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I giovani: problema o risorsa per la Chiesa?

 

Editoriale


La prima fase del Sinodo: la consultazione di tutta la comunità dei credenti

Rossano Sala *

(NPG 2017-01-5)


Con il mese di gennaio 2017 la Chiesa universale ci offre i Lineamenta per il prossimo Sinodo. È il punto di partenza di un cammino che sarà lungo e impegnativo, e insieme fecondo ed entusiasmante.
Incomincia una fase di consultazione di “tutto il Popolo di Dio”. Ogni Conferenza Episcopale e ogni Chiesa locale, ogni Congregazione religiosa o movimento apostolico è chiamato a mettersi in prima linea per affrontare nel migliore dei modi questo primo momento di discernimento comunitario. Chi ha qualcosa da dire e da dare è atteso e ben accetto, a cominciare dai giovani.
La prima cosa da non dimenticare, per ben cominciare, è il respiro ecclesiale del cammino che la Chiesa universale propone a tutti: solo in questo modo possiamo uscire dall’idea di una pastorale giovanile e di una pastorale vocazionale che siano semplicemente un “settore separato” o un “frammento isolato” rispetto ai percorsi pastorali della Chiesa nel suo insieme.
Siamo chiamati a interrogarci “come Chiesa” sulla qualità del nostro impegno educativo-pastorale. Non è solo una questione per gli “addetti ai lavori”, cioè di coloro che si prendono cura delle giovani generazioni, oppure di quelli che hanno una spiccata attenzione educativa, oppure ancora degli adulti che hanno una competenza specifica nel discernimento vocazionale. Ma è “questione di Chiesa”, perché un Sinodo è prima di tutto un affare di tutta la Chiesa.
Ecco il primo sforzo da fare: portare il tema del Sinodo all’attenzione di tutti coloro che vivono nella Chiesa. Perché la tentazione di dire ad un piccolo gruppo selezionato, magari anche ben rappresentato dal mondo giovanile, di rispondere al questionario contenuto nei Lineamenta è sempre forte e sempre attiva. Tutti invece hanno il diritto di essere consultati e nessuno deve essere escluso da questa fase.
Certo, qualcuno alla fine dovrà tirare le fila, ma dopo aver creato e condotto un’ampia fase di ascolto franco, di dialogo cordiale e di discernimento autentico nella compagine ecclesiale. Si dovranno trovare i modi adeguati per far passare il tema in ogni ambiente, perché ognuno possa dire in piena coscienza e senza alcun timore quello che passa per il suo cuore e la sua mente.
Perché il Sinodo vuol essere un segno luminoso e concreto della “Chiesa in cammino”, è un “camminare insieme sulla medesima via”. Quando si pensa a tutto ciò si affaccia volentieri al nostro immaginario l’immagine del popolo d’Israele affrancato dalla schiavitù egiziana che cammina verso la terra promessa. Così un Sinodo è sempre un esodo, dove insieme si cammina verso una libertà sempre più piena. Con tutte le fatiche e gli entusiasmi, le cadute e le tentazioni, i momenti di sconforto e quelli di entusiasmo.
Ci auguriamo davvero che coloro che devono coordinare il processo di “consultazione” di tutto il Popolo di Dio si pongano in un’ottica ecclesiale plenaria, perché la ricchezza della Chiesa risiede in questa totalità dei credenti che sola possiede un sensus fidei infallibile.
Mi piace richiamare, proprio per partire con il piede giusto in questa fase di ascolto, da una saggia indicazione che ci viene dalla madre di tutte le regole monastiche, quella di san Benedetto. Egli, all’inizio del capitolo terzo, così si esprime:

Ogni volta che in monastero bisogna trattare qualche questione importante, l’abate convochi tutta la comunità ed esponga personalmente l’affare in oggetto. Poi, dopo aver ascoltato il parere dei monaci, ci rifletta per proprio conto e faccia quel che gli sembra più opportuno.
Ma abbiamo detto di consultare tutta la comunità, perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore.
I monaci poi esprimano il loro parere con tutta umiltà e sottomissione, senza pretendere di imporre a ogni costo le loro vedute; comunque la decisione spetta all’abate e, una volta che questi avrà stabilito ciò che è più conveniente, tutti dovranno obbedirgli.

Un primo elemento che attira la nostra attenzione è che sulle “questioni importanti” va convocata tutta la comunità, nessuno escluso. E la questione dei giovani è oggi decisiva per tanti motivi.
Un secondo elemento verte sullo stile del confronto sinodale: esprimere il proprio parere “con tutta umiltà e sottomissione”, senza la pretesa di imporre le proprie vedute.
Un terzo elemento è poi il riconoscendo che la decisione finale compete all’autorità costituita, alla quale spetta l’arduo compito di giungere al termine del discernimento orientando il cammino di tutti e di ciascuno attraverso una determinazione precisa e vincolante.
Ma vorrei concentrarmi sul vigoroso e significativo inciso, una sottolineatura determinante da parte del padre del monachesimo occidentale, che certamente vedeva fin d’allora il rischio di esclusione delle giovani generazioni dal discernimento comunitario: l’invito a non estromettere i più giovani dalla consultazione. Notiamo però bene: non per un motivo di giustizia democratica o di diritto costituzionale, ma per una motivazione marcatamente teologale: “Perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore”. San Benedetto riconosce quindi nei giovani una categoria a cui il Signore stesso si rivela più che volentieri, quindi vede la gioventù come quell’età della vita particolarmente disponibile all’ascolto recettivo dello Spirito. Insomma, i giovani appaiono qui come un “canale comunicativo” privilegiato tra Dio e la sua Chiesa!
Rientrando nel nostro contesto sinodale ciò significa: la soluzione della pastorale giovanile e vocazionale risiede nei giovani stessi, che non sono semplicemente il “problema” da affrontare al Sinodo, ma sono prima e soprattutto la “risorsa” per il Sinodo stesso!
È un pensiero forte per la Chiesa, il quale afferma che se davvero siamo desiderosi di ascoltare la voce del Signore sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, dobbiamo passare attraverso i giovani stessi, a cui Dio rivolge spesso la sua parola, svelando loro la soluzione migliore.
Stimare i giovani come depositari privilegiati del “discorso di Dio” sulla Chiesa e sulla società sarebbe un ottimo punto di partenza per questo cammino sinodale. Potrebbe sembrare umiliante per il mondo degli adulti e per i pastori della Chiesa, ma in realtà è una situazione che non fa altro che rispettare lo stile di Dio, che parla volentieri attraverso ciò che secondo i nostri criteri potrebbe apparire inadatto e fuori luogo. Ciò per noi, insieme con Gesù, non può che essere un motivo di lode alla benevolenza di Dio: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (Mt 11,25-27).
Abbiamo una felice conferma di tutto ciò a partire dall’annuncio dei temi che guideranno le tre prossime Giornate Mondiali della Gioventù. Al centro c’è Maria, una giovane ragazza di Nazareth a cui nessuno avrebbe pensato, ma che Dio ha scelto e voluto come madre del suo Figlio, chiedendo la sua libera disponibilità.
Attraverso tre diverse angolature Maria risulta essere colei che entra in particolare confidenza e alleanza con il Dio amante degli uomini, il quale desidera sempre venire ad abitare in mezzo a noi: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49 - Anno 2017); «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30 - Anno 2018); «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38 - Anno 2019).

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