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    Ministeri e vocazioni nella Chiesa


    Gianpaolo Roma

    (NPG 2017-05-65)

    Nella riscoperta della dimensione comunionale della Chiesa operata dal Concilio Vaticano II, ciascun fedele riscopre l’universale chiamata-vocazione alla santità. La santità è una sola, ma ciascuno, nella personalizzazione del proprio stato di vita, la realizza in maniera tutta singolare e irripetibile secondo le vocazioni che lo Spirito dispensa nella Chiesa. Proprio per risvegliare questo protagonismo di tutte le componenti ecclesiali, anche nella sua parte laicale, in questi anni hanno ripreso spazio i ministeri istituiti, detti così per distinguerli dal ministero ordinato della vita sacerdotale (Diaconato, Presbiterato, Episcopato). Questo passo importante nel rinnovamento della Chiesa e della liturgia, che ha segnato un positivo reintegro della storia nell’oggi ecclesiale, tuttavia porta in sé il rischio di una “clericalizzazione” del laico, per cui sembra che il modo di dare loro protagonismo sia riservargli un ruolo nell’agire liturgico, distogliendo così lo sguardo dal reale campo di azione del cristiano nel mondo. Anche Papa Francesco nella Evangelii Gaudium (n. 102) ricorda che «anche se si nota una maggiore partecipazione di molti ai ministeri laicali, questo impegno non si riflette nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico». A ben guardare nella prassi ecclesiale sono presenti una serie di ministeri de facto, slegati dalla dimensione cultuale, che, seppur coinvolgano molti più fedeli, di ambo i sessi, da un punto di vista numerico non sempre godono di un adeguato riconoscimento del loro valore ministeriale . Si rende sempre più opportuna una pastorale che sappia suscitare un nuovo protagonismo dei cristiani nel mondo, come lievito buono (cfr. Mt 13,20) che fa fermentare la massa.
    In tale percorso l’accompagnamento dei giovani, alla luce di una visione ministeriale, potrebbe essere una nuova ricchezza da sperimentare nella prassi ecclesiale.
    Un primo elemento che la visione ministeriale ci consegna è quella del Cristo “servo” che fa dono di sé ai fratelli; il termine “ministero” (dal lat. minister-stri «servitore, aiutante») dice proprio riferimento a questa condizione di subalternità rispetto al maestro, all’autorità, superiore in grado che nei Vangeli si identifica con i poveri e gli ultimi. Tale concetto risulta ancor più importante, in una prospettiva cristiana di vita, se confrontata con il clima culturale odierno in cui noi e i nostri giovani sono inseriti. Di fronte una cultura dell’autorealizzazione e dell’affermazione individualistica, talvolta a scapito degli altri, è importante ribadire che, sull’esempio di Gesù, la vita cristiana non può essere concepita se non nell’ottica del dono di sé. Solo nella prospettiva dell’oblatività, che talvolta comporta anche l’elemento delle “costosità”, si può giungere ad una vita che possa dirsi pienamente realizzata, perché non rinchiusa a riccio su sé stessa ma aperta all’avventura dell’Amore. Ricordava Papa Benedetto XVI: «Diventate grandi se siete capaci di fare della vostra vita un dono agli altri, non di cercare se stessi, ma di dare se stessi agli altri: questa è la scuola dell’amore» .
    Una seconda luce che la visione ministeriale ci consegna è quello della costanza. Il ministero non dice un servizio estemporaneo, altalenante, ma fermo nella sua decisione di “essere per”. Oggi assistiamo ad una grande fatica a dare continuità alle esternazioni di generosità dei giovani che incontriamo, tanto capaci di stupire gli adulti per i propri eccessi di disponibilità, quanto incostanti nell’esserne fedeli, figli di un tempo che rifugge l’ottica della fedeltà a lungo termine. Ragionare in termini di ministeri significa accettare la sfida dei tempi lunghi, di una adeguata formazione e di un duraturo servizio che sappia andare oltre gli entusiasmi iniziali.
    Ma verso dove orientare questa ministerialità dei giovani? Possono essere di aiuto alcuni tweets che Papa Francesco ha lanciato verso di loro attraverso la nota piattaforma digitale.

    1 maggio 2017
    San Giuseppe dia ai giovani la capacità di sognare, di rischiare per le cose grandi, le cose che Dio sogna su di noi.

    Il primo nuovo ministero che vogliamo riscoprire è quello dell’essere sognatori. In un mondo troppo spesso chiuso dalla paura e dal sospetto verso il futuro, i giovani sono chiamati ad essere capaci di sognare in grande la propria vita, proprio perché riscoprono sé stessi come sognati da Dio. Un ministero particolare che sa offrire prospettive di speranza e di rinnovamento, un guardare in alto e lontano nonostante le difficoltà che caratterizzano la vita. Tutto ciò richiede una capacità di rischio è di progettualità, che rifiuta l’improvvisazione e sa integrare formazione e sacrificio nell’orizzonte della quotidianità.

    29 luglio 2016
    Questa sera, cari giovani, il Signore vi rinnova l’invito a diventare protagonisti nel servizio.

    Il ministero dell’essere protagonisti nel servizio è qualcosa in più dell’essere semplicemente servizievoli, è piuttosto assumere il desiderio di confrontarsi con la realtà non in maniera passiva ma reattiva. Dice l’impegno di uno sguardo attento attorno a sé e al tempo stesso il desiderio di rimboccarsi le maniche per agire lì dove è necessario. La concretizzazione di quanto detto spinge verso una vita in cui la dimensione del volontariato e del servizio ha uno spazio fondamentale e vitale.

    14 giugno 2016
    Il futuro di un popolo suppone necessariamente l’incontro fecondo tra i giovani e gli anziani.

    Vivere l’incontro fecondo tra giovani e anziani è accettare la sfida della storicità, dell’essere in dialogo con chi ci precede e con chi verrà dopo di noi. Questo incontro fecondo è fatto di attenzione seria alle storie, con tutto ciò che questo comporta. Un giovane che si inserisce in questa dinamica non volge il suo sguardo solo sull’oggi ma sa guardarsi indietro, sa dialogare con il passato per costruire un nuovo futuro. Tutto questo trova grande applicazione nell’attenzione ambientale che sta tanto a cuore a Papa Francesco ed è tornata in questo tempo di stringente attualità.

    15 luglio 2014
    Cari giovani, non cadete nella mediocrità; la vita cristiana è fatta per grandi ideali.

    Essere consapevoli dei grandi ideali della vita cristiana significa accettare l’oggettività di alcuni valori fondamentali, è testimoniare la non assolutezza della propria visione personale, ma piuttosto dice la sfida di orientare la propria vita non solo sul “mi piace” momentaneo, ma su ciò che è stabile, fondante, duraturo. È un modo di vivere che sa consegnare ai propri coetanei la radicalità di quei valori che non sono negoziabili come ad esempio il rispetto per la vita di ciascuno.

    3 luglio 2014
    Cari giovani, non rinunciate a sognare un mondo più giusto!

    Vivere la ministerialità del costruire un mondo più giusto significa imparare a guardare alla politica e all’economia come a strumenti positivi del proprio essere costruttori del mondo. Richiede una formazione attenta e profonda sui concetti di bene comune e solidarietà perché nella loro attuazione ciascuno possa ricevere il proprio. Spinge alla realizzazione di un nuovo protagonismo dei giovani in una responsabilità sociale e politica che sappia costruire una nuova Humanitas.

    Quelli che abbiamo tracciato sono solo alcuni esempi degli innumerevoli campi di azione che la voce dello Spirito potrà suscitare nel cuore dei giovani che si affacciano nel mondo custodendo nel cuore l’incontro con Gesù. Educando e condividendo nell’accompagnamento un ascolto profondo di questa voce potrà emergere un tessuto comune, un volto nuovo della Chiesa, nuovi modi di essere al servizio che lascino intravedere una vita che ha aderito a Cristo in cui tutto l’umano è assunto e redento.


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