Il tempo quantità
e il tempo qualità
nell'educazione
Michele Corsi
Particolarmente con il '68, si iniziò a parlare del tempo qualità nell'educazione e a teorizzarlo. Non era importante quanto tempo educativo si passasse con un minore in famiglia, tra coniugi o conviventi, tra educatori ed educandi, ma come lo si trascorreva. I messaggi cioè che venivano veicolati e gli stili della proposta unitamente a quelli dell'ascolto.
Tutto vero, ma in parte.
Questo nuovo approccio rappresentò comunque un salutare scossone al quieto perbenismo della famiglia borghese o contadina anche solo apparentemente unite, alla donna-moglie-madre angelo del focolare, alle tante ore vissute insieme, però magari in silenzio, con ognuno affaccendato per se stesso e impegnato nel disbrigo del proprio mansionario. E del resto chi può legittimamente sostenere che una mamma casalinga, costantemente rivolta al compimento delle pratiche domestiche, sia un'educatrice migliore per i propri figli e una compagna più invidiabile per il proprio uomo? O che un padre che trascorra in casa tutto il suo tempo extra-professionale rappresenti il non plus ultra per i suoi familiari?
L'enfasi sulla qualità del tempo educativo ha prodotto, successivamente, come sua naturale degenerazione, la cultura o la sotto-cultura del «tutto e subito» di contro a quella precedente e parimenti negativa del «niente di fretta».
Ma il poco tempo da solo non può operare miracoli. Può molto, se ricco e provvido di stimoli e di attenzioni, di parole sapienti e di gesti accorti, però non il tutto (o quasi) o quel tanto che una relazione sana, efficace ed efficiente, richiederebbe o pretende.
Nemmeno le più luminose intelligenze possono offrire il massimo di se stesse in un tempo ridotto.
Einstein, il più grande genio della fisica del secolo scorso, è stato anche colui che più di ogni altro conosceva approfonditamente tutta la disciplina a lui pregressa. Il che ha significato una intera vita di studio e di applicazione: ore e ore in laboratorio e a tavolino.
E poi quanti sono questi straordinari ingegni nel mondo e nella quotidianità?
Deve essere un superdotato anche ogni minore sin dalla sua prima comparsa sulla faccia della terra e fin dagli iniziali rapporti con i suoi genitori? Straordinarie altezze di mente e di cuore pure tutti i padri e le madri?
Gli affetti in specie, come ogni possibile apprendimento, le dinamiche di amore e quelle sociali, esigono un tempo disteso per prendere forma e concretizzarsi, per non essere un venticello passeggero, ma un clima positivo e consolidato.
Il poco genera il poco e comunque non il tutto.
Anche i rapporti sessuali soddisfacenti reclamano il tempo che occorre, al di là delle competenze impiegate e delle intese raggiunte.
Figurarsi i genitori che devono trattare con i figli in continua evoluzione e i coniugi o i conviventi che vogliono conservare la stabilità del loro legame di contro alle folate spesso improvvide di una contemporaneità non proclive alla cultura della durata, che rifugge dall'eternità e che solo recentemente sta tentando, a fatica, di superare il business dell'attimo fuggente. Che ha paura di invecchiare e morire e ricerca il giovanilismo a tutti i costi e ciò che può realizzare il mito di Faust.
Neppure nella scuola, il più accorto e competente dei docenti può soddisfare le esigenze di programma e di crescita intellettuale e cognitiva dei propri allievi con spiegazioni rapide e non sedimentate, con impennate improvvise di proposte didattiche, ma è tenuto a una progettazione articolata e armonica, a continue verifiche, valutazioni e controlli, prima di procedere verso nuovi obiettivi di sapere e di acquisizione contenutistica.
Trascorsi dunque gli anni '70 e il primo femminismo, cui siamo però grati per l'indispensabile ventata di aria fresca che hanno prodotto nella società, nel rapporto tra le persone e nelle istituzioni, di contro alle troppe ipocrisie e al di là dei nuovi conformismi, pregiudizi e condotte di opposizione che pure hanno causato forse inconsapevolmente, ben presto gli spiriti più accorti, a muovere anche dal cosiddetto uomo della strada, hanno cominciato gradatamente a comprendere che la qualità della dinamica educativa richiede un tempo disteso di rapporto, incontro e confronto.
La qualità e la quantità del tempo educativo devono oggi incontrarsi e attuare la sintesi «sapiente» del tempo giusto, di quello cioè necessario per una crescita di valore, senza frette o ritardi, scossoni o indugi. Il tempo che occorre, per dar vita a donne e uomini, relazioni e strutture, capaci di governare se stessi e di promuovere una storia eccellente dove ognuno sia posto, e vi permanga, nella condizione di esprimere e realizzare, al meglio, le proprie capacità per rapporti durevoli, di prestigio e concordia, di progresso civile ed umano.
(Da: Il coraggio di educare. Il valore della testimonianza, Vita & Pensiero 2005, pp. 46-47)

