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    Scegliere: una vocazione


    San Francesco di Sales, maestro di vita spirituale per i giovani /4

    Wim Collin

    (NPG 2022-01-77)


     

    È opinione comune e incontrovertibile ritenere che la vita umana sia fatta di scelte. Queste scelte riguardano tanto questioni banali quanto questioni di vitale importanza, ma fortunatamente non tutte le scelte sono così drastiche come queste ultime, altrimenti sarebbe veramente arduo e faticoso prendere delle decisioni a riguardo. Le vicende importanti meritano, tuttavia, una particolare attenzione, poiché non è consigliabile, né tantomeno opportuno, fare delle scelte in maniera frettolosa e superficiale.
    Uno dei primi pensieri che attraversa la nostra mente riguarda il modo in cui daremo forma alle nostre vite: “Mi sposerò?”; “Quanti figli avrò?”; “Vivrò da solo?” oppure “Seguirò una vocazione religiosa”, e soprattutto “perché?” Francesco di Sales comprese ben presto di voler divenire un sacerdote, sebbene suo padre lo vedesse avviato verso una carriera in magistratura. Francesco dovette certamente essere molto forte e sicuro di sé per convincere suo padre del fatto che in qualità di “uomo di Dio” avrebbe trovato la sua felicità, e dunque il suo vero scopo nella vita, e che questa scelta sarebbe stata tutt’altro che facile. Il vescovo di Ginevra ha sempre considerato sia la vita religiosa sia il matrimonio una vocazione. Ci sono due tipi di vocazione, entrambe hanno uguale dignità e si prefiggono il medesimo obiettivo: la felicità in terra e in cielo.[1] Questa considerazione permane anche nella vita e nelle opere di san Francesco. Nell’Introduzione alla vita devota e nel Trattato dell’amore di Dio, in cui viene descritta alla gente comune una forma di spiritualità cristiana o vita di fede, si apprende che Francesco ha fondato, insieme a Jeanne de Chantal, una nuova congregazione religiosa, le Visitandine, e ha riformato molti monasteri della sua diocesi, aggiornandoli e dando loro nuove regole, assicurandogli, in tal modo, una buona vita spirituale.
    Secondo Francesco ognuno ha il proprio stile di vita: un presidente non dovrebbe mai comportarsi come una casalinga e un funzionario pubblico dovrebbe condurre una vita diversa rispetto ad una guardia forestale. “Ogni vocazione ha le sue virtù particolari: le virtù proprie di un Vescovo non sono quelle di un principe; le virtù adatte ad un soldato non sono quelle di una donna sposata; quelle di una vedova sono altre ancora. È vero che ognuno deve possedere tutte le virtù, ma questo non vuol dire che debba praticarle allo stesso modo; ognuno deve impegnarsi in modo del tutto speciale in quelle proprie dello stato cui è stato chiamato.”[2] E pure all’interno della vocazione religiosa sussiste una grande varietà di carismi, non tutti vivono la propria vocazione allo stesso modo, tuttavia è importante scoprire quale carisma si adatta a ciascuna vita. “C’è chi si impegna nel servizio dei malati, chi ad aiutare i poveri, chi a promuovere la conoscenza della dottrina cristiana tra i piccoli, chi a radunare le anime perdute o smarrite, chi a preparare le chiese e ad ornare gli altari, chi a procurare la pace e la concordia tra gli uomini”.[3]
    È importante discernere bene quale sia la propria vocazione. “C’è chiaramente una grande differenza tra l’offerta [della vita] di coloro che rimangono nel mondo e coloro che lo lasciano del tutto per dedicarsi più assolutamente all’esercizio dell’amore divino”.[4] Ognuno è chiamato a qualcosa. Una volta fatte le proprie scelte e conferito alla vita un certo tipo di impostazione e ordine, non conviene iniziare improvvisamente a fare qualcosa di differente. Le scelte comportano degli obblighi e dei doveri ben precisi ai quali non è possibile sottrarsi. Compiuta la propria scelta non è possibile tornare indietro. A tal proposito Francesco è molto severo: “Proprio non approvo che una persona tenuta a un qualche dovere o a una qualche vocazione, si diverta a desiderare un altro genere di vita diverso da quello che conviene al suo stato attuale. Ciò distrae il cuore e lo rende fiacco per i doveri che gli sono propri”.[5]

    Scegliere e saper scegliere

    Scegliere tra due possibilità, soprattutto quando si tratta di questioni estremamente importanti, non è cosa facile. Si è liberi di scegliere ciò che si desidera o ciò che si ritiene giusto: “Infatti” dice Francesco “benché Dio sia onnipotente e possa tutto ciò che vuole, tuttavia non vuole toglierci la libertà che ci ha dato”.[6] Una delle domande che più spesso ci poniamo è ovviamente come possiamo essere sicuri di aver fatto la scelta giusta. Scegliere, come afferma lo stesso Francesco, è un processo che richiede il suo tempo. Non è infatti possibile intraprendere il noviziato e iniziare la vita religiosa conoscendo già ogni cosa. È necessaria una buona dose di volontà e la ferma decisione di intraprendere quella strada, ma ovviamente non la conoscenza e l’esperienza di chi ricopre tale ruolo da anni.[7] Una volta scelto il proprio percorso è opportuno continuare sulla stessa strada, andare avanti nonostante le difficoltà e non dubitare delle decisioni prese. Secondo il Vescovo di Ginevra, soltanto il tempo e Dio potranno rivelare se si è presa la giusta decisione.[8] È importante, inoltre, lasciarsi guidare verso la retta via. Francesco utilizza la metafora del naufragio, servendosi del paragone con coloro che si trovano in mare: “Li porta la nave, ed essi vi rimangono sopra tranquilli; si spostano riposando e non devono preoccuparsi di sapere se sono sulla strada buona. Questo è il compito del pilota che, osservando in continuazione la bella stella, bussola della nave, sa di essere sulla buona rotta e dice agli altri che si trovano sulla nave: Coraggio, siete sulla buona strada.”[9]

    Il coraggio di scegliere

    Lasciarsi guidare non significa aspettare in silenzio e guardare la propria vita con le mani incrociate, limitandosi ad attendere che qualcosa accada. Una volta compiuta la propria scelta, è opportuno andare avanti. Non sono necessarie rivelazioni o apparizioni di angeli, e neppure le indicazioni dei dodici Padri della Chiesa per comprendere cosa sia opportuno fare. Francesco di Sales impartisce due importanti lezioni: coltivare la propria vocazione e tenere ben a mente il momento in cui si è compiuta la propria scelta. “Bisogna rispondere bene e coltivare il primo movimento, e poi non preoccuparsi se sorgono dubbi o incertezze in proposito, infatti, se si cerca di tenere sempre la propria volontà ben decisa nel perseguire il bene che ci è stato indicato, Dio non mancherà di condurre tutto a buon fine.”[10] Dio offre, a tempo debito, tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno per percorrere la propria strada. Così, infatti, Francesco dice alle sue suore: “Quando dico che Dio è obbligato a dare, a coloro che chiama, tutte le condizioni richieste per essere perfetti nella loro vocazione, non dico che le conceda tutte insieme e nello stesso momento. […] ma è sufficiente che si entri [nell’ordine delle Visitandine] per poter tendere alla perfezione.”[11] Il Signore non dà tutto in una sola volta e nello stesso momento, ma quando se ne ha bisogno.

    Come conoscere il volere di Dio?

    Francesco di Sales afferma che non è possibile dire con certezza quale sia la volontà di Dio, si può soltanto pensare o immaginare ciò che vuole. Tuttavia due cose sono certe: ciò che è scritto nei comandamenti e ciò che insegna la Chiesa. “La volontà di Dio ci viene manifestata con i suoi ordini o comandamenti, e in tal caso non c’è spazio per le scelte: bisogna semplicemente fare quello che ci viene comandato; ma per tutto il resto, è lasciato alla nostra libertà di scegliere quello che ci sembrerà bene.”[12] Per tutto il resto bisogna pregare e chiedere consiglio ad altre persone per comprendere il volere di Dio.[13] “I sassi, gli animali, le piante non parlano” così dice Francesco, “dunque soltanto l’uomo può manifestarmi la volontà di Dio per cui mi ci avvicino più che posso.”[14] È nell’unione di comandamenti, insegnamento ecclesiale e consigli degli altri che è possibile trovare il volere del Signore.
    Fare la volontà di Dio non significa soltanto smettere di fare ciò che non si dovrebbe, e neppure tentare di non sbagliare o di non commettere errori. Fare il volere di Dio significa anteporre le volontà del Signore alle proprie. Francesco definisce questo processo “morire a se stessi” e ritiene si verifichi non soltanto evitando ciò che è malvagio o inutile, ma anche ciò che, pur essendo piacevole e vantaggioso per noi stessi, non lo è per Dio.[15] Il Vescovo, per poter spiegare al meglio tale concetto, si serve di una metafora, quella d’un fiocco di neve. Un fiocco di neve fa ciò per cui è stato creato, ciò per cui è stato chiamato: “Ehi, guardalo cadere [il fiocco di neve]: cade così dolcemente! Guarda come rimane sulla terra finché Dio non manda un raggio di sole per dissiparlo e scioglierlo. Oh com’è obbediente la neve!”[16] La neve dura tutto il tempo necessario e si scioglie quando il sole splende su di essa e la temperatura si alza. Francesco afferma che la neve non impone la sua volontà: quando arriva il momento, semplicemente, scompare. Non lotta per la sopravvivenza, non fa ciò che vuole.
    Sembra facile, una volta compresa cosa sia la volontà di Dio, realizzarla. Tuttavia, non è cosi. “In Cielo non c’è nessuna resistenza alla volontà di Dio, tutto gli è sottomesso e obbediente; per questo ci auguriamo e chiediamo a Nostro Signore di poter fare così anche noi, non opponendo mai alcuna resistenza, ma rimanendo sempre sottomessi e obbedienti.”[17] Ma ogni vocazione, compresa quella del matrimonio, richiede uno sforzo. È come dire “sì” ogni giorno, e questo non solo nelle grandi cose, ma anche nelle piccole. Per Francesco le azioni più banali diventano cariche di significato nonché meritevoli. Bere, mangiare, dormire sono di per sé azioni scontate, ma sono tuttavia necessarie per sostenere il corpo, e di conseguenza anche l’anima. Per poter assecondare il volere del Signore sono necessari entrambi, corpo e anima. Così anche azioni come mangiare e dormire sono fondamentali per servire la divina Maestà.[18]
    Ma alla fine “è lasciato alla nostra libertà di scegliere a nostro piacimento quello che ci sembra bene.”[19] La scelta di una vocazione, dunque, non dovrebbe mai essere accompagnata da alcuna forma di avversione, fuga o forza. “Quando [Dio] ci chiama al suo servizio, vuole che vi andiamo con nostro pieno consenso, non per forza o costrizione.”[20]

    L’importanza di mantenere salda la propria scelta

    Ognuno ha la sua vocazione e deve prendersene cura. Dio infatti presuppone la nostra fiducia, ciascuno secondo la sua vocazione. Non è richiesto al laico o all’uomo mondano di affidarsi alla provvidenza di Dio, come lo è per gli ecclesiastici, in quanto, secondo Francesco, ognuno verrà aiutato da Dio come sarà necessario.[21] Una volta fatta la propria scelta, non bisogna guardarsi troppo intorno, del resto è piuttosto facile distrarsi, esplorare o addirittura prendere altre strade.[22] Una mancata concentrazione può portare su strade diverse e perfino insinuare dubbi o pentimenti sulla decisione presa. È, ovviamente, doveroso assicurarsi in prima battuta di aver fatto una scelta motivata e coscienziosa, e non fermarsi di fronte ai primi ostacoli. Bisogna, infatti, continuare ad investire in essa costantemente, senza sconfortarsi, senza permetterle di sfuggirci. La sua perdita, del resto, ci lascerebbe senza una strada da seguire.[23] Pertanto è opportuno mantenersi sul percorso intrapreso e non esitare, fermi nelle decisioni e nelle condizioni, felici e soddisfatti della propria scelta.[24] Soltanto il Signore, infatti, sarà in grado di dire se si tratta o meno di quella giusta.[25]

    Preghiera
    O volontà del mio Dio, che tu sia sempre fatta!
    O disegno eterno della volontà divina, ma
    io ti adoro, e consacro e dedico le mie intenzioni a te.
    Desidero fare soltanto ciò che tu hai stabilito da sempre e per sempre!
    Possa io fare in tutte le cose, Dio mio Creatore,
    sempre la tua volontà!
    Sì, Padre, conducimi così che faccia soltanto ciò che tu,
    nella tua bontà divina, vuoi di me,
    O eterna volontà di Dio, vivi e regna in tutto il mio essere,
    guida e dirigi le mie intenzioni ora e per sempre.
    Amen.[26]


    NOTE

    [1] Francesco di Sales, I trattenimenti. Colloqui con le sue Figlie, R. Balboni (a cura di), Roma, Città Nuova, 21993, 340-341.
    [2] IVD, 118.
    [3] IVD, 120.
    [4] XVIII. Sermon de Profession pour le vendredi dans l’octave de la Pentecôte, Œuvres: Tome IX, Sermons: Vol III, 153 ; Cfr. IVD, 234.
    [5] IVD, 226.
    [6] Francesco di Sales, I trattenimenti, 292; Cfr. TAD, 478.
    [7] Cfr. Francesco di Sales, I trattenimenti, 294-295; 340-341.
    [8] TAD, 479-480.
    [9] Francesco di Sales, I trattenimenti, 345.
    [10] Francesco di Sales, I trattenimenti, 290; 295.
    [11] Francesco di Sales, I trattenimenti, 294-295; Cfr. IVD, 117.
    [12] TAD, 478.
    [13] Francesco di Sales, I trattenimenti, 252. 
    [14] Francesco di Sales, I trattenimenti, 253. 
    [15] Francesco di Sales, I trattenimenti, 342.
    [16] XIII. Sermon de Vêture pour la fête de Notre-Dame des Neiges, Œuvres: Tome IX, Sermons: Vol III, 97.
    [17] Francesco di Sales, I trattenimenti, 251. 
    [18] Cfr. XIII. Sermon de Vêture pour la fête de Notre-Dame des Neiges, Œuvres: Tome IX, Sermons: Vol III, 97-98.
    [19] TAD, 478.
    [20] Francesco di Sales, I trattenimenti, 292. 
    [21] Lettre CLXVIII, Œuvres: Tome XII, Lettres: Vol II, 146-147; Cfr. LVIII. Sermon pour le jeudi après le deuxième Dimanche de Carême coïncidant avec la fête de saint Mathias, Œuvres: Tome X, Sermons: Vol IV, 252.
    [22] Cfr. XXX. Avis à la Sœur Marie-Adrienne Fichet, Œuvres: Tome XXVI, Opuscules: Vol V, 310.
    [23] LVIII. Sermon pour le jeudi après le deuxième Dimanche de Carême coïncidant avec la fête de saint Mathias, Œuvres: Tome X, Sermons: Vol IV, 261.
    [24] Lettre CCXXXIII, Œuvres: Tome XII, Lettres: Vol II, 350.
    [25] TAD, 480.
    [26]Cfr. Lib. XXXIV. Exercice envoyé a Madame de Villesavin, juillet-août 1619, Œuvres: Tome XXVI, Opuscules: Vol V, 331.


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