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Progetto pastorale per ministranti


Alfons Leierseder – Augsburg

(NPG 1997-07-47)


Non si può pensare di poter fare a meno nelle nostre diocesi di ministranti di entrambi i sessi.
Obiettivo del presente progetto pastorale per ministranti consiste nel prendere in considerazione per il futuro sempre più ministranti di entrambi i sessi nelle comunità parrocchiali e nel rendere «più consistente» il loro servizio.
Per questa ragione abbiamo fatto attenzione a riferirci sempre a ragazzi e ragazze, pur rendendo più difficoltosa la scorrevolezza del testo.
Per avere una idea completa del progetto è necessario leggere tutto il testo: i singoli capitoli, presi da soli, potrebbero distorcere il pensiero.
I ministranti di entrambi i sessi, ragazzi e adolescenti, vogliono essere presi sul serio. Se questo progetto darà un contributo in questa direzione e produrrà nuove idee nella pastorale per ministranti, allora avremo realizzato la nostra sollecitudine più importante.

Qualche premessa

* Dal punto di vista storico il servizio dei ministranti venne introdotto nel sec. V. Allora c’era una gran quantità di preti e, di conseguenza, frequenti celebrazioni di messe private senza comunità parrocchiale. Come rappresentante della comunità fungeva perciò spesso il ministrante. Del servizio all’altare venivano incaricati dei ragazzi, inseriti nella condizione di chierici già in giovane età e che in tal modo erano anche preparati al mestiere di preti. Per questo fino a dopo il Concilio Vaticano II, il servizio di ministrante non era accessibile a donne e ragazze.
* Il Concilio Vaticano II ha costituito una importante pietra miliare per i ministranti di entrambi i sessi dei nostri giorni; esso sottolineò l’importanza dei laici nella liturgia e di conseguenza anche quella dei ministranti, sia che fossero ragazze o ragazzi: la partecipazione consapevole, completa e attiva di tutto il popolo alla santa liturgia è in forza del battesimo un diritto e un dovere per tutti i credenti.
* Nel 1994, con la interpretazione delle relative Prescrizioni di diritto canonico (CIC 1983, Can 230), venne sottolineato quanto segue: per propria predisposizione e in forza del battesimo uomini e donne, ragazze e ragazzi possono esercitare il servizio di ministranti.
* Il tredicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni è un fondamento degli atteggiamenti del servizio e di conseguenza è molto importante anche per la pastorale dei ministranti. Con l’esempio della lavanda dei piedi, Gesù rende tutto molto chiaro: non c’è più sopra e sotto, non ci sono più schiavi e signori, né maestri e scolari. Al contrario, tutti i credenti vengono esortati a servire il prossimo, senza dimenticare se stessi (cf Giov 13, 1 ss).
* Nella Risoluzione sinodale «Obiettivi e compiti dell’azione giovanile ecclesiale» (n.r.=PG) (1976) si afferma: «L’aspetto fondamentale dell’azione giovanile ecclesiale è costituito dall’esigenza che i ragazzi incontrino il messaggio di Gesù in uomini credibili, coetanei come adulti». Si tratta dunque di uomini e donne che accompagnano nella loro strada i ministranti di entrambi i sessi, destano il loro entusiasmo e possono servire come modelli (testimonianza personale).
La forma di base nell’azione giovanile ecclesiale è costituita dal gruppo dei coetanei e anche dal gruppo con un compito comune, come nel caso dei/delle ministranti. Tale gruppo non nasce con nuove idee e programmi, bensì grazie soprattutto alla disponibilità a impegnarsi verso gli altri, a rendere trasparente la propria fede, a dare un contributo con la propria esperienza di vita e, non ultimo, a prestare servizio insieme sull’altare.
Il gruppo si contraddistingue per la sua volontarietà. «Amore per la verità, autonomia, collaborazione, amore e solidarietà diventano in tal modo fondamenti e valori importanti di un gruppo di questo genere» (Risoluzione del Sinodo, Obiettivi e compiti dell’azione giovanile ecclesiale, p. 26).
* La pastorale dei ministranti si basa infine sull’immagine cristiana dell’uomo; una trattazione dettagliata su questo tema oltrepasserebbe i limiti del nostro progetto. C’è da ricordare però quanto segue: che la dignità di ogni uomo è fondata sulla rappresentazione dell’immagine vivente di Dio, e dunque ogni uomo e ogni donna abbiano in grande considerazione la propria dignità e, sulla base dell’uguaglianza tra tutti gli uomini, la dignità dell’altro/a. I ministranti e le ministranti diventano così soggetti e non oggetti della pastorale per ministranti.

Una chiarificazione

Con pastorale giovanile intendiamo il compito della chiesa di essere solleciti, sui fondamenti della fede, per la vita dei giovani così che sia riuscita e piena. In tal modo la chiesa manifesta il suo interesse per i bambini, i ragazzi e i giovani. Ogni ragazzo ha dei bisogni fondamentali, il cui soddisfacimento è imprescindibile per una vita riuscita:
– il bisogno di sicurezza (materiale e sociale), l’essere accettato, avere degli amici...;
– il bisogno di trovare un senso alla propria vita e di interpretare la vita;
– il bisogno di festa, tempo libero, divertimento e gioia.
Questi bisogni fondamentali devono essere presi sul serio nella pastorale. La chiesa risponde alle domande di sicurezza materiale e sociale (diaconato), interpreta la vita mediante la predicazione e la celebra nella liturgia. Per questo è necessario fare attenzione che diaconia, predicazione e liturgia non si muovano in modo autonomo, bensì si orientino sempre verso i bisogni fondamentali dei giovani.
Il termine ministrante deriva dal latino «ministrare». Si tratta quindi di un servizio, di un servizio reso a Dio, alla comunità, alla chiesa. Per simile servizio è necessaria una grande disponibilità verso Dio e gli uomini: da un lato si tratta di impegnarsi completamente per gli altri, ma dall’altro anche di essere consapevoli che ognuno/a si assume la responsabilità anche per se stesso, vale a dire che ognuno/a dovrebbe vivere con un buon rapporto con se stesso, col prossimo e con Dio. Sia le persone che lavorano a tempo pieno che quelle impegnate a tempo parziale nella pastorale giovanile, accompagnano i ministranti e le ministranti lungo questo cammino.
La pastorale per ministranti è una parte della pastorale dei fanciulli e dei giovani e il servizio reso dalla chiesa ai, con e per i/le ministranti. Alla pastorale dei ministranti interessa, con la connessione tra servizio diaconale, annuncio del Vangelo e liturgia come festa della vita e della fede, l’identità di tutta la persona del giovane.
L’azione per i ministranti viene considerata come parte di una ampia pastorale per ministranti e come concretizzazione pedagogica. Due elementi essenziali di PG determinano anche l’azione per i ministranti: l’offerta personale e il gruppo dei coetanei.
L’offerta personale comprende la capacità e la disponibilità di lasciare che gli altri abbiano parte nella propria vita e fede. È il fondamento di ogni azione pastorale e proprio nel lavoro coi ministranti è irrinunciabile. L’attività di gruppo è la forma ideale del lavoro con ministranti di entrambi i sessi, poiché l’esperienza continua di vita e di fede nella comunità rende la chiesa comprensibile ad ogni singolo individuo, una chiesa che il Concilio Vaticano II definisce con i concetti di «communio» e di «popolo di Dio in cammino».
Nell’azione per i ministranti si tratta di accompagnare dei giovani. La forma che questo deve assumere, bisogna che venga ponderata ed adattata alla situazione di volta in volta. Strutture e comportamenti autoritari sono comunque fuori luogo, perché portano a immaturità intellettuale e alla dipendenza dalla autorità, e questi sono comunque obiettivi educativi inconciliabili con il significato di pastorale e pertanto sono da evitare.
Infine l’azione per i ministranti prende in considerazione anche un tipo di lavoro di gruppo specifico per i due sessi e fa attenzione ai bisogni di ragazzi e ragazze.
Responsabile della pastorale dei ministranti è la comunità parrocchiale impegnata in prima linea. Quanto al servizio nella liturgia, sono i capi della comunità i partner per i/le ministranti. Tuttavia è importante che tutta la comunità parrocchiale si mostri responsabile, e che i membri della comunità si dichiarino pronti a seguire e sostenere i/le ministranti. L’azione per i ministranti non è compito dei singoli, bensì di tutta la comunità. In ciò è assolutamente necessaria un’azione comune dei maggiori responsabili con i volontari.
L’Ufficio giovanile della diocesi si pone con i Centri regionali per l’azione giovanile ecclesiale, con il referente per la pastorale dei ministranti e con i pastori per giovani del decanato, per far sì che l’impegno dei ministranti di entrambi i sessi venga dato per scontato, bensì venga riconosciuto in tutta la sua importanza. Questi organismi si preoccupano in modo sussidiario rispetto alle parrocchie delle esigenze dei ministranti, li sostengono, stabiliscono contatti tra di loro e creano una piattaforma per una impostazione qualificata della pastorale per ministranti.
Il numero di ministranti di entrambi i sessi è un elemento positivo. L’esperienza dimostra che nell’ambito dell’azione giovanile è particolarmente importante seguire con attenzione questo grande gruppo di fanciulli e adolescenti.
Il lavoro svolto dalle comunità, impegnate direttamente in prima linea, e dai succitati centri per assistere i ministranti di entrambi i sessi, viene integrato da altre iniziative pastorali e vocazionali in atto nella Diocesi.

Obiettivi di una pastorale per ministranti

I seguenti obiettivi vengono formulati partendo dal presupposto che il servizio liturgico e la comunità parrocchiale come gruppo hanno uno stesso valore per i/le ministranti. Se fanciulli e ragazzi stanno bene nel proprio gruppo e in esso vivono la comunità, allora è stato compiuto un passo importante per arrivare a comprendere e seguire la celebrazione comunitaria della liturgia.
Gli obiettivi indicati non sono naturalmente da considerare separatamente uno dall’altro, bensì sempre come un tutt’uno. Ogni ministrante tuttavia, sia dell’uno che dell’altro sesso, percorre una strada nel corso del proprio servizio, che diventa chiara anche nella descrizione degli obiettivi: sperimentare Dio nella mia vita, vivere i propri doni-talenti, sperimentare la comunità, conoscere dei modelli di fede, dar forma alla propria spiritualità, percepire la vocazione, e infine celebrare consapevolmente la liturgia con questi presupposti.
I ministranti di entrambi i sessi devono dunque, nell’ambito del proprio servizio e con il sostegno da parte delle persone impegnate sia a tempo pieno che a tempo parziale, mirare ai seguenti obiettivi.
– Forgiare la vita affidandosi a Dio, incontrare il mondo come creatura vivente e impegnarsi da creativi nel mondo.
La vita di tutti i giorni è la base della pastorale giovanile, il suo obiettivo più alto è l’essere cristiano adulto. La pastorale per ministranti ha, insieme alla famiglia, alla scuola, ecc. un compito importante per l’impostazione della vita dei ministranti di entrambi i sessi. Di questo devono essere consapevoli i responsabili della pastorale giovanile, siano essi impegnati a tempo pieno o a tempo parziale. In tal modo potranno contribuire a far sì che i giovani gestiscano il loro quotidiano nei suoi aspetti positivi e negativi con fiducia in Dio.
– Scoprire le proprie capacità e imparare a svilupparle in maniera consapevole.
La pastorale dei ministranti deve contribuire alla formazione della personalità, accompagnare lungo la strada della scoperta della propria identità e aiutare i fanciulli/ragazzi a trovare il loro posto nel mondo e nella chiesa. Ciò significa anche che fanciulli e ragazzi debbono imparare a forgiare la propria vita da giovani cristiani con un atteggiamento fermo ed essere capaci di affrontare in modo consapevole il proprio impegno nella chiesa.
– Sperimentare la comunità e realizzarla come comunità parrocchiale viva.
La comunità è un valore alto per fanciulli e adolescenti. L’attitudine a vivere in comunità e la partecipazione alla vita della comunità da parte dei ministranti di entrambi i sessi è un obiettivo importante della pastorale dei ministranti, e comprende i seguenti aspetti: assunzione di responsabilità per altri; vita di gruppo; tolleranza/apertura. Per sé i/le ministranti possono aspettarsi sicurezza, accettazione personale e sostegno. In tal modo essi sperimentano una comunità parrocchiale viva nella capacità di critica e di conflitto.
– Affrontare in modo realistico limiti e problemi nella comunità.
La chiesa e la comunità parrocchiale non sono uno spazio privo di problemi. Nella consapevolezza dell’essere redenti da Gesù Cristo, gioia, speranza e fiducia devono essere le caratteristiche della chiesa (giovane) e della comunità parrocchiale. I responsabili della pastorale per ministranti devono affrontare i problemi, esprimere ed accettare le critiche, che sono necessarie, ed aiutare a costruire una comunità vicina alla realtà.
– Conoscere modelli credibili nella chiesa e sviluppare interesse per il Vangelo.
La fede vive e cresce attraverso l’esempio convincente e una interpretazione vitale del Vangelo nella catechesi. La pastorale dei ministranti ha pertanto tra i propri obiettivi anche quello di contribuire al rafforzamento della fede organizzando incontri, offrendo occasioni di discussione con cristiani impegnati e attraverso una spiegazione della fede e del servizio liturgico adeguati all’età e alla situazione.
– Attraverso il servizio fare esperienze che avvicinano a Dio e comunicano vissuti di fede.
La partecipazione attiva di ministranti di entrambi i sessi alla liturgia e alla vita della comunità parrocchiale è un buon inizio per aiutare i ragazzi a modificare la cosiddetta fede infantile in un atteggiamento di fede maturato individualmente e per approfondire la motivazione per il servizio di ministrante. L’obiettivo è quello di far crescere gradualmente sempre più nella fede i ministranti di entrambi i sessi e farli arrivare ad una motivazione spirituale per il loro impegno ecclesiale.
– Trovare la propria vocazione personale.
In quanto battezzati (e cresimati) i/le ministranti hanno una chiamata da parte di Dio che essi devono scoprire e sviluppare passo dopo passo. È pertanto un obiettivo importante della pastorale per ministranti quello di rendere gli adolescenti capaci di riconoscere la propria vocazione con apertura alla volontà di Dio, di accoglierla e di approfondirla spiritualmente. Per i ragazzi più grandi si aggiunge a tutto questo la necessità di confrontarsi personalmente con la domanda sul modo di realizzare la propria vocazione nella loro vita.
– Sviluppare la competenza liturgica.
Il servizio dei ministranti è strettamente collegato con la liturgia nella comunità parrocchiale. Alla pastorale per ministranti sono quindi essenzialmente affidati il compito e l’obiettivo di introdurre nella vita liturgica, alla sua comprensione e celebrazione.
I ministranti di entrambi i sessi devono imparare in che maniera essi possono praticare il loro servizio e, con il passare del tempo, anche sapere ciò che la loro attività significa. I/le ministranti più grandi devono essere messi in grado di riconoscere i nessi e significati più profondi insiti nella liturgia, conoscere le diverse forme delle celebrazioni liturgiche e realizzarle essi stessi.

La situazione (ad Augsburg)

Nella diocesi di Augsburg il numero di ministranti di entrambi i sessi ammontava nel 1996 a circa 20.000. In ogni parrocchia ci sono fanciulli e adolescenti che svolgono il loro servizio all’altare. Responsabili sono sia persone che lavorano a tempo pieno (parroci, referenti per la pastorale, responsabili della comunità parrocchiale, sacrestani...) come pure adulti e giovani impegnati a tempo parziale. Tra i/le ministranti emerge un modo di pensare di tipo gerarchico, i più anziani hanno spesso l’ultima parola e scelgono anche il capo dei ministranti.
In alcune comunità esiste anche un direttivo, che si riunisce per discutere e decidere insieme le cose più importanti. I gruppi di ministranti sono più o meno indipendenti ed autarchici nelle loro decisioni.
Sempre più ragazze diventano ministranti, il rapporto tra ragazzi e ragazze si stabilizzerà presto su 1 a 1.
Attualmente si nota una differenza nell’ambito della pastorale dei ministranti, tra città e campagna, soprattutto per quanto riguarda il numero e l’età dei/delle ministranti (per esempio in città ci sono gruppi più misti, in campagna i/le ministranti interrompono prima il loro servizio e così via).
E comunque anche queste caratteristiche si stanno modificando sempre più. Il servizio di ministrante sta vivendo una fase di cambiamento.
Il compito principale dei/delle ministranti consiste nel servizio durante la celebrazione dell’Eucaristia e durante avvenimenti particolari (battesimo, matrimonio, funerale, ecc.) Poiché le attività di questo genere diminuiscono sempre più e le celebrazioni eucaristiche, a causa della mancanza di preti, hanno luogo sempre più raramente, molti/e ministranti fanno propri nuovi compiti che hanno a che fare con il loro servizio.
Alcune attività che si svolgono al di fuori della liturgia acquistano sempre maggiore importanza: raccolta di doni, offerte di casa in casa il giorno dell’Epifania, campi scuola, mercatino di Natale, celebrazioni dell’Avvento, gite, campeggi, incontri di una giornata, solo per nominarne alcune. Per quanto riguarda questo tipo di attività extra-liturgiche, la situazione nelle comunità parrocchiali deve essere considerata in modo differenziato: in alcune comunità sono attività singole, in altre ci sono gruppi stabili di ministranti che se ne occupano.
La situazione sociale in Germania si rispecchia appunto nel settore extra-liturgico: individualizzazione e atteggiamento consumistico sono anche in questo caso due parole-chiave che influenzano fortemente anche l’azione per i ministranti. Inoltre fanciulli e adolescenti misurano sempre più i vantaggi che «se ne possono ricavare». Per cui spesso i gruppi di ministranti non riescono a competere con le associazioni sportive e simili, perché queste sembrano essere più attraenti del servizio all’altare. Una ragione sta nel fatto che il servizio dei ministranti è meno riconosciuto socialmente.
Nella nostra «società post-cristiana» arrivano dalle famiglie al servizio di ministranti sempre più fanciulli senza pratica di fede. Molti adolescenti ed adulti non sanno cosa farsene della chiesa. Visto che fede e chiesa per loro sono molto strettamente collegati, questo ambito è spesso fragile nelle famiglie. Ciò nonostante può succedere che i fanciulli svolgano il loro servizio di ministranti, perché lì sono «in buone mani» oppure perché questo fa parte delle buone tradizioni.
A circa 13 anni i/le ministranti subiscono sempre più la spinta alla legittimazione (da dentro e da fuori). Le proprie domande (sulla fede, sul senso della vita...) aumentano sempre più, e a scuola e in tutto il loro ambiente essi si devono giustificare per il proprio servizio in chiesa, cosa che spesso risulta piuttosto difficile e spinge pertanto all’abbandono del servizio stesso.
D’altro canto ci sono le opinioni di ex ministranti di entrambi i sessi che hanno vissuto il loro servizio all’altare e nella comunità in modo molto positivo. Nei loro discorsi essi attribuiscono particolare importanza alla partecipazione consapevole alla realizzazione della liturgia, all’incontro con coetanei, alle forme di intrattenimento comuni, al gioco e al divertimento.
La situazione nel suo complesso dimostra come sia necessario imboccare nuove strade nella pastorale per ministranti o percorrere in modo nuovo le strade vecchie.

Il servizio di ministrante

A causa della funzione di rappresentanza che i ministranti svolgono sull’altare, non soltanto le persone che lavorano a tempo pieno, bensì anche gli altri membri della comunità parrocchiale attribuiscono un interesse particolare all’essere cristiani. Questo interesse particolare oggi quasi non si trova più. Bisognerà pertanto riflettere sull’esigenza che fanciulli e adolescenti svolgano il loro servizio motivati cristianamente e sulle aspettative a livello di comportamento che ne derivano.
I/le ministranti sono fanciulli e adolescenti assolutamente «normali» con le stesse paure, le stesse domande, gli stessi desideri e difficoltà dei loro coetanei. Il loro impegno si distingue dalle altre forme di azione giovanile nelle parrocchie soltanto dal punto di vista pratico e per la rilevante partecipazione alla liturgia. È grazie al loro entusiasmo per il servizio all’altare che essi occupano una posizione particolare nella comunità.
Partendo da questa posizione particolare il servizio dei ministranti offre anche la possibilità di cercare di essere cristiano con questo stile. Poiché è importante, oltre ad impegnarsi per il proprio benessere, essere anche disponibile ad aiutare gli altri, bisogna mostrare nella vita di tutti i giorni, a scuola, con la famiglia e nella cerchia di amici, cosa possa significare servire gli altri, e in fin dei conti servire Dio. Questo servizio cristiano è, secondo l’esempio di Gesù e con il servizio all’altare e la massima «Ama il prossimo tuo come te stesso», un servizio per gli altri, oltre che un servizio per se stessi.

Ministranti e liturgia

La celebrazione dell’Eucaristia è la forma più elevata delle celebrazioni liturgiche nella comunità, ma non l’unica nella quale i ministranti di entrambi i sessi svolgono il proprio servizio. Specialmente per fanciulli e adolescenti si possono trovare ancora altre importanti forme (per esempio Liturgia della parola, funzioni religiose per ragazzi, via crucis per ragazzi, Agape) per far maturare nei ragazzi la consapevolezza dell’«incontro della comunità parrocchiale attorno a Gesù». A questo proposito si pone la domanda quale ruolo possano svolgere i/le ministranti.
Per ogni tipo di funzione religiosa esistono alcune attività necessarie, per esempio la preparazione degli arredi liturgici, dei libri e dei sussidi tecnici. Attraverso la loro azione i/le ministranti illustrano lo svolgimento del servizio divino e stimolano alla celebrazione.
Ad ogni funzione religiosa bisogna prestare particolare attenzione affinché venga reso comprensibile il legame tra liturgia e vita. In ogni celebrazione liturgica ci sarà la possibilità che i/le ministranti partecipino in modo attivo.
Anche se il servizio dei ministranti offre a fanciulli e adolescenti presupposti favorevoli per avvicinarsi alla funzione religiosa, è necessario fare attenzione affinché la celebrazione della funzione religiosa venga gradualmente resa comprensibile ed accessibile, e soprattutto che il servizio dei ministranti non venga limitato a comportamenti funzionali.
Il servizio all’altare è per i ministranti di entrambi i sessi un campo di esperienze dell’essere cristiano.
Le esperienze di fede nelle suddette forme della liturgia per i giovani sono orientate meno sul movimento della mano (servizio come lavoro e azione) quanto piuttosto sul movimento del cuore (servizio come autoconsapevolezza cristiana). Si potrebbe dire che sia necessario aprire la pastorale per i ministranti verso una nuova consapevolezza.

Ministranti e gruppo

Una ulteriore importante esperienza dell’essere cristiano per i ministranti è il legame con un gruppo. Dopo che la pedagogia ha sottolineato l’importanza del gruppo/peer group, la pastorale per i ministranti non può essere sorda a queste immagini sociali. Con la equivalenza del servizio liturgico e della comunità il/la ministrante vive concretamente la propria posizione nella chiesa come «comunità di credenti», una chiesa da uomo a uomo; e come unità più piccola accanto alla famiglia c’è il gruppo! Pertanto è assolutamente indispensabile che i/le ministranti costituiscano un proprio gruppo.
Un legame di ministranti all’interno di un gruppo giovanile parrocchiale o sociale deve quindi essere perseguito solo nel caso in cui non sia disponibile un gruppo di ministranti o si dovesse creare un doppione. L’apertura del gruppo dei ministranti per i gruppi giovanili sociali e parrocchiali deve essere resa possibile (all’incirca dalla cresima).
La conduzione dei gruppi di ministranti è un ambito di azione pedagogica con significato ecclesiale, cioè il ruolo di guida di un/a conduttore di gruppo si definisce come cooperativo, coerente, sincero (nella propria testimonianza/esempio) e ben definito nell’atteggiamento pastorale.
Pertanto è necessario che le guide di ministranti vengano preparate: la conduzione di gruppo dei ministranti comprende un lavoro graduale adatto ai ragazzi, così come un tipo di pedagogia che lasci loro spazio, possibilità di formazione e molte altre cose ancora.
Bisogna fare attenzione pertanto che il gruppo dei ministranti sia attraente ed interessante non soltanto per i fanciulli, bensì anche per i giovani.

Ministranti e comunità

La pastorale per ministranti è inequivocabilmente riferita all’ambito della comunità parrocchiale: è compito della pastorale giovanile nella comunità. I ministranti di entrambi i sessi contribuiscono alla vita della comunità attraverso il loro servizio all’altare, anche se questo non ha carattere esclusivo.
Il servizio sociale svolto dai/dalle ministranti per la comunità merita di essere sostenuto e rappresenta un segno ulteriore di competenza e responsabilità cristiane. I ministranti di entrambi i sessi possono essere di esempio per tutti i membri della comunità parrocchiale.

Ministranti e famiglia

La famiglia è la più importante cellula sociale. I ragazzi escono da essa gradualmente; questo processo di maturazione prevede anche il periodo del servizio come ministranti. Proprio per questa ragione ha senso che i responsabili dei ministranti rivolgano la loro attenzione anche all’ambito familiare. Dopo la prima comunione sono in prevalenza ancora i genitori a svolgere il ruolo più importante. Essi contribuiscono a determinare a modo loro le motivazioni. Educare i/le ministranti vuol dire per lo più avere dei contatti con i genitori.
Oltre ad un legame sociale la famiglia (genitori e fratelli) rappresenta anche il primo campo di riferimento relazionale in cui idee e punti di vista vengono verificati e acquisiti nelle discussioni. Questo significa che nel lavoro con i ministranti deve esserci collaborazione (per esempio, per evitare equivoci, lettere ai genitori, incontri con le famiglie, ecc.).
Dal punto di vista pedagogico la situazione familiare si presenta oggigiorno più difficile, tanto più che, per esempio, sempre più fanciulli devono crescere in famiglie a metà. Le proposte che integrano il lavoro svolto dalla famiglia sono pertanto giustificate anche nel lavoro con i ministranti, senza che comunque ci si assuma in tal modo l’onere di tutta la socializzazione (religiosa).

Formazione dei ministranti in liturgia e gruppo

Intendiamo parlare di un processo costante, in cui vengono fatte e scambiate esperienze, vengono apprese così cose nuove e si vive un processo di crescita proporzionato all’età.
«Formazione» significa accompagnamento dei/delle ministranti. Essa ha il suo punto nodale negli ambiti di liturgia e gruppo. Inserita in tutta la comunità (lavoro di comunità) la formazione in questi due ambiti è strettamente legata a vicenda.
Al momento di entrare nel gruppo di ministranti la preparazione alla liturgia è in primo piano:
– imparare a servire all’altare (a livello funzionale);
– discutere sui contenuti della celebrazione dell’Eucaristia e delle altre celebrazioni liturgiche, per approfondirne la comprensione (a livello di contenuto);
– impegnarsi con professioni di fede nella liturgia (a livello personale).
Poiché in una società secolarizzata non si può più assolutamente partire da una attiva vita di fede nella famiglia, a scuola e nell’ambiente che ci circonda, c’è bisogno di una catechesi nel senso più ampio: da un lato si tratta di trasmettere conoscenze di fede, dall’altro è necessario in primo luogo creare i fondamenti della fede (per esempio confrontarsi con i simboli, celebrare le feste, percepire con tutti i sensi, trasmettere gioia, un sentimento positivo della vita, amici...).
L’unione di ministranti di entrambi i sessi in un gruppo è assolutamente necessaria. Nel gioco, nel canto, nell’azione, nella discussione, nell’ascolto e nella preghiera in comune vengono uniti vita e fede, e solo così diventa possibile porre le basi per una partecipazione personale alla celebrazione dell’Eucaristia/liturgia. Nel gruppo (di coetanei) i ragazzi fanno esperienze stando insieme ad altre persone, e queste esperienze sono importanti per affrontare la propria vita; ciò avviene in una cornice che integra il lavoro svolto dalla famiglia e offre la possibilità di accettare qualcosa che nella casa paterna potrebbe essere magari rifiutato.
Nel gruppo di ministranti dovrebbero essere perseguiti i seguenti obiettivi:
– fare esperienza di comunità e della comunità parrocchiale;
– rendere possibile il confronto con fede e chiesa, ampliare le conoscenze in materia di fede;
– comprendere la liturgia come celebrazione con Dio e la comunità (formazione liturgica);
– rendere possibile e praticare un comportamento cristiano nella vita di tutti i giorni, imparare a vivere la propria fede;
– comprendere la festa e la celebrazione come bisogno fondamentale dell’uomo e agire anche insieme;
– riconoscere i ruoli e familiarizzare con essi, rompere i luoghi comuni sui ruoli;
– diventare capaci di affrontare i conflitti nel modo giusto, di esprimere e di sopportare le critiche;
– affrontare i propri impegni in modo consapevole e responsabile.
Le attività nel gruppo dei ministranti devono essere legate alla comunità parrocchiale, condurre alla liturgia e soprattutto divertire e suscitare gioia. Deve essere evitata una impostazione di tipo scolastico del lavoro di gruppo (trasmissione di conoscenze). La vita di tutti i giorni del gruppo viene resa flessibile e motivante se ci sono varietà creativa a livello metodologico, temi interessanti, azioni orientate ai bisogni e la dedizione da parte del conduttore di gruppo.
Come la prima comunione per molti fanciulli rappresenta l’ingresso nel servizio di ministrante, così la cresima costituisce una tappa importante per tutti i ministranti. Con la decisione di affermare in modo consapevole la propria fede, si presenta anche l’opportunità di affrontare il servizio di ministrante in modo più chiaro e più personale, di assumersi delle responsabilità in questo servizio e di diventare un membro maggiorenne di questa chiesa.
Al conduttore/conduttrice di un gruppo di ministranti spetta il compito di seguire i propri cresimandi in questa decisione e di far confluire la preparazione alla cresima nel lavoro di gruppo.
Alla fine tutto il gruppo (tutte i/le ministranti) dovrebbe partecipare in modo consapevole alla cresima e celebrare una festa.
Con la cresima e in particolare con ministranti adolescenti vengono a galla sempre più domande sulla liturgia, sulla fede e sulla chiesa. In tal caso sarà determinante fino a che punto nel servizio di ministrante si possa trovare un senso e delle risposte. Dipenderà dai coetanei e non da ultimo dai conduttori di gruppo se verranno trovate delle risposte alle domande sul senso della vita e della fede (e del servizio di ministrante).
In questo caso è necessario fare riferimento a quanto viene offerto in tal senso da altri esponenti e centri per l’azione giovanile ecclesiale.
Le proposte per i/le ministranti permettono di rivolgere lo sguardo anche oltre il proprio campanile, fanno nascere occasioni di incontri, rafforzano l’azione politica (-sociale) ed aiutano nella ricerca di identità e nello sviluppo personale. Presso i centri di azione giovanile vengono offerte possibilità di aggiornamento e di formazione (formazione di conduttori di gruppo, corsi di educazione alla fede, fine settimana su determinati temi, incontri per ragazzi e ragazze...). Vi si svolgono anche attività per il tempo libero e interventi impostati sulla pedagogia dell’esperienza.
Per il lavoro svolto sul campo dai ministranti è importante conoscere queste opportunità e proposte, essere aperti alle attività extra-parrocchiali e infine lasciare che siano gli stessi ministranti a scegliere tra le varie possibilità.

Capo dei ministranti e animatore di gruppo

L’impegno nel gruppo di ministranti e nel servizio liturgico dipende per molti ragazzi dalle responsabilità che possono assumersi. A seconda dell’età i/le ministranti vengono sollecitati a svolgere compiti in gruppi e nella liturgia e ad essere responsabili di determinati ambiti, di manifestazioni e di piccoli gruppi. In questo il grado di responsabilità dipende completamente dalle capacità e dalle predisposizioni dei ministranti stessi (senza pretese eccessive). I responsabili devono sostenere i ragazzi nel loro impegno con sensibilità, apertura e disponibilità al dialogo. Nella maggior parte dei casi l’incarico di capo dei ministranti viene assunto da uno dei ministranti più anziani.
– Questi, come persona di riferimento, contribuisce molto alla riuscita dell’azione per i ministranti;
– è portavoce dei ministranti dentro e fuori dalla parrocchia;
– ha, insieme ai referenti adulti, la corresponsabilità della preparazione, realizzazione e riflessione sulle attività dei ministranti;
– può partecipare alla realizzazione del programma per i ministranti;
– si preoccupa dell’inserimento dei nuovi ministranti nel servizio all’altare, nel gruppo e nella comunità parrocchiale.
– Se il capo dei ministranti sia scelto da tutti, deciso dal parroco o nominato dal direttivo dei ministranti dipende molto dalle condizioni locali. Siccome si tratta di una posizione di fiducia, sia i/le ministranti che gli adulti impegnati dovrebbero essere in buoni rapporti con il capo dei ministranti.
– È membro della commissione liturgica nella comunità parrocchiale.
– Nelle comunità parrocchiali i capi dei ministranti dovrebbero incontrarsi regolarmente per scambiarsi informazioni e coordinare le attività programmate.
– Una o due volte l’anno essi si incontrano a livello di decanato, per programmare corsi introduttivi, giornate, attività, ecc.
È significativo che un direttivo di ministranti sostenga il capo nel proprio lavoro. Esso prende le decisioni comuni, distribuisce i compiti, prende iniziative e aiuta a trovare insieme delle risposte. Ad un direttivo di questo tipo possono essere delegati molti compiti, e sia gli adulti impegnati a tempo pieno che quelli impegnati nel volontariato passano in secondo piano. Il direttivo si preoccupa dell’approfondimento del servizio liturgico, organizza i gruppi tenendo conto del lavoro assegnato (non bisogna impegnare i ministranti in più ambiti), stabilisce un programma annuale e lo porta a termine, si occupa di una adeguata formazione per chi collabora, cerca (nuovi) responsabili dell’azione giovanile e fa il punto sul lavoro comune. Il direttivo dovrebbe essere costituito dai capi dei ministranti, dai capigruppo, da giovani con incarichi specifici (per esempio la piccola cassa, determinate attività) e da un referente adulto.
I capi dei ministranti o i giovani che vogliano incaricarsi di un gruppo devono frequentare un corso per animatori di gruppo. Scoprire l’importanza fondamentale del lavoro di gruppo, collaborare con altri, lavorare sulla propria identità e raccogliere esperienze nell’ambito della pedagogia dei gruppi, sono i contenuti di questi corsi di formazione.
La conduzione di un gruppo è consigliabile per giovani dai 17 anni in su e dopo aver portato a termine un corso per animatori di gruppo. Nel caso in cui in certe parrocchie non ci siano ministranti di questa età per la conduzione dei gruppi, deve essere trovata un’altra soluzione (cf paragrafo successivo).

Adulti nella pastorale per ministranti

Decisiva per tutta la vita di una comunità parrocchiale è la presenza di uomini e donne riferimento per la fede, che siano con la loro vita dei modelli. Poiché la trasmissione della fede nella nostra società dipende soprattutto da persone che vivono la vita in modo credibile e consapevole e che cercano di vivere gli alti e i bassi della vita di tutti i giorni nella fede. Queste persone, piccoli gruppi o famiglie, possono essere le cellule germinali con cui creare una buona comunità di fede. Gli adulti impegnati a tempo pieno o parziale si assumono un tale importante compito: essi seguono i/le ministranti nel loro diventare adulti; senza essere invadenti, apportano il contributo delle proprie esperienze e mettono a disposizione la loro vita. Trattare con i/le ministranti (e gruppi) significa prima di tutto seguirli e guidarli, tenendo conto della loro età, gruppo, sesso, capacità. Tuttavia i ministranti devono essere sempre considerati dei soggetti, devono anche decidere (per sé) e assumersi responsabilità.
Naturalmente la preferenza nell’animazione dei gruppi di ministranti viene data ai giovani animatori di gruppo. Tuttavia in mancanza di questi viene chiesto agli adulti impegnati a tempo parziale di svolgere questo compito. Molti possono assumersi la conduzione nel proprio settore di competenza (le persone impegnate a tempo pieno agiscono allora di più in secondo piano).
Poiché questo compito nella pastorale per i ministranti non sempre risulta semplice, e poiché anche gli adulti si trovano davanti a molti problemi, è assolutamente necessario che le persone che svolgono la loro azione a tempo pieno o a tempo parziale si impegnino a formarsi. Sono da consigliare in questo caso soprattutto corsi di formazione per animatori di gruppo per adulti (per esempio dell’Ufficio PG della diocesi) o corsi con contenuti pedagogici. Per gli adulti è consigliabile uno stretto scambio, per riflettere sul proprio lavoro di volontariato e per programmare a livello di comunità parrocchiali e di decanato.

I/le ministranti

I precedenti progetti della pastorale per ministranti erano linee per un’azione solo con ragazzi. Il lavoro dei ministranti dovrà riguardare in futuro ragazzi e ragazze. Dovrebbero allora essere presi in considerazione più attentamente i seguenti due ambiti.

Servizio all’altare

Le ragazze hanno fondamentalmente la stessa motivazione dei loro coetanei dell’altro sesso nel servire la messa. Per questa ragione è sconsigliabile una separazione di ragazzi e ragazze nella suddivisione dei ministranti (programma dei ministranti). Ragazze e ragazzi non si distinguono primariamente per il loro servizio all’altare, perché l’azione pratica comune va ben al di là del proprio ruolo dal punto di vista sessuale.

Lavoro di gruppo

Il gruppo come ambito di esperienza sociale appare più difficile da considerare dal punto di vista dei due sessi. Devono certamente essere tenute in considerazione le differenze tra donna e uomo, ragazze e ragazzi, ma devono essere eliminate le aspettative di comportamento tipiche della socializzazione. In tal modo l’obiettivo che ci si prefigge nella pastorale per i ministranti, ossia ricerca di una identità dal punto di vista di ragazze e ragazzi, può realizzarsi in modo più libero e autodeterminato. Per quanto riguarda il lavoro di gruppo occorre ancora riflettere se una separazione tra i ministranti e le ministranti corrisponda alla necessità locale e alle condizioni di fatto e se la coeducazione sia possibile.
I conflitti che derivano da scarsa apertura e dai luoghi comuni sui ruoli devono essere presi sul serio e bisogna cercare dei punti di accordo.
I punti di conflitto sono spesso motivati dal fatto che le ragazze, con la loro evidente affidabilità e il particolare entusiasmo per il servizio di ministrante, trasmettono ai loro colleghi ministranti maschi la sensazione di superarli, la stessa cosa che succede quando nuovi (più giovani) ministranti cominciano pieni di entusiasmo il loro servizio della messa. Ne nascono invidia e sentimenti di paura. Un animatore di gruppo particolarmente esperto riesce tuttavia a sdrammatizzare situazioni di questo genere.
L’azione educativa con ministranti di entrambi i sessi deve dunque stimolare lo stare insieme di ragazze e ragazzi attraverso la partecipazione comune alla vita di comunità e alla liturgia. Al centro deve esserci il desiderio di equivalenza e non il desiderio di omogeneità.

Organizzazione

Responsabile dei/delle ministranti di una parrocchia è il capo dei ministranti, che deve tenere conto che in quest’azione si richiede fondamentalmente entusiasmo giovanile. Quanto alle opportunità dei capi dei ministranti e del direttivo, sono già state offerte delle indicazioni.
Siccome però in molte parrocchie l’intera responsabilità non può essere lasciata al capo dei ministranti, è bene che ci siano degli adulti esperti (sia volontari che impegnati a tempo pieno) che si preoccupano dei ministranti. Questo tipo di assistenza è necessario, per sostenere i giovani nel loro lavoro e possibilmente anche per prepararli al lavoro di gruppo.
Collaborazione con i gruppi delle associazioni e delle parrocchie
Una concreta collaborazione (per esempio per l’organizzazione della raccolta di doni e offerte all’Epifania, campeggi, funzioni religiose per giovani ecc.) con associazioni e altri gruppi giovanili parrocchiali, è a sua volta indispensabile anche per far sì che il lavoro dei ministranti e dei giovani in una parrocchia sia produttivo. Uno «sguardo al di là del campanile» permette la collaborazione con il centro regionale per l’azione giovanile ecclesiale e con le parrocchie vicine, ovvero con i ministranti delle comunità parrocchiali.
L’azione per i ministranti, quella nelle parrocchie e nelle associazioni sono per molti versi simili. Una specifica associazione di ministranti non viene attualmente reputata come necessaria o sensata, come risulta da argomentazioni precedenti.

Cassa dei ministranti

Come risolvere la questione del finanziamento... ogni diocesi o parrocchia ha le sue modalità, o comunque è un problema da non sottovalutare.

Ammissione e abbandono

Normalmente i fanciulli che si preparano per la prima comunione sono i referenti più giovani per il servizio di ministrante. Essi ne parlano nelle lezioni di religione, nel contatto con i collaboratori a tempo pieno e i volontari, con i/le ministranti. Un ruolo importante in questa fase viene svolto dai gruppi esistenti e dai responsabili. Se essi si trovano bene con loro e notano che il servizio e l’azione vengono svolti con piacere, non è necessaria una grande azione di propaganda. L’effetto pubblicitario comincia attraverso coetanei e responsabili convinti ed entusiasti; e con la propaganda di bocca in bocca cresce la possibilità di entrare nel servizio dei ministranti e nel gruppo di ministranti. Per questo è importante che l’azione per i ministranti sia inserita nell’intera pastorale della comunità parrocchiale.
Il primo luogo di socializzazione religiosa dei fanciulli non è il gruppo di ministranti o l’insegnamento di religione, bensì la famiglia. Perciò il lavoro dei ministranti può soltanto essere di sostegno e di aiuto. Il presupposto resta però un buon lavoro con le famiglie nella comunità parrocchiale.
Per un impegno di lunga durata nel servizio di ministrante sono decisivi una esatta comprensione dell’Eucaristia/festa e celebrazione, un buon gruppo caratterizzato da accoglienza e disponibilità al dialogo, e dei responsabili che nella loro vita e nella loro fede siano dei modelli nella comunità parrocchiale. Infine anche i membri della comunità parrocchiale contribuiscono molto, accettando i/le ministranti, a creare un buon clima.
Nelle parrocchie in cui vengono inserite per la prima volta delle ragazze nel servizio di ministrante, e per i ragazzi più grandi, devono rimanere aperte successive possibilità che permettano l’impegno. Si devono trovare forme particolari di accesso, ancor più quando le differenze di età rispetto ai/alle ministranti più giovani siano troppo grandi. In sostanza i gruppi di ministranti devono essere aperti anche per nuovi arrivati che in questo modo cercano un contatto con la comunità parrocchiale e con i coetanei.
I nuovi ministranti di entrambi i sessi vengono accolti gioiosamente nel loro servizio con una funzione religiosa, cui partecipa la comunità parrocchiale. In molte comunità parrocchiali questa festa di ammissione ha luogo la domenica del Cristo Re (ultima domenica dell’anno liturgico). Durante questa funzione religiosa i nuovi vengono presentati alla comunità, che testimonia con la propria partecipazione quanto siano importanti il servizio di ministranti e il sostegno che questi riceveranno.
Le feste di ammissione vengono preparate e realizzate da tutti i/le ministranti, per mostrare in modo evidente ai nuovi che essi vengono accolti nella comunità di tutti.
Prima e dopo questa festa di accettazione i/le ministranti vengono avviati al loro servizio all’altare e costituiscono tra di loro un nuovo gruppo (oppure vengono inseriti in un gruppo di ministranti già esistente).
Se la festa di ammissione per i nuovi ministranti di entrambi i sessi è tanto importante, non meno importante è la cessazione di questo servizio.
Per quanto sia grande la delusione per i responsabili se un/una ministrante abbandona il proprio servizio, la decisione dei ragazzi deve comunque essere rispettata. Spesso è possibile, discutendo con i ragazzi, offrire, a chi vuole abbandonare, un servizio da ministrante ridotto o aprirgli altre possibilità di partecipazione alla vita della comunità parrocchiale.
Una festa di ringraziamento di tutti i ministranti congeda i ragazzi che hanno deciso di abbandonare il servizio.
Come segno di gratitudine si possono consegnare un piccolo regalo e un attestato per il servizio. Molto più importante appare comunque la festa in comune, con la quale in realtà si conclude un periodo di vita per il ragazzo: in ogni caso egli sa che anche in seguito continuerà ad essere in buone mani nella comunità parrocchiale. Il ringraziamento a questi ragazzi dovrebbe essere pronunciato in modo visibile da parte di tutta la comunità parrocchiale, possibilmente anche nel contesto di una funzione religiosa.
Per concludere i ministranti stessi o la parrocchia potrebbero riflettere sulla possibilità di organizzare un incontro aperto in cui gli ex ministranti di entrambi i sessi restino in contatto, intraprendano delle attività e possano parlare l’uno con l’altro.
L’esperienza dimostra che spesso gli ex ministranti e ministranti si assumono responsabilità in altri settori (conduzione di gruppi giovanili, lavoro in associazioni, preparazione e partecipazione a funzioni religiose per ragazzi, servizio di lettura).

Sintesi

Qui di seguito viene riportato un breve compendio in cui vengono ribadite le cose più importanti di questo progetto. Per evitare equivoci, il progetto dovrebbe essere letto nel suo insieme, dato che la sintesi che segue contiene soltanto i concetti fondamentali.

1. Catechesi
– Creare i fondamenti per la fede (simboli, stupore riguardo al mondo, raccontare storie, celebrare le feste, rendere possibile lo stare insieme, gioia ed entusiasmo, sviluppare valori).
– Trasmettere conoscenze sulla fede (Vangelo, tradizione, storia della chiesa, catechismo).
– Rendere possibile la pratica della fede (pregare, celebrare la liturgia, anche in famiglia).
– Trovare spazio/tempo per Dio.

2. Liturgia
– La liturgia (celebrazione dell’Eucaristia e altre celebrazioni liturgiche) deve essere comprensibile per i ministranti di entrambi i sessi, essere capita ed essere in rapporto con la vita di tutti i giorni.
– Fanciulli e adolescenti devono imparare a celebrare nel modo giusto.
– Nel lavoro dei ministranti possono essere sperimentate nuove forme di liturgia; è possibile che delle forme «più semplici» siano utili per accostarsi alla celebrazione dell’Eucaristia.
– Al di là delle nuove forme bisogna creare delle consuetudini, per ministranti e comunità parrocchiale.
– La funzione religiosa deve rendere possibile l’esperienza della presenza di Dio ed offrire tempo/spazio per il silenzio e la preghiera personale e i propri pensieri.

3. Gruppo
– Le opportunità di fare esperienza di comunità devono essere sfruttate: in questo consiste il vantaggio dei gruppi di ministranti.
– Se solo, un/una ministrante è sovrarichiesto/a; entrambi hanno bisogno di coetanei e modelli, per poter «sopravvivere» in questa società.
– Il gruppo di ministranti può essere una comunità di cristiani in dialogo con e su Dio e gli uomini.
– In esso vengono acquisite capacità importanti per la vita (per esempio capacità di confronto e critica, apertura e tolleranza, gerarchia di valori, capacità di amare, forza decisionale).
– Il discorso del gruppo deve essere ampliato; spesso si tratta di un incontro aperto senza legame stabile. Cionondimeno la partecipazione al gruppo è volontaria, ma impegnativa.

4. Formazione
L’idea tradizionale di formazione non ha più presa nell’azione odierna con i giovani. Anche l’agire è importante! L’apprendimento si concretizza attraverso l’esperienza, la consapevolezza attraverso l’azione. Per la formazione dell’identità dei ministranti di entrambi i sessi è importante non un’attività di tipo scolastico, bensì la partecipazione alla vita.

5. Vocazione
I/le ministranti, grazie al servizio che prestano durante la liturgia e nella comunità parrocchiale, hanno un contatto (personale) con preti, diaconi, collaboratori e collaboratrici a tempo pieno e volontari della comunità parrocchiale.
Attraverso questi incontri essi sperimentano concretamente una parte dei compiti e delle attività legate ai diversi servizi svolti nella comunità, la scelta e l’agire di cristiani per Dio e per gli uomini e le diverse strade per seguire Dio. Nella pastorale per i ministranti queste esperienze offrono un buon spunto per riflettere sulla propria vocazione e per ricevere un incoraggiamento adeguato all’età, come aiuto per orientarsi e sostegno.

6. Azione educativa adeguata al sesso
Il lavoro con i/le ministranti viene determinato non soltanto dal sesso, bensì anche dall’età e dalle condizioni locali. Il servizio comune di ragazze e ragazzi all’altare è fuori discussione. Nel gruppo bisogna partire dai bisogni dei ragazzi. Le attività comuni e le lezioni di gruppo devono essere rese possibili, senza tralasciare di considerare la pedagogia specifica dei due sessi.

7. Comunità parrocchiale/chiesa
I ministranti di entrambi i sessi sono strettamente legati all’immagine di comunità parrocchiale; essi sono parte della comunità e svolgono il loro compito nella liturgia, nella predicazione e nel diaconato.
Questa situazione pastorale ha come conseguenza che ogni cambiamento nella chiesa/comunità parrocchiale coinvolge anche i/le ministranti nel loro compito e nell’immagine di se stessi.

8. Abbandono in Dio
Le persone impegnate a tempo pieno o a tempo parziale nella pastorale per i ministranti possono essere attive, fiduciose nel lavoro con i ministranti. Ci sono limiti per ogni uomo, non tutto è fattibile. Molto è un dono – di Dio. Questo abbandono e fiducia del cristiano deve trasparire, appunto, nella trasmissione della fede e non da ultimo nella pastorale per i ministranti.

9. Uomini e donne referenti per la fede
La comunità parrocchiale potrà sopravvivere soltanto se ci saranno donne e uomini che vivono per la fede, che si impegnano per essa e vi fanno partecipare altri. Nel lavoro giovanile si parla in questo senso di impegno personale; questo concetto deve essere riempito di vita.

10. Gruppo di lavoro su «Pastorale per ministranti»
Nella diocesi di Augsburg viene costituito il gruppo di lavoro aperto «Pastorale per ministranti». Compiti principali sono:
– collaborazione a livello diocesano nella pastorale per ministranti;
– realizzazione di attività di ministranti nelle parrocchie, comunità parrocchiali, decanati e regioni;
– discussione e riflessione sulla situazione della pastorale per ministranti.

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