Gesù e la famiglia

Quello di Gesù con la famiglia è indubbiamente un rapporto tanto reale quanto complesso, affatto scontato, anzi sovente critico, certamente innovativo rispetto al patriarcalismo dominante nel suo tempo e per tanto tempo dopo. Senza però che in lui appaia una marginalizzazione della famiglia, considerata anzi – come nella celebre controversia con i farisei sul divorzio – secondo l’originario disegno di Dio (cf Mt 19, 3-9). Ne sappiamo il perché: è la «variabile imprevista» del Regno di Dio da lui introdotta negli ordinamenti umani che determina la sua visione, decisamente singolare ed originale per gli schemi del tempo.
Per cui la famiglia, come del resto ogni altra istituzione ed entità naturale (società, stato, economia...), per Gesù assume il profilo di un sacramento, ossia di avvenimento umano, naturale, corrispondente alla creazione, con la positività e la fragilità storica che le sono connesse, ma innalzato ad essere segno efficace della presenza amorosa e vivificante di Dio nel mondo. Dio sta nel mondo come in una famiglia, la famiglia secondo Gesù ha per ospite il Padre, anzi è ospitata da Lui (cf Giov 14, 2-3.23).
Sicché nasce una circolarità virtuosa: la famiglia, ogni famiglia, dona a Dio il linguaggio (segni, esperienza) di potersi dire, comunicare; ma essa stessa riceve da Lui la grazia di potersi capire. Di questo «grande Mistero» (cf Ef 5, 32), Gesù è il segmento storico rivelativo escatologico, cioè contingente nell’espressione culturale, ma compiuto nei significati e decisivo negli esiti.
Quindi leggere biblicamente la relazione di Gesù con la famiglia è leggere la scelta di campo di Dio, il referente ultimo e basilare, la Parola di Dio, il Vangelo di Dio, il «Vangelo della famiglia».
Si potrà notare che dai vangeli non si può ricavare uno specifico insegnamento circa il rapporto dei giovani con la famiglia.
Ma di certo anche a loro è dato di ritrovare nel Vangelo lo sguardo globale del Cristo verso questa entità originaria della vita, mettendovi a confronto un complesso di loro esperienze familiari, già segnate dalla consapevolezza del valore e del limite, quindi ora serene e ora deludenti.
I vangeli sono, come del resto tutta la Bibbia, storia di famiglie. Tra di esse sta la famiglia di Gesù. In famiglia, secondo la consuetudine sociale del tempo, egli vive la nascita, la fanciullezza e la giovinezza fino alla scelta professionale di «rabbi»; con la famiglia continuerà a intrattenere legami anche nel ministero. È domiciliata a Nazaret, fa da capo Giuseppe, un artigiano agricolo, la madre si chiama Maria. Gesù è detto «figlio primogenito» (ed unico) (Lc 2,7), ma in compagnia di «fratelli e sorelle» (Mc 6, 1-3).
Tale «famiglia estesa» egli se la ritrova a Cafarnao in un frangente difficile (Mc 3, 31), come pure in altri momenti della sua missione, ma dove spicca l’atteggiamento chiaramente interessato e geloso dei suoi «fratelli» (Giov 7, 1-10). Secondo i vangeli, incontra ancora la madre a Cana (Giov 2, 1-11) e sotto la croce (Giov 19, 26-27).
La vicenda personale di Gesù incrocia diverse famiglie, che di fatto entrano nel circolo della sua missione. Facciamone semplicemente ricordo: la famiglia di Zaccaria, Elisabetta e Battista (con cui appare imparentato, cf Lc 1, 36); la famiglia di Cana nel giorno della sua costituzione tramite le nozze (Giov 2, 1-12); la famiglia di Marta e Maria e Lazzaro, che dovette essere la famiglia di elezione del Maestro nei suoi spostamenti in Giudea e a Gerusalemme (Lc 10, 38-42; Giov 11, 1-3), come a Cafarnao lo fu la famiglia di Pietro cui guarisce la suocera (Mc 1, 29-31); la famiglia di Giairo con la sua sposa, cui risuscita la figlia dodicenne (Mc 5, 38-43).
Più indirettamente entra a contatto, a causa dei figli, con la famiglia della vedova di Naim (Lc 7, 11-17), della Cananea (Mc 8, 24-30) e del centurione di Cafarnao (Lc 7, 1-10); ma anche di Pilato stesso, del quale viene menzionata anche la sposa (Mt 27, 19), di Giacomo e Giovanni di cui conosciamo la madre e il padre (Zebedeo) (Mc 10, 35), delle madri che gli offrono i bambini da benedire (Mc 10, 13-16), delle «pie donne» di Gerusalemme che piangono su di lui (Lc 23, 27-31)...
In sintesi si può dire che per Gesù vivere in famiglia e con famiglie ha fatto parte sostanziale della sua biografia: ha accettato l’istituto familiare come istituzione divina; ha condiviso la vita di famiglia con la accettazione dei suoi impegni per la maggior parte della sua vita; ha fatto del bene alla gente anche in quanto famiglie; si è servito della famiglia come di un segno per dir non poco del messaggio.
Per Lui la famiglia è stata un segno di incarnazione, con la valenza di segno profondo, data la sua permanenza. Il suo primo insegnamento è qui: l’aver praticato la famiglia come condizione elementare di vita per realizzare se stesso, per essere se stesso.
Ma Gesù, con uno sguardo a 360 gradi supera simbolicamente la famiglia/steccato (a causa di razza, censo, cultura, religione, lo stesso sangue... in sé assolutizzati) e pone nell’accoglienza con amore della Parola di Dio (che è poi Gesù stesso) il fondamento verace di ogni legame naturale, aprendo anzi la via ad una straordinaria concezione di famiglia: famiglia vera è quella che si fa famiglia di Gesù, attorno a lui. Ciò vale per la famiglia carnale che trova così il suo senso profondo, ma vale per ogni uomo, anche senza famiglia (cf Mt 25,40) che in Gesù ne trova finalmente una formata da Lui e dagli altri discepoli. Vi è, in germe, la rappresentazione della Chiesa come la grande famiglia di Dio; vi è certamente il riconoscimento di Maria come «madre di Gesù», dato che si è mostrata discepola fedele fin dal sì dell’annunciazione (Lc 1, 26-38).
In sintesi Gesù, dopo aver richiamato le radici divine della famiglia, contro ogni manipolazione di senso, ne spiega le conseguenze operative: non può essere fonte dei valori assoluti e dunque coercizione del destino individuale (da tale tipo Gesù ha voluto affermare fortemente, quasi bruscamente, la sua indipendenza); la famiglia agli occhi di Dio ha validità solo in quanto garante e promotore della missione del Regno; di qui il trasferimento del lessico ed esperienza familiare nei discepoli che lo accettano totalmente e radicalmente.
La lettura della famiglia secondo il Vangelo costituisce il «Vangelo della famiglia». Non si può negare che per la cultura di oggi (ma anche di ieri) sia un vangelo sconcertante, che come primo effetto chiama ad una ponderata riflessione, rompendo stereotipi ed automatismi di idee e prassi e superando la paralisi della paura che emerge anche tra cristiani praticanti intorno a questo argomento, stimolando ad un cammino di conversione e di fede di cui enunciamo qui gli articoli principali.
Cesare Bissoli
(da Note di pastorale giovanile, n. 1, 1997)

