"Lottate per entrare

attraverso la porta stretta!"

XXI Domenica (C)

a cura di Enzo Bianchi

porta stretta3

Il vangelo secondo Luca ci presenta una pagina nella quale l’evangelista ha raggruppato parole di Gesù derivanti dalla tradizione orale e dalla fonte scritta comune sia a lui sia a Matteo, che invece le ha collocate in contesti diversi (cf. Mt 7,13-14.22-23; 8,11; 19,30; 20,16; 25,10-12). In questo brano leggiamo parole di Gesù certamente dure, aspre, che esprimono esigenze radicali, severe e appaiono anche minacciose. Gesù appare qui il profeta che ammonisce, avverte, minaccia – come faceva il suo maestro Giovanni il Battezzatore –, per scuotere gli ascoltatori e porli davanti alle esigenze del Regno, nel quale si può entrare attraverso un “giudizio” che non guarderà ai comportamenti esterni, seppur religiosi, degli esseri umani, ma all’aver accettato di essere o meno conosciuti dal Signore.

Alla scoperta del sito /1


 

Percorsi

educativo-pastorali

in NPG

sentieri

Un aiutino "ai naviganti". Lasciamo per alcuni giorni in homepage una rubrica che raccoglie e sviluppa 38 grandi temi di interesse educativo-pastorale. Quasi una iniziale "enciclopedia" tematica, tratta dalla lunga storia di NPG, con i suoi percorsi teorici e pratici-esperienziali. Entrare e navigare per credere... Qui il link 

 

Segnalazione

(e suggerimento di acquisto)03NPG settembre ottobre 2019 6 800px

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UNIVERSITÀ PONTIFICIA SALESIANA - UPS

in Teologia Pastorale:

con specializzazione

in Pastorale

Giovanile

Il ciclo proposto intende preparare, sia a livello teorico che pratico, persone competenti in questo ambito della azione ecclesiale, abilitandole a conoscere e discernere la condizione e la realtà giovanile, e a progettare, coordinare e promuovere, nei diversi settori, delle attività ad essa vincolate.
Tale ciclo di studi - come proposto nel documentoin allegato - tiene conto del cammino sinodale e cerca di recepirlo con una proposta adeguata e innovativa.
NPG lo propone ai lettori interessati, a quanti sono "vocazionalmente" disposti a lavorare con e per i giovani, noncomeliberi battitori ma all'interno di una comunità ecclesiale che li manda e li sostiene

QUI la proposta UPS

Qui la BROCHURE


 

ISTAT

Come cambiano i percorsi

di vita dei giovani

Rapporto annuale 2019

Istat2019

 

Qui il PDF

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La "pastorale generativa"

Christoph Theobald *

In memoria fraterna di Philippe Bacq sj (1938-2016)

In questo volume (Urgenze pastorali. Per una pedagogia della riforma) non si è trattato in maniera esplicita di ciò che si è convenuto di chiamare «pastorale generativa», ma le intuizioni fondamentali del nostro percorso si iscrivono chiaramente in questa direzione. Oggi si può dire che essa ha incontrato un certo successo, perché ha invitato coloro che vi si ispirano a prendere le distanze sia rispetto a contrapposizioni e risentimenti del passato sia rispetto a dibattiti istituzionali che, senza vie d'uscita, hanno scoraggiato molti attori pastorali; nella nostra situazione di «crisi», li ha piuttosto aiutati a mantenere una rotta spirituale. Ma riconosciamo altresì che il vocabolario della «generazione» ha favorito banalizzazioni, a volte un approccio euforico, caricature (da parte di alcuni detrattori) e persino incomprensioni.
Un dato storico permetterà forse di far comprendere la sfida che questa espressione contiene. Nel 1989, il padre gesuita Édouard Pousset (docente al Centre Sèvres) la utilizzò per la prima volta in occasione di un bilancio pastorale al Villard, un centro animato dalla Mission de France, situato sull'altopiano di Millevaches (Creuse). Non è questa la sede per analizzare l'insieme del suo testo (la cui nuova redazione, più sviluppata è stata da noi pubblicata in Aujourd'hui l'Église, n. 1, Association Roche-Colombe, maggio 1991). Basta citare la diagnosi che apre questo bilancio e ricordare le conseguenze che ne derivano:

Questi giovani, battezzati o no (del MRJC),[1] non sono cristiani. 40 o 50 anni fa, noi lo eravamo. Non perché portavamo in noi i segni di una migliore autenticità evangelica, ma perché vivevamo un'adesione più reale, più efficace all'istituzione cristiana della Chiesa. Il battesimo ci istituiva discepoli di Cristo e lo eravamo, in qualche modo, attraverso una presenza reale della Chiesa nelle nostre coscienze e in tutto il campo sociale. Questa presenza ci impregnava e aveva formato in noi dei riferimenti cristiani significativi già prima di aver iniziato la nostra istruzione religiosa e umana più approfondita.

Tale presenza reale della Chiesa non esiste più per questi giovani. Non vivono più in questa atmosfera che avrebbe formato in loro riferimenti e segni, e che avrebbe fatto penetrare in loro un po' dell'essere cristiano nel quale il battesimo ha continuato a costituire la maggior parte di loro. Con loro non si tratta subito di un'educazione della coscienza cristiana ma della genesi, della generazione di tale coscienza.

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È plausibile

per i giovani d’oggi

credere in Dio?

Franco Garelli
*

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«Allora Gesù, alzati gli occhi,
vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo:

“Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?” […]
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro:
“C’è qui un ragazzo che ha cinque pane d’orzo e due pesci;
ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: fateli sedere”».
(Giovanni 6,5-10)

C’è molto pessimismo, vi sono tanti profeti di sventura, sia nelle analisi della situazione religiosa italiana, sia nelle ‘letture’ dell’attuale condizione giovanile. Guardando all’insieme della società vari studiosi e osservatori ritengono che la nostra nazione si stia lentamente avvicinando allo scenario che da tempo caratterizza i paesi del Centro-Nord Europa, già investiti alcuni decenni or sono da un processo di secolarizzazione che ha spezzato gli antichi legami. Molti parlano di un cristianesimo che nel vecchio Continente ha ormai esaurito la sua traiettoria sociale, che non costituisce più la cultura comune, relegato ai margini della società e della storia. Ciò che un tempo è stata la culla della proposta cristiana oggi rischia – anche nella percezione di molti uomini del sacro – di trasformarsi nella sua tomba. Ampie quote di popolazione si starebbero spogliando poco a poco delle radici religiose, d’un legame di affinità durato per secoli, il cui segno più evidente viene individuato nella perdita della fede da parte delle nuove generazioni o nella loro indifferenza sulle questioni ultime o penultime dell’esistenza. E proprio i giovani sono al centro di numerose analisi che non si limitano a descriverli come soggetti ormai privi di antenne per Dio, insensibili ai grandi temi dell’esistenza, tutti tesi a cercare la felicità altrove dalla religione; ma che fanno risalire l’apatia religiosa all’affermarsi di una cultura individualistica e nichilista che riduce le prospettive e gli orizzonti, indebolisce le coscienze, le rende prive di valori e di riferimenti morali. Sotto accusa, dunque, c’è una società in cui tutto sta evaporando, dalla famiglia alla scuola alla chiesa.
Siamo davvero di fronte alla prima generazione incredula? A uno tzunami secolare che rende vano l’annuncio cristiano? Le chiese vuote o meno frequentate indicano che si sta riducendo la spazio non soltanto per i messaggi proposti dalle chiese e dalle religioni storiche, ma anche per la ricerca di senso e per il sentimento religioso tout court?
Le ultime indagini sulle nuove generazioni [1] segnalano certamente che lo scenario religioso è in profonda trasformazione rispetto al passato, caratterizzato da un misto di chiari e scuri che occorre saper decifrare per evitare indebite generalizzazioni.


Le tre "A" della PG: ascolto,

annuncio, accompagnamento

Rossano Sala


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Emmaus, molto più che un'immagine biblica

Il brano biblico che abbiamo ascoltato è stato scelto dai Padri sinodali per esprimere il cammino compiuto al Sinodo e il percorso che si attendono dalla Chiesa del Terzo millennio. Conviene risentire la loro parola per metterci in comunione con loro: «Abbiamo riconosciuto nell’episodio dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35) un testo paradigmatico per comprendere la missione ecclesiale in relazione alle giovani generazioni. Questa pagina esprime bene ciò che abbiamo sperimentato al Sinodo e ciò che vorremmo che ogni nostra Chiesa particolare potesse vivere in rapporto ai giovani. Gesù cammina con i due discepoli che non hanno compreso il senso della sua vicenda e si stanno allontanando da Gerusalemme e dalla comunità. Per stare in loro compagnia, percorre la strada con loro. Li interroga e si mette in paziente ascolto della loro versione dei fatti per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Poi, con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, conducendoli a interpretare alla luce delle Scritture gli eventi che hanno vissuto. Accetta l’invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si aprono. Sono loro stessi a scegliere di riprendere senza indugio il cammino in direzione opposta, per ritornare alla comunità, condividendo l’esperienza dell’incontro con il Risorto» (Documento Finale, n. 4).
Emmaus è la storia di due discepoli visitati dal Signore Gesù. Non solo: è anche la storia della Chiesa nel suo insieme; esprime poi ciò che ci viene richiesto oggi per camminare insieme con i giovani; è stata perfino l’esperienza spirituale fatta durante l’Assemblea sinodale. Penso che possa essere, a ragion veduta, il filo rosso di questi giorni.

 

3P e NPG

PPP e NPG

 

Una sorpresa e una grande emozione

Mentre festeggiamo la memoria del martirio di Padre Pino Puglisi, un amico ci manda questa foto.

Il Beato ha tra le mani una copia di NOTE DI PASTORALE GIOVANILE, e certo non per circostanza...
Siamo andati a verificare nelle annate passate quale fosse il numero della rivista, e abbiamo trovato (da immagine e colore) che era il n. 3 del 1982, con un dossier sull'educazione alla preghiera e - tra le rubriche - il racconto di una esperienza di lotta al disagio giovanile a Foggia.

Qui di seguito il link di quel numero. Anche questo è un modo per un legame spirituale con questa luminosa figura di martire e testimone, di educatore e pastore.

http://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2270:npg-marzo-1982&catid=327:npg-annata-1982&Itemid=207

 


Forza e debolezza

dei giovani

Etty Hillesum

 giovaniEtty

Siccome sono ancora tanto giovane, e ho la volontà indistruttibile di non lasciarmi metter sotto; e siccome ho la sensazione di poter contribuire anch'io a colmare le lacune recenti - e me ne sento la forza -, per tutti questi motivi io mi rendo appena conto di quanto poveri siamo diventati noi giovani, quanto siamo rimasti soli. O è ancora una forma di stordimento?
Il prof. Bonger è morto...
Lui è indimenticabile per me...
Mancavano poche ore alla capitolazione. Ed ecco la figura pesante, goffa, chiaramente riconoscibile di Bonger che se ne andava lungo l'IJsclub, occhiali azzurri su quella testa pesante e originale; guardava le nuvole che da lontano sovrastavano la città, provenienti dal porto delle petroliere dato alle fiamme. Non dimenticherò mai quella scena - quella figura goffa, con la testa di traverso, che guardava le nuvole di fumo in lontananza. In uno slancio spontaneo ero corsa fuori senza mantello, l'avevo raggiunto e gli avevo detto: buongiorno, professor Bonger, ho pensato molto a lei in questi ultimi giorni, l'accompagno un pezzetto.
E lui mi aveva guardata di traverso coi suoi occhiali azzurri e non aveva la minima idea di chi potessi essere, malgrado due esami e un anno di lezioni; ma in quei giorni c'era una familiarità così grande tra le persone, che avevo continuato a camminargli accanto. Non ricordo con precisione il nostro dialogo. Era il pomeriggio in cui tutti cercavano di fuggire in Inghilterra; gli avevo chiesto: crede che abbia senso fuggire? E lui: la gioventù deve rimanere qui. E io: crede che la democrazia finirà per vincere? E lui: vincerà di certo, ma alcune generazioni ne faranno le spese. E quel feroce Bonger era indifeso come un bambino, era quasi dolce; io avevo sentito il bisogno irresistibile di mettergli un braccio intorno alla vita e di guidarlo come un bambino - e così, col mio braccio intorno a lui, avevamo camminato lungo l'IJsclub. Sembrava affranto, era pieno di benevolenza. Tutta la sua passione e la sua virulenza si erano spente. Il cuore mi si gonfia quando penso a com'era quel giorno, il burbero delle nostre lezioni. E arrivati allo Jan Willem Brouwersplein lo avevo salutato, mi ero piantata davanti a lui e gli avevo preso una mano fra le mie, lui aveva chinato un po' il capo con tanta gentilezza, mi aveva guardata attraverso gli occhiali azzurri che gli nascondevano gli occhi e mi aveva detto, quasi con comica solennità: mi ha fatto piacere! E la prima cosa che avevo sentito la sera dopo, arrivando al corso di Becker, era stata: Bonger è morto! Io avevo replicato: non è possibile, gli ho parlato ieri sera alle sette. E Becker: allora lei è stata una delle ultime persone che gli hanno parlato. Alle otto si era sparato alla testa.
E dunque una delle sue ultime parole era stata per una studentessa sconosciuta, che lui aveva guardato con benevolenza attraverso un paio di occhiali azzurri: mi ha fatto piacere!
Bonger non è l'unico. È tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch'io. Restiamo senz'altro un po' impoveriti, ma io mi sento ancora così ricca, che questo vuoto non m'è entrato veramente dentro. Però dobbiamo tenerci in contatto col mondo attuale e dobbiamo trovarci un posto in questa realtà; non si può vivere solo con le verità eterne: così rischieremmo di fare la politica degli struzzi. Vivere pienamente, verso l'esterno come verso l'interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa. E ora leggo ancora qualcosa, e poi a dormire. Domani si lavora di nuovo, alla scienza, alla casa, e a me stessa; non si può trascurare nulla e non si può neppure prendersi troppo sul serio, buona notte.