino a non fare attenzione a quel che dicono gli altri.
    In questa fase vengono scelti un numero di osservatori la cui funzione è raccogliere, registrando per iscritto, tutte le idee emerse nell'incontro. Questi si distinguono di fronte al gruppo, in modo da essere certi di non perdere nessun contributo.
    Le persone possono intervenire alzando la mano per segnalare che c'è una idea da esporre.
    Queste consegne hanno come obiettivo di fare una pressione diretta sulla produttività. Dal punto di vista della dinamica del gruppo, l'insieme delle consegne crea una competizione per la creatività; ivi compreso il fatto che gli osservatori scrivano le idee manifestate da ciascun membro. Tuttavia sarà lo stile di conduzione dell'animatore che avrà maggiore peso nella produttività.

    Fase produttiva

    Non appena esposte e chiarite le consegne, l'animatore dà il via al lavoro limitandosi a dare la parola e fa rispettare le consegne, dando priorità al moltiplicarsi delle associazioni di idee, piuttosto che alla produzione diretta. È il momento della cosiddetta «tempesta delle idee».
    Il numero delle idee aumentano con il passare del tempo. Non si deve aver paura se la produzione sarà più scarsa all'inizio di questa fase. Man mano che si svolgono le
    interazioni, i partecipanti sperimentano un aumento di fiducia nella forza dell'immaginazione. Vedendo il ritmo crescente delle idee emesse, ritrovano anche fiducia nella propria immaginazione, stimolata dall'interazione e protetta dalla critica degli altri.
    La spontaneità si manifesta nell'improvvisazione. I partecipanti sperimentano una situazione anti-convenzionale, insolita, superando le modalità stereotipate con cui ognuno si propone agli altri. Aumenta la fiducia negli altri, anche perché le loro idee possono diventare di stimolo per le proprie.
    In questa fase l'animatore non partecipa, non introduce nessuna idea e non è direttivo. Riformula le proposizioni poco chiare, controllando che la persona si senta espressa dalla riformulazione, incoraggiata e stimata.
    Ogni tanto, dopo che per un certo tempo il gruppo si è riscaldato e ha fornito un numero congruo di idee, il conduttore ferma il lavoro e mette in evidenza le tracce di lavoro emerse fino a quel momento. Questo implica che egli velocemente individui una categorizzazione di quanto raccolto. Queste piste possono essere riutilizzate dal gruppo in un momento di «stanca» del processo emotivo, costituendo una base per ripartire.
    I partecipanti, verso la fine di questa fase di produzione, sperimentano un livello di esaltazione e insieme di stanchezza, legato allo stato di eccitamento intellettuale e fisico provocato dall'insieme e dalla soddisfazione derivante dalla produzione.
    Grazie alle modificazioni della percezione e delle relazioni interpersonali, i partecipanti sviluppano nuove considerazioni gli uni degli altri. Ognuno è consapevole che l'altro ha delle idee ed è capace di inventiva. L'interazione rende i partecipanti solidali nella creatività, migliorando la morale e lo spirito di iniziativa del gruppo.

    Spoglio delle idee emerse

    Conclusa la «tempesta di idee», il conduttore ne tenterà una sistemazione. Quanto espresso dai partecipanti viene raccolto e classificato per categorie o aree. Vengono delineate delle piste di possibili soluzioni al problema presentato all'inizio della riunione. Ora il gruppo è chiamato a valutare criticamente le varie possibilità in relazione al loro uso ed applicazione.
    Questo è il momento in cui si deve esprimere l'attività critica e valutativa del gruppo. Va ricordato di non tralasciare le idee più assurde o «pazze».
    I criteri per selezionare le idee possono essere:
    - il loro grado di originalità;
    - il loro grado di realismo;
    - il loro grado di prossimità temporale nella realizzazione;
    - il loro grado di efficacia.
    Scelta la soluzione, l'animatore dovrà darle seguito su un piano operativo. Il non rendere esecutiva la scelta emersa da una riunione di creatività risulta più nocivo di quanto lo sia per gli altri tipi di incontri. Infatti, in questo caso, il livello di frustrazione personale sarà maggiore, direttamente proporzionale al livello di impegno che ciascuno avrà messo nell'incontro.
    È importante che nei gruppi che utilizzano il brainstorming vi sia una certa varietà di opinioni e background. Per i gruppi che non hanno familiarità con questa tecnica può essere utile una riunione di «riscaldamento», in cui viene spiegato e sperimentato il procedimento.

    CONCLUSIONE

    Le riunioni di creatività sono utili, perché molti dei motivi per cui nel gruppo non nascono idee non hanno niente a che vedere con le potenzialità dei componenti. Le cause vanno invece ricercate nella presenza di membri dominanti, stereotipi nelle reciproche esperienze, conflitti interpersonali, modelli abituali di non coinvolgimento e silenzio, paura del ridicolo o del giudizio. Sono queste le cause che soffocano la creatività di molti membri di gruppi.
    I principi teorici di cui abbiamo fatto cenno nel corso dell'articolo debbono essere tenuti presenti ogni qualvolta si voglia esaltare la creatività del gruppo. Le tecniche a riguardo, per la stessa natura della creatività (informalità, fantasia...), sono illimitate. L'unico limite può essere rappresentato dalla mancanza di elasticità nel conduttore.

    NOTE

    (1) Sul ciclo vitale del gruppo e sulle sue fasi, si vedano gli articoli pubblicati su Note di pastorale giovanile 1985, da febbraio a giugno, in collaborazione con Mario Comoglio.


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