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    Roberto Ravazzolo *

    (NPG 2017-06-38)


     

    Qualche anno fa il Rettore della Lateranense, invitato all'inaugurazione dell'anno accademico di una Università Cattolica in Sud America, dedicò qualche minuto del suo intervento al tema della Pastorale Universitaria, colpito dal numero di giovani che aveva incontrato poco prima visitando il campus. Terminato il discorso, il Rettore così commentò: “Grazie, Eccellenza, della sue parole. In merito al tema della PU mi sia consentito dirLe sinceramente che il compito dei Docenti è puntare all’eccellenza accademica, privatamente possono fare tutte le preghiere che vogliono”. Obiezioni simili circolano in ambito accademico ma anche in ambienti ecclesiali, ove si ritiene che sia compito delle parrocchie ed eventualmente dei movimenti l'accompagnamento spirituale degli Universitari, mettendo in discussione la legittimità stessa della PU. Ecco perché può essere utile sfogliati alcuni documenti del Magistero già citati, e per capire in sintesi cosa s’intende per PU, quale il suo rapporto con l'Università e con la Chiesa e maturare il discernimento e la conversione pastorali conseguenti provare a rileggerli a partire da domande che si sentono con una certa frequenza.

    Cosa si intende per Pastorale Universitaria?

    Giovanni Paolo II la intende come prezioso strumento di inculturazione del Vangelo e di evangelizzazione della cultura: la PU «concretizza la missione della Chiesa nell’Università e fa parte integrante della sua attività e della sua struttura» (Ex Corde Ecclesiae, 15 agosto 1990, 38); e ancora: «convinto dell'importanza delle istituzioni accademiche, chiedo pure che nelle diverse Chiese particolari venga promossa una adeguata pastorale universitaria, favorendo in tal modo ciò che risponde alle attuali necessità culturali» (Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa, 28 giugno 2003, 59). L'anno successivo il Comitato europeo dei cappellani universitari, organo della Sezione Catechesi-Università del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, pubblica La pastorale universitaria in Europa, ove si legge: «La PU è, nelle sue diverse componenti, azione ecclesiale specifica nel mondo universitario. Essa si realizza articolandosi come: cura pastorale delle persone (studenti, docenti, personale tecnico e amministrativo); animazione culturale della vita universitaria (evangelizzazione della cultura); approfondimento della visione e del messaggio cristiano nei diversi ambiti del sapere (inculturazione della fede)» (4 novembre 2004, 3). Sono indicazioni abbastanza chiare, che danno forma allo stile di una Chiesa in uscita tanto caro a papa Francesco (Evangelii Gaudium 24).

    Come si articola il rapporto con l'Università, che ha obiettivi così diversi da quelli pastorali della Chiesa?

    L'Università persegue oggi la cosiddetta terza missione: accanto ai due obiettivi fondamentali della formazione e della ricerca, è molto sentito l'impegno a comunicare e divulgare la conoscenza attraverso una relazione diretta con il territorio e con tutti i suoi attori come si è avuto modo di sottolineare in precedenza. Le Chiese che hanno investito in PU si trovano già pronte al dialogo e alla collaborazione. Già nel 1990 il Consiglio Permanente della CEI richiamava l'attenzione di tutti verso l'Università e invitava a favorire una maggiore comunicazione delle comunità ecclesiali con le istituzioni accademiche delle rispettive città come dell'intero paese. L'apprezzamento verso l'istituzione universitaria sgorgava dalla consapevolezza che la cultura che vi si elabora e condivide ha delle ricadute decisive sulla vita della società e della Chiesa (CEI, Lettera su alcuni problemi dell'università e della cultura in Italia, 8). Sulla stessa linea è il documento della Congregazione per l'educazione Cattolica, del Pontificio Consiglio per i laici e del Pontificio Consiglio per la cultura: Presenza della Chiesa nell'Università e nella cultura universitaria, che recita nel suo incipit: «L'Università e, in maniera più vasta, la cultura universitaria costituiscono una realtà d'importanza decisiva. In questo ambiente, questioni vitali sono in gioco e profondi mutamenti culturali con conseguenze sconcertanti suscitano nuove sfide. La Chiesa non può mancare di raccoglierle nella sua missione d'annunciare il Vangelo» (22 maggio 1994). Ma si veda pure la lettera della Commissione Episcopale per l'educazione cattolica, la cultura, la scuola e l'università, La comunità cristiana e l'università oggi in Italia del 2000, che rilancia anche gli orientamenti emersi dal Convegno Ecclesiale di Palermo (1995).

    Il terreno della cultura resta lo specifico del mondo universitario e, conseguentemente, della PU. Ma la terza missione contiene qualche nuova sollecitazione?

    Oggi l'attenzione della Chiesa per l'università deve avere come focus non solo la cultura, ma anche le relazioni e la loro qualità. Il contatto con la società, tanto a cuore all'Università non deve perdere di vista la centralità della persona e la dimensione comunitaria, altrimenti diventa strumentale alla raccolta fondi o alla ricerca di posti lavoro per i laureati. Su questo la Chiesa può giocare un ruolo decisivo, nel ricordare all'Università la sua nativa vocazione comunitaria, da allargare ora anche al territorio. Come ebbe a dire papa Benedetto XVI « [l'Università] è una universitas, una comunità di docenti e studenti impegnati nella ricerca della verità e nell'acquisizione di superiori competenze culturali e professionali. Ogni Università dovrebbe sempre custodire la fisionomia di un Centro di studi "a misura d'uomo". Da questa impostazione discendono alcune applicazioni tra loro connesse. Anzitutto, è certo che solo ponendo al centro la persona e valorizzando il dialogo e le relazioni interpersonali può essere superata la frammentazione specialistica delle discipline e recuperata la prospettiva unitaria del sapere. Le discipline tendono naturalmente, e anche giustamente, alla specializzazione, mentre la persona ha bisogno di unità e di sintesi. In secondo luogo, è di fondamentale importanza che l'impegno della ricerca scientifica possa aprirsi alla domanda esistenziale di senso per la vita stessa della persona. La ricerca tende alla conoscenza, mentre la persona abbisogna anche della sapienza, di quella scienza cioè che si esprime nel "saper-vivere". In terzo luogo, solo valorizzando la persona e le relazioni interpersonali il rapporto didattico può diventare relazione educativa, un cammino di maturazione umana. La struttura infatti privilegia la comunicazione, mentre le persone aspirano alla condivisione» (Università di Pavia, 22 aprile 2007). Ecco perché le Cappellanie o le Parrocchie Universitarie, i Collegi e i Centri Universitari Cattolici devono diventare luoghi che favoriscono e promuovono relazioni e testimoniano uno stile concreto, gratuito, diretto, in una parola evangelico di vita sociale.

    Chi è il soggetto della PU?

    Il soggetto è la Chiesa, che nomina un numero sufficiente di persone qualificate - sacerdoti, religiosi, religiose e laici - per provvedere alla specifica pastorale in favore della comunità universitaria, da svolgere in armonia e in collaborazione con la pastorale della Chiesa particolare e sotto la guida o l'approvazione del vescovo diocesano. Se tutti i membri della comunità universitaria devono essere invitati a prestarsi in questa opera pastorale e a collaborare alle sue iniziative, non va dimenticato il «Contributo dei cristiani che conducono la ricerca e insegnano nelle Università e prestano il servizio del pensiero» (Ecclesia in Europa 59). Il Cardinal Martini intervenendo alla Consulta degli Universitari di Milano disse: «La PU non è un agente tecnico in più, che aiuta a risolvere certi problemi. Essa è chiamata a tradurre le sfide universitarie in sfide umane, antropologiche, evangeliche, così da offrire contributi di creatività e di entusiasmo in una situazione difficile, talora un po' disperante, critica. Noi vorremmo che la PU aiutasse l'Università ad avere persone capaci di credere, malgrado tutto, e di impegnarsi per quel rinnovamento della didattica, della ricerca e della sintesi che l'Università ci propone. Compito urgente, a cui tutti siamo chiamati a collaborare» (11 novembre 1995). Appello importante, per l'Università e per la Chiesa!

    * Delegato pastorale universitaria diocesi di Padova


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